Presale Arredi e Dipinti | l'Eleganza senza Tempo di un'Importante Dimora Romana
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Lot 25 Coppia di panchetti in legno intagliato e dorato, XVIII secolo di forma rettangolare, recano sedute complementari con un lato di linea lievemente convessa cui corrisponde sull'altro panchetto un lato leggermente concavo; rifinite in seta verde con cuscini abbinati, hanno fascia centrata da conchiglia affiancata da motivi vegetali, elementi decorativi ripresi lungo la curvatura delle gambe cm 45x63x46 - col cuscino altezza cm 56
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Lot 26 Coppia di poltrone in legno intagliato e dorato, Roma, XVIII secolo cornici sagomate caratterizzate da lambrecchini su cui si posano volute e foglie; cartigli asimmetrici dominano la sommità dello schienale mentre conchiglie sono poste come elemento decorativo mediano della fascia sotto sedile. Schienale e seduta imbottiti e rivestiti in tessuto damascato; braccioli terminanti a ricciolo, gambe mosse cm 117x76x60
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Lot 27 Grande tappeto Aubusson fondo rosa, Francia, inizi del XIX secolo caratterizzato da un grande medaglione fiorito racchiuso da una composizione floreale, motivo decorativo ripreso agli angoli ed al centro di ogni lato; ampia bordura bianca dal profilo mistilineo delineato in rosso rubino e rosa antico su cui idealmente si snoda un sinuoso tralcio con foglie nei toni del verde cm 470x555
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Lot 28 Francesco Fontebasso (bottega di) (Venezia 1707 - Venezia 1769) a) Sofonisba; b) Clemenza di Scipione Allievo di Sebastiano Ricci, Francesco Fontebasso assimilò profondamente l’influenza di Giambattista Tiepolo, affermandosi tra i principali protagonisti del Settecento veneziano. Determinante fu l’incontro con Tiepolo nei primi anni Trenta, probabilmente durante la collaborazione agli affreschi del Palazzo Patriarcale di Udine. La prima grande commissione per la chiesa dei Gesuiti a Venezia (1734) sancì il suo successo, aprendo la strada a prestigiosi incarichi presso l’aristocrazia veneziana.
Sofonisba, figura storica celebre per il coraggio e la fermezza di fronte alla sconfitta, è raffigurata nell’atto di scegliere la morte per preservare l’onore della propria famiglia e patria, incarnando ideali di nobiltà, sacrificio e dignità.
La scena ispirata all’episodio della clemenza di Publio Cornelio Scipione, generale romano noto per la magnanimità verso i nemici sconfitti, cattura un momento di clemenza e perdono, enfatizzando valori morali quali giustizia, pietà e grandezza d’animo tipici della Roma antica. coppia di olii su tela entrambi cm 77,5x95,5 - con cornice cm 94,5x114 Bibliografia di riferimento:
M. Pallucchini, La pittura del Veneto. Il Settecento, a cura di M. Lucco, A. Mariuz, G. Pavanello, F. Zava, Milano 1996, T. II, pp. 117-154
M. Magrini, Francesco Fontebasso, Vicenza 1988
Sotheby's, maggio 2007, n. 196/2 M1275 -
Lot 29 Jean-Louis de Marne (attribuito a) (Bruxelles 1752 - Batignolles 1829) Passo di montagna con figure Etichetta a tergo: Jean-Louis De Marne 1744-1829 Mountain Pass with Figures, from the collection of Count Reniert of Vienna
Jean-Louis de Marne fu un pittore e incisore francese. Nato a Bruxelles, si trasferì a Parigi all’età di dodici anni. Studiò presso l’Académie Royale de Peinture et de Sculpture di Parigi, dedicandosi in particolare alla pittura di paesaggio e di genere. La sua formazione fu fortemente influenzata dai maestri olandesi del XVII secolo, come Aelbert Cuyp, i fratelli Van Ostade, Paulus Potter, Adriaen van de Velde e Karel Dujardin, artisti che godevano di grande popolarità a Parigi in quel periodo.
