Asta 71 - Dipinti di selezionati XIX e XX secolo.

Presale Asta 71 - Dipinti di selezionati XIX e XX secolo.

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  • Luigi Bisi - "Cappella Palatina Palermo"
    Lot 25

    Luigi Bisi
    Milano 1814 - Milano 1886

    "Cappella Palatina Palermo"
    Olio su tela cm 27,5x23 firmato in basso a sx L.Bisi

    - Luigi Bisi nacque a Milano il 10 maggio 1814 in una famiglia di artisti: suo padre Michele e suo zio Giuseppe erano anch'essi pittori. Iniziò la sua formazione artistica sotto la guida del padre e dello zio, per poi perfezionarsi all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Francesco Durelli. La sua carriera si distinse per una specializzazione nella pittura prospettica, un'arte che lo portò a dedicarsi principalmente alla rappresentazione di interni ed esterni di chiese, con una particolare predilezione per il Duomo di Milano. La precisione tecnica e l'uso sapiente della luce caratterizzarono le sue opere, che riscuosero apprezzamenti in tutta Europa.Nel 1851, Luigi Bisi succedette a Francesco Durelli nella cattedra di prospettiva all'Accademia di Brera, un incarico che mantenne fino alla morte. Oltre alla sua attività artistica, collaborò anche ai restauri del Duomo di Milano, lavorando insieme all'architetto Giovanni Brocca. La sua attività di insegnante e la qualità delle sue opere contribuirono a consolidare il suo nome nel panorama artistico dell'epoca.Morì a Milano l'11 settembre 1886Luigi Bisi nacque a Milano il 10 maggio 1814 in una famiglia di artisti: suo padre Michele e suo zio Giuseppe erano anch'essi pittori. Iniziò la sua formazione artistica sotto la guida del padre e dello zio, per poi perfezionarsi all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Francesco Durelli. La sua carriera si distinse per una specializzazione nella pittura prospettica, un'arte che lo portò a dedicarsi principalmente alla rappresentazione di interni ed esterni di chiese, con una particolare predilezione per il Duomo di Milano. La precisione tecnica e l'uso sapiente della luce caratterizzarono le sue opere, che riscuosero apprezzamenti in tutta Europa.Nel 1851, Luigi Bisi succedette a Francesco Durelli nella cattedra di prospettiva all'Accademia di Brera, un incarico che mantenne fino alla morte. Oltre alla sua attività artistica, collaborò anche ai restauri del Duomo di Milano, lavorando insieme all'architetto Giovanni Brocca. La sua attività di insegnante e la qualità delle sue opere contribuirono a consolidare il suo nome nel panorama artistico dell'epoca.Morì a Milano l'11 settembre 1886.

  • Ambrogio Fermini - "Scalinata di paese"
    Lot 26

    Ambrogio Fermini
    Cernusco sul Naviglio 1811 - Milano 1883

    "Scalinata di paese"
    Olio su tela cm 50x37 firmato in basso a dx A.Fermini

    - Ambrogio Fermini è stato un pittore italiano nato a Cernusco sul Naviglio, presso Milano, nel 1811 e morto a Milano nel 1883. La sua opera si colloca nella pittura lombarda di veduta e di paesaggio dell’età romantica.Si formò all’Accademia di Brera e a partire dal 1838 espose con regolarità alle mostre braidensi, presentando vedute e paesaggi animati da figure. Nel 1860 partecipò all’esposizione di Brera con cinque paesaggi, a conferma di una presenza costante nella vita artistica milanese.Le sue vedute della campagna lombarda hanno un carattere romantico, con ampi orizzonti, luci morbide e piccole figure inserite nel paesaggio. Accanto ad esse si dedicò alla veduta urbana e agli interni delle chiese milanesi, come quello di Sant’Antonio, datato 1879.Al Museo del Risorgimento di Milano è conservato un dipinto firmato Fermini e datato 1860 che rappresenta il combattimento alle Colonne di San Lorenzo durante le Cinque giornate del 1848, entrato nelle collezioni civiche nel 1884. Una sua Veduta di Riva del Garda si trova al Museo Civico di Riva del Garda.Ambrogio Fermini morì a Milano nel 1883.

  • Domenico Pennacchini - "Il gentiluomo 1882"
    Lot 27

    Domenico Pennacchini
    Roma 1860 - 1917

    "Il gentiluomo 1882"
    Acquerello su carta cm 53,5x76,5 firmato in basso a dx D.Pennacchini ( difetti )

