Presale L’ARTE È UN SOGNO. PARTE I
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Lot 1 Enrico Benetta (1977)
Passione, 2005
Acrilico, smalto e sabbie su carta applicata su tela
125 x 85 cm
Firma: “EB”, “Enrico Benetta” sul verso
Data: “settembre 2005” sul verso
Altre iscrizioni: “Per autentica” sul verso
Elementi distintivi: sul verso, timbro della Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso dell'opera, certificato di originalità della Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna, con titolo e dati relativi all’opera; fotocertificato firmato dall'artista, non datato
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 2 Adriano Piotto (1952)
Senza titolo, 2003
Acrilico su tela
80 x 60 cm
Firma: “apiotto” al recto
Data: “03” al recto
Elementi distintivi: timbro dell’artista sul telaio e sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 3 Danilo Soligo (1920 - 2016)
Natura morta, 1983
Olio su tavola
39,6 x 30 cm
Firma: “D. Soligo” al recto
Data: “1983” al recto
Altre iscrizioni: “Danilo Soligo” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 4 Ottorino Stefani (1928 - 2016)
Composizione con girasoli, 1982
Olio su tavola
30 x 40 cm
Firma: “Stefani” al recto; “Ottorino Stefani” sul verso
Data: “1982” sul verso
Altre iscrizioni: sul verso “Composizione con girasoli olio, 1982 30 × 40” e “Per la dogana Vienna 1 comp. con girasoli”
Elementi distintivi: sul verso timbro con nome e indirizzo dell’artista
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Nativo di Volpago del Montello, Stefani ha vissuto gran parte della sua vita a Montebelluna. Legato a personalità della cultura locale come Orazio Celeghin e Manlio Dazzi, frequentò l’Accademia di Belle Arti e la Facoltà di Architettura di Venezia, avvicinandosi alla lezione di Bruno Zevi e Carlo Scarpa. Si laureò nel 1978 con una tesi su Antonio Canova, autore cui dedicò importanti studi, così come a Noè Bordignon, Luigi Serena, Luigi Bianchi Barriviera e Renzo Biasion. Per trent’anni insegnò disegno e storia dell’arte presso l’Istituto Magistrale di Montebelluna, dedicandosi costantemente alla pittura. A Ottorino Stefani si devono anche numerose raccolte poetiche ed il saggio "Itinerari autobiografici". Bibliografia di confronto: Marco Goldin e Alberico Sala, a cura di, "Ottorino Stefani", Cornuda, 1989. -
Lot 5 Roberto Poloni (1938)
Allegria su Montebelluna
Olio su tela
75 x 50 cm
Firma: “Poloni” al recto; “Roberto Poloni” sul verso
Altre iscrizioni: “Allegria su Montebelluna” e “opera mia autentica” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 6 Alessandro Varotari detto il Padovanino (1588 - 1649)
Venere
Olio su tela
69,5 x 155 cm
Elementi distintivi: sul verso, etichetta antica scritta a mano “n. 16 Titian's Venus”; etichetta della Veneto Banca con riferimenti di inventario
Provenienza: collezione Lorenzo Furegon; Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: Scheda di Ugo Ruggeri, non datata, come Padovanino
Stato di conservazione. Supporto: 70% (reintelo)
Stato di conservazione. Superficie: 90%
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Caratterizzato dallo splendido accordo del corpo dorato di Venere, contro lo sfondo tenebroso del paesaggio notturno e il grande drappo porpora, il dipinto appartiene alla maturità del Padovanino, formatosi sull'opera di Tiziano e maestro di Pietro Liberi, Pietro della Vecchia, Giulio Carpioni ed altri artisti fortemente legati ai modelli del rinascimento veneziano. Tipici dell'artista sono anche il volto, il gioco della mano piegata, le ampie geometrie del panneggio, le ombreggiature che gradualmente uniscono l'incarnato con lo sfondo, il veloce pennellare che disegna le trasparenze. Nel 2021, l'opera è stata sottoposta ad una serie di analisi (per cura di Diagnistica Fabbri, la cui relazione riprendiamo ampiamente a seguire) comprendenti radiografia, riflettografia infrarossa, infrarosso a falsi colori e fluorescenza ultravioletta, allo scopo di determinarne le tecniche esecutive e lo stato di conservazione, i cui risultato