Presale ASTA 396 - ANTICHE ICONE ORTODOSSE DAL XVII AL XX SECOLO. Con un nucleo di importanti icone russe da viaggio in bronzo e smalti
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Lot 145 Icona da viaggio con episodi della vita del Profeta Elia - XIX secolo
Altezza x larghezza: 15 x 12 cm Peso: 461 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo, caratterizzate da un’estrema cura nella conservazione dei canoni bizantini e spesso realizzate in bronzo con smalti colorati. Di piccole dimensioni, l’oggetto era destinato alla devozione privata, facilmente trasportabile e nascondibile, rispondendo alle esigenze di una comunità perseguitata dalla Chiesa di Stato. Il soggetto raffigurato è il profeta Elia, tra i santi più venerati in Russia sin dalla cristianizzazione nel X secolo. La scena rappresenta diversi episodi della vita del profeta tratti dall’Antico Testamento, integrati in un unico paesaggio continuo, in cui gli elementi coesistono senza riquadri separati come nella tradizione bizantina e russa più antica, probabilmente influenzati dalla pittura occidentale del XVII secolo. La narrazione procede in senso antiorario a partire dal basso a sinistra, dove si vede Elia rifugiato presso le rive del fiume Kerit, nutrito dai corvi con due grappoli d’uva (1Re 17, 2-6). Al centro in basso appare l’angelo che invita il profeta addormentato a nutrirsi e a mettersi in cammino verso il monte Oreb (1Re 19, 5-7), mentre a destra la vita di Elia si unisce a quella di Eliseo: quest’ultimo, diventato discepolo, segue il maestro che, per attraversare il fiume Giordano, divide le acque con il suo mantello, subito prima che il Signore rapisca Elia su un carro di fuoco trainato da cavalli infuocati, lasciando il mantello miracoloso a Eliseo (2Re 2, 7-8). Elia è rappresentato con lunghi capelli e barba, avvolto nel mantello di pelliccia e con il bastone dell’eremita, elementi tipici degli asceti e dei profeti. La venerazione del profeta, celebrata per i miracoli che coinvolgono gli elementi della natura e per la misteriosa ascesa al cielo, evidenzia una continuità con i culti del dio pagano Perun, il cui culto fu formalmente proibito dal principe Vladimir (980- 1015 d.C.) ma che sopravvisse nell’anima popolare.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 146 Icona da viaggio raffigurante la protezione del velo (Pokrov) della madre di Dio - XIX secolo
Altezza x larghezza: 12.5x10.0 cm Peso: 234.9 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Un'iconografia che trova le sue origini nella Costantinopoli del X secolo, nella chiesa delle Blacherne, dove era custodita la preziosa reliquia del manto della Vergine. Durante un'invasione (probabilmente dei russi pagani o dei saraceni), la popolazione era riunita in preghiera. Sant'Andrea il folle ebbe una visione: vide la Madre di Dio entrare in chiesa scortata da angeli e santi. Lei si inginocchiò in preghiera e poi, levatosi il velo dal capo (maphorion), lo stese sopra i fedeli in segno di protezione. La scena si articola in due registri sovrapposti. Nel registro inferiore esattamente al centro si trova Romano il Melode, alla sua destra è raffigurato Sant'Andrea il Folle mentre indica con il braccio verso l'alto la visione al suo discepolo Epifanio. Alla sinistra di Romano invece si collocano Il Patriarca di Costantinopoli Tarasio, seguito dall'imperatore Leone VI il Saggio identificato dagli abiti regali e la corona, mentre in prospettiva alle loro spalle, e al di sotto di un'edicola, si trova l'imperatrice Zoe Carbonopsina, quarta moglie dell'imperatore Leone VI il Saggio. Sullo sfondo si vedono spesso le cupole e le strutture delle Blacherne, mentre la Vergine affiancata dalle schiere celesti domina la scena. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Una schiera di serafini sigilla in alto la composizione. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 147 Icona da viaggio raffigurante la protezione del velo (Pokrov) della madre di Dio - Inizio XX secolo
