Presale 402 - DIPINTI ANTICHI DAL XVI AL XIX SECOLO
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Lot 49 Giuseppe Antonio Ghedini (Ficarolo, 1707 - Ferrara, 1791)
a) Allegoria dell'Asia; b) allegoria dell'America. Coppia di dipinti
Olio su tela cm. 22,5x31,5 cad. Con cornice
Entrambi i dipinti recano a retro sul telaio antiche iscrizioni a pennello. Sulla parte superiore: a) "ASIA"; b) "AMERICA"; sulla parte inferiore: "GIUSEPPE GHEDINI FECE." -
Lot 50 Vincenzo Camuccini (Roma, 1771 - 1844)
San Giuda Taddeo e San Simone
Olio su tela cm. 20x29. Con cornice
Coppia di dipinti applicati su un unico supporto e telaio. La cornice reca a retro antica iscrizione a penna: "BARON CAMUCCINI / (...) 1770".
Si tratta di due bozzetti per gli ovali che Camuccini eseguì nel 1822, destinati ad essere tradotti in mosaico sopra l’altare in cui erano custodite la reliquie dei santi Giuda Taddeo e Simone nella Basilica di San Pietro. Camuccini realizzò l’effigie dei due santi apostoli a mezzo busto, di tre quarti e con lo sguardo ispirato rivolto verso l'esterno, e come sempre predispose l'opera con abbondi materiali preparatori. E' ben noto il disegno raffigurante San Simone, pubblicato nel catalogo della storica mostra sull'artista che si tenne nel 1978 a Roma presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, che ritroviamo pressoché identico, ma arricchito dei colori, nel superbo bozzetto che qui si presenta, di fattura straordinariamente sciolta, rapida e liberamente pittorica. -
Lot 51 Anton von Maron (Vienna, 1733 - Roma, 1808)
Ritratto del cardinale Francesco Hezan von Harras
Olio su tela cm. 116x87. Con cornice
Dopo la prima formazione artistica nella natia Vienna, Anton von Maron si trasferì a Roma nel 1755, stando a bottega da Anton Raphael Mengs fino al 1761, sposandone la sorella nel 1765 e dirigendo la sua bottega nei periodi in cui Mengs era impegnato a Madrid. A partire dall'ottavo decennio Maron divenne celebre e assai richiesto per le sue eminenti qualità di ritrattista, che lo resero conteso da nobili, porporati e gran turisti di passaggio nell'Urbe. Il Ritratto del Cardinale František (Francesco) Herzan von Harras ci è noto in almeno due redazioni autografe di von Maron, con piccole differenze tra loro: una si conserva presso la Galleria Harrach nel castello di famiglia a Rorhau, e l'altra è quella che qui si presenta, di dimensioni più contenute. Entrambe le versioni, di elevatissima qualità, dovettero essere eseguite intorno al 1780, poco la nomina a cardinale del ritrattato da parte di Pio VI il 12 luglio 1779. Dai ritratti di von Maron fu anche ricavata l'incisione a mezzo busto del cardinale eseguita da Antonio Capellan. Herzan von Harras fu una personalità di grande spicco a Roma fra ottavo e nono decennio. Fu agente degli Asburgo presso la corte pontificia e intrattenne rapporti di amicizia con artisti e intellettuali come Winckelmann, Mengs e lo stesso Maron, mettendo in piedi un'importante e rinomata collezione di opere d'arte. -
Lot 52 Aniello Ascione (attribuito a) (attivo a Napoli dal 1680 al 1708, - )
Frutta e vaso di fiori in un paesaggio con pappagallo
Olio su tela cm. 78x155. Con cornice
Questa luminosa natura morta en plein air va chiaramente ricondotta alla scuola napoletana tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo, che vede all'opera insigni specialisti come Andrea Belvedere, Francesco Lavagna, Tommaso Realfonso, Gaspare Lopez e Nicola Casissa. In particolare, la tela può essere ricondotta ad uno dei suoi migliori interpreti, Aniello Ascione. Nonostante Bernardo De' Dominicis lo indicasse come allievo di Onofrio Loth, ben più evidente risulta nella sua pittura l'influsso di Giovanni Battista Ruoppolo. Come mostra anche la notevole tela inedita che qui si presenta, Ascione incarna una natura morta pienamente barocca, sontuosa nella composizione ed estremamente brillante sotto il profilo coloristico, molto attenta anche alle tendenze della pittura romana coeva. Il corpus delle opere di Ascione può contare su un buon numero di tele firmate o siglate, tra le quali spiccano per importanza e qualità quelle conservate al Museo Correale di Sorrento e le due del Museo Di Castello Ursino a Catania, con le quali la nostra natura morta di frutta e fiori immersi in un bel paesaggio mostra chiare affinità. -
Lot 53 Johann Christoph Storer (attribuito a) (Costanza, 1611 - 1671)
Ercole e Onfale
Olio su tela cm. 123,5x100. Con cornice
L'attribuzione del dipinto a Johann Christoph Storer è stata suggerita dalla dott.ssa Odette D'Albo con una comunicazione alla proprietà.
