Asta 68 - Dipinti di pregio del XIX e XX secolo

Presale Asta 68 - Dipinti di pregio del XIX e XX secolo

Friday 15 May 2026 hours 15:00 (UTC +01:00)
10g 22h Live
Auction
Log in to bid
Lots from 1 to 24 of 45
Show
Cancel
  • Giuseppe Cosenza - "Palazzo Donn'Anna Napoli"
    Lot 1

    Giuseppe Cosenza
    Luzzi (CS) 1846 - New York 1922

    "Palazzo Donn'Anna Napoli"
    Olio su tela cm 38x78 firmato in basso a dx Cosenza

    - Giuseppe Cosenza nacque a Luzzi, in Calabria, nel 1846, e fu uno dei pittori italiani legati alla vivace stagione artistica della Napoli di fine Ottocento. Rimasto orfano in giovane età, si avvicinò alla pittura grazie a una precoce inclinazione naturale, che lo portò rapidamente a distinguersi come decoratore e autore di opere a carattere religioso.Trasferitosi a Napoli, entrò in contatto con l’ambiente dell’Accademia di Belle Arti, assorbendo le influenze della scuola pittorica napoletana. In questo contesto maturò un linguaggio figurativo attento alla realtà quotidiana, alla luce e al colore, in linea con la sensibilità naturalistica dell’epoca.La sua produzione si ampliò presto oltre la pittura sacra, includendo paesaggi, marine, scene di vita popolare e ritratti. Le vedute costiere e i momenti di vita lungo il mare divennero tra i suoi soggetti più riconoscibili: opere in cui la luce mediterranea e l’atmosfera delle località campane emergono con immediatezza e freschezza espressiva.Nel corso della sua carriera partecipò a numerose esposizioni in Italia, consolidando una reputazione solida come pittore di paesaggio e di genere. Negli anni Ottanta dell’Ottocento intraprese un percorso internazionale che lo portò prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove si stabilì definitivamente a New York.Qui continuò a dipingere e a inserirsi nel contesto artistico locale, affiancando all’attività pittorica anche quella di scrittore e divulgatore culturale. Negli ultimi anni fu colpito da problemi alla vista che ne limitarono progressivamente il lavoro.Morì a New York nel 1922Giuseppe Cosenza nacque a Luzzi, in Calabria, nel 1846, e fu uno dei pittori italiani legati alla vivace stagione artistica della Napoli di fine Ottocento. Rimasto orfano in giovane età, si avvicinò alla pittura grazie a una precoce inclinazione naturale, che lo portò rapidamente a distinguersi come decoratore e autore di opere a carattere religioso.Trasferitosi a Napoli, entrò in contatto con l’ambiente dell’Accademia di Belle Arti, assorbendo le influenze della scuola pittorica napoletana. In questo contesto maturò un linguaggio figurativo attento alla realtà quotidiana, alla luce e al colore, in linea con la sensibilità naturalistica dell’epoca.La sua produzione si ampliò presto oltre la pittura sacra, includendo paesaggi, marine, scene di vita popolare e ritratti. Le vedute costiere e i momenti di vita lungo il mare divennero tra i suoi soggetti più riconoscibili: opere in cui la luce mediterranea e l’atmosfera delle località campane emergono con immediatezza e freschezza espressiva.Nel corso della sua carriera partecipò a numerose esposizioni in Italia, consolidando una reputazione solida come pittore di paesaggio e di genere. Negli anni Ottanta dell’Ottocento intraprese un percorso internazionale che lo portò prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove si stabilì definitivamente a New York.Qui continuò a dipingere e a inserirsi nel contesto artistico locale, affiancando all’attività pittorica anche quella di scrittore e divulgatore culturale. Negli ultimi anni fu colpito da problemi alla vista che ne limitarono progressivamente il lavoro.Morì a New York nel 1922.

  • Giuseppe Mazzola - "Il battesimo"
    Lot 2

    Giuseppe Mazzola
    Attivo in Lombardia tra il 1845-1868

    "Il battesimo"
    Olio su tela cm 90x150 firmato in basso a dx G.Mazzola

    - Giuseppe Mazzola fu un pittore milanese attivo nella metà dell’Ottocento, documentato tra il 1845 e il 1868, figura oggi poco nota ma di notevole interesse nel contesto della pittura lombarda del tempo. La scarsità delle opere conservate, non più di una ventina, e l’omonimia con artisti più celebri hanno contribuito a offuscarne la fortuna critica, senza tuttavia diminuire la qualità della sua produzione.Formatosi nell’ambiente milanese legato all’Accademia di Brera, Mazzola operò in un periodo caratterizzato da una forte attenzione per la pittura di genere e di veduta, ambiti nei quali sviluppò una sensibilità autonoma. La sua opera si distingue per la capacità di costruire scene articolate, spesso ambientate in contesti urbani o pubblici, nelle quali la dimensione narrativa si unisce a un’attenta osservazione del reale.Particolarmente felice risulta la sua attitudine nel rappresentare episodi di carattere storico e collettivo, restituiti con equilibrio compositivo e ricchezza di dettagli. Le sue scene, animate da figure numerose ma sempre ben calibrate nello spazio, rivelano una mano sicura e una notevole padronanza del disegno. Mazzola dimostra infatti una capacità non comune nel gestire la complessità narrativa senza perdere chiarezza visiva, mantenendo sempre leggibile il fulcro dell’azione.Dal punto di vista stilistico, il suo linguaggio mostra affinità con la tradizione della veduta lombarda della prima metà del secolo, con richiami all’ambiente dei Canella, pur declinati in una chiave più narrativa e meno puramente descrittiva. La luce, spesso chiara e diffusa, contribuisce a dare unità alle composizioni, valorizzando architetture e figure senza appesantire la scena.Artista di raffinata sensibilità e di solida tecnica, Giuseppe Mazzola si rivela dunque interprete attento della realtà e della storia, capace di tradurre episodi complessi in immagini vive e coerenti. La sua produzione, sebbene limitata, testimonia una qualità esecutiva elevata e una mano particolarmente felice nel rendere scene articolate e ricche di vita, rendendolo una figura meritevole di maggiore attenzione nel panorama artistico dell’Ottocento lombardo.

