Presale LA GRAZIA E LA FORZA. PARTE I. FASE III. BASI D'ASTA ULTERIORMENTE RIDOTTE
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Lot 2 Isa Pizzoni (1921 - 2008)
Toro, 1965
Serigrafia su carta
50 x 64 cm (luce)
Firma: “Pizzoni” al recto a matita
Data: “1965” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “6/19” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (WhatsApp) -
Lot 3 Giancarlo Bettis (1936 - 2014)
Paesaggio tirrenico
Tecnica mista su tavola
150 x 130 cm
Firma: "bettis" al recto
Data: "XC" (= 1990) al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
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Lot 4 Guido Albanello (1952)
Belluno, 2005
Litografia su carta
75,5 x 139 cm (luce)
Data: “Anno Domini MMV - Tertium Millenium” in lastra
Altre iscrizioni: tiratura “387/600” al recto a penna; “Belluno”, “Disegno di Guido Albanello” in lastra
Elementi distintivi: timbro a secco “Gilberto Padovan Editore - Vicenza”
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 5 Roberto Poloni (1938)
Il Montello, 1988
Olio su tavola
40 x 49,5 cm
Firma: “Poloni Roberto” sul verso
Data: “1988” sul verso
Altre iscrizioni: “Il Montello” sul verso
Elementi distintivi: sul telaio etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 85% (macchie e segni di grappe metalliche)
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 7 Maurice Utrillo (1883 - 1955)
Case e alberi a Parigi, 1920
Olio su tela
22 x 31,7 cm
Firma: “Maurice Utrillo V.” al recto
Data: “septembre 1920.” al recto
Elementi distintivi: sul verso, tre timbri della dogana di Ventimiglia con iscritto a penna “Eu/5 n. 6/e 11/5/90"; sul telaio, etichetta con numero “247” ed etichetta con numero “8590 5815/3”; sul verso della cornice timbro “Nuova alleanza cooperativa s.r. L. “ e città illeggibile; sul verso della cornice, appunti a penna relativi alla cornice
Provenienza: Beni Artistici Italiani SpA (fino al 1993); Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 80% (reintelo)
Stato di conservazione. Superficie: 95% (ridotte integrazioni e consolidamento della superficie pittorica nel 2004)
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp)
Nel 1919-1920 Utrillo fu internato dalla madre, la pittrice Suzanne Valadon, nel manicomio di rue de Picpus. Léopold Zborowski, che lo sostenne, cercò mecenati che aiutassero ad alleviare i costi dell'internamento, e poi pensò all'industriale Pierre Levasseur, noto come amico delle arti. Levasseur, di origine protestante, era pronipote di Etienne, famoso ebanista del XVIII secolo, e nipote di Eugène, che fondò a Parigi una scuola di disegno per artigiani specializzati nelle arti decorative.
Fin dal 1910 critici e scrittori avevano iniziato a mostrare interesse per Utrillo (tra gli altri Elie Faure e Octave Mirbeau) e la sua prima mostra personale, alla galleria Eugène Blot, data al 1913. Tuttavia il punto di svolta si ebbe proprio nel 1919, in particolare grazie ad una fortunata mostra tenutasi in dicembre alla galleria parigina Lepoutre. Solo un mese prima, in ottobre, il pittore e l'industriale firmarono un contratto: Levasseur avrebbe ricevuto 7 tele al mese, contro un pagamento mensile di 2000 franchi. L'accordo fu rinegoziato nel gennaio 1920 - 6 tele per 2500 franchi - chiaro segno che il credito pubblico dell'artista stava crescendo, nonostante, talvolta, vendesse i suoi quadri per importi minimi, anche 30 franchi, in momenti di bisogno.
Il dipinto di Veneto Banca appartiene a questo straordinario e breve momento, in cui le periferie urbane si accendono di colori contrastanti, un fenomeno che appare nella produzione dell'artista in particolare dopo il 1918, punto di transizione tra il cosiddetto Période blanche, che domina il quinquennio precedente la Grande Guerra, in cui l'artista predilige cromie smorzate, ed il Période colorée, che inizierà nel 1922, per caratterizzare tutta la successiva produzione.
