Presale Asta 615 | ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA - SELECTED
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Lot 49 CEROLI MARIO (n. 1938) UN ANNO D'AMORE . 1972. Assemblaggio legno pino di Russia. Cm 35,50 x 35,50 x 10,00. sul retro: dedica ad personam
L'opera è accompagnata da certificato di archiviazione dell'Archivio Mario Ceroli e da autentica dell'artista su fotografia.
PROVENIENZA
Sangallo Fine Art, Vasto
Collezione privata, Roma -
Lot 50 CEROLI MARIO (n. 1938) FARFALLA . 1967. legno di pino di Russia. Cm 98,50 x 84,00 x 7,80. sul retro: etichetta Galleria d'arte del Naviglio, Milano ed etichetta Museo de Arte Moderno, Città del Messico
L'opera è in corso di archiviazione presso l'Archivio Mario Ceroli, Milano.
PROVENIENZA
Galleria d'Arte del Naviglio, Milano
Collezione privata, Napoli
ESPOSIZIONI
Museo de Arte Moderno, Città del Messico, 1968 -
Lot 53 CEROLI MARIO (n. 1938) FARFALLA. 1967. legno di pino di Russia. Cm 132,00 x 158,00. L'opera è accompagnata da autentica dell'artista su fotografia.
PROVENIENZA
Opera acquisita direttamente dall'artista
Collezione privata, Roma
BIBLIOGRAFIA
Casa Vogue, marzo-aprile 1972, doppia pagina, “Per un gallerista e i suoi amici artisti”, editoriale sull’appartamento di Mario Pieroni a Francavilla al mare -
Lot 54 PEREZ AUGUSTO (1929 - 2001) AMANTI. 1977. Bronzo. Cm 122,00 x 210,00 x 54,00. firma e timbro della Fonderia Chiurazzi, Napoli
PROVENIENZA
Galleria d'Arte Il Fante di Spade, Milano
Collezione privata, Milano
ESPOSIZIONI
Città Spazio Scultura 80, Rimini, Luglio-Settembre 1980, ill.
Galleria D'Arte Il Fante di Spade, Milano, ill.
Amanti appartiene alla ricerca scultorea di Augusto Perez incentrata sulla figura umana e sulla sua dimensione esistenziale. Le due figure, unite in una composizione serrata e verticale, sono modellate attraverso una materia intensa e tormentata, caratteristica del linguaggio dell’artista, nella quale il bronzo conserva tutta la forza e l’irregolarità del gesto plastico.
Il tema della coppia viene affrontato da Perez lontano da ogni idealizzazione: i corpi sembrano fondersi e allo stesso tempo mantenere una propria individualità, dando forma a una tensione tra vicinanza, fisicità e inquietudine. La superficie fortemente lavorata e la deformazione espressiva delle figure accentuano il carattere drammatico dell’opera. -
Lot 55 MARANIELLO GIUSEPPE (n. 1945) ABBRACCI. 1992. Tecnica mista e applicazioni su tela su tavola. Cm 200,00 x 100,00 x 16,50. sul retro: firma, titolo e data
L'opera è accompagnata da autentica dell'artista su fotografia.
PROVENIENZA
Collezione privata, Modena -
Lot 56 MAURI FABIO (1926 - 2009) L'AURICOLARE. 1990. gesso, carta e oggetto in bachelite su tavola, telaio in ferro, vetro. Cm 98,00 x 68,50 x 6,00. sul retro: firma, titolo e data
PROVENIENZA
Studio dell'artista
Galleria Carini, Firenze
Collezione privata, Firenze
ESPOSIZIONI
1994, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Fabio Mauri. Opere e Azioni 1954-1994, 21 giugno – 5 ottobre, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Cossu
BIBLIOGRAFIA
Catalogo dell’arte moderna italiana: l’arte contemporanea dal secondo dopoguerra ad oggi, n. 29, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 1993, p. 165 (ill.).
Fabio Mauri. Opere e Azioni 1954-1994, catalogo della mostra (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma), a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Cossu, Editoriale Giorgio Mondadori / Carte Segrete, Milano / Roma 1994, p. 244 (ill.)
Fabio Mauri, Scritti in mostra. L’avanguardia come zona 1958-2008, a cura di Francesca Alfano Miglietti, il Saggiatore, Milano 2008, pp. 78-83 (ill.)
