Presale ASTA 411 - LA COLLEZIONE ARCIVESCOVO LOZANO DI ANTICHE ICONE ORTODOSSE Asta benefica a sostegno della costruzione di un centro sociale giovanile
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Lot 121 Icona russa raffigurante Madre di Dio "Degna è veramente" con scene della vita di Cristo e della Vergine - fine XIX secolo (circa 1880–1900)
Tempera su tavola lignea con riza in ottone argentato
Altezza x larghezza: 32 x 26,5 cm
Icona su tavola raffigurante la Madre di Dio "Degna è veramente" (Dostojno Est', o Axion Estin), una delle più celebri immagini mariane della tradizione ortodossa, particolarmente venerata nel mondo russo e strettamente legata al culto sviluppatosi sul Monte Athos.
La superficie pittorica è quasi interamente rivestita da una riza in metallo argentato, finemente sbalzata e cesellata, che lascia visibili esclusivamente i volti e le mani della Vergine e del Bambino. La Madre di Dio è raffigurata stante, con il Bambino Gesù seduto sul braccio sinistro, secondo un'impostazione solenne che richiama le grandi icone processionali bizantine. Il Cristo Bambino è rappresentato nell'atto di benedire mentre regge il rotolo delle Sacre Scritture, simbolo della sua natura di Verbo incarnato.
Le aureole della Vergine e del Bambino sono caratterizzate da una ricca decorazione raggiata ottenuta mediante profonde nervature radiali e sottili incisioni, mentre il raffinato lavoro di sbalzo conferisce notevole plasticità ai panneggi e alle pieghe delle vesti.
Attorno all'immagine centrale si sviluppa un articolato ciclo figurativo composto da quattro scene in rilievo, ciascuna accompagnata da iscrizioni slavoniche identificative.
Nel registro superiore sinistro è raffigurata la Discesa agli Inferi (Anastasis), con Cristo vittorioso che libera Adamo ed Eva dal regno della morte. Nel registro superiore destro compare l'Annunciazione, con l'Arcangelo Gabriele nell'atto di annunciare alla Vergine il mistero dell'Incarnazione.
Nel registro inferiore sinistro è rappresentata la Natività della Madre di Dio, con Sant'Anna distesa sul letto dopo il parto e le ancelle impegnate nella cura della neonata Maria.Nel registro inferiore destro è raffigurata la Presentazione della Vergine al Tempio, con la giovane Maria accolta dal Sommo Sacerdote davanti al santuario di Gerusalemme.
Le iscrizioni slavoniche riportano il titolo liturgico dell'immagine centrale "È veramente degno", tratto dall'antichissimo inno mariano della liturgia bizantina, mentre un'ampia bordura decorata con eleganti motivi vegetali e floreali incisi delimita l'intera composizione.
L'iconografia della Madre di Dio "Degna è veramente" trae origine dal celebre miracolo avvenuto sul Monte Athos, quando, secondo la tradizione, l'Arcangelo Gabriele rivelò il testo dell'inno Axion Estin, destinato a divenire una delle principali preghiere mariane della liturgia ortodossa.
Nel corso del XIX secolo questa iconografia conobbe una larghissima diffusione nella Russia imperiale, soprattutto nelle produzioni destinate alla devozione privata. Le officine della Russia centrale, in particolare quelle di Mosca, Mstëra, Palekh e Choluj, realizzarono numerose icone rivestite da preziose rize metalliche, spesso arricchite da scene della vita di Cristo e della Vergine, secondo un programma iconografico volto a sintetizzare i principali momenti della storia della salvezza. -
Lot 122 Cristo Pantocratore con riza metallica - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 35,5 x 30 cm
L’opera si inserisce pienamente nella consolidata tradizione iconografica del Cristo Pantocratore, Signore del Creato e Giudice Divino, rappresentato in posizione frontale e a mezzo busto. Con la mano destra, che emerge dal panneggio della veste sbalzata con fitte lumeggiature a rilievo, il Redentore accenna il classico gesto della benedizione secondo il rito ortodosso, mentre con la sinistra regge il libro dei Vangeli aperto, le cui pagine recano iscrizioni in caratteri paleoslavi finemente incisi. La parte pittorica visibile, focalizzata esclusivamente sul volto e sulle mani secondo l'uso tardo-imperiale di dipingere solo le porzioni carnivore scoperte dal metallo (podorozhnaya), rivela un'accurata resa chiaroscurale dalle calde tonalità ambrate, con passaggi sfumati che conferiscono intensità e severa solennità allo sguardo ieratico e penetrante di Cristo. L'elemento di eccezionale pregio formale è costituito dal maestoso nimbo a raggiera sovrapposto alla lastra di fondo, interamente decorato a smalto policromo opaco e traslucido nei toni del turchese, del blu cobalto, del bianco e del rosso porpora, che incornicia il capo descrivendo motivi geometrici e floreali stilizzati tipici del revival storico in voga nei laboratori di Mosca e San Pietroburgo nel periodo compreso tra il 1890 e il 1917. La cornice perimetrale della riza, definita da un arco a tutto sesto ribassato che simula un'architettura sacra, è arricchita da rilievi neoclassici e sbalzi geometrici ornamentali, nei cui angoli spiccano rosette decorative e motivi a intreccio che richiamano lo stile antico-russo. Sui margini laterali e in corrispondenza del fusto architettonico si notano figure di santi stanti a figura intera racchiusi entro nicchie sbalzate, che fungono da intercessori e patroni protettori.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 123 Cristo Pantocratore con riza in argento - Mosca 1882
Tempera all’uovo su tavola
Altezza x larghezza: 26,5 x 21,5 cm
L’opera rappresenta una splendida e raffinata testimonianza della pittura sacra ortodossa russa di epoca tardo-ottocentesca, incentrata sull'iconografia monumentale del Cristo Pantocratore. Il Salvatore è raffigurato a mezzo busto in una rigorosa e magnetica frontalità che cattura immediatamente lo sguardo del fedele. Con la mano destra sollevata al petto, Gesù compie il tradizionale gesto di benedizione secondo l'uso liturgico orientale, mentre con la sinistra sorregge il Libro dei Vangeli aperto ed esposto in avanti, le cui pagine recano il testo sacro inciso in caratteri cirillici slavo-ecclesiastici. Il volto, caratterizzato da lineamenti simmetrici ed estremamente nobili, è descritto con una conduzione pittorica di straordinaria morbidezza e sensibilità naturalistica, dove lo sfumato accademico esalta l'intensità espressiva degli occhi castani e la solennità dello sguardo.
La superficie pittorica è racchiusa e protetta da una sontuosa riza. Attorno al volto di Cristo si irradia un imponente nimbo traforato a giorno con motivi geometrici ed elementi vegetali stilizzati che ricordano il gusto neo-russo, arricchito da una raggiera incisa sullo sfondo che amplifica la luminosità dell'epifania divina. La veste metallica riproduce con grande plasticità il volume e il fitto panneggio delle stoffe attraverso una finissima texture a sbalzo. La composizione è inserita entro un'articolata cornice perimetrale decorata a motivi geometrici continui, intrecci d'ispirazione architettonica bizantina e archi lobati negli angoli superiori, mentre la base reca una cartiglia rettangolare sbalzata contenente la tradizionale titolazione in caratteri cirillici.