  • Giuseppe Mazzola - "Le cinque giornate di Milano"
    Lot 3

    Giuseppe Mazzola
    Attivo in Lombardia tra il 1845-1868

    "Le cinque giornate di Milano"
    Olio su tela cm 70x72 firmato in basso a dx G.Mazzola

    - Giuseppe Mazzola fu un pittore milanese attivo nella metà dell’Ottocento, documentato tra il 1845 e il 1868, figura oggi poco nota ma di notevole interesse nel contesto della pittura lombarda del tempo. La scarsità delle opere conservate, non più di una ventina, e l’omonimia con artisti più celebri hanno contribuito a offuscarne la fortuna critica, senza tuttavia diminuire la qualità della sua produzione.Formatosi nell’ambiente milanese legato all’Accademia di Brera, Mazzola operò in un periodo caratterizzato da una forte attenzione per la pittura di genere e di veduta, ambiti nei quali sviluppò una sensibilità autonoma. La sua opera si distingue per la capacità di costruire scene articolate, spesso ambientate in contesti urbani o pubblici, nelle quali la dimensione narrativa si unisce a un’attenta osservazione del reale.Particolarmente felice risulta la sua attitudine nel rappresentare episodi di carattere storico e collettivo, restituiti con equilibrio compositivo e ricchezza di dettagli. Le sue scene, animate da figure numerose ma sempre ben calibrate nello spazio, rivelano una mano sicura e una notevole padronanza del disegno. Mazzola dimostra infatti una capacità non comune nel gestire la complessità narrativa senza perdere chiarezza visiva, mantenendo sempre leggibile il fulcro dell’azione.Dal punto di vista stilistico, il suo linguaggio mostra affinità con la tradizione della veduta lombarda della prima metà del secolo, con richiami all’ambiente dei Canella, pur declinati in una chiave più narrativa e meno puramente descrittiva. La luce, spesso chiara e diffusa, contribuisce a dare unità alle composizioni, valorizzando architetture e figure senza appesantire la scena.Artista di raffinata sensibilità e di solida tecnica, Giuseppe Mazzola si rivela dunque interprete attento della realtà e della storia, capace di tradurre episodi complessi in immagini vive e coerenti. La sua produzione, sebbene limitata, testimonia una qualità esecutiva elevata e una mano particolarmente felice nel rendere scene articolate e ricche di vita, rendendolo una figura meritevole di maggiore attenzione nel panorama artistico dell’Ottocento lombardo.

  • Italo Mus - "La benedizione"
    Lot 4

    Italo Mus
    Chatillon AO 1892 - Saint Vincent AO 1967

    "La benedizione"
    Olio su masonite cm 50x70 firmato in basso a dx I.Mus

    - Italo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-VincentItalo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-Vincent.

  • Eugenio Viti - "Studio pomeridiano"
    Lot 5

    Eugenio Viti
    Napoli 1881 - Napoli 1952

    "Studio pomeridiano"
    Olio su tela cm 71x77 firmato in basso a sx Eugenio Viti

    - Eugenio Viti nacque a Napoli il 28 giugno 1881, in un ambiente culturalmente vivace che contribuì a orientare precocemente la sua vocazione artistica. Si formò presso il Regio Istituto di Belle Arti della città partenopea, dove fu allievo di Michele Cammarano e Vincenzo Volpe, assimilando una solida base accademica unita a una particolare attenzione per il valore costruttivo del colore e della forma. Fin dagli anni della formazione si distinse per le sue qualità pittoriche, ottenendo riconoscimenti che ne segnalarono il talento.Conclusi gli studi, si trasferì a Roma, dove entrò in contatto con ambienti artistici più aggiornati e con le ricerche che animavano il panorama italiano del primo Novecento. In questa fase elaborò un linguaggio personale inizialmente influenzato da suggestioni secessioniste, che si evolse progressivamente verso una pittura più moderna e strutturata, capace di recepire le tensioni innovative del tempo senza rinunciare a un saldo impianto figurativo.Rientrato a Napoli, intraprese una lunga attività didattica che lo portò prima a insegnare all’Accademia di Belle Arti e poi a ricoprire la cattedra di pittura presso l’Istituto d’Arte, contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Parallelamente sviluppò un’intensa attività espositiva, partecipando alle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali romane, e presentando le sue opere anche in contesti internazionali, a conferma della sua crescente notorietà.La sua produzione pittorica si caratterizza per una continua evoluzione stilistica. Dalle prime prove ancora legate alla tradizione ottocentesca, Viti giunse a una pittura più sintetica ed essenziale, in cui la costruzione volumetrica e la ricerca cromatica rivelano una rinnovata attenzione per la lezione di Cézanne. I suoi soggetti prediletti furono i paesaggi, in particolare quelli della costiera sorrentina, i ritratti femminili e le nature morte, affrontati con equilibrio compositivo e una sensibilità luministica capace di restituire atmosfere sospese e armoniose.Accanto alla pittura, si dedicò anche alla scenografia cinematografica, lavorando nel 1940 alla realizzazione di apparati scenici per il cinema, e partecipò attivamente alla vita culturale napoletana, contribuendo nel 1944 alla fondazione della Libera Associazione degli Artisti Napoletani, di cui fu anche presidente. Il riconoscimento ufficiale del suo valore giunse nel 1950 con l’assegnazione del Premio Einaudi per la pittura, consacrazione di una carriera ormai matura e pienamente riconosciuta.Morì a Napoli l’8 marzo 1952Eugenio Viti nacque a Napoli il 28 giugno 1881, in un ambiente culturalmente vivace che contribuì a orientare precocemente la sua vocazione artistica. Si formò presso il Regio Istituto di Belle Arti della città partenopea, dove fu allievo di Michele Cammarano e Vincenzo Volpe, assimilando una solida base accademica unita a una particolare attenzione per il valore costruttivo del colore e della forma. Fin dagli anni della formazione si distinse per le sue qualità pittoriche, ottenendo riconoscimenti che ne segnalarono il talento.Conclusi gli studi, si trasferì a Roma, dove entrò in contatto con ambienti artistici più aggiornati e con le ricerche che animavano il panorama italiano del primo Novecento. In questa fase elaborò un linguaggio personale inizialmente influenzato da suggestioni secessioniste, che si evolse progressivamente verso una pittura più moderna e strutturata, capace di recepire le tensioni innovative del tempo senza rinunciare a un saldo impianto figurativo.Rientrato a Napoli, intraprese una lunga attività didattica che lo portò prima a insegnare all’Accademia di Belle Arti e poi a ricoprire la cattedra di pittura presso l’Istituto d’Arte, contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Parallelamente sviluppò un’intensa attività espositiva, partecipando alle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali romane, e presentando le sue opere anche in contesti internazionali, a conferma della sua crescente notorietà.La sua produzione pittorica si caratterizza per una continua evoluzione stilistica. Dalle prime prove ancora legate alla tradizione ottocentesca, Viti giunse a una pittura più sintetica ed essenziale, in cui la costruzione volumetrica e la ricerca cromatica rivelano una rinnovata attenzione per la lezione di Cézanne. I suoi soggetti prediletti furono i paesaggi, in particolare quelli della costiera sorrentina, i ritratti femminili e le nature morte, affrontati con equilibrio compositivo e una sensibilità luministica capace di restituire atmosfere sospese e armoniose.Accanto alla pittura, si dedicò anche alla scenografia cinematografica, lavorando nel 1940 alla realizzazione di apparati scenici per il cinema, e partecipò attivamente alla vita culturale napoletana, contribuendo nel 1944 alla fondazione della Libera Associazione degli Artisti Napoletani, di cui fu anche presidente. Il riconoscimento ufficiale del suo valore giunse nel 1950 con l’assegnazione del Premio Einaudi per la pittura, consacrazione di una carriera ormai matura e pienamente riconosciuta.Morì a Napoli l’8 marzo 1952.

