#163: Antiquariato

#163: Antiquariato

Friday 13 February 2026 hours 17:00 (UTC +01:00)
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  • Kristiaan Reuder (attribuito a) (Lipsia 1656 - Roma 1729)  - Battaglia di Cavallerie Cristiana e Turca, tra 1686 and 1729
    Lot 1

    Kristiaan Reuder (attribuito a) (Lipsia 1656 - Roma 1729) - Battaglia di Cavallerie Cristiana e Turca, tra 1686 and 1729 h cm 74X97 olio su tela Il dipinto, una concitata ma ben equilibrata scena di battaglia tra le cavallerie cristiana e turca, può essere attribuito a Christian Reder, conosciuto in Italia come Monsù Leandro. 
    L’artista, originario di Lipsia, fu attivo a Roma sin dal 1686 lavorando con successo come pittore specializzato in particolareggiate scene venatorie e di battaglie, riprendendo spesso, nelle strutture compositive e nell’articolazione delle figure, la pratica del più celebre Borgognone (pur preferendo, rispetto a quest’ultimo, un formato più ridotto).
    L’attribuzione, in questo caso, è stata effettuata sulla base di confronti stilistici con opere di certa autografia pubblicate sull’autorevole catalogo di Giacomo Sestieri “I Pittori di Battaglie” (Edizioni De Luca, 1999, pp. 406-419): le linee dinamiche e strutturali della scena, la tipica espressività nella resa del muso dei cavalli, la ricorrente fisionomia dei visi, oltreché lo stile impiegato nella rappresentazione di dettagli quali armi e capigliature, trovano infatti diffusi ed evidenti riscontri che si fanno ancora più evidenti nel raffronto diretto con la tavola n.12 del citato catalogo (Ivi, p. 412).


    ASOR Studio


    Bibliografia: 
    Giancarlo Sestieri, I pittori di battaglie, Edizioni De Luca, 1999, Roma.

  • Charles Catton (attribuito a) (Norwich 1728 - London 1798)  - Paesaggio italiano con pastori
    Lot 2

    Charles Catton (attribuito a) (Norwich 1728 - London 1798) - Paesaggio italiano con pastori h cm 93x114 in cornice h cm 116X131 olio su tela La tela può essere attribuita allo stimato pittore inglese Charles Catton (Il Vecchio). 
    Nato nel 1728 a Norwich, fu pittore specializzato nella pittura decorativa per carrozze e nella rappresentazione di paesaggi e animali, oltreché, nel 1768, uno dei membri fondatori della Royal Academy of Arts.
    Il soggetto in questione, un arioso e bucolico paesaggio italiano con pastori, s’inquadra bene all’interno della tradizione paesista inglese, trovando, nella composizione della scena e nella resa delle figure, numerose analogie con la produzione di certa autografia del pittore inglese.

  • Dipinto ad olio su tela raffigurante Paesaggio con alberi e personaggi., Late 17° secolo
    Lot 3

    Dipinto ad olio su tela raffigurante Paesaggio con alberi e personaggi., fine 17° secolo H CM 52,5x41 IN CORNICE H CM 68x56

  • Il Sestri (attribuito a) (Sestri Ponente 1608 - Genova 1665)  - Paesaggio fluviale con pescatori, casolare e rocca sullo sfondo, Second half of the 17° secolo.
    Lot 4

    Il Sestri (attribuito a) (Sestri Ponente 1608 - Genova 1665) - Paesaggio fluviale con pescatori, casolare e rocca sullo sfondo, Second half of the 17° secolo. cm 42 x 72 Olio su tela Il dipinto è una testimonianza dell'eccellente arte paesistica italiana del Seicento. L'opera, un olio su tela successivamente reintelato, è un paesaggio di fantasia scandito dal ritmo gestuale delle figurette e dall'imperante quanto suggestiva rocca sullo sfondo. La qualità pittorica, oltreché lo stile e la struttura del quadro, consentono una possibile attribuzione all'arte del ligure Antonio Travi detto Il Sestri.