La riza è punzonata con la serie completa di marchi per l'argento al titolo di 84 zolotniks (875/1000) in uso a Mosca nel 1882, con il marchio dell'assaggiatore Ivan Yefimovich Konstantinov e con quello di un argentiere non identificato.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 124 VOLKOV PAVEL MIKHAILOVICH Icona russa con riza in argento raffigurante l'apparizione dell'Angelo a San Nilo di Stolobnyj - Mosca, 1860
Tempera all'uovo su tavola con riza
Altezza x larghezza: 31 x 35,5 cm
Questa pregevole e importante icona russa, eseguita a tempera all'uovo su tavola e databile con certezza alla seconda metà del XIX secolo, raffigura un suggestivo episodio agiografico e monastico legato alla venerazione dei grandi santi asceti russi: l'apparizione dell'Angelo a San Nilo di Stolobnyj. L'opera si presenta interamente rivestita da una imponente e sontuosa riza in metallo prezioso, interamente lavorata a sbalzo, cesello e bulino.
Il rivestimento modella con eccezionale virtuosismo plastico le figure: l'Angelo messaggero si erge sulla sinistra, avvolto in ampi manti drappeggiati che riflettono la luce con vibrante cangiante metallico, mentre sulla destra, inginocchiato in atteggiamento di profonda devozione, umiltà e preghiera, è effigiato San Nilo di Stolobnyj. Tra le due figure, sullo sfondo, si staglia la dettagliata rappresentazione sbalzata del suo celebre eremo fondato sull'isola del lago Seliger, con le caratteristiche cupole e i tetti a cipolla che richiamano l'architettura sacra russa, sormontati in alto dalle nubi da cui emerge la figura teofanica benedicente. Al di sotto della preziosa riza d'argento, le fessure rivelano i sacri volti dipinti, caratterizzati da incarnati scuri fortemente ossidati dal tempo e dalle antiche vernici protettive. L'opera si presenta in un ottimo stato di conservazione complessivo: il rivestimento in argento mantiene intatta la sua compattezza e la nitidezza dei dettagli sbalzati, esibendo una magnifica patina d'epoca che ne esalta la tridimensionalità e l'autenticità, configurando questo lotto firmato e punzonato come un pezzo da collezione d'alto rango per gli estimatori di oreficeria sacra dell'Impero dei Romanov.
La riza è punzonata con la serie completa di marchi per l'argento al titolo di 84 zolotniks (875/1000) in uso a Mosca nel 1860, assaggiatore Ivan Vasilyevich Avdeyev e con il marchio in caratteri cirillici "ПВ" (PV) riferibile all'argentiere Volkov Pavel Mikhailovich.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 125 Icona russa con riza in argento raffigurante la Natività di Maria e la Presentazione al Tempio sormontate dalla Trinità - San Pietroburgo, 1860
Tempera all'uovo su tavola con riza
Altezza x larghezza: 36 x 31 cm
che costituisce uno straordinario esempio di tavola agiografica mariana interamente rivestita da una monumentale e sfarzosa riza (oklad) in argento, finemente lavorata a sbalzo, cesello e bulino.
La sontuosa veste metallica modella rigorosamente l'architettura visiva della tavola, scandendola in due maestosi registri narrativi ambientati all'interno di maestosi porticati classici a finto rilievo con colonne scanalate e cupole sbalzate. Nel registro superiore si dispiega la complessa scena della Natività della Madre di Dio (Roždestvo Presvjatoj Bogorodicy), con la figura stante di Sant'Anna al centro assistita dalle ancelle, affiancata a sinistra e a destra dalle figure inginocchiate e oranti dei profeti o santi intercessori della committenza familiare. Il registro inferiore è interamente occupato dalla solenne iconografia della Presentazione di Maria al Tempio (Vvedenie vo Chram), caratterizzata da una pavimentazione sbalzata a scacchiera prospettica su cui si muove la giovanissima Vergine bambina accolta dal sommo sacerdote Zaccaria davanti all'architettura aperta del Tempio di Gerusalemme, affiancata specularmente da parenti e santi protettori in preghiera. A dominare ed elevare teologicamente l'intera composizione dall'alto, tra dense nubi e raggi lucidi sbalzati, emerge l'imponente medaglione clipeato con la Santa Trinità del Nuovo Testamento (Otečestvo), con Dio Padre benedicente e Cristo Salvatore. Al di sotto della preziosa riza d'argento emergono, attraverso le apposite fessure (podolozhnik), i volti dipinti caratterizzati da incarnati scuri (sankir) fortemente ossidati dal tempo e dall'applicazione delle antiche vernici protettive (olifa). L'intera scena è racchiusa da un'ampia e monumentale bordura perimetrale finemente cesellata con un fitto motivo a girali vegetali e foglie d'acanto a forte rilievo tridimensionale.
La riza è punzonata con la serie completa di marchi per l'argento al titolo di 84 zolotniks (875/1000) in uso a San Pietroburgo nel 1860, assaggiatore Eduard Fëdorovič Brandenburg, argentiere con iscrizione cirillica verosimilmente leggibile «В. СОКОЛОВСКОЙ» (V. Sokolovskoj), probabilmente riferibile a Vasilij Fedoseevič Sokolovskij (Василий Федосеевич Соколовский), argentiere documentato a San Pietroburgo nel 1867.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 126 Cristo Pantocratore con riza in metallo dorato - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 27 x 22,5 cm
L’opera costituisce una pregevole e solenne testimonianza della pittura sacra ortodossa russa, incentrata sul canone iconografico del Cristo Pantocratore (il Signore Onnipotente o Sovrano del Creato). Il Salvatore è raffigurato a mezzo busto in una rigorosa e ieratica posizione frontale. La mano destra è sollevata al petto nel tradizionale e codificato gesto della benedizione secondo il rito orientale, mentre la mano sinistra sorregge il Libro dei Vangeli aperto ed esposto verso il fedele. Sulle pagine spiegate si legge il celebre passo evangelico in caratteri cirillici slavo-ecclesiastici "Заповедь новую даю вам..." ("Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri"). Il volto di Gesù, dai tratti simmetrici e nobili, è caratterizzato da grandi occhi spalancati che rivolgono uno sguardo calmo e profondo direttamente allo spettatore, enfatizzando la duplice natura divina e umana del Verbo incarnato.
L'intera superficie pittorica è impreziosita e protetta da una sontuosa riza metallica dorata, finemente lavorata a sbalzo e cesello con decorazioni che creano raffinati giochi di luce e volume. Un ampio e maestoso nimbo a raggiera incisa circonda il capo di Cristo, recando le classiche lettere greche identificative iscritte in cartigli quadrilobati applicati. Nella parte inferiore della riza, entro una formella rettangolare modanata, è incisa la titolazione dedicatoria in cirillico slavo-ecclesiastico che designa formalmente l'immagine sacra.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 127 Madre di Dio di Vladimir - XIX secolo
Olio su tavola
Altezza x larghezza: 18 x 15 cm
appartenente al tipo teologico della Eleusa o Vergine della Tenerezza. La composizione ravvicinata esalta il profondo legame affettivo tra le due figure sacre: la Vergine Maria è raffigurata a mezzo busto mentre sorregge il Divino Infante, il quale le si stringe teneramente al collo, poggiando la propria guancia contro quella della Madre in un intimo gesto di affetto che anticipa misticamente il mistero della Passione. I volti, dipinti con una stesura pittorica calda dalle tonalità ambrate e lumeggiature sottili, si distinguono per la straordinaria intensità espressiva, in particolare nel volto della Vergine, i cui grandi occhi scuri riflettono una profonda e severa melanconia spirituale.
