Presale L’ARTE È UN SOGNO. PARTE I. FASE III. BASI D'ASTA ULTERIORMENTE RIDOTTE
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Lot 32 Paolo da San Lorenzo (1935)
Gitana, 1993
Tempera su carta
76 x 56 cm
Firma: “Paolo da San Lorenzo” al recto
Elementi distintivi: sul verso, etichetta autografa con nome dell’artista, titolo, data “1993”, tecnica e misure. Altra etichetta della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 33 Lino Dinetto (1927)
Figura femminile
Serigrafia su carta
68 x 48,7 cm (luce)
Firma: “Dinetto” al recto a matita nel corpo dell’immagine
Altre iscrizioni: tiratura “II/XX” al recto a matita nel corpo dell’immagine
Elementi distintivi: sul verso, etichetta di Veneto Banca con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso, certificato di autenticità della Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 34 Renato Borsato (1927 - 2013)
Venezia
Serigrafia su carta
41,5 x 99 cm (lastra)
Firma: “Borsato” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “pda” al recto a matita
Elementi distintivi: al verso, timbro della Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; due etichette della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 35 Domenico Cantatore (1906 - 1998)
Donna stesa
Acquatinta su carta
44 x 62 cm (lastra)
Firma: “Cantatore” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “126/150” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Veneto Banca con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d'Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso, certificato di autenticità della Galleria d’Arte Martinazzo con dati relativi all’opera
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 36 Arturo Martini (1889 - 1947)
La Pisana
Bronzo
37 x 131,5 x 70,4 cm
39 x 134 x 72,6 cm (il basamento)
Firma: “a martini” in fusione sulla base
Altre iscrizioni: “2/6 martini” inciso sulla base in corrispondenza del polpaccio destro
Elementi distintivi: sulla base, timbri di fonderia, di cui uno con iscrizione “TESCONI FUSE”, e etichetta con riferimento alla collezione “GIANCARLO FOLCO” e numero di inventario solo parzialmente leggibile
Provenienza: Collezione Giancarlo Folco, Vicenza; Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Gianni Vianello, Nico Stringa, Claudia Gian Ferrari, "Arturo Martini. Catalogo ragionato delle sculture", Neri Pozza, Vicenza 1998, pp. 151-153 (con bibliografia precedente)
Certificati: fotocertificato e scheda critica datata 9 marzo 1992, firmati da Philippe Daverio
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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L’opera, proveniente dalla collezione dell’imprenditore vicentino Giancarlo Folco, appartiene alla produzione di Arturo Martini più vicina al Realismo Magico.
Nata come prototipo in gesso modellato da Martini a Roma alla fine del 1928 e subito sostenuta da una ampia fortuna critica, la Pisana è stata realizzata in pietra, terracotta, bronzo, come rappresentazione sognante della protagonista del romanzo di Ippolito Nievo, "Le confessioni di un ottuagenario", che lo scultore aveva letto su suggerimento degli amici Natale e Maria Mazzolà. Nella capitale, con Martini, i trevigiani Giovanni Comisso, Mazzolà e Gino Scarpa, sono impegnati a progettare iniziative per la rivalutazione di Nievo.
Il gesso, sulla base del modello scolpito in pietra di Vicenza che già gli apparteneva, venne comprato nel giugno del 1930 da Arturo Ottolenghi per la Villa di Acqui Terme. Nello stesso anno, il gesso originale fu modificato da Martini: i capelli divennero più mossi e scesero a coprire parzialmente le orecchie, fu cambiata la posizione della mano. Dal gesso modificato Martini tirò un bronzo non numerato; realizzò anche due terrecotte.
Appositamente per il centenario dell'artista (1889-1989) dalla forma in gesso conservata presso l'Atelier Martini di Vado Ligure e ceduta dagli eredi con i relativi diritti, furono tirati, presso la Fonderia Tesconi di Pietrasanta, sei esemplari in bronzo numerati e contrassegnati, più due prove (00/6 e 0/6): di questa edizione, fa parte l’esemplare in bronzo della collezione di Veneto Banca.