Altezza x larghezza: 17,5 x 10 cm Peso: 306.2 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Un'iconografia che trova le sue origini nella Costantinopoli del X secolo, nella chiesa delle Blacherne, dove era custodita la preziosa reliquia del manto della Vergine. Durante un'invasione (probabilmente dei russi pagani o dei saraceni), la popolazione era riunita in preghiera. Sant'Andrea il folle ebbe una visione: vide la Madre di Dio entrare in chiesa scortata da angeli e santi. Lei si inginocchiò in preghiera e poi, levatosi il velo dal capo (maphorion), lo stese sopra i fedeli in segno di protezione. La scena si articola in due registri sovrapposti. Nel registro inferiore esattamente al centro si trova Romano il Melode, alla sua destra è raffigurato Sant'Andrea il Folle mentre indica con il braccio verso l'alto la visione al suo discepolo Epifanio; alle sue spalle, si trova l'imperatrice Zoe Carbonopsina la quarta moglie dell'imperatore Leone VI il Saggio. Alla sinistra di Romano invece si collocano Il Patriarca di Costantinopoli Tarasio, seguito dall'imperatore Leone VI il Saggio identificato dagli abiti regali e la corona. Sullo sfondo si vedono spesso le cupole e le strutture delle Blacherne, mentre la Vergine affiancata dalle schiere celesti domina la scena. Nella cimasa è raffigurata la Trinità, con Dio Padre e Gesù Cristo seduti in trono che reggono il globo del mondo, mentre sopra di loro discende la colomba dello Spirito Santo. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 148 Icona da viaggio raffigurante la protezione del velo (Pokrov) della madre di Dio - Inizio XX secolo
Altezza x larghezza: 17 x 10 cm Peso: 492.5 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Un'iconografia che trova le sue origini nella Costantinopoli del X secolo, nella chiesa delle Blacherne, dove era custodita la preziosa reliquia del manto della Vergine. Durante un'invasione (probabilmente dei russi pagani o dei saraceni), la popolazione era riunita in preghiera. Sant'Andrea il folle ebbe una visione: vide la Madre di Dio entrare in chiesa scortata da angeli e santi. Lei si inginocchiò in preghiera e poi, levatosi il velo dal capo (maphorion), lo stese sopra i fedeli in segno di protezione. La scena si articola in due registri sovrapposti. Nel registro inferiore esattamente al centro si trova Romano il Melode, alla sua destra è raffigurato Sant'Andrea il Folle mentre indica con il braccio verso l'alto la visione al suo discepolo Epifanio; alle sue spalle, si trova l'imperatrice Zoe Carbonopsina la quarta moglie dell'imperatore Leone VI il Saggio. Alla sinistra di Romano invece si collocano Il Patriarca di Costantinopoli Tarasio, seguito dall'imperatore Leone VI il Saggio identificato dagli abiti regali e la corona. Sullo sfondo si vedono spesso le cupole e le strutture delle Blacherne, mentre la Vergine affiancata dalle schiere celesti domina la scena. Nella cimasa è raffigurata la Trinità, con Dio Padre e Gesù Cristo seduti in trono che reggono il globo del mondo, mentre sopra di loro discende la colomba dello Spirito Santo. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 149 Icona da viaggio raffigurante la Madre della Consolazione - XIX secolo
Altezza x larghezza: 15 x 9.5 cm Peso: 404.2 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
La tradizione fa risalire l'origine del culto al miracoloso salvataggio da un naufragio del figlio di Teodosio I, Arcadio, attribuito all'intervento della Vergine Maria. Sul luogo del ritrovamento di Arcadio, sulla spiaggia di Vatopedi nei pressi del Monte Athos, il patriarca Nettario eresse un santuario e vi collocò l’icona dell’Otrada, sul cui modello furono dipinte copie poi inviate in Russia. Inoltre, nella parte superiore della scena emerge Dio Padre dalle nubi, sovrastato da un schera di cherubini. Questo oggetto appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 150 Icona da viaggio raffigurante la Madre della Consolazione - XIX secolo
Altezza x larghezza: 12 x 8 cm Peso: 190.9 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
La tradizione fa risalire l'origine del culto al miracoloso salvataggio da un naufragio del figlio di Teodosio I, Arcadio, attribuito all'intervento della Vergine Maria. Sul luogo del ritrovamento di Arcadio, sulla spiaggia di Vatopedi nei pressi del Monte Athos, il patriarca Nettario eresse un santuario e vi collocò l’icona dell’Otrada, sul cui modello furono dipinte copie poi inviate in Russia. Inoltre, nella parte superiore della scena emerge Dio Padre dalle nubi. Questo oggetto appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 151 Icona da viaggio raffigurante i SS. Boris e Gleb - XIX secolo