La quasi totalità della pellicola pittorica è racchiusa e protetta da una sontuosa riza in metallo, finemente lavorata a sbalzo, cesello e punzone, che restituisce l'effetto plastico dei volumi e dei panneggi. Attorno ai capi della Vergine e del Bambino si eleva un maestoso nimbo con una raggiera traforata a giorno e sagomata, i cui raggi fiammeggianti amplificano la luminosità dell'epifania divina. La riza riproduce con meticolosa precisione le pieghe del maphorion mariano e della tunica del Bambino, arricchendo le vesti con incisioni a motivi stellati e geometrici.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 128 Madre di Dio delle Tre Mani (Troeručica) con riza in metallo - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 45 x 37,5 cm
racchiusa entro una sfarzosa riza metallica sbalzata di altissimo pregio. L'iconografia, legata al miracolo della guarigione di San Giovanni Damasceno, si presenta qui secondo una variante della Madre di Dio di Smolensk: la Vergine è ritratta a mezzo busto con il capo leggermente reclinato, mentre sorregge sul braccio destro il Divino Infante che benedice e reca un rotolo sigillato. La straordinaria peculiarità del soggetto è resa visibile in basso al centro, dove emerge una terza mano dorata applicata alla riza (simbolo dell'ex-voto argenteo fatto forgiare dal Damasceno dopo che la sua mano recisa fu miracolosamente riattaccata per intercessione della Vergine), come confermato chiaramente dall'iscrizione calligrafica racchiusa nel cartiglio alla base ("ТРОЕРУЧИЦЫ ПРЕСВТЫЯ БЦЫ").
L'opera è interamente impreziosita da una monumentale riza in metallo argentato e dorato di raffinatissima manifattura tardo-ottocentesca, finemente lavorata a sbalzo, cesello e punzone. Il rivestimento modella con straordinario virtuosismo plastico i fitti panneggi del maphorion della Vergine e delle vesti del Bambino, interamente percorsi da motivi geometrici e floreali lucidi e satinati. Il fasto del manufatto culmina nelle imponenti aureole (nimb) traforate a giorno e decorate in filigrana dorata con motivi a volute vegetali di gusto neobizantino, ulteriormente arricchite dall'incastonatura di pietre dure e paste vitree cabochon nei toni del verde e dell'azzurro. L'ampia bordura perimetrale sbalzata riproduce elaborate cornici a girali e rosette geometriche, interrotta sui due lati verticali da quattro piccoli scomparti clipeati entro cui sono cesellate a rilievo le figure intere di santi patroni e protettori della committenza.
Al di sotto del rivestimento metallico, le parti anatomiche visibili della Vergine e del Bambino – i volti e le mani – emergono dalle fessure (podolozhnik) mostrando una stesura pittorica accurata, caratterizzata da incarnati scuri e ieratici (sankir) di grande intensità espressiva e profonda spiritualità.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 129 Icona russa con sontuosa riza in metallo dorato raffigurante la Madre di Dio "Gioia di tutti gli afflitti" - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 44,5 x 35,5 cm
La sontuosa veste metallica, finemente lavorata a sbalzo, cesello e punzone, domina l'intera composizione esaltando la tridimensionalità delle figure e dei panneggi. Al centro esatto, entro una grande mandorla ellittica radiosa a fitti raggi sbalzati che simulano la luce divina, si staglia a figura intera la Madre di Dio. La Vergine indossa una corona regale sbalzata a giorno e sorregge sul braccio sinistro il Divino Infante Emmanuel, mentre i panneggi del suo maphorion e della veste sono percorsi da una minuziosa decorazione floreale e geometrica lucida e satinata. Ai lati e ai piedi della Vergine si dispiegano le schiere piramidali degli afflitti, dei malati e dei bisognosi divisi nei tradizionali sei gruppi narrativi; ciascun raggruppamento è guidato e protetto da figure angeliche alate che si sporgono dai lati recando conforto. Nella porzione superiore, fluttuanti tra nubi sbalzate ed eleganti angeli in volo adorante, si collocano le figure a mezzo busto dei santi intercessori e, al centro esatto sopra la corona mariana, la raffigurazione clipeata di Dio Padre benedicente (il Signore Sabaoth). Nella sezione inferiore, incastonato tra motivi ornamentali a volute, due maestosi angeli inginocchiati sorreggono un elaborato cartiglio a scudo rococò, finemente inciso a bulino con caratteri calligrafici in antico slavo ecclesiastico che riportano il testo liturgico e dedicatorio della preghiera. Al di sotto del rivestimento dorato emergono, attraverso le apposite fessure perimetrali (podolozhnik), i volti dipinti caratterizzati da incarnati scuri e satori (sankir), intensamente intrisi di una profonda patina d'epoca dovuta all'ossidazione naturale delle antiche vernici protettive (olifa). L'intera composizione è solennemente racchiusa da un'ampia e spessa bordura perimetrale sbalzata a rilievo con un fitto motivo baroccheggiante a tralci vegetali e grandi girali d'acanto.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 130 Icona russa quadripartita con riza in metallo raffigurante la Madre di Dio "Gioia di tutti gli afflitti", San Nicola di Myra e santi intercessori - XIX secolo
Tempera all’uovo su tavola con riza metallica
Altezza x larghezza: 31 x 27 cm
La riza, magistralmente lavorata a sbalzo, cesello e bulino, modella rigidamente l'architettura visiva della tavola, scandendola in quattro scomparti speculari di straordinaria ricchezza. Nel quadrante superiore sinistro si sviluppa la toccante iconografia della Madre di Dio "Gioia di tutti gli afflitti" (Vseh Skorbjaščih Radost'), in cui la Vergine si erge a figura intera attorniata da schiere piramidali di fedeli sofferenti e angeli consolatori che recano cartigli con preghiere. Il quadrante superiore destro ospita l'imponente e ieratica figura a mezzo busto di San Nicola di Myra (Nikola Čudotvorec), colto con i sontuosi paramenti episcopali finemente sbalzati a motivi geometrici sacri mentre sorregge un libro dei Vangeli aperto che esibisce un testo in antico slavo ecclesiastico splendidamente inciso a bulino, affiancato in alto dai piccoli clipei del miracolo di Nicea con Cristo e la Vergine. Il registro inferiore è interamente occupato da una densissima schiera sussidiaria di ben sette santi patroni e protettori familiari a figura intera scelti dalla committenza, accuratamente divisi in due scomparti: a sinistra si staglia l'Angelo Custode (Angel Chranitel') recante la croce astile affiancato da due santi martiri, mentre a destra si dispiegano quattro santi intercessori disposti su un unico piano, tra cui si distinguono un santo monaco asceta in abiti monastici e un santo guerriero in clamide militare. Al di sotto della preziosa veste d'argento emerge, attraverso le apposite fessure (podolozhnik), la raffinata stesura pittorica dei volti e delle mani; gli incarnati presentano le tipiche tonalità brune e satura (sankir) del canone antico, arricchite da una nobile e profonda patina d'epoca dovuta alla naturale ossidazione storica delle antiche vernici protettive (olifa). L'intera composizione è solennemente racchiusa da un'ampia e spessa bordura perimetrale d'argento sbalzata a finto rilievo con una fitta cornice a cordone e volute vegetali lucide e satinate che accentua lo splendore tridimensionale del pezzo.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 131 Madre di Dio di Kazan (Kazanskaja) con riza in argento. - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 29,5 x 25 cm
qui impreziosita da una sontuosa e imponente riza metallica sbalzata di eccezionale impatto plastico. La composizione si rifà rigorosamente al miracoloso archetipo rivelatosi nel 1579, una variante ravvicinata della tipologia dell'Odigitria: la Vergine è raffigurata a mezzo busto, quasi a trequarti, con il capo marcatamente inclinato verso il Divino Infante. Quest'ultimo è ritratto in posizione eretta e frontale, a figura intera fino alle ginocchia, mentre solleva la mano destra in un solenne gesto di benedizione verso il fedele.
