Presale L’ARTE È UN SOGNO. PARTE I. FASE III. BASI D'ASTA ULTERIORMENTE RIDOTTE
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Lot 2 Adriano Piotto (1952)
Senza titolo, 2003
Acrilico su tela
80 x 60 cm
Firma: “apiotto” al recto
Data: “03” al recto
Elementi distintivi: timbro dell’artista sul telaio e sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 3 Danilo Soligo (1920 - 2016)
Natura morta, 1983
Olio su tavola
39,6 x 30 cm
Firma: “D. Soligo” al recto
Data: “1983” al recto
Altre iscrizioni: “Danilo Soligo” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 4 Ottorino Stefani (1928 - 2016)
Composizione con girasoli, 1982
Olio su tavola
30 x 40 cm
Firma: “Stefani” al recto; “Ottorino Stefani” sul verso
Data: “1982” sul verso
Altre iscrizioni: sul verso “Composizione con girasoli olio, 1982 30 × 40” e “Per la dogana Vienna 1 comp. con girasoli”
Elementi distintivi: sul verso timbro con nome e indirizzo dell’artista
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Nativo di Volpago del Montello, Stefani ha vissuto gran parte della sua vita a Montebelluna. Legato a personalità della cultura locale come Orazio Celeghin e Manlio Dazzi, frequentò l’Accademia di Belle Arti e la Facoltà di Architettura di Venezia, avvicinandosi alla lezione di Bruno Zevi e Carlo Scarpa. Si laureò nel 1978 con una tesi su Antonio Canova, autore cui dedicò importanti studi, così come a Noè Bordignon, Luigi Serena, Luigi Bianchi Barriviera e Renzo Biasion. Per trent’anni insegnò disegno e storia dell’arte presso l’Istituto Magistrale di Montebelluna, dedicandosi costantemente alla pittura. A Ottorino Stefani si devono anche numerose raccolte poetiche ed il saggio "Itinerari autobiografici". Bibliografia di confronto: Marco Goldin e Alberico Sala, a cura di, "Ottorino Stefani", Cornuda, 1989. -
Lot 5 Roberto Poloni (1938)
Allegria su Montebelluna
Olio su tela
75 x 50 cm
Firma: “Poloni” al recto; “Roberto Poloni” sul verso
Altre iscrizioni: “Allegria su Montebelluna” e “opera mia autentica” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 6 Alessandro Varotari detto il Padovanino (1588 - 1649)
Venere
Olio su tela
69,5 x 155 cm
Elementi distintivi: sul verso, etichetta antica scritta a mano “n. 16 Titian's Venus”; etichetta della Veneto Banca con riferimenti di inventario
Provenienza: collezione Lorenzo Furegon; Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: Scheda di Ugo Ruggeri, non datata, come Padovanino
Stato di conservazione. Supporto: 70% (reintelo)
Stato di conservazione. Superficie: 90%
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Caratterizzato dallo splendido accordo del corpo dorato di Venere, contro lo sfondo tenebroso del paesaggio notturno e il grande drappo porpora, il dipinto appartiene alla maturità del Padovanino, formatosi sull'opera di Tiziano e maestro di Pietro Liberi, Pietro della Vecchia, Giulio Carpioni ed altri artisti fortemente legati ai modelli del rinascimento veneziano. Tipici dell'artista sono anche il volto, il gioco della mano piegata, le ampie geometrie del panneggio, le ombreggiature che gradualmente uniscono l'incarnato con lo sfondo, il veloce pennellare che disegna le trasparenze. Nel 2021, l'opera è stata sottoposta ad una serie di analisi (per cura di Diagnistica Fabbri, la cui relazione riprendiamo ampiamente a seguire) comprendenti radiografia, riflettografia infrarossa, infrarosso a falsi colori e fluorescenza ultravioletta, allo scopo di determinarne le tecniche esecutive e lo stato di conservazione, i cui risultato hanno confortato la attribuzione. In radiografia, in particolare, è emersa la sovrapposizione di almeno due studi per la testa, con diverse inclinazioni ed il conseguente spostamento anche di occhio, naso e bocca, con una capigliatura quasi sciolta nella