SITOGRAFIA
https://www.fabiomauri.com/it/catalogo/opera/551-auricolare-1990 -
Lot 57 UNCINI GIUSEPPE (1929 - 2008) SPAZI DI FERRO N.21 . 1989. Cemento e Ferro. Cm 50,00 x 82,00 x 24,00. firma, titolo e data
L'opera è accompagnata da certificato di archiviazione dell'Archivio Giuseppe Uncini, Roma (dimensioni errate).
PROVENIENZA
Must Gallery, Lugano
Collezione privata, Milano
Fin dalla fine degli anni Cinquanta, con i primi Cementarmati, Giuseppe Uncini, introduce nel linguaggio dell’arte materiali propri dell’edilizia, in particolare cemento e ferro, assunti non come semplici supporti ma come elementi costitutivi e dichiaratamente visibili dell’opera.
Gli Spazi di ferro rappresentano uno degli sviluppi più significativi di questa lunga indagine. Nelle opere appartenenti al ciclo, documentato dall’Archivio Giuseppe Uncini in numerosi esemplari tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, il ferro acquista una presenza sempre più autonoma, definendo nello spazio strutture geometriche, linee, piani e volumi che entrano in relazione con gli elementi in cemento.
La scultura non è quindi concepita come una massa chiusa, ma come una costruzione aperta, nella quale pieni e vuoti, materia e spazio circostante partecipano alla medesima architettura. Il ferro traccia e delimita lo spazio, mentre il cemento conserva quella gravità e quella concretezza che costituiscono uno degli elementi fondamentali del linguaggio di Uncini.
Negli Spazi di ferro giunge così a maturazione una riflessione che attraversa l’intero percorso dell’artista: rendere visibile la struttura, eliminando ogni distinzione tra forma e costruzione. Cemento, ferri, tralicci e geometrie non imitano l’architettura, ma diventano essi stessi un lessico plastico attraverso il quale Uncini indaga il rapporto tra scultura, spazio e ambiente. -
Lot 58 BIASI ALBERTO (n. 1937) TRAMA. 1960. Sovrapposizione di carte traforate o perforate montate su telai di legno. Cm 36,00 x 50,50 x 3,80. firma
sul retro: firma e data
L’opera è registrata presso l’Archivio Alberto Biasi con il n. CO 46
BIBLIOGRAFIA
Alberto Biasi. Rilievi ottico-dinamici, Galleria Dep Art, Milano, in collaborazione con Archivio Alberto Biasi, testi di Alberto Zanchetta, p.94, n.16, ill.
Le Trame costituiscono uno dei nuclei fondativi della ricerca di Alberto Biasi e segnano, tra il 1959 e il 1960, l’avvio della sua indagine sui fenomeni della percezione visiva. Realizzate attraverso la sovrapposizione di superfici reticolari e carte forate, nascono dalla volontà di superare la concezione tradizionale della superficie pittorica, trasformando l’opera in una struttura capace di modificarsi in relazione alla luce e allo sguardo dell’osservatore.
Realizzata nel 1960, l’opera appartiene dunque a un momento cruciale del percorso dell’artista, coincidente con la nascita del Gruppo N a Padova. Attraverso la sovrapposizione e il lieve sfalsamento degli elementi modulari, la struttura geometrica genera interferenze, vibrazioni e variazioni percettive: l’immagine non è più immobile, ma sembra trasformarsi in funzione della posizione dello spettatore e delle condizioni luminose. È il principio che diventerà centrale nell’intera ricerca ottico-dinamica di Biasi e, più in generale, nelle esperienze dell’Arte Cinetica e Programmata.
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Lot 59 LAI MARIA (1919 - 2013) VIA CRUCIS. 1981. tecnica mista: legno, vernice, carta e filo. Cm 20,50 x 199,00 x 7,00. firma e data
L'opera è in corso di archiviazione presso l'Archivio Maria Lai ed è registrata con il numero AA023/26.
PROVENIENZA
Opera acquisita direttamente dall'artista dall'attuale proprietà
Collezione privata, Roma. Cornice presente -
Lot 60 ISGRO' EMILIO (n. 1937) FIABA CANCELLATA. 1971. sedici pagine cancellate in teca di legno e plexiglass. Cm 58,00 x 39,00. L'opera è accompagnata dall'autentica dell'artista su fotografia.