L'opera è interamente rivestita da una monumentale riza (oklad) in argento (con ampie dorature selettive sui nimbi), lavorata con straordinaria perizia a sbalzo, cesello e punzone da maestri orafi russi dell'Ottocento. Il rivestimento metallico modella magistralmente il panneggio geometrico e rigido del maphorion mariano, interamente decorato da raffinatissimi racemi vegetali e motivi floreali a rilievo. Il fulcro visivo e devozionale del manufatto culmina nelle monumentali aureole (nimb) congiunte e traforate a giorno, finemente lavorate a sbalzo a raggiera e percorsi da motivi a petalo e perlinature di gusto squisitamente neobizantino. La spessa bordura perimetrale, riccamente sbalzata con volute e girali baroccheggianti, ospita nei due angoli superiori pregevoli medaglioni ovoidali con i monogrammi sacri sbalzati a rilievo, mentre al centro del margine inferiore accoglie un elaborato cartiglio con l'iscrizione identificativa del soggetto. Al di sotto della sontuosa riza d'argento emergono, attraverso le apposite fessure (podolozhnik), i volti e le mani della Vergine e del Bambino. Gli incarnati, stesi a tempera secondo i dettami della tradizione, presentano tonalità brune e sature (sankir) fortemente ombreggiate, che conferiscono ai sacri volti uno sguardo di straordinaria intensità mistica e severità ascetica, parzialmente scurito dall'ossidazione naturale delle antiche vernici protettive (olifa). L'opera si presenta in un eccellente e genuino stato di conservazione: la riza metallica conserva intatti tutti i suoi rilievi e una magnifica patina antica che ne esalta la tridimensionalità, mostrando solo lievi e naturali ossidazioni localizzate e minimi segni del tempo che ne attestano l'assoluta autenticità e l'uso liturgico. Per la superba qualità dell'oreficeria e l'intramontabile importanza del soggetto teologico, questo lotto costituisce un pezzo d'élite per i più esigenti collezionisti di arte sacra dell'Impero Romanov.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 132 Icona russa raffigurante la Madre di Dio di Kazan con riza - XX secolo
Tempera su tavola con riza
Altezza x larghezza x profondità: 28,5 x 24 x 6 cm (teca compresa)
Icona su tavola raffigurante la Madre di Dio di Kazan (Kazanskaja Bogomater'), una delle più venerate immagini mariane della tradizione ortodossa russa, considerata protettrice del popolo russo e simbolo di intercessione della Vergine.
La superficie pittorica è quasi interamente rivestita da una riza in metallo dorato, sbalzata e cesellata, che lascia scoperti esclusivamente i volti e le mani della Vergine e del Bambino. La Madre di Dio è rappresentata a mezzo busto, con il capo leggermente inclinato verso il Figlio e lo sguardo rivolto frontalmente all'osservatore, secondo il tradizionale schema iconografico della Vergine di Kazan. Il Bambino Gesù, raffigurato frontalmente sul braccio sinistro della Madre, benedice con la mano destra mentre con la sinistra regge il rotolo delle Sacre Scritture.
La riza è caratterizzata da un ricco apparato ornamentale ottenuto mediante sbalzo e cesello, con ampie aureole raggiate, motivi floreali e decorazioni geometriche che conferiscono notevole luminosità all'insieme. Lungo il bordo inferiore sono visibili iscrizioni identificative in caratteri cirillici, mentre la pittura sottostante, limitatamente alle parti lasciate a vista, presenta un'esecuzione accurata con incarnati delicatamente modellati.
L'iconografia della Madre di Dio di Kazan trae origine dall'omonima icona miracolosa rinvenuta nel 1579 nella città di Kazan e costituisce uno dei soggetti più diffusi della devozione ortodossa. Nel corso del XX secolo questa tipologia continuò ad essere ampiamente prodotta secondo i modelli tradizionali della pittura russa, spesso arricchita da rize metalliche decorative destinate sia alla venerazione privata sia agli oratori domestici.
L'icona è conservata entro una teca lignea tinta, dotata di sportello frontale vetrato, realizzata per la protezione dell'opera e destinata probabilmente alla devozione privata domestica. -
Lot 133 San Nicola di Myra (Nikolaos tòumata) con riza in argento - Fine XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola con riza
Altezza x larghezza: 31,2 x 26,5 cm
una delle figure più capillarmente venerate dell'intera ecumene cristiana e ortodossa. Il Santo Vescovo è ritratto frontalmente a mezzo busto, con i tratti fisiognomici canonici della tradizione bizantina: la fronte alta e stempiata che denota sapienza teologica, la barba corta e brizzolata e uno sguardo severo ma profondamente compassionevole rivolto verso lo spettatore. Indossa i solenni paramenti episcopali, tra cui spicca l'ampio omophorion (il pallio ortodosso) decorato con grandi croci nere geometriche. Con la mano destra accenna un gesto di benedizione, mentre con la sinistra sorregge solennemente il Vangelo aperto, le cui pagine recano un'iscrizione liturgica finemente tracciata in caratteri cirillici con inchiostro nero e oro. La composizione è dominata da un lussuoso rivestimento metallico, presumibilmente in argento o metallo argentato sbalzato, che lascia visibili solo le parti dipinte del volto, delle mani e dei testi. Questo rivestimento è interamente cesellato a rilievo con un raffinatissimo motivo a girali vegetali e volute baroccheggianti. Ai lati del volto del Santo, entro due appositi clipei sagomati ricavati nella riza, si compie il miracolo del cosiddetto "Concilio di Nicea" o iconografia della promessa episcopale: a sinistra compare a figura ridotta il Cristo Salvatore che offre a Nicola il libro del Vangelo, mentre a destra la Santissima Madre di Dio gli porge il pallio vescovile, legittimando visivamente la sua dignità spirituale e la sua ortodossia dottrinale.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 134 San Nicola di Myra con riza in argento - Mosca, 1909-1926
Olio su tavola
Altezza x larghezza: 22 x 18 cm
Il santo è raffigurato a mezzo busto in una solenne e ieratica frontalità. Con la mano destra sollevata compie il canonico gesto di benedizione secondo il rito orientale, mentre con la sinistra sostiene il Libro dei Vangeli chiuso, la cui copertina è impreziosita dal disegno di una croce monumentale sbalzata. Il volto del Santo presenta i tratti fisionomici tradizionali codificati dal canone: la fronte alta e severa, le sopracciglia arcuate, la barba corta e bianca, e grandi occhi spalancati che conferiscono un'intensa concentrazione spirituale allo sguardo. La quasi totalità della tavola è rivestita da una preziosa e sontuosa riza metallica, finemente lavorata a sbalzo, bulino e cesello. La veste riproduce fedelmente i ricchi paramenti vescovili, con l'ampio omoforion decorato da croci racchiuse entro motivi quadrilobati e l'epitrachelion geometrico sottostante. Ai lati del capo di San Nicola, che emerge dalla superficie metallica sormontato da un copricapo rosso aranciato a rilievo, si sviluppa una teofania miniaturistica tra le nubi: a sinistra compare la figura di Gesù Cristo che porge il Vangelo e a destra la Madre di Dio che reca l'omoforion, a suggello della legittimazione divina del suo magistero episcopale. lo sfondo metallico è finemente inciso con una fitta texture geometrica a nido d'ape che crea cangianti effetti di luce, mentre l'intera composizione è delimitata da una cornice perimetrale a rilievo con motivi decorativi a palmette e intrecci fogliacei di gusto neo-russo.