    - Domenico Pennacchini è stato un pittore italiano nato a Roma nel 1860 e morto nel 1917. La sua opera si inserisce nella pittura romana di fine Ottocento, con una produzione dedicata al paesaggio, alla veduta e alla scena di genere.Si formò all’Accademia di Belle Arti di Roma e si affermò presto come acquerellista e pastellista, tecniche che predilesse per tutta la carriera. Tra i primi lavori noti figurano Ozio e lavoro, del 1882, e Il ritorno al villaggio, presentato a Milano nel 1885.Partecipò con assiduità alle rassegne romane: espose alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti nel 1886, con Un bacio devoto, e di nuovo nel 1895-96 con Molto le sarà perdonato; alla Società degli Acquarellisti nel 1891, nel 1900 e nel 1906; e dal 1901 alle mostre del gruppo In Arte Libertas, che riuniva intorno a Nino Costa i paesaggisti più attenti allo studio dal vero della campagna romana.Fu presente anche fuori Roma, a Venezia nel 1887, a Berlino nel 1896 e a San Pietroburgo nel 1902, dove espose l’Arco di Tito al Foro romano. Tra i soggetti ricorrenti della sua produzione figurano le vedute di Villa Borghese, della via Appia e dei monumenti antichi della città.I suoi paesaggi sono conservati a Roma alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e alla Galleria Comunale d’Arte Moderna. Domenico Pennacchini morì nel 1917.

  • Ulderico Marotto - "Campagna veronese luglio 46"
    Lot 28

    Ulderico Marotto
    San Michele Extra VR 1890 - 1985

    "Campagna veronese luglio 46"
    Acquerello su carta cm 55x45 firmato in basso a sx Indecifrata

    - Ulderico Marotto è stato un pittore italiano nato a San Michele Extra, alle porte di Verona, il 22 agosto 1890 e morto nella stessa località il 27 febbraio 1985. È ricordato come uno dei più sensibili interpreti della Verona del Novecento, in particolare attraverso l’acquerello.Figlio di una famiglia modesta che gestiva una piccola osteria, dovette lasciare presto la scuola e lavorare come garzone, magazziniere e cameriere, finché la madre non gli trovò un posto di apprendista presso una bottega di decorazione. Frequentò la Scuola serale di Arti e Mestieri di Verona e, dopo il trasferimento della famiglia a Milano nel 1906, seguì i corsi dell’Accademia di Brera e una scuola serale al Castello Sforzesco.Gli studi furono interrotti dal servizio militare, che lo tenne impegnato tra la guerra di Libia e la Prima guerra mondiale fino al 1919. Tornato a Milano aprì uno studio e conobbe il pittore Vincenzo Castelli, che lo avvicinò all’acquerello e con il quale lavorò a lungo; per vivere si dedicò anche alla grafica pubblicitaria.Nel 1942, a causa dei bombardamenti su Milano, si trasferì con la famiglia a Verona, dove aprì uno studio in via Fogge e si concentrò sul paesaggio. Lavorò a tempera e a olio, ma soprattutto ad acquerello, ritraendo piazze, ponti, palazzi e vicoli della città, scorci oggi scomparsi come i ponti provvisori, i mulini e i barconi sull’Adige, i paesi del Garda e i soggiorni estivi in Liguria, sull’Adriatico e a Chioggia. Accanto alle vedute rappresentò la vita quotidiana e i mestieri del tempo, dai sabbiaroli ai traghettatori, dagli spazzacamini alle lavandaie.Uomo schivo e riservato, espose poco e non partecipò mai a concorsi. La sua pittura, realista e luminosa, è stata riscoperta negli ultimi anni con diverse mostre a Verona, tra cui la retrospettiva alla Gran Guardia del 2014. Morì a San Michele Extra nel 1985.

  • Alessandro Milesi - "Canale Veneziano"
    Lot 29

    Alessandro Milesi
    Venezia 1856-1945

    "Canale Veneziano"
    Olio su tela applicata cm 54x38 firmato in basso a dx A.Milesi

    - Alessandro Milesi, figlio di Giovanni Maria, un commerciante all'ingrosso di granaglie, e della sua seconda moglie Lucia Viola, vide la luce a Venezia il 29 aprile 1856. Fu battezzato il 4 maggio nella parrocchia di S. Trovaso, contribuendo così alla ricca tradizione artistica di questa città lagunare.La sua giovinezza fu segnata da sfide economiche a causa della malattia del padre, che lo spinsero a iniziare a lavorare come tabaccaio nei pressi di S. Simeone. Tuttavia, la sua passione per l'arte lo spinse a perseguire una carriera artistica.A soli tredici anni, il 15 novembre 1869, Alessandro si iscrisse all'Accademia di belle arti di Venezia, un importante passo nella sua formazione. Qui studiò con impegno e ottenne risultati lodevoli, come attestato dai documenti conservati negli Archivi dell'Accademia.Il suo percorso artistico lo portò successivamente a Verona, dove seguì il suo insegnante Napoleone Nani. Grazie all'aiuto di Nani, ottenne commissioni importanti, tra cui il dipinto del soffitto di una chiesa a Isola della Scala e altri lavori significativi.Tornato a Venezia, Alessandro Milesi creò opere notevoli, tra cui i ritratti del padre e della madre, esposti in importanti gallerie d'arte. Espose in diverse mostre nazionali ed internazionali, guadagnandosi una crescente reputazione.Le sue opere spesso rappresentavano scene di vita quotidiana veneziana, con gruppi di persone intente al lavoro o alla conversazione, influenzate dalla tendenza artistica di quegli anni. Le sue composizioni richiamavano l'attenzione di collezionisti e artisti stranieri.Nel 1886, Alessandro Milesi si sposò con Maria Ciardi, anch'essa proveniente da una famiglia di artisti. Continuò a dipingere con passione, realizzando ritratti e opere di grande impegno sociale.Partecipò regolarmente alla Biennale di Venezia, esponendo diverse opere che ottennero apprezzamento e premi. Il suo contributo all'arte veneziana fu significativo, con opere che riflettevano la vita e la cultura della città.Nel 1934, realizzò una pala d'altare per la chiesa di S. Teresa a Venezia, una delle rare opere a soggetto religioso della sua carriera.Alessandro Milesi trascorse gran parte della sua vita a Venezia, contribuendo in modo significativo alla scena artistica della città. Morì il 29 ottobre 1945 a Venezia, lasciando un eredità duratura nel mondo dell'arte veneziana. Le sue opere continuano a essere ammirate e studiate per la loro bellezza e autenticità.