PROVENIENZA
Collezione privata, Napoli
ESPOSIZIONI
Le favole di Isgrò (più erotiche di Andersen più macabre dei fratelli Grimm), Galleria Schwarz, Milano, 10 dicembre 1971–10 gennaio 1972
La cancellatura di Emilio Isgrò non è un atto di distruzione, bensì un dispositivo di rivelazione. Oscurando la parola, l'artista ne modifica lo statuto e costringe lo spettatore a misurarsi con ciò che resta, con ciò che manca e con ciò che può essere nuovamente immaginato. Il testo cancellato continua così a vivere nella propria assenza, trasformandosi da strumento di comunicazione in immagine. La sua poetica si fonda sulla tensione fra presenza e negazione, leggibilità e silenzio, memoria e oblio: una fenomenologia nella quale vedere significa anche leggere e, soprattutto, tentare di ricostruire ciò che è stato sottratto.
In un'opera come questa, del 1971, questo aspetto assume particolare rilievo: siamo nel momento in cui la cancellatura si è ormai affermata come linguaggio autonomo, capace di trasformare il supporto editoriale e letterario in un campo visivo. Cornice presente -
Lot 61 LEWITT SOL (1928 - 2007) SQUIGGLY BRUSHSTROKES. 1992. Guache su carta. Cm 56,30 x 75,60. firma, data e dedica ad personam
PROVENIENZA
Opera donata e dedicata da Sol LeWitt al suo assistente Andrea "Bobo" Marischalchi, che collaborò alla realizzazione dei Wall Drawings
Collezione privata, Firenze
Squiggly Brushstrokes appartiene alla più ampia serie dei Brushstrokes, sviluppata da Sol LeWitt principalmente negli anni Novanta in cui l’artista abbandona la rigidità delle strutture geometriche per concentrarsi sul movimento libero e sinuoso del gesto pittorico. Le pennellate, sovrapposte e intrecciate in una vivace successione di colori, costruiscono una superficie dinamica e densamente stratificata, mantenendo al contempo l’interesse dell’artista per la serialità, la forma e la relazione tra gli elementi.
I Brushstrokes rappresentano un momento significativo nella ricerca di LeWitt, nel quale il gesto pittorico assume un ruolo centrale pur rimanendo inserito nella sua più ampia riflessione sulla variazione e sulla combinazione di elementi semplici.
Il ricorso alla gouache su carta rappresenta inoltre un'importante apertura rispetto alla rigorosa geometria che aveva caratterizzato gran parte della produzione dell'artista. Pur mantenendo il suo interesse per la serialità e per la possibilità di sviluppare uno stesso elemento attraverso infinite variazioni, LeWitt introduce nei Brushstrokes una dimensione più libera, organica e gestuale.
Di particolare interesse è inoltre la provenienza dell’opera, che fu donata e dedicata da Sol LeWitt al suo assistente Andrea “Bobo” Marischalchi, collaboratore nella realizzazione dei celebri Wall Drawings, creando così un diretto legame con una delle esperienze fondamentali della pratica dell’artista.
. Cornice presente -
Lot 62 BEARD PETER (1938 - 2020) FEMALE GERENUK ON THE TIVA IN TSAVO NORTH NEAR KATHEMULA FOR THE END OF THE GAME. stampa fotografica alla gelatina d’argento con inchiostro, disegni, collage di fotografie e ritagli a stampa, elementi vegetali applicati e interventi a tecnica mista. Cm 64,50 x 82,00. firma e titolo
(opera unica)
PROVENIENZA
Opera donata dall'artista all'attuale proprietario
Collezione privata, Italia
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Peter Beard: The End of the Game, Taschen, 2008, p. 147, variante
Peter Beard, Taschen, 2008, tav. 267, variante
Tra fotografia, diario, collage e intervento pittorico, l’opera di Peter Beard costruisce un linguaggio nel quale la documentazione della natura africana si trasforma in un racconto autobiografico e visivo. Stabilitosi in Kenya all’inizio degli anni Sessanta, Beard fotografa per anni il paesaggio e la fauna dell’Africa orientale, sviluppando parallelamente un vastissimo archivio di immagini, annotazioni, ritagli e materiali raccolti durante i suoi viaggi.
Female Gerenuk on the Tiva in Tsavo North Near Kathemula for The End of the Game appartiene a uno dei nuclei più rappresentativi di questa ricerca. Al centro della composizione compare il gerenuk fotografato nella regione dello Tsavo, mentre l'immagine viene trasformata dall'artista attraverso scritte, disegni, fotografie, ritagli e materiali applicati. La fotografia perde così il carattere di semplice documento per diventare un oggetto unico, costruito attraverso successive stratificazioni di memoria ed esperienza.
