Presale Photo Week
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Lot 1049 Mario Giacomelli (1925 - 2000) - Scanno, 1957
cm 30,2 x 40,2
Stampa alla gelatina ai sali d'argento, stampata anni 1980
Firmata a penna nera sull'immagine
BIBLIOGRAFIA
A. Crawford (a cura di), Mario Giacomelli, Phaidon, Londra, 2001, p. 295
J. Szarkowski (a cura di), Looking at Photographs: 100 Pictures from the Collection of The Museum of Modern Art, New York Graphic Society Ltd., 1973, p. 185
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Lot 1050 Paolo Gioli (1942 - 2022) - La conchiglia dissoluta, 1990
cm 28,5 x 25,5 x 1 (libro) ; cm 10,8 x 8,8 (ciascuna polaroid)
Otto polaroid applicate in pagine di libro
Edizione 43 di 50 (le polaroid opere uniche)
Libro numerato e firmato a penna nera all'ultima pagina
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Lot 1051 Paolo Gioli (1942 - 2022) - "L'assassino nudo" (Muybridge), 1984
cm 12,4 x 17,5
Stampa alla gelatina ai sali d'argento
Firmata, titolata e datata a penna nera al verso
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Lot 1052 Frank Horvat (1928 - 2020) - Senza titolo (Moda), 1960s
cm 30,3 x 22,4
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo al verso
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Lot 1053 Frank Horvat (1928 - 2020) - Senza titolo (Moda), 1960s
cm 29,7 x 20,4
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo al verso
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Lot 1054 Mimmo Jodice (1934 - 2025) - Napoli, 1989
cm 39 x 49 (cm 33 x 33,5 immagine)
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
Titolata, datata e firmata a matita al verso
Opera in cornice
BIBLIOGRAFIA
Mimmo Jodice, Perdersi a guardare, Contrasto, Milano, 2007, p. 41
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Lot 1055 Giuseppe Leone (1936 - 2024) - Frazzanò, Nebrodi, San Lorenzo, 1980s
cm 24 x 30,5 (cm 22,8 x 29 immagine)
Stampa alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo al verso
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Lot 1056 Giuseppe Leone (1936 - 2024) - Cannedda, Festa di San Antonio, Capizzi, 1980s
cm 30,5 x 23,8 (cm 29 x 22,2 immagine)
Stampa alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo al verso
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Lot 1057 Massimo Listri (1955) - Montecitorio, 2009
cm 120 x 150
C-print montata su dibond
Edizione 1 di 5
Titolata, numerata, firmata e datata a pennarello nero al verso
Opera in cornice
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Lot 1058 Nino Migliori (1926) - Il tuffatore, 1951
cm 34 x 43 (cm 31 x 40 immagine)
Stampa a getto d'inchiostro, stampata 2010
Titolata, datata e firmata a matita con timbro del fotografo al verso
Opera in cornice
BIBLIOGRAFIA
Segni: Nino Migliori, Damiani Editore, Bologna, 2004, p. 11
A. Mauro e D. Curti (a cura di), Nino Migliori, La materia dei sogni, Contrasto, Roma, 2012, pp. 64-65
MART.LA FOTOGRAFIA DELLA COLLEZIONE TREVISAN. Con gli occhi, con il cuore, con la testa, Silvana Editoriale, Milano 2012, p. 105
Nino Migliori (Bologna 1926) è un autore dotato di una straordinaria vitalità e di un desiderio di ricerca così’ intenso da averlo portato, fin dal 1948 quando ha iniziato la sua carriera professionale, a lavorare su due linee parallele. Da un lato si è espresso con immagini classiche nello stile della straight photography e dall’altro, avendo frequentato l’ambiente veneziano di Peggy Guggenheim, ha sviluppato una incessante ricerca sui mezzi e i materiali come anche sul rapporto con il concettualismo, l’informale e le avanguardie storiche come dimostra la creazione nel 1982 del gruppo di ispirazione futurista Abrecal. Impossibile qui ricordare tutte le mostre esposte in tutto il mondo, i volumi monografici, l’attività didattica svolta nelle università come scuole d’infanzia e quella di incessante organizzatore culturale. Dal 2016 ha istituito una Fondazione che porta il suo nome.