  • Cosimo Privato - "Dall'Antiquario"
    Lot 30

    Cosimo Privato
    Venezia 1899-1971

    "Dall'Antiquario"
    Olio su masonite cm 48x33 firmato in basso a dx C.Privato

    - Cosimo Privato è stato un pittore italiano nato a Venezia il 18 settembre 1899 e morto nella stessa città il 28 marzo 1971. La sua opera si inserisce nella pittura veneziana tra le due guerre, con una produzione dedicata alla figura, al paesaggio lagunare e alla marina.Si mise in luce già dalla metà degli anni Venti, ottenendo attenzione sia in ambito locale sia nazionale. Fu tra i più giovani espositori della Biennale di Venezia, alla quale partecipò dal 1926 al 1938, e prese parte alle mostre d’arte italiana organizzate all’estero dalla Biennale, tra cui quella del 1933 alla Künstlerhaus di Vienna.Fu presente inoltre alla terza Biennale romana del 1925, alla seconda Quadriennale di Roma del 1935, alle Esposizioni internazionali di Belle Arti di Fiume del 1925 e del 1927, alla Società per le Belle Arti di Milano e alle mostre sindacali delle Tre Venezie. Sue opere furono acquistate dal re Vittorio Emanuele III, dal Comune di Venezia, dalla Città di Bari, dal Ministero dell’Educazione Nazionale e dalla Banca d’Italia.Nel 1928 vinse il concorso per i cartoni di una decorazione a mosaico destinata al salone di ricevimento del Palazzo Reale del Cairo, lavoro che gli valse l’apprezzamento del re Fuad I. Nel 1935 compì con il pittore Domenico Mori un viaggio per mare a bordo di una petroliera diretta a Costanza, da cui nacque un ciclo di marine e vedute di viaggio, dal Mar Nero ai Dardanelli fino alla costa dalmata.La sua pittura restituisce con freschezza la vita dei canali e della laguna, con figure e bambini colti nella quotidianità veneziana. Morì a Venezia nel 1971.

  • Emanuele Brugnoli - "Canal grande Venezia"
    Lot 31

    Emanuele Brugnoli
    Bologna 1859 - Venezia 1944

    "Canal grande Venezia"
    Acquerello su carta cm 46x61,5 firmato in basso a dx E.Brugnoli

    - Emanuele Brugnoli, nato a Bologna il 2 settembre 1859, fu uno stimato pittore italiano noto soprattutto per le sue straordinarie opere realizzate con la tecnica dell'acquerello. Dopo aver studiato all'Accademia della sua città sotto la guida dello scenografo Valentino Solmi, divenne l'allievo prediletto di quest'ultimo. La sua carriera artistica fu fortemente influenzata dalla sua permanenza a Venezia, iniziata nel 1880 dopo aver trascorso alcune settimane nella città della laguna.A Venezia, Brugnoli entrò in contatto con artisti del calibro di Tito, Serena, Favretto e Milesi, e si dedicò principalmente alla rappresentazione di vedute e paesaggi lagunari. La sua abilità straordinaria nell'uso dell'acquerello divenne evidente, definendo gran parte della sua produzione artistica. Nel 1861, si recò a Londra per partecipare all'Esposizione degli acquerellisti italiani, e da allora partecipò a numerose mostre internazionali.Nel 1886, prese parte alla Promotrice fiorentina, seguita nel 1888 dalla partecipazione all'Esposizione Emiliana di Bologna. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu notevole, partecipando alla seconda edizione nel 1899 e a quelle successive dal 1901 al 1907 e dal 1920 al 1934.Nel 1912, Brugnoli ottenne il titolo di professore di acquerello e incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dirigendo la Scuola Libera di Incisione fino al 1932. Nonostante la sua fama fosse principalmente legata agli acquerelli, dimostrò grande passione anche per l'acquaforte, prendendo ispirazione soprattutto da James McNeill Whistler.La sua notorietà crebbe ulteriormente grazie all'acquisto da parte dell'Imperatore di Germania Guglielmo II di uno dei suoi acquerelli, "Un canale di Venezia". Brugnoli continuò a esporre regolarmente alle Internazionali veneziane, guadagnandosi l'attenzione critica per la sua maestria artistica.Emanuele Brugnoli si spense a Venezia il 22 marzo 1944, lasciando un lascito duraturo nel mondo dell'arte, soprattutto per la sua abilità distintiva nell'uso dell'acquerello e dell'acquaforte.