Nominato associato dell’Académie Royale nel 1783, fu scelto dall’Imperatore per dipingere L’Entrevue de Napoléon et de Pie VII dans la forêt de Fontainebleau. olio su tela cm 59x73 - con cornice cm 80x94,5 Bibliografia di riferimento:
T. Hippert & J. Linnig, De Marne, Le peintre-graveur hollandais et belge du XIX siècle, chez Fr. J. Olivier, Libraire, 11, rue des Paroissiens, 1874-1877, pp. 173-188
J. Watelin, La peintre J.L. De Marne : (1752-1829), Bibliotèque des Arts, Paris 1962 Collezione Conte Renieret, Vienna -
Lot 30 Jan van Huchtenburgh (Haarlem 1647 - Amsterdam 1733) Soldati e cavalieri in sosta Firma indistinta in basso a sinistra
Il dipinto raffigura un accampamento militare animato da soldati a cavallo e a terra, colti in momenti di sosta e conversazione, con cavalli sellati e tende disposte ai margini della scena. La composizione si apre su un ampio paesaggio con una veduta urbana sullo sfondo, immersa in una luce calda e atmosferica. L’attenzione al dettaglio narrativo, la vivace caratterizzazione delle figure e la solida resa dei cavalli riflettono pienamente i modi di Jan van Huchtenburgh, noto interprete della pittura di soggetto militare e di genere tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.
Dal 1708 al 1709 fu al servizio di Eugenio di Savoia, per il quale realizzò numerose scene di battaglia, tra cui la celebre serie delle 'Battaglie Sabaude' oggi conservata a Torino, nella Galleria Sabauda. La sua carriera europea fu lunga e di grande successo, con un corpus di opere ampio e apprezzato; sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche quali il Rijksmuseum di Amsterdam, i Musei Reali delle Belle Arti di Bruxelles, oltre che in prestigiose collezioni private. olio su tela cm 54,5x67,5 - con cornice cm 76x90 Bibliografia di riferimento:
G. Sestieri, I pittori di battaglie, Maestri italiani e stranieri del XVII e XVIII secolo, Edizioni De Luca, Roma 1999, pp. 556-565 Asta Bonhams, Londra, 27 ottobre 2004, n. 44, da cui probabilmente acquisita dall’attuale proprietario -
Lot 31 Pittore fiammingo del XVII secolo a) Scena di taverna all'aperto; b) Scena contadina con carrozza
coppia di olii su tela cm 47x66,5 - con cornice cm 64,5x84 -
Lot 32 Scuola Genovese del XVII secolo Paesaggio con il viaggio di Giacobbe in Egitto Il dipinto raffigura un ampio paesaggio animato dal passaggio di una carovana di viandanti a cavallo e a dorso d’asino, accompagnati da armenti disposti in primo piano. La composizione si articola in un ricco scenario naturale, con alberi frondosi che incorniciano la scena, un corso d’acqua che guida lo sguardo in profondità e un fondale montuoso avvolto da una luce atmosferica morbida e diffusa. Particolare attenzione è riservata alla resa degli animali e al carattere narrativo dell’episodio, elementi che, insieme all’equilibrata disposizione delle figure, rimandano alla cultura figurativa della scuola genovese del XVII secolo, sensibile a un naturalismo vivace e a un gusto scenografico di matrice barocca, in dialogo con la tradizione del paesaggio animato e della pittura di genere. olio su tela cm 75x99 - con cornice cm 91x115
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Lot 33 Caffettiera in porcellana, Vienna, fine del XVIII secolo decorata con fiori indiani in blu con tocchi di policromia e oro. Marca in blu sottosmalto. Rotture e mancanze altezza cm 21
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Lot 34 Tazza da brodo in porcellana con coperchio e decoro "alla rosa", Real Fabbrica Ferdinandea, Napoli, fine del XVIII secolo decorata da bouquet con rose; profili in verde e oro; manici dorati; coperchio sormontato da un frutto. Marca in rosso. Lievi difetti e piccole mancanze cm 14x17x13
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Lot 35 Coppia di tazzine con piattino in porcellana, Real Fabbrica Ferdinandea, Napoli, XIX secolo decorate da un paesaggio in monocromia porpora entro medaglione delineato in oro. Lievi difetti e restauri cm 6,3x8,2x6,4 - piattino diametro cm 13,2