Un precedente bronzo era stato tirato dal gesso nel 1930 ed oggi si trova al Museo Civico di Treviso. Un frammento di una terracotta che si ruppe durante la cottura è invece conservato nella collezione Bontempelli.
Martini stesso definì la Pisana come una meditazione sull'ideale della donna: "la adoro e forse non ho amato che questa donna nella mia vita". La scultura si pose al centro del dibattito sul rinnovamento delle arti, come già intuì Lionello Venturi nel 1930: "un primitivismo di maniera si può ancora scorgere nella testa, ma non più nel corpo. La forma è di un rigore assoluto, d'una semplicità esasperata, eppure vibrante, sensibile, sensuale, mentre la serenità della perfezione eleva la sensualità al piano della vita teorica. Ha voluto Martini delle forme classiche? La Pisana è classica e non neoclassica, dove la polemica con il Novecento non potrebbe essere più esplicita" (citazioni da M. Abiti e A. M. Breccia Cipolat, "Arturo Martini, uno di noi", Treviso, 2005, p. 67). -
Lot 37 Mario Radice (1898 - 1987)
I.L.O.C., 1985
Serigrafia su carta
83,4 x 210,6 cm (luce)
Firma: “Mario Radice” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “95/99” al recto a matita
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 38 Dario Rosolen (1949)
Geometrie e natura, 1995
Olio su tela
70 x 80 cm
Firma: “Rosolen” al recto
Data: “95” al recto
Elementi distintivi: sulla tela e sul telaio, timbro del "Gruppo d’arte Noè Bordignon"; sul telaio, targhetta del "Secondo concorso di pittura Noè Bordignon" con i dati relativi all’artista e all’opera
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Esposizioni: "Secondo concorso di pittura Noè Bordignon", Castelfranco Veneto
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 41 Nino Melloni (1930)
Composizione con cubi, 1983
Olio su tela
70 x 50 cm
Firma: “Nino Melloni” al recto
Data: “‘83” al recto
Elementi distintivi: sulla cornice etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 43 Italia (II metà del XX secolo)
Senza titolo
Altorilievo in metallo
98 x 123 cm
Firma: lettere "ARDI" al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 90% (leggeri danni da abrasione; residui di adesivo sulla cornice)
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L'opera, che presenta il monogramma "ADP" non riconosciuto in basso a sinistra, va probabilmente ricondotta alla cerchia di Valeriano Trubbiani.
All'esame visivo, sembra aver cesellato e punzonato una lastra di rame, successivamente stagnata. -
Lot 44 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
Lalibelà. Scavo intorno a Bièt Amànu' el, 1940 circa
Acquaforte su carta
43,5 x 48,8 cm (lastra)
Firma: “Lino Bianchi Barriviera” al recto a matita
Altre iscrizioni: “Tav. 41. Lalibelà. Scavo intorno a Biet Amanuel” al recto a matita; “41” in lastra
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Silvia Bianchi con Francesca Ghersetti, a cura di, “Paesaggi Africani, 1937-1939. Disegni e incisioni di Lino Bianchi Barriviera”, Treviso, 2010, cat. 106, pp. 50 e 77 (ill. altro esemplare)
Esposizioni: Silvia Bianchi con Francesca Ghersetti, a cura di, “Paesaggi Africani, 1937-1939. Disegni e incisioni di Lino Bianchi Barriviera”, Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso, 13 febbraio – 4 aprile 2010 (altro esemplare)