Il dipinto era accompagnato da un certificato di autenticità rimesso da Gilbert Petrides il 14 settembre 1987 (n. 19.318), oggi disperso. L'autenticità dell'opera è stata confermata, con esame dal vero, dal Comité Utrillo il 2 ottobre 2021. Il Comité Utrillo potrà emettere un certificato a richiesta dell'acquirente, secondo le proprie regole. -
Lot 9 Vittore Frattini (1937)
Volo rosso, 1996
Acrilico su tela rossa
135 x 156 cm
Firma: “Vittore Frattini” sul verso
Data: “’96” sul verso
Altre iscrizioni: “‘Volo rosso’” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 10 Wladimiro Tulli (1922 - 2003)
Senza titolo
Serigrafia su carta
22,5 x 33,5 cm (lastra)
Firma: "Tulli" al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “p.a” al recto a matita
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 12 Toni Benetton (1910 - 1996)
La manta,1960
Ferro forgiato
115 x 245 x 262 cm
19 cm (altezza dal suolo)
Firma: tracce di una iscrizione abrasa, forse la firma, sull'ala sinistra
Provenienza: Collezione Angelina Allegro Benetton; Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Rudolf Walter Litschel, "Oberösterreichische Kunstchronik", 19 novembre 1965 (ill.); Franco Battacchi, a cura di, "Benetton 1 / il ferro ", Venezia, 1991, pp. 60-61 (?), 356, scheda 93; "Toni Benetton. Dialoghi con la città", Treviso, 2002, mappa dei percorsi, punto H
Esposizioni: Bulgariplatz, Linz, ottobre 1965; "Toni Benetton. Dialoghi con la città", percorsi in Treviso, 8 dicembre 2002 - 28 febbraio 2003
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 85% (forte abrasione dovuta agli agenti atmosferici; muschi, funghi e depositi biologici in adesione)
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp)
L'opera, in unico esemplare (comunicazione di Angelina Allegro Benetton del 7 dicembre 2020), rappresenta un punto di svolta, verso l'astrazione, nella produzione di Benetton. Così l'artista in una lunga intervista concessa ad Adriano Màdaro. Benetton (pp. 29-30): "Gli anni del laboratorio circolare, quelli che vanno dal 1950 al '67, dal punto di vista della mia creazione artistica rappresentano il mio interesse per la natura, soprattutto gli animali. E quindi la mia necessità di trasformare. Il mio bisogno di allora era quello di capire il "linguaggio" degli animali, che non era il verso, ma la caratteristica. Prendiamo il gatto, animale a me particolarmente caro fin da ragazzo. In quanto felino, mi dà tutti gli spunti per pensare alla molla, al salto. Il mio problema, nel volerlo rappresentare, era di esprimere attraverso l'idea dell'agguato, della spinta, del salto. Perché bisogna osservare bene tutto ciò che poi si vuole interpretare. Dunque il gatto prima si mette in posizione di attenti, immobile, poi fiuta, tende baffi e orecchi, l'occhio fisso, quindi si raccoglie armoniosamente in quell'atteggiamento che gli consentirà infine di realizzare il salto. Il salto è il suo "linguaggio". Perciò una scultura del gatto io la concepivo solo come salto. In ogni animale c'è il suo dinamismo, bisogna osservare con criterio indagatore". Quel che vale per il gatto, vale per la manta, il cui tratto distintivo è il movimento simile al volo, nelle profondità e sopra il pelo dell'acqua. L'opera in asta si presenta in effetti come la lavorazione di una singola lastra. Ecco allora Benetton affermare che "dovendo fare un bilancio, ciò che reputo importante di quegli anni è la mia ricerca sulla sintesi della lastra di ferro". Il "mio confronto, il confronto di tutta la mia vita, è con il ferro, soprattutto con la lastra, oggetto inanimato e svilito dall'industria; eppure quella superficie mi ha sempre esaltato, come la tela per un pittore". "Mi sono imposto di rispettare la lastra imprimendole i miei interventi di sintesi, come un'impronta del mio passaggio (valorizzando n.d.r.) la profondità che ne ricavavo battendola, facendola vibrare pur conservandola esattamente come lastra". "Vi era solo un ragionamento agganciato ad una esperienza precedente: cioè aggiungere continuamente qualcosa, ma non aggiungendo, togliendo". Dalla metà degli anni Sessanta, "ho abbandonato la figura per dedicarmi solo alla lastra apportandovi tagli e vibrazioni".
