Lot 468 | Antonio Joli�� "Veduta del Campo Vaccino" olio su tela (cm 117x154) in cornice d

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Wednesday 28 October 2026 hours 15:00 (UTC +01:00)

Antonio Joli�� "Veduta del Campo Vaccino" olio su tela (cm 117x154) in cornice d

Starting price
80,000.00 €

Antonio Joli�� (Modena 1700 - Napoli 1777)

"Veduta del Campo Vaccino"
olio su tela (cm 117x154)
in cornice dorata


Provenienza
Siegfried Sassoon di Heytesbury House, Wiltshire
Quindi per eredità, Heytesbury
Collezione privata, United States
Hall & Knight (USA) LTD
Sotheby's, Londra, 16 dicembre 1999, Lotto 83

Bibliografia
Ralph Toledano, Antonio Joli, Artemisia, 2006, scheda e tav. R.I.3, p. 129
Mario Manzelli, Antonio Joli, opera pittorica, 1999, scheda R. 25, p. 94, Tav. XXX

La nostra superba tela rappresenta una delle più caratteristiche vedute di quello che in antico si chiamava Campo Vaccino, ossia una parte del Foro romano. Sono riconoscibili, da destra a sinistra, le colonne del Tempio di Saturno, le tre colonne del Tempio di Castore e Polluce, l'antica chiesa di Santa Maria Liberatrice (ricostruita all'inizio del Seicento poi distrutta alla fine dell'Ottocento), il colle del Palatino con i Giardini Farnese creati da papa Paolo III, l'Arco di Tito, il Colosseo, la Basilica di Massenzio, il Tempio di Antonino e Faustina e, all'estrema sinistra, parte dell'Arco di Settimio Severo.

La veduta del Campo Vaccino fu uno dei cavalli di battaglia del modenese Joli, segno del grande successo presso collezionisti italiani e stranieri. Debitore del suo maestro Gian Paolo Panini nella maestria del genere della veduta, Joli creò uno stile tutto suo e riconoscibilissimo, basato sulla fusione tra la sensibilità rigorosa dei vedutisti e la grandiosità teatrale dei Bibiena. In questo caso, la veduta si fonde con la scena di genere, per quella carrozza gentilizia che s'impone al centro dell'immagine e che attraversa realtà più popolari.

Il fascino delle rovine, ancora non dissepolte come nel Campo Vaccino, alimentava i desideri e la poesia di colti intellettuali e nobili soprattutto stranieri in un momento unico della storia occidentale ove la rovina romana (o greca) era percepita come soggetto autonomo ad alto potenziale educativo. Roma si trasformava evidentemente in un centro unico di temi ed assemblaggi particolari, in parte immaginari e in parte corrispondenti alla realtà topografica della città, come nel nostro caso. D'invenzione o storica, la rovina restava comunque il vero protagonista del nuovo genere pittorico, ove la presenza umana diveniva insignificante o semplicemente decorativa, utile per indicare la scala e diffondere un'idea di vita nella solitudine di un mondo glorioso ormai lontano.

-EN

"View of the Campo Vaccino"
oil on canvas (117x154 cm.)
in a gilt frame


Provenance
Siegfried Sassoon of Heytesbury House, Wiltshire
Then by inheritance, Heytesbury
Private Collection, United States
Hall & Knight (USA) LTD
Sotheby's, London, December 16, 1999, Lot 83

Literature
Ralph Toledano, Antonio Joli, Artemisia, 2006, scheda e tav. R.I.3, p. 129
Mario Manzelli, Antonio Joli, opera pittorica, 1999, scheda R. 25, p. 94, Tav. XXX

Our superb canvas depicts one of the most characteristic views of what was formerly known as the Campo Vaccino, namely part of the Roman Forum. From right to left, the following landmarks can be identified: the columns of the Temple of Saturn; the three columns of the Temple of Castor and Pollux; the former church of Santa Maria Liberatrice (rebuilt in the early seventeenth century and subsequently demolished in the late nineteenth century); the Palatine Hill with the Farnese Gardens, created by Pope Paul III; the Arch of Titus; the Colosseum; the Basilica of Maxentius; the Temple of Antoninus and Faustina; and, at the far left, part of the Arch of Septimius Severus.

The view of the Campo Vaccino was one of the Modenese painter Joli's signature subjects, testament to its great success among Italian and foreign collectors. A pupil of Gian Paolo Panini, from whom he inherited a mastery of the veduta genre, Joli developed a highly distinctive and immediately recognisable style, combining the rigorous sensibility of the vedutisti with the theatrical grandeur of the Bibiena family. Here, the veduta merges with genre painting, as the elegant carriage that dominates the centre of the composition passes through a scene populated by figures from more humble social spheres.

The fascination with ruins, still largely unexcavated in the Campo Vaccino, fuelled the imagination and poetic sensibilities of learned intellectuals and, above all, foreign aristocrats, at a unique moment in Western history when Roman (and Greek) ruins came to be perceived as subjects in their own right, endowed with considerable educational potential. Rome thus became a unique centre for the creation of unusual combinations of themes and motifs, partly imaginary and partly corresponding to the city's actual topography, as in the present work. Whether invented or historically accurate, the ruin nevertheless remained the true protagonist of this new pictorial genre, in which the human presence became insignificant or merely decorative, serving to indicate scale and to convey a sense of life amid the solitude of a once-glorious world now lost.