  • Teodoro Wolf Ferrari - "La folgore 1919"
    Lot 6

    Teodoro Wolf Ferrari
    Venezia 1878 - San Zenone degli Ezzelini 1945

    "La folgore 1919"
    Olio su tela cm 70x89,5 firmato in basso a dx TeodoroWolf Ferrari

    - Teodoro Wolf Ferrari nacque a Venezia il 28 giugno 1878, figlio del pittore tedesco August Wolf e della veneziana Emilia Ferrari. Cresciuto in un ambiente familiare permeato dall'arte, sviluppò fin da giovane una profonda passione per la pittura. Nel 1892 si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove studiò sotto la guida di Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo e Millo Bortoluzzi, completando gli studi nel 1895 .Nel 1896 si trasferì a Monaco di Baviera, dove entrò in contatto con il gruppo Die Scholle, il movimento Jugendstil e la Secessione Viennese, che influenzarono profondamente la sua formazione artistica. Durante questo periodo, partecipò a numerose esposizioni in Germania e Austria, consolidando la sua reputazione come pittore paesaggista.Nel 1910, Wolf Ferrari presentò una mostra personale a Ca' Pesaro a Venezia, che fu successivamente trasferita a Stoccolma nel 1910 e ad Hannover nel 1912. Nel 1912 fondò l'associazione "L'Aratro", ispirata all'esperienza con il gruppo Die Scholle, impegnata nella realizzazione di opere d'arte applicata, tra cui dipinti, vetrate, oggetti d'arredo, tappezzerie e gioielli .Wolf Ferrari partecipò attivamente alla vita artistica veneziana, esponendo alla Biennale di Venezia dal 1912 al 1938 e prendendo parte alle mostre della Secessione Romana nel 1913 e nel 1915. Nel 1919 fu tra i fondatori dell'Unione Giovani Artisti di Venezia. Nel 1924, su incarico di Vittorio Emanuele III, si recò in Libia, dove dipinse una serie di 32 opere a soggetto coloniale.Negli anni successivi, Wolf Ferrari si dedicò principalmente alla pittura di paesaggi, trascorrendo il resto della sua vita tra Venezia e San Zenone degli Ezzelini. Morì il 27 gennaio 1945 e fu sepolto nel cimitero monumentale di San Michele in Isola a Venezia.

  • Luigi Cima - "Rimirando"
    Lot 7

    Luigi Cima
    Villa di Villa 1860 - Belluno 1944

    "Rimirando"
    Olio su tela cm 40x59 firmato in basso a dx L.Cima

    - Luigi Cima nacque il 5 gennaio 1860 a Villa di Villa, nel territorio bellunese, in un contesto rurale che avrebbe profondamente influenzato la sua sensibilità artistica. Dopo un primo percorso di studi tecnici a Feltre, si trasferì a Venezia per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove si formò sotto la guida di maestri come Eugenio De Blaas e dove entrò in contatto con un ambiente vivace e stimolante, legato alle ricerche pittoriche del secondo Ottocento. Fin dagli anni della formazione si distinse per le sue capacità, ottenendo premi e riconoscimenti che ne favorirono l’avvio della carriera.Inseritosi nella vita artistica veneziana, lavorò anche come disegnatore nello studio dello scultore Dal Zotto e strinse rapporti con artisti quali Giacomo Favretto, Guglielmo Ciardi e Luigi Nono, condividendo con loro un orientamento verso una pittura attenta al vero e alla rappresentazione della vita quotidiana. Il suo esordio avvenne nel 1881 alla Permanente di Venezia, dove presentò opere che ottennero immediato consenso; da quel momento iniziò una fitta attività espositiva che lo portò a partecipare alle principali rassegne italiane tra Venezia, Milano, Torino, Firenze e Roma.Nel corso degli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, Cima consolidò la propria fama grazie a dipinti ispirati alla vita contadina e montana del territorio feltrino, caratterizzati da un linguaggio verista, attento all’osservazione diretta della realtà. Opere come scene di lavoro nei campi, interni di chiese e vedute veneziane testimoniano una pittura solida, costruita su un equilibrato rapporto tra figura e ambiente. Il successo fu tale che alcune sue opere vennero acquistate da importanti istituzioni pubbliche, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, segnando un riconoscimento significativo già in giovane età.Parallelamente all’attività espositiva, continuò a sviluppare una ricerca pittorica coerente, dedicandosi anche al ritratto, alla natura morta e alla pittura sacra, ambiti nei quali seppe mantenere una costante attenzione al dato reale e alla resa luministica. Partecipò alle prime edizioni della Biennale di Venezia, ottenendo apprezzamenti e consolidando la propria posizione nel panorama artistico italiano del tempo.Tuttavia, all’inizio del Novecento, in seguito a contrasti con l’ambiente espositivo ufficiale, decise progressivamente di ritirarsi dalle grandi rassegne nazionali. Dopo il 1902, pur continuando a dipingere con continuità, scelse una dimensione più appartata, tornando stabilmente nel paese natale. Qui proseguì la sua attività fino alla morte, avvenuta il 1º gennaio 1944, approfondendo temi già affrontati e sviluppando una pittura sempre fedele al vero, radicata nella memoria dei luoghi e nella quotidianità della vita rurale.