Narra il mito che Ercole venne punito per aver ucciso inconsapevolmente Ifito. Per espiare il suo peccato Ercole fu allora venduto come schiavo a Onfale, regina della Lidia, e dovette servirla per un anno: venne così costretto a filare e a svolgere altre mansioni "femminili" mentre la regina indossava la pelle del leone nemeo e brandiva la sua clava. Il dipinto, in effetti, fornisce una chiara rappresentazione del soggetto: la regina, con l'ausilio dell'amorino, trattiene gelosamente e con sguardo soddisfatto presso di se tutti gli oggetti più caratteristici di Ercole, mentre quest'ultimo, alle sue spalle, esibisce vergognoso gli arnesi della filatura.
Johann Christoph Storer giunse a Milano verso il 1640, trattenendosi in Lombardia fino al 1667. Dopo un primo periodo presso la bottega di Ercole Procaccini il Giovane, fondamentale per l'aggiornamento della sua pittura ai modi della coeva pittura lombarda, tra estreme propaggini manierista e rinnovamento in senso naturalistico, si diresse in seguito verso uno stile più marcatamente barocco, sotto il prevalente influsso rubensiano. Questa bella tela, in effetti, parrebbe porsi in qualche modo a un punto di incrocio di questi orientamenti, essendovi dato riconoscere l'influsso sia di Ercole Procaccini, sia di Francesco Cairo, sia, infine, quello di Rubens. -
Lot 54 Scuola napoletana, XVII secolo
San Gulielmo d'Aquitania
Olio su tela cm. 145x93,5. Con cornice
In questa immagine potente, occupata in tutta le sua estensione verticale dalla plastica figura maschile, si riconosce senza dubbio San Guglielmo di Aquitania, conte di Tolosa, vissuto in Francia nella seconda metà dell'ottavo secolo. Il santo è rappresentato con il saio monastico e l'elmo, a ricordare il suo passato di guerriero prima della sua scelta di ritirarsi a vita eremitica. Alle sue spalle, sulla destra, la concitata scena di battaglia allude alla strenua difesa da lui condotta contro i mori nei pressi di Narbona. La tela rivela una cultura pittorica di impianto vigorosamente naturalistico, che combina elementi spagnoli e napoletani, legati in particolare a Ribera e a Mattia Preti. -
Lot 55 Artista attivo a Napoli, XVII secolo
Martirio di Santa Lucia
Olio su tela cm. 196x145. Con cornice -
Lot 56 Maestro del figliol prodigo (attribuito a) (attivo ad Anversa nel secondo terzo del XVI secolo, - )
Elia sul carro di fuoco
Olio su tela cm. 92x133,5. Con cornice
Quest’opera di particolare interesse illustra l'ascensione di Elia nel momento in cui il profeta, rapito in cielo su un carro di fuoco, lascia cadere il mantello che viene raccolto dal discepolo Eliseo (IV Re 2, 9-12). Sullo sfondo il fiume Giordano, oltre il quale alcuni testimoni assistono all’evento, e la città di Gerusalemme, rappresentata, secondo una consuetudine diffusa nella pittura di primo Cinquecento, con elementi architettonici tipicamente romani. In basso a destra trova spazio uno stemma di abate mitrato ad identificare probabilmente il committente.
Questa raffinata composizione è riconducibile alla mano del Maestro del Figlio prodigo, pittore attivo ad Anversa tra il 1530 e il 1560 e tra i protagonisti della pittura fiamminga del Rinascimento, insieme a Pieter Aertsen, Jan Mandyn, Frans Floris e Jan Massys, la cui produzione è caratterizzata da un'estesa influenza italiana e da marcati accenti raffaelleschi nella resa delle figure e della composizione. Il dipinto trova puntuali confronti con opere autografe del maestro quali le Opere di Misericordia del Musée des Beaux-Arts di Valenciennes, il Ritorno di Tobia del Musée des Beaux-Arts di Gand, la Natività notturna in collezione privata a Bruxelles e Ester davanti ad Assuero dell’Hôpital Sainte-Elisabeth di Lier. -
Lot 57 Pietro Bardellino (Napoli, 1732 - Napoli, 1806)
Santo Eremita in meditazione (Sant'Antonio Abate?)