stesura originale, in seguito raccolta in una coda bassa sotto la nuca e ridotta grazie a lunghe pennellate fluide, visibili in all'infrarosso, di cui si dirà meglio a seguire. Similmente il seno presenta uno sdoppiamento del contorno, in quanto ridotto in ultima stesura. La ripresa in riflettografia infrarossa ha inoltre evidenziato un tratto scuro, piuttosto opaco, dunque a probabile composizione carboniosa, che definisce le anatomie del soggetto e i dettagli della vegetazione Intorno al corpo di Venere, accanto a questo disegno fine eseguito probabilmente con un medium secco, risaltano con nitidezza uno o più segni ampi e dal tratto fluido, i quali seguono precisamente il contorno delle forme, con l'effetto di accentuare il chiaroscuro di raccordo allo sfondo, favorendo la resa plastica delle forme: osservando in particolare l'ascella, si può vedere come il lungo tratto di pennello serva ad ampliare leggermente la dimensione del braccio e del busto. Nel panneggio, questo trattamento rappresenta l'ombra proiettata dal corpo sul drappo rosso. Nella zona delle caviglie e degli avambracci, allo stesso modo, si riscontra la compresenza di disegno preparatorio e pennellate scure, mentre le mani mostrano chiari segni di ridefinizione dei contorni e, in alcuni casi, di riposizionamento delle dita prima di giungere all’impostazione finale. All'infrarosso, inoltre, la vegetazione sullo sfondo acquisisce maggiore leggibilità nei dettagli, che tendono invece a perdersi nell’osservazione ad occhio nudo a causa delle tinte scure presenti: nella ripresa riflettografica, anche in falso colore, diviene quindi ben visibile il profilo dello scoiattolo il quale, oltretutto, è stato realizzato in sovrapposizione al tronco su cui poggia. Si può così tornare ad una immagine più vicina alla ideazione dell'artista, dal punto di vista della profondità dell'immagine. All'ultravioletto non sono emersi danni di rilievo alla pellicola pittorica, tanto che i ritocchi pittorici appaiono sporadici e circoscritti ad aree limitate, ma si è osservata la compresenza di ritocchi scuri e altri meno evidenti, segno che il dipinto è stato restaurato in almeno due occasioni cronologicamente distinte.
La piena attribuzione della tela a Padovanino è stata avanzata da Ugo Ruggeri, autore del catalogo ragionato dell'artista (Soncino, 1993), previo esame dal vero. Secondo lo studioso, la tela si mostra «certa e autografa» nel «confronto con sue opere quali il 'Trionfo di Teti' dell'Accademia Carrara di Bergamo - che completava la serie delle copie dei 'Baccanali' di Tiziano dipinte dall'artista nel suo giovanile viaggio romano (cfr. U. Ruggeri, "Il Padovanino", in "Saggi e Memorie di Storia dell'Arte", 16, 1988, p. 27, fig. 11) - la 'Arianna abbadonata' in collezione privata (Ruggeri, cit. fig. 13), la 'Venere e Adone' in Palazzo Madama a Roma (Ruggeri, cit., fig. 32) e numerosi altri dipinti nei quali il Padovanino si esercita nella rivisitazione dei modi giovanili di Tiziano, in modi di classicismo cromatico che gli sono del tutto tipici. Siamo qui di fronte, molto probabilmente, ad un'opera della prima maturità del Padovanino, quando cioè il rapporto con l'arte del Vecellio è più sentito e fondato, e non ancora alterato da quei manierismi grafici e cromatici che caratterizzano l'arte del Padovanino nella seconda fase della sua attività, successiva all'esecuzione della 'Morte di Procri' della collezione Donzelli di Firenze, datata 1631». Lo specialista - riservandosi «la pubblicazione in adeguata sede scientifica» - conclude segnalando che si tratta di un'opera «assolutamente tipica dell'artista, di qualità molto alta nella manovra cromatica affocata che distingue tanto la figura quanto il paesaggio retrostante e la marina, anch'essa tipicamente tizianesca».