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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L'opera, nota in biliografia anche come "Veduta della grande trincea esterna in corrispondenza dell'accesso attuale alla chiesa di Amànu' el", di cui esiste anche uno studio ad acquerello (“Paesaggi Africani, 1937-1939. Disegni e incisioni di Lino Bianchi Barriviera”, cat. 105), appartiene al nucleo di opere grafiche - incisioni e disegni - realizzate da Bianchi Barriviera durante la sua permanenza in Libia e nell'Africa Orientale Italiana, tra il 1937 e il 1939. Come ricorda Silvia Bianchi, nella introduzione alla mostra monografica tenuta a Treviso nel 2010 (pp. 6-8), "I disegni e le incisioni africane costituiscono una presenza importante nella vasta opera grafica di Lino Bianchi Barriviera - un artista che nella scelta dei soggetti ha sempre prediletto la veduta e il paesaggio - sia per il loro inconfutabile pregio artistico sia in quanto testimonianza di un capitolo fondamentale nell'esperienza di vita del maestro (...) un vero e proprio diario di viaggio". "Bianchi Barriviera si era recato una prima volta in Libia nel 1927 al termine degli studi superiori, dopo aver conseguito il diploma di perito e ragioniere commerciale". "Nella primavera del 1937 Bianchi Barriviera effettuò una seconda, più lunga, escursione in Libia spingendosi nell'interno, lungo la fascia occidentale della Tripolitania al confine con la Tunisia, sino alla città-oasi di Gadàmes alle soglie del deserto, quindi lungo la costa fino al sito archeologico di Leptis Magna. Da questo viaggio riportò un gruppo di disegni, alcuni più finiti, altri più nudi e schematici, fatti esclusivamente per essere tradotti in acquaforte, dai quali al ritorno ricavò una cartella di tredici incisioni condotte con raffinata e sapiente tecnica, dedicata al governatore di Libia, Italo Balbo, che aveva favorito e sostenuto il progetto. Nel dicembre del 1938, dietro invito del duca d'Aosta, viceré d'Etiopia, l'artista si recò nell'Africa Orientale Italiana dove fino al luglio del 1939 percorse l'Eritrea dalla costa sul mar Rosso fino alle regioni dell'interno al confine col Sudan, e parte dell'Etiopia giungendo ad Addis Abeba". "Dal viaggio nell'Africa Orientale l'artista riportò oltre trecento disegni e una trentina di rami incisi: i disegni per la maggior parte condotti a fondo, fine a se stessi, le lastre incise direttamente sul posto con la punta sulla matrice incerata e trattate con la morsura all'acquaforte in occasione del ritorno alla base provvisoria. In queste opere si avvicendano esattezza descrittiva e concisione interpretativa: vi sono puntuali descrizioni di monumenti, di villaggi tipici a volte animati dalla presenza degli indigeni e vi sono paesaggi sconfinati dove tutto è riassunto in sintesi che paiono non indagare, non indugiare nella ricerca di particolari per aumentare il mistero e la vastità del paese". "Tra le prime mostre che hanno ospitato opere africane di Bianchi Barriviera vanno ricordate la XXI Biennale di Venezia del 1938, la mostra personale allestita dall'artista stesso ad Asmara nel giugno 1939, la III Quadriennale di Roma del 1939, la Prima Mostra Triennale d'Oltremare di Napoli del 1940, la XXII Biennale di Venezia del 1940, la XXIX mostra della Galleria di Roma del 1942". -
Lot 46 Edgardo Mannucci (1904 - 1986)
Composizione astratta
China e tempera su carta
34,5 x 51,5 cm (luce)
Elementi distintivi: sul verso, etichetta Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario
Provenienza: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 47 Elio Ciol (1929)
Contrasti, Paludea di Castelnuovo, 2005
Stampa offset su carta
35 x 50,5 cm (luce)
48 x 68 cm (Foglio)
Altre iscrizioni: “Contrasti, Paludea di Castelnuovo, 1999” al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Foglio da un calendario realizzato da Veneto Banca per celebrare l’opera fotografica di Ciol. Bibliografia di riferimento: Aa. Vv., "Elio Ciol. Ascoltare la luce / Listen to the light", Sottomarina di Chioggia - Venezia, 2003 -