hanno confortato la attribuzione. In radiografia, in particolare, è emersa la sovrapposizione di almeno due studi per la testa, con diverse inclinazioni ed il conseguente spostamento anche di occhio, naso e bocca, con una capigliatura quasi sciolta nella stesura originale, in seguito raccolta in una coda bassa sotto la nuca e ridotta grazie a lunghe pennellate fluide, visibili in all'infrarosso, di cui si dirà meglio a seguire. Similmente il seno presenta uno sdoppiamento del contorno, in quanto ridotto in ultima stesura. La ripresa in riflettografia infrarossa ha inoltre evidenziato un tratto scuro, piuttosto opaco, dunque a probabile composizione carboniosa, che definisce le anatomie del soggetto e i dettagli della vegetazione Intorno al corpo di Venere, accanto a questo disegno fine eseguito probabilmente con un medium secco, risaltano con nitidezza uno o più segni ampi e dal tratto fluido, i quali seguono precisamente il contorno delle forme, con l'effetto di accentuare il chiaroscuro di raccordo allo sfondo, favorendo la resa plastica delle forme: osservando in particolare l'ascella, si può vedere come il lungo tratto di pennello serva ad ampliare leggermente la dimensione del braccio e del busto. Nel panneggio, questo trattamento rappresenta l'ombra proiettata dal corpo sul drappo rosso. Nella zona delle caviglie e degli avambracci, allo stesso modo, si riscontra la compresenza di disegno preparatorio e pennellate scure, mentre le mani mostrano chiari segni di ridefinizione dei contorni e, in alcuni casi, di riposizionamento delle dita prima di giungere all’impostazione finale. All'infrarosso, inoltre, la vegetazione sullo sfondo acquisisce maggiore leggibilità nei dettagli, che tendono invece a perdersi nell’osservazione ad occhio nudo a causa delle tinte scure presenti: nella ripresa riflettografica, anche in falso colore, diviene quindi ben visibile il profilo dello scoiattolo il quale, oltretutto, è stato realizzato in sovrapposizione al tronco su cui poggia. Si può così tornare ad una immagine più vicina alla ideazione dell'artista, dal punto di vista della profondità dell'immagine. All'ultravioletto non sono emersi danni di rilievo alla pellicola pittorica, tanto che i ritocchi pittorici appaiono sporadici e circoscritti ad aree limitate, ma si è osservata la compresenza di ritocchi scuri e altri meno evidenti, segno che il dipinto è stato restaurato in almeno due occasioni cronologicamente distinte.
La piena attribuzione della tela a Padovanino è stata avanzata da Ugo Ruggeri, autore del catalogo ragionato dell'artista (Soncino, 1993), previo esame dal vero. Secondo lo studioso, la tela si mostra «certa e autografa» nel «confronto con sue opere quali il 'Trionfo di Teti' dell'Accademia Carrara di Bergamo - che completava la serie delle copie dei 'Baccanali' di Tiziano dipinte dall'artista nel suo giovanile viaggio romano (cfr. U. Ruggeri, "Il Padovanino", in "Saggi e Memorie di Storia dell'Arte", 16, 1988, p. 27, fig. 11) - la 'Arianna abbadonata' in collezione privata (Ruggeri, cit. fig. 13), la 'Venere e Adone' in Palazzo Madama a Roma (Ruggeri, cit., fig. 32) e numerosi altri dipinti nei quali il Padovanino si esercita nella rivisitazione dei modi giovanili di Tiziano, in modi di classicismo cromatico che gli sono del tutto tipici. Siamo qui di fronte, molto probabilmente, ad un'opera della prima maturità del Padovanino, quando cioè il rapporto con l'arte del Vecellio è più sentito e fondato, e non ancora alterato da quei manierismi grafici e cromatici che caratterizzano l'arte del Padovanino nella seconda fase della sua attività, successiva all'esecuzione della 'Morte di Procri' della collezione Donzelli di Firenze, datata 1631». Lo specialista - riservandosi «la pubblicazione in adeguata sede scientifica» - conclude segnalando che si tratta di un'opera «assolutamente tipica dell'artista, di qualità molto alta nella manovra cromatica affocata che distingue tanto la figura quanto il paesaggio retrostante e la marina, anch'essa tipicamente tizianesca».
