500 ANNI DI AUTOGRAFI - PARTE PRIMA
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Lot 99 Luigi Pianciani (Roma 1810 - Spoleto 1890)
Camera di commercio
Lettera autografa firmata
Due pagine in-16
Firma/data: 4 giugno 1873
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Lettera autografa firmata, datata '4 giugno 1873' del patriota e politico Luigi Pianciani. Il conte Pianciani nacque a Roma da famiglia patrizia di origine spoletina legata alla curia romana. Giovane, reagì alla tradizione conservatrice dell'ambiente domestico e simpatizzò presto per la Giovine Italia di Mazzini. Si laureò in legge nel 1830 e nel 1847 venne eletto gonfaloniere di Spoleto. Nel 1848 fu ufficiale delle milizie combattenti nel Veneto e prese parte alla difesa di Venezia. Partecipò alla campagna meridionale del 1860 guidando una spedizione, che prese il suo nome, di circa 8.940 uomini a sostegno delle truppe garibaldine. La spedizione sarebbe dovuta sbarcare nel nord del Lazio e muovere verso l'Umbria, dove doveva congiungersi con altri uomini provenienti dalla Toscana,e i due gruppi si sarebbero congiunti con altri volontari provenienti dalla Romagna verso le Marche, puntando verso sud e sconfiggendo l'esercito borbonico in una manovra a 'tenaglia'. Il piano non fu attuato in quanto Cavour indirizzò la spedizione verso la Sardegna e poi verso Sud. Nella terza guerra di indipendenza del 1866, come soldato semplice del corpo delle Guide a cavallo fu aggregato al comando della 1ª brigata del Corpo Volontari Italiani del generale Ernesto Haug e nella battaglia di Bezzecca comportandosi valorosamente, tanto che fu insignito della croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia. Massone e anticlericale, fu membro del consiglio dell'ordine del Grande Oriente d'Italia, di cui fu Gran maestro onorario ad vitam.
Nel 1865 fu eletto deputato al parlamento italiano e sindaco di Roma. Pianciani fu uno dei primi sindaci di Roma operativi dopo l'Unità d'Italia, tra il 1872 e il 1874 e di nuovo nel 1881-1882. Tra il 1872 e il 1874 su iniziativa di Pianciani furono installate le prime fontanelle pubbliche romane. In questa veste sostenne, inoltre, la costruzione di un impianto crematorio presso il cimitero del Verano, che fu a lungo uno dei pretesti degli scontri tra clericali e anticlericali. Quando il conte morì a Spoleto, nel 1890, il suo corpo fu cremato, e le ceneri deposte al Verano, come egli aveva richiesto. La missiva, redatta durante uno dei suoi due mandati come Sindaco di Roma, come attesta il marchio impresso in alto al centro della lettera, è probabilmente diretta al politico Pasquale Stanislao Mancini. L'argomento verte su questioni politiche: "E' vero che siete voi che con difficoltà perfettamente legali ritardate la proposizione e risoluzione sul progetto di legge per la cessione alla nostra camera di commercio...". Due pagine in-16, su carta intestata. -
Lot 100 Maurizio Quadrio (Chiavenna 1800 - Roma 1876)
Terme di Acqui e amicizia con Brusco Onnis
Lettera autografa firmata
Una pagina in-16
Firma/data: 25 Luglio Acqui
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Lettera autografa firmata, senza anno, 'datata 25 Luglio Acqui' di Maurizio Quadrio, patriota, segretario del triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini della Repubblica Romana (1849) e direttore del foglio repubblicano 'L'Unità italiana' (1859-1871). Quadrio nasce a Chiavenna nella famiglia che vantava una lunga e gloriosa storia, annoverando tra i propri avi Stefano Quadrio, condottiero del XV secolo. Maurizio Quadrio frequenta l'Università di Pavia e durante gli studi inizia ad avere i primi contatti con l'associazione segreta carbonara dei 'Federati'. Nel 1820 viene imprigionato per la prima volta per aver manifestato a favore dei moti nel Napoletano. Il 16 marzo 1821 si