Marco Horak, in una dettagliata scheda critica, attribuisce l'opera piuttosto alla bottega di Padovanino, in stretta adesione alle riflessioni del maestro su Tiziano: «Il dipinto in esame evidenzia in ogni sua parte la lezione del cadorino: dalla tipica cromia di stretta derivazione, all’uso sapiente dei contrasti luministici e degli sfumati, che rendono il corpo di Venere quasi tridimensionale, il tutto in osservanza di quei dettami che permisero alle opere uscite dalla bottega del Padovanino di continuare in maniera spesso accademica la grande tradizione
cinquecentesca, rimanendo egli estraneo alle nuove tendenze della pittura veneta. Il modellato sicuro ed il cromatismo prezioso del pittore e del suo atelier hanno saputo imprimere alla
produzione una formale eleganza che trovò la sua massima espressione nelle molte rappresentazioni mitologiche di chiaro significato erotico, come la Venere in oggetto, che furono commissionate anche da diversi eruditi committenti, come i letterati dell’Accademia degli Incogniti. Si tratta di dipinti improntati all’erotismo, dove il pittore esibisce nudi candidissimi e sensuali di grande effetto visivo e purezza classica, che riescono talvolta a precorrere di oltre un secolo l’impatto di Sebastiano Ricci o di Giovanni Antonio Pellegrini». Secondo lo studioso, «La definizione di una precisa ipotesi attributiva, tale da essere condivisa anche dalla critica prevalente, in ordine all’indicazione dell’autore (o degli autori?) dell’opera non è un esercizio di semplice attuazione e, in assenza di ulteriori riferimenti o improbabili ritrovamenti di nuove fonti documentarie, rimane un problema ancora aperto, anche in considerazione del non trascurabile numero di pittori che sono passati attraverso la bottega del Padovanino, fra i quali pure la sorella Chiara e il figlio Dario Varotari il Giovane, che si rivelò un talentuoso personaggio eclettico (fu infatti un valente incisore, pittore e ritrattista, autore di componimenti poetici in lingua veneta e librettista d’opera). Rimane comunque la considerazione che trattasi di un’opera di qualità molto elevata in cui sembrerebbero non potersi escludere interventi diretti dello stesso Alessandro Varotari, più noto come “Padovanino”».
Sono state espresse ulteriori autorevoli opinioni in favore della piena attribuzione a Padovanino, ovvero a Ludovico David (1648-1739) o Ludovico Dorigny (1654-1742).
Ringraziamo Marco Horak e Davide Bussolari (Diagnostica Fabbri) per il supporto nella catalogazione dell'opera. -
Lot 8 Edouard Pignon (1905 - 1993)
Senza titolo
Litografia su carta
70 x 50 cm
Firma: “Pignon” al recto in lastra
Altre iscrizioni: tiratura “52/90” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario; una etichetta anonima con dati dell’opera
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 9 Augusto Murer (1922 - 1985)
Nudo di donna, 1972
Bronzo patinato a cera persa, esemplare unico
36,5 x 9,1 x 13,7 cm (scultura)
6 x 17,9 cm (basamento)
Firma: “A. Murer” iscritto in fusione
Data: “72” iscritto in fusione
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: fotocertificato datato 5 febbraio 1973, firmato dall'artista
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Come segnala Murer nel fotocertificato, si tratta di una "scultura fusa in un solo esemplare con la tecnica della cera persa". -
Lot 10 Filiberto Bartoli (1943)
Ocio fioi xe’ rivà el mato Cabibo dei Strafanici
Matita e colori acrilici su compensato
80 x 100 cm
Firma: “Bartolo Filiberto” in colore al recto e in pennarello al verso
Data: “72” in colore al recto e a pennarello al verso
Elementi distintivi: timbro circolare ed etichetta del Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea di Arona, 1972; due timbri dell’autore con dati dell’opera; su un lato della cornice due etichette con riferimenti inventariali di cui una anonima e l’altra della Banca Popolare di Intra; sul fronte della cornice etichetta con titolo
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Esposizioni: Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea di Arona, maggio 1972
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Nei dialetti veneto-giuliani, "cabibo" o "cabibbo" (con raddoppiamento popolare della esplosiva labiale) significò "uomo scaltro e malfido" e, in seguito, "sciocco", e fu anche utilizzato come offesa nei confronti degli immigrati dal Meridione. La parola deriva dall'arabo "habíb" (amico), voce usata, in particolare negli eserciti islamici per rivolgersi a persona sconosciuta ma vicina, e poi assunta nei dialetti italici. La parola "strafanici", invece, è di uso triestino e significa cose di poco valore, cianfrusaglie, ninnoli. Deriva forse dal latino "extra faniculum", gli ex-voto che venivano appesi fuori dai tempietti e che il tempo e le intemperie rovinavano inesorabilmente. Alternativamente, può descrivere un buono a nulla, una persona poco seria, senza carattere… insomma: uno "strafanìc".
