Lot 21 | Bartolomeo Pedon (Venezia 1665 - 1733)

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ARGENTI, DIPINTI, ICONE ED OGGETTI D'ARTE ARGENTI, DIPINTI, ICONE ED OGGETTI D'ARTE
Tuesday 14 September 2021 hours 15:00 (UTC +01:00)

Bartolomeo Pedon (Venezia 1665 - 1733)

Bartolomeo Pedon (Venezia 1665 - 1733)

Veduta lacustre 

Olio su tela

Lake view

Oil on canvas

68 x 102 cm


Nato a Venezia il 15 ottobre del 1665 nella parrocchia di San Bartolomeo, Pedon è con Antonio Marini e Marco Ricci uno dei migliori protagonisti del paesaggio barocco veneto tra Sei e Settecento. Il suo stile elabora quanto giunto tra le lagune da Johann Anton Eismann, Hans de Jode, Ernest Daret, Cornelio Dusman, Jan e Andries Both e Pieter Mulier detto il Cavalier Tempesta, tutti pittori paesaggisti nordici operanti a Venezia o nella sua terraferma. Uomo di cultura, oltre alla pittura Pedon era un fine letterato sebbene conducesse una vita piuttosto sregolata e dedita al vizio, motivo, forse, del fatto che la Fraglia dei Pittori lo vede iscritto per un solo anno, nel 1716. Dopo secoli di oblio la sua opera è stata rivalutata nel corso del ‘900 e grazie ad un primo nucleo di dipinti monogrammati. Dopo un’iniziale impostazione nordica, contrassegnata da scoscese rupi, quasi onnipresenti, nel corso della sua maturazione artistica, Pedon scorge nel Ricci il suo nuovo mentore: la sua pittura si fa così più dolce e colorata, e diventa piacevolmente arcadico, nel complesso, il suo modo di fare paesaggio. E’ utile ricordare come egli inizialmente fosse stato convenzionalmente chiamato “Maestro delle foglie bugnate” per il suo modo di dipingere le foglie picchettando gli alberi con l’ocra al fine di realizzare le foglie, particolare presente anche nell'opera in questione. 

La tela in esame è da assegnare alla seconda fase del maestro veneziano, cioè a cavallo dei secoli, quando il suo graduale ma continuo allontanamento dai modi nordici è ben avviato, ma non completato, in favore di un’esposizione più pacata di ampie vedute paesaggistiche popolate di genti intente al loro lavoro umile e intenso, di rosiana memoria. Per quest’opera, che possiamo tranquillamente dir veneta, il confronto più utile lo troviamo in Hans de Jode e il suo “Paesaggio con porto” del Museo di Castelvecchio a Verona.

Pedon ha aperto l’angolo visivo e trasformato una visione concentrata in un piccolo anfratto in una visione di ampio respiro, che abbraccia l’intero specchio lacustre. L’intonazione cromatica è grigia, come si può riscontrare in de Jode. I pescatori hanno atteggiamenti pesanti che ricordano quanto proposto da Magnasco e Ricci e il loro paesaggio eroico, ma in generale la tragicità barocca è superata: la piacevolezza del paesaggio prevale su ogni altro elemento. Infine, interessante notare come le imbarcazioni disperse nello specchio d’acqua abbiano curiose vele “a dente” non dissimili da quelle che Noel Cochin, detto Monsù Cussin o Cochin de Venise, pittore francese presente a Venezia sul finire del Seicento, dipingeva e che si possono ritrovare nello splendido paesaggio conservato al Museo Civico di Treviso