  • Luigi Serena - "Mercato dei fiori 1898"
    Lot 8

    Luigi Serena
    Montebelluna (TV) 1855 - Treviso 1911

    "Mercato dei fiori 1898"
    Olio su tela cartonata cm 96x58 firmato in basso a dx L.Serena

    - Luigi Serena è stato un pittore italiano tra i più significativi interpreti della pittura verista veneta tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. La sua produzione artistica si distingue per la capacità di rappresentare con immediatezza e naturalezza la vita quotidiana del mondo popolare, in particolare quello contadino e urbano della Marca trevigiana, trasformando scene semplici in immagini dense di osservazione sociale e sensibilità pittorica.Nato a Montebelluna il 1° agosto 1855, Serena trascorse l’infanzia in un ambiente rurale che contribuì profondamente alla formazione del suo immaginario artistico. Successivamente la famiglia si trasferì a Murano, dove il padre lavorava nel settore del vetro artistico. In questo contesto il giovane Luigi iniziò a frequentare la Scuola di disegno applicato all’arte vetraria, sviluppando le prime competenze tecniche che lo avrebbero avviato alla carriera artistica.Nel 1870, grazie a una borsa di studio, entrò all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si formò fino al 1877. Durante questo periodo ebbe modo di affinare la propria tecnica sotto la guida di maestri importanti e di entrare in contatto con un ambiente culturale vivace, condividendo gli anni di studio con artisti come Giacomo Favretto, Ettore Tito, Guglielmo Ciardi e Luigi Nono. Questa esperienza accademica fu fondamentale per orientare il suo stile verso un realismo attento e partecipe.Conclusi gli studi, nel 1878 si trasferì a Treviso, città che divenne il centro stabile della sua attività artistica. Qui Serena sviluppò pienamente la sua poetica verista, dedicandosi principalmente alla rappresentazione di scene di genere e momenti di vita quotidiana: mercati, lavori domestici, ambienti rurali e figure popolari. La sua pittura si caratterizza per un linguaggio diretto, una grande attenzione alla luce e una spiccata sensibilità narrativa, elementi che gli valsero una discreta notorietà nell’ambiente artistico dell’epoca.Partecipò con regolarità alle principali esposizioni italiane ed europee, ottenendo riconoscimenti soprattutto per la sua capacità di cogliere la realtà senza idealizzazioni, ma con uno sguardo umano e partecipe. Nonostante il successo critico, negli ultimi anni della sua vita dovette affrontare difficoltà economiche e problemi di salute, che lo portarono a una progressiva marginalizzazione.Morì a Treviso il 12 marzo 1911

  • Gerolamo Navarra - "L'attesa"
    Lot 9

    Gerolamo Navarra
    Verona 1852 - Milano 1920

    "L'attesa"
    Olio su tela cm 104x70 firmato in basso a dx G.Navarra

    - Gerolamo Navarra (Verona, 1852 – Milano, 1920) è stato un pittore italiano attivo tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, inserito nel contesto della tradizione figurativa veneta e lombarda. La sua formazione artistica si sviluppò in un periodo in cui la pittura italiana stava attraversando una fase di transizione tra accademismo e nuove sensibilità legate al realismo e alle correnti di fine secolo.Nato a Verona, Navarra mostrò fin da giovane una naturale inclinazione per il disegno e la pittura, che lo portarono a intraprendere studi artistici probabilmente in ambito accademico. Nel corso della sua carriera si spostò e operò in diversi contesti del Nord Italia, trovando infine in Milano il centro della sua attività matura e della sua produzione artistica. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita, continuando a dedicarsi alla pittura fino alla morte, avvenuta nel 1920.La sua opera si colloca all’interno della tradizione pittorica ottocentesca italiana, con un linguaggio legato alla rappresentazione figurativa e a un gusto ancora radicato nella resa realistica dei soggetti. Pur non essendo tra i nomi più noti della sua epoca, Navarra rappresenta una figura significativa del panorama artistico regionale, espressione di quella vasta schiera di pittori che contribuirono a mantenere viva la cultura figurativa italiana tra Otto e Novecento.

  • Gaetano Bellei - "Lo scialle rosso"
    Lot 10

    Gaetano Bellei
    Modena 1857 - Modena 1922

    "Lo scialle rosso"
    Olio su tela cm 80x52,5 firmato in basso a sx G.Bellei

    - Gaetano Bellei nacque a Modena il 22 gennaio 1857, figlio di Lorenzo Bellei e Vienna Molinari. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Modena sotto la guida del maestro Adeodato Malatesta.Nel 1876, ancora studente, vinse il concorso per il “Premio Poletti” con un dipinto storico-figurativo che gli valse una borsa di studio; grazie a questa opportunità si trasferì a Roma per perfezionarsi, seguendo corsi presso l’Accademia di San Luca e frequentando anche accademie in Francia e in Spagna. In seguito visse un periodo di soggiorno a Firenze, dove entrò in contatto con collezionisti e committenti, in prevalenza inglesi, che commissionavano opere di genere e ritratti.Durante questi anni Bellei sviluppò un gusto per la “pittura di genere”: raffigurava scene di vita quotidiana, spesso con protagonisti bambini, anziani, famiglie modeste, contesti domestici o rurali. Le sue rappresentazioni di affetto, intimità, piccoli gesti familiari e momenti di gioco gli valsero ampia popolarità. I soggetti venivano talvolta riutilizzati in più varianti, per rispondere alla domanda di collezionisti sensibili a quelle atmosfere.Accanto a questi temi di genere Bellei si cimentò anche nella ritrattistica e nella pittura sacra, realizzando pale d’altare, dipinti religiosi e ritratti ufficiali e privati, dimostrando versatilità tecnica e sensibilità compositiva. Dopo il rientro a Modena assunse incarichi di insegnamento: dal 1893 fu docente presso l’Accademia di Belle Arti della sua città, continuando però a partecipare a esposizioni importanti nelle principali città italiane e anche a livello internazionale.La sua tavolozza si distingueva per luminosità e delicatezza cromatica; la sua capacità di rappresentare con delicatezza e realismo le emozioni umane, la quotidianità semplice e gli affetti familiari lo resero un interprete apprezzato di una pittura “popolare-colta”, accessibile e insieme di qualità.Gaetano Bellei morì a Modena nel marzo del 1922.