Marco Horak, in una dettagliata scheda critica, attribuisce l'opera piuttosto alla bottega di Padovanino, in stretta adesione alle riflessioni del maestro su Tiziano: «Il dipinto in esame evidenzia in ogni sua parte la lezione del cadorino: dalla tipica cromia di stretta derivazione, all’uso sapiente dei contrasti luministici e degli sfumati, che rendono il corpo di Venere quasi tridimensionale, il tutto in osservanza di quei dettami che permisero alle opere uscite dalla bottega del Padovanino di continuare in maniera spesso accademica la grande tradizione
cinquecentesca, rimanendo egli estraneo alle nuove tendenze della pittura veneta. Il modellato sicuro ed il cromatismo prezioso del pittore e del suo atelier hanno saputo imprimere alla
produzione una formale eleganza che trovò la sua massima espressione nelle molte rappresentazioni mitologiche di chiaro significato erotico, come la Venere in oggetto, che furono commissionate anche da diversi eruditi committenti, come i letterati dell’Accademia degli Incogniti. Si tratta di dipinti improntati all’erotismo, dove il pittore esibisce nudi candidissimi e sensuali di grande effetto visivo e purezza classica, che riescono talvolta a precorrere di oltre un secolo l’impatto di Sebastiano Ricci o di Giovanni Antonio Pellegrini». Secondo lo studioso, «La definizione di una precisa ipotesi attributiva, tale da essere condivisa anche dalla critica prevalente, in ordine all’indicazione dell’autore (o degli autori?) dell’opera non è un esercizio di semplice attuazione e, in assenza di ulteriori riferimenti o improbabili ritrovamenti di nuove fonti documentarie, rimane un problema ancora aperto, anche in considerazione del non trascurabile numero di pittori che sono passati attraverso la bottega del Padovanino, fra i quali pure la sorella Chiara e il figlio Dario Varotari il Giovane, che si rivelò un talentuoso personaggio eclettico (fu infatti un valente incisore, pittore e ritrattista, autore di componimenti poetici in lingua veneta e librettista d’opera). Rimane comunque la considerazione che trattasi di un’opera di qualità molto elevata in cui sembrerebbero non potersi escludere interventi diretti dello stesso Alessandro Varotari, più noto come “Padovanino”».
Sono state espresse ulteriori autorevoli opinioni in favore della piena attribuzione a Padovanino, ovvero a Ludovico David (1648-1739) o Ludovico Dorigny (1654-1742).
