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  • Giovanni Lomi - "Carrozze "
    Lot 6

    Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969

    "Carrozze "
    Olio su tavola cm 14,5x19,5 firmato in basso a dx G.Lomi

    - Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura. Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano

  • Lodovico Tommasi - "Primi incontri"
    Lot 7

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Primi incontri"
    Olio su cartone cm 20,5x14 firmato in basso a sx Tommasi

    - Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

  • Lodovico Tommasi - "Le donne del paese "
    Lot 8

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Le donne del paese "
    Olio su cartone cm 12x19 firmato in basso a sx Tommasi

    - Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

  • Lodovico Tommasi - "Il nuovo arrivato"
    Lot 9

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Il nuovo arrivato"
    Olio su cartone cm 23x12 firmato in basso a dx Tommasi

    - Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

  • Lidio Ajmone - "Il Sicomoro della concessione"
    Lot 10

    Lidio Ajmone
    Coggiola (VC) 1884 - 1945 Andezeno (TO)

    "Il Sicomoro della concessione"
    Olio su tavola cm 15x22,5 firmato in basso a sx L.Ajmone

    - Lidio Ajmone, pittore italiano, nacque a Coggiola, in provincia di Biella, il 10 aprile 1884. Fin da giovane, seguendo le orme del padre notaio, si trasferì a Torino, città in cui intraprese gli studi classici e in seguito frequentò l’Accademia Albertina. Qui ebbe modo di approfondire la sua formazione artistica, studiando anche presso lo studio di Vittorio Cavalleri e lasciandosi influenzare dalle opere di maestri come Delleani, Tavernier e Bistolfi.Nel 1912, in un periodo in cui la sua carriera artistica cominciava a delinearsi con decisione, Ajmone intraprese un viaggio in Tripolitania, esperienza che alimentò il suo interesse per paesaggi e ambientazioni esotiche. Durante la Prima Guerra Mondiale, prestò servizio come capitano degli Alpini, distinguendosi in combattimento e ottenendo la Croce di Guerra per il coraggio dimostrato sul campo.Il periodo che va dal 1925 al 1928 rappresenta uno dei momenti più significativi della sua attività: fu in Somalia, dove operò come pittore ufficiale, a dare nuova linfa creativa alla sua produzione artistica. In questo contesto, Ajmone realizzò una serie di opere che, con l’uso sapiente del colore e una pennellata impressionista, catturarono l’essenza dei paesaggi e delle tradizioni locali. Successivamente, trascorse anche un periodo a Rodi, arricchendo ulteriormente il proprio percorso esotico.Nel 1941, a causa di una malattia, fece ritorno in Italia, stabilendosi ad Andezeno, nei pressi di Torino. Fu lì che, nonostante le difficoltà, continuò a dipingere fino alla sua scomparsa, avvenuta il 25 settembre 1945. La sua evoluzione artistica, che lo vide passare da una tradizione paesaggistica piemontese a una vibrante esaltazione del colore, ha lasciato un’impronta duratura nel panorama artistico italiano. A testimonianza del suo valore, il Circolo degli Artisti di Torino gli dedicò, nel 1946, una retrospettiva che celebrò la ricchezza e la varietà della sua produzione.

  • Italo Mus - "Vecchia fontana a Saint Vincent"
    Lot 11

    Italo Mus
    Chatillon AO 1892 - Saint Vincent AO 1967

    "Vecchia fontana a Saint Vincent"
    Olio su tavola cm 16,5x23,5 firmato in basso a dx I.Mus

    - Italo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-VincentItalo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-Vincent.

  • Giuseppe Sacheri - "Sera in montagna"
    Lot 12

    Giuseppe Sacheri
    Genova 1863 - Pianfei 1950

    "Sera in montagna"
    Olio su cartone cm 22,5x16,5 firmato in basso a dx G.Sacheri