La riza è punzonata con la serie completa di marchi per l'argento al titolo di 84 zolotniks (875/1000) in uso a Mosca tra il 1908 ed il 1926, e con il marchio di un argentiere non identificato.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 135 Icona russa raffigurante la Madre di Dio di Kazan con riza - Fine XIX secolo
Tempera su tavola con riza
Altezza x larghezza: 31,5 x 26,5 cm.
L'icona raffigura la celeberrima Madre di Dio di Kazan (Kazanskaja), una delle immagini mariane più venerate e replicate dell'ortodossia russa, tradizionalmente considerata la protettrice della nazione e della famiglia. Dal punto di vista tipologico, questa iconografia si distingue come una variante peculiare della tesi dell'Odigitria (colei che mostra la via), ma condensata in un taglio ravvicinato ed essenziale: la Vergine è infatti ritratta non a mezzo busto, bensì a "mezzo petto" (più corta rispetto ad altre varianti), focalizzando tutta la tensione spirituale sul volto. La composizione mostra la Vergine con il capo teneramente inclinato verso il Bambino Gesù, in un gesto che ammorbidisce la tradizionale severità bizantina. Il Cristo è raffigurato in posizione stante e rigorosamente frontale, con la mano destra sollevata nel gesto della benedizione e la sinistra nascosta dai paramenti sacri rivestiti dalla lamina. A differenza di altre icone mariane, il Bambino è qui dipinto eretto, a figura intera fino alle ginocchia, apparendo quasi sospeso davanti alla Madre, mentre le mani di Maria restano interamente celate sotto le vesti, lasciando che il Figlio sia l'unico fulcro visibile dell'azione salvifica. I volti, caratterizzati da uno sguardo intenso e ieratico, emergono con nitidezza dalle aperture sagomate del rivestimento. L'opera è interamente rivestita da una fastosa riza metallica a due toni (argentato e dorato). I capi della Vergine e del Bambino sono incorniciati da due maestosi nimbi raggiati a raggiera solare (solnečnyj) con doratura brillante, un motivo ornamentale tipico della metallurgia russa più sfarzosa. Gli angoli superiori sono decorati con ricche volute barocche e motivi floreali a rilievo. L'icona si presenta in un buono stato di conservazione complessivo, mantenendo un forte impatto devozionale e decorativo.
L'opera presenta una riza in rame argentato, sbalzato e cesellato. -
Lot 136 Dormizione della Madre di Dio con riza in argento - Fine XVIII secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 17 x 15 cm
nota nella tradizione orientale come Uspenie. Si tratta di uno dei soggetti liturgici più solenni e ricchi di teologia della cristianità d'oriente, qui inserito all'interno di una preziosa cornice metallica perimetrale lavorata a sbalzo, definita tecnicamente basma.
La composizione si sviluppa seguendo i rigidi e affascinanti canoni dettati dai manuali tradizionali di pittura sacra, dividendo sapientemente lo spazio visivo tra la dimensione terrena del transito e quella celeste della teofania. Al centro della scena giace il corpo esanime della Vergine Maria, disteso sul letto funebre e avvolto nei tipici maphorion scuri. Intorno al cataletto si stringe la sinassi degli Apostoli colti in atteggiamento di profondo cordoglio e preghiera, le cui figure in primo piano sono caratterizzate da volti ieratici e da nimbi dorati finemente punzonati che convogliano lo sguardo dell'osservatore verso il fulcro drammatico della scena. Immediatamente alle spalle del corpo di Maria si staglia la figura monumentale e ieratica di Gesù Cristo, avvolto in una sfolgorante mandorla di luce divina che simboleggia la Gloria Celeste. Il Salvatore non appare qui nella veste di giudice apocalittico, bensì regge delicatamente tra le mani una piccola figura bianca in fasce, che rappresenta l'anima pura della Madre, l'anastasi, pronta ad essere assunta in cielo. Ai lati del Cristo, nella parte superiore, si intravedono le figure degli angeli e dei gerarchi della Chiesa che assistono al mistero, mentre sullo sfondo svettano complesse ed eleganti quinte architettoniche stilizzate che, secondo la tradizione bizantino-russa, non fungono da mero sfondo prospettico ma simboleggiano la Gerusalemme Celeste. Dal punto di vista tecnico e formale, la scrittura iconografica rivela una notevole perizia esecutiva, ravvisabile soprattutto nelle sottili lumeggiature stese sui toni scuri degli incarnati e nella vibrante stesura dell'oro per le aureole. L'elemento di straordinario interesse decorativo è costituito dalla ricca basma metallica che adorna i quattro lati dell'icona, lasciando scoperta la sola finestra centrale del dipinto. Questa bordatura è decorata a sbalzo e cesellata con un fitto motivo a girali vegetali e fioroni, un repertorio ornamentale che risente degli influssi del barocco russo diffusosi ampiamente nelle arti applicate dell'epoca. La presenza dei chiodini di fissaggio ancora visibili lungo i margini testimonia l'originario e autentico montaggio artigianale del rivestimento sulla tavola lignea. Nel suo insieme, l'opera testimonia la straordinaria capacità delle botteghe russe di fondere la persistenza teologica dei modelli antichi con l'ornamentazione plastica delle epoche più tarde, offrendo un manufatto di grande impatto visivo e profonda devozione.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 137 Croce da kiot - XIX secolo
Fusione in bronzo e smalti policromi
Altezza x larghezza 38 x 19,5 cm. Peso: 947 gr.