Il significato del quadro è allora - "Occhio ragazzi, è arrivato l'amico delle chincaglierie".
Ricorda l'autore, in una conversazione telefonica di supporto alla schedatura (15.12.2020), di aver irriverentemente utilizzato, per comporre l'immagine, alcune opere d'arte presentate alla contemporanea Biennale di Venezia. -
Lot 11 Biagio Castilletti (1966)
Roma, 2007
Acrilico su tela
40 x 40 cm
Firma: “Biagio Castilletti” sul verso e sul telaio
Data: “2007” sul verso
Altre iscrizioni: “Roma” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Castilletti reinterpreta il paesaggio urbano, lavorandovi come un pittore di vedute, ma a partire da stampe o foto antiche. Restituisce così di Roma,in particolare delle sue prospettive più famose, un'immagine poetica e inusitata. -
Lot 13 Enrico Benetta (1977)
Senza titolo
Acrilico, smalto e sabbie su carta applicata su tela
155 x 105 cm
Firma: “Benetta”, “EB” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 15 Elio Ciol (1929)
Sprazzi di primavera, Bosco del Cansiglio, 2005
Stampa offset su carta
35 x 50,8 cm (luce)
48 x 68 cm (Foglio)
Altre iscrizioni: “SPAZZI DI PRIMAVERA, Bosco del Cansiglio, maggio 2001” al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Foglio da un calendario realizzato da Veneto Banca per celebrare l’opera fotografica di Ciol. Bibliografia di riferimento: Aa. Vv., "Elio Ciol. Ascoltare la luce / Listen to the light", Sottomarina di Chioggia - Venezia, 2003 -
Lot 16 Pietro Spinetta (1947)
Campagna trevigiana (riproduzione da G. Ciardi), 2006
Olio su tela
45 x 116 cm
Altre iscrizioni: "Ciardi" al recto
Elementi distintivi: sul verso, etichetta dell’artista con dati relativi all’opera
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 17 Roberto Poloni (1938)
Ponte di Rialto. Venezia
Olio su tela
80 x 99,8 cm
Firma: “Poloni” in colore al recto; “Roberto Poloni” a pennarello al verso della tela
Altre iscrizioni: titolo e autentica a pennarello al verso della tela
Elementi distintivi: 5 timbri della galleria d’arte La Saletta (2 sulla tela e 3 sul telaio)
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 20 Bruno Saetti (1902 - 1984)
Senza titolo
Litografia su carta
54,7 x 45 cm (lastra)
Firma: “Saetti” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “28/60” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Galleria d’Arte Martinazzo di Montebelluna; etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 21 Miljenko Bengez (1954)
Gondole
Serigrafia su carta
59,7 x 119,7 cm (lastra)
Firma: “M. Bengez” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “104/150” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Galleria d’Arte Martinazzo di Montebelluna con titolo e dati relativi all’opera; etichetta della Veneto Banca con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 22 Riccardo Galuppo (1932 - 2014)
Presso il Montello, 1952-1954 (?)
Olio e acrilico su tela di sacco preparata
85 x 95 cm
Firma: “GALUPPO” in colore al recto; “GALUPPO Riccardo” a pennello al verso
Altre iscrizioni: titolo, prezzo e indirizzo dell’artista a pennello al verso
Elementi distintivi: etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimento inventariale
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Autodidatta, Galuppo si dedica alla pittura durante il soggiorno presso il Piccolo Cottolengo di Don Orione a Milano, dove era ospite dal 1946, a seguito di un incidente con una bomba a mano che gli causò l'amputazione di entrambi gli avambracci. Fa ritorno a Padova nel 1950; nel 1951 tiene la sua prima mostra personale nella galleria "Coccodrillo" in Piazza Cavour, esponendo 14 dipinti selezionati dal pittore padovano Toni Menegazzo.