Ringraziamo Marco Horak e Davide Bussolari (Diagnostica Fabbri) per il supporto nella catalogazione dell'opera. -
Lot 7 Mikail Ciomakov (XX secolo)
Nudo di donna
Olio su masonite
48 x 68,5 cm (luce)
Firma: “M. Yomakob” al recto
Elementi distintivi: sul verso, una etichetta anonima con dati dell’opera; etichetta della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Autore surrealista bulgaro, si è diplomato all'Accademia d'Arte di Sofia, specializzandosi in design. Ha lavorato come come scenografo per la televisione e nel teatro Sliven come sceneggiatore. Dopo l'Accademia, si appassiona al surrealismo di Salvador Dalì, che lo influenza molto. Prima del 1989 ha lavorato per "Hemus", un'organizzazione per l'esportazione di opere d'arte bulgare all'estero. Pochi mesi prima della caduta del regime comunista in Bulgaria, durante la cosiddetta perestrojka, ottenne un passaporto turistico. Già alla sua prima mostra all'estero, a Nîmes, tutti i suoi quadri vengono acquistati. In Italia si è appoggiato alla galleria Sterling. Trasferitosi ad Ancona, a Villa Lauri, inizia una forte produzione per il mercato italiano. Dopo cinque anni, rientra in Bulgaria, dove si dedica all'insegnamento di teoria dell'arte, pittura, illustrazione e performance presso la New Bulgarian University (Svetoslava Bancheva, "Михаил Чомаков: Отидох в Рим с трабант, станах художник на Камората", e-vestnik.bg, 05.11.2007). -
Lot 8 Edouard Pignon (1905 - 1993)
Senza titolo
Litografia su carta
70 x 50 cm
Firma: “Pignon” al recto in lastra
Altre iscrizioni: tiratura “52/90” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario; una etichetta anonima con dati dell’opera
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 9 Augusto Murer (1922 - 1985)
Nudo di donna, 1972
Bronzo patinato a cera persa, esemplare unico
36,5 x 9,1 x 13,7 cm (scultura)
6 x 17,9 cm (basamento)
Firma: “A. Murer” iscritto in fusione
Data: “72” iscritto in fusione
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: fotocertificato datato 5 febbraio 1973, firmato dall'artista
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Come segnala Murer nel fotocertificato, si tratta di una "scultura fusa in un solo esemplare con la tecnica della cera persa". -
Lot 10 Filiberto Bartoli (1943)
Ocio fioi xe’ rivà el mato Cabibo dei Strafanici
Matita e colori acrilici su compensato
80 x 100 cm
Firma: “Bartolo Filiberto” in colore al recto e in pennarello al verso
Data: “72” in colore al recto e a pennarello al verso
Elementi distintivi: timbro circolare ed etichetta del Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea di Arona, 1972; due timbri dell’autore con dati dell’opera; su un lato della cornice due etichette con riferimenti inventariali di cui una anonima e l’altra della Banca Popolare di Intra; sul fronte della cornice etichetta con titolo
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Esposizioni: Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea di Arona, maggio 1972
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Nei dialetti veneto-giuliani, "cabibo" o "cabibbo" (con raddoppiamento popolare della esplosiva labiale) significò "uomo scaltro e malfido" e, in seguito, "sciocco", e fu anche utilizzato come offesa nei confronti degli immigrati dal Meridione. La parola deriva dall'arabo "habíb" (amico), voce usata, in particolare negli eserciti islamici per rivolgersi a persona sconosciuta ma vicina, e poi assunta nei dialetti italici. La parola "strafanici", invece, è di uso triestino e significa cose di poco valore, cianfrusaglie, ninnoli. Deriva forse dal latino "extra faniculum", gli ex-voto che venivano appesi fuori dai tempietti e che il tempo e le intemperie rovinavano inesorabilmente. Alternativamente, può descrivere un buono a nulla, una persona poco seria, senza carattere… insomma: uno "strafanìc".
Il significato del quadro è allora - "Occhio ragazzi, è arrivato l'amico delle chincaglierie".