L’opera presenta la struttura canonica della croce russa a otto punte, con tre traverse, in cui il braccio inferiore inclinato funge da suppedaneo simbolico. Al centro si trova la raffigurazione della Crocifissione, mentre nella sezione superiore è rappresentata la colomba dello Spirito Santo, affiancata da due angeli in volo. Sopra di essi appare Cristo che emerge dalle nubi, creando un asse verticale simbolico che unisce Padre, Spirito Santo e Figlio. Alla base della croce è visibile un teschio, simbolo del Golgota, che ricorda il luogo della morte di Cristo e la vittoria sulla morte attraverso la resurrezione. Questa icona appartiene al gruppo delle icone dei Vecchi Credenti russi, prodotte in serie a partire dal XVII secolo e caratterizzate da una rigorosa adesione ai canoni della tradizione bizantina. Realizzate prevalentemente in bronzo e talvolta arricchite da smalti colorati, erano generalmente di piccole dimensioni e destinate alla devozione privata. La loro portabilità permetteva di trasportarle facilmente e, se necessario, di nasconderle, rispondendo così alle esigenze di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. -
Lot 138 Croce da kiot - XIX secolo
Fusione in bronzo e smalti policromi
Altezza x larghezza: 39.5 x 24 cm
L’opera presenta la struttura canonica della croce russa a otto punte, con tre traverse, in cui il braccio inferiore inclinato funge da suppedaneo simbolico. Al centro si trova la raffigurazione della Crocifissione, mentre nella sezione superiore è rappresentata la colomba dello Spirito Santo, affiancata da due angeli in volo. Sopra di essi appare Cristo che emerge dalle nubi, creando un asse verticale simbolico che unisce Padre, Spirito Santo e Figlio. Alla base della croce è visibile un teschio, simbolo del Golgota, che ricorda il luogo della morte di Cristo e la vittoria sulla morte attraverso la resurrezione. Ai piedi della croce, la scena del Calvario è completata dalle quattro figure canoniche dei testimoni: a sinistra la Vergine Maria accompagnata da Santa Maria di Cleofa, mentre a destra si stagliano San Giovanni Evangelista e il Centurione Longino, identificabile dall’armatura romana. L’apparato decorativo si espande in una serie di pannelli che includono sia episodi della vita di Cristo sia raffigurazioni di carattere simbolico, integrando narrazione evangelica e contenuti allegorici. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 139 Trittico da viaggio raffigurante la Deesis - XIX secolo
Fusione in bronzo e smalti policromi
Altezza x larghezza: 18 x 46 cm
Nel pannello centrale compare il Pantocratore, mentre nei pannelli laterali si dispongono in atteggiamento di intercessione la Vergine Maria e San Giovanni il Battista, secondo lo schema tradizionale. In questo trittico tuttavia, il Battista, è raffigurato nelle vesti di 'Angelo del Deserto': un'iconografia orientale che lo dota di ali, simbolo della sua vita ascetica e del suo ruolo di messaggero divino. Il Bambino che egli regge tra le mani non è un infante terreno, ma l'antincipazione del Cristo-Agnello, presentato al mondo dal Precursore come sacrificio vivente per la salvezza dell'umanità. Il piatto esterno presenta una sobria riserva di forma circolare al centro della quale campeggia l'immagine della Croce del Golgota. Il simbolo della Passione si staglia su uno sfondo scenografico, dove sono delineate le mura turrite di Gerusalemme e i complessi volumi di edifici che evocano la Città Santa secondo l'estetica visionaria della tradizione russa. Negli angoli di risulta tra il clipeo centrale e il bordo esterno compaiono i simboli degli Evangelisti. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 140 Croce da kiot - XIX secolo
Fusione in bronzo e smalti policromi
Altezza x larghezza: 27 x 14 cm Peso: 356 gr.
L’opera presenta la struttura canonica della croce russa a otto punte, con tre traverse, in cui il braccio inferiore inclinato funge da suppedaneo simbolico. Al centro si trova la raffigurazione della Crocifissione, mentre nella sezione superiore è rappresentata la colomba dello Spirito Santo, affiancata da due angeli in volo. Sopra di essi appare Cristo che emerge dalle nubi, creando un asse verticale simbolico che unisce Padre, Spirito Santo e Figlio. Alla base della croce è visibile un teschio, simbolo del Golgota, che ricorda il luogo della morte di Cristo e la vittoria sulla morte attraverso la resurrezione. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni, erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. -
Lot 141 Croce da kiot - XIX secolo
Fusione in bronzo e doratura
Altezza x larghezza x profondità: 22,5 x 14,7 x 0,3 cm Peso: 549 gr.
L’opera presenta la struttura canonica della croce russa a otto punte, con tre traverse, in cui il braccio inferiore inclinato funge da suppedaneo simbolico. Al centro si trova la raffigurazione della Crocifissione, mentre nella sezione superiore è rappresentata la colomba dello Spirito Santo, affiancata da due angeli in volo. Sopra di essi appare Cristo che emerge dalle nubi, creando un asse verticale simbolico che unisce Padre, Spirito Santo e Figlio. Alla base della croce è visibile un teschio, simbolo del Golgota, che ricorda il luogo della morte di Cristo e la vittoria sulla morte attraverso la resurrezione. Ai piedi della croce, la scena del Calvario è completata dalle quattro figure canoniche dei testimoni: a sinistra la Vergine Maria accompagnata da Santa Maria di Cleofa, mentre a destra si stagliano San Giovanni Evangelista e il Centurione Longino, identificabile dall’armatura romana. Tali manufatti, generalmente di piccole dimensioni, erano destinati alla devozione privata. La loro portabilità consentiva di trasportarli facilmente e, se necessario, di nasconderli, rispondendo così alle esigenze religiose di una comunità che, dopo lo scisma noto come Raskol, subì periodi di persecuzione da parte della Chiesa Ortodossa Russa ufficiale. -
Lot 142 Trittico della Deesis - XIX secolo
Champlevé
Altezza x larghezza: 14 x 37,5 cm
Il trittico portatile è costituito da tre ante incernierate e pieghevoli. Il manufatto rappresenta un superbo esempio di micro-fusione metallica devozionale, strettamente connesso alla committenza e ai laboratori specializzati delle comunità dei Vecchi Credenti (Staroobrjadcy). Manufatti di questa tipologia rispondevano a precise esigenze spirituali e pratiche di una popolazione spesso costretta alla clandestinità o ai frequenti spostamenti a causa delle persecuzioni zariste successive allo scisma (Raskol) del XVII secolo; la scelta del bronzo o dell'ottone garantiva infatti l'incorruttibilità formale delle immagini sacre, proteggendole dall'usura e dal fuoco. L'opera è caratterizzata da una finissima esecuzione a cera persa con doratura superficiale, esaltata sul fondo da un fitto e geometrico motivo decorativo vegetale a traforo, animato dalla stesura di smalti policromi nelle tonalità del bianco e del blu. L'impaginazione iconografica sviluppa sul fronte delle tre ante il tema teologico della Deesis (Intercessione), il nucleo dottrinale più profondo della liturgia ortodossa. Nel pannello centrale domina la figura ieratica di Cristo Pantocratore (Signore del Creato), ritratto in posa rigidamente frontale e solenne mentre compie il gesto della benedizione con la mano destra e sorregge con la sinistra il libro aperto dei Vangeli, sul quale sono incise le abbreviazioni dei testi sacri in antico slavo ecclesiastico. Le due ante laterali si muovono simmetricamente in funzione del fulcro mediano, ospitando le massime figure della supplica cristiana rivolta al Giudice Divino per la salvezza dell'umanità:l'anta sinistra ospita il mezzo busto della Madre di Dio (la Theotokos), colta in un delicato atteggiamento di preghiera mentre regge tra le mani un rotolo aperto recante i testi di intercessione, mentre l'anta destra accoglie la figura di San Giovanni Battista (il Precursore), fedelmente speculare nell'inchino reverenziale. La parte esterna del trittico da viaggio, visibile quando le ante laterali sono ripiegate sul pannello centrale, presenta una monumentale ed elaborata raffigurazione a rilievo della Croce del Golgota. Al centro della composizione spicca la tipica croce ortodossa a otto bracci racchiusa all'interno di una grande cornice circolare. Negli spazi di risulta compresi tra la circonferenza centrale e la cornice quadrata perimetrale sono sapientemente inseriti i simboli canonici dei quattro Evangelisti. La scena è arricchita dai tradizionali strumenti della Passione (la lancia e la spugna), sullo sfondo architettonico stilizzato che evoca le mura della città di Gerusalemme. Alla base della croce, all'interno di una cavità che simboleggia la grotta del monte, è visibile il teschio di Adamo bagnato dal sangue redentore di Cristo. La struttura è esaltata dal fondo in smalto policromo, dove spiccano i tipici inserti vitrei nelle tonalità del bianco e del blu profondo che donano dinamismo cromatico e lucentezza.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 143 Icona da viaggio quadrittica (skladon) - XIX secolo