Lot 48 Emilio Vedova (1919 - 2006)
Non dove (tondo), 1987
Olio su tavola
111,1 x 111,1 x 3,5 cm
Firma: “Emilio Vedova” sul verso
Data: “1987” sul verso
Altre iscrizioni: “Non dove (tondo)”, “[simbolo diametro] 111 c.m. pittura sul legno”, “base [simbolo freccia]" sul verso
Provenienza: Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Venezia; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: autentica della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova n. 327 del 2 settembre 2009
Stato di conservazione. Supporto: 90% (fessurazioni della tavola)
Stato di conservazione. Superficie: 90% (vernici crettate e fessurate; leggeri da urto e abrasione; carenze)
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L’opera appartiene al ciclo dei “Dischi, Tondi e Oltre”, realizzato da Emilio Vedova tra il 1985 e il 1987 e presentato nella grande mostra “Vedova in tondo”, allestita alla Fondazione Vedova, al Magazzino del Sale di Venezia, dal 17 maggio al 12 novembre 2014. Verso la fine del 1984, l’artista avviò un intenso confronto con la forma del cerchio: una forma compiuta e perfetta, capace di evocare il sacro, ma posta in tensione con l’immaginario di forze dinamiche, contrapposte e instabili che aveva fino ad allora caratterizzato la sua ricerca. Due principi essenziali, il primigenio e la compiutezza, si incontrano così nella sua opera, aspirando persino a rappresentare l’equilibrio dell’universo.
In questi anni la pittura “pura” di Vedova, intesa come esplosione di energia emotiva, si misura con l’impulso dell’arte concettuale, seguendo l’esempio di Joseph Beuys, che aveva saputo unire caso e ragionamento, livello alto e livello basso. Uno dei tondi più celebri, “Non Dove ’86 I (23-1-86)”, fu dipinto immediatamente dopo che Vedova apprese della morte di Beuys, data ricordata direttamente nel titolo.
La forma circolare viene affrontata dall’artista sia su tela sia su legno, come forma autonoma o inscritta in un quadrato. L’opera in asta, un tondo su legno, è tra gli esempi più riusciti di questa stagione, in cui Vedova sperimenta l’ansia di rompere e lacerare le “frontiere” attraverso, come lui stesso scrive, “spinte di debordamento – incontinenze di perimetri...”. Il tondo non è infatti, come il rettangolo, un formato ordinario della pittura: è una forma diversa, scelta, portatrice di senso. Il senso che incontra, contiene, concentra e vitalizza la pulsione.
Il tema era stato anticipato dai grandi teleri del 1981-1984 e dalle ricerche sulle “Compresenze” e “Di Umano”, in cui l’artista aveva principalmente indagato il territorio delle emozioni umane, concluso nel 1983. Per Vedova, tuttavia, il tondo rappresentava anche un confronto con una forma cardine della storia dell’arte: dall’antichità classica al medioevo, al Rinascimento. Una forma che ha segnato l’architettura – dal Pantheon ai rosoni medievali – e che nella scultura e nella pittura culmina nei tondi di Filippo Lippi, Andrea della Robbia, Michelangelo e nell’“Autoritratto allo specchio” di Parmigianino. -
Lot 49 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
Lalibelà. Fra le rovine di Bièt Mercurios, 1940
Acquaforte su carta
42,7 x 37 cm (lastra)
Firma: “Lino Bianchi Barriviera” al recto a matita e in lastra
Data: “1940” in lastra
Altre iscrizioni: “Tav. 25.” al recto a matita; “Lalibelà. Fra le rovine di Bièt Mercurios” al recto a matita e in lastra; “XXV” in lastra
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Silvia Bianchi con Francesca Ghersetti, a cura di, “Paesaggi Africani, 1937-1939. Disegni e incisioni di Lino Bianchi Barriviera”, Treviso, 2010, cat. 74, p. 74 (ill. altro esemplare)