Le due fotografie che qui presentiamo raccontano con immediata efficacia le due linee espressive che Nino Migliori ha sempre perseguito facendolo, è bene sottolinearlo, in contemporanea. Inserito nella serie “Gente dell’Emilia”, parte con “Gente del Nord” e “Gente del Sud” della trilogia di gusto neorealista realizzata negli anni ’50, Il tuffatore a un certo punto assume un po’ inaspettatamente una sua forte autonomia fino a diventare una delle fotografie più note (e richieste) del fotografo bolognese anche per la sua capacità di coniugare la classicità di un garbato bianco e nero con l’originalità di una ripresa dotata di una audace contemporaneità. Questa splendida “Ossidazione” – decidiamo di chiamarla con il termine che indica la tecnica usata per realizzarla nonostante come ogni opera astratta orgogliosamente rifiuti un titolo – appartiene all’ampia e variegata serie di ricerche perseguite da Migliori. Si passa da quelle pescate dalla storia come i collage, i fotogrammi, i cliché-verre, le immagini realizzate con il foro stenopeico e i calotipi alle elaborazioni Polaroid. Questo senza dimenticare idrogrammi, pirogrammi, lucigrammi, fotografie realizzate a lume di candela o inserite in candele. Per dimostrare che la fantasia non conosce confini.
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Lot 1059 Nino Migliori (1926) - Senza titlo (Ossidazione), 1973
cm 39,6 x 30
Stampa cromogenica vintage
Edizione 29 di 250
Numerata, firmata e datata a penna nera sull'immagine
Nino Migliori (Bologna 1926) è un autore dotato di una straordinaria vitalità e di un desiderio di ricerca così’ intenso da averlo portato, fin dal 1948 quando ha iniziato la sua carriera professionale, a lavorare su due linee parallele. Da un lato si è espresso con immagini classiche nello stile della straight photography e dall’altro, avendo frequentato l’ambiente veneziano di Peggy Guggenheim, ha sviluppato una incessante ricerca sui mezzi e i materiali come anche sul rapporto con il concettualismo, l’informale e le avanguardie storiche come dimostra la creazione nel 1982 del gruppo di ispirazione futurista Abrecal. Impossibile qui ricordare tutte le mostre esposte in tutto il mondo, i volumi monografici, l’attività didattica svolta nelle università come scuole d’infanzia e quella di incessante organizzatore culturale. Dal 2016 ha istituito una Fondazione che porta il suo nome.
Le due fotografie che qui presentiamo raccontano con immediata efficacia le due linee espressive che Nino Migliori ha sempre perseguito facendolo, è bene sottolinearlo, in contemporanea. Inserito nella serie “Gente dell’Emilia”, parte con “Gente del Nord” e “Gente del Sud” della trilogia di gusto neorealista realizzata negli anni ’50, Il tuffatore a un certo punto assume un po’ inaspettatamente una sua forte autonomia fino a diventare una delle fotografie più note (e richieste) del fotografo bolognese anche per la sua capacità di coniugare la classicità di un garbato bianco e nero con l’originalità di una ripresa dotata di una audace contemporaneità. Questa splendida “Ossidazione” – decidiamo di chiamarla con il termine che indica la tecnica usata per realizzarla nonostante come ogni opera astratta orgogliosamente rifiuti un titolo – appartiene all’ampia e variegata serie di ricerche perseguite da Migliori. Si passa da quelle pescate dalla storia come i collage, i fotogrammi, i cliché-verre, le immagini realizzate con il foro stenopeico e i calotipi alle elaborazioni Polaroid. Questo senza dimenticare idrogrammi, pirogrammi, lucigrammi, fotografie realizzate a lume di candela o inserite in candele. Per dimostrare che la fantasia non conosce confini.