Ricorda l'autore, in una conversazione telefonica di supporto alla schedatura (15.12.2020), di aver irriverentemente utilizzato, per comporre l'immagine, alcune opere d'arte presentate alla contemporanea Biennale di Venezia. -
Lot 11 Biagio Castilletti (1966)
Roma, 2007
Acrilico su tela
40 x 40 cm
Firma: “Biagio Castilletti” sul verso e sul telaio
Data: “2007” sul verso
Altre iscrizioni: “Roma” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Castilletti reinterpreta il paesaggio urbano, lavorandovi come un pittore di vedute, ma a partire da stampe o foto antiche. Restituisce così di Roma,in particolare delle sue prospettive più famose, un'immagine poetica e inusitata. -
Lot 12 Ippolito Caffi (1809 - 1866)
Benedizione di Pio IX a piazza San Pietro, 1856 circa
Olio su tela
26 x 40,7 cm
Firma: “CAFFI” al recto; “IP. ° CAFFI a Roma” sul telaio
Elementi distintivi: al recto, etichetta di metallo con nome autore e titolo sulla cornice; sul telaio, due etichette con numeri “5” e “48”
Provenienza: Kunsthaus Wilhelm Ettle, Francoforte sul Meno (1943); collezione privata; Auktionshaus Wilhelm M. Döbritz, Francoforte sul Meno (16.06.2007, l. 40; € 95.940); Veneto Banca SpA in LCA
Bibliografia: Gemälde neuer und alter Meister, Plastik, Aquarelle, Zeichnungen, Möbel, antike Teppiche aus oberhessischem und verschiedenem. Katalog nr. 103, catalogo della vendita, Francoforte sul Meno, 1943, p. 10 n. 48 (con il titolo Der Petersplatz in Rom)
Esposizioni: Gemälde neuer und alter Meister, Plastik, Aquarelle, Zeichnungen, Möbel, antike Teppiche aus oberhessischem und verschiedenem, Kunsthaus Wilhelm Ettle, Francorte sul Meno 23 – 24 febbraio 1943
Stato di conservazione. Supporto: 80% (danno alla tela, suturato al verso)
Stato di conservazione. Superficie: 90% (craquelures)
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Ippolito Caffi (Belluno 1809 – Lissa 1866) può essere a pieno titolo considerato l’ultimo erede della grande tradizione del vedutismo veneto, genere rinnovato dall’artista attraverso lo studio del vero. È, tuttavia, decisiva per la formazione del suo linguaggio l’esperienza romana. Trasferitosi nel gennaio 1832, venne in contatto con la comunità artistica internazionale residente nella città eterna, apprezzando Camille Corot e William Turner. Le variazioni della luce, dalle prime ore dell’alba fino alla notte, sono l’elemento caratterizzante delle sue più celebri vedute replicate con varianti. Il soggiorno romano fu interrotto da periodi trascorsi a Venezia, Milano e Trieste e tra il 1843 e il 1844 da un viaggio in Oriente che toccò Napoli, Atene, la Turchia, la Palestina e l’Egitto. Spirito irrequieto e fervente patriota, nel 1848 partecipò alle battaglie per l’indipendenza di Venezia e, costretto all’esilio, viaggiò tra il nord Italia, Londra, la Spagna e Parigi, per tornare nuovamente a Roma nel 1855. Nel 1860 si aggregò all’esercito garibaldino e morì il 20 luglio 1866 durante la battaglia navale di Lissa nell’affondamento della nave 'Re d’Italia', su cui si era imbarcato per registrare le imprese belliche contro gli austriaci.
Piazza San Pietro è uno dei motivi su cui Caffi torna più volte, tanto negli anni Quaranta quanto nel secondo soggiorno romano tra il 1855 e il 1857, per rispondere alle richieste della sua nutrita schiera di committenti con varianti nella luminosità, nelle condizioni atmosferiche e nella presenza o meno di figure umane. Come notato da Federica Pirani, è questo uno dei temi in cui la scelta del taglio permette di porre in relazione l’artista con le ricerche dei protofotografi attivi a Roma in questi stessi anni (Federica Pirani, scheda “Benedizione papale a San Pietro”, in Annalisa Scarpa, a cura di, "Caffi. Luci del Mediterraneo", catalogo della mostra, Milano, 2005, p. 271 n. 47).
