Presale L’ARTE È UN SOGNO. PARTE I L’ARTE È UN SOGNO. PARTE I
Thursday 30 July 2026 hours 17:00 (UTC +01:00)
Arturo Martini (1889 - 1947) La Pisana
Arturo Martini (1889 - 1947)
La Pisana
Bronzo
37 x 131,5 x 70,4 cm
39 x 134 x 72,6 cm (il basamento)
Firma: “a martini” in fusione sulla base
Altre iscrizioni: “2/6 martini” inciso sulla base in corrispondenza del polpaccio destro
Elementi distintivi: sulla base, timbri di fonderia, di cui uno con iscrizione “TESCONI FUSE”, e etichetta con riferimento alla collezione “GIANCARLO FOLCO” e numero di inventario solo parzialmente leggibile
Provenienza: Collezione Giancarlo Folco, Vicenza; Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Gianni Vianello, Nico Stringa, Claudia Gian Ferrari, "Arturo Martini. Catalogo ragionato delle sculture", Neri Pozza, Vicenza 1998, pp. 151-153 (con bibliografia precedente)
Certificati: fotocertificato e scheda critica datata 9 marzo 1992, firmati da Philippe Daverio
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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L’opera, proveniente dalla collezione dell’imprenditore vicentino Giancarlo Folco, appartiene alla produzione di Arturo Martini più vicina al Realismo Magico.
Nata come prototipo in gesso modellato da Martini a Roma alla fine del 1928 e subito sostenuta da una ampia fortuna critica, la Pisana è stata realizzata in pietra, terracotta, bronzo, come rappresentazione sognante della protagonista del romanzo di Ippolito Nievo, "Le confessioni di un ottuagenario", che lo scultore aveva letto su suggerimento degli amici Natale e Maria Mazzolà. Nella capitale, con Martini, i trevigiani Giovanni Comisso, Mazzolà e Gino Scarpa, sono impegnati a progettare iniziative per la rivalutazione di Nievo.
Il gesso, sulla base del modello scolpito in pietra di Vicenza che già gli apparteneva, venne comprato nel giugno del 1930 da Arturo Ottolenghi per la Villa di Acqui Terme. Nello stesso anno, il gesso originale fu modificato da Martini: i capelli divennero più mossi e scesero a coprire parzialmente le orecchie, fu cambiata la posizione della mano. Dal gesso modificato Martini tirò un bronzo non numerato; realizzò anche due terrecotte.
Appositamente per il centenario dell'artista (1889-1989) dalla forma in gesso conservata presso l'Atelier Martini di Vado Ligure e ceduta dagli eredi con i relativi diritti, furono tirati, presso la Fonderia Tesconi di Pietrasanta, sei esemplari in bronzo numerati e contrassegnati, più due prove (00/6 e 0/6): di questa edizione, fa parte l’esemplare in bronzo della collezione di Veneto Banca.
Un precedente bronzo era stato tirato dal gesso nel 1930 ed oggi si trova al Museo Civico di Treviso. Un frammento di una terracotta che si ruppe durante la cottura è invece conservato nella collezione Bontempelli.
Martini stesso definì la Pisana come una meditazione sull'ideale della donna: "la adoro e forse non ho amato che questa donna nella mia vita". La scultura si pose al centro del dibattito sul rinnovamento delle arti, come già intuì Lionello Venturi nel 1930: "un primitivismo di maniera si può ancora scorgere nella testa, ma non più nel corpo. La forma è di un rigore assoluto, d'una semplicità esasperata, eppure vibrante, sensibile, sensuale, mentre la serenità della perfezione eleva la sensualità al piano della vita teorica. Ha voluto Martini delle forme classiche? La Pisana è classica e non neoclassica, dove la polemica con il Novecento non potrebbe essere più esplicita" (citazioni da M. Abiti e A. M. Breccia Cipolat, "Arturo Martini, uno di noi", Treviso, 2005, p. 67).















