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Thursday 28 May 2026 hours 15:00 (UTC +01:00)
Luigi Vanvitelli - Sant'Orsola (recto); Studio per la decorazione di una sala di Palazzo Sciarra Colonna, Roma (verso)
Luigi Vanvitelli - Sant'Orsola (recto); Studio per la decorazione di una sala di Palazzo Sciarra Colonna, Roma (verso)
mm 205 x 265
penna, inchiostro bruno e acquerello bruno su carta (recto); penna e inchiostro bruno (verso)
iscrizione in basso: St’Orsola disegnata dall’architetto Luigi Vanvitelli (recto)
PROVENIENZA
Collezione Pico Cellini, Roma;
Collezione privata
BIBLIOGRAFIA
J. Garms, Notizie intorno al corpus dei disegni vanvitelliani, in «Napoli nobilissima», vol. 16, 1977, pp. 47–48, figg. 5-6;
C. De Seta, Luigi Vanvitelli, Napoli 1998, cat. 14, pp. 183-186;
C. De Seta, Luigi Vanvitelli e la sua cerchia, catalogo della mostra, Caserta, 16 dicembre 2000-16 marzo 2001, Napoli 2000, cat. 30, pp. 231-232.
Secondo Jörg Garms, il disegno è databile ai primi anni Trenta del Settecento. L’opera presenta caratteristiche tecniche riconducibili alla prassi vanvitelliana: esecuzione a penna con inchiostro bruno, arricchita da stesure ad acquerello nei toni del marrone e del grigio, su carta ingiallita, impostata su un precedente schizzo a matita. Al centro di un articolato impianto architettonico è raffigurata Sant'Orsola, colta frontalmente mentre regge uno stendardo e rivolge lo sguardo verso l’alto, in direzione di un gruppo di angeli che si accostano recando la corona e la palma del martirio. Alle sue spalle si dispongono alcune vergini in atteggiamento di assistenza, mentre altre figure sono collocate oltre una balaustra, contribuendo alla costruzione spaziale della scena. Il carattere monumentale della composizione e delle figure, sempre secondo Garms, si ricollega all’influenza di Carlo Maratti e richiama le tendenze protoclassicistiche affermatesi intorno al 1730.
Sul retro della Sant'Orsola si trova, invece, uno studio per la decorazione di un interno di Palazzo Sciarra Colonna, secondo quanto proposto da Cesare De Seta. Lo schizzo architettonico di grande raffinatezza esecutiva è, secondo Garms, cronologicamente successivo.
L'opera apparteneva nel Novecento alla collezione del restauratore Pico Cellini, che fu un collezionista eclettico di dipinti (cfr. S. Ventra, Restauri di dipinti nel Novecento. Le posizioni nell'Accademia di San Luca 1931-1958, Roma 2014, pp. 109-112).