  • James Stark (attribuito a) (Norwich 1794 - Londra 1859)  - Paesaggio con ruderi e personaggi
    Lot 5

    James Stark (attribuito a) (Norwich 1794 - Londra 1859) - Paesaggio con ruderi e personaggi cm 26,5x39 Opera reintelata, priva di corniceOpera reintelata, priva di cornice

  • Jean-Baptiste  Oudry– Beauvais (Parigi  17 marzo 1686 - Beauvais  30 aprile 1755)  - Scena di caccia
    Lot 6

    Jean-Baptiste Oudry– Beauvais (Parigi 17 marzo 1686 - Beauvais 30 aprile 1755) - Scena di caccia cm 75x106; in cornice cm 89x120 olio su tela, in prima tela

  • Jacopo  Palma Il Vecchio (attribuito a) (Serina 1480 - Venezia 1528)  - Cupido e Venere , 16° secolo
    Lot 7

    Jacopo Palma Il Vecchio (attribuito a) (Serina 1480 - Venezia 1528) - Cupido e Venere , 16° secolo H cm 56x45 Olio su tavola
    In quest’opera congeniale a Jacopo Palma il Vecchio, Venere e Cupido si abbandonano a un'espressione di sublime bellezza, intrecciando i loro corpi in un composto abbraccio. La dea dell'amore, con la sua maestosità divina, avvolge il giovane Cupido con un'affettuosa ma misurata tenerezza materna, mentre lo sguardo di entrambi si fonde in un’unione che oscilla tra desiderio e complicità. I toni cromatici, sfumati e vibranti di luce, rivelano la quintessenza dell'estasi amorosa, la forma più pura, quasi sacra, della pienezza emotiva raggiungibile attraverso l'amore.

    Una raffigurazione di Venere e Cupido, di più grande dimensione, è conservata al Fitzwilliam Museum di Cambridge. I personaggi sono gli stessi ma le pose e la sensualità dell’opera più nota sono enfatizzate creando una composizione che si discosta dal dipinto in esame. Nonostante ciò, è possibile individuare alcuni elementi comuni tra le due opere attribuite a Palma il Vecchio, la freccia di Cupido, i morbidi capelli dorati di Venere e il drappeggio dei tessuti. Inoltre, i dettagli fisionomici dei personaggi dialogano in maniera affine con opere ben più celebri dell’artista. Lo spigoloso naso della dea dell’amore e le sue affusofine dita ricordano quelli del ritratto di Francesco Querini conservato presso la Pinacoteca Querini Stampalia a Venezia.
    Delicatissimo e bellissimo dipinto il cui stato di conservazione è buono ma, attraverso l’osservazione della superficie con la Lampada di Wood, si notano i diversi ritocchi pittorici che ha subito in passato.

    ASOR Studio

  • Antonio Bellucci (attribuito_a) (Pieve di Soligo 1654 - Pieve di Soligo 1726)  - Susanna e i Vecchioni, Second half of the 17° secolo.
    Lot 8

    Antonio Bellucci (attribuito_a) (Pieve di Soligo 1654 - Pieve di Soligo 1726) - Susanna e i Vecchioni, Second half of the 17° secolo. cm 120X194 Olio su tela L'opera, un elegante olio su tela rintelato, raffigura un soggetto che, all'interno dell'arte italiana del XVII sec., ebbe una notevole diffusione; dopotutto, la fortuna figurativa dell'episodio biblico di Susanna e i Vecchioni, è presto spiegata dal gusto barocco dominante che, alla posatezza dei campioni della classicità, preferì sempre un tipo di figurazione drammatica e dinamica capace di trovare, nei contrasti dal forte impatto emotivo (così come, in questo caso, tramite un velato erotismo), la via preferenziale per il coinvolgimento dello spettatore. Il centro della composizione, d’altronde, è qui illuminato dalla pelle diafana di Susanna che, sorpresa dai vecchi giudici durante il bagno, cerca subito di coprirsi per sfuggire alle loro minacce. Il contrasto, dunque, viene a giocarsi interamente tra la vitale giovinezza del corpo della donna e le profonde rughe dei due anziani, trasponendosi sul piano morale in una contrapposizione tra l’esemplarità morale della prima ed il pervertimento dei due saggi.

    Per quanto concerne la paternità dell’opera, la resa pittorica generale ed il gusto cromatico vivace non possono che far iscrivere il dipinto all’ambito veneto del secondo Seicento, attribuendo l’opera, grazie al confronto con ulteriori parametri stilistici quali i caratteristici occhi grandi ed i tratti del volto di Susanna e del giudice sulla sinistra (in tal senso, si confronti questo dipinto con l’Adamo ed Eva conservato nella fototeca della Fondazione F. Zeri dell’Università di Bologna), ad Antonio Bellucci (1654 –1726), importante pittore pievigino che fu attivo a Venezia, Vienna e Londra.