Altezza x larghezza: 13 x 8,8 cm Peso: 220 gr
Fusione in bronzo e smalti policromi
tra i primi santi canonizzati della Rus’ di Kiev e venerati come martiri della fede e protettori della terra russa. Erano fratelli, figli del gran principe Vladimiro I di Kiev (colui che convertì la Rus' al cristianesimo) e di Anna Porfirogenita. Dopo la morte del padre, nel 1015 d.C. furono assassinati dal fratellastro maggiore, Svjatopolk il Maledetto, che voleva eliminare i rivali per il trono di Kiev. Nonostante fossero comandanti militari usualmente raffigurati a cavallo, scelsero di non alzare le armi, accettando la morte per imitare il sacrificio di Cristo. Dunque, appartengono a una categoria di santi tipicamente russa, gli strastotèrpzi ("soffritori della passione"). Essi non sono martiri nel senso classico (uccisi per l'odio verso la fede), ma testimoni cristiani che accettano una morte ingiusta con umiltà e spirito di non-violenza. Al di sopra dei due santi e all'interno di un clipeo, compare la raffigurazione della Trinità del Vecchio Testamento, che benedice il loro sacrificio. Inoltre, questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 152 Trittico da viaggio raffigurante la Deesis allargata - XIX secolo
Altezza x larghezza: 6 x 17 cm. Peso: 247.4 gr
Fusione in bronzo e smalti policromi
Nel pannello centrale compare il Pantocratore, mentre ai lati si dispongono in atteggiamento di intercessione la Vergine Maria e San Giovanni il Battista, secondo lo schema classico della Deesis. La composizione si amplia ulteriormente con la presenza di altri santi nelle valve laterali, formando un corteo di intercessori allargato, secondo una tipologia molto diffusa nelle icone portatili russe. Trittici di questo tipo erano particolarmente diffusi tra i Vecchi Credenti. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 153 Icona da viaggio raffigurante i santi Quirico e Giulitta - Inizio XX secolo
Altezza x larghezza: 13,5 x 9,5 cm Peso: 325.5 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
martirizzati sotto Diocleziano, affiancati da una serie di Santi Scelti. Nella parte superiore, Cristo emerge dalle nubi a sorvegliare la scena. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 154 Croce da kiot - XIX secolo
Altezza x larghezza 38 x 195 cm. Peso: 947.5 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
L’opera presenta la struttura canonica della croce russa a otto punte, con tre traverse, in cui il braccio inferiore inclinato funge da suppedaneo simbolico. Al centro si trova la raffigurazione della Crocifissione, mentre nella sezione superiore è rappresentata la colomba dello Spirito Santo, affiancata da due angeli in volo. Sopra di essi appare Cristo che emerge dalle nubi, creando un asse verticale simbolico che unisce Padre, Spirito Santo e Figlio. Alla base della croce è visibile un teschio, simbolo del Golgota, che ricorda il luogo della morte di Cristo e la vittoria sulla morte attraverso la resurrezione. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Realizzate prevalentemente in bronzo e talvolta arricchite da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinate alla devozione privata. La loro portabilità permetteva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 155 Croce pettorale raffigurante la Crocifissione - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 9 x 5 cm Peso: 30.3 gr.
Fusione in bronzo
ll manufatto presenta una superficie profondamente corrosa e alterata, condizione che rende difficoltosa l’identificazione univoca delle figure iconografiche effigiate su entrambi i lati. La perdita di leggibilità dei rilievi è dovuta a una combinazione di fattori: all’intensa usura meccanica derivante dal prolungato uso devozionale si sommano le consuetudini dei Vecchi Credenti, i quali, per avversione estetica e simbolica verso la naturale ossidazione scura del metallo, sottoponevano l'oggetto a frequenti e vigorose pulizie domestiche per mantenerlo lucido; questo trattamento abrasivo, ripetuto nel tempo, ha finito per obliterare i dettagli più minuti delle effigi.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 156 Icona pettorale raffigurante i SS. Boris e Gleb - XIX secolo
Altezza x larghezza: 14 x 9 cm Peso: 157 gr.