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Lot 1060 Riccardo Moncalvo (1915 - 2008) - Fantasia, Lago di Brienz, 1968
cm 35 x 29,3
Stampa cromogenica vintage
Timbro del fotografo al verso
BIBLIOGRAFIA
La fotografia di Riccardo Moncalvo, Tipografia Torinese Editrice, Torino, 1976, p. 163
Riccardo Moncalvo (Torino 1915 – 2008) ha sempre coniugato lavoro professionale svolto nell’Atelier di Fotografia Artistica e Industriale fondato nel 1925 dal padre Carlo Emilio e ricerca personale. Membro della storica Società Fotografica Subalpina, inizia pubblicando sul prestigioso “Annuario Luci e Ombre”. Ingegnoso anche dal punto di vista tecnico fu fra i primi in Italia a utilizzare la maneggevole fotocamera Leica su cui applicò una torretta girevole per utilizzare più rapidamente tre obiettivi di diverse lunghezze focali. Ha lavorato per architetti come Calo Mollino ed Ettore Sottsass e pubblicato diversi volumi. Il suo laboratorio è stato fra i primi a realizzare, nel dopoguerra, le prime stampe fotografiche professionali.
All’inizio della sua carriera il fotografo torinese era vicino all’estetica romantica che poi abbandona, come qui si può facilmente constatare, per avvicinarsi a un tipo di immagine più asciutta e moderna frutto dei suggerimenti provenienti dal movimento della Nuova Oggettività. L’essenzialità dei segni e il geometrismo sono elementi ben presenti in Serpe d’acqua, una fotografia che dimostra come si possa riprendere con dichiarata ironia uno scorcio privo di un particolare pregio per trasformarlo in un soggetto interessante. Sempre spinto da uno spirito profondamente innovativo, trent’anni dopo Moncalvo si cimenta con il colore: anche in questo caso parte da un’immagine tradizionale per creare un’opera che va oltre la pura descrizione per approdare a una ricerca sui cromatismi tutta giocata sulle sfumature più delicate.
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Lot 1061 Riccardo Moncalvo (1915 - 2008) - Serpe d'acqua, 1938
cm 39,8 x 26,2
Stampa successiva alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo e timbro Archivio Moncalvo al verso
BIBLIOGRAFIA
La fotografia di Riccardo Moncalvo, Tipografia Torinese Editrice, Torino, 1976
Sentieri di luce. Artisti fotografi a Torino dal 1930 al 1946, Circolo degli Artisti, Torino, 2002
B. Bergaglio (a cura di), Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932-1990, Milano, 2025
Riccardo Moncalvo (Torino 1915 – 2008) ha sempre coniugato lavoro professionale svolto nell’Atelier di Fotografia Artistica e Industriale fondato nel 1925 dal padre Carlo Emilio e ricerca personale. Membro della storica Società Fotografica Subalpina, inizia pubblicando sul prestigioso “Annuario Luci e Ombre”. Ingegnoso anche dal punto di vista tecnico fu fra i primi in Italia a utilizzare la maneggevole fotocamera Leica su cui applicò una torretta girevole per utilizzare più rapidamente tre obiettivi di diverse lunghezze focali. Ha lavorato per architetti come Calo Mollino ed Ettore Sottsass e pubblicato diversi volumi. Il suo laboratorio è stato fra i primi a realizzare, nel dopoguerra, le prime stampe fotografiche professionali.
All’inizio della sua carriera il fotografo torinese era vicino all’estetica romantica che poi abbandona, come qui si può facilmente constatare, per avvicinarsi a un tipo di immagine più asciutta e moderna frutto dei suggerimenti provenienti dal movimento della Nuova Oggettività. L’essenzialità dei segni e il geometrismo sono elementi ben presenti in Serpe d’acqua, una fotografia che dimostra come si possa riprendere con dichiarata ironia uno scorcio privo di un particolare pregio per trasformarlo in un soggetto interessante. Sempre spinto da uno spirito profondamente innovativo, trent’anni dopo Moncalvo si cimenta con il colore: anche in questo caso parte da un’immagine tradizionale per creare un’opera che va oltre la pura descrizione per approdare a una ricerca sui cromatismi tutta giocata sulle sfumature più delicate.
