Importanti Dipinti del Secolo XIX
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Lot 121 Giovanni Provaggi, attivo nel XIX sec.
INGRESSO ALLA VILLA
acquarello e china su carta, cm 25x19
sul retro: iscritto "Cav.re Alessandro Sanquirico. Giovanni Provaggi fece. n. 51 Entré de la maison jointe a la proprieté Sommariva a Tremezzo, Lago di Como" -
Lot 122 Giovanni Cappa Legora
(Torino 1887 - Stresa 1980)
TERRAZZA DELLA VILLA FARAGGIANA DI ALBISOLA
olio su tela, cm 46x61, senza cornice
firmato in basso a destra
sul retro: titolato e datato "Albisola Mare agosto 1939" -
Lot 123 Sebastiano De Albertis
(Milano 1828 - 1897)
TRASPORTO MILITARE
olio su tavoletta, cm 9x17,8
firmato in basso a destra
Dei pittori lombardi del XIX secolo che ebbero grande successo con la pittura di gusto militaresco Sebastiano De Albertis fu fra coloro che riuscì a realizzarle in maniera eccellente.
Già da giovanissimo De Albertis abbandonò gli studi a Brera per partecipare ai moti rivoluzionari del 1848.
Ecco svelato il segreto dei suoi dipinti con le sue cariche, cavalli, battaglie, e i suoi militari, che nei piccoli e grandi quadri illustrano significativamente lo scenario che l'artista ha vissuto direttamente. -
Lot 124 Michelangelo Meucci
(Firenze 1840 - 1909)
NATURA MORTA CON GHIANDAIA, MERLO, PAVONCELLO E TORDO
coppia di dipinti rispettivamente su tavola e cartoncino pressato, cm 46x37 e cm 48x38
entrambi firmati datati e iscritti "Firenze 1876" in basso al centro
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Lot 125 Giovanni Battista Ferrari
(Brescia 1829 - Milano 1906)
CORTILE RUSTICO
olio su tela, cm 48x65
firmato e datato 1880 in basso a destra
Il realismo e il pragmatismo della pittura dell'autore lombardo si intreccia armonicamente con la predominante cultura romantica, che permise all'artista di esprimere pienamente le seduzioni e il fascino dei sentimenti.
La natura da lui dipinta non fu mai idilliaca, statica, ma colta nella sua quasi impercettibile esistenza quotidiana.
Il Ferrari seppe collocarsi fra quegli artisti che segnarono la storia della pittura di paesaggio in Lombardia nella seconda metà dell'Ottocento. -
Lot 126 Francesco Vinea
(Forlì 1845 - Firenze 1902)
GENTILDONNA CON CAPPELLINO
olio su tela, cm 31x23
firmato in alto al centro -
Lot 127 Giovanni Muzzioli
(Modena 1854 - 1894)
FANCIULLE NEL CORTILE CHE PREPARANO I FIORI
olio su tela, cm 62x33
firmato in basso a destra
Si trasferì a Firenze nel 1875 dove ebbe il periodo di maggiore attività artistica, caratterizzato fin dal nascere dai più apprezzati riconoscimenti.
Egli trattò egregiamente la pittura di genere relativa all'epoca romana, soffermandosi nella cura dei dettagli, creando personaggi in grado di risvegliare emozioni e viva partecipazione. -
Lot 128 Gianni Maimeri
(Varano Borghi 1884 - Milano 1951)
INTERNO CON VASI DI FIORI
olio su tela, cm 75x90
firmato e datato 1922 in basso a destra -
Lot 129 Achille Cattaneo
(Limbiate 1872 - Milano 1931)
LA CASA DEL PITTORE
olio su compensato, cm 59,5x71
firmato e datato 1925 in basso a sinistra -
Lot 130 Eugenio Cecconi
(Livorno 1842 - Firenze 1903)
PAESAGGIO INVERNALE
olio su tela, cm 33x48
firmato e datato 2.4.85 in basso a destra
reca cartiglio con numero 80 A 1885 -
Lot 131 Giorgio Kienerk
(Firenze 1869 - Fauglia 1948)
VECCHIA CASA DI CONTADINI, FAUGLIA
olio su compensato, cm 30x36
firmato in basso a destra e datato: 1.10.32
sul retro firmato, titolato, datato e scritto: Elenco G. K. N177
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Lot 132 Marco Calderini
(Torino 1850 - 1941)
CASOLARI DI ALTA MONTAGNA
olio su cartone, cm 63x38,5
firmato in basso al centro e datato 1885 in basso a sinistra
sul retro: cartiglio autografo di Marco Calderini
Bibliografia:
P. De Luca, Visioni Italiche, Bergamo 1911, vol. I, p. 72
Marco Calderini è fra i migliori rappresentanti della corrente verista del paesaggismo piemontese dell'Ottocento. Tema centrale e costante della pittura dell'artista è il paesaggio nei suoi molteplici aspetti; i suoi dipinti hanno in comune il fatto che sono tutti stati dipinti dal vero. -
Lot 133 Nicolò Cannicci
(Firenze 1846 - 1906)
LE SPINTE
olio su tela, cm 53,5x72
firmato
sul retro del telaio resti di etichetta di una esposizione a Palazzo Pitti
Lo sguardo contemplativo di Cannicci "Il Giovanni Segantini delle solitudini toscane" come lo ebbe a definire il Foresi (in: M. Foresi, Niccolò Cannicci nell'arte e nella vita, 1906, p. 507) trova un preciso riscontro, non solo tematico, ma d'intenti e poetica, nel panorama culturale del tempo.
