Presale Autografi e Memorabilia Storici, Musicali e Sportivi Sessione Unica
Friday 26 June 2026 hours 15:00 (UTC +01:00)
Gabriele D'Annunzio - Gemelli da polso con levrieri, 1900s
Gabriele D'Annunzio - Gemelli da polso con levrieri, 1900s
Eccezionale coppia di gemelli da polso in argento, con decorazione centrale raffigurante una testa di levriero dipinta a mano su smalto, conservati nel loro astuccio originale in cuoio o similpelle.
All'interno dell'astuccio, è presente una dedica autografa manoscritta ad inchiostro nero, che dice "A Giacomo Durini / Gabriele d'Annunzio"
La scatolina misura circa 90x60 mm, con lieve mancanza di pelle sul fondo; ogni elemento ovale dei gemelli misura circa 25x15 mm. Punzone argento 800 sui gemelli, In ottime condizioni, smalti perfetti.
Il levriero era l'animale simbolo per eccellenza di d'Annunzio: il poeta-vate era appassionato di questi cani da corsa eleganti e veloci, che associava ai valori di nobiltà, velocità e bellezza che permeano tutta la sua opera, ne ebbe a decine, anche durante la guerra e l'epopea dell'impresa di Fiume. Molti di loro sono sepolti nei giardini del Vittoriale degli Italiani, e d'Annunzio li celebra nel componimento "Qui giacciono i miei cani"
Qui giacciono i miei cani
gli inutili miei cani,
stupidi ed impudichi,
novi sempre et antichi,
fedeli et infedeli
all’Ozio lor signore,
non a me uom da nulla.
Rosicchiano sotterra
nel buio senza fine
rodon gli ossi i lor ossi,
non cessano di rodere i lor ossi
vuotati di medulla
et io potrei farne
la fistola di Pan
come di sette canne
i’ potrei senza cera e senza lino
farne il flauto di Pan
se Pan è il tutto e
se la morte è il tutto.
Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito,
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla.
31 ottobre 1935
Gabriele D'Annunzio fu amico e assiduo frequentatore della Società Milanese per la Caccia a Cavallo, presieduta dal Conte Giacomo Durini tra il 1909 e il 1910. Il poeta lo soprannominò affettuosamente e con grande stima il "Sapiente Re della Brughiera"Eccezionale coppia di gemelli da polso in argento, con decorazione centrale raffigurante una testa di levriero dipinta a mano su smalto, conservati nel loro astuccio originale in cuoio o similpelle.
All'interno dell'astuccio, è presente una dedica autografa manoscritta ad inchiostro nero, che dice "A Giacomo Durini / Gabriele d'Annunzio"
La scatolina misura circa 90x60 mm, con lieve mancanza di pelle sul fondo; ogni elemento ovale dei gemelli misura circa 25x15 mm. Punzone argento 800 sui gemelli, In ottime condizioni, smalti perfetti.
Il levriero era l'animale simbolo per eccellenza di d'Annunzio: il poeta-vate era appassionato di questi cani da corsa eleganti e veloci, che associava ai valori di nobiltà, velocità e bellezza che permeano tutta la sua opera, ne ebbe a decine, anche durante la guerra e l'epopea dell'impresa di Fiume. Molti di loro sono sepolti nei giardini del Vittoriale degli Italiani, e d'Annunzio li celebra nel componimento "Qui giacciono i miei cani"
Qui giacciono i miei cani
gli inutili miei cani,
stupidi ed impudichi,
novi sempre et antichi,
fedeli et infedeli
all’Ozio lor signore,
non a me uom da nulla.
Rosicchiano sotterra
nel buio senza fine
rodon gli ossi i lor ossi,
non cessano di rodere i lor ossi
vuotati di medulla
et io potrei farne
la fistola di Pan
come di sette canne
i’ potrei senza cera e senza lino
farne il flauto di Pan
se Pan è il tutto e
se la morte è il tutto.
Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito,
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla.
31 ottobre 1935
Gabriele D'Annunzio fu amico e assiduo frequentatore della Società Milanese per la Caccia a Cavallo, presieduta dal Conte Giacomo Durini tra il 1909 e il 1910. Il poeta lo soprannominò affettuosamente e con grande stima il "Sapiente Re della Brughiera"