Fusione in bronzo
tra i primi santi canonizzati della Rus’ di Kiev e venerati come martiri della fede e protettori della terra russa. Erano fratelli, figli del gran principe Vladimiro I di Kiev (colui che convertì la Rus' al cristianesimo) e di Anna Porfirogenita. Dopo la morte del padre, nel 1015 d.C. furono assassinati dal fratellastro maggiore, Svjatopolk il Maledetto, che voleva eliminare i rivali per il trono di Kiev. Nonostante fossero comandanti militari usualmente raffigurati a cavallo, scelsero di non alzare le armi, accettando la morte per imitare il sacrificio di Cristo. Dunque, appartengono a una categoria di santi tipicamente russa, gli strastotèrpzi ("soffritori della passione"). Essi non sono martiri nel senso classico (uccisi per l'odio verso la fede), ma testimoni cristiani che accettano una morte ingiusta con umiltà e spirito di non-violenza. Al di sopra dei due santi e all'interno di un clipeo, compare la raffigurazione della Trinità del Vecchio Testamento, che benedice il loro sacrificio. Al culmine dell'opera, sulla linguetta mobile che protegge il foro di sospensione, è inciso il Mandylion di Edessa, il volto acheropita di Cristo che suggella l'intera placca come sigillo di autenticità e protezione divina. Inoltre, questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 157 Icona pettorale raffigurante l'allegoria della Trinità - XIX secolo
Altezza x larghezza: 10 x 6,5 cm Peso: 91 gr.
Fusione in bronzo
nella scena dell'ospitalità di Abramo posta all'interno di un clipeo. Infatti la scena simboleggia la visita degli angeli ad Abramo, ma viene reinterpretata in chiave simbolica come rappresentazione veterotestamentaria della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo). L'esempio più celebre è costituito dalla Trinità di di Andrej Rublëv, realizzata negli anni intorno al 1422 e conservata presso la Galleria statale di Tret'jakov a Mosca. Nella linguetta superiore è raffigurato il Mandylion di Edessa, un'icona considerata il più antico e importante ritratto di Gesù della tradizione cristiana. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo. Tali manufatti, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. La superficie dell'oggetto si presenta particolarmente abrasa poiché i Vecchi Credenti consideravano l’ossidazione e l’annerimento un segno di corruzione; per questo motivo, esigevano che le icone in metallo rimanessero sempre specchianti. Quando un’icona iniziava a scurirsi, veniva strofinata con gesso, sabbia, cenere o polvere di mattone per restituirle l'originaria brillantezza. Questa continua e devota levigazione, lungi dal costituire un danno, rende oggi queste icone testimoni ancora più preziose e cariche di fascino, poiché l'usura del metallo racconta visivamente secoli di cura e di preghiera incessante.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 158 Icona pettorale raffigurante i SS. Boris e Gleb - XIX secolo
Altezza x larghezza: 14 x 9 cm Peso: 159.5 gr.
Fusione in bronzo
tra i primi santi canonizzati della Rus’ di Kiev e venerati come martiri della fede e protettori della terra russa. Erano fratelli, figli del gran principe Vladimiro I di Kiev (colui che convertì la Rus' al cristianesimo) e di Anna Porfirogenita. Dopo la morte del padre, nel 1015 d.C. furono assassinati dal fratellastro maggiore, Svjatopolk il Maledetto, che voleva eliminare i rivali per il trono di Kiev. Nonostante fossero comandanti militari usualmente raffigurati a cavallo, scelsero di non alzare le armi, accettando la morte per imitare il sacrificio di Cristo. Dunque, appartengono a una categoria di santi tipicamente russa, gli strastotèrpzi ("soffritori della passione"). Essi non sono martiri nel senso classico (uccisi per l'odio verso la fede), ma testimoni cristiani che accettano una morte ingiusta con umiltà e spirito di non-violenza. Al di sopra dei due santi e all'interno di un clipeo, compare la raffigurazione della Trinità del Vecchio Testamento, che benedice il loro sacrificio. Al culmine dell'opera, sulla linguetta mobile che protegge il foro di sospensione, è inciso il Mandylion di Edessa, il volto acheropita di Cristo che suggella l'intera placca come sigillo di autenticità e protezione divina. Inoltre, questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Carlo Teardo Antiquario in Milano
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 159 Icona pettorale raffigurante la vergine del Segno - XIX secolo
Altezza x larghezza: 7 x 4,5 cm Peso: 64.1 gr.