  • Beppe Ciardi - "La pastorella"
    Lot 11

    Beppe Ciardi
    Venezia 1875 - Quinto di Treviso 1932

    "La pastorella"
    Olio su cartone cm 37,5x36,5 firmato in basso a dx B.Ciardi

    - Giuseppe "Beppe" Ciardi (1875-1932) è stato un pittore italiano di rilievo, noto per le sue opere paesaggistiche che catturano l'essenza della laguna veneta e della campagna trevigiana. Nato a Venezia il 18 marzo 1875, figlio del pittore Guglielmo Ciardi e di Linda Locatelli, Beppe crebbe in un ambiente profondamente influenzato dall'arte. Suo padre, uno dei principali esponenti del paesaggismo realista veneto, e sua madre, figlia del ritrattista Gianfranco Locatelli, gli trasmisero fin da giovane una passione per la pittura.Fin da bambino, Beppe mostrò un interesse profondo per l'arte, trascorrendo molto tempo nello studio del padre e tentando i suoi primi schizzi. Nel 1896, all'età di 21 anni, si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove fu allievo di Ettore Tito, un noto pittore verista. Durante gli anni accademici, Beppe affinò le sue tecniche pittoriche, sviluppando uno stile personale che univa l'influenza del padre a una sensibilità propria.Nel 1899, Beppe esordì alla Biennale di Venezia con l'opera "Monte Rosa" e il trittico "Terra in fiore", segnando un distacco dalla pittura paterna e avvicinandosi alle tematiche divisioniste espresse da Giovanni Segantini. L'anno successivo, nel 1900, ottenne il premio Fumagalli all'Esposizione della Permanente di Milano con "Traghetto delle Agnelle". Nel 1904 partecipò all'Esposizione internazionale di San Francisco, dove ricevette una medaglia d'argento, e nel 1906 espose undici quadri della serie "Silenzi notturni e crepuscolari" all'Esposizione internazionale del Sempione.Nel 1912, alla X Biennale di Venezia, Beppe tenne una mostra personale con 45 tele, tra cui la nota "I saltimbanchi". Dopo una breve interruzione dovuta alla partecipazione alla Prima Guerra Mondiale, riprese la sua attività artistica, partecipando a numerose Biennali di Venezia, segnate dalla diffusione di movimenti avanguardistici come il Futurismo e l'Espressionismo.Oltre alla pittura, Beppe Ciardi alternò la sua attività artistica con quella di agricoltore, trascorrendo la vita tra Venezia, Canove di Asiago e Quinto di Treviso, profondamente legato alla campagna trevigiana che riprodusse spesso nelle sue opere. La sua produzione artistica comprende numerosi paesaggi, marine e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una luce vibrante e una tecnica pittorica raffinata.Beppe Ciardi morì improvvisamente il 14 giugno 1932 a Quinto di Treviso, dove fu sepolto. La moglie Emilia Rizzotti, modella di numerosi suoi lavori, raccolse una grande quantità di opere presso Villa Ciardi, istituendo una collezione che terminò con la cessione delle opere da parte degli eredi. Nel tempo, furono organizzate diverse mostre postume, tra cui nel 1932 presso la Galleria Pesaro di Milano, nel 1935 alla Biennale di Venezia e al Jeu de Paume di Parigi, nel 1936 presso l'Associazione Nazionale delle Famiglie dei Caduti di Guerra di Milano, nel 1939 al Caffè Pedrocchi di Padova, nel 1953 alla Galleria Giosio di Roma e nel 1983 alla Mostra d’Arte Trevigiana.Le opere di Beppe Ciardi sono oggi conservate in numerose collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

  • Roberto Basilici - "Lavoro nei campi "
    Lot 12

    Roberto Basilici
    Roma 1882 - Berlino 1929

    "Lavoro nei campi "
    Olio su tela cm 70x70 firmato in basso a dx R.Basilici

    - Roberto Basilici è stato un pittore italiano attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la cui produzione si inserisce nel più ampio contesto della pittura figurativa italiana di area romana. La sua figura rimane oggi poco documentata nelle fonti storico-critiche principali, ma le opere a lui attribuite permettono di ricostruire almeno in parte un percorso artistico legato alla tradizione del realismo e alla rappresentazione del quotidiano.Formatosi presumibilmente nell’ambiente artistico romano, Basilici sviluppò un linguaggio pittorico centrato sulla resa immediata del dato reale, con particolare attenzione a soggetti di genere, scene popolari e momenti di vita rurale o urbana. La sua pittura si caratterizza per una costruzione semplice e diretta dell’immagine, in cui il valore narrativo prevale su sperimentazioni formali più complesse, collocandolo in una linea di continuità con quella tradizione figurativa che, tra Otto e Novecento, mantenne saldo il legame con la rappresentazione naturalistica.Le poche informazioni disponibili suggeriscono una carriera svolta in ambito italiano, probabilmente senza una forte esposizione internazionale, e una produzione che ha trovato circolazione soprattutto in collezioni private. La mancanza di una bibliografia critica strutturata rende difficile delineare con precisione la sua evoluzione stilistica, ma il corpus delle opere attribuite testimonia una coerenza di fondo e un interesse costante per la rappresentazione della realtà quotidiana.Roberto Basilici morì nei primi decenni del Novecento, lasciando un insieme di lavori che, pur non avendo ricevuto ampia attenzione storiografica, contribuiscono a documentare la diffusione capillare della pittura figurativa italiana in ambito minore, al di fuori dei grandi nomi canonici.

  • Giovanni Lomi - "Arando i campi"
    Lot 13

    Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969

    "Arando i campi"
    Olio su tela cm 70,5x95 firmato in basso a dx G.Lomi

    - Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura. Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano

  • Ludovico Tommasi - "Maternita' "
    Lot 14

    Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941

    "Maternita' "
    Olio su cartone cm 84x69,5 firmato in alto a dx L.Tommasi

    - Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti. Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.

  • Achille Tominetti - "Riposo dopo il lavoro"
    Lot 15

    Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917

    "Riposo dopo il lavoro"
    Olio su tela cm 58x45 firmato in basso a sx Tominetti

    - Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi. In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.

  • Achille Tominetti - "La pastorella"
    Lot 16

    Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917

    "La pastorella"
    Olio su tela cm 71x120 firmato in basso a dx A.Tominetti

    - Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi. In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.