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Lot 36 Demi-tasse in porcellana rosso porpora e oro, fine del XIX secolo decorata al centro da miniatura raffigurante la Regina Luisa di Prussia (1776 -1810), dal ritratto del 1879 di Gustav Richter (1823-1884) custodito al Wallraf-Richartz Museum di Colonia, Germania. Il piattino e la parte esterna della tazze recano minuziosa decorazione dorata su fondo rosso porpora. cm 3,5x11x9 - piattino diametro cm 14
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Lot 37 Piccola zuppiera con coperchio e vassoio in porcellana Famiglia Rosa arricchita da filetti e dettagli in oro, Canton, Cina, dinastia Qing, XIX secolo corpo ovoidale con anse laterali sagomate, coperchio bombato con presa a trottola; vassoio ovale. La decorazione è impostata a registri sovrapposti: riserve figurate con scene di vita di corte e personaggi in un giardino, alternati a motivi floreali, farfalle e elementi ornamentali di gusto orientale. Il bordo è scandito da meandri geometrici e fregi stilizzati, mentre il coperchio presenta una scena continua con figure in conversazione all’interno di un paesaggio architettonico.
L’insieme è espressione della produzione cantonese destinata al mercato d’esportazione, caratterizzata da gusto narrativo e ricchezza decorativa. cm 15x21x14 - il vassoio cm 20x16,5 -
Lot 38 Lanterna pensile in bronzo dorato, Francia, XVIII secolo caratterizzata da una struttura architettonica slanciata a pianta ottagonale, con asta centrale interna dalla cui base si dipartono quattro braccetti arcuati con moccolo reggicandela. Il telaio è definito da montanti finemente cesellati che incorniciano ampie lastre in vetro molato.. La ricca decorazione è affidata a un repertorio classico di foglie d’acanto, volute, cartigli e motivi floreali, magistralmente modellati in rilievo, che animano sia la fascia superiore sia il coronamento inferiore. La cimasa, impreziosita da motivi a palmetta e pannellature a losanghe, culmina in un elegante elemento centrale da cui si diparte la catena di sospensione, anch’essa in bronzo dorato, collegata ad un rosone cm 50x31x24
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Lot 39 Coppia di lampade da tavolo in cristallo di rocca e bronzo dorato, XIX secolo struttura affusolata caratterizzata da nervature ad andamento elicoidale, con estremità calzate da cespi in bronzo cesellato e dorato su piede a cupolino e base in bronzo; stelo cilindrico sormontato da tre braccetti reggi lampada sagomati altezza cm 87
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Lot 40 Coppia di tavolini in bronzo dorato con piano circolare in commesso geometrico di marmi rari, opera di Stefano Atticciati, fine del XVIII secolo Piani in marmi antichi con iscrizione latina attestante la provenienza da rovine romane di età tiberiana e data 1788, caratterizzati da una raffinata varietà cromatica ottenuta mediante il reimpiego di materiale antico, inseriti in un telaio lineare sorretto da tre gambe incurvate terminanti a zoccolo caprino, abbellite all'attaccatura da mascheroni classici e riunite fra loro da una traversa sormontata da un vaso. Entrambe i piani recano, lungo il bordo esterno, un’iscrizione latina incisa, di gusto antiquario, volta a documentare la provenienza e la data di posa in opera: "In Rvinis Tiberianis Hanc Marmoris Antiqvi Varietatem S.A.F. A.D. MDCCLXXXVLIII". L’iscrizione, redatta con grafia arcaizzante (uso della V al posto della U), è da riferirsi a una pratica erudita tipica della seconda metà del XVIII secolo. L’espressione “In ruinis Tiberianis” indica la provenienza del marmo da rovine romane attribuite all’età dell’imperatore Tiberio, richiamando un contesto imperiale di alto prestigio. La formula “hanc marmoris antiqui varietatem” sottolinea il carattere antico del materiale, mentre la sigla S.A.F. è da interpretare non come “S(ua) A(uctoritate) F(ecit)” oppure “S(ibi) A(dsumptum) F(ecit)”, cioè [qualcuno] fece/realizzò ma come firma del marmista napoletano Stefano Atticciati. La data A.D. 1788 documenta l’anno di esecuzione del piano.