Olio su tela cm. 104x76. Con cornice
Il dipinto reca firma e data a pennello sotto la mano sinistra: "BARDELLINO / 1791". -
Lot 58 Francesco Foschi (Ancona, 1710 - Roma, 1780)
Paesaggio innevato con ponte, casa, grotta e viandanti
Olio su tela cm. 98x136,5. Con cornice -
Lot 59 Baldassarre De Caro (attribuito a) (Napoli, 1689 - 1750)
Due cacciatori con cani e selvaggina
Olio su tela cm. 174,5x139. Con cornice -
Lot 60 Artista francese, XVIII secolo
Venere nella fucina di Vulcano
Olio su tela cm. 93x154. Con cornice -
Lot 61 Charles-Joseph Natoire (Nîmes, 1700 - Castel Gandolfo, 1777)
Il sogno di San Giuseppe
Olio su rame cm. 35x27,5. Con cornice
Il dipinto reca firma e data nell'angolo in basso a destra: "C. NATOIRE / 1765".
Nella pittura di Natoire si rinviene una felice fusione tra la pittura francese a cavallo di inizio Settecento, sulla scorta di François Lemoyne che fu suo maestro a Parigi, e la cultura romana tardo-barocca, che egli stesso contribuì a orientare in senso rococò. Fu a Roma dal 1723 al 1728, anno in cui rientrò a Parigi, dove avviò una brillante carriera. Nel 1751 tornò a Roma, dove successe a François De Troy alla direzione dell'Accademia di Francia. Nel secondo soggiorno romano Natoire si trovò a rappresentare tendenze ormai passate di moda sulla scena artistica capitolina, che ormai volgeva verso il neoclassicismo, ma la sua ispirazione trovò ancora felice espressione nei dipinti di piccolo formato, come dimostra questo rame di grande eleganza compositiva e squisita fattura, firmato e datato 1765. -
Lot 62 Francesco Guardi (cerchia di) (Venezia, 1712 - 1793)
Veduta dell'isola di San Giorgio prima metà XIX secolo
Olio su tela cm. 28,5x41,5. Con cornice -
Lot 63 Francesco Guardi (cerchia di) (Venezia, 1712 - 1793)
Veduta di Santa Maria della Salute prima metà XIX secolo
Olio su tela cm. 28,5x41,5. Con cornice -
Lot 64 il Giovane (Milano, 1596 - 1676)
Sacra Famiglia con angeli
Olio su tela cm. 88,5x118. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del dott. Paolo Vanoli, disponibile in fotocopia. L'attribuzione è stata confermata anche dalla dott.ssa Odette D'albo con comunicazione alla proprietà. -
Lot 65 Maximilian Pfeiler (attribuito a) (attivo a Roma dal 1694 al 1721, - )
a) Natura morta con cocomero, uva, melagrane e fiori; b) Natura morta con zucca, fichi, pere e fiori. Coppia di dipinti
Olio su tela cm. 56x81,5 cad. Con cornice -
Lot 66 Artista attivo a Roma, inizio XVIII secolo
La Cavalcata del Possesso di Clemente XI verso il palazzo Lateranense
Olio su tela cm. 172x121
Questo dipinto di grande interesse storico raffigura la solenne cavalcata del Possesso di papa Clemente XI, il tradizionale corteo con cui il neoeletto pontefice prendeva ufficialmente possesso della Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma. Clemente XI venne eletto al soglio pontificio nel novembre 1700 e la cerimonia del suo insediamento, svoltasi il 10 aprile 1701, costituì uno dei momenti di maggior rilievo e fasto scenografico della Roma barocca e settecentesca. La composizione inquadra l’ampia piazza antistante il complesso lateranense, dominata in alto dall’obelisco e dallo sfondo architettonico del Palazzo del Laterano e della Basilica; dalle varie finestre e dagli affacci, le maestranze e il pubblico assistono all’evento. Il corteo si snoda lungo la piazza attraverso un articolato percorso a serpentina, composto dalle truppe a cavallo, dai cardinali con i loro paramenti, dai valletti e dalle carrozze di gala. Il pontefice è raffigurato al centro del corteo, assiso sulla sedia gestatoria, scortato dalle guardie e dal seguito prelatizio. Quest’opera costituisce una rara testimonianza su tela della cerimonia; gran parte della documentazione a noi pervenuta relativa a questo grande evento è infatti prevalentemente scritta o rappresentata attraverso incisioni a stampa. -
Lot 67 Nicola Vaccaro (Napoli, 1640 - 1709)
Fuga in Egitto
Olio su tela cm. 102x127,5. Con cornice
Il dipinto è stato attributo a Nicola Vaccaro dal prof. Nicola Spinosa con una comunicazione alla proprietà.
