Presale ASTA 396 - ANTICHE ICONE ORTODOSSE DAL XVII AL XX SECOLO. Con un nucleo di importanti icone russe da viaggio in bronzo e smalti
-
Lot 361 Piccolo dittico da viaggio - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 4 x 5.5 cm. Peso: 27.7 gr
Fusione in bronzo
destinato alla devozione privata, riconducibile alla produzione dei Vecchi Credenti russi a partire dal XVII secolo. L’oggetto presenta una struttura articolata in due valve, concepite come piccolo altare portatile. La valva principale è occupata da una Deesis, con Cristo in trono affiancato dalla Vergine e da san Giovanni Battista, immagine cardine dell’intercessione e del Giudizio finale nella tradizione bizantina. La seconda valva raffigura due figure nell’atto di venerare un’icona della Vergine. La combinazione iconografica riflette la natura composita della devozione dei Vecchi Credenti, che unisce il livello teologico della Deesis con quello protettivo e quotidiano dei santi. La coperta del dittico presenta sul fronte una rappresentazione stilizzata della Croce del Golgota, mentre sul verso è decorata da una punzonatura a motivi circolari, di carattere verosimilmente ornamentale e simbolico, riconducibile al repertorio decorativo delle oreficerie devozionali dei Vecchi Credenti. Questi manufatti, spesso di piccole dimensioni e realizzati in serie, erano concepiti per essere facilmente trasportati o nascosti, rispondendo alle esigenze di una comunità segnata, dopo lo scisma del Raskol, da periodi di persecuzione e dispersione.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 362 Icona pettorale con episodi della vita del Profeta Elia - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 6 x 4 cm Peso: 26.8 gr.
Fusione in bronzo
Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo, caratterizzate da un’estrema cura nella conservazione dei canoni bizantini e spesso realizzate in bronzo con smalti colorati. Di piccole dimensioni, l’oggetto era destinato alla devozione privata, facilmente trasportabile e nascondibile, rispondendo alle esigenze di una comunità perseguitata dalla Chiesa di Stato. Il soggetto raffigurato è il profeta Elia, tra i santi più venerati in Russia sin dalla cristianizzazione nel X secolo. La scena rappresenta diversi episodi della vita del profeta tratti dall’Antico Testamento, integrati in un unico paesaggio continuo, in cui gli elementi coesistono senza riquadri separati come nella tradizione bizantina e russa più antica, probabilmente influenzati dalla pittura occidentale del XVII secolo. La narrazione procede in senso antiorario a partire dal basso a sinistra, dove si vede Elia rifugiato presso le rive del fiume Kerit, nutrito dai corvi con due grappoli d’uva (1Re 17, 2-6). Al centro in basso appare l’angelo che invita il profeta addormentato a nutrirsi e a mettersi in cammino verso il monte Oreb (1Re 19, 5-7), mentre a destra la vita di Elia si unisce a quella di Eliseo: quest’ultimo, diventato discepolo, segue il maestro che, per attraversare il fiume Giordano, divide le acque con il suo mantello, subito prima che il Signore rapisca Elia su un carro di fuoco trainato da cavalli infuocati, lasciando il mantello miracoloso a Eliseo (2Re 2, 7-8). Elia è rappresentato con lunghi capelli e barba, avvolto nel mantello di pelliccia e con il bastone dell’eremita, elementi tipici degli asceti e dei profeti. La venerazione del profeta, celebrata per i miracoli che coinvolgono gli elementi della natura e per la misteriosa ascesa al cielo, evidenzia una continuità con i culti del dio pagano Perun, il cui culto fu formalmente proibito dal principe Vladimir (980- 1015 d.C.) ma che sopravvisse nell’anima popolare.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 363 Piccola icona da viaggio raffigurante il martirio di Quirico e Giulitta - XIX secolo
Altezza x larghezza: 6 x 5,5 cm Peso: 76.8 gr.
Fusione in bronzo
uno dei più crudi e toccanti della tradizione cristiana, avvenuto intorno al 304 d.C. durante le persecuzioni di Diocleziano. In basso a destra, più grande rispetto alle altre figure campeggia Santa Giulitta mentre stringe la croce a due traverse, simbolo del suo supremo sacrificio e della vittoria spirituale sulla morte. Accanto a lei, il figlio Quirico, che nonostante l'età infantile viene ritratto con la dignità di un adulto per sottolineare che la sua santità non ha età. A sinistra i due vescovi fungono da testimoni solenni, inquadrando il martirio all'interno della storia ufficiale della Chiesa. Sullo sfondo, le tre figure velate rappresentano le virtù cristiane che vegliano sul sacrificio della madre e del figlio, trasformando un momento di dolore in un’icona eterna di speranza e protezione per tutte le famiglie. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 364 Icona da viaggio raffigurante San Giorgio - XIX secolo
Altezza x larghezza: 7 x 5,5 cm Peso: 70 gr.