  • Alessio Issupoff - "Contadini"
    Lot 32

    Alessio Issupoff
    Viatka 1889 - Roma 1957

    "Contadini"
    Olio su tavola cm 30x50 firmato in basso a dx Alessio Issupoff

    - Alessio Issupoff, nome italianizzato di Aleksej Vladimirovič Isupov, è stato un pittore russo nato a Vjatka, l’attuale Kirov, il 10 marzo 1889 e morto a Roma il 17 luglio 1957. La sua opera unisce la tradizione realista russa a una pittura luminosa di matrice impressionista, sviluppata in gran parte in Italia.Figlio di un incisore e doratore di icone, ricevette le prime nozioni dagli artigiani che lavoravano con il padre. Studiò poi alla Scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca, dove fu seguito da Apollinarij Vasnecov ed ebbe come insegnanti Valentin Serov e Konstantin Korovin, diplomandosi nel 1912.Richiamato alle armi nel 1915, fu destinato a Taškent, e il contatto con il Turkestan, in particolare con Samarcanda, segnò profondamente la sua pittura. Congedato nel 1917, si stabilì a Samarcanda, dove diresse un comitato per la tutela e il restauro dei monumenti e dipinse mercati, case da tè e architetture. Tornato a Mosca nel 1921, attraversò un periodo di difficoltà economiche.Nel 1926 si recò in Italia per motivi di salute e vi rimase per il resto della vita. Nello stesso anno tenne la prima personale a Roma, seguita da mostre in altre città italiane, e nel 1930 partecipò alla Biennale di Venezia, dove ottenne un riconoscimento che segnò il culmine della sua carriera. In Italia dipinse spesso a memoria la Russia prerivoluzionaria, con betulle, paesaggi innevati, cavalli, slitte e scene di vita contadina, ma anche paesaggi italiani trasfigurati in chiave russa.La sua pittura si distingue per la pennellata larga, il primato del colore sul disegno e la delicatezza della gamma cromatica; sviluppò inoltre una tecnica a tempera su tavola ispirata all’icona e alla miniatura orientale. Morì a Roma nel 1957 e fu sepolto nel cimitero acattolico del Testaccio. Le sue opere sono conservate al Museo d’arte di Vjatka, alla Galleria Tret’jakov e in collezioni italiane ed europee.

  • Norberto Pazzini - "Cascinale rustico"
    Lot 33

    Norberto Pazzini
    Verucchio (Rimini) 1856 - 1937

    "Cascinale rustico"
    Olio su tavola cm 23x45 firmato in basso a dx N.Pazzini

    - Norberto Pazzini è stato un pittore italiano nato a Verucchio, in Romagna, il 2 giugno 1856 e morto nella stessa località il 1° aprile 1937. La sua opera si colloca nella pittura di paesaggio romana di fine Ottocento, nell’ambito della cerchia di Nino Costa.Di famiglia modesta, nel 1874 si trasferì a Roma, dove studiò fino al 1879 alla Scuola del Museo artistico industriale, mantenendosi con l’esecuzione di tavole anatomiche per l’Ospedale di Santo Spirito. Nell’estate del 1879 tornò per alcuni mesi a Verucchio e dipinse Rimini dopo la pioggia, opera che ebbe un’influenza sugli artisti riminesi che in quegli anni si avvicinavano alla pittura dal vero.Rientrato a Roma, si inserì rapidamente nell’ambiente artistico della capitale, stringendo rapporti con Napoleone Parisani e Giulio Aristide Sartorio. Dal 1884 fu legato da amicizia a Nino Costa, che considerò sempre il suo maestro e che lo coinvolse nella Scuola Etrusca e nella società In Arte Libertas, con la quale espose fin dalla fondazione nel 1886. Partecipò inoltre alle mostre degli Amatori e Cultori dal 1885 e a quelle degli Acquarellisti dal 1903 al 1913.Su suggerimento di Costa soggiornò in Umbria, in Toscana e in Campania, studiò la pittura del Quattrocento e si avvicinò al gusto preraffaellita. La sua produzione, dedicata quasi interamente al paesaggio, ha un carattere lirico e pastorale, con un colore fresco e vivace e una costante attenzione allo studio dal vero.Tenne personali a Milano nel 1922 e a Roma nel 1934. Sue opere sono conservate alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, tra cui Aratura del 1899, all’Accademia di San Luca e alla Pinacoteca comunale di Ravenna. Morì a Verucchio nel 1937.