    - Giuseppe Sacheri fu una figura di primo piano nel paesaggismo ligure tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, interprete sensibile e colto di una pittura profondamente legata alla luce, al mare e alla dimensione lirica del paesaggio. Nato a Genova l’8 dicembre 1863, crebbe in un ambiente familiare agiato e culturalmente stimolante, che gli consentì una formazione accurata e numerose occasioni di viaggio, elementi che avrebbero inciso in modo decisivo sulla sua sensibilità artistica. Ancora giovanissimo seguì la famiglia a Ravenna, dove iniziò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Arturo Moradei, maturando fin da subito una chiara inclinazione per l’osservazione del vero e per la resa atmosferica della natura. Iniziň poi la sua formazione superiore a Torino, all’Accademia Albertina, dove frequentò i corsi di Lorenzo Delleani e si inserì in un ambiente particolarmente vivace sul piano culturale ed espositivo. Gli anni torinesi furono fondamentali per la definizione del suo linguaggio: qui si consolidò il suo interesse per il paesaggio, inteso non come semplice veduta descrittiva, ma come spazio emotivo, come occasione di meditazione e di sintesi tra percezione naturale e sentimento interiore.Fin dagli esordi, Sacheri mostrò una notevole coerenza di ricerca, dedicandosi con costanza a marine, vedute costiere, scorci di campagna e paesaggi di ampio respiro, in cui la figura umana rimane quasi sempre secondaria rispetto al protagonismo assoluto della natura. Il suo nome si impose con maggiore decisione nel 1892, quando vinse il primo premio al concorso indetto dal Comune di Genova per le celebrazioni colombiane, grazie a un grande dipinto celebrativo dedicato al porto di Genova durante le feste in onore di Cristoforo Colombo. Questo successo gli diede prestigio e visibilità, ma soprattutto rafforzò il suo legame con la città natale, che da quel momento divenne sempre più il centro ideale della sua esperienza pittorica. Il mare ligure, con le sue variazioni luminose, le insenature, i promontori, i porti e le atmosfere mutevoli della costa, divenne infatti il nucleo poetico della sua produzione, tanto da farne uno dei più riconoscibili e apprezzati interpreti della pittura di paesaggio genovese.La sua attività si svolse in stretta relazione con l’ambiente artistico ligure, dove fu vicino ai cosiddetti Pittori di Sturla e partecipò attivamente alla vita culturale cittadina, anche attraverso la fondazione, nel 1896, del gruppo degli Amici dell’Arte. Pur mantenendo sempre una posizione autonoma e schiva, fu un artista molto presente nel panorama espositivo italiano e internazionale. Partecipò più volte alla Biennale di Venezia, alle Quadriennali torinesi e a numerose rassegne in Italia e all’estero, esponendo in città come Monaco di Baviera, Parigi, Dresda, Vienna, Praga, Bruxelles, Buenos Aires e San Francisco. La sua pittura, infatti, seppe incontrare il favore di un pubblico colto e sensibile, attratto dalla sua capacità di fondere rigore formale e vibrazione poetica. In lui non vi è alcuna ricerca di effetto spettacolare o di rottura programmatica: il suo linguaggio si fonda piuttosto su una continuità di visione, su una fedeltà quasi morale alla natura, osservata con partecipazione, silenzio e profondità.Un elemento determinante nella maturazione del suo stile fu il viaggio. Sacheri si spostò spesso, sia in Italia sia soprattutto nel Nord Europa, dove soggiornò a lungo e dove entrò in contatto con paesaggi, atmosfere e tradizioni pittoriche diverse da quelle mediterranee. I Paesi Bassi, la Danimarca, la Finlandia e altri territori nordici lasciarono un’impronta importante sulla sua tavolozza, che in certe opere si fa più densa, più raccolta, più incline ai cieli ampi, alle acque immobili, alle terre umide, alle ombre profonde. L’ammirazione per la grande pittura fiamminga e olandese, antica e moderna, contribuì a rafforzare in lui una sensibilità atmosferica e tonale che si tradusse in una pittura di rara finezza, capace di restituire non solo un luogo, ma uno stato d’animo. È proprio questa qualità a distinguere Giuseppe Sacheri da molti paesisti del suo tempo: la natura, nei suoi dipinti, non è mai puro motivo decorativo, ma si fa esperienza interiore, memoria, malinconia, quiete, attesa.La sua lunga carriera si sviluppò dunque all’insegna di una costanza espressiva ammirevole. Dalle prime prove accademiche fino agli ultimi anni trascorsi a Pianfei, nel Cuneese, dove si trasferì stabilmente nel 1927, Sacheri rimase fedele a una pittura intimamente poetica, nutrita di osservazione e di sentimento. Anche lontano da Genova, continuò a dipingere e a esporre, trovando nei paesaggi piemontesi nuovi motivi di meditazione, senza mai tradire la propria vocazione di interprete della natura. Morì a Pianfei il 16 ottobre 1950Giuseppe Sacheri fu una figura di primo piano nel paesaggismo ligure tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, interprete sensibile e colto di una pittura profondamente legata alla luce, al mare e alla dimensione lirica del paesaggio. Nato a Genova l’8 dicembre 1863, crebbe in un ambiente familiare agiato e culturalmente stimolante, che gli consentì una formazione accurata e numerose occasioni di viaggio, elementi che avrebbero inciso in modo decisivo sulla sua sensibilità artistica. Ancora giovanissimo seguì la famiglia a Ravenna, dove iniziò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Arturo Moradei, maturando fin da subito una chiara inclinazione per l’osservazione del vero e per la resa atmosferica della natura. Iniziň poi la sua formazione superiore a Torino, all’Accademia Albertina, dove frequentò i corsi di Lorenzo Delleani e si inserì in un ambiente particolarmente vivace sul piano culturale ed espositivo. Gli anni torinesi furono fondamentali per la definizione del suo linguaggio: qui si consolidò il suo interesse per il paesaggio, inteso non come semplice veduta descrittiva, ma come spazio emotivo, come occasione di meditazione e di sintesi tra percezione naturale e sentimento interiore.Fin dagli esordi, Sacheri mostrò una notevole coerenza di ricerca, dedicandosi con costanza a marine, vedute costiere, scorci di campagna e paesaggi di ampio respiro, in cui la figura umana rimane quasi sempre secondaria rispetto al protagonismo assoluto della natura. Il suo nome si impose con maggiore decisione nel 1892, quando vinse il primo premio al concorso indetto dal Comune di Genova per le celebrazioni colombiane, grazie a un grande dipinto celebrativo dedicato al porto di Genova durante le feste in onore di Cristoforo Colombo. Questo successo gli diede prestigio e visibilità, ma soprattutto rafforzò il suo legame con la città natale, che da quel momento divenne sempre più il centro ideale della sua esperienza pittorica. Il mare ligure, con le sue variazioni luminose, le insenature, i promontori, i porti e le atmosfere mutevoli della costa, divenne infatti il nucleo poetico della sua produzione, tanto da farne uno dei più riconoscibili e apprezzati interpreti della pittura di paesaggio genovese.La sua attività si svolse in stretta relazione con l’ambiente artistico ligure, dove fu vicino ai cosiddetti Pittori di Sturla e partecipò attivamente alla vita culturale cittadina, anche attraverso la fondazione, nel 1896, del gruppo degli Amici dell’Arte. Pur mantenendo sempre una posizione autonoma e schiva, fu un artista molto presente nel panorama espositivo italiano e internazionale. Partecipò più volte alla Biennale di Venezia, alle Quadriennali torinesi e a numerose rassegne in Italia e all’estero, esponendo in città come Monaco di Baviera, Parigi, Dresda, Vienna, Praga, Bruxelles, Buenos Aires e San Francisco. La sua pittura, infatti, seppe incontrare il favore di un pubblico colto e sensibile, attratto dalla sua capacità di fondere rigore formale e vibrazione poetica. In lui non vi è alcuna ricerca di effetto spettacolare o di rottura programmatica: il suo linguaggio si fonda piuttosto su una continuità di visione, su una fedeltà quasi morale alla natura, osservata con partecipazione, silenzio e profondità.Un elemento determinante nella maturazione del suo stile fu il viaggio. Sacheri si spostò spesso, sia in Italia sia soprattutto nel Nord Europa, dove soggiornò a lungo e dove entrò in contatto con paesaggi, atmosfere e tradizioni pittoriche diverse da quelle mediterranee. I Paesi Bassi, la Danimarca, la Finlandia e altri territori nordici lasciarono un’impronta importante sulla sua tavolozza, che in certe opere si fa più densa, più raccolta, più incline ai cieli ampi, alle acque immobili, alle terre umide, alle ombre profonde. L’ammirazione per la grande pittura fiamminga e olandese, antica e moderna, contribuì a rafforzare in lui una sensibilità atmosferica e tonale che si tradusse in una pittura di rara finezza, capace di restituire non solo un luogo, ma uno stato d’animo. È proprio questa qualità a distinguere Giuseppe Sacheri da molti paesisti del suo tempo: la natura, nei suoi dipinti, non è mai puro motivo decorativo, ma si fa esperienza interiore, memoria, malinconia, quiete, attesa.La sua lunga carriera si sviluppò dunque all’insegna di una costanza espressiva ammirevole. Dalle prime prove accademiche fino agli ultimi anni trascorsi a Pianfei, nel Cuneese, dove si trasferì stabilmente nel 1927, Sacheri rimase fedele a una pittura intimamente poetica, nutrita di osservazione e di sentimento. Anche lontano da Genova, continuò a dipingere e a esporre, trovando nei paesaggi piemontesi nuovi motivi di meditazione, senza mai tradire la propria vocazione di interprete della natura. Morì a Pianfei il 16 ottobre 1950.

