Presale ARREDARE CASA E UFFICIO. PARTE II ARREDARE CASA E UFFICIO. PARTE II
Saturday 31 October 2026 hours 17:00 (UTC +01:00)
Dado Belgrado (1919 - 1999) Scogliere di Hvar, 1987
Dado Belgrado (1919 - 1999)
Scogliere di Hvar, 1987
Acrilico e carboncino su tavola
90,8 x 93 cm
Firma: “Belgrado” a carboncino al recto
Data: “87” a carboncino al recto
Altre iscrizioni: titolo (“Scogliere di Kwar”) a matita la verso, con dimensioni, parola illeggibile e appunti grafici
Elementi distintivi: etichetta anonima con riferimento di inventario al verso e, per tutto il perimetro della cornice, timbro del produttore Arquati
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 90% (qualche deposito; minimi graffi e danni da abrasione e urto)
For direct WhatsApp assistance before and during the live auction: +39 346 12 999 80 // Assistenza diretta via WhatsApp prima e durante l’asta: +39 346 12 999 80
Avviato dal padre, decoratore, ai lavori di restauro delle ville venete, Edoardo Belgrado, in breve, Dado, frequenta, a Venezia, l’Accademia di Belle Arti e la Facoltà di Architettura. Successivamente collabora per cinque anni con l'urbanista Marcello D’Olivo (1921-1991), e assieme realizzano a Trieste il “Villaggio del fanciullo”. Nel 1950 ha contatti con Le Corbusier a Marsiglia, dove sta sorgendo la “Ville radieuse”, e poi soggiorna per qualche tempo in Svizzera. Nel 1953 parte per il Brasile e apre uno studio di ingegneria e architettura a Campinas. Scopre così luoghi meravigliosi, che vengono manomessi e distrutti da grandi macchine impiegate per la deforestazione. L’urbanizzazione comporta talvolta lo spianamento di montagne e l’erezione di grandi dighe di terra. Da allora i temi della natura e della macchina sono al centro della sua ricerca.
Nel 1956 espone una serie di disegni al Museo d’arte moderna di San Paolo. Tiene una rubrica intitolata “Uomo spazio e architettura”, e fonda un gruppo artistico anticonformista, che lascerà un’impronta non effimera nell’arte contemporanea sud-americana. In Italia ritorna nel 1959 e si impegna nei progetti della prefabbricazione. Le sue ricerche in campo grafico lo portano in Cina. Frattanto, nel 1979 il Museo d’arte contemporanea di Campinas, Brasile, lo celebra con una esposizione monografica, così come il Museo etnografico siciliano Giuseppe Pitrè, a Palermo.
Nel frattempo realizza una cartella di grafica intitolata “Viaggio fantastico nelle Acciaierie Pittini”, esposta da Falaschi a Passariano nel 1980, contenente otto opere che rappresentano l’iter produttivo dell’acciaio, intitolate "La calamita chiama", "Ricominciare tutto", "Sulla bocca del forno", "Questo atto d’amore", "Il grande avvenimento", "Le barre roventi", "Impallidendo esangue", "Le ali di nuove farfalle", e commentate a controcanto da un poemetto di sua mano. Quell’esperienza artistica e letteraria rimane documentata da un fondamentale saggio di Marcello Venturoli. Nel 1987, anno della nostra opera così fortemente ispirata alla natura, ma ad una natura che sente la forza della geometria, partecipa alla mostra “La fabbrica immaginata” a Villa Florio di Buttrio.