  • Giovanni Cappelli - "Figura 1961"
    Lot 34

    Giovanni Cappelli
    Cesena 1923 - 1994

    "Figura 1961"
    Olio su tela cm 40x50 firmato in basso a sx Cappelli

    - Giovanni Cappelli è stato un pittore italiano nato a Cesena il 17 febbraio 1923 e morto nel 1994. La sua opera si colloca nella pittura italiana del secondo dopoguerra, in un percorso che dal neorealismo conduce al realismo esistenziale.Di famiglia contadina, da ragazzo conobbe il pittore Pino Conti, ospite dell’abbazia di Santa Maria del Monte a Cesena, incontro che gli aprì la strada verso l’arte. Dopo aver lavorato come falegname, si iscrisse al Liceo artistico di Bologna e frequentò la Scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Virgilio Guidi. Con Alberto Sughi e Luciano Caldari è considerato tra i fondatori della cosiddetta scuola cesenate.Nel 1947 si trasferì a Torino per raggiungere l’amico Sughi e nel 1949 a Roma, dove entrò in contatto con il Gruppo Arte Sociale e con i pittori del Portonaccio, tra cui Renzo Vespignani. Le opere di questi anni, di convinta adesione neorealista, sono dedicate al mondo contadino e al lavoro, con richiami a Fattori e a Viani.Nel 1953 tenne la prima personale alla Galleria Bergamini di Milano, con la quale espose più volte fino al 1966. Partecipò alla Biennale di Venezia del 1956 e alla Quadriennale di Roma del 1963, e fu presente alle rassegne di arte italiana a Mosca, Leningrado, Varsavia, dove ottenne un secondo premio alla mostra della giovane pittura europea del 1957, e Sydney. Vinse inoltre il Premio Vado Ligure nel 1954, un premio al Premio Suzzara nel 1957 e un secondo premio alla Biennale di Alessandria d’Egitto nel 1970.Nel 1959 si stabilì a Milano, dove visse e lavorò fino alla fine. L’amicizia con Giuseppe Banchieri, Gianfranco Ferroni e Tino Vaglieri lo avvicinò al realismo esistenziale: i temi rurali lasciarono il posto alla realtà metropolitana, con un’attenzione a Giacometti e a Francis Bacon, e in seguito a una riflessione più introspettiva, con una pittura che tende verso l’informale. Si dedicò anche alla pittura sacra, con pale d’altare per chiese del Cesenate. Nel 1977 fu tra i promotori della cooperativa Coop. 77 Arti Visive.Tra le mostre più importanti figura la personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1989. Sue opere sono conservate in collezioni italiane e straniere, da Budapest a New York, da Berna a Mosca e San Pietroburgo. Morì nel 1994.

  • Anselmo Bucci - "Zinnie 1944"
    Lot 35

    Anselmo Bucci
    Fossombrone - 1887 - Monza 1955

    "Zinnie 1944"
    Olio su tavola cm 60x50 firmato in basso a dx Bucci

    - Anselmo Bucci, figlio di Achille Muzio, nacque il 23 maggio 1887 a Fossombrone. Dopo aver completato gli studi classici al liceo Marco Foscarini di Venezia, si dedicò al disegno presso la scuola di Francesco Salvini a Este. Nel 1904-05, fu allievo dell'Accademia di Brera a Milano e nel 1906 si trasferì a Parigi, rimanendovi fino al 1915 e concentrando la sua attenzione sull'incisione. Durante questo periodo, realizzò diverse raccolte di incisioni, ispirate alla cultura grafica francese post-impressionista, come "Le petit Paris qui bouge" (1908) e "Paris qui bouge" (1909), ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.Il suo stile si rifletteva sia nelle influenze del post-impressionismo francese che nelle tracce dello studio del Fattori, mantenendo una maniera secca e evitando la retorica. Il periodo parigino segnò un momento significativo per l'arte di Bucci, in cui si avvicinò al gusto di artisti come Jean-François Raffaelli e Pierre Bonnard, influenze evidenti in opere come "L'écraseur," "Touaregs à Paris," "Avenue Rachel," e altre.Durante la prima guerra mondiale, Bucci fu volontario di guerra e documentò la vita sul fronte attraverso incisioni e litografie, come le "Croquis du front italien" (1918) e "Marina a terra" (1918). Dopo la guerra, la sua arte subì un cambiamento significativo. Pur essendo un abile incisore, Bucci decise di esplorare la pittura, orientandosi verso un ritorno al classicismo, in contrasto con le correnti avanguardiste.Nel 1922, Bucci fu il promotore del gruppo "Novecento italiano", che cercava di favorire un orientamento neoclassico. Il suo impegno maggiore in questo periodo fu il dipinto "I pittori" (1921-1924), che rappresentava il suo pensiero antitetico ai movimenti d'avanguardia. Bucci mantenne il suo distacco ideale dalla contemporaneità, sostenendo la preferenza per gli antichi rispetto ai moderni.Nel corso degli anni successivi, Bucci si affermò anche come scrittore, pubblicando opere come "Il libro della Bigia" (1942) e contribuendo con articoli al Corriere della Sera. Morì a Monza il 19 novembre 1955, lasciando un'impronta significativa nell'ambito artistico italiano, con la sua straordinaria vitalità, indipendenza morale e ironia che si manifestava sia nelle sue opere grafiche che nella sua produzione letteraria.