Champlevé
Altezza x larghezza: 17,5 x 40,5 cm
strettamente legata alla produzione delle comunità dei Vecchi Credenti (Staroobrjadcy). L'opera è realizzata in bronzo fuso a cera persa, finemente cesellato, dorato a fuoco e impreziosito dall'applicazione di smalto azzurro. Dal punto di vista storico-culturale, questa specifica tipologia di manufatto rispondeva alle precise esigenze pratiche e spirituali dei Vecchi Credenti che, in seguito allo scisma (Raskol) del XVII secolo causato dalle riforme liturgiche del patriarca Nikone, scelsero il bronzo e l'ottone per le loro icone. Il metallo garantiva infatti l'incorruttibilità formale delle immagini sacre, resistendo ai frequenti spostamenti durante le fughe e i pellegrinaggi forzati. La finezza esecutiva di queste micro-fusioni, capaci di concentrare in pochi centimetri quadrati una straordinaria densità teologica attesta l'altissima perizia tecnica raggiunta dalle fonderie clandestine attive nelle regioni settentrionali del Pomor'e o nei laboratori specializzati di Guslitsy e Vetka. La struttura del polittico si sviluppa su quattro pannelli, ciascuno sormontato da una cuspide ogivale sagomata. All'interno di ogni pannello, le scene si leggono sequenzialmente da sinistra a destra e dall'alto verso il basso. La prima cuspide ospita la solenne scena della Crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo sul Calvario, mentre la seconda presenta la raffigurazione della Santa Trinità. La cuspide del terzo pannello mostra l'Esaltazione della Santa Croce, dove il Patriarca di Gerusalemme eleva la reliquia avendo alle spalle le tre cupole a cipolla della Basilica del Santo Sepolcro, circondato da due ali simmetriche di figure in preghiera tra le quali si distinguono, in vesti imperiali, Costantino e sua madre Elena. La quarta e ultima cuspide descrive visivamente l'inno liturgico dell'Akathistos, in cui tutto il creato e l'assemblea dei giusti glorificano Maria; al centro la Vergine siede su un alto trono circondata da un tralcio fiorito che richiama l'Albero di Jesse, affiancata dai profeti dell'Antico Testamento che stringono i rispettivi attributi profetici come il nido, la scala, il candelabro e la montagna. Il ciclo dei pannelli principali si apre con la prima anta, interamente dedicata al mistero dell'Incarnazione. Nel registro superiore, la narrazione comincia a sinistra con l'Annunciazione della Madre di Dio, affiancata a destra dalla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, una formella dalla composizione densa e articolata che racchiude la Vergine distesa nella grotta, il Bambino nella mangiatoia vegliato dal bue e dall'asinello, San Giuseppe tormentato dai dubbi in basso a sinistra e la scena del primo bagno del neonato nell'angolo opposto. Nel registro inferiore, la lettura riprende da sinistra con la Natività della Madre di Dio, che mostra Sant'Anna adagiata sul letto del parto e le ancelle intente a curare la neonata Maria alla presenza di San Gioacchino, per poi chiudersi a destra con l'Ingresso al Tempio della Madre di Dio, in cui la Vergine bambina cammina verso il sommo sacerdote Zaccaria. Il secondo pannello illustra la manifestazione pubblica di Cristo e la rivelazione della sua natura divina. Il registro superiore si apre a sinistra con la Presentazione di Gesù al Tempio, dove il vecchio Simeone il Giusto accoglie il Bambino tra le braccia, seguita a destra dal Battesimo di Cristo nel fiume Giordano. Nel registro inferiore si incontra a sinistra la Trasfigurazione del Signore, con Cristo sfolgorante sul Monte Tabor tra i profeti Mosè ed Elia mentre i tre apostoli sono accecati dalla luce divina, e a destra l'Ingresso di Cristo a Gerusalemme accolto dalla folla. Il terzo pannello si concentra sulla nascita della Chiesa e sul trionfo sulla morte. Il registro superiore si apre a sinistra con l'Anastasis, la Discesa agli Inferi che per la teologia ortodossa rappresenta la Risurrezione stessa, dove Cristo, racchiuso in una mandorla radiosa, calpesta le porte spezzate dell'Ade e afferra per i polsi Adamo ed Eva per trarli fuori dai sepolcri; a destra segue l'Ascensione del Signore, con Gesù che sale al cielo in una gloria di luce sorretta da angeli. Nel registro inferiore dello stesso pannello si trova a sinistra la Pentecoste, con gli Apostoli disposti a semicerchio attorno alla figura centrale della Vergine Maria, e a destra la Dormizione della Madre di Dio, che illustra il corpo esanime di Maria sul letto funebre circondato dagli apostoli in pianto, mentre dietro di lei si erge Cristo che ne accoglie l'anima sotto le sembianze di un neonato in fasce. La quarta anta devia dal tradizionale ciclo delle feste liturgiche per dedicarsi interamente alla venerazione di quattro celebri Icone Miracolose della Madre di Dio, configurandosi come un profondo tributo alla devozione mariana russa. In alto a sinistra è raffigurata l'Icona della Madre di Dio di Tichvin; nella scena sottostante, davanti a un altare, due ali di Santi Padri, monaci e gerarchi della Chiesa sono inchinati in preghiera verso l'immagine miracolosa. In alto a destra si trova l'Icona della Madre di Dio di Vladimir; la composizione in basso mostra al centro la complessa struttura a più cupole e campanili della Cattedrale della Dormizione del Cremlino di Mosca, luogo storico di custodia dell'originale, affiancata dai grandi metropoliti e santi moscoviti come Pietro, Alessio, Giona e Filippo con i loro bastoni pastorali. In basso a sinistra è inserita l'Icona della Madre di Dio di Smolensk, abbinata inferiormente a una solenne processione o rito di supplica in cui fedeli e monaci circondano un bacino o una fonte sacra, dettaglio legato ai miracoli di guarigione della sorgente associati all'icona. Il polittico si conclude in basso a destra con l'Icona della Madre di Dio del Segno; la scena inferiore rappresenta la lode dei Santi taumaturghi russi, colti mentre si inchinano devotamente davanti alla visione del Segno che, secondo la tradizione storica, salvò la città di Novgorod dall'assedio. La copertina esterna del manufatto, visibile a opera chiusa, è dominata da una monumentale Croce del Golgota a otto bracci iscritta all'interno di un elaborato medaglione ovale. Sul fondo si stagliano le profilature stilizzate delle mura di Gerusalemme, affiancate dagli strumenti della Passione (la lancia e la spugna). Nella cavità inferiore del monte è inserito il teschio di Adamo. Il fulcro teologico della facciata è costituito dal medaglione ogivale posto nel registro superiore. All'interno del cartiglio compare un'iscrizione a rilievo eseguita in caratteri cirillici arcaici, secondo la fitta tecnica calligrafica ornamentale nota come Vjaz'.
Testo (antico slavo ecclesiastico): «КРЕСТУ ТВОЕМУ ПОКЛОНЯЕМСЯ ВЛАДЫКО И СВЯТОЕ ВОСКРЕСЕНИЕ ТВОЕ СЛАВИМ».