Fusione in bronzo
la Madre di Dio è ritratta in atteggiamento orante con le braccia levate, mentre davanti a lei, sul busto, compare l'effige del Cristo Emmanuele, potente simbolo dell'Incarnazione del Verbo caro alla tradizione dei Vecchi Credenti. Negli spazi di risulta tra i lati del quadrato che incornicia la Vergine e gli angoli dell'icona stessa, si collocano i simboli dei quattro evangelisti. Infine nella linguetta che nasconde l'anello di sospensione è raffigurato il Mandylion di Edessa, l'immagine acheropita del volto di Cristo che suggella l'intera opera come segno di protezione e suprema autorità divina.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 160 Croce da kiot - XIX secolo
Altezza x larghezza: 37.5 x 19.5. Peso: 916 gr.
Fusione in bronzo
L’opera presenta la struttura canonica della croce russa a otto punte, con tre traverse, in cui il braccio inferiore inclinato funge da suppedaneo simbolico. Al centro si trova la raffigurazione della Crocifissione, mentre nella sezione superiore è rappresentata la colomba dello Spirito Santo, affiancata da due angeli in volo. Sopra di essi appare Cristo che emerge dalle nubi, creando un asse verticale simbolico che unisce Padre, Spirito Santo e Figlio. Alla base della croce è visibile un teschio, simbolo del Golgota, che ricorda il luogo della morte di Cristo e la vittoria sulla morte attraverso la resurrezione. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni, erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 161 Trittico da viaggio raffigurante la Deesis - XIX secolo
Altezza x larghezza: 16x14.5 cm Peso: 1400 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Nel pannello centrale compare il Pantocratore, mentre nei pannelli laterali si dispongono in atteggiamento di intercessione la Vergine Maria e San Giovanni il Battista, secondo lo schema tradizionale. In questo trittico tuttavia, il Battista, è raffigurato nelle vesti di 'Angelo del Deserto': un'iconografia orientale che lo dota di ali, simbolo della sua vita ascetica e del suo ruolo di messaggero divino. Il Bambino che egli regge tra le mani non è un infante terreno, ma l'antincipazione del Cristo-Agnello, presentato al mondo dal Precursore come sacrificio vivente per la salvezza dell'umanità. Il piatto esterno presenta una sobria riserva di forma circolare al centro della quale campeggia l'immagine della Croce del Golgota. Il simbolo della Passione si staglia su uno sfondo scenografico, dove sono delineate le mura turrite di Gerusalemme e i complessi volumi di edifici che evocano la Città Santa secondo l'estetica visionaria della tradizione russa. Negli angoli di risulta tra il clipeo centrale e il bordo esterno compaiono i simboli degli Evangelisti. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 162 Trittico da viaggio raffigurante la Deesis - XIX secolo
Altezza x larghezza: 10 x 38 cm Peso: 586.0 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Nel pannello centrale compare il Pantocratore, mentre nei pannelli laterali si dispongono in atteggiamento di intercessione la Vergine Maria e San Giovanni il Battista, secondo lo schema tradizionale. In questo trittico tuttavia, il Battista, è raffigurato nelle vesti di 'Angelo del Deserto': un'iconografia orientale che lo dota di ali, simbolo della sua vita ascetica e del suo ruolo di messaggero divino. Il Bambino che egli regge tra le mani non è un infante terreno, ma l'antincipazione del Cristo-Agnello, presentato al mondo dal Precursore come sacrificio vivente per la salvezza dell'umanità. Il piatto esterno presenta una sobria riserva di forma circolare al centro della quale campeggia l'immagine della Croce del Golgota. Il simbolo della Passione si staglia su uno sfondo scenografico, dove sono delineate le mura turrite di Gerusalemme e i complessi volumi di edifici che evocano la Città Santa secondo l'estetica visionaria della tradizione russa. Negli angoli di risulta tra il clipeo centrale e il bordo esterno compaiono i simboli degli Evangelisti. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 163 Icona da viaggio raffigurante Due Santi - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 10.5 x 7.7 cm Peso: 78.8 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