Si muove in ambito naturalista, verista, ma con piena consapevolezza di quale dramma porti questa interiore dicotomia.
Le opere di Cannicci devono l'ispirazione alle opere dei maestri francesi quali Jules Breton, ma il tono delle opere di Cannicci, oltre che ai sentimenti evocati da Zola, è più vicina al tono delle novelle di Verga e in ambito locale ai toni di Renato Fucini, per il quale ricordiamo che illustrò La pipa di Batoni ne Le Veglie di Neri e la raccolta All'aria aperta.
Infatti lo schivo Cannicci tesseva comunque rapporti con gli ambienti letterari, frequentando a Fauglia la villa dei Gioli dove Matilde la moglie del pittore Francesco riunisce intellettuali ed artisti.
Dopo gli anni '80 si attua un mutamento linguistico nella pittura del maestro toscano: diminuisce la saldezza formale, la pittura si fa più magra, quasi abbozzata che in certe parti lascia intravedere la tela, fondendo l'unità delle opere su valori più intimi e solitari. In questo contesto culturale e stilistico si colloca Le spinte, l'opera che presentiamo in catalogo.
Nel dipinto, l'artista coglie le tre fanciulle in un momento di spensieratezza, all'interno di un ambiente domestico che emerge solo nei toni dei bruni; le tre bimbe hanno vestitini poveri e semplici ma il loro gesto spontaneo e furtivo di gioco di bimbi, il rosso e il giallo delle loro pezzole e quelle loro labbra color rosso ciliegia, le riscatta da quella povertà e ci coinvolge nei loro sorrisi. -
Lot 134 Urbano Lucchesi
(Lucca 1844 - Firenze 1906)
IL TIRATORE DI RUZZOLA
scultura in bronzo, cm 130x64
su basamento in marmo verde, alt. cm 95
firmata, titolata e iscritta "Galleria Lucchesi Mori Firenze"
Nato a Lucca nel 1844, partecipa nel 1882 al concorso livornese per il Monumento a Guerrazzo, piazzandosi al secondo posto. Per la facciata di Santa Maria del Fiore a Firenze esegue San Giuda (ante 1887), e nel 1898 partecipa al secondo concorso per il Monumento a Rossini a Santa Croce. Espone alla Promotrice di Belle Arti di Torino dal 1880. Molte sue opere sono conservate alla Pinacoteca di Lucca, mentre la Galleria d'Arte Moderna di Firenze conserva le terrecotte Il Cantasorie e Il Rosario.
Tra le altre sue opere ricordiamo: il monumento di Garibaldi 1889, Mazzini, Cairolo e Genio Commemorativo del XX settembre a Lucca, il monumento a Shelley a Viareggio, Vittorio Emanuele II a Spoleto e Donatello a Firenze.
in: A. Panzetta, Dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento, Torino 1994, vol. I, p. 168 -
Lot 135 Eugenio Cecconi
(Livorno 1842 - Firenze 1903)
VOLTO DI DONNA ARABA
olio su tavoletta, cm 22x14,3
firmato in alto a sinistra
I biografi dell'artista toscano hanno sempre dato scarso peso al viaggio del maestro in Tunisia, cosa che invece Giampaolo Daddi ritiene esperienza importante e formativa per l'artista livornese. Il soggiorno in Africa, proprio per i riflessi che ebbe sulla pittura a venire del Cecconi, riveste assai maggiore importanza di quanta non gliene sia stata attribuita.
