Presale 389 - DIPINTI ANTICHI DAL XVI AL XIX SECOLO
-
Lot 49 Mattia Preti
(Taverna 1613 - La Valletta 1699)
Santo apostolo Olio su tela cm. 134x95. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Nicola Spinosa.
Il dipinto reca iscrizione a pennello sul cartiglio al margine destro: "CARNIS RE / SURRECTIO / NEM".
Questa intensa e possente figura di santo è attribuita a Mattia Preti da Nicola Spinosa, che ne colloca l’esecuzione negli anni napoletani dell’artista, tra il 1653 e il 1660, prima del definitivo trasferimento a Malta. Il dipinto, caratterizzato da un forte naturalismo e da una vibrante resa luministica, raffigura un apostolo identificabile probabilmente con san Giuda Taddeo, secondo un’iconografia cara alla produzione matura del Cavalier Calabrese.
Come osserva Spinosa, l’opera presenta stringenti affinità stilistiche con altre tele di soggetto analogo realizzate da Preti negli stessi anni, tra cui la Vocazione di San Matteo della chiesa di San Pietro a Maiella a Eboli, il Convito in casa del fariseo del Museo di Capodimonte e il San Paolo Eremita del Cleveland Museum of Art. La vigorosa costruzione chiaroscurale, l’intensità espressiva del volto e la ricca materia pittorica costituiscono ulteriori elementi a conferma dell’autografia del maestro. -
Lot 50 Virginia Vezzi o da Vezzo
(Velletri 1601 - Prigi 1638)
Ritratto di giovane gentildonna (Autoritratto?) Olio su tela cm. 60,5x50. Con cornice antica Trasferitasi con la famiglia a Roma nel 1611, Virginia mostrò subito un'eccellente predisposizione artistica, ma non sappiamo con esattezza presso quale bottega avvenne la sua prima formazione. Di sicuro dal 1622 risedette in via Frattina, dove l'anno seguente prese alloggio anche Simon Vouet, appena trasferitosi nell'Urbe, e di lì a poco Virginia iniziò a frequentare la sua bottega divenendo sua egregia seguace. Nel 1624 fu ammessa all'Accademia di San Luca, tra le poche donne a ricevere questo pubblico riconoscimento nel XVII secolo, e nel 1626 si sposò con Vouet nella chiesa di San Lorenzo in Lucina. Nel 1627 la coppia si trasferì a Parigi, dove Virginia continuò a operare come artista e insegnante di disegno, posando a più riprese in opere del marito sino alla morte prematura che la colse nel 1638. Il bellissimo dipinto che qui si presenta può essere ritenuto il suo possibile autoritratto grazie al confronto sia con l'incisione di Claude Mellan con la sua effige, eseguita a Roma nel 1626, sia col disegno che la ritrae eseguito nel 1636 dalla sua allieva Marie Metezeau e oggi al Musée des Beaux-Arts di Rennes.
Simon Vouet (les années italiennes 1613 / 1627), cat. della mostra Nantes - Besançon, 2008 - 2009, Hazan, Vanves 2008, pp. 25-26, fig. 5. Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.
-
Lot 51 Giuseppe Bartolomeo Chiari
(Roma 1654 - 1727)
a) Allegoria della Prudenza; b) Allegoria della Fortezza. Coppia di dipinti Olio su tela cm. 33x29,3 cad. Con cornice Si tratta di due bozzetti preparatori in vista della decorazione ad affresco della cappella Rospigliosi nella chiesa romana di San Francesco a Ripa. A Giuseppe Chiari, al principio del secondo decennio del Settecento, fu affidata tutta la decorazione pittorica della cappella: eseguì così la pala d'altare raffigurante S. Pietro d’Alcantara e S. Pasquale Baylon in adorazione eucaristica e i quattro ovali del soffitto raffiguranti Allegorie di Virtù. A due di questi ultimi affreschi fa chiaramente riferimento la nostra coppia di tele, in cui Chiari riversa tutta la sua sapienza ed eleganza compositiva, nel solco classicista del suo maestro Carlo Maratti, come pure le sue impeccabili virtù disegnative. Asta Sotheby's, Londra 10 dicembre 2003, lotto 35; Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma. -
Lot 52 Paolo Anesi
(1697 - 1773)
Veduta di Loreto con il monte Conero sullo sfondo, carrozza, pellegrini e viandanti Olio su tela cm. 66x112. Con cornice Salvator Rosa antica Questo magnifico paesaggio di Paolo Anesi mostra una rara veduta di Loreto, con la fiancata del santuario della Santa Casa emergere originalmente sullo sfondo, inquadrata tra due maestose querce a fare da quinta in primo piano. Il dipinto presenta una fattura raffinatissima, con i tronchi e le foglioline delle chiome degli alberi minutamente descritte, la sontuosa carrozza a due cavalli col mendicante che si avvicina a chiedere l’elemosina, la tipica coppia di pastori a riposo e l’accurata raffigurazione topografica della città fortificata sullo fondo. Nella strada retrostante si notano alcuni viandanti, forse pellegrini in cammino verso il santuario, mentre il monte Conero affacciato sul mare domina la zona destra della composizione. Il paesaggio è immerso nella diffusa luminosità tipica di Anesi e impaginato secondo il suo peculiare senso panoramico, che conferisce all’immagine un’ariosità, uno sviluppo compositivo e un lirismo lieve e leggiadro degni delle sue più felici vedute dal vero, come la Veduta del Campidoglio e di Campo Vaccino del Museo di Roma, o la Veduta del Tevere a Ponte Rotto della Walters Art Gallery di Baltimora. Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1992); collezione privata, Roma -
Lot 53 Gaspare Traversi
(Napoli 1722 - Roma 1770)
La danza degli sposi Olio su tela cm. 57,5x70,5. Con cornice antica Questo dipinto, rilevante e sicura opera autografa di Traversi, costituisce una preziosa testimonianza al contempo artistica, sociale e documentaria. Testimonia, infatti, delle regole e delle pratiche vigenti nell'ambito degli accordi coniugali fra famiglie che prevedevano ritualmente la stesura di un contratto matrimoniale davanti a un notaio, che vincolava il padre della sposa al versamento di una dote, seguito da un danza aperta dai due sposi al centro del salone della casa in cui aveva luogo il rituale. Quest'ultimo atto è quello rappresentato nel dipinto di Traversi qui in oggetto, che ha il suo probabile pendant nel Contratto nuziale oggi conservato nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini. L'artista adotta qui un registro disincantato e venato di un'ironia sottilmente malinconica, capace di introdurre una nota grottesca nella registrazione apparentemente oggettiva del rituale borghese.
La moda in cinque secoli di pittura, cat. della mostra, Torino 1951, p. 73, fig. 124; F. ANTAL, Hogart and his place in European art, Londra 1962, p. 105, figg. 86a e 87b; F. BOLOGNA, Gaspare Traversi nell'Illuminismo europeo, Napoli 1980, p. 55 fig. 37; N. SPINOSA, Pittura Napoletana del Settecento. Dal Rococò al Classicismo, Napoli 1987, p. 101, fig. 115; Gaspare Traversi. Napoletani del '700 tra miseria e nobiltà, cat. della mostra, a cura di N. Spinosa, Napoli Castel Sant'Elmo 2003-2004, pp. 130-131, n. 33b. Collezione Nigro, Genova; Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1997); collezione privata, Roma. La moda in cinque secoli di pittura, Torino, Palazzo Madama 1951;
Luce sul Settecento. Gaspare Traversi e l'arte del suo tempo in Emilia, a cura di L. Fornari Schianchi e N. Spinosa, Parma, Galleria Nazionale di Palazzo della Pilotta, 2004, pp. 136-137, n. 40b;
Gaspare Traversi. Napoletani del '700 tra miseria e nobiltà, a cura di N. Spinosa, Napoli, Castel Sant'Elmo, 2003-2004, pp. 130-131, n. 33b. -
Lot 54 Artista francese, fine XVIII secolo
()
Giovane coppia elegante in visita ad una suonatrice d'arpa Olio su rame cm. 18,5x27,5. Con cornice in bronzo dorato Questo delizioso rame neoclassico, già parte della collezione di Gianni Versace, nella sua eleganza e chiarezza compositiva richiama lo stile di Jacques Sablet (Morges, Svizzera, 1749 – Parigi 1803), figura di primo piano della pittura del Grand Tour della seconda metà del Settcento. Collezione Gianni Versace; Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma. -
Lot 55 Pierre François Léonard Fontaine
(Pontoise 1762 - Parigi 1853)
Capriccio con rovine e monumenti romani, un gruppo di turisti e la statua del Marte Ludovisi Tempera su carta cm. 49x62,5. Con cornice coeva Il dipinto reca firma e data sul piedistallo della statua: "FONTAINE / 1815". Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma. -
Lot 56 Etienne Parrocel detto Le Romain
(Avignone 1696 - Roma 1775)
Ritratto di gentiluomo in veste da camera Olio su tela cm. 97,5x73. Con cornice coeva Il dipinto reca al retro della prima tela un'antica iscrizione a pennello: "DIPINTO IN ROMA / DA STEFANO PARROCEL / 1751".
Questo magnifico dipinto rappresenta una della più riuscite prove di Etienne Parrocel nell'ambito della ritrattistica, genere che praticò più di rado rispetto alla pittura sacra. Parrocel ebbe un ruolo di assoluto spicco nella pittura del Settecento, soprattutto di destinazione ecclesiastica, a Roma e in tutti i territori dello Stato Pontificio (segnatamente Umbria e Marche), ma attende ancora la piena rivalutazione critica come pure un catalogo ragionato delle sue opere. Approdato nel 1717 nell'Urbe assieme allo zio Pierre, pure pittore e suo primo maestro, Etienne Parrocel rimase a Roma tutto il resto della sua vita, meritandosi il soprannome "le Romain".
Nel dipinto qui in oggetto la politezza della pittura e il perfetto bilanciamento della composizione illustrano al meglio la vena classicista dell'artista, mentre la studiata, domestica sprezzatura della posa, nonché la coinvolgente intensità dello sguardo, fanno pensare a Pierre Subleyras e autorizzano l'ipotesi, già in precedenza formulata, di un'autoritratto.
G. SESTIERI, Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino 1994, v. III, n. 852; A. IMBELLONE, in Il Settecento a Roma, cat. della mostra, Roma 2005-2006, Cinisello Balsamo 2005, n. 151, pp. 254-255. Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1993); collezione privata, Roma. Il Settecento a Roma, a cura di A. Lo Bianco e A. Negro, Roma, Palazzo Venezia, 10 novembre 2005 - 26 febbraio 2006. -
Lot 57 Vincenzo Camuccini
(Roma 1771 - 1844)
Morte di Virginia Olio su tela cm. 58,5x100,5. Con cornice Il dipinto è in prima tela e con telaio originale.
Questo superbo dipinto fu eseguito da Vincenzo Camuccini in relazione con una delle più importanti e monumentali commissioni ricevute dall'artista negli anni Novanta del Settecento, per volontà di Lord Bristol. Accanto alla Morte di Virginia l’incarico prevedeva la raffigurazione della Morte di Cesare: due episodi di storia romana che rivestivano chiara valenza di exempla virtutis. Le grandiose tele furono ultimate nel 1804, ma il committente dei due dipinti morì nel 1803: fu quindi Gioacchino Murat che ne trattò l’acquisto per conto della corona di Napoli, anche se in effetti fu il re di Napoli Ferdinando I, appena reinsediato dopo la caduta di Napoleone, che ne concluse l’acquisto. Da annoverare tra i capolavori assoluti del pittore, i due dipinti sono oggi conservati nel cosiddetto Salone Camuccini al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli. Si conoscono molti studi e bozzetti preparatori della Morte di Virginia, ma per la sua perfetta rifinitura e la smagliante resa pittorica il presente esemplare può essere considerato il modello finale predisposto per essere presentato al giudizio del committente.
BIBLIOGRAFIA DI CONFRONTO:
G. PIANTONI DE ANGELIS, Vincenzo Camuccini (1771-1844). Bozzetti e disegni dallo studio dell’artista, cat. della mostra, Roma 1978, pp. 27-37. Wilma Steinitz, Vienna? (come da vecchia etichetta sul telaio originale); Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma. -
Lot 58 Rosalba Carriera
(Venezia 1673 - 1757)
Ritratto di giovane gentildonna coronata di lauro (Faustina Bordoni?) Pastello su carta cm. 29x24,8. Con cornice antica Al retro della tavoletta a protezione della carta, vecchia iscrizione a penna: "ROSALBA CARRIERA".
Il pastello presenta la tipica cornice settecentesca delle opere di Rosalba Carriera di proprietà di Augusto III Elettore di Sassonia (che collezionò circa 150 pastelli dell'artista veneziana, oggi in buona parte confluiti nelle raccolte della Gemäldegalerie di Dresda), con la placchetta di metallo recante il numero di inventario "83".
Piccoli strappi al margine inferiore della carta.
Il pastello raffigura quasi certamente Faustina Bordoni, celebre cantante veneziana, moglie del compositore Johann Adolf Hasse, amica di Rosalba Carriera e da lei più volte ritratta. In questo caso l'artista sceglie di rappresentarla coronata di lauro, come una sorta di figura allegorica della Poesia. Merita, in particolare, di essere rilevata la vicinanza con il Ritratto di Faustina oggi al Museo di Ca' Rezzonico a Venezia e soprattutto con quello del Museo di Dresda che pure presenta il motivo delle foglie di alloro e degli orecchini di perle. Augusto III Elettore di Sassonia e discendenti (?); Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma. -
Lot 59 Agostino Masucci
(Roma 1690 - 1758)
L'educazione della Vergine Olio su tela cm. 135,5x74,5. Con cornice Questa mirabile tela costituisce il modello, destinato all'approvazione finale da parte della committenza, della grande pala d'altare di Agostino Masucci, firmata e datata 1757, destinata alla seconda cappella di destra (dedicata a Sant'Anna) della chiesa romana del Santissimo Nome di Maria. Si tratta di un'opera di particolare importanza che corona l'affidamento all'artista della decorazione pittorica della chiesa e che Masucci donò all'Arciconfraternita che l'aveva da poco fatta edificare in quanto anch'egli suo membro.
Il nostro dipinto esemplifica al più alto livello qualitativo la maniera tarda di Masucci, di un'eleganza, razionalità ed equilibrio formale e compositivo che si potrebbe definire pro-neoclassiche, sia pur nei chiari riferimenti alla tradizione romana tardo-seicentesca, Carlo Maratti in primis. Del dipinto è noto anche un bel bozzetto nella collezione Lemme, di esecuzione più rapida e sintetica, ma in cui l'immagine appare già condotta al suo stadio finale, quale riscontriamo nel modello qui presente e nella pala d'altare. Della pala d'altare sono noti anche tre studi preparatori, uno dei quali mostra la composizione ad uno stadio di sviluppo già molto avanzato a dimostrazione della speciale accuratezza e calibratura stilistica, iconografica e narrativa riservate all'opera da Masucci.
BIBLIOGRAFIA DI CONFRONTO:
A. AGRESTI, in Il Museo del Barocco Romano. La collezione Lemme in Palazzo Chigi in Ariccia, Cat. della mostra, Ariccia, 2007-2008, Roma 2007, n. 50, pp. 102-104. Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 2000);
Collezione privata, Roma. -
Lot 60 Angelika Kauffmann (attribuito a)
(Coira 1741 - Roma 1807)
Ritratto di giovane gentildonna Olio su tela cm. 55x46,5. Con cornice coeva con decorazioni floreali dipinte In questo raffinato dipinto si riconoscono i caratteri salienti dell'arte ritrattistica di Angelika Kauffmann. L'intensità catturante dello guardo, puntato con grazia e fermezza verso il riguardante, l'equilibrata eleganza classicista, la luminosa resa pittorica possono essere associati alla produzione matura della pittrice, negli ultimi due decenni del Settecento, ormai definitivamente trasferitasi a Roma. Si pensi all'Autoritratto della Neue Pinakothek di Monaco, al Ritratto della Principessa Catherine Skawronska del Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, il Ritratto di Dama dell'Ermitage di San PIetroburgo o al Ritratto di Anna Zamoisky in collezione privata. Galleria W. Apolloni, Roma (fino al 1997); collezione privata, Roma. -
Lot 61 Felicita Sartori (attribuito a)
(Pordenone 1713 - Sacile 1782)
a) Giuditta con la testa di Oloferne; b) Erodiade con la testa del Battista. Coppia di dipinti Olio su rame Ø cm. 14,7 cad. Con cornice Allieva e pupilla di Rosalba Carriera, Felicita Sartori si deve considerare una delle sue migliori seguaci, capace di guadagnare a Venezia l'ammirazione di un collezionista e appassionato d'arte come Federico Cristiano Principe di Sassonia, figlio dell'Elettore Augusto III. Proprio grazie ai cataloghi della Galleria di Dresda siamo in grado di dare una sia pur generica fisionomia alla personalità artistica di Felicita, sebbene ancora bisognosa di una ricostruzione meno sommaria. Certo ella fu un'abile miniaturista e una delicata ritrattista nel solco di Rosalba, come testimoniano le sue pochissime opere sicure. In questa delicata coppia di rami, legati tematicamente dall'atto della decapitazione compiuta dalle due protagoniste femminili, rappresentato però senza efferatezza e perfino con una certa distaccata eleganza, rinveniamo una ben bilanciata combinazione di suggestioni bolognesi e venete. Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma. -
Lot 62 Carlo Maratti (studio)
(Camerano 1625 - Roma 1713)
Adorazione dei Magi Olio su tela cm. 146x132. Con cornice Il dipinto costituisce un fedele replica coeva, di altissima qualità, della tela eseguita da Carlo Maratti nel 1656 per la Basilica di San Marco Evangelista a Roma. Com'è noto, l'atelier di Maratti ha visto passare molti dei migliori pittori attivi sulla scena artistica romana e centro-italiana tra la seconda metà del Seicento e il primo quarto del Settecento. In questa tela smagliante si deve riconoscere un eccellente prodotto di uno dei migliori aiuti e seguaci del maestro, con un livello di magistero pittorico che nei brani più riusciti del dipinto arriva a rivaleggiare con lo stesso Maratti. Non a caso, in un suo recente studio sull'opera, Alessandro Delpriori ha proposto l'attribuzione a Giuseppe Bartolomeo Chiari, che di Maratti fu senza dubbio l'allievo più dotato. -
Lot 63 Artista attivo a Roma, seconda metà XVII secolo
()
San Girolamo nel deserto ode le trombe del Giudizio Universale Olio su tela cm. 131x94. Con cornice Questa potente raffigurazione di San Girolamo penitente nel deserto si lega al linguaggio pittorico tenebroso che guarda a Mattia Preti e al primo Luca Giordano e prende piede a Roma nella seconda metà del Seicento, soprattutto nell'opera di Giacinto Brandi e Giovan Battista Beinaschi. In particolare il nostro dipinto mostra affinità stilistiche ed espressive con l'opera di quest'ultimo: si pensi al Sant'Onofrio e al San Girolamo già nella controfacciata di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli e oggi ricoverate nei depositi della Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio, a Napoli, o alle varie versioni del San Girolamo in atto di scrivere (Vedi V. Pacelli - F. Petrucci, Giovan Battista Beinaschi. Pittore barocco tra Roma e Napoli, Roma 2011, B 32-33, Ca 22-24, pp. 287-288 e 303-305). -
Lot 64 Ciro Ferri (cerchia di)
(Roma 1634 - 1689)
Giuseppe e la moglie di Putifarre Olio su tela cm. 193,5x273. Con cornice Il dipinto è una bella replica coeva dell'opera di Ciro Ferri oggi conservata al Musée des Beaux-Arts di Angers. -
Lot 65 Pier Dandini
(Firenze 1646 - 1712)
Allegoria della Pittura Olio su tela cm. 95x75,5. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Sandro Bellesi.
Il dipinto è presente nella fototeca Zeri (scheda n. 65887) attribuito a Pietro Dandini.
Questa elegante Allegoria della Pittura è attribuita da Sandro Bellesi a Pier Dandini, tra i maggiori protagonisti della pittura fiorentina tardobarocca. La giovane figura femminile, raffigurata con tavolozza e pennelli entro uno spazio scuro e raccolto, rivela la raffinata cultura figurativa dell’artista, evidente nella preziosità cromatica delle sete, nella morbida definizione degli incarnati e nella vivace scioltezza della pennellata.
Come osservato da Bellesi, l’opera presenta caratteri stilistici riconducibili all’ultima fase dell’attività di Dandini, tra la fine del Seicento e il primo decennio del Settecento, mostrando affinità con dipinti quali l’Allegoria delle arti e delle scienze della Collezione Luzzetti e le pale eseguite per le chiese pratesi della Madonna del Giglio e di San Niccolò. La composizione riflette inoltre l’apertura dell’artista verso aggiornamenti neo-veneziani e sensibilità già prossime al gusto rocaille. -
Lot 66 Luca Giordano
(Napoli 1634 - 1705)
Testa di santo barbuto Olio su tela cm. 66,5x48,5. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Nicola Spinosa.
Questa inedita e intensa Testa di Santo barbuto, è attribuita dal prof. Spinosa a Luca Giordano e la sua esecuzione viene collocata intorno al 1660, nel momento della piena maturità giovanile del maestro napoletano. L’opera rivela ancora suggestioni derivate da Mattia Preti, soprattutto nell’impianto naturalistico e nell’accentuata tensione espressiva, ma mostra già quella preziosità di stesura e quella ricchezza luministica di ascendenza neoveneta che caratterizzano la produzione di Giordano dopo il 1656. Particolarmente notevoli risultano la resa epidermica, la lunga barba bianca e l’intensa espressione dello sguardo. Spinosa segnala stringenti confronti con la figura di Socrate nella tela con Santippe che versa l’acqua su Socrate della raccolta Molinari Pradelli e con l’Isacco della Partenza di Giacobbe dalla casa paterna della collezione Harrach a Schloss Rohrau, in Australia, entrambe riferibili ai primi anni Sessanta del Seicento. -
Lot 67 Francesco Trevisani
(Capodistria 1656 - Roma 1746)
Madonna del cucito Olio su rame cm. 40,5x33. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'experties della dott.ssa Laura Muti.
Questa raffinata versione della Madonna del cucito, su rame, è attribuita datata con sicurezza a Francesco Trevisani da Laura Muti e databile ai primissimi anni del Settecento, durante il periodo della protezione del cardinale Pietro Ottoboni, il cui stemma compare sul vaso floreale in primo piano. L’opera appartiene a una delle più fortunate invenzioni devozionali dell’artista, nota in diverse redazioni, tra cui quella conservata alle Gallerie degli Uffizi. La composizione rivela pienamente il linguaggio maturo di Trevisani, sospeso tra classicismo marattesco e una sensibilità che anticipa il Rococò, con figure di elegante morbidezza, panneggi luminosi e un lirismo domestico di intensa grazia narrativa.
Particolarmente notevoli risultano la qualità della stesura pittorica, il delicato scorcio paesaggistico a destra in cui è inserito San Giuseppe e il prezioso brano di natura morta con le trasparenze del vetro e i fiori resi con raffinata sensibilità luministica e cromatica. Collezione privata, Friuli Venezia Giulia. -
Lot 68 Francesco Solimena (ambito di)
(Serino 1657 - Napoli 1747)
Visitazione Olio su tela cm. 76x63. Con cornice antica Le varie versioni del tema della Visitazione che, in modo più o meno persuasivo, sono state riferite a Francesco Solimena e alla sua cerchia dipendono tutte, con gradi molto variabili di similitudine, dalla redazione certamente autografa eseguita dal pittore per il transetto della chiesa napoletana di Santa Maria Donnalbina tra il 1698 e il 1701. Per la sua semplicità ed efficacia l'invenzione congegnata da Solimena ben si prestava a innumerevoli adattamenti di impaginato e variazioni compositive: e in effetti si registrano sia copie, sia dipinti con varianti o inserti del tutto originali, dovuti alla sua bottega o ai suoi seguaci. All'interno di questo gruppo spicca il presente esemplare, che si distingue per la sua ottima tenuta qualitativa generale. Collezione privata, Roma. -
Lot 69 Artista veneto, prima metà XVIII secolo
()
Madonna del Latte con San Giuseppe Olio su tela cm. 80x100. Con cornice Il dipinto si inserisce nel clima di superamento del tenebrismo barocco verso le tendenze classiche in auge a Venezia a partire dell'inizio del XVIII secolo. L'andamento delle figure e la composizione mostrano influenze di Antonio Molinari e Antonio Balestra, ma il ductus pittorico più vibrante guarda soprattutto a Sebastiano Ricci, come evidenzia la pennellata più libera e fluida rispetto al classicismo del Balestra, risentendo anche dei modi della coeva pittura emiliana. -
Lot 70 Pietro Bardellino
(Napoli 1732 - Napoli 1806)
Adorazione dei pastori Olio su tela cm. 63,5x76. Con cornice antica Si ringrazia il prof. Riccardo Lattuada che ha riconosciuto nel presente dipinto un’opera autografa di Pietro Bardellino.