sotto il Pantocratore, collocato nella cimasa. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 164 Icona da viaggio raffigurante i Tre Santi Gerarchi - XIX secolo
Altezza x larghezza: 20 x 12.5 cm Peso: 373.1 gr
Fusione in bronzo e smalti policromi
San Basilio Magno, San Gregorio il Teologo e San Giovanni Crisostomo sono onorati nella tradizione ortodossa come patroni dell’istruzione e della conoscenza. Sopra la scena principale si trova una cimasa in cui Dio emerge dalle nubi, mentre una schiera di serafini corona la composizione nella parte superiore, completando la gerarchia celeste. Questa icona appartiene inoltre al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 165 Icona da viaggio raffigurante Sant'Antipa - XIX secolo
Altezza x larghezza: 10.5 x 9 cm Peso: 264.3 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
un vescovo di Pergamo che subì il martirio sotto Domiziano o Nerone. La tradizione narra che fu bruciato vivo dentro un toro di bronzo arroventato nel tempio di Diana. L’elemento di particolare rilievo teologico è posto sopra il busto di Sant'Antipa, dove campeggia la Deesis. Questa composizione vede il Cristo Pantocratore al centro, affiancato in preghiera dalla Vergine e da San Giovanni Battista. L'inserimento della Deesis sopra la figura del martire non è solo un ornamento, ma definisce la gerarchia celeste: Antipa non è solo un testimone della fede, ma un intercessore inserito nella grande preghiera della Chiesa che sale verso il trono di Dio. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 166 Icona da viaggio raffigurante Sant'Antipa - XIX secolo
Altezza x larghezza: 14 x 11,5 cm Peso: 388.7 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
un vescovo di Pergamo che subì il martirio sotto Domiziano o Nerone. La tradizione narra che fu bruciato vivo dentro un toro di bronzo arroventato nel tempio di Diana. La composizione centrale è delimitata da una serie di clipei che ne scandiscono il perimetro: il registro superiore ospita la Deesis affiancata dagli arcangeli, mentre lungo i restanti tre lati si susseguono i santi a figura intera. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 167 Icona da viaggio raffigurante l'Odighitria con i simboli della passione - Inizio XX secolo
Altezza x larghezza: 10,5 x 9 cm Peso: 209.1 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. L’icona rappresenta una variante tarda del tipo tradizionale dell’Odighitria. Il Bambino, raffigurato come un piccolo adulto, guarda al cielo verso gli strumenti della Passione, apparendo consapevole del suo destino salvifico. L’immagine fonde così la tenerezza materna della Vergine Eleusa con la coscienza profetica della missione redentrice del Cristo. Tra i riferimenti più noti di questa tipologia iconografica si annovera la Madonna del Perpetuo Soccorso, di ambito cretese, questa variante dell’Odighitria poi, si diffuse ampiamente nel XVII secolo. Durante il regno dello zar Michail Fëdorovič, un’icona miracolosa della Madre di Dio della Passione fu traslata solennemente da Niznij Novgorod a Mosca; sul luogo dell’accoglienza sorse il Monastero della Passione, che divenne un centro di intensa devozione popolare.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 168 Icona da viaggio raffigurante l'Odighitria con i simboli della passione - Inizio XX secolo
Altezza x larghezza: 10 x 8,5 cm Peso: 140 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. L’icona rappresenta una variante tarda del tipo tradizionale dell’Odighitria. Il Bambino, raffigurato come un piccolo adulto, guarda al cielo verso gli strumenti della Passione, apparendo consapevole del suo destino salvifico. L’immagine fonde così la tenerezza materna della Vergine Eleusa con la coscienza profetica della missione redentrice del Cristo. Tra i riferimenti più noti di questa tipologia iconografica si annovera la Madonna del Perpetuo Soccorso, di ambito cretese, questa variante dell’Odighitria poi, si diffuse ampiamente nel XVII secolo. Durante il regno dello zar Michail Fëdorovič, un’icona miracolosa della Madre di Dio della Passione fu traslata solennemente da Niznij Novgorod a Mosca; sul luogo dell’accoglienza sorse il Monastero della Passione, che divenne un centro di intensa devozione popolare.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo.