Presale DIPINTI ANTICHI, DEL XIX SECOLO E ICONE
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Lot 1 Hendrick Van Somer (Lokeren 1607 - Napoli 1656) bottega di
San Girolamo
Olio su tela
134 x 105 cm
L'opera si ispira al dipinto di collezione privata francese pubblicato in Giuseppe Porzio, La scuola di Ribera, pag. 171 foto 129
Van Somer, italianizzato in Enrico Fiammingo, è da annoverare tra le più significative personalità artistiche presenti a Napoli nel corso del Seicento. Giunto nel 1624, lo ritroviamo nella bottega del Ribera al quale si rifà sovente nei modelli grafici. Inoltre nella modulazione della luce e nell'organizzazione dei chiaroscuri si evidenzia la sua attenzione verso Caravaggio. Nei decenni successivi Van Somer medita sul panorama pittorico che lo circonda ammorbidendo le tensioni tenebrose e naturalistiche prestandosi a una pittura di tipo neo-veneta basata sulla forza espressiva del colore.
Hendrick van Somer (Lokeren 1607 - Naples 1656) workshop of
Saint Jerome
Oil on canvas
134 × 105 cm
The painting is inspired by the work in a French private collection, published in Giuseppe Porzio, La scuola di Ribera, p. 171, fig. 129 -
Lot 2 Michiel Jansz van Mierevelt, Miereveld, Miereveldt (Delft 1566 - 1641) attribuito
Ritratto di nobiluomo con gorgiera
Olio su tela
65 x 52 cm
Michiel si formò inizialmente con Willem Willemsz e Augustijn a Delft, poi a Utrecht con Anthonie Blocklandt van Montfoort. Nel 1583 entrò nella Corporazione di San Luca di Delft, città dove svolse un’intensa attività pittorica. Negli anni Venti del Seicento fu attivo anche all’Aia, presso la corte degli Orange-Nassau, entrando nella locale Gilda. Fu pittore di corte per gli Orange-Nassau ed fu uno dei massimi ritrattisti del Secolo d'oro olandese, ricevendo riconoscimenti e commissioni anche da sovrani esteri come il re di Svezia, l’arciduca d’Austria e Carlo I d’Inghilterra.
Michiel Jansz van Mierevelt, Miereveld, Miereveldt (Delft 1566 - 1641) attributed
Portrait of a Nobleman with Ruff
Oil on canvas
65 × 52 cm -
Lot 3 Scuola francese o fiamminga del XVIII secolo
Fiori in vaso di porcellana
Olio su tela
43 x 53 cm
French or Flemish school of the 18th century
Flowers in a Porcelain Vase
Oil on canvas
43 × 53 cm -
Lot 4 Scuola italiana del XVIII secolo
Annunciazione
Olio su rame dorato con inserti in metallo argentato
30 x 30 cm
Italian school of the 18th century
Annunciation
Oil on gilt copper with silvered metal inserts
30 × 30 cm -
Lot 5 Jacob van der Kerckhoven, Giacomo da Castello (Anversa 1636/1637 - Venezia post 1712) attribuito
Natura morta con cacciagione
Olio su tela
50 x 65 cm
Fu allievo di Jan Fyt ad Anversa, poi di David de Koninck e Pieter Boel. Resosi indipendente, verso il 1660 si trasferì a Venezia dove lo ritroviamo inserito nel panorama pittorico lagunare col nome italianizzato di Giacomo da Castello. Seppur stabilmente attivo a Venezia, le sue composizioni mantengono l'inquadratura ravvicinata nordica e il consueto amore per il dettaglio. Nella sua bottega si formò Giovanni Agostino Cassana.
Jacob van der Kerckhoven, Giacomo da Castello (Antwerp 1636/1637 - Venice after 1712) attributed
Still Life with Game
Oil on canvas
50 x 65 cm -
Lot 6 Scuola veneta o lombarda del XV/XVI secolo
San Giovanni Battista
Olio su tavola
46 x 32 cm
Venetian or Lombard school of the 15th/16th century
Saint John the Baptist
Oil on panel
46 × 32 cm -
Lot 7 Paolo De Matteis (Piano Vetrale 1662 - Napoli 1728) attribuito
Banchetto di Antonio e Cleopatra
Olio su tela
46 x 51 cm
Iniziato alla pittura prima da Francesco Di Maria e poi da Luca Giordano, nel 1682 fu a Roma con Giovanni Maria Morandi, che lo introdusse negli ambienti dell'Accademia di San Luca. A Roma furono fondamentali alla creazione del suo stile le influenze di Pietro da Cortona e Carlo Maratta. Fu attivo a livello europeo: dal 1703 al 1705 lavorò a Parigi sotto la protezione di Luigi XIV, dopo essere tornato in Italia operò in Calabria e a Genova. Dopo il rientro a Napoli, qualche anno più tardi tornò a Roma dove, tra le molte importanti commissioni, operò per Papa Innocenzo XIII. Fu il maestro di valenti artisti, quali: Inácio de Oliveira, Francesco Peresi, Francesco, Gennaro, Giovanni e Antonio Sarnelli, Giuseppe Mastroleo, Vincenzo Fato, Nicola de Filippis e Domenico Guarino e la figlia Mariangiola De Matteis.