L’insieme si inserisce nella produzione destinata al mercato dei Grand Tourists, quando piani di tavolo e manufatti in marmo antico venivano corredati da iscrizioni pseudo-epigrafiche con funzione celebrativa e certificativa. In questo contesto, documenti d’archivio riferiscono che Stefano Atticciati e la sua famiglia erano coinvolti all’attività di marmisti e alla movimentazione di marmo pregiato in ambito reale. Non risultano documenti storici consultabili o nelle biografie d’archivio che riportino con certezza la data di nascita di Stefano Atticciati. Quanto emerge dagli studi è che fosse attivo nella seconda metà del Settecento fino al 1808, anno della sua morte, riportato in documentazione archivistica relativa alla sua attività come restauratore e addetto ai lavori sui marmi nel Museo di Napoli e nei cantieri reali cm 75x75 - il piano diametro cm 70 -
Lot 41 Bureau "dos d'âne" intarsiato in legni pregiati con inserti pietrificati, Piemonte, metà del XVIII secolo caratterizzato da una struttura mossa su gambe curvilinee terminanti a ricciolo introverso e da una ricca decorazione realizzata con un sapiente uso di legni contrastanti a creare effetti cromatici e prospettici di notevole impatto visivo, organizzata in campiture geometriche a losanghe e a scacchiera entro grandi riserve con motivi vegetali, volute e cartigli. L'interno della ribalta presenta decorazione a volute vegetali pirografate, quattro cassetti sagomati e piano suddiviso in due pannelli scorrevoli a celare un ampio vano che ospita un meccanismo che permette l'apertura dei due cassetti posti sui fianchi.
L'insieme rivela una concezione decorativa colta e raffinata, tipica della grande ebanisteria piemontese del Settecento, con evidenti affinità stilistiche con la produzione di Pietro Piffetti (Torino, 1701–1777, massimo ebanista della corte Sabauda, le cui creazioni influenzarono numerosi ebanisti locali e oggetti destinati sia a collezionisti privati sia a committenze aristocratiche, rappresentando un elegante esempio di ebanisteria decorativa raffinata e funzionale. Piffetti portò a Torino un livello di ricercatezza ed eleganza paragonabile alle grandi manifatture francesi, distinguendosi però per un gusto più grafico e per una straordinaria abilità nell’accostamento delle essenze lignee, spesso impiegate come fossero colori su una tavolozza. Questo mobile sembra inserirsi proprio in quella tradizione, pur in assenza di elementi sufficienti per una sua attribuzione diretta, probabilmente come opera di bottega o di seguaci attivi in Piemonte nella seconda metà del Settecento, quando il linguaggio del maestro venne ampiamente ripreso e reinterpretato. Tali analogie sono da intendersi in senso stilistico e culturale, in assenza di elementi utili a un’attribuzione diretta. cm 94x79x48 -
Lot 42 Trittico in porcellana policroma composto da tre vasi, Coalbrookdale (?), Coalport, metà del XIX secolo composto da tre vasetti biansati con coperchio a cupolino traforato, decorati da una zolla erbosa con selvaggina da piuma; corolle modellate ed applicate incorniciano la scena e arricchiscono la superficie cm 31x19x14 e cm 27x16x11 (la coppia)
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Lot 43 Cestino in ceramica bianca, Belleek, Irlanda, fine del XIX secolo interamente realizzato con fili a sezione circolare e piatta intrecciati fra loro; profilo impreziosito da corolle applicate in monocromia rosa; manici verdi cm 9x20x15,5