Il raffinato dipinto qui in oggetto mostra chiari influssi dalla pittura di Paolo De Matteis e soprattutto di Francesco De Mura, sviluppati in una chiave di più accentuata eleganza rococò. Caratterizzata da una diffusa luminosità e imperniata sul gruppo centrale della Sacra Famiglia, con tutti gli altri personaggi disposti a corona intorno ad essa, la composizione, di forte ascendenza demuriana, presenta una costruzione limpida ma per nulla banale. Tutte le figure sono catturate in movimento, ciascuna impegnata in un’azione ben precisa e l'atmosfera rustica e domestica, quasi di intimità familiare, centra alla perfezione lo spirito della narrazione del vangelo di Luca (2, 8-20). Il chiarore delle gamme cromatiche, la grazia leggiadra della composizione e il registro garbatamente teatrale che informa il racconto rimandano alla produzione giovanile di Pietro Bardellino, il migliore fra gli allievi di De Mura: si pensi alla coppia Pastori al bivacco e Pastori intenti alla preparazione della ricotta del Museo Nazionale della Basilicata di Materia (Collezione Camillo d’Errico di Palazzo San Gervasio). Collezione privata, Roma. -
Lot 71 Sebastiano Conca
(Gaeta 1680 - Napoli 1764)
Sacra Famiglia con Sant'Antonio da Padova e San Marco evangelista Olio su rame cm. 26,6x34,2. Con cornice antica Il dipinto reca firma a pennello in basso al centro: "EQUES CONCA".
Dopo l'alunnato presso Francesco Solimena a Napoli, Sebastiano Conca si trasferì a Roma nel 1707, divenendo uno degli artisti più rinomati e autorevoli attivi nell'Urbe, per due volte Principe dell'Accademia di San Luca. Nella sua pittura si ammira la felice combinazione di elementi tardo-barocchi, equilibrio classicista di impianto marattesco e grazia leggiadra proto-rococò. In questo elegante dipinto su rame, firmato, ritroviamo pienamente la sapienza compositiva, il brio decorativo, la fluidità delle pennellata, il colorismo vivace e cangiante che caratterizzano le sue opere migliori. L'attributo di "Eques" nella firma spinge necessariamente la datazione dopo il 1729, quando il il cardinale Ottoboni conferì a Conca la croce di Cavaliere dello Speron d'Oro. Collezione privata, Umbria. -
Lot 72 Andrea Belvedere (attribuito a)
(Napoli 1652 ca. - 1732)
Bouquet di fiori in un vaso presso un fontanile Olio su tela cm. 76x103. Con cornice In questa sontuosa natura morta floreale en plein air, così come nell'esemplare proposto al lotto successivo, si rinvengono i caratteri dell'arte raffinata di Andrea Belvedere. Protagonista assoluto nei decenni finali del Seicento a Napoli nell'ambito della natura morta, per rivolgersi in seguito principalmente alla sua passione per il teatro e la letteratura, Belvedere ebbe una particolare predilezione per gli ampi bouquet di fiori, spesso collocati entro ricchi vasi metallici istoriati e non di rado, come nei due casi che qui si illustrano, in spazi aperti naturali, come radure, boschetti o giardini di ville. Com'è tipico di Belvedere, i fiori sono qui vibranti di colori e rimandano a molti altri esemplari del suo corpus: si pensi ai Fiori in braciere di rame del Museo Correale di Sorrento, ai Fiori con anatre davanti a un erma del Museo Stibbert di Firenze o ad Anatre e fiori della Galleria Palatina di Firenze. Collezione privata, Campania.