Questa felice e gaia rappresentazione della Fuga in Egitto ben testimonia l'impegno di Nicola Vaccaro ad "adeguare gli stilemi della tradizione seicentesca napoletana alle nuove tendenze classiciste e barocche di crescente orientamento arcadico (...) in direzione di un linguaggio basato sulla grazia dei gesti, sulla serenità degli d'animo e sulla studiata metrica compositiva." (R. Lattuada, in M. Izzo, Nicola Vaccaro (1640-1709), Todi, PG, 2009, p. 9). Particolarmente evidenti appaiono i confronti fra il nostro dipinto e opere quali Lot e le figlie, Napoli, coll. privata (Izzo, A37, p. 185), Agar e Ismaele nel deserto, pure in coll. privata napoletana (Id. A38, pp. 185-186) e soprattutto la Fuga in Egitto, Roma, Coll. privata (Id., A40, pp. 187-188), con il gruppo pressoché identico della Madonna col bambino in groppa all'asino. -
Lot 68 Diana De Rosa (attribuito a) (Napoli, 1602 - 1643)
Sant'Agata visitata da San Pietro in carcere
Olio su tela cm. 104x129. Con cornice
Questa tela esibisce una trama intrigante di riferimento napoletani, che chiama in causa idealmente i maggiori protagonisti di quella stagione fertilissima della pittura partenopea in cui coesistono armoniosamente tracce ancora cospicue del filone naturalista, in senso lato "post-caravaggesco", con i nuovi orientamenti più marcatamente classicisti. Possono dunque rinvenirsi, in questo bel dipinto, echi più o meno marcati della pittura di Stanzione, Guarino, Cavallino, De Bellis e Pacecco De Rosa. Nel tentativo di trovare una sintesi in questa trama articolata di riferimenti si propone qui di indirizzare l'attribuzione verso la figura di Diana "Annella" De Rosa, ormai sempre meno nebulosa, grazie ai più recenti studi che l'hanno sottratta definitivamente al ruolo, del tutto inappropriato, di pallida seguace di Stanzione o, peggio, di appendice meno dotata del fratello minore Francesco "Pacecco" De Rosa. A sostegno di questa ipotesi si possono qui richiamare la Vergine Annunziata della chiesa matrice di Palo del Colle (Porzio, n. 2, fig. 2, pp. 37, 43), la Sant'Orsola di ubicazione ignota (Id., n. 1, p. 37, 42, fig. 1) e la Sant'Agata in collezione privata (Id., n. 20, fig. 37 pp. 40, 78).
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
G. PORZIO, Diana Di Rosa. "Bellissima, onestissima, virtuosa dipintrice" nella Napoli del Seicento, Napoli 2023. -
Lot 69 Gregorio Preti (Taverna, 1603 - Roma, 1672)
Matrimonio mistico di Santa Caterina
Olio su tela cm. 104,5x87. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Giuseppe Porzio.
La personalità artistica di Gregorio è stata oggetto negli ultimi decenni di una rilevante rivalutazione critica, che ha portato a riconsiderare in termini autosufficienti le sue qualità e il ruolo da lui svolto nella formazione artistica del fratello Mattia, di dieci anni più giovane. Questo notevole dipinto inedito è stato riconosciuto da Giuseppe Porzio come un'importante aggiunta al corpus autografo di Gregorio. A conferma dell'attribuzione si sottolinea, in primo luogo, la piena aderenza fisionomica dei personaggi al repertorio tipologico ricorrente nelle opere migliori del pittore: e basti pensare alle figure femminili del Concerto della Pinacoteca Albertina di Torino. Lo stesso Gesù può essere avvicinato ad altre opere di Gregorio, ad esempio il Bambino della Madonna della Provvidenza in San Domenica a Taverna. La nostra tela assume particolare rilievo in quanto documenta il fronte più raffinatamente classicista della produzione del pittore: una maniera "maturata nell'ambiente romano frequentato assieme al conterraneo Francesco Cozza e ricondotta dalla storiografia al comune rapporto con Domenichino", come opportunamente rileva Porzio. Secondo lo studioso, "la formula elegante e composta, priva delle forzature espressive che in Gregorio non di rado nella produzione tarda incrinano l'equilibrio delle forme" orienta la collocazione cronologica della tela ad un momento appena anteriore al sodalizio con Mattia, al principio del quarto decennio. -
Lot 70 Cesare Dandini (Firenze, 1596 - 1657)
San Giovanni Battista
Olio su tela cm. 145x115,5. Con cornice
Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Sandro Bellesi.