Fusione in bronzo
secondo il canone tradizionale che vuole San Giorgio come un giovane guerriero a cavallo, con un mantello rosso, simbolo del suo martirio, che vola al vento. Una creatura serpentiforme ai piedi del cavallo, rappresenta il male o il paganesimo sconfitto. Il dettaglio più significativo, che permette di collocare l'icona nel contesto dei Vecchi Credenti, è la posizione delle dita della mano di Dio che spunta dall'angolo destro in alto per benedire lo stesso Giorgio. Nelle icone dei Vecchi Credenti, la mano è sempre raffigurata con due dita tese, simbolo della doppia natura di Cristo, in opposizione alle tre dita introdotte dalle riforme. Oltre a ciò, le icone ascrivibili a questo gruppo religioso erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Antichità Manasse - Roma
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 365 Icona pettorale raffigurante Santi Eletti e Dio Padre - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 6.5 x 4 cm Peso: 24.9 gr.
Fusione in bronzo
che esce dalle nubi. Questo oggetto appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. La superficie appare consumata poiché le icone metalliche, soggette a ossidazione, venivano regolarmente lucidate con panni e sostanze come gesso, sabbia, cenere o polvere di mattone perché, nel contesto dei Vecchi Credenti, la tarnish (ossidazione o annerimento) era considerata un segno di corruzione.
Carlo Teardo Antiquario in Milano
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 366 Icona da viaggio raffigurante San Niceta che abbatte il demonio - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 6 x 4 cm Peso: 22.6 gr.
Fusione in bronzo
Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 367 Icona pettorale raffigurante l'Anastasis - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 6.5x4.5 cm Peso: 39.0 gr.
Fusione in bronzo
il momento in cui Cristo, discendendo negli inferi, con un gesto insieme di forza e di tenerezza, afferra Adamo ed Eva per il polso, traendoli fuori dai loro sarcofagi e restituendoli alla vita. Nella linguetta superiore, dietro la quale si trova il foro per la sospensione, è raffigurato il Mandylion di Edessa, un’immagine considerata dalla tradizione cristiana il più antico e autorevole ritratto di Cristo, ritenuto non realizzato da mano umana. L’icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Questi manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta impreziositi da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità ne consentiva un facile trasporto e, all’occorrenza, la possibilità di essere celati, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, fu soggetta a periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. La superficie dell’oggetto si presenta oggi abrasa: i Vecchi Credenti, infatti, consideravano la tarnish (l’ossidazione e l’annerimento) segni di corruzione e richiedevano che le icone metalliche mantenessero una costante lucentezza. Quando la superficie iniziava a scurirsi, veniva energicamente strofinata con materiali abrasivi quali gesso, sabbia, cenere o polvere di mattone, così da restituirle l’originario splendore. Questa pratica, ripetuta nel tempo con devozione, lungi dal costituire un danno, conferisce oggi all’icona un fascino particolare: l’usura del metallo si fa testimonianza visibile di secoli di cura, fede e preghiera incessante.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 368 Croce pettorale raffigurante l'Angelo del Gran Consiglio - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 8.5 x 4 cm Peso: 52.3 gr.
Fusione in bronzo
il quale costituisce una raffigurazione di Gesù Cristo prima della sua incarnazione. Gli oggetti che tiene in mano sono fondamentali per comprendere il significato dell’immagine: la verga allude alla giustizia divina e al criterio con cui il mondo viene “misurato”, mentre lo specchio - elemento ancora più raro e teologicamente sofisticato - costituisce il simbolo della rivelazione e della conoscenza divina ed indica Cristo come immagine perfetta del Padre. Sull'anello apicale è raffigurato il Mandylion di Edessa, secondo la tradizione la prima icona di Cristo, un’immagine miracolosa e non dipinta. La superficie appare consumata poiché le icone metalliche, soggette a ossidazione, venivano regolarmente lucidate con panni e sostanze come gesso, sabbia, cenere o polvere di mattone perché, nel contesto dei Vecchi Credenti, la tarnish (ossidazione o annerimento) era considerata un segno di corruzione.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 369 Icona pettorale raffigurante Santa Parasceva - XIX secolo
Altezza x larghezza: 6.5 x 4.5 cm Peso: 44.4 cm.
Fusione in bronzo
Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo, caratterizzate da un’estrema cura nella conservazione dei canoni bizantini e spesso realizzate in bronzo con smalti colorati. Di piccole dimensioni, l’oggetto era destinato alla devozione privata, facilmente trasportabile e nascondibile, rispondendo alle esigenze di una comunità perseguitata dalla Chiesa di Stato.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 370 Icona pettorale raffigurante il Madilyon di Edessa - XIX secolo
Altezza x larghezza: 6 x 5.5 cm Peso: 56.2 cm.