Esposizioni: Silvia Bianchi con Francesca Ghersetti, a cura di, “Paesaggi Africani, 1937-1939. Disegni e incisioni di Lino Bianchi Barriviera”, Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso, 13 febbraio – 4 aprile 2010 (altro esemplare)
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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L'opera, ricordata in bibliografia anche come "Veduta delle rovine, ora chiesa di Marqorewòs, da nord ovest", appartiene al nucleo di opere grafiche - incisioni e disegni - realizzate da Bianchi Barriviera durante la sua permanenza in Libia e nell'Africa Orientale Italiana, tra il 1937 e il 1939. Come ricorda Silvia Bianchi, nella introduzione alla mostra monografica tenuta a Treviso nel 2010 (pp. 6-8), "I disegni e le incisioni africane costituiscono una presenza importante nella vasta opera grafica di Lino Bianchi Barriviera - un artista che nella scelta dei soggetti ha sempre prediletto la veduta e il paesaggio - sia per il loro inconfutabile pregio artistico sia in quanto testimonianza di un capitolo fondamentale nell'esperienza di vita del maestro (...) un vero e proprio diario di viaggio". "Bianchi Barriviera si era recato una prima volta in Libia nel 1927 al termine degli studi superiori, dopo aver conseguito il diploma di perito e ragioniere commerciale". "Nella primavera del 1937 Bianchi Barriviera effettuò una seconda, più lunga, escursione in Libia spingendosi nell'interno, lungo la fascia occidentale della Tripolitania al confine con la Tunisia, sino alla città-oasi di Gadàmes alle soglie del deserto, quindi lungo la costa fino al sito archeologico di Leptis Magna. Da questo viaggio riportò un gruppo di disegni, alcuni più finiti, altri più nudi e schematici, fatti esclusivamente per essere tradotti in acquaforte, dai quali al ritorno ricavò una cartella di tredici incisioni condotte con raffinata e sapiente tecnica, dedicata al governatore di Libia, Italo Balbo, che aveva favorito e sostenuto il progetto. Nel dicembre del 1938, dietro invito del duca d'Aosta, viceré d'Etiopia, l'artista si recò nell'Africa Orientale Italiana dove fino al luglio del 1939 percorse l'Eritrea dalla costa sul mar Rosso fino alle regioni dell'interno al confine col Sudan, e parte dell'Etiopia giungendo ad Addis Abeba". "Dal viaggio nell'Africa Orientale l'artista riportò oltre trecento disegni e una trentina di rami incisi: i disegni per la maggior parte condotti a fondo, fine a se stessi, le lastre incise direttamente sul posto con la punta sulla matrice incerata e trattate con la morsura all'acquaforte in occasione del ritorno alla base provvisoria. In queste opere si avvicendano esattezza descrittiva e concisione interpretativa: vi sono puntuali descrizioni di monumenti, di villaggi tipici a volte animati dalla presenza degli indigeni e vi sono paesaggi sconfinati dove tutto è riassunto in sintesi che paiono non indagare, non indugiare nella ricerca di particolari per aumentare il mistero e la vastità del paese". "Tra le prime mostre che hanno ospitato opere africane di Bianchi Barriviera vanno ricordate la XXI Biennale di Venezia del 1938, la mostra personale allestita dall'artista stesso ad Asmara nel giugno 1939, la III Quadriennale di Roma del 1939, la Prima Mostra Triennale d'Oltremare di Napoli del 1940, la XXII Biennale di Venezia del 1940, la XXIX mostra della Galleria di Roma del 1942". -
Lot 50 Luca Alinari (1943 - 2019)
Paesaggio per pochi
Serigrafia su carta
64,5 x 69,2 cm (lastra)
Firma: “alinari” al recto a matita
Data: tiratura “61/125” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della “Veneto Banca” con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso, certificato di autenticità della Galleria d’Arte Martinazzo con titolo e dati relativi all'opera
