Asta 65 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

Presale Asta 65 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

Saturday 21 February 2026 hours 15:00 (UTC +01:00)
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  • Attilio Achille Bozzato - "Piazza San Marco"
    Lot 1

    Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954

    "Piazza San Marco"
    Olio su tavola cm 71x102 firmato in basso a sx A.B.

    - Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

  • Italo Mus - "Strada di Glereyaz ( Saint Vincent )"
    Lot 2

    Italo Mus
    Chatillon AO 1892 - Saint Vincent AO 1967

    "Strada di Glereyaz ( Saint Vincent )"
    Olio su tavola cm 35x49,5 firmato in basso a dx I.Mus

    - Italo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-VincentItalo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-Vincent.

  • Carlo Costantino Tagliabue - "Ballabio alta con la Grigna 1933"
    Lot 3

    Carlo Costantino Tagliabue
    Bresso (MI) 1880 - Milano 1960

    "Ballabio alta con la Grigna 1933"
    Olio su tavola cm 56x60 firmato in basso a sx C.Tagliabue

    - Il pittore Carlo Costantino Tagliabue e' nato ad Affori (Milano) nel 1880 e morto a Milano nel 1960. Appreso il disegno nelle Scuole di decorazione di Milano, fu dapprima decoratore, poi copista nelle varie pinacoteche e gallerie studiando e riproducendo prevalentemente i maestri dell'antichita'. Dopo queste esperienze, si dedico' soltanto al paesaggio ed alle marine. Esordi' alla Permanente milanese, nel 1905; poi partecipo' frequentemente alle Biennali di Brera e ad altre esposizioni nazionali. Predilige il paesaggio di montagna, che rende con tendenza segantiniana, e due lavori di questo genere sono stati acquistati dalla Banca Commerciale Italiana; alcune marine, fra le quali "La mareggiata" furono acquistate dal Re. Altri dipinti sono conservati in Italia ed all'estero, presso enti e privati. Citansi di lui anche "Sotto le nubi", e parecchi affreschi di carattere religioso. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano esistono: "Notturno" e "Plenilunio a Venezia".Note biografiche tratte dal Dizionario Illustrato dei Pittori, Disegnatori ed Incisori Italiani A.M. Comanducci.

  • Erma Zago - "Lungo il Canal Grande"
    Lot 4

    Erma Zago
    Bovolone VR 1880 - Milano 1942

    "Lungo il Canal Grande"
    Olio su tavola cm 45x60 firmato in basso a dx E.Zago

    - Erma Zago, pittore tra '800 e '900, emerge come figura chiave nell'affermazione dell'arte moderna nel contesto di un secolo intriso di rivoluzionarie innovazioni in tutti i campi del sapere, della tecnica e dell'arte. La sua storia personale e artistica si snoda attraverso i momenti cruciali della formazione, del trasferimento a Milano e del prestigioso riconoscimento come Socio Onorario della Regia Accademia.Nato in una famiglia che supporta con entusiasmo la sua inclinazione artistica, Erma Zago inizia il percorso formativo frequentando la scuola di disegno nel suo paese natale. Fin da giovane dimostra una straordinaria predisposizione artistica e, a tredici anni, decide di dedicarsi interamente alla pittura, superando con successo l'esame di ammissione all'Accademia Cignaroli di Verona, dove completa gli studi nel 1887.Il 1901 segna una svolta nella sua vita, quando Erma Zago decide di trasferirsi a Milano, epicentro culturale e artistico dell'epoca. Qui, la sua osservazione attenta e appassionata si manifesta quotidianamente nel disegno di volti ed espressioni umane sempre mutevoli. La sua tavolozza vivace e festosa trova espressione in dipinti che ritraggono con maestria balie e bambini, documentando con precisione l'evoluzione della moda sia femminile che maschile.Le opere di Erma Zago conquistano le sedi espositive più prestigiose di Milano, tra cui La Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, le Esposizioni Annuali dell'Accademia di Brera e la Famiglia Artistica Milanese. Nel 1923, il Re Vittorio Emanuele III acquisisce uno dei suoi dipinti, "La vasca dei Giardini Pubblici di Milano", destinandolo alle collezioni d'arte del Quirinale.Per ampliare il proprio repertorio, l'artista intraprende viaggi in numerose città d'arte italiane, tra cui Roma, Venezia, Napoli e Verona, catturando scorci e vedute in fotografie che poi trasforma in dipinti. Le commissioni per ritratti, sia a olio che fotografici, diventano sempre più numerose, testimonianza della crescente notorietà di Erma Zago.Il punto culminante della sua carriera arriva nel 1924, quando il Consiglio Accademico dell'Accademia di Brera lo elegge Socio Onorario della Regia Accademia, riconoscendone il valore artistico eccezionale. Questo prestigioso riconoscimento sottolinea il contributo significativo di Erma Zago al panorama artistico del '900, confermando la sua posizione di rilievo nella storia dell'arte italiana.