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1062 Paolo Monti (1908 - 1982) - Il mendicante, 1960s/1970s
cm 40 x 30
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
Titolata a penna nera con timbro del fotografo al verso
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1063 Paolo Monti (1908 - 1982) - Paesaggio di periferia, la domenica degli immigrati, 1953
cm 30,5 x 40,4
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
Timbri del fotografo al verso
BIBLIOGRAFIA
G. Chiaramonte (a cura di), Paolo Monti. Fotografie 1950-1980, Federico Motta Editore, Milano, 1993, p. 72
L. Zorzi (a cura di), Paolo Monti Fotografia. Neri silenzi fra la luce delle cose, Fondazione Paolo Monti, 2010, p. 176
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1064 Ugo Mulas (1928 - 1973) - Senza titolo (Locale notturno "Caminati", Milano), 1964
cm 36,8 x 26,5 (cm 36,8 x 25 immagine)
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo al verso
BIBLIOGRAFIA
C. Fontana (a cura di), Milano, Stabilimento grafico Tamburini Editore, Milano, 1964
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1065 Ugo Mulas (1928 - 1973) - Ottavia Piccolo, 1970
cm 17,2 x 22
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo al verso
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1066 Carlo Naya (1816 - 1882) - Isole della Laguna di Venezia, 1887
cm 43,8 x 33,5 x 2 cm (volume) ; cm 19 x 24 circa (ciascuna albumina)
22 stampe all'albumina applicate a volume "C. Godermaier dis."
Volume di Scuola Veneta d'arte applicata all'Industrie. Tre pagine stampate, una con "Ricordo della Esposizione Nazionale Artistica Venezia 1887"
Fotografie eseguite dallo Stabilimento C. Naya per commissione del Municipio di Venezia
Titolo stampato su ciascuna pagina
Carlo Naya (Tronzano Vercellese, Vercelli 1816 - Venice 1882) erede di un ricco proprietario terriero dopo la laurea in legge, da appassionato d’arte, compie un grand tour in Europa, Asia, Egitto. Scoperta la fotografia a Parigi, apre uno studio a Costantinopoli, ma nel 1857 è a Venezia dove lavora nell’atelier di Carlo Ponti, poi nei propri di piazza San Marco e Campo San Maurizio e nel negozio alle Procuratie che ottengono un grande successo commerciale e apprezzamenti per la qualità tecnica ed estetica delle sue opere. Un famoso processo “per contraffazione” vinto contro alcuni colleghi che vendevano come proprie le sue fotografie diede vita alla legge sul diritto d’autore.
Due elementi caratterizzano lo stile di Carlo Naya: la cultura che gli veniva dalla passione per l’arte raffinata dalla visione diretta delle opere dell’antichità, compresa quella Cappella degli Scrovegni patavina che avrebbe magnificamente riprodotto, e la padronanza tecnica acquisita già ai tempi del dagherrotipo, che gli permise di affermarsi rapidamente a livello internazionale per le sue accuratissime vedute veneziane. Se altri fotografi spesso di limitavano a una precisa visione, Naya si segnalava per la ricerca di particolari, come questo che mette in luce un angolo di Palazzo Ducale valorizzandone forme e particolari. Un vero gioiello è poi questo volume di ampie dimensioni che per un verso si segnala per la minuziosa indagine che permette di indagare su una realtà lagunare poco valorizzata dagli abitanti e soprattutto dai turisti, e per l’altro per la sempre pregevolissima qualità delle riprese. Un lavoro che si situa a metà fra la minuziosa indagine topografica e la ricerca di una costante visione artistica.