Paolo De Matteis (Piano Vetrale 1662 - Naples 1728) attributed
The Banquet of Antony and Cleopatra
Oil on canvas
46 x 51 cm -
Lot 8 Domenico Fiasella, Il Sarzana (Sarzana 1589 - Genova 1669) attribuito
Madonna col Bambino e Sant'Anna
Olio su tela
123 x 95 cm
Domenico si formò a Genova nei primissimi anni del Seicento grazie agli insegnamenti di Giovanni Battista Paggi. Arricchì le sue conoscenze in un decennio (1606-1616) trascorso a Roma, dove entrò in contatto con i grandi autori del secolo precedente: Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti, Tiziano e Sebastiano del Piombo. Inoltre entrò in contatto con Caravaggio e i cosiddetti Caravaggisti, nonché con le novità classiciste dei Carracci e dei loro allievi. Tornò a Sarzana nel 1617, dove dipinse per la parrocchiale di San Lazzaro e nella chiesa di San Francesco. Successivamente ricevette molte commesse sia in Liguria, sia in terra padana a Mantova, Piacenza e sino a Napoli e a Palermo. Verso la metà del Seicento, raggiunta la maturità artistica e il giusto riconoscimento, dipinse, tra gli altri, la grande Assunzione di Nostra Signora del Monte e fornì disegni e progetti per le statue ufficiali a Genova. Fu amico di Orazio Gentileschi, attivo a Genova dal 1621 al 1625, del quale assunse il figlio Francesco all'interno della sua bottega. Propenso a condividere delle esperienze con artisti venuti da altri contesti, collaborò, tra gli altri, con Domenico Cresti, o Crespi, detto il Passignano. Ebbe anche una notevole attività formativa verso i giovani artisti liguri; ricordiamo tra i suoi allievi: Gregorio De Ferrari e Giovanni Battista Casoni.
Domenico Fiasella also called Il Sarzana (Sarzana 1589 - Genoa 1669) attributed
The Virgin and Child with Saint Anne
Oil on canvas
123 × 95 cm -
Lot 9 Alberto Carlieri (Roma 1672 - 1720 circa)
Personaggi nei pressi di rovine in riva al mare - Personaggi tra le rovine e antico sarcofago
Olio su tela
27 x 30 cm
Alberto Carlieri studiò la pittura rovinista con Giuseppe de Marchis. In seguito frequentò Andrea Pozzo, del quale divenne allievo e collaboratore. Da quest'ultimo apprese la ricchezza espositiva caratterizzata dall'architettura e dall'impianto del disegno, con la capacità di ravvivare le composizioni con scene aneddotiche. Dal punto di vista coloristico, sono peculiari sia il gioco di luce tra le architetture sia il contrasto chiaroscurale. Grazie alle ombre contrapposte a colori smaltati delle parti in luce, le sue opere si connotano per la brillante e posata eleganza. L’impostazione frontale delle sue architetture talvolta ricorda i lavori di Viviano Codazzi e Giovanni Ghisolfi, sebbene per Carlieri le rovine siano più una quinta utile per architettare gli spazi e gli effetti luminosi piuttosto che il tema portante della sua pittura. La sua arte e quella di Alessandro Salucci furono inoltre l’incipit per il più grande pittore di architetture e rovine, ovvero Gian Paolo Panini.
Alberto Carlieri (Rome 1672 - c. 1720)
Figures near Ruins by the Seashore - Figures among Ruins with an Ancient Sarcophagus
Oil on canvas
27 × 30 cm -
Lot 10 Giovanni Paolo Pannini o Panini (Piacenza 1691 - Roma 1765) attribuito
Rovine e personaggi
Olio su tela
49 x 65 cm
L'opera trova preciso riferimento con la tela Predica di una sibilla, pubblicata in Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, opera n. 44 a pag. 239. Con tutta la cautela del caso, visti i colori plumbei ancora legati alla lezione di Giovanni Ghisolfi, si può ipotizzare che si tratti della prima versione del soggetto.
L'incisione eseguita da Catherine-Elisabeth Lempereur, ove riporta "Jean Paul Pannini pinx.", fornisce la prova circa la paternità di questa invenzione.