Nel 1952 tiene una personale al "Salotto Sanmartino" di Piazza Garibaldi e nel 1954 nella sala Egiziana del Caffè Pedrocchi. Un viaggio in Francia nel 1958 (Parigi, Normandia e Bretagna) fanno emergere la poetica realistico-espressionista di Galuppo, già presente nelle opere che vanno dal 1952 al 1954, che hanno come soggetto le demolizioni di interi quartieri padovani, in particolar modo del quartier "Conciapelli". Analogo per soggetto, ancorché ambientato al Montello, il dipinto in catalogo.
Galuppo ha partecipato alla IX Quadriennale di Roma (1965-66). Una sua opera fa parte della collezione dei Musei civici agli Eremitani di Padova. -
Lot 24 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
Le giostre
Olio su tela
83 x 118 cm
Altre iscrizioni: “Dipinto proveniente dall’ex “Hotel Marino” alla Scala di Milano staccato dalla boiserie d’ingresso nel 1923 in occasione dei lav. di trasformazione” sul verso
Provenienza: Finarte, Roma (10.04.2003, l.261, € 5.400); Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 25 Roberto Poloni (1938)
Cavallini danzanti
Acrilico su tela
90 x 90 cm
Firma: al recto, "Poloni"; al verso, "Roberto Poloni" e monogramma
Altre iscrizioni: al verso, titolo ("Cavallini danzanti") e autentica
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 26 Evangelista Ferioli (1922 - 1989)
Abbandono e riflessi di capanni sul lago, 1974
Olio su tela
50 x 60 cm
Firma: Firma al recto in colore:“EVangeLisTa”
Data: Data al recto in colore “74”. Inoltre su una targhetta espositiva al verso dell’opera: “23.5.74”
Altre iscrizioni: al verso del telaio a pennarello il nome e il comune di residenza dell’artista; inoltre numerose iscrizioni tecniche a penna a tergo della cornice
Elementi distintivi: una targhetta con riferimento alla partecipazione al Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea di Arona e una etichetta con riferimento all’inventario della banca. A tergo della tela un timbro “E122” e un secondo timbro circolare, forse riferito alla citata esposizione, non leggibile, ed una firma, anch’essa non leggibile
Provenienza: lo studio dell’artista; Veneto Banca SpA in LCA
Esposizioni: Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea - Arona, VI edizione, 1974
Stato di conservazione. Supporto: 85% (tracce di umidità)
Stato di conservazione. Superficie: 85% (fessurazione della superficie pittorica, soprattutto nella zona del cielo)
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Ferioli risulta aver partecipato al Concorso nazionale di pittura estemporanea di Arona sia nel 1973 sia nel 1974 -
Lot 27 Autore non riconosciuto (XX secolo)
Polvere della notte (o di stelle)
Acrilico su tela
50 x 70 cm
Elementi distintivi: sulla cornice al recto etichetta con titolo
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 28 Ugo Rassatti (1937 - 2020)
Sogno di mezza estate
Tecnica mista su masonite
70 x 80,2 cm
Firma: “Rassatti” in colore al recto; “Ugo Rassatti” al verso della tavola
Altre iscrizioni: titolo al verso della tavola e annotazione delle dimensioni al verso della cornice
Elementi distintivi: etichetta anonima con riferimento all’inventario della banca al verso della tavola e timbro "Cornici Granzo" o al verso della cornice
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 85% (residui di muffe)
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Lot 29 Alessandro Camozzi (1943)
Resti di viaggio, 1987
Impasti di sabbia e leganti su tela
60 x 80 cm
Firma: “Camozzi” al recto; “Camozzi Alessandro” sul verso
Data: “87” al recto e sul verso
Elementi distintivi: sul telaio, etichetta dell’8vo Concorso nazionale di pittura - scultura e grafica “Coppa Comune di Ponzano Veneto”; etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: certificato di autenticità dell’artista con titolo
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 30 Noè Bordignon (1841 - 1920)
Compatrioti di Canova, 1882 circa
Olio su tela
86 x 113 cm
Firma: “Bordignon” sul verso
Elementi distintivi: sul verso, etichetta d’esposizione alla mostra di Torino del 1884 con autore e titolo
Provenienza: collezione Roger Kerrison, Londra (acquisto all'Esposizione generale italiana, Torino 1884); collezione privata, Bologna (fino al 2009); Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Cola, "Mostra artistica internazionale a Vienna. La pittura italiana", in "Gazzetta Piemontese", 30 maggio 1882 ("Due compatrioti di Canova"); "Esposizione di Belle Arti in Roma 1883. Catalogo generale ufficiale", Roma, 1883, p. 54, n. 6 ("Due compaesani di Canova"); "R. Accademia di Belle Arti in Milano. Esposizione 1883. Catalogo ufficiale", Milano, 1883, p. 35 n. 433 ("Due compaesani di Canova"); Luigi Chirtani, "L'Esposizione di Belle Arti a Brera. Il concorso Principe Umberto", in "Corriere della Sera", 21-22 settembre 1883 ("Compaesani di Canova"); "Esposizione nazionale. Vendite di Belle Arti", in "Gazzetta Piemontese", 14 giugno 1884 ("Compatrioti di Canova"); "Esposizione generale italiana. Torino 1884. Arte Contemporanea. Catalogo Ufficiale", Torino, 1884, p. 12 n. 282 ("Compatriotti di Canova"); Paolo Rizzi, "Noè Bordignon pittore veneto (1841-1920)", note biografiche e catalogazione a cura di Luigi Dal Bello, contributi di Pietro Zampetti e Antonio Barzaghi, Venezia, 1982, p. 23 ("Due vecchietti possagnesi alla tomba del Canova"); Luca Lualdi, "Catalogo dell'arte italiana dell'Ottocento", Milano, 2008, n. 38, p. n. n. (ill.); Myriam Zerbi, a cura di, "Ottocento veneziano", Torino, 2010, p. 66 n. 39 (ill.); S"an Zenone Terra d'Artisti", San Zenone degli Ezzelini, 2011, p. 90 (ill.), 114-115; A. Brotto Pastega, "Noè Bordignon", in "L'illustre bassanese", n. 135-136, gennaio-marzo 2012, pp. 10 (ill.), "Emozioni in mostra: San Zenone celebra la sua terra di artisti", in "Corriere del Veneto", 17 settembre 2011, p. 19 (ill.); Vittorio Pajusco, "La pittura dal vero", in Fernando Mazzocca, Elena Catra, Vittorio Pajusco, a cura di "Noè Bordignon. 1841-1920. Dal realismo al simbolismo", Genova, 2021, pp. 96-97, p. 101 (ill.)