In particolare, l’opera in esame fa parte di uno specifico sottogruppo caratterizzato dalla presenza della folla festante in attesa della benedizione papale, uno degli eventi di maggior rilievo del calendario romano sia per i fedeli locali sia per i turisti di passaggio. Si segnalano, in particolare, i dipinti pubblicati nel catalogo della mostra "Caffi. Luci del Mediterraneo" (p. 146 n. 47, Roma, Museo di Roma, inv. MR 5680; p. 148 n. 49, collezione privata) e nella monografia curata da Ferdinando Peretti (Ferdinando Peretti, "Ippolito Caffi 1809-1866", Roma, 2016, p. 84 nn. 45-46, entrambi collezione privata; p. 85 nn. 47-48, entrambi collezione privata, p. 86, n. 49, Venezia, Ca’ Pesaro; p. 87, nn. 51-52, entrambi collezione privata; p. 88, nn. 53-54, entrambi collezione privata). La data 1843 del primo dipinto della serie e 1856 dell’ultimo documenta come Caffi ritorni costantemente nel corso del tempo sullo stesso motivo. L’analisi stilistica dell’opera, caratterizzata da un segno veloce e compendiario, permette di collocare la veduta nel secondo soggiorno romano. La piazza è raffigurata da un punto di vista leggermente rialzato, probabilmente da uno dei palazzi che occupavano la Spina di Borgo, demolita tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento per creare via della Conciliazione, immersa nella luce zenitale del mezzogiorno, ora in cui il pontefice si affacciava dalla Loggia delle benedizioni protetto da un baldacchino bianco, come dimostrano le ombre corte e il chiarore quasi abbagliante degli edifici. La folla, seppur resa in maniera compendiaria, è attentamente studiata nei suoi costumi, registrando l’intera società romana dai popolani ai nobili, dagli zuavi pontifici ai forestieri. È, infatti, noto che Caffi fosse solito recare sempre con sé un taccuino su cui ritraeva la gente comune. Il dipinto in esame, comparso sul mercato nel 2007 a Francoforte sul Meno, doveva appartenere a una collezione tedesca almeno sin dall’inizio del Novecento, come attestato dal catalogo della vendita “Gemälde neuer und alter Meister, Plastik, Aquarelle, Zeichnungen, Möbel, antike Teppiche aus oberhessischem und verschiedenem” tenutasi presso la Kunsthaus Wilhelm Ettle nel febbraio 1943.
Teresa Sacchi Lodispoto -
Lot 13 Enrico Benetta (1977)
Senza titolo
Acrilico, smalto e sabbie su carta applicata su tela
155 x 105 cm
Firma: “Benetta”, “EB” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 14 Italia (XIX secolo)
Dominio veneto nell'Italia
Stampa acquerellata a mano su carta
40,5 x 54,6 cm (luce)
Elementi distintivi: al verso, etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna, con riferimento inventariale
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 80% (carta ingiallita, scoloritura)
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Lot 15 Elio Ciol (1929)
Sprazzi di primavera, Bosco del Cansiglio, 2005
Stampa offset su carta
35 x 50,8 cm (luce)
48 x 68 cm (Foglio)
Altre iscrizioni: “SPAZZI DI PRIMAVERA, Bosco del Cansiglio, maggio 2001” al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Foglio da un calendario realizzato da Veneto Banca per celebrare l’opera fotografica di Ciol. Bibliografia di riferimento: Aa. Vv., "Elio Ciol. Ascoltare la luce / Listen to the light", Sottomarina di Chioggia - Venezia, 2003 -
Lot 16 Pietro Spinetta (1947)
Campagna trevigiana (riproduzione da G. Ciardi), 2006
Olio su tela
45 x 116 cm
Altre iscrizioni: "Ciardi" al recto
Elementi distintivi: sul verso, etichetta dell’artista con dati relativi all’opera
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 17 Roberto Poloni (1938)
Ponte di Rialto. Venezia
Olio su tela
80 x 99,8 cm
Firma: “Poloni” in colore al recto; “Roberto Poloni” a pennarello al verso della tela
Altre iscrizioni: titolo e autentica a pennarello al verso della tela