  • Augusto Von Siegen - "Le colonne di San Marco"
    Lot 13

    Augusto Von Siegen
    Monaco 1850 - Vienna 1910

    "Le colonne di San Marco"
    Olio su tavola cm 15,5x31,5 firmato in basso a dx A.Siegen

    - Auguste von Siegen fu un pittore di area mitteleuropea attivo tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, noto soprattutto per la qualità delle sue vedute urbane, dei paesaggi architettonici e delle scene di gusto orientalista. Nato a Vienna nel 1850 e morto nel 1910, viene generalmente indicato come artista di cultura tedesca o austro-tedesca, legato ai grandi centri artistici di Monaco e Vienna, nei quali sviluppò la propria sensibilità figurativa e consolidò la propria reputazione. Sebbene le notizie biografiche su di lui non siano abbondanti né sempre perfettamente univoche, la sua figura emerge con chiarezza attraverso la costanza di un linguaggio pittorico raffinato, riconoscibile e assai apprezzato dal mercato antiquario.La sua produzione si colloca nel solco del vedutismo europeo ottocentesco, ma con un’impronta personale che unisce precisione descrittiva, gusto atmosferico e una particolare attenzione per il dato architettonico. Von Siegen fu infatti un interprete sensibile degli spazi urbani, delle marine, delle piazze, dei borghi e delle città storiche, affrontati con un taglio spesso limpido e ordinato, capace di restituire insieme il fascino monumentale dei luoghi e la vibrazione della luce. Le sue opere si distinguono per l’accuratezza del disegno, per la nitidezza delle prospettive e per quella pulizia visiva che rende immediatamente leggibili facciate, campanili, canali, moli e scorci di vita cittadina. In questa attenzione minuziosa ai dettagli costruttivi, ma mai fredda o meccanica, si coglie una sensibilità profondamente legata alla tradizione accademica centroeuropea, temperata tuttavia da una vena narrativa e luministica che dona ai dipinti eleganza e piacevolezza.Artista viaggiatore, von Siegen trasse ispirazione dai suoi spostamenti in numerose città europee. Le fonti ricordano in particolare soggiorni e interessi rivolti a località della Germania, dell’Olanda e dell’Italia, con una predilezione per Venezia e per Roma, oltre che per vedute di città e paesi dal forte carattere storico. A questo filone si affianca un aspetto particolarmente significativo della sua produzione: l’orientalismo. Durante i suoi viaggi nel Mediterraneo orientale e in area ottomana, soprattutto a Smirne, l’odierna Izmir, egli realizzò infatti opere ispirate ai paesaggi, ai porti e agli ambienti urbani dell’Oriente levantino, aderendo a quella vasta corrente di fascinazione ottocentesca per l’esotico che coinvolse molti artisti europei. Anche in questi soggetti, tuttavia, la sua pittura non si abbandona mai all’enfasi teatrale: prevale piuttosto un interesse per l’architettura, per la struttura dello spazio e per la resa luminosa delle atmosfere.Dal punto di vista stilistico, Auguste von Siegen si distingue per una pittura salda e leggibile, fondata su un equilibrio tra rigore costruttivo e resa poetica del paesaggio. Le sue vedute non sono semplici trascrizioni topografiche, ma composizioni pensate con attenzione, nelle quali l’ordine prospettico e la disposizione degli elementi guidano lo sguardo dell’osservatore. L’acqua dei canali o del mare, i riflessi, i cieli limpidi, le architetture descritte con precisione e la presenza discreta della vita umana contribuiscono a creare scene armoniose, spesso animate da una luminosità chiara e cristallina. È proprio questa combinazione di eleganza formale, perizia tecnica e gradevolezza visiva ad aver reso le sue opere particolarmente ricercate in ambito collezionistico.Se la sua vicenda biografica rimane oggi in parte sfuggente, la fortuna delle sue opere sul mercato testimonia invece una persistente attenzione verso il suo lavoro. I dipinti di Auguste von Siegen compaiono regolarmente nelle aste e sono apprezzati soprattutto per la qualità decorativa, per il carattere internazionale dei soggetti e per la loro capacità di rappresentare con fascino il gusto europeo della veduta ottocentesca.

  • Domenico De Bernardi - "Il treno"
    Lot 14

    Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963

    "Il treno"
    Olio su tavola cm 16x23 firmato in basso a sx D.Bernardi

    - Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura. Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.