  • Priamo implora Achille per il corpo di Ettore, Late 18° secolo early 19° secolo
    Lot 9

    Priamo implora Achille per il corpo di Ettore, fine 18° secolo primi 19° secolo h cm 43x53 in cornice h cm 58,5x68,5 Il dipinto, un conosciuto episodio dell'Iliade, è la trasposizione in formato ridotto di un dipinto di Gavin Hamilton dipinto entro il 1775. Il pittore, certamente di scuola italiana, deve aver conosciuto la composizione tramite incisioni immediatamente circolanti al completamento dell'invenzione originale.Il dipinto, un conosciuto episodio dell'Iliade, è la trasposizione in formato ridotto di un dipinto di Gavin Hamilton dipinto entro il 1775. Il pittore, certamente di scuola italiana, deve aver conosciuto la composizione tramite incisioni immediatamente circolanti al completamento dell'invenzione originale.

  • Achille piange la morte di Patroclo, Late 18° secolo early 19° secolo
    Lot 10

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  • Francesco Maglioli (Napoli XVII secolo)  -  Capriccio architettonico, 17° secolo
    Lot 11

    Francesco Maglioli (Napoli XVII secolo) - Capriccio architettonico, 17° secolo cm 130X94 in cornice cm 161 x 125,5 Dipinto ad olio su tela

    "L’interessante resa prospettica e l'inventiva fantasiosa nella costruzione della quinta architettonica fanno sì che l’opera in esame si possa attribuire a Francesco Maglioli, pittore napoletano del XVII secolo dalle scarne notizie biografiche. In uno scorcio di rovine classiche si stagliano figure dai gesti misurati e dalle vesti drappeggiate che esaminano i resti dei gloriosi tempi passati. Il classicismo che emerge dai suoi dipinti è il composto connubio tra colori tenui, ombre dai tagli netti e l’acuto studio dal vero, tratti comuni delle opere del suo esiguo catalogo. Maglioli conferma la sua capacità di alzare complesse architetture curandosi di dare forma anche alle più particolari rifiniture, dimostrando una raffinata perizia tecnica.
    Firmata al retro F.M., l'opera è da considerasi autografa. Era infatti comune che il pittore segnasse i suoi lavori con il suo nome o le sue iniziali a caratteri capitali come nel caso di Capriccio portuale con San Pietro che guarisce uno zoppo conservato presso la collezione Verdini a Roma o San Pietro esorcizza gli idoli pagani proveniente dalla Collezione Messinger, Monaco."
    Sestieri G., Il capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo, vol. II, etgraphiae, 2015, pp. 326-331

    ASOR Studio

  • Compianto sul Cristo morto, Late 18° secolo
    Lot 12

    Compianto sul Cristo morto, fine 18° secolo h cm 72x62 in cornice h cm 92x82 Olio su tela

  • Francesco  Conti (Firenze 1681 - 1760)  - Annunciazione
    Lot 13

    Francesco Conti (Firenze 1681 - 1760) - Annunciazione cm 88x55 in cornice cm 101,5x69 Olio su tela
    Perizia del Professor Claudio Strinati. 
    Annunciazione

    (olio su tela, cm. 101 x 69 con cornice)

    Si tratta di un'opera che, per stile (la stesura mossa e movimentata delle figure e dei panneggi) e iconografia l'Arcangelo Gabriele e la Vergine sono entrambi in piedi e di pari statura e presenza nello spazio), deve esser datata all'inizio del diciottesimo secolo, riflettendo in parte la cultura pittorica della scuola romana di Carlo Maratta, probabilmente ancora in vita nel momento della creazione del nostro dipinto qui in esame; in parte il retaggio della scuola fiorentina barocca, meno nota al giorno d' oggi ma estremamente fiorente e ricca di personalità specie dopo il passaggio in città di Pietro da Cortona e Ciro Ferri che vi lasciarono insigni capolavori la cui eco è percepibile anche nel nostro dipinto.