La scultura è conservata nel giardino della ex sede di Veneto Banca Spa in Viale Nino Bixio 1 a Treviso. -
Lot 15 Roberto Poloni (1938)
Basilica S. Marco Venezia, 1999
Olio su tela
80,5 x 99,7 cm
Firma: “Poloni” in colore al recto; “Roberto Poloni” a pennarello al verso
Data: “1999” a pennarello al verso
Altre iscrizioni: titolo, autentica e numero “357” a pennarello al verso della tela; numero “357” a pennarello sul telaio
Elementi distintivi: sette timbri della galleria d’arte La Saletta (2 sul retro della tela e 5 sul retro del telaio); timbro con indicazione delle dimensioni sul telaio
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 16 Salvador Dalí (1904 - 1989)
Gladiolus cum aurium corymbo exspectantium, 1972
Cromolitografia su carta goffrata formata pressione
56,5 x 38,5 cm (lastra)
Firma: Firma al recto a matita “Dalí”
Altre iscrizioni: indicazione della tiratura “144/350” a matita al recto
Elementi distintivi: al recto titolo a stampa, a secco marchio della cartiera “Arches France” e marchio delle edizioni Eldec Roma; al verso una etichetta anonima con dati dell’opera e due etichette con riferimenti agli inventari della banca
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Michler-Löpsinger, 541
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 100%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp)
Stampa a foglio libero dalla serie de “I Fiori Surrealisti”, pubblicata in volume dalle Edizioni Eldec, Roma, nel 1981. L’edizione originale data 1972 (cfr. Michler-Löpsinger 541). -
Lot 17 Franco Librari (1950 - 1999), per Cartiere Miliani, Fabriano
Il David, da Michelangelo
Filigrana in chiaroscuro retroilluminata
43,7 x 37,7 cm (foglio)
Firma: “F. Librari” in lastra
Data: in lastra, "1976"
Altre iscrizioni: in lastra "C. M. FABRIANO"
Elementi distintivi: al verso, etichetta con riferimento
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90% (parti elettriche non verificate o mancanti; danni alla cornice; apparato elettrico non verificato)
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp)
In asta, un esemplare di filigrana artistica in chiaroscuro, realizzata da Franco Librari, per la storica Cartiera Miliani, di Fabriano, sul modello celeberrimo del "David" di Michelangelo. Come ricorda Annarita Librari, figlia di Franco Librari, "Con Giuseppe Miliani (1816 - 1890), nipote di Pietro (1744 - 1817), fondatore della ditta Miliani, la cartiera si ingrandisce, la carta da disegno si afferma come la migliore, tanto che alla esposizione di Londra nel 1851 viene premiata, e la carta valori comincia ad essere la specialità della fabbrica fabrianese. Alla morte di Giuseppe la cartiera era già un grande complesso, ma sarà il figlio Giambattista (1856-1937) ad operare l’effettiva trasformazione da azienda artigianale ad industriale (...). Giambattista alle conoscenze tecniche unisce un’ampia visione dell’organizzazione industriale grazie ai frequenti viaggi che, fin da giovanissimo, compie in diverse nazioni europee e in Nord America. Nel 1889 riceve la Legion d’onore per aver presentato, all’esposizione di Parigi, le migliori filigrane per i biglietti di banca. Per le filigrane di Fabriano, ancor prima del riconoscimento parigino, esisteva un vero e proprio entusiasmo. Nel 1886 Ernst Kirchner di Francoforte sul Meno scrive: “Le vostre carte filigrane sono le più belle che io abbia mai veduto fino ad ora. Da quando posseggo questi veramente artistici fogli non oso più nemmeno guardare gli stessi prodotti della Germania. I ritratti, come pure i dettagli che li ornano sono di una finezza ammirabile, perfetta e formano ora il punto essenziale di questa modesta collezione che io curo con molto amor proprio”. Nel settore della Filigrana artistica in chiaro-scuro per banconote Giambattista, in un primo momento, per l’incisione su cera si avvalse del prof. Bianchi di Roma, medaglista dei Sacri Palazzi Apostolici, che direttamente da Roma inviava a Fabriano le cere commissionate. Successivamente, la sua lungimiranza e previdenza lo spinsero a dotare l’Officina Filigrane delle cartiere di Fabriano della sezione di incisione su cera, dove destinò giovani e abili artisti che riuscirono a soddisfare appieno le esigenze aziendali. Capostipite di questa scuola fu Serafino Cilotti (1868-1943), che realizzò opere di notevole impatto artistico, da considerare come