Traduzione: «Adoriamo la Tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la Tua Santa Risurrezione». La formula, desunta dal tropario della Domenica della Croce, assolveva a una funzione di introito devozionale: accoglieva lo sguardo del fedele prima dell'apertura dello skladon, disponendo lo spirito alla contemplazione del ciclo delle feste liturgiche e delle icone mariane custodite nei riquadri interni.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lot 144 Icona da viaggio quadrittica (skladon) - XIX secolo
Champlevé
Altezza x larghezza: 17,5 x 40 cm
strettamente legata alla produzione delle comunità dei Vecchi Credenti (Staroobrjadcy). L'opera è realizzata in bronzo fuso a cera persa, finemente cesellato, dorato a fuoco e impreziosito dall'applicazione di smalti policromi stesi sul fondo ad alveolo, caratterizzati dalle tipiche tonalità del bianco e del blu. Dal punto di vista storico-culturale, questa specifica tipologia di manufatto rispondeva alle precise esigenze pratiche e spirituali dei Vecchi Credenti che, in seguito allo scisma (Raskol) del XVII secolo causato dalle riforme liturgiche del patriarca Nikone, scelsero il bronzo e l'ottone per le loro icone. Il metallo garantiva infatti l'incorruttibilità formale delle immagini sacre, resistendo ai frequenti spostamenti durante le fughe e i pellegrinaggi forzati. La finezza esecutiva di queste micro-fusioni, capaci di concentrare in pochi centimetri quadrati una straordinaria densità teologica attesta l'altissima perizia tecnica raggiunta dalle fonderie clandestine attive nelle regioni settentrionali del Pomor'e o nei laboratori specializzati di Guslitsy e Vetka. La struttura del polittico si sviluppa su quattro pannelli, ciascuno sormontato da una cuspide ogivale sagomata. All'interno di ogni pannello, le scene si leggono sequenzialmente da sinistra a destra e dall'alto verso il basso. La prima cuspide ospita la solenne scena della Crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo sul Calvario, mentre la seconda presenta la raffigurazione della Santa Trinità. La cuspide del terzo pannello mostra l'Esaltazione della Santa Croce, dove il Patriarca di Gerusalemme eleva la reliquia avendo alle spalle le tre cupole a cipolla della Basilica del Santo Sepolcro, circondato da due ali simmetriche di figure in preghiera tra le quali si distinguono, in vesti imperiali, Costantino e sua madre Elena. La quarta e ultima cuspide descrive visivamente l'inno liturgico dell'Akathistos, in cui tutto il creato e l'assemblea dei giusti glorificano Maria; al centro la Vergine siede su un alto trono circondata da un tralcio fiorito che richiama l'Albero di Jesse, affiancata dai profeti dell'Antico Testamento che stringono i rispettivi attributi profetici come il nido, la scala, il candelabro e la montagna. Il ciclo dei pannelli principali si apre con la prima anta, interamente dedicata al mistero dell'Incarnazione. Nel registro superiore, la narrazione comincia a sinistra con l'Annunciazione della Madre di Dio, affiancata a destra dalla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, una formella dalla composizione densa e articolata che racchiude la Vergine distesa nella grotta, il Bambino nella mangiatoia vegliato dal bue e dall'asinello, San Giuseppe tormentato dai dubbi in basso a sinistra e la scena del primo bagno del neonato nell'angolo opposto. Nel registro inferiore, la lettura riprende da sinistra con la Natività della Madre di Dio, che mostra Sant'Anna adagiata sul letto del parto e le ancelle intente a curare la neonata Maria alla presenza di San Gioacchino, per poi chiudersi a destra con l'Ingresso al Tempio della Madre di Dio, in cui la Vergine bambina cammina verso il sommo sacerdote Zaccaria. Il secondo pannello illustra la manifestazione pubblica di Cristo e la rivelazione della sua natura divina. Il registro superiore si apre a sinistra con la Presentazione di Gesù al Tempio, dove il vecchio Simeone il Giusto accoglie il Bambino tra le braccia, seguita a destra dal Battesimo di Cristo nel fiume Giordano. Nel registro inferiore si incontra a sinistra la Trasfigurazione del Signore, con Cristo sfolgorante sul Monte Tabor tra i profeti Mosè ed Elia mentre i tre apostoli sono accecati dalla luce divina, e a destra l'Ingresso di Cristo a Gerusalemme accolto dalla folla. Il terzo pannello si concentra sulla nascita della Chiesa e sul trionfo sulla morte. Il registro superiore si apre a sinistra con l'Anastasis, la Discesa agli Inferi che per la teologia ortodossa rappresenta la Risurrezione stessa, dove Cristo, racchiuso in una mandorla radiosa, calpesta le porte spezzate dell'Ade e afferra per i polsi Adamo ed Eva per trarli fuori dai sepolcri; a destra segue l'Ascensione del Signore, con Gesù che sale al cielo in una gloria di luce sorretta da angeli. Nel registro inferiore dello stesso pannello si trova a sinistra la Pentecoste, con gli Apostoli disposti a semicerchio attorno alla figura centrale della Vergine Maria, e a destra la Dormizione della Madre di Dio, che illustra il corpo esanime di Maria sul letto funebre circondato dagli apostoli in pianto, mentre dietro di lei si erge Cristo che ne accoglie l'anima sotto le sembianze di un neonato in fasce. La quarta anta devia dal tradizionale ciclo delle feste liturgiche per dedicarsi interamente alla venerazione di quattro celebri Icone Miracolose della Madre di Dio, configurandosi come un profondo tributo alla devozione mariana russa. In alto a sinistra è raffigurata l'Icona della Madre di Dio di Tichvin; nella scena sottostante, davanti a un altare, due ali di Santi Padri, monaci e gerarchi della Chiesa sono inchinati in preghiera verso l'immagine miracolosa. In alto a destra si trova l'Icona della Madre di Dio di Vladimir; la composizione in basso mostra al centro la complessa struttura a più cupole e campanili della Cattedrale della Dormizione del Cremlino di Mosca, luogo storico di custodia dell'originale, affiancata dai grandi metropoliti e santi moscoviti come Pietro, Alessio, Giona e Filippo con i loro bastoni pastorali. In basso a sinistra è inserita l'Icona della Madre di Dio di Smolensk, abbinata inferiormente a una solenne processione o rito di supplica in cui fedeli e monaci circondano un bacino o una fonte sacra, dettaglio legato ai miracoli di guarigione della sorgente associati all'icona. Il polittico si conclude in basso a destra con l'Icona della Madre di Dio del Segno; la scena inferiore rappresenta la lode dei Santi taumaturghi russi, colti mentre si inchinano devotamente davanti alla visione del Segno che, secondo la tradizione storica, salvò la città di Novgorod dall'assedio. La copertina esterna del manufatto, visibile a opera chiusa, è dominata da una monumentale Croce del Golgota a otto bracci iscritta all'interno di un elaborato medaglione ovale. Sul fondo si stagliano le profilature stilizzate delle mura di Gerusalemme, affiancate dagli strumenti della Passione (la lancia e la spugna). Nella cavità inferiore del monte è inserito il teschio di Adamo. Il fulcro teologico della facciata è costituito dal medaglione ogivale posto nel registro superiore. All'interno del cartiglio compare un'iscrizione a rilievo eseguita in caratteri cirillici arcaici, secondo la fitta tecnica calligrafica ornamentale nota come Vjaz'. Testo (antico slavo ecclesiastico): «КРЕСТУ ТВОЕМУ ПОКЛОНЯЕМСЯ ВЛАДЫКО И СВЯТОЕ ВОСКРЕСЕНИЕ ТВОЕ СЛАВИМ».
Traduzione: «Adoriamo la Tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la Tua Santa Risurrezione». La formula, desunta dal tropario della Domenica della Croce, assolveva a una funzione di introito devozionale: accoglieva lo sguardo del fedele prima dell'apertura dello skladon, disponendo lo spirito alla contemplazione del ciclo delle feste liturgiche e delle icone mariane custodite nei riquadri interni.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito.