Lot 130 | Francesco di Giorgio Martini (cerchia di) (Siena, 1439 - Siena, 1501) Busto di Sant'Antonio Abate in terracotta - Fine del XV secolo

Bertolami Fine Art - Piazza Lovatelli 1, 00186 Roma
Presale ASTA 380 - MOBILI E OGGETTI D'ARTE DAL XIV AL XX SECOLO Con arredi dalle dimore di nobili famiglie romane Sessione unica
Wednesday 22 April 2026 hours 15:00 (UTC +01:00)

Francesco di Giorgio Martini (cerchia di) (Siena, 1439 - Siena, 1501) Busto di Sant'Antonio Abate in terracotta - Fine del XV secolo

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10,000.00 €

Francesco di Giorgio Martini (cerchia di) (Siena, 1439 - Siena, 1501)
Busto di Sant'Antonio Abate in terracotta Fine del XV secolo
Altezza x larghezza x profondità: 47 x 45 x 29 cm
presentato secondo la consueta iconografia senese del Quattrocento: i baffi, la lunga barba biforcata e ondulata e la chierica. Il saio di stoffa, legato in vita con la corda, è accompagnato dalla cocolla, una sorta di cappuccio unito a una cappa piuttosto corta, tipica di vari ordini monastici; questa tipologia di vesti prevalsero nell'iconografia medievale. La cocolla rivestiva anche una importanza e un significato simbolici: si riteneva necessario che il monaco morto fosse seppellito nella sua cocolla affinché fosse preservato nell’aldilà dalle insidie dei demoni. Nella mano destra regge un libro, il Vangelo oppure un testo di Regole monastiche che nel medioevo erano erroneamente attribuite al Santo, considerato uno dei fondatori del cenobitismo. Con la sinistra impugna la campanella, suo attributo distintivo, utilizzata anche dagli Antoniani per annunciarsi quando arrivavano per la questua, ovvero la raccolta di elemosine. La campanella è anche un attributo degli eremiti che la usavano per scacciare il demonio e allontanare le tentazioni.
L'attribuzione alla cerchia di Francesco di Giorgio Martini si fonda su diversi elementi. Ciò che colpisce immediatamente è la resa psicologica del volto: Sant’Antonio non è una figura idealizzata, ma un eremita segnato dal tempo e dalla ascesi. La barba, bipartita e mossa da onde profonde e plastiche, richiama direttamente i modelli grafici e scultorei del maestro, insieme alla capacità di trasformare la terracotta, materiale d’elezione della scuola senese per la sua duttilità, in un panneggio che cade con una pesantezza naturale ma studiata.