Esposizioni: "Erste Internationale Kunstausstellung, Wien, Künstlerhaus", 1 aprile-30 settembre 1882; "Esposizione di Belle Arti in Roma", Roma, Palazzo delle Esposizioni, 21 gennaio – 1 luglio 1883; "R. Accademia di Belle Arti in Milano. Esposizione 1883", Milano, Accademia di Brera, 7 agosto – 30 settembre 1883; "XLIII Esposizione generale italiana", Torino, settembre 1884 (Sala Pittura, IV, n. 282); "Ottocento veneziano", a cura di Myriam Zerbi, Stra, Museo Nazionale di Villa Pisani, 28 marzo - 26 settembre 2010; "San Zenone Terra d'Artisti", San Zenone degli Ezzelini, Villa Marini Rubelli, 18 settembre 2011-15 gennaio 2012; "Noè Bordignon. 1841-1920. Dal realismo al simbolismo", Genova, 18 settembre 2021 - 16 gennaio 2022, Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione e San Zenone degli Ezzelini, Villa Marini Rubelli
Certificati: scheda a firma di Enzo Savoia, non datata
Stato di conservazione. Supporto: 80% (rintelo, aggressioni da tarli inattivi a telaio e cornice)
Stato di conservazione. Superficie: 85% (leggere abrasioni e cadute di colore; almeno sette tracce di aggressioni da muffe inattive sul perimetro interno della cornice)
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Formatosi all'Accademia di Belle Arti di Venezia (1859-1865), grazie a una borsa di studio Noè Bordignon si reca in seguito a Roma dove si avvicina ai modi della pittura purista. Ritornato nel 1869 in Veneto, vive e lavora tra Castelfranco e Venezia realizzando a partire dall'inizio del nuovo decennio numerosi cicli ad affreschi nelle chiese dell'entroterra, mentre nella pittura di cavalletto sviluppa temi di genere ispirati al folklore locale che, tra la fine degli anni Settanta e l'inizio del nuovo secolo, vengono apprezzati nelle principali mostre italiane ed estere. A questo periodo fecondo dell'attività dell'artista appartiene "Due compatrioti di Canova", databile al 1882 sulla base della sua esposizione nello stesso anno alla Erste Internationale Kunstausstellung di Vienna, ripresentato nel 1883 prima all'Esposizione di Belle Arti di Roma e poi a Milano all'Accademia di Brera, quindi nel 1884 alla Promotrice di Torino dove viene acquistato da un compratore inglese.
L'opera raffigura una conversazione tra due contadini veneti – i due compatrioti di Canova da cui deriva il titolo - e tre ragazze sullo sfondo del monumento a Canova nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, progettato da Canova come cenotafio per Tiziano ma realizzato postumo dai suoi allievi per celebrarne la memoria e custodirne il cuore.
Notevole la scelta compositiva, con la luminosa e imponente mole del monumento canoviano che magnifica e nobilita un momento di vita quotidiana, colto con quella freschezza da istantanea tipica dell'artista. All'immediatezza della scena concorre il disegno minuto, di ascendenza purista, a cui è affidata una descrizione iperrealistica che non risparmia neanche le sbeccature degli scalini in primo piano e distingue la sua produzione dalla maniera più sciolta e rapida di altri protagonisti della pittura di genere veneta come Giacomo Favretto e Luigi Nono. Accurata anche la descrizione delle vesti – aspetto a cui Bordignon, figlio di un sarto e di una cucitrice, conferisce da sempre notevole valore – con i colori limpidi e vivaci delle tre ragazze che risaltano sul chiarore dello sfondo, mentre in primo piano una fanciulla più modestamente abbigliata con un bimbetto disteso accanto a sé guarda fisso verso lo spettatore, contribuendo così alla verità dell'immagine.
Sabrina Spinazzè -
Lot 31 Luigi Serena (1855 - 1911)
Ritratto di fanciulla con corona d'alloro, 1880-1885
Matita e carboncino su carta
60,5 x 45,7 cm (luce)
Firma: “L Serena” al recto
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: O. Stefani, "Luigi Serena 1855-1911", Ponzano Veneto, 2006, pp. 169 e 174, ill. 139
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Luigi Serena, pittore d'elezione della borghesia trevigiana a cavallo tra '800 e '900, non ebbe allievi diretti, ma fu ammirato dagli artisti più giovani per il suo spirito bohémien e antiborghese, anche quale riferimento morale, diventando una pietra miliare nell'orizzonte artistico della Marca. Saranno proprio gli artisti dell'avanguardia, in testa Arturo Martini, a promuovere la mostra postuma di Serena poco dopo la sua morte nel 1911. Pur operando prevalentemente in provincia, l'artista partecipò con successo alle più importanti esposizioni del tempo: a Venezia (1881), Milano (1883), Torino (1884), Firenze (1886), Parigi (1888) e Monaco (1890). Fu tra gli invitati alla Biennale veneziana del 1897 (Eugenio Manzato, "Treviso", in "La Pittura in Italia. L'Ottocento", Milano, 1990, p. 213).
Il foglio è stato identificato da Eugenio Manzato nel 2002. Come osserva Ottorino Stefani, il «delicato e gentile» "Ritratto di ragazza con corona di alloro", riecheggia modelli rinascimentali ("Luigi Serena 1855-1911", Ponzano Veneto, 2006, p. 169).