    Per ragioni di stile ritengo che l'autore del bel quadro qui in esame debba essere identificato nel fiorentino Francesco Conti che fu da giovanissimo appunto in stretto contatto con la scuola marattesca a Roma (dove fu allievo dell' eminente Giovanni Maria Morandi) ma che poi seguì una sua strada che lo portò, tornato per tempo a Firenze, a conseguire brillanti risultati nell'ambito della pittura del barocchetto toscano improntata a quei caratteri di arguzia, eleganza formale, garbato dinamismo, che mi sembrano tutti riscontrabili nella nostra opera.

    Un confronto con uno dei primi capolavori giovanili del Conti, la pala d' altare della Trinità nella chiesa fiorentina di San Jacopo sopr' Arno databile entro al fine del primo decennio del diciottesimo secolo, mi induce a riconoscere la stessa mano nel nostro quadro. Tra l'altro è curioso come il modello del Padre Eterno, con una singolare calvizie ed una barba rada e nervosa, si direbbe esattamente lo stesso sia nella pala citata sia nel nostro quadro dove è canonicamente raffigurato mentre spedisce sulla

    terra lo Spirito Santo in forma di colomba.

    Ne concludo che il nostro dipinto è una interessante e assai bella testimonianza degli

    esordi di un artista oggi certamente meno celebrato di altri suoi eminenti conterranei

    e coetanei, ma di notevole interesse e come tale citato con merito sia negli scritti dei

    vecchi storici dell'arte, sia in quelli di alcuni maestri della storiografia novecentesca

    come Matteo Marangoni che in un suo saggio importante Settecentisti (ma non

    troppo) fiorentini, nel suo volume Arte barocca, Firenze Vallecchi 1973 (II ed.) mise

    bene in luce la rilevanza del Conti con argomenti tutt' ora validissimi


    Opera la nostra, quindi, di rimarchevole significato storico e di fine qualità artistica garantita peraltro da un eccellente stato di conservazione.


    Ritengo quindi che il valore del dipinto qui in esame si attesti, in base alle attuali condizioni del mercato Nazionale a far data da codesta perizia, ai 25.000 euro

    In fede, Claudio Strinati



  • Scena biblica: Vengono mostrati i panni insanguinati di Giuseppe a Giacobbe dopo essere stato gettato nel pozzo dai fratelli, Early 18° secolo
    Lot 14

    Scena biblica: Vengono mostrati i panni insanguinati di Giuseppe a Giacobbe dopo essere stato gettato nel pozzo dai fratelli, primi 18° secolo H CM 74x100 in cornice h cm 81X117 olio su tela

  • Presentazione di Gesù al tempio con San Giuseppe, Maria e Sant'Anna, 18° secolo
    Lot 15

    Presentazione di Gesù al tempio con San Giuseppe, Maria e Sant'Anna, 18° secolo H cm 107 x 80 Olio su tela

  • Domenico Fetti (attribuito a) (Roma 1589 - Venezia 1623)  - Il pentimento di S.Pietro, 17° secolo
    Lot 16

    Domenico Fetti (attribuito a) (Roma 1589 - Venezia 1623) - Il pentimento di S.Pietro, 17° secolo h cm 55X46,5 Olio su tela Il dipinto attribuito al pittore romano di nascita e veneziano di adozione Domenico Fetti, presenta come soggetto principale l'apostolo Pietro raffigurato in un momento di profonda riflessione dopo il suo rinnegamento. La pennellata risulta piena e pastosa con contrasti luministici che fanno emergere una forte influenza di Rubens e Caravaggio. Si tratta di un'icona di pentimento e speranza, che sottolinea la misericordia di Gesù nonostante le debolezze umane. Il "pentimento di San Pietro" è un soggetto divenuto molto popolare nella pittura devozionale, per via dei suoi forti contenuti emotivi che invitano i fedeli a riflettere sull'importanza della confessione e del sacramento della penitenza. Il tema del pentimento fu anche protagonista di dipinto di vari artisti quali il "Pianto di San Pietro" di Guido Reni, e il "Pentimento di San Pietro" di Giovanni Maria Morandi e altri dipinti che catturano l'intensità del momento, con Pietro che volge lo sguardo al cielo e piange le sue lacrime. 