Elementi distintivi: 5 timbri della galleria d’arte La Saletta (2 sulla tela e 3 sul telaio)
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 18 Giuseppe Bernardino Bison (1762 - 1844), cerchia di
Venezia: San Giorgio Maggiore dal Canal Grande
Olio su tela
26 x 36 cm
Elementi distintivi: sul telaio e sulla verso della cornice, numeri probabilmente relativi al lotto di vendita
Provenienza: Cesare Lampronti srl; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: fotocertificato a firma di Cesare Lampronti relativo alla presente e ad altra opera, datato 21 febbraio 2006, ed inoltre scheda critica su carta intestata di Cesare Lampronti
Stato di conservazione. Supporto: 70% (reintelo)
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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La piccola veduta fa parte di un insieme di quattro, non necessariamente nato come gruppo unitario, attribuito a Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844) da Cesare Lampronti, che vi ha anche dedicato una approfondita scheda, mettendo in luce, eccezion fatta per la tela in esame, i rapporti con prototipi canalettiani recensiti da W. G. Constable e J. G. Links, in "Canaletto. Giovanni Antonio Canal 1697-1768", Oxford, 1989, nn. 95, 113 e 228 (tavv. 27, 29, 47).
Infatti, essa «raffigura la Chiesa di San Giorgio Maggiore visibile in distanza e, a destra, in primo piano, la punta della Dogana. Si tratta dell'unica veduta inedita, non essendo presente nel catalogo di Canaletto. Questi, infatti, aveva dipinto la stessa veduta, ma più ravvicinata e da un'angolazione differente con la chiesa che appare quasi centralmente», riprodotta in Constable-Links, I, n. 299, II, n. 299, tav. 57 (Lampronti, scheda, p. 2).
La attribuzione è considerata da revisionare da Charles Beddington (comunicazione del 24 maggio 2021), Giuseppe Pavanello (comunicazione del 24 maggio 2021) e Anna Bozena Kowalczyk (comunicazione del 17 giugno 2021).
Ringraziamo Charles Beddignton, Anna Bozena Kowalczyk e Giuseppe Pavanello per il supporto dato nella catalogazione dell'opera. -
Lot 19 Giuseppe Bernardino Bison (1762 - 1844), cerchia di
Venezia: il molo verso est con l’imbocco del Canal Grande
Olio su tela
26 x 35,6 cm
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: fotocertificato a firma di Cesare Lampronti relativo alla presente e ad altra opera, datato 21 febbraio 2006, ed inoltre scheda critica su carta intestata di Cesare Lampronti
Stato di conservazione. Supporto: 70% (reintelo)
Stato di conservazione. Superficie: 90%
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La piccola veduta fa parte di un insieme di quattro, non necessariamente nato come gruppo unitario, attribuito a Giuseppe Bernardino Bison (1762-1844) da Cesare Lampronti, che vi ha anche dedicato una approfondita scheda, mettendo in luce, per tre su quattro delle opere, i rapporti con prototipi canalettiani recensiti da W. G. Constable e J. G. Links, in "Canaletto. Giovanni Antonio Canal 1697-1768", Oxford, 1989, nn. 95, 113 e 228 (tavv. 27, 29, 47).
Infatti, la veduta in esame «è ripresa dalla parte opposta della riva lasciando la colonna di San Marco alle spalle. Sulla destra si erge la colonna di San Teodoro, dietro la quale appaiono gli edifici della Libreria, della Zecca, dei Granai e del Fonteghetto della Farina. A sinistra, verso l'ultimo piano, si apre l'ingresso del Canal Grande, delimitato a sinistra dalla Punta della Dogana, dietro la quale spuntano la cupola e la chiesa di Santa Maria della Salute». L'immagine dipende da un prototipo di Canaletto che ebbe «grande diffusione tra i vedutisti del Settecento, anche attraverso le incisioni tratte dagli originali dal Visentini per la realizzazione della serie di acqueforti a stampa dai dipinti più famosi del grande maestro veneziano» (Lampronti, scheda, p. 2).
