Presale Asta 583 | ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA - SELECTED SESSIONE UNICA, Lotti 1-64
Wednesday 15 April 2026 hours 16:00 (UTC +01:00)
TURCATO GIULIO (1912 - 1995) - I MAGGIO A MOSCA.
TURCATO GIULIO (1912 - 1995) I MAGGIO A MOSCA. 1952. Olio su tela. Cm 149,50 x 219,00. firma
sul retro: etichetta Volos Galleria d'arte, Roma; etichetta XXVI Esposizione Biennale Internazionale d'arte, Venezia; etichetta Ministero per i beni culturali e ambientali ed etichetta di provenienza Bruno Tartaglia, Roma
L'opera è accompagnata dal certificato di archiviazione dell'Archivio Giulio Turcato, Roma, a cura di Ettore Caruso
PROVENIENZA
Collezione Natale, Roma
Collezione privata, Roma
Galleria Volos, Roma
Galleria Orler, Venezia
Collezione privata, Pavia
BIBLIOGRAFIA
XXVI. Biennale di Venezia: catalogo, 2. ed. Venezia, 1952, p. 117;
Christian Zervos, Cahiers D’art, XXVII anée, Decembre 1952, n.II, Réflexions sur la XXVI Biennale de Venise, pag. 259;
Lionello Venturi, Otto Pittori Italiani, De Luca Editore;
Giulio Turcato, monografia - Giorgio De Marchis, 1971, tav.66;
Augusta Monferrini, Giulio Turcato, Galleria Nazionale d'arte Moderna, De Luca Editore - Arnoldo Mondadori Editore, Roma 1986, p. 23 (o 19);
N. Lupi- S. Lux, Casa Centrale dell'Artista, Mosca, 1989, pp.60-64;
Turcato o i missili della fantasia, in Giulio Turcato, M. Calvesi (a cura di), Ca’ Pesaro, Venezia, Milano, Electa, 1990, pag.47.
ESPOSIZIONE
Venezia, XXVI Esposizione Biennale Internazionale d'arte, Sala XV;
Roma, Galleria Nazionale d'arte Moderna, Giulio Turcato, 25 febbraio - 27 aprile 1986;
N. Lupi- S. Lux, Casa Centrale dell'Artista, Mosca, 1989;
Turcato o i missili della fantasia, in Giulio Turcato, M. Calvesi (a cura di), Ca’ Pesaro, Venezia, 19901952
Il motivo dei fuochi d'artificio, ispirato dalle fotografie della celebrazione della vittoria nella Piazza Rossa di Mosca, era comparso in un'opera intitolata 9 maggio 1945 a Mosca, esposta l'anno precedente alla Galleria Il Pincio, Roma, in una mostra allestita insieme a P. Consagra. Qui tale motivo ricompare insieme a modi e motivi dei «comizi», ma al posto delle torri del Cremlino lo schematico iconogramma di una fabbrica è inglobato nella raggiera di esplosioni e di sbandieramenti. Se da una parte Turcato ha sentito la necessità di una citazione figurativa, dall'altra tende ad acquisire alla sua pittura la dimensione reale (e infinita) della superficie, liberandola da ogni spazialità fittizia. La storia di quest'opera è abbastanza singolare: da Venturi è riprodotta orientata con gli angoli acuti delle bandiere verso l'alto, e una ciminiera sulla fabbrica: c'è ancora, sia pure in modo più libero e compendiarlo, il tipo di visione aerea dei « comizi». Da Zervos l'opera è publicata nello stato qui riprodotto, rovesciata (e firmata in basso perchè non sembri un errore) e con la fabbrica ormai irriconoscibile senza ciminiera: l'ottica allusiva è scomparsa e l'immagine non occupa altro. (G.De Marchis)
L'opera, con il titolo Primo Maggio a Mosca, viene scelta da Turcato per essere presentata, assieme ad altre quattro, alla Biennale di Venezia del 1952, dove l'artista espone nella stessa sala dedicata agli artisti dell'ala astrattista del Fronte Nuovo delle Arti (Santomaso, Gaspari, Reggiani, Corpora, Morlotti e Cagli).
Nel corso dello stesso anno Santomaso, Turcato, Corpora e Morlotti daranno vita, insieme ad Afro, Moreni, Birolli e Vedova, al cosiddetto Gruppo degli Otto, la cui poetica verrà enunciata dal critico Lionello Venturi nel volume Otto Pittori Italiani, dove l'opera Primo Maggio è pubblicata anche se capovolta rispetto al verso indicato dalla firma dell'artista come ricordato da G.De MArchis nella monografia pubblicata da Prearo.
Il dipinto è poi spunto per due articoli pubblicati sul Cahiers D'art ed entrambi scritti da Christian Zervos nell'ambito della Biennale di Venezia del 1952: “Réflexions sur la XXVI Biennale de Venise” e "Un demi-siècle d'art italien. Quelques jeunes".
Se nel primo articolo il critico francese accusa apertamente il Corriere della Sera e gli articoli di Borgese, critico d'arte ufficiale del quotidiano, di non incoraggiare i giovani artisti italiani (“Ci si chiede come il signor Borgese sia arrivato ad avere questa avversione verso gli uomini che sono all'origine del più alto impulso dell'arte contemporanea italiana”), nel secondo contrappone l’estro innovativo di Turcato rispetto a quello di Guttuso, citando come esempio la “Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio”, esposta dall’artista siciliano nella stessa Biennale.
"Sappiamo bene che Guttuso vorrebbe farci credere che egli detiene il segreto della persuasione estetica. In realtà (la Battaglia di Ponte Ammiraglio) non fa che confermare che la suggestione a mezzo di immagini magniloquenti e piattamente esplicite non è né accettabile, né di effetto duraturo. L'azione dell'artista deve invece tendere ad elevare la narrazione a sintesi. Questo è ciò che è difficile in arte e non ciò che Guttuso vorrebbe darci a intendere. Ed in questa direzione evolve l'opera di Turcato in un oltrepassare del reale che conduce a rêverie diffuse, inconsistenti e rapidamente perdute in un'inestricabile follia di linee”
Il ruolo nevralgico giocato da quest'opera nell'evoluzione della pittura dell'artista è inoltre confermato negli anni dallo stesso Turcato e dalla critica, che molto spesso inseriranno quest'opera nelle retrospettive a lui dedicate.
"Portando alla luce immagini che rappresentano il vero incontro della vita dell'uomo con l'anima dell'artista, Turcato ha allontanato la sua opera dalla descrizione e dall'eloquenza volgare." (Christian Zervos)