Il riferimento a The End of the Game è centrale. Pubblicato per la prima volta nel 1965, il libro costituisce uno dei progetti fondamentali di Beard e riunisce fotografie, documenti e testimonianze dedicate alla trasformazione dell'Africa orientale e alla progressiva distruzione del suo ecosistema. Nelle opere successive legate al progetto, Beard amplia ulteriormente questo linguaggio, facendo convivere fotografia, testo manoscritto, disegno e collage in superfici densamente stratificate.
Nella presente opera questo carattere diaristico è particolarmente evidente: intorno alla figura isolata del gerenuk si accumulano immagini di elefanti, leoni e altri animali, frammenti tipografici, disegni e materiali naturali. Compare inoltre la citazione attribuita a Karen Blixen, “What business had I ever, to set my heart on Africa?”, ulteriore richiamo al rapporto personale e culturale di Beard con il continente africano. Il risultato è una sorta di pagina monumentale di diario, nella quale esperienza individuale, memoria e riflessione sulla fragilità del mondo naturale diventano inseparabili. Cornice presente -
Lot 63 TWOMBLY CY (1928 - 2011) VOLTO (RITRATTO MASCHILE). Inchiostro su carta. Cm 24,00 x 33,00. firma
L’opera è inclusa nella sezione memorabilia della Cy Twombly Foundation. Si ringrazia la Cy Twombly Foundation per la gentile collaborazione.
PROVENIENZA
Collezione privata, Rutigliano
Collezione privata, Roma -
Lot 64 WILLIAMS SUE (n. 1954) PIGLET. 1996. Olio su tela. Cm 38,50 x 46,00. sul retro: firma, data, titolo ed etichetta Gian Ferrari Arte Contemporanea, Milano
L’opera è registrata presso la 303 Gallery, New York, che cura l’archivio delle opere dell’artista.
PROVENIENZA
Collezione Claudia Gian Ferrari, Milano
Collezione Jytte & Jarl Borgen, Copenhagen
Collezione privata, Italia
ESPOSIZIONI
Nudo e Crudo: Corpo sensibile / Corpo Visibile, Claudia Gian Ferrari Arte Contemporanea, Milano, 1996
Realizzata nel 1996, Piglet appartiene a una fase significativa della ricerca di Sue Williams, in cui la figurazione esplicitamente narrativa dei primi lavori lascia progressivamente spazio a un linguaggio più libero e frammentato. Il corpo umano, la sessualità e le dinamiche di potere vengono scomposti e rielaborati attraverso una trama di segni, immagini e associazioni visive.
In Piglet, figure umane e animali, dettagli anatomici e forme difficilmente identificabili si distribuiscono sulla superficie senza una gerarchia apparente. Il tratto rapido e nervoso, quasi da disegno automatico, trasforma la composizione in un flusso continuo di immagini, sospeso tra ironia, erotismo e inquietudine. La leggerezza grafica del segno entra così in contrasto con l’ambiguità dei soggetti rappresentati, elemento caratteristico della ricerca di Williams. Cornice presente -
Lot 65 CURRIN JOHN (n. 1962) SPECIAL DAY. 1993. Acquerello su carta. Cm 21,00 x 25,00. sul retro: firma, titolo e data
PROVENIENZA
Galleria Galliani, Genova
Collezione privata, Torino
BIBLIOGRAFIA
F.Bonami, Un urlo lungo un giorno. Kathe Burkhart, John Currin, José A. Hernandez Diez, Tony Oursler, Lorna Simpson, Sue Williams, Galleria Galliani, Genova, 1994
ESPOSIZIONI
Galleria Galliani, Un urlo lungo un giorno, Genova, 27 maggio – 30 settembre 1994
Realizzato nel 1993, Special Day appartiene alla fase cruciale degli esordi di John Currin, quando l’artista sviluppa quel particolare linguaggio figurativo che lo imporrà sulla scena americana nel corso degli anni Novanta. In questi anni Currin concentra la propria ricerca soprattutto sul ritratto, elaborando figure femminili sospese tra osservazione del quotidiano, immagini tratte dalla cultura popolare e riferimenti alla tradizione della pittura occidentale.
L’acquerello occupa un ruolo significativo all’interno di questa ricerca. Nei primi anni Novanta Currin ricorre frequentemente al disegno e alle tecniche su carta come terreno di sperimentazione, sviluppando immagini che possono precedere la pittura ma che mantengono anche una propria autonomia. La rapidità e la trasparenza dell’acquerello gli consentono una maggiore libertà nella deformazione della figura e nell’elaborazione di quell’ambigua tensione tra seduzione e straniamento che diventerà caratteristica della sua opera.