una nuova forma di espressione d’arte figurativa su cera, Angelo Bellocchi (1880-1939) e Virgilio Brozzesi (1869-1946). Allievi di Cilotti possono considerarsi Aldo Frezzi (1885-1972), (...) Eraldo Librari (1907-1988) e Luigi Filomena. Luigi Casoni fu incisore delle Miliani fino al 1958, quando fu chiamato dalla Banca d’Italia per incidere le “testine” delle banconote." "Eraldo Librari apprese quest’arte soprattutto osservando Serafino Cilotti mentre incideva, o meglio “rubando con l’occhio” attento e predisposto, avendo già alle spalle una preparazione artistica e una innata attitudine verso le più svariate forme d’arte. Entrò in Cartiera dopo aver vinto un concorso, rispettando la tradizione familiare che aveva visto il padre Decoroso e il nonno Angelo lavorare nella prestigiosa fabbrica fabrianese come lavoranti al reparto Tini. Eraldo, da giovane, dopo aver frequentato la scuola professionale, fu allievo intagliatore del Prof. Ivo Quagliarini di Fabriano, lavorando nel suo mobilificio; fu un abile e fecondo scultore realizzando numerosi busti di noti personaggi fabrianesi dell’epoca; fu autore di numerose poesie e un compositore di canzoni; incisore su cera di numerose opere d’arte di grandi dimensioni e di testine per banconote, settore trainante dell’azienda, quest’ultime precedute da numerosi disegni preparatori a matita e a china, in un’epoca dove tutto era affidato all’abilità manuale dell’artista. Le incisioni di grandi dimensioni, che l’azienda faceva realizzare ai suoi più validi incisori, per fine propagandistico e d’immagine, non sono delle semplici e fredde riproduzioni di opere d’arte o ritratti, ma il frutto di una personale interpretazione che si riflette in uno stile espressionistico e scultoreo (dove un semplice elemento paesaggistico, come una pianta, viene reso con la minuzia di un botanico, le espressioni dei volti riflettono il pathos del personaggio ritratto), influenzato dal suo coinvolgimento emotivo e dalla sua sensibilità. Si tratta di un coinvolgimento che lo porta quasi a dimenticare il fine dell’incisione su cera - come fase principale di un lungo processo che richiede alcune particolari accortezze tecniche - e a trattarla come un’opera scultorea finale o come un pezzo di legno da intagliare, dove la materia deve essere rimossa di getto per far emergere l’immagine che racchiude al suo interno. Entrambi i figli di Eraldo Librari, Franco (mio padre) e Sandro (mio zio) appresero quest’arte dell’incisione su cera all’interno delle mura domestiche, ma solo mio padre Franco riuscì ad essere assunto nel 1963 in cartiera, dapprima nell’officina filigranisti come apprendista. Rispetto a molti incisori, mio padre ha saputo sfruttare al meglio il fatto di aver lavorato per anni nell’officina filigranisti, dove si svolgevano le fasi successive all’incisione su cera (galvanoplastica, ritocco dei punzoni, punzonatura della tela e realizzazione della forma filigranatrice). Questo gli ha permesso di rendersi conto di tutte le difficoltà che si incontravano nelle fasi successive, se l’incisione non era realizzata secondo alcuni accorgimenti tecnici. Spesso si trovava di fronte a delle incisioni veramente artistiche, ma alle quali bisognava sacrificare alcuni aspetti di quella espressività, perché avrebbero creato problemi insormontabili per la realizzazione delle fasi successive. Il ritocco dei punzoni era la fase più delicata, perché la presenza di sottosquadri non avrebbe permesso la punzonatura della tela metallica creando degli strappi nella stessa. Se si considera che spesso a ritoccare questi lavori non erano nemmeno gli stessi artisti che avevano realizzato l’incisione si può ben comprendere come fosse alto il rischio di comprometterne l’artisticità. In questa arte mio padre può essere considerato a pieno titolo un incisore completo, che ha sempre seguito personalmente tutte le fasi di lavorazione e che è in grado di realizzare autonomamente una filigrana partendo dall’incisione fino alla conclusiva fabbricazione del foglio di carta al tino. Tutti i suoi lavori della maturità possono essere definiti tecnicamente opere perfette, dove ad una interpretazione dell’opera d’arte si unisce una perizia tecnica che rende la lastra di cera immediatamente idonea alla realizzazione dei punzoni e alla successiva punzonatura della tela, senza dover ricorrere a ritocchi più o meno invasivi. Il fatto di aver appreso quest’arte da suo padre, all’interno delle mura domestiche, gli ha permesso, nel corso degli anni e non senza ostacoli, di raggiungere una qualifica e un riconoscimento mai ottenuto dagli incisori che lo hanno preceduto, di lavorare in autonomia dal 1970 fino al momento del pensionamento e di difendere l’artisticità di questo lavoro". ( Annarita Librari, "Cera una volta... la Filigrana Artistica in chiaroscuro"). La storia della cartiera Miliani è stata ricostruita da Bruno Bravetti, nella monografia “Giambattista Miliani”, Affinità Elettive, 2010 -