  • Carlo Cherubini - "Natura morta"
    Lot 36

    Carlo Cherubini
    Ancona, 1897 - Venezia, 1978

    "Natura morta"
    Olio su tela cm 32x44,5 firmato in alto a sx Carlo Cherubini

    - Carlo Cherubini nacque ad Ancona il 27 luglio 1897 da Giuseppe Cherubini, anch'egli pittore, e Adelia Ceroni. Ancora bambino, si trasferì con la famiglia a Venezia, stabilendosi in campo Santo Stefano al piano nobile di Palazzo Pisani. Primogenito di quattro fratelli, frequentò il liceo classico e, da studente, compì un viaggio significativo in Germania.La sua carriera artistica ebbe inizio precoce: nel 1913 partecipò all'ottava mostra collettiva di Ca' Pesaro a Venezia e, l'anno successivo, espose alla Biennale di Venezia con l'opera "Bambino pensoso", risultando l'artista più giovane in esposizione. In seguito, partecipò ad altre tre edizioni della Biennale di Venezia nel 1922, 1924 e 1926.Nel 1927 si trasferì a Parigi, dove decorò il Lido des Champs-Élysées. Nel 1929, presso la Galerie de la Renaissance della capitale francese, venne organizzata una sua personale. Nel 1930 ricevette la Mention Honorable e nel 1932 la Médaille d'Argent. A Parigi dipinse inoltre l'opera "Si jeunesse savait" e il ritratto di Gorge de la Fouchardière.Nel 1933 si recò a New York, dove dipinse per il Lido Club di Long Island. Nel 1937 espose a Pittsburgh. Nel 1940 tornò a Venezia, dove eseguì una decorazione al ristorante Al Colombo.I soggetti riconoscibili e caratteristici della sua produzione artistica includono il nudo femminile, le figure in maschera e il paesaggio veneziano. La sua stesura pittorica vibrante e luminosa, caratterizzata da colori vivaci, è di particolare suggestione e identificativa del pittore .Diverse mostre sono state dedicate a Carlo Cherubini: nel 2012 si è tenuta la mostra "Carlo Cherubini. Un pittore veneziano a Parigi" alla Galleria Nuova Arcadia di Padova, e nel 2015, a Scorzè, Villa Orsini, si è svolta un'altra mostra omonima. Nel 2011 è stato pubblicato un catalogo delle sue opere, a cura di Guido Moro e Michele Rovoletto.Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Pinacoteca di Ascoli Piceno e la Galleria d'Arte Moderna Marangoni di Udine .Carlo Cherubini morì a Venezia nel 1978.

  • Donato Frisia - "Pentole in rame 1960"
    Lot 37

    Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953

    "Pentole in rame 1960"
    Olio su tela cm 62x102 firmato in basso a dx Frisia

    - Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

  • Donato Frisia - "Casale in campagna 1944"
    Lot 38

    Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953

    "Casale in campagna 1944"
    Pastello su carta cm 38,5x48,5 firmato in basso a dx D.Frisia

    - Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

  • Francesco Domeneghini - "Bozzetto per soffitto 1912"
    Lot 39

    Francesco Domeneghini
    Breno ( BS ) 1860 - Bergamo 1950

    "Bozzetto per soffitto 1912"
    Olio su tavola diametro cm 50 firmato in basso a sx F.Domeneghini

    - Francesco Domeneghini è stato un pittore e decoratore italiano nato a Breno, in Valle Camonica, il 5 ottobre 1860 e morto a Bergamo il 10 maggio 1950. La sua opera si divide tra la decorazione d’interni e la pittura da cavalletto, tra la Lombardia e il Sud America.Si formò nella bottega del pittore Giuseppe Rota, attivo nella decorazione di dimore aristocratiche, e proseguì gli studi a Roma, dove frequentò la Scuola del costume per lo studio dal vero della figura.Nel 1888 si trasferì in Sud America, dove svolse un’intensa attività di decoratore. Le commissioni di questo periodo sono documentate da un diario conservato dagli eredi, anche se la maggior parte delle opere è andata perduta.Rientrato in Italia, si stabilì a Bergamo, dove insegnò per molti anni all’Istituto Andrea Fantoni, contribuendo alla formazione di numerosi giovani decoratori e artigiani. Parallelamente realizzò un’ampia produzione di dipinti da cavalletto, dedicati al paesaggio, alla veduta urbana e al ritratto.Morì a Bergamo nel 1950, lasciando in eredità al paese natale la sua collezione di opere di artisti bergamaschi dal Cinquecento al Settecento.

