Presale Asta 67 - Dipinti di piccola dimensione XIX e XX Sabato 18 aprile, ore 15:00
Saturday 18 April 2026 hours 15:00 (UTC +01:00)
Giovanni Costa (detto Nino) - "Viandanti"
Giovanni Costa
Roma 1826 - Marina di Pisa 1903
"Viandanti"
Olio su tavola cm 21x31 firmato in basso a dx G.Costa
- Giovanni Costa, universalmente noto come Nino Costa, è una delle figure più affascinanti e originali della pittura italiana dell’Ottocento. Nato a Roma il 15 ottobre 1826 e morto a Marina di Pisa il 31 gennaio 1903, fu non soltanto un pittore di altissimo livello, ma anche un patriota risorgimentale, un intellettuale inquieto e un promotore instancabile di un’idea nuova di arte, fondata sul rapporto diretto con la natura, sulla sincerità dello sguardo e sul rifiuto delle convenzioni accademiche. La sua vicenda umana e artistica si colloca in un momento cruciale della cultura italiana, quando il paesaggio smette progressivamente di essere semplice sfondo e diventa luogo di meditazione, verità e sentimento.Formatosi a Roma in un ambiente ancora fortemente segnato dal classicismo e dalla tradizione accademica, Costa studiò dapprima sotto l’influenza di maestri come Vincenzo Camuccini, Francesco Coghetti e Francesco Podesti. Tuttavia, già nei primi anni, si avvertì in lui una profonda insofferenza verso la rigidità dell’insegnamento ufficiale. Più che le grandi composizioni storiche o mitologiche, lo attirava la realtà viva del paesaggio, la campagna romana, la luce che muta, la verità semplice delle figure immerse nella natura. Questa inclinazione lo rese presto un artista anomalo rispetto al gusto dominante, e proprio in tale scarto si trova la radice della sua grandezza.Alla vocazione pittorica si unì molto presto l’impegno politico. Costa partecipò con convinzione alle vicende del Risorgimento, arruolandosi volontario nella prima guerra d’indipendenza e prendendo parte anche alla stagione della Repubblica Romana del 1849. Il suo patriottismo non fu episodico né ornamentale: fu una componente strutturale del suo carattere, un riflesso della stessa esigenza morale che guidava la sua pittura. Dopo la caduta della Repubblica, come molti democratici e garibaldini, fu costretto a una vita irregolare, fatta di spostamenti, periodi lontani da Roma e relazioni intellettuali che si sarebbero rivelate decisive per la sua maturazione.Negli anni Cinquanta e Sessanta il suo linguaggio si consolidò attraverso soggiorni e contatti fondamentali. Il rapporto con la campagna romana, con Ariccia, con Anzio, con il litorale laziale e con i paesaggi toscani alimentò una pittura dal vero sempre più intensa e consapevole. Allo stesso tempo, Costa strinse legami con artisti e intellettuali stranieri, soprattutto inglesi, e fu vicino a figure come Frederic Leighton e John Ruskin. Ebbe inoltre rapporti con l’ambiente francese, e la sua sensibilità si arricchì grazie all’incontro con la lezione di Camille Corot e della scuola di Barbizon. Queste esperienze non lo trasformarono in un imitatore, ma gli offrirono strumenti per raffinare una poetica già personale: il paesaggio come visione morale, come armonia interiore, come verità colta nella sua essenza.Il suo soggiorno a Firenze e i contatti con i Macchiaioli furono altrettanto importanti. Costa non fu propriamente un macchiaiolo in senso stretto, ma fu certamente una figura vicina a quel clima di rinnovamento e, per certi versi, persino anticipatrice. Condivideva con loro l’esigenza di abbandonare la pittura di storia accademica e di tornare all’osservazione diretta del vero; tuttavia, il suo paesaggio conservò sempre una dimensione più lirica, più meditativa, meno costruita sul contrasto tonale puro e più tesa a una sintesi spirituale. Nelle sue opere il dato naturale non è mai soltanto percezione ottica: è memoria, silenzio, atmosfera, risonanza interiore.Questa posizione autonoma spiega il suo ruolo di promotore culturale. Costa fu un uomo di idee, un artista capace di creare intorno a sé una vera comunità di sensibilità. Fondò o animò importanti sodalizi come il Golden Club nel 1875, la Scuola Etrusca nel 1883 e soprattutto In Arte Libertas nel 1887, associazione destinata ad avere un peso rilevante nella vita artistica italiana di fine secolo. In queste iniziative si rifletteva la sua convinzione che l’arte dovesse tornare libera, sincera, fondata sulla natura ma anche nutrita di sentimento, poesia e coscienza morale. In questo senso Costa fu non solo un pittore, ma un vero maestro spirituale per molti artisti italiani e stranieri.La sua produzione è in larga parte dedicata al paesaggio, spesso popolato da figure umili, contadine, pastori, animali, donne colte in gesti quotidiani. Tra i suoi soggetti più celebri si ricordano le scene della campagna romana, le vedute di Anzio, i paesaggi toscani, le marine, i tramonti e le opere di tono più intimamente poetico, spesso accompagnate da titoli evocativi e quasi letterari. Dipinti come Donne che imbarcano legna a Porto d’Anzio, Donne sulla spiaggia d’Anzio o Il bacio del sole morente alla pineta odorosa mostrano bene la sua capacità di trasformare la scena reale in una visione sospesa, pervasa da un sentimento musicale della luce e del tempo. Accanto al paesaggio puro, esistono poi opere di gusto simbolico o idealizzante, come la celebre Ninfa, nelle quali affiora un dialogo con la sensibilità preraffaellita e con un immaginario più raffinato, quasi decadente.Dal punto di vista stilistico, Giovanni Costa occupa un posto singolare nella storia dell’arte italiana. Egli rappresenta un ponte tra la cultura romantica del paesaggio, il naturalismo riformatore di metà secolo, la sensibilità macchiaiola e certe aperture simboliste e internazionali del tardo Ottocento. La sua pittura non cerca l’effetto clamoroso né la teatralità: preferisce la misura, l’intonazione sottile, la poesia dei toni, la compostezza del ritmo. Anche quando dipinge figure, esse sembrano appartenere organicamente al respiro del paesaggio, come se natura e presenza umana partecipassero di una stessa armonia segreta. Per questo Costa è spesso considerato non solo un grande paesista, ma uno dei più alti interpreti italiani di un paesaggio “morale”, cioè capace di esprimere insieme realtà visibile e sentimento interiore.Negli ultimi decenni della sua vita, tornato stabilmente nell’Italia unita e attivo anche nella vita pubblica romana, continuò a dipingere, a esporre, a influenzare generazioni di artisti e a difendere con coerenza la propria idea di bellezza. La sua figura fu rispettata anche all’estero, soprattutto in Inghilterra, dove ebbe estimatori, amici e allievi. La sua fama internazionale, pur non sempre clamorosa, fu solida e colta, legata a un pubblico capace di cogliere la finezza spirituale della sua pittura. Morì a Marina di Pisa nel 1903, lasciando un’eredità che non coincide soltanto con le opere, ma con un modo di intendere l’arte come fedeltà al vero, libertà interiore e disciplina poetica.Oggi Giovanni Costa, o Nino Costa, appare come una figura capitale ma ancora troppo poco conosciuta dal grande pubblico. Se i Macchiaioli hanno conquistato una più ampia fortuna critica e collezionistica, Costa merita di essere considerato uno dei protagonisti più alti e sottili di quel vasto processo di rinnovamento che trasformò la pittura italiana dell’Ottocento.