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 51 Massimo Conconi (1954)
Tracce interferenze, 1998
Olio, acrilico, vernice Vibert e collage su tela
100 x 70 cm
Firma: illeggibile sul verso
Altre iscrizioni: “Tracce interferenze”, “N. 4750/1995”, “vernice Vibert” sul verso
Elementi distintivi: sul verso, etichetta con nome dell’artista (?), titolo e data; etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 53 Giancarlo Gusella (1936)
La notte del dono, 2000
Serigrafia su carta
49,7 x 36,5 cm (lastra)
Firma: “Gusella” al recto a matita
Data: “2000” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “51/90” al recto a matita; “la notte del dono” al recto a matita
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 56 Ilirjan Xhixha (1964)
Cavalli al galoppo
Olio su tela
70 x 100 cm
Firma: “Ilirjan” al recto; “Ilirjan Xhixha iXhixha” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 75% (forte deformazione della tela, non evidenziata fotograficamente, probabilmente da pressione)
Stato di conservazione. Superficie: 85%
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Lot 57 Giovanni Gromo (1929)
Paesaggio
Serigrafia su carta
59 x 68,7 cm
Firma: “G. Gromo” a matita al recto
Altre iscrizioni: indicazione della tiratura “60/200” a matita al recto
Elementi distintivi: due etichette con riferimenti inventariali, una anonima ed una della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90% (qualche abrasione da frizione)
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Lot 58 Antonio Possenti (1933 - 2016)
In riva al mare
Serigrafia su carta
75 x 55 cm (luce)
Firma: “Possenti” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “75/120” al recto a matita
Elementi distintivi: etichetta della Veneto Banca con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso, certificato di autenticità della Galleria d’Arte Martinazzo con dati relativi all'opera
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 59 Annarita Librari (II metà del XX secolo), per Cartiere Miliani, Fabriano
Les démoiselles d'Avignon, da Pablo Picasso, 2004
Filigrana in chiaroscuro retroilluminata
25,8 x 22,8 cm (luce)
Firma: "A. Librari" in lastra
Data: "2004" in lastra
Altre iscrizioni: stemma e titolo in lastra
Provenienza: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 85% (carenza di una lampada; apparato elettrico non verificato)
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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In asta, un esemplare di filigrana artistica in chiaroscuro - la data si riferisce alla preparazione della matrice - realizzata da Annarita Librari, per la storica Cartiera Miliani, di Fabriano, sul modello celeberrimo delle "Demoiselles d'Avignon" di Picasso. Come ricorda la stessa artista, figlia del filigranista Franco Librari, "Con Giuseppe Miliani (1816 - 1890), nipote di Pietro (1744 - 1817), fondatore della ditta Miliani, la cartiera si ingrandisce, la carta da disegno si afferma come la migliore, tanto che alla esposizione di Londra nel 1851 viene premiata, e la carta valori comincia ad essere la specialità della fabbrica fabrianese. Alla morte di Giuseppe la cartiera era già un grande complesso, ma sarà il figlio Giambattista (1856-1937) ad operare l’effettiva trasformazione da azienda artigianale ad industriale (...). Giambattista alle conoscenze tecniche unisce un’ampia visione dell’organizzazione industriale grazie ai frequenti viaggi che, fin da giovanissimo, compie in diverse nazioni europee e in Nord America. Nel 1889 riceve la Legion d’onore per aver