L’opera si colloca così nel momento in cui Currin contribuisce, insieme ad altri protagonisti della sua generazione, al rinnovato interesse per la pittura figurativa e il ritratto negli anni Novanta, recuperando modelli della storia dell’arte e contaminandoli con immagini e stereotipi della cultura contemporanea.
. Cornice presente -
Lot 66 CONDO GEORGE (n. 1957) PANINI'S DOG. 1985. Olio su tela. Cm 16,00 x 26,50. sul retro: firma, titolo, data, etichetta Edward Totah Gallery, London ed etichetta Galerie Bischofberger, Zurich
L'opera è accompagnata da autentica dell'artista su fotografia.
PROVENIENZA
Galerie Bischofberger, Zurigo
Edward Totah Gallery, Londra
Collezione privata, Genova
Collezione privata, Roma
Realizzata nel 1985, Panini’s Dog appartiene alla prima fase della ricerca pittorica di George Condo, sviluppatasi nei primi anni Ottanta e caratterizzata dal confronto con la tradizione della pittura europea e con i linguaggi della cultura americana contemporanea. È proprio in questo periodo che Condo inizia ad affermarsi sulla scena internazionale, elaborando un linguaggio personale fondato sulla rilettura della storia dell’arte e sulla libertà di combinare riferimenti differenti.
L’artista guarda alla tradizione europea, in particolare alla pittura antica e moderna, non per riprodurla fedelmente, ma per appropriarsene e trasformarla attraverso una sensibilità contemporanea. Le sue figure, spesso sospese tra realtà e immaginazione, vengono costruite attraverso deformazioni, semplificazioni e accostamenti inattesi, dando vita a immagini ambigue e psicologicamente cariche.
In Panini’s Dog, il soggetto animale viene restituito attraverso una composizione essenziale e una pittura sintetica, nella quale la figura emerge con immediatezza dal fondo. La ridotta dimensione della tela accentua il carattere intimo dell’immagine, mentre la costruzione della forma rivela già quell’interesse per la deformazione e per la tensione tra riconoscibilità e alterazione che diventerà centrale nella produzione successiva dell’artista.
L’opera testimonia dunque un momento significativo della prima produzione di Condo, quando il confronto con la tradizione figurativa europea si unisce alla ricerca di un linguaggio autonomo e contemporaneo. Cornice presente -
Lot 67 PASCHKE ED (1939 - 2004) NEGRA. 1995. Olio su tela. Cm 178,50 x 101,50. firma e data
sul retro: firma, titolo e data
Si ringrazia Marc Paschke della Ed Paschke Foundation per aver confermato l'autenticità dell'opera.
PROVENIENZA
Galleria Galliani, Genova (opera acquisita direttamente dall'artista)
Collezione privata, Genova
Protagonista della scena artistica di Chicago e tra le figure più significative dei Chicago Imagists, Ed Paschke sviluppa nel corso della sua carriera un linguaggio figurativo fortemente personale, alimentato dalla cultura popolare e dall'universo dei mass media. Alle suggestioni provenienti dal fumetto, dalla pubblicità e dall'immaginario urbano si affianca progressivamente un interesse sempre più marcato per la televisione, il video e le modalità attraverso cui la tecnologia modifica la percezione dell'immagine.
Realizzata nel 1995, Negra appartiene alla fase matura di questa ricerca. Su un campo cromatico dominato dai toni del giallo emergono tre volti, o frammenti di volti, sottoposti a differenti forme di alterazione. I lineamenti appaiono deformati, sovrapposti e attraversati da colori innaturali: verdi, azzurri e rossi intensi trasformano la fisionomia in una presenza quasi elettronica.
La superficie pittorica richiama il linguaggio visivo degli schermi televisivi: sfocature, slittamenti cromatici e interferenze evocano un segnale fuori sincronia o un'immagine video alterata. Paschke traduce così nella pittura gli effetti percettivi dei media elettronici, accentuando quella tensione tra riconoscibilità e straniamento che caratterizza la sua produzione.
Come dichiarò lo stesso Paschke:
«L’idea di tradurre elettronicamente la realtà è un concetto che mi affascina da tempo. La grafica computerizzata, i display digitali, i raggi X e le immagini video scandite da linee hanno influenzato il mio modo di vedere. Impressioni, gesti e impulsi, osservati attraverso lo sguardo dell’intelligenza artificiale, sono diventati parte del nostro linguaggio visivo. I miei dipinti affrontano quindi proprio questo dialogo tra Natura e Tecnologia.»