  • Eugenio Gignous - "Vecchio cascinale 1884"
    Lot 17

    Eugenio Gignous
    Milano 1850 - Stresa (VB) 1906

    "Vecchio cascinale 1884"
    Olio su tela cm 150x110 firmato in basso a dx E.Gignous

    - Eugenio Gignous nacque a Milano il 4 agosto 1850 da Laurent, un commerciante di seta originario del Delfinato, e da Maria Taveggia Brizzolara, milanese. Fin da giovane manifestò una spiccata inclinazione per il disegno, che lo portò a iscriversi nel 1864 all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove frequentò la scuola di ornato e successivamente quella di paesaggio sotto la guida di Luigi Riccardi e Gaetano Fasanotti .Durante gli anni di formazione, Gignous entrò in contatto con l'ambiente della Scapigliatura milanese, stringendo amicizia con artisti come Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Queste frequentazioni influenzarono il suo stile, portandolo a sperimentare una pittura en plein air caratterizzata da una vivace resa cromatica e da una ricerca sugli effetti della luce .Nel 1870 esordì alla XXIX Esposizione della Società per le Belle Arti di Torino con l'opera "Lavandaie della Magolfa". Negli anni successivi, si dedicò prevalentemente alla pittura di paesaggio, realizzando vedute delle campagne lombarde e piemontesi, spesso in compagnia di amici artisti come Luigi Rossi e Achille Tominetti .Verso la fine degli anni settanta, Gignous si orientò verso un naturalismo più marcato, influenzato dalle ricerche di Filippo Carcano. Insieme a quest'ultimo, nel 1879, iniziò a dipingere sul Lago Maggiore, inaugurando un repertorio tematico dedicato alle vedute del Verbano, del Mottarone e della Val d'Ossola .Nel 1887 si trasferì con la moglie Matilde Ferri e i cinque figli a Stresa, dove frequentò l'ambiente culturale del Lago Maggiore e continuò a ritrarre paesaggi montani e lacustri. In questo periodo, aprì uno studio frequentato da giovani allieve, tra cui Camilla Bellorini e Maria Zinelli .Gignous partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, tra cui l'Esposizione nazionale di Milano del 1881, l'Esposizione di Roma del 1883 e la I Esposizione internazionale di Venezia del 1895. Alcune sue opere furono acquistate dal re Umberto I e dal Ministero della Pubblica Istruzione .Colpito da un tumore alla gola, Eugenio Gignous morì a Stresa il 30 agosto 1906.

  • Eugenio Perego - "Le chiacchiere 1878"
    Lot 18

    Eugenio Perego
    Milano 1876 - Roma 1944

    "Le chiacchiere 1878"
    Olio su tela cm 64,5x51 firmato in basso a sx Perego

    - Eugenio Perego (Milano, 1876 – Roma, 1944) è stato un regista e sceneggiatore italiano attivo soprattutto nel periodo del cinema muto, figura significativa della prima stagione dell’industria cinematografica nazionale. La sua attività si sviluppò a partire dagli anni Dieci del Novecento, quando il cinema italiano stava conoscendo una rapida espansione e una progressiva strutturazione produttiva.Formatosi inizialmente come soggettista e riduzionista per alcune case cinematografiche del Nord Italia, Perego avviò la sua carriera alla Milano Film, dove maturò le competenze che lo portarono rapidamente alla regia. In seguito lavorò anche per altre produzioni, tra cui realtà torinesi e romane, contribuendo alla realizzazione di numerosi film in un’epoca in cui il linguaggio cinematografico era ancora in piena definizione.Un momento centrale della sua carriera fu il periodo trascorso a Napoli, dove collaborò con la Lombardo Film e realizzò diversi film interpretati da Leda Gys, una delle dive più note del cinema muto italiano. Questa collaborazione segnò una fase particolarmente intensa della sua produzione, caratterizzata da opere di genere prevalentemente comico e drammatico leggero, in linea con i gusti del pubblico dell’epoca.Nel corso degli anni Dieci e Venti, Perego firmò una filmografia piuttosto ampia, che comprende titoli come Il ciclone, Così è la vita e Il padrone delle ferriere, mostrando una versatilità che gli consentì di adattarsi alle esigenze narrative e produttive del cinema muto. Il suo lavoro si inserisce pienamente nel contesto della nascente industria cinematografica italiana, contribuendo alla diffusione del linguaggio filmico prima dell’avvento del sonoro.Con il progressivo declino del cinema muto e le trasformazioni dell’industria cinematografica, la sua attività si ridusse fino a interrompersi alla fine degli anni Venti. Eugenio Perego morì a Roma nel 1944.

  • Harry Brooker - "Mosca cieca 1890"
    Lot 19

    Harry Brooker
    Inghilterra 1848 - 1940

    "Mosca cieca 1890"
    Olio su tela cm 71,5x92 firmato in basso a sx Harry Brooker

    - Harry Brooker (1848–1940) è stato un pittore britannico specializzato nella pittura di genere, attivo soprattutto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. La sua produzione si inserisce pienamente nel gusto vittoriano per la rappresentazione della vita domestica e dell’infanzia, con scene spesso ambientate in interni borghesi o in contesti quotidiani, caratterizzate da un tono narrativo semplice e da una forte attenzione al dettaglio realistico.Nato a Londra nel 1848 in una famiglia legata al mondo artistico, Brooker si formò probabilmente anche grazie all’influenza del suo ambiente familiare, in particolare dello zio Charles Hunt, anch’egli pittore. Fin da giovane si dedicò alla pittura di soggetti di genere, trovando presto una propria collocazione nel circuito espositivo britannico. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento iniziò infatti a esporre presso importanti istituzioni come la Royal Academy e la Royal Society of British Artists, ottenendo una discreta visibilità.La sua carriera fu segnata da una costante attenzione per il mondo dell’infanzia, che rappresentò il nucleo centrale della sua produzione. Bambini impegnati nel gioco, momenti di vita familiare e scene domestiche costituiscono i soggetti più ricorrenti delle sue opere, trattati con un linguaggio pittorico misurato e narrativo, vicino alla tradizione della cosiddetta Cranbrook Colony, un gruppo di artisti che celebrava la vita familiare idealizzata dell’Inghilterra vittoriana. In questo contesto, Brooker sviluppò uno stile riconoscibile per la sua capacità di combinare realismo descrittivo e sentimento affettuoso, spesso con una sottile vena narrativa o moraleggiante.Nel corso della sua vita si sposò e si trasferì per un periodo a Southport, lavorando anche come insegnante privato di disegno prima di tornare a Londra, dove continuò la sua attività artistica ed espositiva fino ai primi decenni del Novecento. Le sue opere furono esposte anche in sedi provinciali e continuarono a circolare nel mercato dell’arte anche dopo la sua morte.Harry Brooker morì a Londra nel 1940, lasciando un corpus di opere che oggi viene ricordato soprattutto per la sua capacità di restituire con sensibilità e precisione l’immaginario domestico e infantile dell’età vittoriana, contribuendo alla tradizione della pittura di genere inglese.