Lot 19 Giuseppe Granzo (1951)
Arona in metafora, 1977
Olio e matita su tela
60 x 70 cm
Firma: “G Granzo” al recto; “Giuseppe Granzo” sul verso
Data: “19-5-77” al recto
Altre iscrizioni: “Arona in metafora” sul verso
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario; etichetta del “Corso nazionale di pittura estemporanea”, Arona, 1977, con dati relativi all’opera
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Esposizioni: “Concorso nazionale di pittura estemporanea”, Arona, 1977
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 85% (craquelures e cadute di colore)
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp)
Giuseppe Granzo è un artista di origine veneziana che vive e lavora a Crocetta del Montello. Pittore e scultore, dal 1972 partecipa a mostre nazionali vincendo numerosi premi. -
Lot 20 Roberto Poloni (1938)
Mare con barche a vela, 1974
Olio su tela
50 x 70 cm
Firma: “Roberto Poloni” sul verso
Data: “1974” sul verso
Altre iscrizioni: “opera mia autentica” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 21 Luigi Servolini (1906 - 1981)
Oroscopea, segno zodiacale: Sagittario
Cromoserigrafia su carta
45,7 x 46,1 cm (luce)
Firma: “Luigi Servolini”, in lastra
Altre iscrizioni: indicazione della tiratura, “XXXV/CL”, a matita sul recto
Elementi distintivi: Al verso autentica del figlio dell’artista; inoltre etichetta con riferimento all’inventario della banca ed una etichetta anonima con dati dell’opera
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 70% (danni da umidità, aggressioni da muffe)
Stato di conservazione. Superficie: 80% (muffe)
L’esemplare appartiene ad una seria postuma di cromoserigrafie (ognuna in 300 esemplari di cui 150 contrassegnati in numeri romani e 150 contrassegnati in numeri arabi) realizzata sotto il controllo del figlio dell’artista
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 22 Christo Javašev (1935 - 2020), da
Surrounded Islands, Project for Biscayne Bay, Miami
Stampa offset su carta
79,6 x 68 cm (luce)
Elementi distintivi: al recto targhetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti inventariali ed etichetta della Galleria d’arte Martinazzo di Montebelluna
Provenienza: Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 23 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
San Lazzaro degli Armeni, 1974
Puntasecca su carta
30,5 x 38,7 cm (lastra)
Firma: “Lino Bianchi Barriviera” al recto impressa e in lastra
Data: “1974” in lastra
Altre iscrizioni: tiratura “XII/XX p. d’a.” al recto impressa; “San Lazzaro degli Armeni Venezia” in lastra
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 25 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
Tempio di Venere e Roma
Inchiostro su carta
39,3 x 53,6 cm
Altre iscrizioni: “martedì” al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90% (pieghe)
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 27 Giuseppe Stevenazzi (XX secolo)
Settembre a Borgomanero
Olio su faesite
70,5 x 79,5 cm
Firma: “Stevenazzi” al recto
Altre iscrizioni: sul verso, “Borgomanero” e recapiti dell’artista
Elementi distintivi: sul verso, etichetta del IX Premio Borgomanerese di Pittura “Il grappolo d’oro”
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 28 Biagio Castilletti (1966)
Roma, lungo il Tevere, 2007
Acrilico su tela
80 x 180 cm
Firma: “Biagio Castilletti” sul verso e lungo il lato destro
Data: “2007” sul verso
Altre iscrizioni: “Roma, lungo il Tevere 80x180 Acrilico” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Castilletti reinterpreta il paesaggio urbano, lavorandovi come un pittore di vedute, ma a partire da stampe o foto antiche. Restituisce così di Roma,in particolare delle sue prospettive più famose, un'immagine poetica e inusitata.