  • Eugenio Scorzelli - "Arando i campi"
    Lot 5

    Eugenio Scorzelli
    Buenos Aires 1890 - Napoli 1957

    "Arando i campi"
    Olio su tela cm 30,5x70 firmato in basso a sx E.Scorzelli

    - Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita. Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.Morì a Napoli nel 1958Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita. Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.Morì a Napoli nel 1958.

  • Paolo Sala - "Chiacchiere "
    Lot 6

    Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924

    "Chiacchiere "
    Acquarello su carta cm 56,5x75 firmato in basso a sx Paolo Sala

    - Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.

  • Achille Befani Formis - "Il Parco "
    Lot 7

    Achille Befani Formis
    Napoli 1832 - Milano 1906

    "Il Parco "
    Olio su tavola cm 53,5x78 firmato in basso a sx A.Formis

    - Achille Formis, nato Achille Befani il 15 settembre 1832 a Napoli, è stato un pittore italiano di grande rilievo nel XIX secolo. Figlio di Vincenzo Befani e Antonia Formis, iniziò la sua carriera come cantante lirico, esibendosi nei principali teatri italiani. Tuttavia, negli anni '60 dell'Ottocento, abbandonò il canto per dedicarsi completamente alla pittura, trasferendosi a Milano, dove frequentò l'Accademia di Belle Arti di Brera, assumendo lo pseudonimo di Formis.Il suo viaggio in Egitto e Turchia nel 1868 ebbe una notevole influenza sulla sua arte, portandolo a dipingere soggetti orientali che arricchirono il suo repertorio. Rientrato in Lombardia, si specializzò in paesaggi lacustri e fluviali, in particolare del Lago Maggiore, ottenendo riconoscimenti importanti, tra cui la medaglia di bronzo alla Mostra Nazionale di Parma nel 1870. Marcatamente attivo nell’ambito delle esposizioni, partecipò a eventi prestigiosi, tra cui l'Esposizione Universale di Vienna nel 1873.Accanto ai paesaggi, realizzò anche scene di genere, raffiguranti la vita rurale lombarda, come nel caso di "Lavori agricoli nel mantovano". Nel corso della sua carriera, collaborò con il compositore Giuseppe Verdi, creando dipinti e litografie ispirati alle sue opere, tra cui celebri scene tratte dall'opera "Aida". Nel 1899, partecipò ancora all'Esposizione Internazionale d'Arte con la sua celebre opera "Lavori agricoli nel mantovano".Achille Formis morì il 28 ottobre 1906 a Milano, lasciando un'importante eredità artistica che continua a essere apprezzata nel panorama artistico italiano del XIX secolo.

  • Vittore Zanetti Zilla - "Canale Veneziano"
    Lot 8

    Vittore Zanetti Zilla
    Venezia 1864 - Milano 1946

    "Canale Veneziano"
    Acquarello su carta cm 88x51,5 firmato in basso a sx V.Zilla

    - Vittore Zanetti Zilla nacque a Venezia il 21 marzo 1864 in una famiglia agiata, e si spense a Milano il 6 febbraio 1946. Fin da giovane frequentò scuole tecniche nella città lagunare e, parallelamente, iniziò a coltivare l’interesse per la pittura, frequentando lo studio del pittore veneziano Giacomo Favretto, amico di famiglia. Ottenuto il diploma di scuola superiore nel 1882, si avvicinò agli studi d’arte sotto la guida di Egisto Lancerotto, apprendendo le basi tecniche del disegno e della composizione. Successivamente visse per un periodo a Napoli e in Sicilia durante il servizio militare, per poi tornare a Venezia e trasferirsi con la famiglia in Abruzzo, dove lavorò come insegnante pur senza mai abbandonare la sua ricerca artistica.Nel 1898 intraprese un viaggio europeo che lo mise in contatto con i paesaggisti francesi e con le tendenze decorative dell’arte internazionale: da questo momento la sua pittura mutò diventando sempre di più veicolo di atmosfere, luce e colore anziché mera descrizione. Fin dalla prima edizione della Biennale di Venezia, a partire dal 1895, Zanetti Zilla prese parte con assiduità alle grandi esposizioni d’arte, consolidando la propria fama nel panorama italiano e oltre­confine.La sua poetica visiva si concentra soprattutto sulla laguna veneziana, sui suoi canali, barche, albe e tramonti. Tuttavia la tradizione veneziana si fonde in lui con influssi post-impressionisti e con un gusto elegante per la decorazione: nei suoi dipinti emerge un uso del colore puro e intenso, una pennellata che talvolta sembra sfiorare la ceramica, e una resa luminosa che evoca la superficie riflettente dell’acqua, la bruma mattutina e la quiete del paesaggio lagunare. Sperimentiò anche acquerello e tempera verniciata, tecniche che gli permisero di ottenere cromie brillanti e un tratto leggero, quasi grafico.Negli anni della Prima guerra mondiale si trasferì a Milano, dove rimase stabilmente fino alla morte. Qui, nel contesto meneghino, partecipò a mostre personali e continuò a esporre alla Galleria Pesaro e in altre sedi, mantenendo una produzione regolare e coerente. Lo stile di Zanetti Zilla rifiutava l’esibizione di mode d’avanguardia, preferendo al contrario una via personale fatta di colore, atmosfera e modulazione della luce. Le sue vedute veneziane, pur non rompendo con la tradizione, ne rivelano una maturità stilistica che le rende riconoscibili: la laguna non è soltanto tema geografico, ma luogo mentale, riflesso visivo e meditazione silenziosa.

  • Attilio Achille Bozzato - "Sotto i portici"
    Lot 9

    Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954

    "Sotto i portici"
    Olio su tela cm 40x50 firmato in basso a dx A.Bozzato

    - Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

  • Cesare Monti - "Vaso di fiori  1958"
    Lot 10

    Cesare Monti
    Brescia 1891 - Bellano 1959

    "Vaso di fiori 1958"
    Olio su tela cm 80x60 firmato in alto a sx Monti

    - Cesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di ComoCesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di Como.

  • Gilda Pansiotti Cambon D'Amico - "Ortaglia 1928"
    Lot 11

    Gilda Pansiotti Cambon D'Amico
    Milano 1891 - Castropignano 1986

    "Ortaglia 1928"
    Olio su tavola cm 51x61 firmato in basso a sx G.Pansiotti

    - Gilda Pansiotti Cambon d’Amico fu una pittrice italiana di notevole rilievo nel panorama artistico del Novecento, capace di unire solidità formale, sensibilità cromatica e una profonda attenzione alla dimensione umana dei suoi soggetti. Nacque a Milano il 16 febbraio 1891 in una famiglia colta e benestante, contesto che le permise di intraprendere fin da giovane un percorso di formazione artistica strutturato. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove assimilò una preparazione rigorosa sotto la guida di maestri di primo piano e dove maturò una pittura consapevole, attenta tanto al disegno quanto al colore. Il legame con Brera rimase forte nel tempo, al punto che venne riconosciuta come socia onoraria dell’Accademia, segno della stima di cui godeva nell’ambiente artistico milanese.Fin dagli anni Dieci iniziò a partecipare con continuità alle principali esposizioni italiane, imponendosi come una voce autorevole e autonoma. Espose più volte alle Biennali di Venezia e ad altre rassegne nazionali, presentando opere che spaziavano dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alle composizioni di ambiente. La sua pittura si distingueva per una pennellata decisa, per l’uso intenso e vibrante del colore e per una particolare capacità di cogliere l’atmosfera emotiva dei soggetti, senza mai indulgere nel decorativismo fine a se stesso.Nel corso della sua vita personale e artistica, il nome con cui firmò le opere mutò seguendo le vicende familiari. Sposata inizialmente con il pittore Glauco Cambon, adottò per un periodo il cognome del marito, con il quale condivise una parte importante del suo percorso umano e creativo. Rimasta vedova nel 1930, in seguito si unì al magistrato Tommaso D’Amico, assumendo definitivamente il nome di Gilda Pansiotti D’Amico, con cui è oggi maggiormente conosciuta.Un momento decisivo della sua maturità artistica fu il legame con il Molise, dove trascorse lunghi periodi a partire dalla fine degli anni Trenta. I paesaggi di Duronia e Castropignano, la vita contadina, le figure umili e i ritmi della quotidianità rurale divennero temi centrali della sua pittura. In queste opere la luce si fa più calda, il colore più libero e la composizione più immediata, rivelando una pittura partecipe, intensa e profondamente empatica. La sua attenzione per il mondo rurale non fu mai descrittiva, ma sempre filtrata da uno sguardo sensibile, capace di trasformare la realtà in racconto pittorico.Parallelamente all’attività espositiva in Italia, la sua opera fu apprezzata anche all’estero, con mostre personali e collettive in diverse città europee e negli Stati Uniti. Critici e intellettuali del tempo ne sottolinearono la forza espressiva, la coerenza stilistica e l’autonomia del linguaggio, riconoscendole un ruolo significativo in un contesto artistico ancora fortemente dominato da figure maschili.Negli ultimi anni della sua vita continuò a dipingere con costanza, dividendosi tra Roma e il Molise, fino alla morte avvenuta il 26 ottobre 1986 a Castropignano.

  • Leo Masinelli - "Natura morta 1932"
    Lot 12

    Leo Masinelli
    Modena 1902 - Venezia 1983

    "Natura morta 1932"
    Olio su tela cm 67x49 firmato in basso a sx L.Masinelli

    - Leo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.Morì nel 1983 a VeneziaLeo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.Morì nel 1983 a Venezia.

  • Guido Ricci - "Nuvole sul mare"
    Lot 13

    Guido Ricci
    Casorate Primo ( PV ) 1836 - 1897 Gurone ( VA )