  • Riccardo Galli - "Parigi a Montmartre"
    Lot 40

    Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944

    "Parigi a Montmartre"
    Olio su tela cm 35x43,5 firmato in basso a dx Riccardo Galli

    - Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.

  • Riccardo Galli - "Traghetto a Bergen"
    Lot 41

    Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944

    "Traghetto a Bergen"
    Olio su tavola cm 43x36 firmato in basso a sx Riccardo Galli

    - Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.

  • Antonio Pasinetti - "Il raccolto"
    Lot 42

    Antonio Pasinetti
    Montichiari 1863 - Milano 1940

    "Il raccolto"
    Olio su tela cm 33x48 firmato in basso a sx A.Pasinetti

    - Antonio Pasinetti è stato un pittore italiano nato a Montichiari, in provincia di Brescia, il 2 agosto 1863 e morto a Milano il 13 maggio 1940. La sua opera si colloca nella pittura lombarda tra Otto e Novecento, in un percorso che dal naturalismo attraversa il simbolismo e il divisionismo fino al clima del Novecento.Figlio di commercianti di seta e filati, ricevette le prime nozioni dal pittore Faustino Zanini a Montichiari e frequentò poi a Brescia lo studio di Luigi Campini e la scuola civica di disegno. Nel 1880 entrò all’Accademia di Brera come allievo di Vespasiano Bignami e tra il 1882 e il 1883 studiò a Verona con Napoleone Nani. Tornato a Montichiari, fondò una scuola di arti e mestieri e insegnò disegno a Salò.Esordì a Brera nel 1884 con una Veduta del Garda che attirò l’attenzione della critica. Nel 1889 si stabilì definitivamente a Milano, dividendo inizialmente lo studio con lo scultore Paolo Troubetzkoy, e strinse amicizia con Mosè Bianchi, Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Leonardo Bistolfi e Antonio Mancini, frequentando la Famiglia Artistica.Espose alle Triennali di Brera, alla Permanente, a Torino, Brescia, San Pietroburgo, San Francisco, alla Biennale di Venezia del 1926, a Roma e a Firenze. Fu soprattutto un ritrattista molto richiesto dalla borghesia lombarda, autore tra gli altri dei ritratti di Giuseppe Zanardelli, Ruggero Leoncavallo e Giosuè Carducci. Accanto al ritratto si dedicò al paesaggio, dai laghi lombardi alle Alpi e alla Val Seriana, alle vedute di Venezia, dove soggiornò quasi ogni anno, e al Trittico di Caprera del 1915, oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.Negli anni Venti, attraverso l’amicizia con Margherita Sarfatti, Gian Emilio Malerba e Arturo Tosi, si avvicinò al Novecento, acquisendo una maggiore solidità dei volumi. Morì improvvisamente nel suo studio milanese nel 1940, mentre lavorava a Il Bacio. Dal 2007 la Pinacoteca civica Antonio e Laura Pasinetti di Montichiari conserva circa cinquecento sue opere insieme ai materiali dello studio.

  • Ferdinando Silvani - "Mattino spiaggia Gargnano"
    Lot 43

    Giovanni Salviati - Ferdinando Silvani

    Venezia 1881 – 1950


    "Mattino spiaggia Gargnano"

    Olio su tavola cm 23,5x38 firmato in basso a sx F.Silvani


    -

  • Pompilio Seveso - "L'ora della frutta"
    Lot 44

    Pompilio Seveso
    Milano 1877 - 1949

    "L'ora della frutta"
    Olio su tela cm 77x58,5 firmato in basso a sx P.Seveso

    - Pompilio Seveso è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1877 e morto nella stessa città il 3 settembre 1949. La sua opera si inserisce nella pittura lombarda di paesaggio tra Otto e Novecento, in un percorso che dal divisionismo conduce a un naturalismo di matrice post-scapigliata.Nato in una famiglia modesta, iniziò a dipingere giovanissimo e frequentò l’Accademia di Brera tra il 1893 e il 1895, seguendo poi la scuola del nudo dal 1904 al 1909 e di nuovo tra il 1915 e il 1916. Per il resto si formò da autodidatta, studiando l’opera di Leonardo Bazzaro, Emilio Longoni e Filippo Carcano, con i quali strinse rapporti di amicizia.Determinante fu in particolare il legame con Longoni, con il quale dipinse spesso in montagna. Nei primi anni del Novecento adottò per un lungo periodo la tecnica divisionista, in sintonia con la cerchia di Angelo Morbelli e di Sallustio Fornara; a questa fase appartengono opere come I pastorelli, Sottobosco, In Valtellina e Primo sole, considerato il suo capolavoro.In seguito la sua pittura assunse un carattere più vicino alla tradizione post-scapigliata, accostandosi ai modi di Bazzaro e di Eugenio Gignous. Tutte le sue opere nascono dall’osservazione diretta della natura, soprattutto nei luoghi dei suoi soggiorni a Feriolo sul Lago Maggiore, in Valmalenco e in Valtellina.Espose tra l’altro alla Mostra di Belle Arti di Milano del 1924. Morì a Milano nel 1949; la sua stagione divisionista è stata riscoperta nella mostra La luce nel colore, tenuta a Brescia nel 2006.