— Ed Paschke, citato in The 39th Biennial Exhibition of Contemporary American Painting, catalogo della mostra, Washington, D.C., 1985. -
Lot 68 FABRE JAN (n. 1958) EEN BREINBOOM (A BRAIN TREE) . 2008. silicone, argilla polimerica cotta, pittura acrilica. Cm 29,00 x 34,00 x 24,00. L'opera è accompagnata da autentica dell'artista su fotografia e da certificato di autenticità della Deweer Gallery firmato dall'artista.
PROVENIENZA
Collezione privata, Belgio
Deweer Gallery, Otegem, Belgio
Collezione privata, Napoli
Collezione privata, Firenze
ESPOSIZIONI
Hortus/Corpus - Jan Fabre, Kröller-Müller Museum, Otterlo, 10 aprile – 04 Settembre 2011
Medicine and Art: Imagining a Future for Life and Love, Mori Art Museum, Roppongi, 28 Novembre 2009 - 28 Febbraio 2010
BIBLIOGRAFIA
Hortus/Corpus - Jan Fabre, Stefan Hertmans, Evert van Straaten, Kröller-Müller Museum, NAi Publishers, 2011
Medicine and Art: Imagining a Future for Life and Love, Mori Art Museum, Heibon sha, 2009
l cervello costituisce uno dei soggetti più ricorrenti nella ricerca di Jan Fabre, che lo ha esplorato attraverso sculture e disegni come metafora della conoscenza, dell’immaginazione e dei processi di trasformazione. Per l’artista, il cervello non è soltanto l’organo deputato al pensiero, ma un vero e proprio universo interiore, in continuo movimento e capace di generare nuove forme e possibilità.
Nell’opera qui proposta, questa riflessione si traduce nell’immagine di un albero che germoglia direttamente dal cervello. La natura diviene così un prolungamento del pensiero, mentre la crescita vegetale si fa metafora della capacità creativa della mente. Il dialogo tra elemento anatomico e forma organica sintetizza uno dei temi fondamentali della poetica di Fabre: la metamorfosi come condizione permanente dell’esistenza, sospesa tra corpo, natura e immaginazione. -
Lot 69 DI ROSA HERVE' (n. 1959) LE MARIN CHANTANT . 1987. Olio su tela. Cm 155,00 x 155,00. firma e data
PROVENIENZA
Tajan, Parigi, 2 Febbraio 2006
Collezione privata, Napoli -
Lot 70 LOPES BERTINA (1924 - 2012) PREGHIERA. 1970. Olio su tela. Cm 120,00 x 80,00. firma
sul retro: firma, titolo e data
PROVENIENZA
Studio dell'artista, Roma
Galleria Astrolabio, Roma
Collezione privata, Roma -
Lot 71 CHIA SANDRO (n. 1946) PESCA MIRACOLOSA . 2002. Olio su tela. Cm 180,00 x 200,00. firma
sul retro: firma, titolo e data
L'opera è accompagnata da certificato di archiviazione dell'Archivio Sandro Chia.
PROVENIENZA
Galleria Alessandro Bagnai, Arezzo
Collezione privata, Milano
ESPOSIZIONI
Sandro Chia. Storie trascese di teatro, Galleria d'Arte Moderna, Arezzo, 24 marzo - 5 maggio 2013
BIBLIOGRAFIA
Sandro Chia. Storie trascese di teatro, Maretti Editore, Arezzo, p.43 -
Lot 72 MAMBOR RENATO (1936 - 2014) MEGLIO PRENDERE APPUNTI. 2009. Tecnica mista su tela. Cm 120,00 x 80,00. sul retro: firma, titolo e data
L'opera è in corso di archiviazione presso l'Archivio Renato Mambor, Roma.
PROVENIENZA
Collezione privata, Roma -
Lot 73 MAMBOR RENATO (1936 - 2014) ULTIMO SPORT. 2005. olio e smalto su tela grezza tamburata. Cm 140,00 x 110,00. sul retro: firma, titolo e data
L'opera è in corso di archiviazione presso l'Archivio Renato Mambor ed è accompagnata da autentica dell'artista su fotografia.
PROVENIENZA
Collezione privata, Brescia -
Lot 74 MINIATI ROBERTO (n. 1952) LE STANZE CHE CI ABITANO. 2024. Olio su tela. Cm 80,00 x 100,00. sul retro: firma, titolo e data
L'opera è accompagnata da autentica dell'artista su fotografia.
PROVENIENZA
Collezione privata, Roma. Cornice presente