    "Nuvole sul mare"
    Olio su tela cm 41x62 firmato in basso a sx G.Ricci

    - Guido Ricci fu un pittore italiano dell’Ottocento, tra i più sensibili interpreti del paesaggio lombardo, capace di coniugare osservazione diretta della natura e rigore formale. Nacque a Casorate Primo, in provincia di Pavia, il 6 ottobre 1836 e manifestò fin da giovane una spiccata inclinazione per il disegno e la pittura. La sua formazione avvenne all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove assimilò i principi della pittura dal vero e maturò un interesse profondo per la resa atmosferica del paesaggio, sotto l’influenza di un insegnamento che privilegiava il contatto diretto con la natura.Il suo esordio pubblico risale ai primi anni Sessanta dell’Ottocento, quando iniziò a partecipare alle esposizioni di Belle Arti, attirando l’attenzione per la freschezza della visione e la sincerità dell’impianto pittorico. I suoi primi lavori, dedicati soprattutto alla vita rurale e ai paesaggi di campagna, rivelavano già una particolare sensibilità per la luce e per l’equilibrio compositivo. Nel corso degli anni Ricci prese parte con continuità alle rassegne artistiche milanesi e nazionali, affermandosi come uno dei paesaggisti più apprezzati del suo tempo.La sua pittura si concentrò prevalentemente sui paesaggi della Lombardia e dell’Italia settentrionale: campagne, rive fluviali, pascoli alpini, boschi e scorci montani. A questi soggetti affiancò talvolta marine e scene di vita all’aperto, sempre caratterizzate da un approccio sobrio e meditato. Con il passare del tempo il suo stile si fece più libero e luminoso, abbandonando gradualmente l’impostazione più accademica per una pennellata più sciolta, capace di restituire l’atmosfera mutevole dei luoghi e delle stagioni.Ricci lavorò con costanza e dedizione per tutta la vita, mantenendo un legame profondo con la natura e con i luoghi che dipingeva. La sua ricerca non fu mai orientata alla spettacolarità, ma piuttosto alla verità del paesaggio, colto nei suoi aspetti più autentici e quotidiani. Questo atteggiamento gli valse il rispetto dei contemporanei e il favore di collezionisti e istituzioni.Morì il 20 agosto 1897 a Gurone, in provincia di Varese.

  • Pietro Gaudenzi - "Maternita'"
    Lot 14

    Pietro Gaudenzi
    Genova 1880 - Anticoli Corrado 1955

    "Maternita'"
    Olio su tavola cm 50x60 firmato in basso a dx P.Gaudenzi

    - Pietro Gaudenzi fu un pittore italiano di grande rilievo nella prima metà del Novecento, noto per la sua raffinata sensibilità figurativa e per la versatilità dei soggetti trattati, che spaziarono dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alla pittura sacra. Nacque a Genova il 18 gennaio 1880, figlio di un musicista, e fin da giovane dimostrò un forte interesse per l’arte. Dopo i primi studi con Felice Del Santo a La Spezia, proseguì la sua formazione all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, sotto la guida di Cesare Viazzi, approfondendo le tecniche pittoriche e consolidando una solida preparazione accademica.Nel 1903 vinse il premio‑pensionato “Duchessa di Galliera”, che gli permise di trasferirsi a Roma, dove visse per cinque anni studiando i grandi maestri del Rinascimento e confrontandosi con la vivace scena artistica della capitale. A Roma entrò in contatto con artisti come Antonio Mancini, Armando Spadini e Francesco Paolo Michetti e sposò Candida Toppi, modella di Anticoli Corrado, con la quale ebbe diversi figli. Le esperienze personali, tra gioie e lutti, influenzarono profondamente il tono e i soggetti della sua pittura, rendendola più intima e riflessiva.Nei decenni successivi Gaudenzi consolidò la sua carriera espositiva: partecipò regolarmente alle Biennali di Venezia e alle principali Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti anche all’estero. Tra le sue opere più note si ricordano scene familiari, maternità, nature morte e lavori di carattere narrativo, tra cui I priori, acquistata dal Comune di Roma per la Galleria d’Arte Moderna. Durante gli anni Trenta la sua pittura si avvicinò ai modi del Novecento Italiano, pur mantenendo un linguaggio chiaro e una forte adesione alla realtà osservata. In questo periodo si dedicò anche a importanti affreschi e pitture sacre, come quelli realizzati per il Castello dei Cavalieri a Rodi.Dopo la Seconda guerra mondiale, pur di fronte al mutamento dei gusti artistici, Gaudenzi continuò a lavorare con passione, assumendo nel 1951 la direzione della Scuola vaticana di mosaico, contribuendo con le sue competenze a decorazioni in diverse chiese italiane. Negli ultimi anni visse ad Anticoli Corrado, borgo amato dagli artisti, dove continuò a dipingere fino alla morte, avvenuta il 23 dicembre 1955.