Fusione in bronzo
ovvero l’immagine acheropita del volto di Cristo, impressa miracolisticamente su un panno secondo la tradizione cristiana orientale. Il volto del Salvatore è rappresentato frontalmente, con sguardo intenso e solenne, incorniciato dalla capigliatura fluente e dalla barba bipartita, secondo i canoni della più antica iconografia bizantina. Il tessuto è reso come sospeso o sorretto ai lati, alludendo alla sua natura miracolosa e non dipinta da mano umana.Questo oggetto, inoltre, appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo. Tali manufatti, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 371 Icona pettorale raffigurante la Madre della Consolazione - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 7 x 5 cm Peso: 42,4 gr.
Fusione in bronzo
La tradizione fa risalire l'origine del culto al miracoloso salvataggio da un naufragio del figlio di Teodosio I, Arcadio, attribuito all'intervento della Vergine Maria. Sul luogo del ritrovamento di Arcadio, sulla spiaggia di Vatopedi nei pressi del Monte Athos, il patriarca Nettario eresse un santuario e vi collocò l’icona dell’Otrada, sul cui modello furono dipinte copie poi inviate in Russia. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 372 Croce pettorale raffigurante la Crocifissione - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 7 x 5 cm Peso: 16,4 gr.
Fusione in bronzo
ll manufatto presenta una superficie profondamente corrosa e alterata, condizione che rende difficoltosa l’identificazione univoca delle figure . La perdita di leggibilità dei rilievi è dovuta a una combinazione di fattori: all’intensa usura meccanica derivante dal prolungato uso devozionale si sommano le consuetudini dei Vecchi Credenti, i quali, per avversione estetica e simbolica verso la naturale ossidazione scura del metallo, sottoponevano l'oggetto a frequenti e vigorose pulizie domestiche per mantenerlo lucido; questo trattamento abrasivo, ripetuto nel tempo, ha finito per obliterare i dettagli più minuti delle effigi.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 373 Croce pettorale - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 9 x 5 cm. Peso: 24.3 gr.
Fusione in bronzo
ll manufatto presenta una superficie profondamente corrosa e alterata, condizione che rende difficoltosa l’identificazione univoca delle figure. La perdita di leggibilità dei rilievi è dovuta a una combinazione di fattori: all’intensa usura meccanica derivante dal prolungato uso devozionale si sommano le consuetudini dei Vecchi Credenti, i quali, per avversione estetica e simbolica verso la naturale ossidazione scura del metallo, sottoponevano l'oggetto a frequenti e vigorose pulizie domestiche per mantenerlo lucido; questo trattamento abrasivo, ripetuto nel tempo, ha finito per obliterare i dettagli più minuti delle effigi.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 374 Icona pettorale raffigurante San Nicola Taumaturgo ed i Sette dormienti di Efeso - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 6.5 x 4.5 cm Peso: 31.5 gr.
Fusione in bronzo
San Nicola Taumaturgo è uno dei santi più amati del mondo ortodosso, rappresentato secondo l’iconografia tradizionale con il libro del Vangelo nella mano sinistra e la mano destra sollevata nel gesto della benedizione. Venerato come protettore dei fedeli, dei viaggiatori e dei bisognosi, occupa un ruolo di primo piano nella devozione popolare russa.
Accanto a lui sono raffigurati i Sette Dormienti di Efeso, protagonisti di una delle più celebri narrazioni della tradizione cristiana orientale. Secondo il racconto agiografico, i sette giovani cristiani si rifugiarono in una grotta durante le persecuzioni dell’imperatore Decio e vi rimasero miracolosamente addormentati per secoli, risvegliandosi come testimonianza della promessa della resurrezione e della vita eterna. La scelta di accostare San Nicola e i Sette Dormienti conferisce all’oggetto un forte significato protettivo e apotropaico. Questa icona appartiene inoltre al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 375 Icona da viaggio raffigurante la decollazione di San Giovanni Battista - Inizio XX secolo
Altezza x larghezza: 12.5x8 cm Peso: 223.0 gr.