  • Augusto Rey - "Quiete pomeridiana "
    Lot 15

    Augusto Rey
    Alessandria d'Egitto 1837 - Livorno 1898

    "Quiete pomeridiana "
    Olio su tavola cm 20x32 firmato in basso a sx A.Rey

    - Augusto Rey nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1837. Trasferitosi in giovane età a Livorno, studiò nello studio del pittore Betti. Successivamente si trasferì a Firenze, dove si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, frequentando anche gli studi di artisti come Lega e i Tommasi. Durante la sua formazione, entrò in contatto con i principali esponenti del movimento macchiaiolo, tra cui Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.Nel 1895, Augusto Rey costruì una villa a Crespina, chiamata "La Favorita", situata di fronte alla villa della donna che amava. La villa divenne un punto di ritrovo per gli artisti dell'epoca, che spesso vi soggiornavano. Rey era noto per la sua abilità nel dipingere paesaggi dal vero, unendosi così alla corrente macchiaiola. La sua produzione artistica è relativamente scarsa, e alcune sue opere sono state erroneamente attribuite ad altri artisti più noti.Una delle sue opere più significative, "La raccolta delle olive", è conservata nel Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. Questo dipinto, che rappresenta contadine al lavoro in un oliveto, è stato donato al museo nel 1899 per lascito testamentario dell'artista.Museo Civico Giovanni Fattori - LivornoAugusto Rey morì nel 1898.

  • Alfonso Hollaender - "Il chirichetto"
    Lot 16

    Alfonso Hollaender
    Ratisbona 1845 - Firenze 1923

    "Il chirichetto"
    Olio su tavola cm 26x20 firmato in basso a dx A.Hollaender

    - Alfonso Hollaender fu un pittore di origine tedesca naturalizzato italiano, attivo tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la cui vicenda artistica si intreccia profondamente con l’ambiente figurativo toscano e, in particolare, con la cultura della Firenze postmacchiaiola. Nato a Ratisbona, in Baviera, nel 1845, e morto a Firenze nel 1923, Hollaender rappresenta una figura di notevole interesse nel panorama della pittura italiana del tempo: pur provenendo da una formazione mitteleuropea, seppe infatti assimilare con sensibilità personale il linguaggio del naturalismo toscano, facendo dell’Italia non solo la propria patria d’adozione, ma anche il luogo in cui maturò pienamente la sua identità artistica.Dopo aver compiuto gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Berlino, dove espose le sue prime opere già nel 1868, Hollaender scelse di trasferirsi in Italia nel 1870, in un momento storico segnato dalle tensioni europee e, in particolare, dallo scoppio della guerra franco-prussiana. Quello che inizialmente poteva apparire come un soggiorno temporaneo si trasformò invece in una scelta di vita definitiva: stabilitosi a Firenze, egli vi rimase fino alla morte, ottenendo anche la cittadinanza italiana nel 1872. Questo radicamento non fu soltanto anagrafico o geografico, ma soprattutto culturale e spirituale. Hollaender trovò infatti nella Toscana un ambiente congeniale, ricco di stimoli artistici e di suggestioni paesaggistiche, che ne orientarono in modo decisivo la pittura.Giunto a Firenze quando l’esperienza più eroica del Caffè Michelangiolo era ormai conclusa, Hollaender entrò comunque in contatto con l’eredità viva dei Macchiaioli e con alcuni dei loro protagonisti, in particolare con maestri come Silvestro Lega e Telemaco Signorini, dai quali ricevette incoraggiamento verso lo studio dal vero e verso un’osservazione attenta e sincera della realtà. Pur non appartenendo in senso stretto alla generazione storica della “macchia”, ne assorbì alcuni elementi essenziali, reinterpretandoli in una maniera del tutto personale: una pennellata più sintetica e immediata, una predilezione per la luce naturale, il gusto per gli scorci colti con freschezza e un’attenzione concreta alla vita quotidiana, lontana da ogni enfasi accademica.La sua produzione si caratterizza per una notevole varietà di soggetti, ma anche per una coerenza di sguardo. Hollaender fu infatti autore di paesaggi, marine, vedute urbane, scene agresti, ritratti e soprattutto celebri interni di chiesa, che costituiscono uno dei nuclei più riconoscibili e apprezzati della sua opera. Le sue tele dedicate agli ambienti sacri rivelano una particolare fascinazione per la liturgia e per l’atmosfera raccolta delle navate, dei cori, degli altari illuminati, dei confessionali e delle figure dei fedeli colte in momenti di preghiera o di raccoglimento. In queste opere emerge una sensibilità quasi intimista, capace di trasformare lo spazio religioso in un luogo di silenzio, luce e umanità quotidiana. Accanto a questi soggetti, Hollaender dipinse con grande partecipazione anche marine toscane e liguri, scorci veneziani, paesaggi rurali e scene di vita popolare, sempre animati da una pittura sciolta, luminosa e sincera.La sua attività espositiva fu costante e significativa. Partecipò regolarmente alle mostre della Promotrice fiorentina a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento, presentando opere che testimoniano bene l’ampiezza dei suoi interessi: vedute, interni, scene di devozione, paesaggi costieri e figure. Tra i titoli ricordati dalle fonti figurano opere come Mare calmo, Interno di chiesa, Veduta di Venezia, La confessione, Vecchio marinaio, Or San Michele, Crepuscolo, Burrasca, Sestri Levante, Due chierici e Il coro di Santa Maria. Fu presente anche in esposizioni milanesi e genovesi, segno di una reputazione che oltrepassava l’ambito esclusivamente fiorentino. Nel 1917 gli fu dedicata anche una mostra personale presso la Galleria Geri di Milano, mentre una delle sue ultime partecipazioni documentate risale alla Fiorentina Primaverile del 1922, poco prima della scomparsa.Dal punto di vista stilistico, Hollaender si colloca in una posizione interessante tra tradizione accademica e naturalismo moderno. Alla solidità della formazione tedesca unì infatti una libertà esecutiva sempre più vicina al clima toscano di fine secolo, senza tuttavia perdere una certa compostezza costruttiva. Le sue opere mostrano una pennellata rapida ma controllata, una resa luminosa attenta agli effetti atmosferici e una predilezione per i toni sobri, spesso capaci di restituire con immediatezza l’umidità delle marine, la penombra vibrante degli interni sacri o il carattere autentico dei paesaggi italiani. Non vi è in lui il gesto sperimentale dell’avanguardia, ma piuttosto una fedeltà profonda al vero, filtrata da un sentimento lirico e da una sensibilità discreta. Proprio questa misura, unita alla sincerità del suo sguardo, costituisce il fascino duraturo della sua pittura.Anche sul piano della memoria collezionistica, Alfonso Hollaender ha lasciato tracce importanti. Le fonti ricordano che alla città di Firenze lasciò un nucleo consistente di opere, mentre presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano è segnalata la presenza del dipinto Canal Grande a Venezia. Il mercato antiquario continua a registrare con regolarità la comparsa dei suoi lavori, segno di un interesse costante verso una produzione che unisce piacevolezza visiva, qualità tecnica e un saldo inserimento nella tradizione del realismo toscano tra Otto e Novecento.