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Lot 1067 Carlo Naya (1816 - 1882) - Angolo Orientale del Palazzo Ducale, 1870s
cm 35,4 x 26,8 (cm 45,4 x 32 cartoncino)
Stampa all'albumina applicata a cartoncino originale
Timbro a secco del fotografo al cartoncino recto e timbro didascalico del fotografo al cartoncino verso
Carlo Naya (Tronzano Vercellese, Vercelli 1816 - Venice 1882) erede di un ricco proprietario terriero dopo la laurea in legge, da appassionato d’arte, compie un grand tour in Europa, Asia, Egitto. Scoperta la fotografia a Parigi, apre uno studio a Costantinopoli, ma nel 1857 è a Venezia dove lavora nell’atelier di Carlo Ponti, poi nei propri di piazza San Marco e Campo San Maurizio e nel negozio alle Procuratie che ottengono un grande successo commerciale e apprezzamenti per la qualità tecnica ed estetica delle sue opere. Un famoso processo “per contraffazione” vinto contro alcuni colleghi che vendevano come proprie le sue fotografie diede vita alla legge sul diritto d’autore.
Due elementi caratterizzano lo stile di Carlo Naya: la cultura che gli veniva dalla passione per l’arte raffinata dalla visione diretta delle opere dell’antichità, compresa quella Cappella degli Scrovegni patavina che avrebbe magnificamente riprodotto, e la padronanza tecnica acquisita già ai tempi del dagherrotipo, che gli permise di affermarsi rapidamente a livello internazionale per le sue accuratissime vedute veneziane. Se altri fotografi spesso di limitavano a una precisa visione, Naya si segnalava per la ricerca di particolari, come questo che mette in luce un angolo di Palazzo Ducale valorizzandone forme e particolari. Un vero gioiello è poi questo volume di ampie dimensioni che per un verso si segnala per la minuziosa indagine che permette di indagare su una realtà lagunare poco valorizzata dagli abitanti e soprattutto dai turisti, e per l’altro per la sempre pregevolissima qualità delle riprese. Un lavoro che si situa a metà fra la minuziosa indagine topografica e la ricerca di una costante visione artistica. -
Lot 1068 Arrigo Orsi (1897 - 1968) - Intenti alla pesca - fishermen, 1940s
cm 30 x 39,3
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argentoi
Timbro didascalico del fotografo e timbro ed etichette espositive al verso
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1069 Arrigo Orsi (1897 - 1968) - Notturno, 1940s/1950s
cm 39,8 x 30
Stampa vintage alla gelatina ai sali d'argento su carta camoscio
Timbro didascalico del fotografo al verso
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1070 Dino Pedriali (1950 - 2021) - Pier Paolo Pasolini, 1975
cm 17,8 x 23,8 (cm 22,5 x 25 immagine)
Stampa alla gelatina ai sali d'argento
Timbro del fotografo al verso
Dino Pedriali (Roma 1950 - 2021) inizia giovanissimo la sua carriera e, lavorando alla galleria Il Fauno di Torino, frequenta il mondo dell’arte. Diventa così assistente di Man Ray di cui documenta la casa-studio parigina, collabora con Andy Warhol e ritrae con grande intensità personaggi come De Chirico, Moravia, Fellini come giovani anonimi con uno stile così intenso da essere definito caravaggesco dal critico Peter Weiermair. Nonostante i molti lavori e le mostre internazionali, Pedriali è passato alla storia della fotografia per il sodalizio con Pier Paolo Pasolini a cui scattò le ultime fotografie il giorno precedente la tragica morte.
Queste due fotografie sono emblematiche del rapporto che Pedriali ha stabilito con grandi artisti. In una fotografa Pasolini osservato e ripreso da lontano come da sua espressa volontà: appare nudo nella sua camera da letto all’interno del buen ritiro della Torre di Chia nel viterbese (vero nome Castello di Corte Casale) composta da una casa con tetto di vetro che illuminava lo studio e una torre non abitabile. Qui Pasolini lavorava al suo romanzo “Petrolio” prevedendo di corredarlo con le fotografie di Pedriali che, nel suo quotidiano scrutarlo, ne aveva colto – spiegava il fotografo – la profonda solitudine. Dino Pedriali aveva iniziato a lavorare nel mondo dell’arte con il gallerista torinese Anselmino e in questo ambiente si avvicina alla fotografia grazie a Man Ray, di cui è assistente e dal quale impara i primi segreti. Le fotografie in cui lo ritrae nel 1970 sono nel volume di Man Ray Les heures heureses.