  • Alfonso Muzii - "Il porto"
    Lot 15

    Alfonso Muzii
    Castellammare Adriatico (PS) 1856 - Pescara 1946

    "Il porto"
    Olio su tela cm 31x48 firmato in basso a sx A.Muzii

    - Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946.

  • Ludovico Tommasi - "Via di paese"
    Lot 16

    Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Via di paese"
    Olio su cartone cm 39x32 firmato in basso a dx Tommasi

    - Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti. Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.

  • Ludovico Tommasi - "Casa padronale"
    Lot 17

    Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Casa padronale"
    Olio su cartone cm 30,5x23 firmato in basso a dx Tommasi

    - Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti. Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.

  • Giovanni Lomi - "Colline Toscane"
    Lot 18

    Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969

    "Colline Toscane"
    Olio su tavola cm 27,5x36 firmato in basso a dx G.Lomi

    - Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura. Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano

  • Domenico De Bernardi - "Cantiere 1920"
    Lot 19

    Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963

    "Cantiere 1920"
    Olio su tavola cm 24x29 siglato in basso a sx A.D.B 1920 firmato Non firmato

    - Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura. Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.

  • Oreste Albertini - "Varese"
    Lot 20

    Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953

    "Varese"
    Olio su tela cm 40x49,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    - Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

  • Lucio Lecchi - "Vista da Viconago"
    Lot 21

    Lucio Lecchi
    Viconago 1913 - Ivi 1985

    "Vista da Viconago"
    Olio su masonite cm 60x50 firmato in basso a dx L.Lecchi

    - Lucio Lecchi fu un pittore italiano nato a Viconago, in provincia di Varese, nel 1913 e scomparso nel 1985, noto soprattutto per le sue vedute urbane, paesaggistiche e scene di vita quotidiana. Fin dai primi anni della sua attività, Lecchi si dedicò alla pittura figurativa con grande attenzione al reale, prediligendo soggetti che gli permettessero di studiare la luce, i dettagli architettonici e le atmosfere dei luoghi. Le sue opere spaziano dai tetti di Milano ai paesaggi lacustri del Lago di Lugano, fino a scorci di città europee come Basilea, rivelando una capacità di osservazione acuta e un equilibrio tra precisione descrittiva e resa atmosferica.Pur non essendo un artista di grande notorietà nazionale, Lecchi partecipò con regolarità a mostre e le sue opere sono oggi apprezzate sul mercato dell’arte, dove emergono per la qualità del disegno, la misura della tavolozza e la sensibilità nel rappresentare la vita quotidiana. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare rigore tecnico e poesia visiva, trasformando soggetti apparentemente ordinari in composizioni armoniose e suggestive.Lucio Lecchi trascorse tutta la sua vita dedicandosi alla pittura e studiando i paesaggi e le città che amava ritrarre, fino alla sua morte, avvenuta nel 1985.

  • Giovanni Scolari - "Dintorni di Macugnaga Monte Rosa"
    Lot 22

    Giovanni Scolari
    Seniga 1882 - Milano 1956

    "Dintorni di Macugnaga Monte Rosa"
    Olio su tavola cm 35x50 firmato in basso a sx G.Scolari