I riferimenti di riscontro sono molti e riguardano diverse opere, tra queste:
La fontana a destra e i due rocchi di colonna: Duello (Collezione Pino di Roma), Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, opera n. 45 a pag. 239
L'intera scena ad esclusione della fontana e della piramide: Predica di una sibilla (Museo di Douai), Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, opera n. 46 a pag. 239
Il rilievo scultoreo con satiro che insegue una ninfa, il grande vaso e la piramide: Predica di una sibilla (Cassa di Risparmio di Piacenza in deposito presso il Museo Civico di Piacenza) opera firmata, Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, opera n. 264 a pag. 364. Idem per la replica conservata al Museo del Louvre di Parigi, Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, opera n. 266 a pag. 365.
Studiò inizialmente nella sua città natale la scenografia teatrale, passando poi a Roma nel 1711, dove entrò nella bottega di Benedetto Luti. Affascinato dai resti dell'antica Roma, prese a modello altri protagonisti della scena romana, formandosi una personale produzione artistica, ove le rovine erano testimoni di scena tratte da testi sacri o di letteratura antica. Le sue quinte architettoniche, quanto le sue vedute, non sono allusioni al tempo e alla caducità dell'uomo ma luoghi di cristallina bellezza che esaltano la grandezza del tempo antico e la bellezza della città eterna. Ebbe l'intelligenza di usare la sua straordinaria tecnica in temi a lui congeniali dopo aver osservato e meditato quanto avessero dipinto altri interpreti della cultura pittorica romana a lui affini, come Alberto Carlieri, Stefano Orlandi, Gaspare Vanvitelli, Jan Frans van Bloemen e Andrea Locatelli e soprattutto Giovanni Ghisolfi. Ebbe molto successo sia di pubblico che accademico; nel 1718 fu ammesso alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, ed insegnò sia all’Accademia di San Luca, sia all’Académie de France. Nella sua bottega si formarono numerosi artisti, tra i quali Giovanni Niccolò Servandoni, Antonio Ioli, Charles-Louis Clérisseau, Claude-Joseph Vernet, Jean-Honoré Fragonard e, soprattutto, Hubert Robert, che fu il suo miglior allievo.
Giovanni Paolo Pannini or Panini (Piacenza 1691 - Rome 1765) attributed
Ruins with Figures
Oil on canvas
49 × 65 cm
The painting finds a close parallel in The Preaching of a Sibyl, published in Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, cat. no. 44, p. 239. With all due caution, given its leaden palette, still closely indebted to the influence of Giovanni Ghisolfi, it may be hypothesised that this represents an early version of the composition.
The engraving executed by Catherine-Elisabeth Lempereur, bearing the inscription "Jean Paul Pannini pinx.", provides documentary evidence supporting the authorship of this invention.
Numerous comparative references may be identified throughout the composition, including:
The fountain on the right and the two column drums: Duel (Pino Collection, Rome), Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, cat. no. 45, p. 239.
The overall composition, except for the fountain and the pyramid: The Preaching of a Sibyl (Musée de la Chartreuse), Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, cat. no. 46, p. 239.
The sculptural relief depicting a satyr pursuing a nymph, the large vase and the pyramid: The Preaching of a Sibyl (Museo Civico di Piacenza, on deposit from the Cassa di Risparmio di Piacenza), signed work, Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, cat. no. 264, p. 364. The same elements also appear in the replica preserved at the Louvre Museum, Ferdinando Arisi, Gian Paolo Panini e i fasti della Roma del '700, cat. no. 266, p. 365. -
Lot 11 Giovanni Agostino Cassana (Mirandola 1658 circa - Genova 1720)
Porcellini d'India
Olio su tela
27 x 43 cm
Opera pubblicata a pag. 10 e 11 del catalogo della Mostra Di storie e di Arte Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, a cura di Massimo Favilla e Ruggero Rugoli, Venezia, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi 2025
Provenienza:
N.H. Pietro Grimani di Marcantonio, Venezia 1696-97
Collezione Grimani Giustinian, Venezia 1845
Conte Giovanni Marcello Grimani Giustinian, Venezia 1939
Per via ereditaria all'attuale proprietario
Allievo del padre Giovanni Francesco, così come i fratelli Nicolò e Giovanni Battista, risulta che Giovanni Agostino Cassana abbia esordito come ritrattista, effigiando il Doge Francesco Erizzo. In un secondo tempo, prima di trasferirsi alla corte di Firenze, fu operoso per la duchessa di Guastalla, dove il fratello Nicolò era divenuto intimo del principe Ferdinando. Tornò a Venezia intorno al 1718, due anni prima di morire. Pittore di animali vivi, si dedicò soprattutto alla rappresentazione di animali da cortile, ispirandosi al colorito caldo di Bernardo Strozzi e alle raffigurazioni di Melchior de Hondecoeter. Le sue opere sono conservate in prestigiosi musei, come l’Ermitage di Leningrado, gli Uffizi di Firenze, il Metropolitan Museum di New York, il National Museum di Cracovia, la Galleria dell'Accademia Nazionale di San Luca di Roma, il Museo Civico di Padova.
