Lot 234 | Luigi Serena (1855 - 1911) Figura femminile, 1898-1900 ca.

Bonino - Via Filippo Civinini 21-37, 00197 Roma
Presale L’ARTE È UN SOGNO. PARTE II L’ARTE È UN SOGNO. PARTE II
Friday 31 July 2026 hours 17:00 (UTC +01:00)

Luigi Serena (1855 - 1911) Figura femminile, 1898-1900 ca.

Starting price
6,000.00 €

Luigi Serena (1855 - 1911)
Figura femminile, 1898-1900 ca.
Olio su cartone
78,5 x 34,5 cm

Firma: “LS” al recto
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Veneto Banca con riferimenti di inventario

Provenienza: Galleria d'Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: Fotocertificato e scheda critica di Ottorino Stefani del 6 marzo 1999

Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%

For direct WhatsApp assistance before and during the live auction: +39 346 12 999 80 // Assistenza diretta via WhatsApp prima e durante l’asta: +39 346 12 999 80

Luigi Serena, pittore d'elezione della borghesia trevigiana a cavallo tra '800 e '900, non ebbe allievi diretti, ma fu ammirato dagli artisti più giovani per il suo spirito bohémien e antiborghese, anche quale riferimento morale, diventando una pietra miliare nell'orizzonte artistico della Marca. Saranno proprio gli artisti dell'avanguardia, in testa Arturo Martini, a promuovere la mostra postuma di Serena poco dopo la sua morte nel 1911. Pur operando prevalentemente in provincia, l'artista partecipò con successo alle più importanti esposizioni del tempo: a Venezia (1881), Milano (1883), Torino (1884), Firenze (1886), Parigi (1888) e Monaco (1890). Fu tra gli invitati alla Biennale veneziana del 1897 (Eugenio Manzato, "Treviso", in "La Pittura in Italia. L'Ottocento", Milano, 1990, p. 213).
Nel passaggio tra i due secoli, l'interesse di Serena per la natura e gli effetti della luce cresce. Come efficacemente scrive Ottorino Stefani, il «pittore realista non può neppure gareggiare, per così dire, con la fotografia, soprattutto quando, come il Serena, adopera per la raffigurazione delle zone in luce consistenti spessori di colore (ed in ciò la sua tecnica è diversa da quella impiegata dalla maggior parte dei pittori professionisti). Pertanto il Serena deve aver eseguito la sua "trilogia luminosa" con una partecipazione emotiva insolitamente vergine, quasi avesse scoperto, per la prima volta, le straordinarie capacità della luce nel creare da sola il dipinto. I personaggi amati sono allontanati nella zona di un silenzio meditativo. Vivono come creature del vasto mondo naturale: esseri indifesi, simili agli alberi, ai fiori, agli oggetti, agli animali avvolti dal fresco torpore delle ombre trasparenti e chiare» (Ottorino Stefani, a cura di, "Luigi Serena. 1855-1911", Ponzano Veneto, 2006, p. 107). In questi dipinti «l'esistenza ritrova un momento di sosta e di dolcezza. Perciò la natura, ancora una volta, diventa fonte inesauribile di ispirazione diretta, quasi uno specchio fedele delle interne emozioni dell'animo» (ibidem, p. 109).
L'opera in asta è datata da Ottorino Stefani, nella nota di certificazione, intorno al 1900, segnalandone la fattura insolita e molto originale «che può richiamare la grande lezione degli Impressionisti francesi, ma che sa creare uno stile tipico del Serena; uno stile che fonde suggestioni veneziane con una pittura trevigiana più corposa e sensuale».