La attribuzione è considerata da revisionare, in modo indipendente, da Charles Beddington (comunicazione del 24 maggio 2021), Giuseppe Pavanello (comunicazione del 24 maggio 2021) e Anna Bozena Kowalczyk (comunicazione del 17 giugno 2021).
Ringraziamo Charles Beddignton, Anna Bozena Kowalczyk e Giuseppe Pavanello per il supporto dato nella catalogazione dell'opera. -
Lot 20 Bruno Saetti (1902 - 1984)
Senza titolo
Litografia su carta
54,7 x 45 cm (lastra)
Firma: “Saetti” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “28/60” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Galleria d’Arte Martinazzo di Montebelluna; etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 21 Miljenko Bengez (1954)
Gondole
Serigrafia su carta
59,7 x 119,7 cm (lastra)
Firma: “M. Bengez” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “104/150” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Galleria d’Arte Martinazzo di Montebelluna con titolo e dati relativi all’opera; etichetta della Veneto Banca con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lot 22 Riccardo Galuppo (1932 - 2014)
Presso il Montello, 1952-1954 (?)
Olio e acrilico su tela di sacco preparata
85 x 95 cm
Firma: “GALUPPO” in colore al recto; “GALUPPO Riccardo” a pennello al verso
Altre iscrizioni: titolo, prezzo e indirizzo dell’artista a pennello al verso
Elementi distintivi: etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimento inventariale
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Autodidatta, Galuppo si dedica alla pittura durante il soggiorno presso il Piccolo Cottolengo di Don Orione a Milano, dove era ospite dal 1946, a seguito di un incidente con una bomba a mano che gli causò l'amputazione di entrambi gli avambracci. Fa ritorno a Padova nel 1950; nel 1951 tiene la sua prima mostra personale nella galleria "Coccodrillo" in Piazza Cavour, esponendo 14 dipinti selezionati dal pittore padovano Toni Menegazzo.
Nel 1952 tiene una personale al "Salotto Sanmartino" di Piazza Garibaldi e nel 1954 nella sala Egiziana del Caffè Pedrocchi. Un viaggio in Francia nel 1958 (Parigi, Normandia e Bretagna) fanno emergere la poetica realistico-espressionista di Galuppo, già presente nelle opere che vanno dal 1952 al 1954, che hanno come soggetto le demolizioni di interi quartieri padovani, in particolar modo del quartier "Conciapelli". Analogo per soggetto, ancorché ambientato al Montello, il dipinto in catalogo.
Galuppo ha partecipato alla IX Quadriennale di Roma (1965-66). Una sua opera fa parte della collezione dei Musei civici agli Eremitani di Padova. -
Lot 23 Armando Pizzinato (1910 - 2004)
Squero di San Trovaso
Serigrafia su carta
40 x 56 cm (lastra)
Firma: illeggibile al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “20/90” al recto a matita
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Galleria d’Arte Martinazzo; etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria d’Arte Martinazzo, Montebelluna; Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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L'opera è la traduzione in serigrafia di un dipinto apparso in asta presso Gregory's, Bologna, il 27 aprile 2023 (lotto 65). -
Lot 24 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
Le giostre
Olio su tela
83 x 118 cm
Altre iscrizioni: “Dipinto proveniente dall’ex “Hotel Marino” alla Scala di Milano staccato dalla boiserie d’ingresso nel 1923 in occasione dei lav. di trasformazione” sul verso
Provenienza: Finarte, Roma (10.04.2003, l.261, € 5.400); Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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