arruola nel 'Battaglione della Minerva' e accorre in Piemonte dove nel frattempo erano scoppiati i moti liberali. A seguito del fallimento delle sollevazioni, è costretto all'esilio e si trasferisce a Genova dove incontra Giuseppe Mazzini. Da Genova passa alla Spagna, poi alla Francia e infine alla Svizzera. Torna in Lombardia per poi fuggire nuovamente grazie ad un passaporto falso. La sua vita lo porta quindi ad Odessa in Russia, attuale Ucraina, dove lavora dando lezioni private e come precettore di nobili. Dopo un breve soggiorno in Svizzera rientra in Italia per consegnarsi agli austriaci e viene condannato a morte, ma la pena viene commutata in sei mesi di carcere dalle autorità austriache. Scontata la pena e ancora sotto la sorveglianza austriaca si sposta a Chiuro, il paese dei suoi avi, dove nel 1836 si rende utile assistendo i colpiti dal colera che infieriva in Valtellina. Quando nel marzo 1848 la notizia dello scoppio delle Cinque giornate di Milano giunge in Valtellina, si reca immediatamente a Milano, dove il governo provvisorio lo elegge commissario per la Valtellina. Dopo questa esperienza polita fugge a Lugano, in Svizzera, dove incontra nuovamente Mazzini e collabora alla preparazione della insurrezione della Val d'Intelvi dell'ottobre 1848. Nel gennaio del 1849 a Roma viene nominato segretario privato del triumvirato (Mazzini, Armellini e Saffi). Nel 1859 divenne direttore del giornale repubblicano-mazziniano 'L'unità italiana' fino al 1871 e l'anno seguente dirigere il giornale 'L'emancipazione', altro storico giornale mazziniano. La missiva scritta durante un periodo di guarigione, probabilmente alle terme di Acqui Terme, è diretta ad un "Caro Signor Ferdinando". Quadrio, oltre a spiegare le sue condizioni di salute chiede al destinatario se può mandare ad un certo Bellini e/o a Vincenzo Brusco Onnis, giornalista e patriota italiano. Brusco Onnis durante il periodo da pubblicista presso il giornale 'La Democrazia', inercalò l'attività con viaggi in Svizzera durante i quali ebbe modo di conoscere Quadrio: "Sono qui ai fanghi per tentare di guarire: non so se riuscirò. Approfitto della di lei gentilezza e la prego di rimettere a Bellini e/o? a Brusco l'acclusa lettera...". Brusco Onnis lavorò con Quadria come condirettore del giornale 'L'unità Italiana'. Una pagina in-16 obl. Nota di altra mano al verso. -
Lot 101 Regno d'Italia 1805-1814
Ordine della Corona di Ferro
Documento manoscritto
Una pagina in-8, su bifolio
Firma/data: Roma il 10 febbrajo 1816
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Documento manoscritto datato 'Roma il 10 febbrajo 1816', firmato da alcuni "ufficiali superiori già al servizio del cessato Regno d'Italia", tra i quali il Maggiore Luigi Delpinto. Nel documento si certifica che il Sig. Andrea Nicoletti, Cavaliere della 'Corona di Ferro' già Tenente nel Reggimento di Linea: "ha sempre dato prova non solamente di una esemplare condotta e moralità ma anche di zelo ed attaccamento al servizio...". 'Ordine della Corona Ferrea' o 'Corona di Ferro' è un ordine cavalleresco istituito il 5 giugno 1805,a Milano, da Napoleone I Bonaparte nella qualità di Re d'Italia, incoronato il precedente 26 maggio 1805, con l'intento di ricompensare i valorosi soldati battutisi in Italia, nonché illustri personalità. L'Ordine prende il nome dall'antica 'Corona ferrea', la corona con cui erano stati tradizionalmente incoronati i Re d'Italia e che era diventata l'emblema del Regno d'Italia. Tuttavia nelle insegne la corona figura nella foggia raggiata solare disegnata da Andrea Appiani su idea di Napoleone. Nel corso del 1815, circa un anno dopo l'ingresso in Milano delle truppe del generale austriaco Bellegarde, venne istituito un nuovo 'Ordine della Corona Ferrea' per l'Impero austriaco, a decorrere dal 1º gennaio 1816, dall'imperatore