Giovanni Agostino Cassana (Mirandola, circa 1658 - Genoa 1720)
Guinea Pigs
Oil on canvas
27 × 43 cm
Published on pp. 10-11 of the exhibition catalogue Di storie e di Arte. Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, edited by Massimo Favilla and Ruggero Rugolo, Venice, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi, 2025
Provenance:
N.H. Pietro Grimani di Marcantonio, Venice, 1696–97
Grimani Giustinian Collection, Venice, 1845
Count Giovanni Marcello Grimani Giustinian, Venice, 1939
Thence by descent to the present owner -
Lot 12 Giovanni Agostino Cassana (Mirandola 1658 circa - Genova 1720)
Conigli
Olio su tela
27 x 43 cm
Opera pubblicata a pag. 10 e 11 del catalogo della Mostra Di storie e di Arte Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, a cura di Massimo Favilla e Ruggero Rugoli, Venezia, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi 2025
Provenienza:
N.H. Pietro Grimani di Marcantonio, Venezia 1696-97
Collezione Grimani Giustinian, Venezia 1845
Conte Giovanni Marcello Grimani Giustinian, Venezia 1939
Per via ereditaria all'attuale proprietario
Allievo del padre Giovanni Francesco, così come i fratelli Nicolò e Giovanni Battista, risulta che Giovanni Agostino Cassana abbia esordito come ritrattista, effigiando il Doge Francesco Erizzo. In un secondo tempo, prima di trasferirsi alla corte di Firenze, fu operoso per la duchessa di Guastalla, dove il fratello Nicolò era divenuto intimo del principe Ferdinando. Tornò a Venezia intorno al 1718, due anni prima di morire. Pittore di animali vivi, si dedicò soprattutto alla rappresentazione di animali da cortile, ispirandosi al colorito caldo di Bernardo Strozzi e alle raffigurazioni di Melchior de Hondecoeter. Le sue opere sono conservate in prestigiosi musei, come l’Ermitage di Leningrado, gli Uffizi di Firenze, il Metropolitan Museum di New York, il National Museum di Cracovia, la Galleria dell'Accademia Nazionale di San Luca di Roma, il Museo Civico di Padova.
Giovanni Agostino Cassana (Mirandola circa 1658 - Genoa 1720)
Rabbits
Oil on canvas
27 × 43 cm
Published on pp. 10-11 of the exhibition catalogue Di storie e di Arte. Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, edited by Massimo Favilla and Ruggero Rugolo, Venice, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi, 2025.
Provenance:
N.H. Pietro Grimani di Marcantonio, Venice, 1696–97
Grimani Giustinian Collection, Venice, 1845
Count Giovanni Marcello Grimani Giustinian, Venice, 1939
Thence by descent to the present owner -
Lot 13 Jacob van der Kerckhoven, Giacomo da Castello (Anversa 1636/1637 - Venezia post 1712)
Anatre mute
Olio su tela
55,5 x 94 cm
Opera pubblicata a pag. 8 e 9 del catalogo della Mostra Di storie e di Arte Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, a cura di Massimo Favilla e Ruggero Rugoli, Venezia, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi 2025
Provenienza:
N.H. Pietro Grimani di Marcantonio, Venezia 1696-97
Collezione Grimani Giustinian, Venezia 1845
Conte Giovanni Marcello Grimani Giustinian, Venezia 1939
Per via ereditaria all'attuale proprietario
Fu allievo di Jan Fyt ad Anversa, poi di David de Koninck e Pieter Boel. Resosi indipendente, verso il 1660 si trasferì a Venezia dove lo ritroviamo inserito nel panorama pittorico lagunare col nome italianizzato di Giacomo da Castello. Seppur stabilmente attivo a Venezia, le sue composizioni mantengono l'inquadratura ravvicinata nordica e il consueto amore per il dettaglio. Nella sua bottega si formò Giovanni Agostino Cassana.
Jacob van der Kerckhoven, called Giacomo da Castello (Antwerp 1636/1637 - Venice after 1712)
Muscovy Ducks
Oil on canvas
55,5 × 94 cm
Published on pp. 8-9 of the exhibition catalogue Di storie e di Arte. Tre secoli di vita a Palazzo Vendramin Grimani, edited by Massimo Favilla and Ruggero Rugolo, Venice, Fondazione dell'Albero d'Oro, Palazzo Vendramin Calergi, 2025
Provenance:
N.H. Pietro Grimani di Marcantonio, Venice, 1696-97
Grimani Giustinian Collection, Venice, 1845
Count Giovanni Marcello Grimani Giustinian, Venice, 1939
Thence by descent to the present owner -
Lot 14 Giovanni Stanchi (Roma 1608 - 1673 circa) attribuito
Vaso di fiori
Olio su tela
73 x 58 cm
Giovanni, assieme ai fratelli Niccolò e Angelo, formò una bottega di vincolo parentale che spesso nei pagamenti dell’epoca compare come "Famiglia Stanchi". Dei tre emerge la figura di Giovanni, il più dotato, il quale operò per i Barberini, i Chigi e i Colonna. Nel 1660 collaborò con Mario Nuzzi detto Mario dei Fiori e con Carlo Maratta, autore di putti, alla realizzazione degli specchi della galleria di Palazzo Colonna. La presenza degli Stanchi non si ferma solo a Roma, a Giovanni spettano le due ghirlande, oggi a Palazzo Pitti e Uffizi, mentre Niccolò, abile decoratore, affrescò nel senese e a Firenze per Flavio Chigi. La loro formazione non è ancora stata definita, ma essi si ricollegano a Giovanni Battista Crescenti e Pietro Paolo Bozzi detto Il Gobbo dei Carracci, mentre la luminosità dei fiori pare derivare dalle novità introdotte in Italia da Daniel Seghers.
Giovanni Stanchi (Rome 1608 - circa 1673) attributed
Vase of Flowers
Oil on canvas
73 x 58 cm -
Lot 15 Orazio Grevenbroeck (Milano 1676 - Napoli 1739)
Veduta con castello sul mare
Olio su rame
18,5 x 31,5 cm
Si ringrazia il dottor Fabrizio Dassie, autore della monografia I Grevenbroeck, per aver fornito l'attribuzione del dipinto
Le notizie biografiche di Orazio sono frammentarie. Nacque nel 1676 a Milano, dove il padre Giovanni Grevenbroeck, detto il Solfarolo, esercitava la sua attività di pittore sin dal 1672. In giovane età si spostò a Napoli, città che gli offrì ospitalità e gli permise di essere, assieme a Gaspar Butler, Juan e Tommaso Ruiz, un esponente di primo piano del primo vedutismo partenopeo. La sua pittura fu accurata, attenta ai dettagli e agli effetti della luce, spesso realizzata su piccoli formati di rame a punta di pennello. Le sue opere sono esposte al Palazzo Reale di Napoli e al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Orazio Grevenbroeck (Milan 1676 - Naples 1739)
Coastal View with a Seaside Castle
Oil on copper
18,5 × 31,5 cm
The authors are grateful to Dr Fabrizio D'Assie, author of the monograph I Grevenbroeck, for attributing the painting to Orazio Grevenbroeck -
Lot 16 Luca Giordano (Napoli 1634 - 1705) attribuito
Annunciazione
Olio su tela
120,5 x 170,5 cm
Del presente dipinto esiste un bozzetto, 62 x 74,3 cm, pubblicato in O. Ferrari e G. Scavizzi, Luca Giordano L’opera completa, foto 648 e scheda A515, già alla Dunedin Art Gallery in Australia
Il dipinto, come segnalato nella monografia sopraccitata, pag. 332 Tomo primo è la rilettura che il maestro napoletano fece dell’Annunciazione di Jacopo Tintoretto conservata alla Scuola Grande di San Rocco, a Venezia
Luca Giordano, dopo un’iniziale attività legata al Ribera, fu a Roma, Firenze e Venezia, ove si interessò allo studio dei maestri del Cinquecento veneto. Tornò a Napoli nel 1653, allontanandosi dal naturalismo, approcciandosi al Barocco sotto l'influenza di Poussin e Rubens nonché del conterraneo Mattia Preti. Spirito libero e curioso, continuò a girovagare e studiare i maestri romani del suo tempo, approfondendo la lezione di Pietro da Cortona e Maratta. Questo importante bagaglio gli permise di esercitarsi in opere complesse e di grandi dimensioni mantenendo un equilibrio compositivo e cromatico, spesso in tempi molto ristretti. Nel 1692 varcò i confini nazionali, chiamato dal re di Spagna Carlo II, desideroso di averlo tra i pittori di corte. Il soggiorno madrileno durò dieci anni e vide Giordano impegnato nei cicli decorativi più importanti della corte spagnola e non solo: Escorial, Casón del Buen Retiro, chiesa di Sant’Antonio di Las Portugues a Madrid, sacrestia della Cattedrale di Toledo, Monastero di Nostra Signora a Guadalupe, oltre che innumerevoli tele sia per la corte sia per altri nobili spagnoli. Tornò a Napoli nel 1702, dove, sebbene anziano, diede il via alla sua ultima fase creativa. Padrone di una tecnica affinata nei decenni, di un bagaglio enorme di esperienza e sensibilità pittorica, superò il Barocco e realizzò accattivanti rappresentazioni in cui grazia ed eleganza fanno presagire l’imminente arrivo del Rococò.
Luca Giordano (Naples 1634 - 1705) attributed
The Annunciation
Oil on canvas
120,5 x 170,5 cm
A preparatory sketch for the present painting, measuring 62 × 74,3 cm, is published in O. Ferrari and G. Scavizzi, Luca Giordano. L'opera completa, plate 648 and catalogue entry A515. The sketch was formerly in the collection of the Dunedin Art Gallery, Australia
As noted in the above-mentioned monograph (Vol. I, p. 332), the composition represents Luca Giordano's reinterpretation of Jacopo Tintoretto's Annunciation, preserved in the Scuola Grande di San Rocco, Venice -
Lot 17 Giovanni Agostino Cassana (Mirandola 1658 circa - Genova 1720)
Piccioni sfamano i loro pulcini
Olio su tela
64,5 x 90 cm
Un preciso elemento di confronto lo ritroviamo nel dipinto quasi identico esitato il 16 novembre 2016 presso la Cambi Casa D'Aste di Genova
Allievo del padre Giovanni Francesco, così come i fratelli Nicolò e Giovanni Battista, risulta che Giovanni Agostino Cassana abbia esordito come ritrattista, effigiando il Doge Francesco Erizzo. In un secondo tempo, prima di trasferirsi alla corte di Firenze, fu operoso per la duchessa di Guastalla, dove il fratello Nicolò era divenuto intimo del principe Ferdinando. Tornò a Venezia intorno al 1718, due anni prima di morire. Pittore di animali vivi, si dedicò soprattutto alla rappresentazione di animali da cortile, ispirandosi al colorito caldo di Bernardo Strozzi e alle raffigurazioni di Melchior de Hondecoeter. Le sue opere sono conservate in prestigiosi musei, come l’Ermitage di Leningrado, gli Uffizi di Firenze, il Metropolitan Museum di New York, il National Museum di Cracovia, la Galleria dell'Accademia Nazionale di San Luca di Roma, il Museo Civico di Padova.
Giovanni Agostino Cassana (Mirandola circa 1658 - Genoa 1720)
Pigeons Feeding their Chicks
Oil on canvas
64,5 x 90 cm
A precise comparison can be found in the nearly identical painting sold at Cambi Casa d’Aste in Genoa on 16 November 2016. -
Lot 18 Mario Nuzzi, Mario de' Fiori (Roma 1603 - 1673) attribuito
Vaso di fiori
Olio su tela
82,5 x 59 cm
Provenienza: Galleria Tedeschi di Cortina d'Ampezzo, come Mario de' Fiori
Non è certo, ma pare che Mario si fosse formato presso lo zio Tommaso Salini, senza escludere che possa aver studiato le composizioni floreali di Mao Salini. Secondo Lione Pascoli, le sue prime le fece in ambito domestico grazie al padre, avvenute con il padre floricultore. In seguito, da quel che ci riporta il Baglione, entrò nella bottega di Tommaso Salini, il quale, riconoscendo le virtù del giovane, ben presto lo assunse come collaboratore. Nel 1625, alla morte del maestro, ne ereditò la clientela, che poi coltivò. Negli antichi inventari di collezioni romane, il suo nome compare sovente: Barberini, Colonna, Orsini, Pamphilj, Borghese, Chigi, dal Pozzo e molte altre. La sua produzione artistica è stata fondamentale per molti artisti, in particolare: Giovanni Stanchi, Bartolomeo Ligozzi, Bartolomeo Bimbi e Andrea Scacciati. Le sue opere sono conservate nei più prestigiosi musei del mondo: Prado di Madrid, Collezione Chigi di Ariccia, Collezione Palazzo Colonna di Roma, Museo dell'Ermitage, Uffizi e Palazzo Pitti a Firenze.
Mario Nuzzi, also called Mario de' Fiori (Rome 1603 - 1673) attributed
Vase of Flowers
Oil on canvas
82,5 x 59 cm
Provenance: Galleria Tedeschi, Cortina d'Ampezzo, as Mario de' Fiori -
Lot 19 Alberto Carlieri (Roma 1672 - 1720 circa)
Capriccio con figure orientali - Capriccio con discussione tra filosofi in abiti antichi
Olio su tela
133 x 99 cm
Le opere rappresentano la prima maturità artistica del Carlieri, quando, dopo aver lasciato la collaborazione con Andrea Pozzo, attinse dalla lezione di Giovanni Ghisolfi, da qui le fredde cromie dei marmi e la solfurea atmosfera, e dall'enigmatico maestro dal monogramma GAE, sicuramente prossimo a Salvator Rosa, l'esigua presenza architettonica. Peculiari a Carlieri appaiono le figure orientali risolte con pittura compendiaria e la ricercata realizzazione maculata delle colonne ad imitazione del marmo. Infine, caratteristica è la propensione a inserire in un secondo piano architettonico degli elementi di fabbrica circolari o semicircolari. A conferma della tesi attributiva si vedano, tra le varie opere citabili, le foto 41a e 41b (impianto cromatico plumbeo memore della lezione di Giovanni Ghisolfi), 48b (identica disposizione delle rovine) e 65 (disposizione delle architetture), in Giancarlo Sestieri, Il Capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo.
Alberto Carlieri studiò la pittura rovinista con Giuseppe de Marchis. In seguito frequentò Andrea Pozzo, del quale divenne allievo e collaboratore. Da quest’ultimo apprese la ricchezza espositiva caratterizzata dall’architettura e dall’impianto del disegno, con la capacità di ravvivare le composizioni con scene aneddotiche. Dal punto di vista coloristico, sono peculiari sia il gioco di luce tra le architetture sia il contrasto chiaroscurale. Grazie alle ombre contrapposte a colori smaltati delle parti in luce, le sue opere si connotano per la brillante e posata eleganza. L’impostazione frontale delle sue architetture talvolta ricorda i lavori di Viviano Codazzi e Giovanni Ghisolfi, sebbene per Carlieri le rovine siano più una quinta utile per architettare gli spazi e gli effetti luminosi piuttosto che il tema portante della sua pittura. La sua arte e quella di Alessandro Salucci sono inoltre l’incipit per il più grande pittore di architetture e rovine, ovvero Gian Paolo Panini.
Alberto Carlieri (Rome 1672 - c. 1720)
Capriccio with Oriental Figures - Capriccio with Philosophers in Discussion Wearing Classical Dress
Oil on canvas
133 × 99 cm
These paintings belong to Carlieri's early mature period, following the end of his collaboration with Andrea Pozzo. At this stage, the artist drew upon the example of Giovanni Ghisolfi, reflected in the cool tonalities of the marble surfaces and the sulphurous atmosphere, while the sparse architectural elements reveal the influence of the enigmatic Master with the monogram GAE, a painter closely associated with Salvator Rosa. Distinctive features of Carlieri's style include the oriental figures, rendered with a concise and economical brushwork, the refined mottled treatment of the columns in imitation of marble, and his characteristic tendency to introduce circular or semicircular architectural structures in the background. Further support for the attribution may be found through comparison with several published works, notably figs. 41a and 41b (whose leaden chromatic scheme recalls the influence of Giovanni Ghisolfi), fig. 48b (showing an identical arrangement of the ruins), and fig. 65 (for the disposition of the architectural elements), illustrated in Giancarlo Sestieri, Il Capriccio architettonico in Italia nel XVII e XVIII secolo. -
Lot 20 Andrea Casali (Roma 1705 - 1784)
Sacra famiglia
Olio su rame
29 x 24 cm
Inizialmente si formò nell'atelier di Sebastiano Conca, giungendo a vent'anni a ricevere il secondo premio per la II classe del Concorso Clementino. Qualche anno dopo, nel 1728, iniziò la sua attività in proprio, che lo vide impegnato in varie commissioni in chiese romane sino al 1736, quando ricevette delle commissioni per il Palazzo Reale di Madrid. Nel 1740, alla morte del suo protettore, il cardinale Ottoboni, Casali decise di recarsi a Londra e Parigi, dove ebbe modo di arricchire il suo bagaglio di conoscenze e di aggiornarsi sulle novità estere del Rococò. Tornò a Roma dopo ben ventisette anni trascorsi soprattutto a Londra, continuando, seppur anziano, a ricevere importanti commissioni per varie chiese dell'Urbe. La sua pittura si può considerare il punto d'incontro tra le lezioni di Francesco Trevisani e Sebastiano Conca, quindi molto attenta ai modi accademici e classicisti, espressi con il suo peculiare linguaggio caratterizzato dalla morbidezza cromatica, dalla dolcezza espressiva e dalla nobile eleganza di matrice francese.