  • Adolfo Feragutti Visconti - "Ritratto di fanciulla"
    Lot 17

    Adolfo Feragutti Visconti
    Pura, Svizzera 1850 - Milano 1924

    "Ritratto di fanciulla"
    Olio su cartone cm 35x26 firmato in basso a sx A.Visconti

    - Adolfo Feragutti Visconti, nato il 25 marzo 1850 a Pura, presso Ponte Tresa, in Canton Ticino, da una famiglia di contadini, fu il primogenito di Lodovico e Maria Visconti. Per garantire un sostentamento dignitoso alla famiglia, composta anche da altri figli, Filippina, Amedeo Giuseppe, e Cesare Osvaldo, il padre esercitava saltuariamente il mestiere di imbianchino-decoratore, tradizionale fonte di guadagno nel Canton Ticino.Negli anni 1875-1880, Adolfo cominciò a firmarsi con il cognome Feragutti, ma la similitudine con il pittore ferrarese Arnaldo Ferraguti lo portò a modificare la firma. Prima aggiunse il toponimo geografico di Milano e poi il cognome materno, diventando Adolfo Feragutti Visconti.È probabile che Feragutti abbia appreso i primi rudimenti artistici seguendo il padre e lo zio Clemente, un esperto stuccatore. Frequenta la scuola maggiore e di disegno di Curio, fondata nel 1850 per formare artigiani nel settore delle arti. Dopo la morte del padre nel 1864, Adolfo si assume il peso della situazione economica della famiglia e inizia a lavorare nel mestiere paterno sotto la guida dello zio Clemente.Nel 1868, si iscrive all'Accademia di Brera a Milano, seguendo corsi di disegno, figura, prospettiva e paesaggio. La sua arte, contrassegnata da una certa inquietudine, è giudicata dagli insegnanti come espressione dell'incostanza della sua vena artistica.Feragutti esplora varie città d'Italia, tra cui Firenze, seguendo il movimento macchiaiolo, ma ritorna a Milano nel 1874. Si unisce ai pittori G. Bertini e A. Barzaghi Cattaneo dell'Accademia di Brera e aderisce alla Famiglia artistica nel 1873, cercando di creare un crogiolo delle forze artistiche innovative a Milano.Dagli anni 1873 al 1879, partecipa alle esposizioni di Brera. I suoi dipinti, come "Studio dal vero," "Contadina lombarda," e "Testa di paggio," sono salutati positivamente dalla critica. Negli anni 1881-1884, dipinge tele a sfondo storico come "Ius primae noctis," "Alberigo denunzia le turpitudini di Ugo re di Lombardia," e "Acca Larentia," consolidando la sua posizione nel mondo artistico. Questi dipinti esprimono indirettamente gli ideali patriottici e religiosi della stagione risorgimentale.Nel 1880, il dipinto "Costume del XVI secolo" riceve elogi dal critico Ferdinando Fontana. Nel 1881, Feragutti sposa Giuseppina Riva, la sua modella, e nel 1891 vinse il prestigioso premio Principe Umberto con il "Ritratto di signora."Dal 1888, a causa di difficoltà finanziarie, Feragutti abbandona la nazionalità svizzera per quella italiana. Negli anni successivi, partecipa a numerose esposizioni ottenendo riconoscimenti. Nel 1890, realizza l'affresco "12 ottobre 1492," rappresentante la scoperta dell'America, distrutto durante la seconda guerra mondiale.Nel 1907, a 57 anni, Feragutti lascia Milano per l'Argentina a causa di problemi familiari ed economici. Durante il suo soggiorno, tiene una personale a Buenos Aires e si dedica al ritratto e ai paesaggi della pampa. Nel 1908, visita la Terra del Fuoco e dipinge paesaggi e figure luminose e colorate. Torna in Italia nel 1909, esponendo le opere realizzate in Argentina nel 1909 alla Permanente di Milano.Dalla metà del secolo, la sua pittura subisce una svolta simbolista. Nel 1911 partecipa alla Mostra degli indipendenti di Roma con opere come "Jagana" e "Confidenze." Nei suoi ultimi anni, si ritira a Vanzago, partecipa a varie mostre milanesi e continua a dipingere, sperimentando uno stile basato sull'assoluta libertà cromatica. Feragutti muore improvvisamente a Milano il 10 marzo 1924, poco prima di una mostra prevista alla galleria Pesaro. La mostra postuma segna le tappe della sua prolificità artistica, esponendo circa ottanta opere.

  • Joaquim Miro Argenter - "Rue d'Alger"
    Lot 18

    Joaquim Miro Argenter
    Spagna 1849 - 1914

    "Rue d'Alger"
    Olio su cartone cm 30x15 firmato in basso a dx Argenter

    - Joaquim de Miró y Argenter fu un pittore spagnolo di origine catalana, considerato uno dei principali esponenti della scuola luminista di Sitges, attiva tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Nato a Sitges il 3 febbraio 1849, proveniva da una famiglia benestante che gli permise di dedicarsi all’arte con libertà, sviluppando sin dalla giovinezza una sensibilità per il paesaggio e per le atmosfere quotidiane. Sebbene in parte autodidatta, ricevette anche l’insegnamento di pittori locali, tra cui Arcadi Mas i Fondevila, e collaborò alla decorazione del Casino Prado Suburense, centro culturale di Sitges che contribuì alla formazione della comunità artistica luminista.La sua produzione si caratterizza per l’attenzione alla luce mediterranea, alle marine, ai paesaggi rurali, agli orti, ai masi e alle scene di vita locale, rappresentati con una tavolozza luminosa e composizioni equilibrate. Le sue opere documentano la vita e l’ambiente di Sitges tra Ottocento e Novecento, celebrando al contempo il legame tra natura, tradizione e cultura locale. Tra i lavori più significativi si ricordano La malvasia (1895), oggi conservata al Museu Cau Ferrat di Sitges, e numerose vedute urbane e rurali che testimoniano la sua fedeltà al vero osservato dal vivo.Miró y Argenter partecipò a concorsi e mostre a Barcellona e nelle città vicine, ottenendo riconoscimenti e premi, pur mantenendo il proprio radicamento a Sitges. La sua opera ebbe influenza anche sulle generazioni successive, tra cui il celebre nipote Joaquim Sunyer, figura di spicco del movimento noucentista. La pittura di Miró y Argenter coniuga rigore osservativo e sensibilità poetica, rendendo vivi paesaggi e scene quotidiane attraverso la luce, il colore e la composizione. Morì nella sua città natale il 18 febbraio 1914Joaquim de Miró y Argenter fu un pittore spagnolo di origine catalana, considerato uno dei principali esponenti della scuola luminista di Sitges, attiva tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Nato a Sitges il 3 febbraio 1849, proveniva da una famiglia benestante che gli permise di dedicarsi all’arte con libertà, sviluppando sin dalla giovinezza una sensibilità per il paesaggio e per le atmosfere quotidiane. Sebbene in parte autodidatta, ricevette anche l’insegnamento di pittori locali, tra cui Arcadi Mas i Fondevila, e collaborò alla decorazione del Casino Prado Suburense, centro culturale di Sitges che contribuì alla formazione della comunità artistica luminista.La sua produzione si caratterizza per l’attenzione alla luce mediterranea, alle marine, ai paesaggi rurali, agli orti, ai masi e alle scene di vita locale, rappresentati con una tavolozza luminosa e composizioni equilibrate. Le sue opere documentano la vita e l’ambiente di Sitges tra Ottocento e Novecento, celebrando al contempo il legame tra natura, tradizione e cultura locale. Tra i lavori più significativi si ricordano La malvasia (1895), oggi conservata al Museu Cau Ferrat di Sitges, e numerose vedute urbane e rurali che testimoniano la sua fedeltà al vero osservato dal vivo.Miró y Argenter partecipò a concorsi e mostre a Barcellona e nelle città vicine, ottenendo riconoscimenti e premi, pur mantenendo il proprio radicamento a Sitges. La sua opera ebbe influenza anche sulle generazioni successive, tra cui il celebre nipote Joaquim Sunyer, figura di spicco del movimento noucentista. La pittura di Miró y Argenter coniuga rigore osservativo e sensibilità poetica, rendendo vivi paesaggi e scene quotidiane attraverso la luce, il colore e la composizione. Morì nella sua città natale il 18 febbraio 1914.

  • Filadelfo Simi - "Giardino della baita"
    Lot 19

    Filadelfo Simi
    Levigliani (LU) 1849 - Firenze 1923

    "Giardino della baita"
    Olio su tavola cm 11,5x7,5 firmato in basso a dx F.Simi

    - Filadelfo Simi fu un pittoriee scultori italiani tra Ottocento e Novecento, esponente di rilievo del naturalismo toscano e della pittura post‑macchiaiola. Fin da giovane dimostrò un talento straordinario, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si diplomò nel 1873. Grazie al sostegno del mecenate Angiolo Vegni poté perfezionarsi a Parigi nello studio del celebre Jean‑Léon Gérôme e compiere viaggi di formazione in Spagna, esperienze che segnarono profondamente la sua sensibilità artistica.Rientrato in Italia nel 1878, Simi si affermò nelle principali esposizioni nazionali, ottenendo premi e riconoscimenti sia in patria sia all’estero. La sua produzione spazia dai ritratti intimisti, caratterizzati da introspezione psicologica, ai paesaggi e alle scene di vita quotidiana, tutti trattati con una fusione armoniosa tra rigore formale e sensibilità poetica. Opere come La tisica, Neruccia e Riposo illustrano la sua capacità di cogliere atmosfere e sentimenti, unendo osservazione attenta e resa luminosa.Oltre all’attività artistica, Simi fu un dedicato insegnante. Nel 1886 aprì a Firenze la sua Scuola Internazionale d’Arte, che attrasse allievi italiani e stranieri, e collaborò alla Scuola del Nudo dell’Accademia fiorentina, continuando la tradizione con la figlia Nerina “Nera” Simi. La sua esperienza si estese anche alla scultura, con opere importanti come il Monumento a Garibaldi e Anita a Porto Alegre e statue marmoree destinate a cappelle in Canada.Profondamente legato alla Versilia, dove costruì il suo studio artistico a Stazzema, Simi mantenne per tutta la vita un rapporto intimo con la natura e le atmosfere locali, elementi che traspaiono in molte delle sue opere. Morì a Firenze nel 1923.

  • Filadelfo Simi - "L'autunno"
    Lot 20

    Filadelfo Simi
    Levigliani (LU) 1849 - Firenze 1923

    "L'autunno"
    Olio su tavola cm 11,5x7,5 firmato in basso a sx F.Simi

    - Filadelfo Simi fu un pittoriee scultori italiani tra Ottocento e Novecento, esponente di rilievo del naturalismo toscano e della pittura post‑macchiaiola. Fin da giovane dimostrò un talento straordinario, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si diplomò nel 1873. Grazie al sostegno del mecenate Angiolo Vegni poté perfezionarsi a Parigi nello studio del celebre Jean‑Léon Gérôme e compiere viaggi di formazione in Spagna, esperienze che segnarono profondamente la sua sensibilità artistica.Rientrato in Italia nel 1878, Simi si affermò nelle principali esposizioni nazionali, ottenendo premi e riconoscimenti sia in patria sia all’estero. La sua produzione spazia dai ritratti intimisti, caratterizzati da introspezione psicologica, ai paesaggi e alle scene di vita quotidiana, tutti trattati con una fusione armoniosa tra rigore formale e sensibilità poetica. Opere come La tisica, Neruccia e Riposo illustrano la sua capacità di cogliere atmosfere e sentimenti, unendo osservazione attenta e resa luminosa.Oltre all’attività artistica, Simi fu un dedicato insegnante. Nel 1886 aprì a Firenze la sua Scuola Internazionale d’Arte, che attrasse allievi italiani e stranieri, e collaborò alla Scuola del Nudo dell’Accademia fiorentina, continuando la tradizione con la figlia Nerina “Nera” Simi. La sua esperienza si estese anche alla scultura, con opere importanti come il Monumento a Garibaldi e Anita a Porto Alegre e statue marmoree destinate a cappelle in Canada.Profondamente legato alla Versilia, dove costruì il suo studio artistico a Stazzema, Simi mantenne per tutta la vita un rapporto intimo con la natura e le atmosfere locali, elementi che traspaiono in molte delle sue opere. Morì a Firenze nel 1923.

  • Domenico Morelli - "La rosa"
    Lot 21

    Domenico Morelli
    Napoli 1823 - Napoli 1901

    "La rosa"
    Olio su tela cm 14x17 firmato in basso a sx D.Morelli

    - Domenico Morelli fu una delle voci più originali e influenti della pittura italiana dell’Ottocento, artista profondamente radicato nella tradizione napoletana ma aperto ai fermenti delle avanguardie europee. Sin dai primi anni mostrò un talento straordinario, che lo condusse a una formazione rigorosa senza però piegarsi ai canoni accademici, cercando sempre una propria libertà espressiva. La sua pittura si caratterizza per la fusione di romanticismo, realismo e suggestioni simboliche, capace di tradurre in immagini l’intensità dei sentimenti e la profondità della contemplazione.La sua opera abbraccia soggetti storici, religiosi, orientalistici e intimisti, con una straordinaria capacità di rendere l’atmosfera e la psicologia dei personaggi. Nei ritratti emerge la sensibilità per l’interiorità umana, mentre nei temi religiosi e simbolici la luce e il colore diventano strumenti di narrazione emotiva e spirituale. L’interesse per culture lontane si manifesta in opere orientaliste, in cui l’osservazione dettagliata e la fantasia si intrecciano per creare scenari esotici ma sempre meditativi e poetici.Morelli fu anche maestro e guida per intere generazioni di artisti, promuovendo il rinnovamento delle istituzioni artistiche e dell’insegnamento. La sua influenza si percepisce non solo nella tecnica, ma anche nell’idea stessa di arte come esperienza culturale e umana, capace di coniugare memoria e innovazione, rigore e intuizione. L’insieme della sua produzione rivela una coerenza interna straordinaria: ogni opera testimonia la sua visione del mondo, in cui la forma si mette al servizio dell’emozione, e la realtà dialoga con il simbolo.

  • Eduardo Forlenza - "Ritratto di ragazza"
    Lot 22

    Eduardo Forlenza
    Napoli 1861 - 1934

    "Ritratto di ragazza"
    Olio su tavola cm 26,5x16,5 firmato in basso a dx Forlenza

    - Eduardo Forlenza fu un pittore italiano appartenente alla scuola napoletana, noto soprattutto per la sua abilità nel ritrarre figure umane e scene di genere con spontaneità e freschezza. Nato a Torre del Greco, nei dintorni di Napoli, visse e lavorò in un ambiente culturale ricco di stimoli, che lo portò a confrontarsi con la tradizione della pittura partenopea e con le influenze del realismo europeo.Allievo di Vincenzo Irolli, uno dei maestri più apprezzati della sua generazione, Forlenza sviluppò una predilezione per il ritratto e per le scene di vita quotidiana, in particolare per la rappresentazione di popolane, pescatori e figure femminili catturate in momenti di quieto splendore e autenticità. La sua pittura si caratterizza per un gusto figurativo diretto e sensibile, capace di coniugare una resa attenta del volto e del carattere con un uso vibrante della luce e del colore. Oltre ai ritratti, eseguì paesaggi e scene di genere, mostrando sempre uno sguardo attento alla realtà sociale e umana dell’Italia meridionale.Forlenza operò soprattutto a Napoli, collaborando con artisti come Tito Pelliccioli e Luca Postiglione, e partecipò con regolarità alle principali esposizioni d’arte in Italia, tra cui le Promotrici di Belle Arti e importanti rassegne a Firenze. La sua arte, pur inserita nel solco della scuola napoletana, si distingué per una vena personale e immediata, capace di catturare il fascino e la dignità delle persone comuni, restituendo con naturalezza la loro presenza sulla tela.

  • Augusto Rey - "Papaveri"
    Lot 23

    Augusto Rey
    Alessandria d'Egitto 1837 - Livorno 1898

    "Papaveri"
    Olio su tavola cm 21x31 firmato in basso a dx A.Rey ( difetti )

    - Augusto Rey nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1837. Trasferitosi in giovane età a Livorno, studiò nello studio del pittore Betti. Successivamente si trasferì a Firenze, dove si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, frequentando anche gli studi di artisti come Lega e i Tommasi. Durante la sua formazione, entrò in contatto con i principali esponenti del movimento macchiaiolo, tra cui Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.Nel 1895, Augusto Rey costruì una villa a Crespina, chiamata "La Favorita", situata di fronte alla villa della donna che amava. La villa divenne un punto di ritrovo per gli artisti dell'epoca, che spesso vi soggiornavano. Rey era noto per la sua abilità nel dipingere paesaggi dal vero, unendosi così alla corrente macchiaiola. La sua produzione artistica è relativamente scarsa, e alcune sue opere sono state erroneamente attribuite ad altri artisti più noti.Una delle sue opere più significative, "La raccolta delle olive", è conservata nel Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. Questo dipinto, che rappresenta contadine al lavoro in un oliveto, è stato donato al museo nel 1899 per lascito testamentario dell'artista.Museo Civico Giovanni Fattori - LivornoAugusto Rey morì nel 1898.