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Lot 44 Grande cesto centrotavola in porcellana policroma, metà del XIX secolo caratterizzato da una composizione articolata e fortemente scenografica. La struttura presenta due vasche affiancate, raccordate al centro da un manico verticale sagomato come un tralcio vegetale, che si sviluppa verso l’alto trasformandosi in un elemento floreale. L’intera superficie è animata da una ricchissima applicazione plastica di fiori, foglie e boccioli in rilievo, modellati singolarmente e applicati uno a uno, secondo una tecnica tipica della ceramica ornamentale di tradizione centro-europea cm 19x27x15
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Lot 45 Coppa per pot pourri in rame smaltato, bronzo dorato e porcellana, XVIII secolo coppa con coperchio in rame smaltato con fitta decorazione a motivi floreali minuti su fondo azzurro; tra il corpo della coppa e il coperchio si inserisce una cornice in bronzo dorato traforato. La sommità è dominata da una figura di orientale parzialmente smaltato in blu, sorretto da un'intricata composizione di rami arricchiti da roselline in pasta tenera su base a rocaille in bronzo dorato su cui poggiano due figure di Meissen e una pecorella in porcellana policroma. Lievi difetti cm 36x28x20
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Lot 46 Tavolino Luigi XV in legni pregiati, Veneto, XVIII secolo di forma sagomata, caratterizzato da un fitto intarsio geometrico a copertura dell'intera superficie. Piano sagomato, tre cassetti in linea nella fascia di cui quello centrale sormontato da un tiretto con specchiatura rivestita in pelle ribaltabile a celare uno specchio; gambe mosse cm 73x73x40
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Lot 47 Mobile a doppio corpo in legni pregiati, Lombardia, XVIII secolo con specchiature in radica incorniciate da filettature in ciliegio sottolineate da bordure a motivi geometrici in essenze a contrasto; corpo superiore coronato da timpano spezzato rifinito da rilievi vegetali minuziosamente intagliati e dorati, con vasi scolpiti a tutto tondo e brevi cascatelle di boccioli che dalla sommità discendono lungo la curva degli elementi laterali. Facciata decorata da specchi sagomati con composizioni floreali e figure di Diana e di Apollo incise, racchiusi da cornici in legno intagliato e dorato, scandita da due ante e due cassetti in linea sottostanti. Corpo inferiore di linea mossa, con fascia a cavetto suddivisa in due tiretti e tre cassetti in colonna di linea lievemente convessa; fianchi concavi delimitati da spigoli scantonati, piedi incurvati. Difetti e sostituzioni. cm 266x121x58
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Lot 48 Alessandro Magnasco (attribuito a) (Genova 1667 - Genova 1749) Scena d'interno con figure Scena d’interno narrata con vivacità e un sottile senso d’ironia, che invita lo sguardo a vagare tra i numerosi personaggi colti in atteggiamenti quotidiani e concitati, rivelando una successione di dettagli e microstorie. L’opera presenta i caratteri tipici della produzione di Alessandro Magnasco, con figure allungate e dinamiche inserite in un’ambientazione architettonica complessa, articolata da archi e aperture murarie. L’uso drammatico di luci e ombre contribuisce a creare un’atmosfera teatrale e popolare, cifra distintiva del maestro genovese. olio su tela cm 117x147,5 - con cornice cm 137,5x168