    ASOR studio 

  • Gioseffo Dal Sole (ambito di) (1654 - 1719)  - Agar confortata dall'Angelo, 18° secolo
    Lot 17

    Gioseffo Dal Sole (ambito di) (1654 - 1719) - Agar confortata dall'Angelo, 18° secolo h cm 22X30 in cornice h cm 32X40 Olio su rame

  • Uomo in preghiera, 18th-secolo master, Northern Europe
    Lot 18

    Uomo in preghiera, 18th-secolo master, Northern Europe h cm 46X38 olio su tela

  • Scena religiosa, dipinto su tavola
    Lot 19

    Scena religiosa, dipinto su tavola h cm 39,5X28 olio su tavola Segni del tempo 

  • Sansone e Dalila
    Lot 20

    Il dipinto, un olio rintelato, è da ricondurre alla Scuola romana della prima metà del XVII secolo. La scena biblica rappresentata è da riconoscere nell’episodio di Sansone e Dalila narrato nel Libro dei Giudici, tuttavia, la singolarità della struttura compositiva con Sansone dormiente sullo sfondo e Dalila in atto di ricevere delle preziose brocche, contribuisce a rendere la scena più enigmatica. h cm 78X101 in cornice h cm 94X122 Olio su tela

  • S.Giuseppe con bambino, Late 17° secolo
    Lot 21

    S.Giuseppe con bambino, fine 17° secolo H 13,5x10,5 , in cornice postuma H cm 22,5x18 Olio su tavola

  • Mater Dolorosa, Late 18° secolo
    Lot 22

    Mater Dolorosa, fine 18° secolo h cm 35x25 in cornice 46,5x36 Olio su tavola Cornice ottagonale.

  • Il sogno di San Giuseppe, Central Italy 17° secolo
    Lot 23

    Il sogno di San Giuseppe, Central Italy 17° secolo h cm 76X99 in cornice h cm 80X104 olio su tela Pittore caravaggesco del secolo XVII dell'Italia centrale.

  • Agostino Scilla (Messina 1629 - Roma 1700)  - San Giovanni Battista che predica alle folle, 17° secolo
    Lot 24

    Agostino Scilla (Messina 1629 - Roma 1700) - San Giovanni Battista che predica alle folle, 17° secolo H cm 204x161- in cornice H cm 268x203 Olio su tela Perizia e video del Professore Claudio Strinati: "Il dipinto è costruito con un criterio tipico di questo eminente pittore, di cui confermo l’autografia, già da tempo estremamente rivalutato dalla storiografia ma ancora in attesa di una piena ridefinizione dalla critica contemporanea. Di origine siciliana, Scilla ebbe un importante periodo romano dove si avvicinò allo stile e ai modi di Pier Francesco Mola e Andrea Sacchi. Nel nostro dipinto tali influssi, specie quello di Mola, appaiono evidenti. La figura del Battista sottile e altissima domina la scena ambientata in un paesaggio oscuro ma nitidamente delineato. La folla si accalca intorno a lui e c’è una certa, direi voluta, accentuazione dei tipi orientaleggianti secondo un criterio che tende a ricostruire visivamente le storie raccontate in figura, in modo fantastico e verosimile insieme.
    L’opera qui in esame, peraltro, sembra recare in alto a destra una sigla (difficilmente decifrabile però) che potrebbe essere forse letta in A S, sigla che Scilla appone talora nei suoi dipinti.
    Lo stato di conservazione è buono ma va notato come il dipinto debba essere stato sottoposto in passato a qualche drastica pulitura che avrebbe reso poi necessaria la stesura di numerosi e diffusi ritocchi, a parer mio facilmente rimovibili con un nuovo e più aggiornato intervento.
    Il nostro dipinto appare databile nel periodo che va dal formidabile ciclo di affreschi nella Cattedrale di Siracusa (1657-60) ad alcune celebrate pale d’altare monumentali come quella del Sant’Ilarione moribondo che ritengo senza dubbio utilmente confrontabile col nostro dipinto. La nostra opera si data poco dopo il 1670, anno in cui Scilla dette alle stampe un ragguardevole volume dal titolo La vana speculazione disingannata dal senso che è il primo trattato di paleontologia mai pubblicato in Italia, disciplina di cui Scilla fu grande specialista.
    Un carattere, il suo, molto complesso e ricco di riferimenti anche extraestetici, di cui la nostra opera sembra significativa testimonianza.
    In fede,
    Claudio Strinati"
    Cornice non coeva. Pittore siciliano del XVII secolo. 

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#163: Antiquariato

TORNATA UNICA: 13/02/2026 Ore 17:00

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  • 13 February 2026 hours 17:00 #163: Antiquariato (1 - 248)

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