    - Giovanni Scolari fu un artista e illustratore italiano nato il 26 novembre 1882 a Seniga, in provincia di Brescia, e morto a Milano il 25 marzo 1956. La sua carriera artistica ebbe inizio nel campo dell’illustrazione grafica: nei primi anni lavorò per libri per ragazzi e realizzò disegni pubblicitari, manifestando fin da subito una spiccata abilità nel tratto e nella narrazione visiva.Negli anni Trenta Scolari fece il suo ingresso nel mondo dei fumetti, collaborando con case editrici come Cartoccino di Monza e, soprattutto, con Arnoldo Mondadori Editore. Per Mondadori iniziò a disegnare la saga di fantascienza Saturno contro la Terra, pubblicata tra il 1936 e il 1946 su riviste e supplementi per ragazzi quali I tre porcellini, Topolino e Paperino. Questa serie, con soggetti ideati da Federico Pedrocchi e sviluppati con sceneggiature e contributi di Cesare Zavattini, lo rese celebre nel panorama italiano dei fumetti e influenzò poi generazioni successive di autori del genere.Oltre a Saturno contro la Terra, Scolari realizzò numerose altre storie a fumetti negli anni prebellici e durante la guerra, con titoli come La galea dalle vele d’argento, L’aquila fulva, Nelle viscere della Terra e La nube di gelo, tutti caratterizzati da un linguaggio grafico narrativo e avventuroso. Dopo la Seconda guerra mondiale tornò brevemente al fumetto con lavori quali Un uomo contro il mondo, sceneggiato da Mario Gentilini su soggetto di Zavattini, e proseguì la saga di Saturno contro la Terra con gli episodi conclusivi.Scolari firmò anche alcune vignette con lo pseudonimo “G. Da Brescia” per pubblicazioni della casa editrice Alpe, dimostrando versatilità tra illustrazione e fumetto. Pur non essendo noto primariamente come pittore nel senso tradizionale della parola, la sua attività grafica pone Giovanni Scolari tra gli artisti italiani che seppero fondere abilità narrativa e capacità visiva, contribuendo allo sviluppo delle prime avventure a fumetti in Italia e lasciando nella memoria di appassionati e collezionisti un segno riconoscibile nel periodo pionieristico del medium.

  • Aleksandr Gerasimov - "Sul molo ( difetti )"
    Lot 23

    Aleksandr Gerasimov
    Kozlov 1881 - Mosca 1963

    "Sul molo ( difetti )"
    Olio su cartone cm 22x33,5 firmato in basso a dx Aleksandr Gerasimov

    - Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963.

  • Guido Somelli - "Vecchie case sul fiume"
    Lot 24

    Guido Somelli
    Firenze 1881 - Firenze 1940

    "Vecchie case sul fiume"
    Olio su tavola cm 42,5x58 firmato in basso a dx G.Somelli

    - Guido Somelli nacque a Firenze nel 1881 e qui morì nel 1940, dedicando la sua vita alla pittura figurativa con particolare attenzione ai paesaggi, alle vedute urbane e alle scene di vita quotidiana. Fin da giovane dimostrò talento e passione per l’arte, iniziando a dipingere nella sua città natale e partecipando presto a mostre e rassegne che gli permisero di farsi conoscere, sia in Italia sia, occasionalmente, all’estero.La sua produzione spaziò tra paesaggi della campagna toscana, scorci di Firenze e del suo territorio, nature morte e scene di vita quotidiana, sempre caratterizzate da un’attenzione alla luce, all’atmosfera e ai dettagli. Nel 1913 Somelli partecipò alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione a Roma, presentando una figura femminile nuda che rivelava la sua apertura verso i linguaggi artistici più ampi e il confronto con i fermenti culturali italiani ed europei.Negli anni Venti e Trenta espose in varie manifestazioni artistiche in Toscana, presentando opere che spaziavano dai paesaggi di campagna a scene di vita rurale, con uno stile che univa precisione descrittiva e sensibilità poetica. Le sue opere mostrano una tavolozza misurata, un tratto sicuro e la capacità di cogliere l’essenza dei luoghi, dalle sponde dell’Arno ai borghi e alle colline toscane, sempre con grande rispetto per l’atmosfera naturale e urbana.Somelli rimase coerente nella sua ricerca di una pittura figurativa radicata nella realtà osservata, convinto che la verità visiva fosse anche espressione di bellezza e poesia.

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Asta 65 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

Gentili amici e appassionati d’arte,

Siamo lieti di informarvi che è disponibile online il catalogo dell' Asta 65, in programma sabato 21 febbraio 2026 alle ore 15:00, con diretta video.

Sessions

  • 21 February 2026 hours 15:00 Sabato 21 febbraio, inizio ore 15:00 (1 - 40)

Exhibition

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