  • Bruno Croatto - "Natura morta"
    Lot 20

    Bruno Croatto
    Trieste 1875 - Roma 1948

    "Natura morta"
    Olio su tavola cm 62,5x50 firmato in basso a sx Bruno Croatto

    - ttività si colloca tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. La sua formazione e il suo percorso artistico si sviluppano in un contesto culturale ampio e stratificato, che lo porta a muoversi tra l’ambiente mitteleuropeo delle origini e la scena artistica italiana, contribuendo a definire una ricerca personale basata su equilibrio formale e raffinatezza tecnica.Fin da giovane Croatto si avvicina al disegno e alla pittura nella sua città natale, dove cresce in un ambiente culturalmente influenzato dalla vicinanza con il mondo austro-ungarico. Questo contesto iniziale contribuisce a sviluppare in lui una sensibilità attenta alla precisione del segno e alla costruzione rigorosa dell’immagine. Successivamente si trasferisce a Monaco di Baviera, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti e entra in contatto con una formazione accademica solida, ma anche con le correnti simboliste e impressioniste che circolavano nell’ambiente artistico tedesco di fine secolo. Questa esperienza risulta fondamentale per la definizione del suo linguaggio pittorico.Rientrato in Italia, Croatto inizia a esporre molto giovane e partecipa a importanti manifestazioni artistiche, tra cui la Biennale di Venezia, consolidando progressivamente la sua presenza nel panorama nazionale. Le sue prime opere sono caratterizzate da soggetti figurativi e scene di genere, affrontati con un’impostazione attenta al disegno e alla resa atmosferica, in cui la costruzione della luce gioca un ruolo centrale.Un momento decisivo della sua evoluzione artistica avviene con il trasferimento a Orvieto, dove si dedica con particolare intensità all’incisione, soprattutto all’acquaforte. In questa tecnica raggiunge risultati di notevole qualità, sviluppando un linguaggio basato su contrasti delicati e su una descrizione minuziosa del paesaggio e dell’architettura urbana. Le sue vedute italiane, realizzate in questo periodo, restituiscono una dimensione sospesa e contemplativa, in cui il dato reale si trasforma in immagine poetica.Negli anni successivi si stabilisce a Roma, dove la sua produzione pittorica si orienta verso una maggiore essenzialità formale. In questa fase matura sviluppa nature morte e composizioni costruite con grande equilibrio, nelle quali oggetti e spazi sono organizzati con rigore e una particolare attenzione alla luce. La sua pittura si avvicina così a una sensibilità più moderna, in dialogo con il clima del Realismo magico italiano, pur mantenendo una forte continuità con la tradizione figurativa.Bruno Croatto continua a lavorare e a esporre fino agli ultimi anni della sua vita, mantenendo una coerenza stilistica e una riconoscibilità che lo collocano tra gli interpreti più interessanti della pittura figurativa tra Otto e Novecento. Muore a Roma nel 1948ttività si colloca tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. La sua formazione e il suo percorso artistico si sviluppano in un contesto culturale ampio e stratificato, che lo porta a muoversi tra l’ambiente mitteleuropeo delle origini e la scena artistica italiana, contribuendo a definire una ricerca personale basata su equilibrio formale e raffinatezza tecnica.Fin da giovane Croatto si avvicina al disegno e alla pittura nella sua città natale, dove cresce in un ambiente culturalmente influenzato dalla vicinanza con il mondo austro-ungarico. Questo contesto iniziale contribuisce a sviluppare in lui una sensibilità attenta alla precisione del segno e alla costruzione rigorosa dell’immagine. Successivamente si trasferisce a Monaco di Baviera, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti e entra in contatto con una formazione accademica solida, ma anche con le correnti simboliste e impressioniste che circolavano nell’ambiente artistico tedesco di fine secolo. Questa esperienza risulta fondamentale per la definizione del suo linguaggio pittorico.Rientrato in Italia, Croatto inizia a esporre molto giovane e partecipa a importanti manifestazioni artistiche, tra cui la Biennale di Venezia, consolidando progressivamente la sua presenza nel panorama nazionale. Le sue prime opere sono caratterizzate da soggetti figurativi e scene di genere, affrontati con un’impostazione attenta al disegno e alla resa atmosferica, in cui la costruzione della luce gioca un ruolo centrale.Un momento decisivo della sua evoluzione artistica avviene con il trasferimento a Orvieto, dove si dedica con particolare intensità all’incisione, soprattutto all’acquaforte. In questa tecnica raggiunge risultati di notevole qualità, sviluppando un linguaggio basato su contrasti delicati e su una descrizione minuziosa del paesaggio e dell’architettura urbana. Le sue vedute italiane, realizzate in questo periodo, restituiscono una dimensione sospesa e contemplativa, in cui il dato reale si trasforma in immagine poetica.Negli anni successivi si stabilisce a Roma, dove la sua produzione pittorica si orienta verso una maggiore essenzialità formale. In questa fase matura sviluppa nature morte e composizioni costruite con grande equilibrio, nelle quali oggetti e spazi sono organizzati con rigore e una particolare attenzione alla luce. La sua pittura si avvicina così a una sensibilità più moderna, in dialogo con il clima del Realismo magico italiano, pur mantenendo una forte continuità con la tradizione figurativa.Bruno Croatto continua a lavorare e a esporre fino agli ultimi anni della sua vita, mantenendo una coerenza stilistica e una riconoscibilità che lo collocano tra gli interpreti più interessanti della pittura figurativa tra Otto e Novecento. Muore a Roma nel 1948.

  • Mario Moretti Foggia - "Mattino sereno a Macugnaga 1947"
    Lot 21

    Mario Moretti Foggia
    Mantova 1882 - Pecetto di Macugnaga VB 1954

    "Mattino sereno a Macugnaga 1947"
    Olio su tavola cm 60x76,5 firmato in basso a dx Foggia