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Lot 29 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
Verso Montecompatri, 1956
Acquaforte su carta
22,5 x 32,3 cm (lastra)
Firma: “Lino Bianchi Barriviera” al recto a matita e in lastra
Data: “1956” al recto a matita e in lastra
Altre iscrizioni: tiratura “6/30”, “verso Montecompatri” al recto a matita
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Marco Goldin, a cura di, "Cento incisioni di Lino Bianchi Barriviera", Villorba, 1993, p. 89
Esposizioni: Marco Goldin, a cura di, "Cento incisioni di Lino Bianchi Barriviera", Casa dei Carraresi, Treviso, 16 dicembre 1993 - 16 gennaio 1994 (altro esemplare)
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 31 Ilirjan Xhixha (1964)
Cavalli in corsa
Acrilico su tela preparata
80 x 120 cm
Firma: “i xhixha” in colore al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 33 Isabel Jover (1951)
Senza titolo, 2004
Acrilico su cartoncino
47,5 x 35 cm (luce)
Firma: “Jover” al recto e sul verso
Data: “04” al recto e sul verso
Altre iscrizioni: “Tarragona Es.” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp) -
Lot 36 Anton Zoran Mušič (1909 - 2005)
Cavalli
Olio su tela
31,5 x 41,3 cm
Firma: “Music” al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 85%
Stato di conservazione. Superficie: 80% (lievi distacchi del colore)
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp)
In questo dipinto, appartenente alla celebre serie dei Cavallini, Mušič ritorna al motivo che più di ogni altro ha segnato la fase felice e lirica della sua produzione del dopoguerra. Il tema affonda le sue radici nei soggiorni estivi trascorsi dall'artista in Dalmazia, tra le piane carsiche e le colline pietrose che fornivano un repertorio naturale di asinelli e cavalli dalmati. Quel mondo – semplice, arcaico, attraversato da un ritmo pacato – diviene negli anni immediatamente successivi alla guerra un serbatoio di memoria e di quiete, un contrappunto esistenziale alla tragedia vissuta a Dachau.
Mušič sviluppo il motivo dopo la liberazione dal campo di concentramento e il ritorno in Slovenia. I cavallini si dispongono quasi sempre in piccoli gruppi, colti da tergo, di tre quarti o di profilo come in una processione lenta e silenziosa. Non sono rappresentazioni descrittive: le loro forme allungate, le teste ridotte, le macchie decorative sul manto appartengono più al regno del ricordo che a quello della rappresentazione naturalistica.
La critica ha spesso letto questi cavallini come figure doppie: da un lato evocano la nostalgia dell’infanzia e della terra d’origine; dall’altro incarnano un’idea fragile di libertà, costantemente minacciata dall’ombra dell’orrore del lager, che l’artista porterà a maturazione nel ciclo "Nous ne sommes pas les derniers".
Nell'opera di Veneto Banca il linguaggio è già quello del primo periodo astratto di Mušič (circa 1951–57): le linee curve dominano la composizione, unificando manti, colline e superfici; la materia è asciutta, quasi terrosa; le figure – gialle, brune, rossastre – emergono da un fondo caldo che richiama le pietraie dalmate. Le macchie scure e la trama della tela a vista accentuano il carattere atmosferico, sospeso, quasi trasognato della scena. La processione dei cavalli è resa attraverso sottili variazioni cromatiche e segni minimi: piccoli punti, reticoli obliqui, striature che trasformano i corpi animali in elementi ritmici, ormai più vicini al segno che allo studio dal vero.
Proprio l’equilibrio tra figurazione e astrazione è la qualità focale di questa piccoal tela. La disposizione dei cavalli in sequenza, l’uso calibrato delle tonalità calde e la vibrazione decorativa delle superfici testimoniano una fase matura e consapevole della ricerca di Mušič, in cui il tema dalmata viene distillato fino a diventare un’immagine-simbolo. L’opera si distingue per la sua delicatezza lirica e per la capacità di unire semplicità narrativa e profondità emotiva — un tratto che rende questi Cavallini tra i soggetti più amati e riconoscibili dell’artista. -
Lot 38 Paolo da San Lorenzo (1935)
Il canto della luce, 2001
Olio su tela
100 x 100 cm
Firma: “Paolo da San Lorenzo” al recto
Elementi distintivi: etichetta della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimento di inventario e analoga etichetta anonima, al verso
Provenienza: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso, certificato di garanzia dell’artista con titolo e data
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
Per maggiori informazioni: 346 12 999 80 (Whatsapp)