Andrea Casali (Rome 1705 - 1784)
The Holy Family
Oil on copper
29 × 24 cm -
Lot 21 Scuola austriaca del XVIII secolo
San Giovanni
Olio su tavola
33 x 22,5 cm
Austrian school of the 18th century
Saint John
Oil on panel
33 × 22,5 cm -
Lot 22 Pietro Della Vecchia (Venezia 1603 - Vicenza 1678)
Rissa all'arma bianca
Olio su tavola
d 27 cm
L'opera, nel personaggio principale col cappello piumato, trova due riscontri oggettivi nella produzione del maestro veneto. Il primo è il dipinto La rissa già nella celebre Collezione Brass di Venezia, il secondo si riferisce al quadro La maturità, pubblicato in R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, tomo II, pag. 657, foto 510
La qualità del presente tondo, rimarchevole soprattutto per la verve coloristica e la definizione puntuale dei dettagli, fa supporre che l'opera si possa annoverare tra le autografe del maestro veneziano
Fu scolaro di Alessandro Varotari, detto il Padovanino, assieme a Pietro Liberi e Girolamo Forabosco; dal maestro assunse l'interesse per la pittura veneziana del Cinquecento, in particolare per quella di Tiziano e Giorgione. Fu esecutore di bizzarri e apprezzati ritratti di fantasia e scene di vita con bravi, popolani e coppie di amanti, dipinti con costumi rinascimentali.
Pietro Della Vecchia (Venice 1603 - Vicenza 1678)
Brawl with Bladed Weapons
Oil on panel
d 27 cm
The present work, in the figure of the principal character wearing a feathered hat, finds two objective comparisons within the Venetian master’s oeuvre. The first is the painting The Brawl, formerly in the celebrated Brass Collection in Venice; the second refers to the painting Maturity, published in R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, vol. II, p. 657, fig. 510
The quality of this tondo, particularly remarkable for its vibrant use of colour and the precise rendering of details, suggests that the work may be considered an autograph painting by the Venetian master -
Lot 23 Pier Francesco Cittadini, il Milanese (Milano 1616 - Bologna 1681)
Sacra famiglia, angeli e i simboli della Passione
Olio su tela
55 x 42 cm
Si ringrazia il dottor Michele Danieli per aver studiato l'opera e fornito l'attribuzione
Cittadini in principio fu allievo del pittore Daniele Crespi fino a circa il 1634, quando si trasferì a Bologna. Giunto nella città felsinea, entrò nella scuola di Guido Reni, che lo influenzò fortemente. Inoltre, in questo ambiente artistico ebbe modo di conoscere la pittura di Carracci, Guercino e del Cavedoni. Ebbe un fruttuoso soggiorno romano, caratterizzato dalla frequentazione del vivace e internazionale ambiente dell’Urbe di quegli anni. Conobbe la corrente neo-veneta di Mola e l’articolato mondo dei cosiddetti Bamboccianti. Tornato in patria tra il 1650 e il 1652, prese parte a una delle sue ultime imprese di grande decorazione: la decorazione a fresco della Galleria di Bacco nel Palazzo Estense di Sassuolo, realizzata insieme a Boulanger, Bianchi e Monti.
Pier Francesco Cittadini, called Il Milanese (Milan 1616 - Bologna 1681)
The Holy Family with Angels and the Instruments of the Passion
Oil on canvas
55 × 42 cm
We are grateful to Dr Michele Danieli for examining the painting and confirming the attribution -
Lot 24 Willem Wissing (Amsterdam 1656 - Stamford 1687) attribuito
Ritratto di nobile condottiero in armatura
Olio su tela
109 x 91 cm
L’opera presenta la stessa composizione, con roccia e battaglia come sfondo, del dipinto Guglielmo III d’Orange-Nassau, di Wysing, a sua volta desunto da un modello di Sir Peter Lyly, si veda:
https://rkd.nl/images/134863
https://rkd.nl/images/47141
Willem studiò a L'Aia negli atelier di Willem Doudijns e Arnoldus van Ravestyn. Ventenne, si trasferì a Londra, ove gli furono riconosciute le doti di ritrattista e fu assunto quale assistente da parte di Sir Peter Lely, primo pittore di corte del re d'Inghilterra Carlo II Stuart. Alla morte del maestro, nel 1680, Wissing, considerato come l’allievo migliore di Lely, doveva succedergli quale pittore di corte, ma la carica, invece, passò a Godfrey Kneller. Ciò non ostacolò la sua fortuna di ritrattista; infatti, ritrasse numerosi personaggi di spicco della sua epoca, tra cui re Carlo II, le regine Caterina di Braganza e Maria Beatrice d'Este, il duca James Crofts e il conte di Rochester. Nel 1685, sotto il regno di Giacomo II Stuart, Wissing fu mandato nei Paesi Bassi per ritrarre il cognato di Giacomo II, Guglielmo d'Orange, e la figlia di Giacomo II, Maria II. Dopo un breve ritorno in patria, tornò in Inghilterra dove morì nel 1687.
Willem Wissing (Amsterdam 1656 - Stamford 1687) attributed
Portrait of a Noble Military Commander in Armour
Oil on canvas
109 x 91 cm
The painting shares the same composition, featuring a rocky landscape and a battle scene in the background, as Willem Wissing's William III of Orange-Nassau, itself derived from a prototype by Sir Peter Lely. You should see:
https://rkd.nl/images/134863
https://rkd.nl/images/47141