    - Mario Moretti Foggia è stato un rinomato pittore italiano nato il 25 dicembre 1882 a Mantova. La sua formazione artistica lo ha portato ad apprendere presso prestigiose istituzioni, tra cui l'Accademia Cignaroli a Verona e l'Accademia di Brera a Milano. Durante il suo percorso formativo, ha avuto la fortuna di essere istruito da eminenti maestri dell'arte come Mosè Bianchi, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone.Foggia si è distinto come un abile paesaggista e ritrattista, utilizzando varie tecniche pittoriche come olio, tempera, acquarello e fresco per esprimere la sua creatività. Il suo debutto ufficiale nel mondo dell'arte è avvenuto a Milano nel 1902. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui medaglie d'oro all'Esposizione di Mantova per l'insieme delle sue opere nel 1902, a Milano nel 1908 con l'opera "Fratellanza" e a Como nel 1909 grazie al dipinto "Fresca Mattinata". Nel 1925, ha ottenuto il prestigioso Premio Cassani a Milano per il dipinto "L'ora del rosario".Tra il 1920 e il 1926, Foggia ha esposto con successo a Venezia, presentando opere come "Nel cantuccio di Venezia", "Nel Campiello", "Nevicata" e "Compiacenze materne". Nel 1927, a Firenze, in occasione dell'ottantesima Esposizione Nazionale di Palazzo Pitti, ha presentato le opere "Vera" e "Sole invernale". Tra le sue opere più celebri si trova il "Trittico dei Magi" (Ecce sidus, Imus, Adoremus), conservato presso la Galleria d'Arte Moderna di Milano, e "Danza la circassa", esposta presso la Galleria del Palazzo Ducale di Mantova.Le opere di Mario Moretti Foggia sono state incluse in importanti collezioni, tra cui quella del Quirinale, e sono state esposte in gallerie pubbliche e private in Italia, Svizzera, Stati Uniti e America Latina. Foggia era un instancabile viaggiatore, che trascorreva lunghi periodi in Oriente per studiare costumi e paesaggi, le cui ricerche sono state esposte con successo a Londra, Parigi e Bruxelles.Partecipando a numerose mostre collettive nazionali e internazionali, Mario Moretti Foggia ha consolidato la sua reputazione come uno dei pittori più influenti della sua epoca. Nel corso della sua carriera, ha realizzato dieci mostre personali, tutte accolte con entusiasmo da parte di pubblico e critica.Mario Moretti Foggia si è spento nel 1954 a Pecetto di Macugnaga, lasciando dietro di sé un prezioso e duraturo contributo all'arte italiana.

  • Leonardo Roda - "Il cervino"
    Lot 22

    Leonardo Roda
    Racconigi 1868 - Torino 1933

    "Il cervino"
    Olio su tela cm 48x64 firmato in basso a dx L.Roda

    - Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte. Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei.

  • Carlo Jotti - "Ponte Briolo Valbrembana 1855"
    Lot 23

    Carlo Jotti
    Milano, 1826 - Milano, 1905

    "Ponte Briolo Valbrembana 1855"
    Olio su tela cm 64,5x90 firmato in basso a dx C.Jotti

    - Carlo Jotti nacque a Milano il 29 marzo 1826 e si formò artisticamente presso l'Accademia di Brera, dove ebbe come maestri Luigi Sabatelli e Giuseppe Bisi. Inizialmente orientato verso la pittura storica di stampo accademico sotto l'influenza di Sabatelli, successivamente si avvicinò al paesaggismo grazie all'insegnamento di Bisi, sviluppando una visione realistica basata sull'osservazione diretta della natura. Questo approccio lo inserì nel gruppo dei paesaggisti lombardi, noti per l'attenzione alla luce e ai colori.A partire dal 1847, Jotti partecipò assiduamente alle mostre di Milano, Torino, Genova e Venezia, esponendo opere che ritraevano scorci del Lago Maggiore, del Lago di Como, della Riviera Ligure di Ponente e di altre località italiane come il Lazio e la Campania. Tra i suoi lavori più noti si annoverano "Monte Rosa", "Madonna del Monte", "Pescarenico (Lecco)" e "Acquedotto". La sua pittura si distingue per una rappresentazione vigorosa e appassionata del vero, con una particolare sensibilità verso le atmosfere e i dettagli del paesaggio italiano.Carlo Jotti morì a Milano il 21 giugno 1905. Le sue opere sono conservate in diverse collezioni, tra cui la Galleria d'Arte Moderna di Milano, testimoniando il suo contributo significativo alla pittura paesaggistica dell'Ottocento italiano.

  • Bruto Mazzolani - "Paesaggio di montagna "
    Lot 24

    Bruto Mazzolani
    Ferrara 1880 - Milano 1949

    "Paesaggio di montagna "
    Olio su tavola cm 56x39 firmato in basso a dx Mazzolani

    - Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri. Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949.

Lots from 1 to 24 of 45
Show
×

Asta 68 - Dipinti di pregio del XIX e XX secolo

Gentili amici e appassionati d’arte,

con l’avvicinarsi dell’estate e della consueta pausa estiva, siamo lieti di presentarvi il catalogo dell’Asta 68, un appuntamento che per noi rappresenta uno dei momenti più importanti e attesi della stagione.


L’asta si terrà sabato 16 maggio alle ore 15:00, con offerte già aperte e attive da subito, sia online sia con il nostro supporto diretto. 

L’inizio della diretta sarà proprio alle ore 15:00 del giorno dell’asta.

Questa edizione propone una selezione particolarmente curata di 45 opere, che riteniamo tra le più significative prima della pausa estiva, per qualità, varietà e interesse collezionistico.


Tra gli artisti presenti segnaliamo, tra gli altri, opere di:

Italo Mus, Eugenio Viti, Teodoro Wolf Ferrari, Luigi Cima, Luigi Serena, Beppe Ciardi, Gaetano Bellei, insieme ad altri autori di grande interesse storico e pittorico.

Come sempre, rimaniamo a vostra completa disposizione per informazioni, condition report, partecipazione telefonica o qualsiasi ulteriore chiarimento.


Con i più cordiali saluti,

Jacopo Minetta

Sessions

  • 15 May 2026 hours 15:00 Sabato, ore 15:00 (1 - 45)

Exhibition

MOSTRA ASTA


La visione delle opere, presso la sede di Brescia, Via Fratelli Cairoli 26, è su appuntamento, via telefono o whatsapp +39 351 3351 356.

Payment and Shipping

Contanti fino a 4.999 euro,

assegno circolare,

bonifico bancario,

carta di credito (Potrebbero applicarsi commissioni)


Per ricevere preventivi dettagliati riguardanti le spedizioni, vi invitiamo gentilmente a inviarci una email all'indirizzo aste@galleriasantagiualia.com. Il costo medio delle spedizioni varia solitamente da 40 a 100 euro, a seconda della tecnica e delle dimensioni del dipinto.

Buyer's Premium

25% sul prezzo di aggiudicazione.

Bidding increments

  • from0to500increment of25
  • from500to1000increment of50
  • from1000to5000increment of100
  • from5000to10000increment of200
  • from10000to infiniteincrement of500