  • Mario Menin - "Maternita'  rurale"
    Lot 45

    Mario Menin
    Padova 1896 - 1962

    "Maternita'  rurale"
    Olio su tela cm 70x100 firmato in basso a dx M.Menin

    - Mario Menin è stato un pittore italiano nato a Padova il 9 dicembre 1896 e morto a Lissone il 12 dicembre 1961. È ricordato soprattutto per la pittura di battaglia legata al futurismo, ma la sua produzione attraversa fasi molto diverse.Figlio di Luigi Menin e Pasqua Rinaldi, studiò all’istituto d’arte di Padova, dove poi insegnò dopo il diploma conseguito a Venezia. Le prime opere, come un Compianto sul Cristo morto, mostrano toni arcaizzanti e un realismo magico vicino a Felice Casorati. Chiamato alle armi nel 1915, l’anno successivo conobbe Filippo Tommaso Marinetti, che acquistò un suo disegno.Nel 1935 partì volontario per l’Africa orientale, dove ritrovò Marinetti, avviando un sodalizio che durò fino alla morte di quest’ultimo. Su suggerimento di Marinetti dipinse dal vero grandi scene di battaglia dai colori accesi, costruite su linee di forza dinamiche, accanto a paesaggi etiopici e scene di vita militare. Alla Biennale di Venezia del 1936 espose nel padiglione futurista, dove il suo Combattimento Debrambà fu acquistato da Mussolini; Autocarrette nel Tembien è oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.Negli anni successivi partecipò alle mostre di aeropittura futurista, alle Biennali del 1938 e del 1942, alle Quadriennali romane del 1939 e del 1943 e alla Triennale delle Terre italiane d’oltremare di Napoli. Nel 1939 lavorò con A. G. Ambrosi al restauro delle lunette del chiostro di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, eseguendo poi gli affreschi dell’abside.Nel dopoguerra abbandonò lo stile futurista e i soggetti bellici, lavorando in modo appartato a scene sacre, nature morte e scene di genere, con forme semplificate e richiami a Gauguin. Trascorse gli ultimi anni a Lissone, dove espose alla Famiglia Artistica Lissonese, e dove morì nel 1961.

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Asta 71 - Dipinti di selezionati XIX e XX secolo.

Gentili amici e collezionisti,

siamo lieti di presentarvi il catalogo dell’Asta 71, dedicata ai dipinti selezionati del XIX e XX secolo: 45 opere tra paesaggio, veduta, ritratto e natura morta.

L’asta si terrà sabato 24 ottobre 2026 alle ore 15:00. Le offerte sono già aperte e possono essere inserite fin da ora online oppure tramite il nostro staff.

La diretta avrà inizio alle ore 15:00 del giorno dell’asta.

Tra gli artisti presenti segnaliamo, tra gli altri, opere di:

Pompeo Mariani, Emilio Gola, Leonardo Bazzaro, Alessandro Milesi, Anselmo Bucci, Riccardo Galli, Alessio Issupoff, Harry Brooker, Donato Frisia, Giuseppe Casciaro e molti altri.

Un piccolo nucleo del catalogo è dedicato alla montagna, con il Cervino di Leonardo Roda, il Monte Rosa di Riccardo Galli e il Monte Bianco di Angelo Abrate.

Le opere sono visibili in esposizione su appuntamento, prenotando al 351 3351356.

Come sempre restiamo a vostra completa disposizione per condition report, immagini aggiuntive, offerte telefoniche e qualsiasi ulteriore informazione sui lotti in catalogo.

Con i più cordiali saluti,

Jacopo Minetta

Sessions

  • 24 October 2026 hours 15:00 Sabato, ore 15:00 (1 - 45)

Exhibition

MOSTRA ASTA


La visione delle opere, presso la sede di Brescia, Via Fratelli Cairoli 26, è su appuntamento, via telefono o whatsapp +39 351 3351 356.

Payment and Shipping

Contanti fino a 4.999 euro,

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bonifico bancario,

carta di credito (Potrebbero applicarsi commissioni)


Per ricevere preventivi dettagliati riguardanti le spedizioni, vi invitiamo gentilmente a inviarci una email all'indirizzo aste@galleriasantagiualia.com. Il costo medio delle spedizioni varia solitamente da 40 a 100 euro, a seconda della tecnica e delle dimensioni del dipinto.

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