A questo proposito il Daddi ripercorre gli scritti che a quel soggiorno si riferiscono e soprattutto la lettera che a Francesco e Luigi Gioli da Tunisi Cecconi scrive: "[...] se vedeste che forma, che chiaroscuro, che colore e che sentimento! La Bibbia, Roma, le Crociate, la caricatura, i sogni, gl'insetti, tutto mescolato!! Delle vedute di madreperle, delle volte di nerofumo, dei paesi di color rosa, delle acque verde mandorlo: arabi color dei fondi, più grandiosi dei senatori, arabi vestiti di tutti, ma di tutti i colori, le donne che paion misteri, ebree che paion caleidoscopi per il colore e botti per la forma, e ciuchi, e cavalli, e cani, gatti, galline [...] l'Oriente non si può rifare si può vedere e basta".
in: G. Daddi, Eugenio Cecconi, Lecco 1973, p. 49 -
Lot 136 Lionello Balestrieri
(Siena 1872 - 1958)
IL BACIO
olio su tela, cm 40x50 -
Lot 137 Leonardo Bazzaro
(Milano 1853 - Miazzina 1937)
ULTIME ROSE
olio su tela, cm 140x85
firmato in basso a destra
Bibliografia:
Catalogo Illustrato, LXXXIV Esposizione Internazionale, catalogo della mostra, Roma, 1915, p. 20
A. Calza, L'inaugurazione della esposizione degli Amatori e Cultori di Belle Arti, in "Giornale d'Italia", 7 marzo 1915, Milano
G. Marangoni, La LXXXIV esposizione della Società "Amatori e Cultori" a Roma, in "Rassegna d'Arte antica e moderna", vol. II, anno II, Milano, 1915, p. 59
G. Marangoni, L'esposizione di Roma della Società "AMATORI E CULTORI", in "La Cultura Moderna", vol. I, fasc. 10, 15 aprile 1915, Milano, pp. 656-657
Leonardo Bazzaro. Catalogo ragionato delle opere, a cura di F. L. Maspes e E. Savoia, Treviso, 2011, n.467 p. 301 e fig. 467 p. 303
Esposizioni:
Roma, LXXXIV Esposizione Internazionale, 1915, Sala E, n.1 -
Lot 138 Gaetano Previati
(Ferrara 1852 - Genova 1920)
VASO DI FIORI
olio su tela, cm 69x57
firmato in basso a destra
Le nature morte di Gaetano Previati dei primi anni del Novecento sono una caratteristica dell'originalità dell'artista, che crea un contrasto unendo le solide tendenze di forma coloristiche degli antichi con l'attitudine moderna di lavorare con colori puri.
Nei suoi meravigliosi quadri di fiori si trova questa contrapposizione tra l'ideazione e l'intonazione del quadro classico, con le arditezze del taglio e dissonanze cromatiche moderne.
Questi fiori sono di una semplicità di mezzi straordinari; il dipinto è risolto con leggere sovrapposizioni di colore.
Queste sono le caratteristiche dei grandi artisti, che danno alla propria opera un impeto di improvvisazione ben definita. -
Lot 139 Giorgio Kienerk
(Firenze 1869 - Fauglia 1948)
LA VISITA
tecnica mista su cartoncino, cm 39x30
firmato e datato 6.1.98
Provenienza:
Collezione privata, Firenze
Bibliografia:
R. Bossaglia, Kienerk, catalogo della mostra di Pavia 1997, Milano 1997
E. Querci, Giorgio Kienerk 1869-1948, Torino 2001, p. 334 n. 43
Esposizioni:
Kienerk, Pavia 1997 -
Lot 140 Vittorio Matteo Corcos
(Livorno 1859 - Firenze 1933)
LA PASSEGGIATA SUI VIALI
olio su tavoletta, cm 13x22
In basso a sinistra firmato datato e dedicato "All'amico G. Nardini V. Corcos 1906" -
Lot 141 Silvestro Lega
(Modigliana 1826 - Firenze 1895)
STUDIO DI FIGURA FEMMINILE SEDUTA E DUE BAMBINI
olio su tavoletta, cm 10x14
firmato in basso a destra
Provenienza:
Collezione privata, Firenze -
Lot 142 Telemaco Signorini
(Firenze 1835 - 1901)
PONTE A MENSOLA, STRADA PER SETTIGNANO
olio su tela applicata su cartoncino, cm 17x28, senza cornice
firmato in basso a sinistra
sul retro: iscritto "dipinto autentico e finissimo di Telemaco Signorini. M. Borgiotti, Nervi 10/02/75" e recante firma Renato Tassi -
Lot 143 Telemaco Signorini
(Firenze 1835 - 1901)
VEDUTA DI RIOMAGGIORE
olio su tela, cm 23,5x36
firmato in basso a sinistra: Signorini
Lotto dichiarato di interesse archeologico particolarmente importante ai sensi del 42/2004, con D.D.R. 05/01/1991
Il dipinto doveva trovarsi da tempo a Firenzuola e probabilmente fu lasciato in dono a qualcuno del luogo dallo stesso Signorini quando nel 1889-90 si recò a Pietramala, poco distante da Firenzuola. Del quadro si conoscono anche due disegni preparatori uno dei quali firmato T. Signorini e datato agosto 1881 (cfr. Telemaco Signorini, Riomaggiore, Firenze 1942, disegni nn. 31 e 55). Il dipinto è stato recentemente rintracciato nella Casa di Riposo della "SS. Annunziata" di Firenzuola, e, previa autorizzazione concessa dal Ministero in data 2-2-1978, fu venduto al precedente proprietario, al quale fu notificato in data 21 giugno 1978.
Cfr: Telemaco Signorini, Veduta di Riomaggiore in Stair Sainty Matthiensen, The Macchiaioli, Tuscan painters of the Sunlight, New York, marzo - aprile 1984, p. 77, n. 26 -
Lot 144 Attilio Pratella
(Ravenna 1856 - Napoli 1949)
IL VOMERO
olio su tela, cm 40x50
firmato in basso a sinistra
in basso a sinistra reca etichetta con il numero 27
sul retro: firmato, titolato e datato "Vomero - gennaio 19 - 1921" -
Lot 145 Llewelyn Lloyd
(Livorno 1879 - Firenze 1949)
PONTE A GREVE
olio su compensato, cm 31x40
firmato e datato 1930 in basso a destra -
Lot 146 Federico Zandomeneghi
(Venezia 1841 - Parigi 1917)
IL PITTORE "EN PLEIN AIR"
olio su tavoletta, cm 21,6x12,4
firmato in basso a sinistra
Provenienza:
Collezione Cerastico, Milano
Collezione Zecca, Milano
Collezione privata, Reggio Emilia
Bibliografia:
a cura della Fondazione Enrico Piceni, Federico Zandomeneghi. Catalogo Generale, Milano 2006, tav. 44 p. 204
Questo dipinto fu al centro di una piacevole discussione fra Mia Cinotti ed Enrico Piceni sull'identità del pittore raffigurato. L'una asseriva che fosse un pittore non identificato, l'altro diceva che era lo Zandomeneghi.
A parte questa piacevole diatriba fra i due esperti, il dipinto qui presentato è una delle prime opere compiutamente impressioniste, eseguita dal Venitien nel primo anno a Parigi.
L'opera ci descrive come l'amico di Fattori e Signorini, segretamente restio alla macchia, malgrado la sua adesione al gruppo toscano, già da qualche tempo andava cercando nell'Impressionismo la forma più adatta alla sua natura.
In questa deliziosa tavoletta, lo vediamo avviato non solo ai più vibranti effetti del colpo d'occhio e del plein air, ma a quelle ricerche di composizione dal taglio audace dei particolari, nel quale Zandò eccellerà in seno al gruppo degli impressionisti, sapendosi rinnovare in continuazione. -
Lot 147 Giuseppe De Nittis
(Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884)
NEI CAMPI
olio su tavoletta, cm 9x17,7
firmato e datato 1871 in basso a destra
Durante i soggiorni italiani del 1870 e del 1872 l'opera di De Nittis rivela tutti quegli entusiasmi che l'artista aveva in gioventù a Napoli, aiutato anche dalle esperienze d'oltralpe che, buone o cattive, avevano contribuito a renderlo più sicuro.
Soffermandoci su questa piccola tavoletta dalla larga stesura cromatica, dai piani graduati, dal tocco spigliato e capriccioso, ora denso ora lieve, tanto da polverizzarsi sino a scoprire il legno, ci accorgiamo come il De Nittis ami gareggiare con gli amici impressionisti in rapidità di esecuzione, ma ne differisca per quel luminismo tradizionale italiano, palesando una interpretazione fervida della natura, carica di linfa esplosiva, che fa dire nel '74 a Jules Claretie (1840-1913):
Le futur peintre de la vie parisienne moderne couvrait alors de ses études, achevées comme des tableaux, des petits panneaux de bois, a peine un peu plus grands que la main et dont il rapporta, a Paris, un nombre considérable. C'était des coins de paysages [...]