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1071 Dino Pedriali (1950 - 2021) - Man Ray, 1970s
cm 23,4 x 30,6 (cm 19,5 x 29,3 immagine)
Stampa alla gelatina ai sali d'argento
Firmata a penna nera con impronta digitale a inchiostro rosso al verso
Dino Pedriali (Roma 1950 - 2021) inizia giovanissimo la sua carriera e, lavorando alla galleria Il Fauno di Torino, frequenta il mondo dell’arte. Diventa così assistente di Man Ray di cui documenta la casa-studio parigina, collabora con Andy Warhol e ritrae con grande intensità personaggi come De Chirico, Moravia, Fellini come giovani anonimi con uno stile così intenso da essere definito caravaggesco dal critico Peter Weiermair. Nonostante i molti lavori e le mostre internazionali, Pedriali è passato alla storia della fotografia per il sodalizio con Pier Paolo Pasolini a cui scattò le ultime fotografie il giorno precedente la tragica morte.
Queste due fotografie sono emblematiche del rapporto che Pedriali ha stabilito con grandi artisti. In una fotografa Pasolini osservato e ripreso da lontano come da sua espressa volontà: appare nudo nella sua camera da letto all’interno del buen ritiro della Torre di Chia nel viterbese (vero nome Castello di Corte Casale) composta da una casa con tetto di vetro che illuminava lo studio e una torre non abitabile. Qui Pasolini lavorava al suo romanzo “Petrolio” prevedendo di corredarlo con le fotografie di Pedriali che, nel suo quotidiano scrutarlo, ne aveva colto – spiegava il fotografo – la profonda solitudine. Dino Pedriali aveva iniziato a lavorare nel mondo dell’arte con il gallerista torinese Anselmino e in questo ambiente si avvicina alla fotografia grazie a Man Ray, di cui è assistente e dal quale impara i primi segreti. Le fotografie in cui lo ritrae nel 1970 sono nel volume di Man Ray Les heures heureses.
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito -
Lot 1072 Domenico Riccardo Peretti Griva (1882 - 1962) - Venezia: La Chiesa della Salute, 1930s
cm 48,5 x 38,7 (cm 30 x 23 immagine)
Stampa vintage al bromolio
Titolata e firmata a matita al margine recto
Domenico Riccardo Peretti Griva (Coassolo 1882 - Torino 1962) di professione magistrato di grande valore con una carriera conclusa come Presidente della Corte di Appello, ha seguito con passione la fotografia facendo parte della cosiddetta “Scuola Piemontese di Fotografia Artistica” insieme ad Achille Bologna, Stefano Bricarelli, Carlo Baravalle, Italo Bertoglio. Il suo orizzonte culturale era quello del pittorialismo al cui interno ha conquistato un ruolo di primo piano. La conoscenza della tecnica di stampa e in particolare quella del bromolio-trasferto, che implicava notevole manualità e disponibilità alla sperimentazione, caratterizzano le sue fotografie. Tutto questo lo ha portato a una intensa attività espositiva e a una notevole presenza nelle pubblicazioni dell’epoca come il prestigioso annuario “Luci e ombre”.
Piuttosto classica la fotografia realizzata in quell’ambiente montano che era particolarmente congeniale a Peretti Griva. In questo caso si nota un processo di sfaldamento dell’immagine in un paesaggio quasi arcadico caratterizzato da un’atmosfera serena come certificato dal primo piano dell’animale che guarda in macchina mentre sullo sfondo domina austero circondato di nuvole il Cervino in tutta la sua imponenza. Su Venezia, come molti, il fotografo piemontese si misurava alla ricerca di immagini che non fossero prevedibili o, peggio, retoriche. C’è da dire che negli anni Trenta la città non era ancora al centro delle immagini (per dire, prima di “Venise à fleur d’eau” di Fulvio Roiter nel 1954 non c’erano libri fotografici sulla città) ma sta di fatto che questa composizione verticale dove le gondole si stagliano sullo sfondo della Chiesa della Salute ha una pregevole compostezza.
Questo lotto è soggetto a diritto di seguito