  • Augusto Rey - "Lungo la strada"
    Lot 24

    Augusto Rey
    Alessandria d'Egitto 1837 - Livorno 1898

    "Lungo la strada"
    Olio su tavola cm 21x31 firmato in basso a dx A.Rey

    - Augusto Rey nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1837. Trasferitosi in giovane età a Livorno, studiò nello studio del pittore Betti. Successivamente si trasferì a Firenze, dove si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, frequentando anche gli studi di artisti come Lega e i Tommasi. Durante la sua formazione, entrò in contatto con i principali esponenti del movimento macchiaiolo, tra cui Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.Nel 1895, Augusto Rey costruì una villa a Crespina, chiamata "La Favorita", situata di fronte alla villa della donna che amava. La villa divenne un punto di ritrovo per gli artisti dell'epoca, che spesso vi soggiornavano. Rey era noto per la sua abilità nel dipingere paesaggi dal vero, unendosi così alla corrente macchiaiola. La sua produzione artistica è relativamente scarsa, e alcune sue opere sono state erroneamente attribuite ad altri artisti più noti.Una delle sue opere più significative, "La raccolta delle olive", è conservata nel Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. Questo dipinto, che rappresenta contadine al lavoro in un oliveto, è stato donato al museo nel 1899 per lascito testamentario dell'artista.Museo Civico Giovanni Fattori - LivornoAugusto Rey morì nel 1898.

  • Augusto Rey - "Paesaggio collinare 1892"
    Lot 25

    Augusto Rey
    Alessandria d'Egitto 1837 - Livorno 1898

    "Paesaggio collinare 1892"
    Olio su tavola cm 30x21,5 firmato in basso a sx A.Rey

    - Augusto Rey nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1837. Trasferitosi in giovane età a Livorno, studiò nello studio del pittore Betti. Successivamente si trasferì a Firenze, dove si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti, frequentando anche gli studi di artisti come Lega e i Tommasi. Durante la sua formazione, entrò in contatto con i principali esponenti del movimento macchiaiolo, tra cui Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.Nel 1895, Augusto Rey costruì una villa a Crespina, chiamata "La Favorita", situata di fronte alla villa della donna che amava. La villa divenne un punto di ritrovo per gli artisti dell'epoca, che spesso vi soggiornavano. Rey era noto per la sua abilità nel dipingere paesaggi dal vero, unendosi così alla corrente macchiaiola. La sua produzione artistica è relativamente scarsa, e alcune sue opere sono state erroneamente attribuite ad altri artisti più noti.Una delle sue opere più significative, "La raccolta delle olive", è conservata nel Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno. Questo dipinto, che rappresenta contadine al lavoro in un oliveto, è stato donato al museo nel 1899 per lascito testamentario dell'artista.Museo Civico Giovanni Fattori - LivornoAugusto Rey morì nel 1898.

  • Cesare Lugaro - "Bersaglieri a riposo"
    Lot 26

    Cesare Lugaro
    Genova XIX

    "Bersaglieri a riposo"
    Olio su tavola cm 32x18 firmato in basso a dx C.Lugaro ( difetti )

    - Cesare Lugaro fu un pittore italiano legato alla scuola ligure dell’Ottocento, noto per la sua capacità di rappresentare scene di genere e soggetti militari con precisione narrativa e sensibilità artistica. La sua opera si concentra soprattutto sulla vita dei soldati, sulle scene di caserma e sui piccoli gesti quotidiani, catturati con una spontaneità che unisce documentazione e resa pittorica raffinata.Le figure dei suoi dipinti emergono sempre vive e autonome, inserite in spazi attentamente composti, in cui la luce, il colore e il dettaglio contribuiscono a restituire la realtà con intensità e armonia. Accanto alle scene di genere militare, Lugaro realizzò anche paesaggi e studi di figura, mostrando padronanza tecnica e sensibilità nel rendere atmosfere e psicologie dei personaggi.Espositore attivo nelle principali rassegne italiane dell’epoca, seppe farsi notare per la coerenza stilistica e per la capacità di coniugare osservazione attenta e resa pittorica poetica. La sua produzione, pur inserita nel solco della tradizione ligure e della pittura di genere ottocentesca, rivela uno sguardo personale e immediato, capace di restituire dignità e vitalità alle persone e agli ambienti che ritrae.

  • Lodovico Tommasi - "Lungo il sentiero"
    Lot 27

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Lungo il sentiero"
    Olio su cartone cm 20x13 firmato in basso a sx Tommasi

    - Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

  • Lodovico Tommasi - "Passeggiando"
    Lot 28

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Passeggiando"
    Olio su cartone cm 23,5x16,5 firmato in basso a sx Tommasi

    - Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori. Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

  • Arnaldo Nussi - "Lignano Luglio 1952"
    Lot 29

    Arnaldo Nussi
    Cividale del Friuli (UD) 1902 - 1977

    "Lignano Luglio 1952"
    Olio su tavola cm 19x27 firmato in basso a dx A.Nussi

    - Arnaldo Nussi nacque a Cividale del Friuli nel 1902, ma la sua formazione e il suo percorso artistico si svilupparono principalmente a Milano, dove si trasferì all'età di dodici anni. Crescendo in un ambiente cittadino, la sua passione per la pittura prese piede durante gli anni milanesi, anche se il suo legame con il Friuli, la sua terra d'origine, rimase forte. Dopo aver vissuto per molti anni a Milano, si trasferì a Maniago e poi definitivamente a Cividale, dove la sua arte trovò nuove ispirazioni.Nussi si avvicinò al movimento divisionista, una corrente che poneva l'accento sull'uso di colori puri e sulla pennellata separata. Tuttavia, la sua arte non si limitò a riprodurre pedissequamente le influenze del movimento; egli sviluppò una sua personale interpretazione del paesaggio, in particolare di quello friulano, che si rivelava nelle sue opere come un paesaggio filtrato attraverso la sua sensibilità e intelligenza. Le sue tele raccontano una natura che Nussi sapeva osservare con una profondità straordinaria, riuscendo a restituirne l'intensità emotiva e visiva.Nel corso della sua carriera, partecipò a numerose mostre personali sia in Italia che all'estero, in città come Milano, Udine e in Svizzera, dove le sue opere furono molto apprezzate. Nussi si distinse per la capacità di unire tradizione e innovazione, fondendo la rappresentazione della natura con un linguaggio pittorico personale, che lo rese una figura importante nel panorama artistico del suo tempo. Arnaldo Nussi morì nel 1977 a Cividale del Friuli, lasciando un’eredità che continua a suscitare ammirazione per la sua unicità e il suo raffinato approccio alla pittura.

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