Chacun de ces panneaux aurait aujourd'hui une valeur considerable. Ils sont dispenses un peu partout (cfr: J. Claretie, La vie à Paris, Parigi 1880, p. 373). -
Lot 148 Giovanni Fattori
(Livorno 1825 - 1908)
ORTO COLONICO
olio su tavoletta, cm 13x28,5
firmato in basso a destra
sul retro: titolato e recante cartiglio Firenze Milano Impresa di vendita
Luigi Battistelli Vendita Checcucci / Sig. Galli
Bibliografia:
Le cento opere di Giovanni Fattori della collezione Mario Galli, catalogo dell'asta, Galleria Scopinich, Milano 1928, n. 16
Esposizioni:
Mostra Fattoriana, Firenze 1925
L'opera è appartenuta a Mario Galli, storico collezionista dell'opera di Giovanni Fattori.
Nella recensione sui dipinti esposti alla mostra Fattoriana (Firenze, 1925) il critico Cipriano Giacchetti su il Nuovo Giornale (28 novembre 1925) scriveva: [...] La sala più significativa, quella che dimostra la potenza di Fattori precursore, che ricorda e supera i più celebrati esempi della scuola francese del tempo, è la sala ultima, dove Mario Galli espone la sua raccolta. Piccoli quadri ove la sintesi massima e l'espressione più efficace si rilevano con la massima semplicità e staremo per dire purità di mezzi. Qui non c'è da fare distinzioni perché tutto è di prim'ordine [...] -
Lot 149 Alfonso Hollaender
(Ratisbona 1845 - Firenze 1923)
LUNGOMARE CON FIGURE
olio su cartoncino, cm 9x13
firmato in basso a sinistra -
Lot 150 Francesco Gioli
(San Frediano a Settimo 1846 - Firenze 1922)
VILLA CORSINI A FIRENZE, CHIARO DI LUNA
tecnica mista su cartoncino, cm 43x53
Il giardino è raffigurato all'interno di un cartoncino rettangolare di cui la parte dipinta è solo nell'ovale inquadrato dalla cornice, cm 39x50. Secondo tradizione orale della famiglia da cui l'opera proviene, dovrebbe trattarsi dell'opera esposta alla Biennale Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia 1909, n. 644. -
Lot 151 Michele Cascella
(Ortona 1892 - Milano 1989)
NAVIGLI A MILANO
pastello su carta, cm 73x100
firmato e datato in basso a sinistra 1926 -
Lot 152 Cesare Riesch
(Firenze 1906 - ivi morto)
VEDUTA DELL'ARNO PRESSO IL MULINO DELLE SIECI
olio su compensato, cm 26,5x62
firmato in basso a sinistra
sul retro: firmato e datato 1935 -
Lot 153 Ugo Manaresi
(Livorno 1851 - 1917)
SCORCIO DEL PALAZZO DUCALE, VENEZIA
olio su tavoletta, cm 12x16
firmato in basso a sinistra e datato 1892 -
Lot 154 Giuseppe Rivaroli
(Cremona 1885 - 1943)
SCENA MITOLOGICA
olio su tela, cm 80x189
firmato e datato Roma 1920 in basso a destra
Allievo di Cesare Tallone (Savona 1853 - Milano 1919) e Giuseppe Mentessi (Ferrara 1857 - Milano 1931) alla Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, si perfezionò a Roma, raggiungendo una sua soggettività, come la conoscenza del nudo, il senso decorativo, la tavolozza calda e vivace, caratteristiche queste che si riscontrano in tutte le sue opere. -
Lot 155 Gerolamo Induno
(Milano 1825 - 1890)
olio su tela ovale, cm 59x49
firmato in basso a destra -
Lot 156 Francesco Vinea
(Forlì 1845 - Firenze 1902)
NUDO ALLO SPECCHIO
olio su tela, cm 30x22
firmato e datato 1883 in alto a sinistra
Allievo del Pollastrini all'Accademia di Belle Arti di Firenze, ben presto si allontana dalle tematiche romantiche del maestro per dedicarsi alla più remunerativa pittura di genere, nello stile di Jean Louis Ernest Meissonier (1815-1891) che gli procurò una vasta fama.
Il legame con la Galleria Pisani permise al Vinea di avere una popolarità internazionale.
In questo dipinto Nudo allo specchio, molto probabilmente commissionato dal Pisani, troviamo sul tavolino all'interno dello studio un bronzo raffigurante un satiro, opera di Tribolo(pseudonimo di Niccolò di Raffaello di Niccolò dei Pericoli, Firenze 1500-1550) che ora si trova al museo del Louvre di Parigi. -
Lot 157 Oscar Ghiglia
(Livorno 1876 - Firenze 1945)
NATURA MORTA CON PESCE E LIMONE
olio su tela, cm 34,3x43
firmato in alto a sinistra
sul retro: iscritto "opera autentica e finissima di Oscar Ghiglia, M. Borgiotti"
"[...] Oscar Ghiglia è un maestro nel ritrarre la natura morte e amava molto questo genere al quale lavorava tranquillo nella solitudine del suo studio.
Componeva le sue nature morte, disponendo gli oggetti, i cari oggetti sempre ricorrenti, con grandissima cura, ad uno ad uno ed in rapporto tra loro, attentissimo agli effetti dell'immutabile luce artificiale, costruendo il quadro nella realtà e nella mente, prima di dipingerlo; tanto che talvolta gli sembrava addirittura inutile eseguirlo, poichè per lui emozionalmente era già esistito e degl'altri poco si curava.
Le nature morte di Ghiglia sono perciò opere profondamente pensate, e, anche se talvolta potevano essere ispirate da una fugace emozione della vista di un fiore, di un frutto, al pensiero di accostarli a una ceramica o ad una conchiglia su di un panno colorato, veniva poi il momento in cui la prima sensazione era filtrata dalla mente ordinatrice dell'artista. Per questo le sue nature morte non hanno mai la sgraziata occasionalità di quelle di Bartolena e neppure la bellezza naturale di quelle di un Puccini, ma serbano tutte un'impronta ideale che le differenzia e le qualifica [...]"
in: A. Marabottini e V. Quercioli, Oscar Ghiglia maestro del Novecento, Firenze 1996, p. 47 -
Lot 158 Ulvi Liegi
(Livorno 1858 - 1939)
STRADINA DI CAMPAGNA CON CONTADINO E MUCCA
olio su compensato, cm 21x28
firmato in basso a sinistra e datato 28
Provenienza:
Collezione privata, Firenze
Esposizioni:
Antologica di Ulvi Liegi, Salone della Casa di Cultura di Livorno, 21 giugno-19 luglio 1958, cat. n. 39. -
Lot 159 Luigi Gioli
(San Frediano a Settimo 1854 - Firenze 1947)
MONTIANO (MAREMMA)
olio su tavoletta, cm 18x32
firmato in basso a destra e indistintamente datato
sul retro: iscritto "Bella macchia di Luigi Gioli, Borgiotti"
Provenienza:
Collezione d'Arte Mario Galli, n. 23, Firenze
Galleria Carini, Milano
Saletta d'Arte Bertini, Firenze
Collezione Privata, Firenze -
Lot 160 Vaclav Kejmar
(1869 - 1952)
IL COLLEZIONISTA DI ANTICHITA'
olio su tela, cm 80x62
firmato e datato 1901 in basso a destra -
Lot 161 Lionello Balestrieri
(Siena 1872 - 1958)
IL MONTE DI PIETA'
olio su tela, cm 70x100
firmato in basso a destra
Il dipinto che presentiamo in questo catalogo è una versione di maggiori dimensioni di un olio di medesimo soggetto in collezione privata, datato al 1900 c.
Cfr: Lionello Balestrieri (Cetona 1872-1958), catalogo della mostra di Cetona e Firenze 2000 a cura di A. Marabottini, Firenze 2000, p. 103 cat. 10. -
Lot 162 Pieretto Bianco
(Trieste 1875 - Bologna 1937)
LO SCIALLE SPAGNOLO
olio su tela, cm 230x111
firmato in basso a destra e datato: "Roma 1922 24 35"
sul retro: firmato e datato "Roma 1924 35"
Esposizioni:
Mostra Italiana di Birmingham
Pieretto Bianco (vero nome Pietro Bortoluzzi), allievo di Umberto Veruda, si formò nell'ambito delle prime Biennali Veneziane, in contatto con i maggiori critici e pittori del tempo (da Ugo Ojetti a G. A. Sartorio).
Allo scoppio della I° guerra mondiale Pieretto Bianco partì per New York, dove divenne scenografo al Metropolitan Opera Theatre. Qui strinse fraterna amicizia con il famoso tenore Caruso.
Nel 1921 rientrò in Italia con un contratto per realizzare scenografie al teatro La Scala di Milano.
Nel 1922 si trasferì a Roma, partecipò alla Secessione, fornendo i cartoni per i mosaici del Mausoleo di Villa Doria Pamphili, e continuò la sua carriera di scenografo al Teatro dellOpera di Roma. La sua capacità di comporre in grande va oltre gli abituali confini del lavoro teatrale: l'artista dipinge con tratti incisivi carichi di colore, ma la sua creatività necessita di sempre nuovi stimoli con l'obiettivo mirato di raggiungere sorprendenti risultati. Anche per questo si reca in Spagna in occasione della realizzazione scenica della Conchita di Riccardo Zandonai (1930). Là studia il folklore del paese iberico. L'opera di Pieretto Bianco è una miscela di elementi: colore, luminosità calore, realismo, tutti assemblati con grazia ed eleganza, come in questo Scialle Spagnolo (o Manton de Manila, nome che gli spagnoli danno ai loro scialli tradizionali), che nell'immaginario esotico si associano soprattutto al Flamenco ed ai movimenti delle Bailaora, che vengono resi ancora più sensuali dal volteggiare dello scialle. Molto verosimilmente il nostro dipinto, iniziato nel 1922/24, fu portato a termine nel 1935, dopo che l'artista aveva eseguito le scenografie della Carmen di Bizet (Roma, Teatro dell'Opera 1934). -
Lot 163 Giovan Battista Naldini
(San Giovanni Valdarno 1897 - Firenze 1981)
BAGNANTE AL SOLE
scultura in bronzo, cm 103x 50, alt. cm 43
firmato e datato Firenze 1970
Giovan Battista Naldini sin da giovanissimo preferì non seguire gli studi scegliendo di andare subito a bottega, così che, appena dodicenne, lavorava già da uno dei marmisti di via Benedetto da Maiano, a Firenze.
Qui fu notato dallo scultore Alimondo Ciampi da San Mauro che lo prese come apprendista: le affinità tra il maestro e l'allievo furono tantissime, non solo per il modo di comporre e modellare, ma anche per la scelta dei temi e gli ambiti operativi, avvicinati da una comunione di pensiero spirituale nei confronti della vita e dei sentimenti. Naldini collaborò con Ciampi sino alla morte di questi nel 1939 e partecipò, a partire dal 1926, alle mostre regionali e nazionali e numerose sono le sue opere nelle città toscane.
Per quanto riguarda la formazione stilistica, la conoscenza della tradizione figurativa classica segna l'intera attività del Naldini: a bronzetti arcaici, greci o etruschi sembrano ispirarsi i piccoli Nudi femminili in postura da Venere pigramente sorgente dalle acque o con le braccia mancanti, come se la figura fosse appena uscita da uno scavo, frammento ritrovato di una trascorsa era.
La bagnante al sole del 1969 raffigura una bella donna assopita, inconsapevole dell'attraente forma della sua nudità, ma fisicamente concentrata nel godere appieno il benessere regalatole dall'abbraccio del calore solare, connotata di solarità mediterranea, libera da ogni carattere ritrattistico e ogni attributo narrativo.
Per un esemplare della stessa scultura in gesso patinato cfr: Giovan Battista Naldini scultore (1897-1981), Bagno a Ripoli 2003, p. 17, n. 3 -
Lot 164 Vittorio Matteo Corcos
(Livorno 1859 - Firenze 1933)
FRAGILITA'!
olio su tela, cm 101x80
firmato e datato 96
L'opera è corredata da attestato di libera circolazione n. 5117 rilasciato in data 28/02/2014
Un'incisione di Ernesto Mancastroppa e Alfredo Zanoboni tratta dall'originale di Corcos e pubblicata su "L'Illustrazione italiana" il 19 gennaio 1902 permette di conoscere il titolo del dipinto: Fragilità! Non era d'altronde la prima volta che sul periodico a cadenza settimanale comparivano opere del pittore livornese di nascita che, dopo aver approfondito la sua educazione artistica prima presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze poi a Napoli, si era trasferito a Parigi per rientrare in patria stabilendosi nella città del giglio nel 1886. Furono infatti riprodotte circa una quindicina di opere a partire dal 30 giugno 1889 quando fu stampata l'incisione di un dipinto con un'iconografia simile a quella in esame, La brocca rotta, che a sua volta rimandava ad un quadro di Jean-Baptiste Greuze (Tournus 1725 - Parigi 1805) di analogo soggetto, oggi conservato al Louvre. Con una non troppo velata punta di malizia nella rubrica dedicata alle Belle Arti ci si interrogava sul ripetersi di simili disastri alle donnine di Corcos (1902, p. 60), paragonandole alle graziose signore protagoniste delle brillanti farse di Eugène Labiche (Parigi 1815-1888), autore tra l'altro di Un chapeau de paille d'Italie. Di un dipinto del 1893, sempre del pittore italiano, Le favori, ove una fanciulla si trastulla con un cagnolino, avevano il copyright Boussod, Valadon & Cie, ovvero dal 1884 gli eredi di Goupil. Come quello, dunque, anche il nostro dipinto sembra probabile fosse destinato al mercato francese, per di più la tela porta impresso sul verso un timbro attestante la sua provenienza parigina (FOURNITURES GENERALES POUR ARTISTES / F.ALEXANDRE / 26 / boul.d des batignolles / PARIS / ENCADREMENTS). Seduta la giovane donna volge a noi il volto con l'ovale delicato incorniciato da ciocche ribelli ove lo sguardo seducente e le labbra tumide rendono esplicito il punto esclamativo del titolo. "Carni di rosa" (ibidem) candide, turgide nel seno scoperto e tornite nel braccio mollemente appoggiato in grembo, svolazzi di tulle dalle tonalità delle nuvole e della cipria e di seta frusciante color dell'avorio. Un vero pezzo di bravura è la coppa, una kylix di finissima porcellana di Sèvres, ove l'oro dei racemi vegetali, delle anse modernamente all'antica e del piede con in evidenza la rottura, la perdita, riluce sul blu intenso del corpo del vaso. Ad una maldestra e forse antica pulitura (l'incisione infatti sulla rivista è per così dire tagliata a filo del vaso) è da imputare la superficiale abrasione della pellicola pittorica nel fondo sul lato sinistro del dipinto; neppure la data è stata risparmiata: anche se poco leggibile il 96 trova comunque conferma nella produzione degli anni Novanta cui sopra si faceva riferimento, in particolare poi sarà da ricordare che fu proprio quello l'anno che decretò il successo di Sogni (Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma) per il quale ancor oggi Corcos è noto ai più.Ilaria Taddei
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Lot 165 Giovanni Boldini
(Ferrara 1842 - Parigi 1931)
RITRATTO DI CLÉO DE MÉRODE
pastelli su carta riportata su tela, cm 55x46
reca il cachet dell'atelier in basso a sinistra
sul retro: iscrizione autografa "N. 44, inv. at. Boldini/Boldini Cardona 1931" ed etichetta Mostra Galleria Borromini, Como, 2 dicembre-2 gennaio 1945, traccia di altra etichetta di Galleria Parigina.
Il dipinto qui presentato, carico di tensione e armonia, fu eseguito dall'artista con le tonalità della sua Parigi, dove il nostro pittore attinge come da un'inesauribile miniera, dove vive la passione con sincero coinvolgimento.
La spontaneità del dipinto viene sottolineata dalla tecnica del pastello che oltre alla morbidezza del tocco, unitamente alla velocità del gesto, fa dissolvere l'immagine.
La ritratta Cléo De Mérode, stella dell'Opéra (identità confermata anche dal cartiglio al retro) fu molto cara al Boldini, tanto che l'artista trattenne il ritratto nel suo studio di 41 Boulevard Bethier, sino alla morte.
La bella danzatrice dell'Opéra di Parigi, rinomata per la sua bellezza e per essere stata legata al re Leopoldo II del Belgio, fu musa ispiratrice di importanti artisti, lo scultore Alexandre Falguiere, che la ritrasse nuda in una statua ora nella collezione del Musée d'Orsay di Parigi, e Romain de Tirtoff, in arte Erté, che nelle sue memorie la ricorda così: [...] Cléo De Mérode era la distinzione personificata: la sua bellezza era di una delicatezza estrema. Mai ho visto un profilo più perfetto [...]. Cléo De Mérode, danseuse de l'Opéra [...] deliziava le platee con i suoi armonici volteggi [...] (Cfr. D. Cecchi in: Boldini, Torino 1962, p. 169). -
Lot 166 Carlo Corsi
(Nizza 1879 - Bologna 1966)
LA LETTURA
olio su cartoncino pressato applicato su cartone, cm 50x33
firmato in basso a sinistra -
Lot 167 James Durden
(Manchester 1878 - 1964)
BALLERINA DI FLAMENCO
olio su tela, cm 76x91
firmato in basso a destra -
Lot 168 Silvio Bicchi
(Livorno 1874 - 1948)
IL RITORNO DEGLI STALLONI
pastelli su cartoncino pressato, cm 35,5 x 57,5
firmato in basso a sinistra
sul retro firmato titolato e datato: Montopoli, Val d'arno, XIII