Fusione in bronzo
L’icona traduce visivamente il martirio di San Giovanni Battista. La narrazione ha inizio nella sezione sinistra, dominata da un’articolata struttura architettonica che rappresenta la prigione: qui il Precursore è colto in un istante di solenne meditazione, seduto con un libro tra le mani mentre attende il compimento del proprio destino. Il dinamismo della scena è conferito dalla figura del carceriere, ritratto nell'atto di scendere le scale per prelevare il prigioniero. Il fulcro drammatico si sposta sulla destra, dove si consuma la decollazione vera e propria. La composizione è coronata nel registro superiore da una doppia raffigurazione del Cristo Pantocratore che emerge dalle nubi: questa ripetizione teofanica non solo sottolinea la protezione divina costante sul testimone della Verità, ma esalta il carattere sacrificale dell'evento, collegando la sofferenza terrena del martire alla gloria celeste del Verbo. L'icona, inoltre, appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni, erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 376 Icona pettorale raffigurante San Giorgio - XIX secolo
Altezza x larghezza: 8,5 x 6,5 cm Peso: 83 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
secondo il canone tradizionale che vuole San Giorgio come un giovane guerriero a cavallo, con un mantello rosso, simbolo del suo martirio, che vola al vento. Una creatura serpentiforme ai piedi del cavallo, rappresenta il male o il paganesimo sconfitto. Il dettaglio più significativo, che permette di collocare l'icona nel contesto dei Vecchi Credenti, è la posizione delle dita della mano di Dio che spunta dall'angolo destro in alto per benedire lo stesso Giorgio. Nelle icone dei Vecchi Credenti, la mano è sempre raffigurata con due dita tese, simbolo della doppia natura di Cristo, in opposizione alle tre dita introdotte dalle riforme. Oltre a ciò, le icone ascrivibili a questo gruppo religioso erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 377 Piccola icona da viaggio - XIX secolo
Altezza x larghezza: 5 x 4.5 cm Peso: 35 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 378 Icona da viaggio raffigurante il Pantocratore - XIX secolo
Altezza x larghezza: 8 x 6 cm Peso: 104.5 gr.
Fusione in bronzo
raffigurato a mezzo busto secondo i canoni della tradizione russa più arcaica. Il Salvatore, con lo sguardo fisso e severo rivolto all’osservatore, solleva la mano destra nel gesto della benedizione (spesso caratterizzata dal dvuperstie, le due dita congiunte tipiche dei Vecchi Credenti), mentre con la sinistra sostiene il Vangelo aperto, simbolo della Legge divina.Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 379 Icona pettorale raffigurante l'allegoria della Trinità - XVIII secolo
Altezza x larghezza: 7 x 4.5 cm Peso: 71.8 gr.
Fusione in bronzo
nella scena dell'ospitalità di Abramo. Infatti la scena simboleggia la visita degli angeli ad Abramo, ma viene reinterpretata in chiave simbolica come rappresentazione veterotestamentaria della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo). L'esempio più celebre è costituito dalla Trinità di di Andrej Rublëv, realizzata negli anni intorno al 1422 e conservata presso la Galleria statale di Tret'jakov a Mosca. Nella linguetta superiore è raffigurato il Mandylion di Edessa, un'icona considerata il più antico e importante ritratto di Gesù della tradizione cristiana. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo. Tali manufatti, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. La superficie dell'oggetto si presenta particolarmente abrasa poiché i Vecchi Credenti consideravano l’ossidazione e l’annerimento un segno di corruzione; per questo motivo, esigevano che le icone in metallo rimanessero sempre specchianti. Quando un’icona iniziava a scurirsi, veniva strofinata con gesso, sabbia, cenere o polvere di mattone per restituirle l'originaria brillantezza. Questa continua e devota levigazione, lungi dal costituire un danno, rende oggi queste icone testimoni ancora più preziose e cariche di fascino, poiché l'usura del metallo racconta visivamente secoli di cura e di preghiera incessante.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
L'icona è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo. -
Lot 380 Trittico da viaggio raffigurante le Feste - XIX secolo
Altezza x larghezza: 6 x 16.5 cm. Peso: 173 gr.
Fusione in bronzo e smalti policromi
Tipico della produzione dei Vecchi Credenti russi tra il XVIII e il XIX secolo, costituisce un compendio portatile della fede e della resistenza di una comunità perseguitata dopo lo scisma noto come Raskol. Il percorso devozionale inizia con la venerazione della Dormizione della Vergine; al centro del trittico risplende l’Anastasis, la Discesa agli Inferi, cuore pulsante della Pasqua russa; e infine il ciclo si conclude con il Battesimo di Cristo. Una volta chiuso, il trittico mostra sulla superficie esterna la solenne rappresentazione del Calvario: la tipica croce russa a tre barre è affiancata dalla lancia e dalla spugna, ed è sormontata dal titolo cirillico di 'Re della Gloria', simboleggiando la vittoria di Cristo sulla morte prima ancora di aprire l'icona sulle feste interne. L’intera opera, pur nelle sue dimensioni ridotte, riflette il rigore estetico e la profondità teologica dei Vecchi Credenti, trasformando un oggetto d’uso quotidiano in un potente strumento di identità religiosa. Tali manufatti, spesso realizzati in bronzo e talvolta arricchiti da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
Classificazione dello stato di conservazione: **** buono.
Il lotto è in un buono stato di conservazione con le normali usure e difetti commensurati all’epoca e all’uso nel tempo.