Presale LE ALI DELLA FANTASIA. PARTE I LE ALI DELLA FANTASIA. PARTE I
Tuesday 28 July 2026 hours 17:00 (UTC +01:00)
Guido Albanello (1952) Venezia. Veduta della città presa dall'isola di San Giorgio Maggiore
Guido Albanello (1952)
Venezia. Veduta della città presa dall'isola di San Giorgio Maggiore
Litografia su carta
80,8 x 158,8 cm
Firma: “Guido Albanello” in lastra
Data: "MMIV" (2004)
Altre iscrizioni: titolo ed editore in lastra; indicazione della tiratura (“331/600”) a penna al recto
Elementi distintivi: al recto timbro a secco “Gilberto Padovani Editore”
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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In una lettera del 1934, così il poeta Camillo Sbarbaro (1888-1967) ricorda la genesi dell'opera:” Fortuna mi capitò un’estate con quel prepotente scultore che è Arturo Martini. Lo trovai in uno stambugio a Albisola che stava, per così dire, dando alla luce una sua terracotta: il busto di una ragazzina con le trecce accercinate, il berrettuccio e una trasognata timidezza nel viso già serio. L’immagine era ancora cieca. ‘Ora la sveglio’, ci disse. Quel coccio era vivo per lui; non dalla frase solo e dalla voce si capiva, ma dal modo come lo maneggiava: vivo e bisognevole di riguardo. Ogni particolare diventava vero appena enunciato; calzava; illuminava l’opera, la metteva nella sua aria” ( C. Sbarbaro, "Scampoli", Firenze 1960, p. 77, citato anche in S. Riolfo Marengo, "Camillo Sbarbaro, Angelo Barile e la 'Nena' di Arturo Martini" in “Risorse”, marzo 1988 e in N. Stringa, "Arturo Martini", Roma 2005, p. 90-91). Nena è il nomignolo familiare attribuito in casa Martini alla figlia Maria, che lo scultore rappresenta intorno ai 9-10 anni nella terracotta, immaginandola - come egli stesso racconta in una lettera del 1932 al critico Gino Damerini, resa recentemente nota da Nico Stringa ("Arturo Martini. Magia della ceramica. Le terracotte e le maioliche della collezione Costantino Barile", catalogo della mostra, Contini, Cortina, 29 dicembre 2018 - 22 aprile 2019, p. 14) - mentre si allontana affacciata al finestrino del treno, verso il collegio. Il basamento ripropone lo spazio del finestrino, così proiettando la figura verso di noi. Il soggetto ebbe enorme successo, convincendo Martini a produrne più esemplari, in terracotta e in terracotta refrattaria, il primo dei quali venne esposto a Torino nel 1930 con il titolo "La mia bambina", entrando a far parte delle Collezioni Reali. Come ricorda Valerio Terraroli, in commento ad un altro esemplare ( Edgallery, Piacenza) lo stesso Carrà ne parla con entusiasmo: “Qui l’osservazione realistica tende a farsi stile e armonia lineare, e già la materia vibra di un rigore nuovo di verità naturale che non è più̀ soltanto architettura di volume, ma forma rattenuta e sentimento poetico” (Carrà 1933, cit. in "Arturo Martini" 2014, p. 60).
Se in tutti gli esemplari Martini mostra di rimeditare il tema della malinconia, la terracotta di Veneto Banca si caratterizza per una maggiore immediatezza e semplicità di gesto, evidente anche nella terra lasciata a vivo, e nell'insieme per un più marcato effetto di purezza.