Il dipinto presenta San Giovanni Battista immerso in un paesaggio collinare al tramonto e colto nell’atto di indicare la luminosa apparizione celeste alle sue spalle, simbolo della Grazia divina che trionfa sulle Tenebre. Privo di attributi tradizionali come l'agnello e il cartiglio, il santo appare a figura intera con la consueta veste di pelli e il manto rosso; il corpo è ben definito da una luce radente che evidenzia la struttura anatomica e sottolinea la resa naturalistica di grande intensità, che si manifesta anche nei dettagli, in particolare le mani e i piedi. La tela è stata riconosciuta da Sandro Bellesi come opera certa di Cesare Dandini, tra i maestri di riferimento del Seicento fiorentino, e considerata come un'importante aggiunta al catalogo autografo dell'artista, riconducibile alla sua prima attività. Caratterizzate dai candidi incarnati e dalle stoffe in seta cangiante, questa tela riflette l'iniziale adesione del pittore a un naturalismo di lontana matrice caravaggesca, rappresentato nella pittura toscana da Filippo Tarchiani e Giovanni Martinelli; nella fisionomia del giovane e nei marcati contrasti chiaroscurali l'opera richiama, inoltre, i modelli del suo primo maestro Francesco Curradi. La cifra stilistica e la tipologia del volto trovano puntuale conferma in molte teste di giovani eseguite da Dandini, per esempio quelli raffigurati nel San Giovanni Battista e nella Scena allegorica, entrambi oggi di ubicazione sconosciuta (si veda S. BELLESI, Cesare Dandini, Torino 1996, pp. 57-59 nn. 6-7). -
Lot 71 Jean Nocret (attribuito a) (Nancy, 1615 - Parigi, 1672 )
Ritratto di Marie Anne de Bourbon nei panni di Amore
Olio su tela cm. 114x87,5
Il dipinto reca al retro della tela originale un'antica iscrizione a pennello, oggi coperta dal rintelo, documentata da una riproduzione fotografica: "M.ME LE P.SE DE CONLY / FILLE LEGITIMÉE / DE LUIS XIV".
Questo raffinato dipinto ritrae Marie Anne de Bourbon (1666–1739), detta Mademoiselle de Blois, principessa di Conti, figlia legittimata di re Luigi XIV e della sua favorita Louise de La Vallière. La giovane nobile è ritratta in veste allegorica nei panni del dio Amore colta nell'atto di accarezzare due colombe bianche e immersa in un paesaggio boschivo e lussureggiante. L'identificazione della ritrattata trova riscontro documentario nell'antica iscrizione a pennello presente sul tergo della tela originale. La composizione, che riflette appieno il gusto della ritrattistica mitologico-allegorica in voga presso la corte francese del XVII secolo, è riconducibile a Jean Nocret, celebre pittore di corte al servizio del Re Sole e del duca d'Orléans. Membro dell'Académie Royale de Peinture et de Sculpture, Nocret fu tra i principali interpreti del ritratto celebrativo e allegorico dell'aristocrazia e della famiglia reale francese. -
Lot 72 Artista genovese, XVII secolo
Venere nella fucina di Vulcano
Olio su tela cm. 147x187. Con cornice
Il dipinto è ambientato in uno spazio oscuro, dominato dall'attività del dio fabbro e dal calore del fuoco, efficace contrappunto alla presenza luminosa di Venere. Vulcano è rappresentato nel pieno della sua energia nell'atto di forgiare i metalli di un'armatura. L’ambientazione si avvale di un uso sapiente della luce artificiale, con i bagliori del fuoco che rischiarano i volti ed esaltano le superfici metalliche e i tessuti: un interesse per gli effetti luministici che rivela la probabile conoscenza della pittura di Caravaggio. La tela presenta, in effetti, un'intrigante commistione di elementi formali ed espressivi che la pongono all'intersezione di elementi caravaggeschi, fiammingo-olandesi, spagnoli e soprattutto genovesi, in particolari legati a Domenico Fiasella detto il Sarzana. Questo incrocio di stili ha suggerito per l'opera il riferimento a Giovanni Battista Casoni, che del Fiasella fu l'allievo migliore e più dotato di un'autonoma personalità artistica.