presentato, all’esposizione di Parigi, le migliori filigrane per i biglietti di banca. Per le filigrane di Fabriano, ancor prima del riconoscimento parigino, esisteva un vero e proprio entusiasmo. Nel 1886 Ernst Kirchner di Francoforte sul Meno scrive: “Le vostre carte filigrane sono le più belle che io abbia mai veduto fino ad ora. Da quando posseggo questi veramente artistici fogli non oso più nemmeno guardare gli stessi prodotti della Germania. I ritratti, come pure i dettagli che li ornano sono di una finezza ammirabile, perfetta e formano ora il punto essenziale di questa modesta collezione che io curo con molto amor proprio”. ( Annarita Librari, "Cera una volta... la Filigrana Artistica in chiaroscuro"). La storia della cartiera Miliani è stata ricostruita da Bruno Bravetti, nella monografia “Giambattista Miliani”, Affinità Elettive, 2010. -
Lot 60 Ettore Tito (1859 - 1941)
Centauro e ninfe
Olio su tela applicata su tavola
184,3 x 150 cm
Firma: “E. Tito” al recto
Elementi distintivi: sul verso, due etichette della XVII Esposizione Internazionale della Città di Venezia con numero 1156; etichetta di esposizione della Galleria Pesaro; etichetta con n. 50; etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: collezione onorevole Ernesto Belloni, Milano; collezione Lino Pesaro, Milano; Galleria Pesaro, Milano; Galleria d’arte Sant’Ambrogio, Milano; Finarte, “Asta di dipinti del XIX secolo” n. 68 (Milano 21.10.1969, tavv. LV-LVI); Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: "Catalogue Twenty-fourth Annual International Exhibition of Paintings", catalogo della mostra, Pittsburg, 1925, s.p. ill. con il titolo "Centaur e Nymphs"; Raffaele Calzini, "Mostra individuale delle opere del pittore Ettore Tito", catalogo della mostra, Milano, 1928, p. 29 (ill.), n. 2; R.V., "Mostre d’arte milanesi. Antonio Mancini – Ettore Tito – Roberto Borsa – Oreste Zampieri – Annibale Scaroni – Edigio Riva – L’Omaggio ad Adolfo De Carolis", in "Il Giornale dell’Arte", II, 1928, 9, pp. 3-4 con il titolo "Ninfe; XVII Esposizione Internazionale", catalogo della mostra, Venezia 1930, p. 39 n. 4 con il titolo "Centauri e Ninfe"; Ugo Nebbia, "XVII Esposizione Internazionale d’arte. Venezia 1930", Milano, 1930, p. 13 (ill.); Mario Biancale, "L’arte italiana alla XVII Biennale di Venezia", in "Rassegna Italiana", XIII, s. III, 1930, 146, pp. 8-24, p. 18 con il titolo "Centauro; La raccolta Lino Pesaro", Milano-Roma, [1931], tav. XXXVIII (ill.) con il titolo "Ninfe e Centauri; Echi di Cronaca", in "Corriere della Sera", 19 gennaio 1931, p. 6; Vincenzo Costantini, "Pittura italiana contemporanea. Dalla fine dell’800 ad oggi", Milano, 1934, p. 22; Vincenzo Costantini, "Scultura e pittura italiana (1880-1926)", Milano, 1940, p. 33; Luigi Marangoni, "Ettore Tito", Venezia, 1945, p. 18 tav. XXX (ill.) con il titolo 'Centauri e Ninfe'; Mario Borgiotti, Paul Nicholls, "La donna e i bimbi nell’arte del nostro Ottocento pittorico", III, Milano, 1969, tavv. 281-282 (ill.); Piero Dini, Sandra Rebershck, Giuseppe Luigi Marini, a cura di, "Catalogo Bolaffi della pittura italiana dell'800," 3, Torino, 1970, p. 461 (ill.); "Record of Canergie Institute’s International Exhibitions 1896-1996", Boston, 1998, p. 337 (ill.); Angelo Enrico, Francesco Luigi Maspes, a cura di, "Ettore Tito. Catalogo ragionato delle opere", Crocetta del Montello, 2020, pp. 306-307 n. 224 (ill.), tav. p. 182 (ill.)
Esposizioni: "Twenty-fourth Annual International Exhibition of Paintings", Pittsburg, Canergie Institute 1925; "Mostra individuale del pittore Ettore Tito", Galleria Pesaro, Milano 1928; "XVII Esposizione Internazionale", Venezia 1930, n. 1156, tavv. 281-282.
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 85% (ridipinture)
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Artista di prodigiosa bravura e allievo prediletto all’Accademia di Venezia di Pompeo Marino Molmenti, Ettore Tito (Castellammare di Stabia 1859 – Venezia 1941) è uno dei grandi protagonisti della pittura internazionale tra Ottocento e Novecento. Premiato a Parigi nel 1887 per "Pescheria vecchia" e nel 1891 a Monaco per "Lavandaie nel Garda", negli anni Novanta lavora come illustratore per la celebre rivista inglese "The Graphic" e per la casa editrice statunitense Scribner’s e frequenta i più esclusivi e cosmopoliti salotti veneziani. Nel 1895 è chiamato nel Comitato organizzatore della prima Biennale di Venezia di cui sarà protagonista per molti anni. Alla fine del secolo alterna le vivaci scene di vita veneziane con temi sociali. "La ruota della fortuna" esposto alla Biennale del 1895 è una delle prime tele in cui si manifesta una nuova tendenza simbolista nell’ambito di un neo-rinascimento «le cui suggestioni stanno tra Sartorio e i tedeschi, in particolare in una rivisitazione di motivi diffusi da Böcklin» (Ferdinando Mazzocca, "La fortuna di Ettore Tito: l’eredità di Tiepolo nella Venezia cosmopolita", in Alessandro Bettagno (a cura di), "Ettore Tito 1859-1941", catalogo della mostra, Milano 1998, pp. 15-, p. 18), che ha il suo apice in "Amore e le Parche" (Palermo, Civica Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo), presentato alla Biennale del 1909. È una pittura che incanta, come scriveva Ettore Cozzani nel 1928 su "L’Eroica", una pittura fatta di luci e ombre lampeggianti, «era la vita vissuta con la grazia e la gioia: egli dipingendo doveva confessarsi con le cose […]. La sua tecnica era fatta di sincerità e spontaneità. […] Certe figure sono immerse in vastità in cui domina il colore e il respiro dell’aria e dell’acqua; certe scene sono così complesse che le forme una per una quasi vi sfuggono, e non ne cogliete a tutta prima che il formicolio di folla o il contorcimento di lotta; certi aggruppamenti lirici aggrovigliano i corpi umani e animali in una raffica di linee tale che lì per lì non ne godete se non il tumulto» (Ettore Cozzani, "Ettore Tito", in "L’Eroica", IX, 1928, 118, 118, pp. 27-37, p. 31). Il vitalismo è proprio il filo conduttore della produzione simbolista degli anni Dieci e in particolare di una serie di dipinti a soggetto pastorale popolati di ninfe, satiri e centauri. Ninfe spiate mentre si immergono in un quieto specchio d’acqua ("Il bagno", 1909, Parigi, Musée d’Orsay; "Ninfee", 1912, Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi) o insidiate da centauri, come nel caso dell’opera in esame o di "Il ratto" (1913) e della tela di analogo soggetto del 1914 (collezione privata). -
Lot 61 Remo Brindisi (1918 - 1996)
Maternità
Olio su tela
50 x 60 cm
Firma: “Brindisi” al recto
Altre iscrizioni: “olio autentico Brindisi” sul verso
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 62 Enrico Baj (1924 - 2003)
Giardino con vanitas: Giudice militare, 1982
Acquatinta e acquaforte su carta
61,7 x 42,6 cm (luce)
Firma: “baj” a matita al recto
Altre iscrizioni: tiratura “37/125” a matita al recto
Elementi distintivi: sul verso, etichetta Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario; etichetta anonima con dati dell'opera
Provenienza: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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La stampa fa parte di un gruppo di tre realizzata da Enrico Baj per la serie "Giardino con vanitas", che apparve nel 1982 insieme ad una poesia di Paolo Volponi.