Francesco II, re del neonato Regno Lombardo-Veneto, retto dalla monarchia asburgica. La data non fu casuale, dal momento che coincise con l'entrata in vigore degli statuti del nuovo regno, con la nomina del regio governo per la Lombardia presieduto dal Saurau e l'entrata in vigore dei codici civile e penale austriaci, il tutto alla presenza del nuovo imperatore d'Austria, Francesco II entrato a Milano il 31 dicembre 1815. L'Ordine venne da allora concesso nei suoi tre gradi ai nobili: i borghesi potevano, comunque, richiedere all'amministrazione imperiale un diploma che confermasse i loro quarti di nobiltà. Anche dopo la perdita del Regno Lombardo-Veneto da parte dell'Austria nel 1859, gli imperatori continuarono a conferire tale onorificenza sino al crollo dell'Impero austro-ungarico, i cui conferimenti cessarono nel 1918. Secondo la tradizione, la lamina di ferro inserita lungo la superficie interna della 'Corona ferrea' sarebbe stata ottenuta da uno dei chiodi utilizzati durante la crocifissione di Gesù; tale chiodo sarebbe stato portato in Italia da Elena, madre dell'imperatore Costantino, che in Gerusalemme avrebbe scoperto la reliquia della Santa Croce. Secondo una variante tradizionale, il ferro di questo chiodo sarebbe stato fuso assieme a quello del rostro dell'aratro con cui Romolo tracciò il solco durante il rito fondativo di Roma. Probabilmente la corona, di fattura tardo romana, forgiata per Costantino I Imperatore, fu poi il diadema regale che Teodolinda donò al Duomo di Monza, dove si trova tuttora. Essa venne utilizzata per l'incoronazione di Carlo Magno come reggente al trono di Lombardia nel 774, e poi per l'incoronazione dei Re d'Italia. Il legame che unisce la corona a chi la utilizza è non solo un gesto regale, ma anche un simbolo di consacrazione regia per merito divino. Essa conferiva un potere particolare proprio perché le prime consacrazioni con questa corona erano avvenute diversi secoli prima e con approvazione pontificia, il che legittimava una vera e propria presa di possesso dei territori lombardi con il suo utilizzo. Sarà questo uno dei motivi che spingeranno Napoleone a utilizzare questa corona come suo simbolo in Italia, e così faranno anche gli imperatori d'Austria sino a giungere ai re d'Italia che la utilizzeranno come corona nazionale. Questa rientrerà però in Italia solo a partire dal 1866, dopo che l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria l'aveva fatta trasferire a Vienna nel 1859, all'avanzata dei piemontesi nel milanese. Il ritorno della corona, quindi, coincise anche con la presa totale di sovranità dei Savoia sull'Italia. Nell'Ordine italiano la decorazione consiste in un'aquila imperiale, sovrastante una corona sei punte smaltata di grigio-azzurro o in blu, con il ritratto di Napoleone di profilo in oro; alla base della corona, il motto "DIO ME LA DIEDE". -
Lot 102 Francesco Saverio Salfi (Cosenza 1759 - Parigi 1832)
Carpaccio e Bronzino
Due schede bibliografiche
Due pagine
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 2
Letterato, politico e librettista italiano. Assunse l'incarico di segretario del governo provvisorio della Repubblica napoletana. Nel febbraio 1799, dopo la sostituzione di Carlo Lauberg con Ignazio Ciaia alla guida della Repubblica napoletana, andò in Francia dove, dalle pagine della "Biographie universelle" della "Revue encyclopédique" fece soprattutto opera di diffusione della letteratura italiana. Tornato in Italia nel 1800, dopo la battaglia di Marengo, fu insegnante di logica e metafisica, e poi di storia e diritto nel ginnasio di Brera. Massone, membro della loggia di Brescia Amalia Augusta, fondata nel 1806 e Maestro venerabile della loggia milanese Gioseffina nel 1808, fu consigliere di Gioacchino Murat.
Due schede bibliografiche autografe. 1. (Apologues, Sables) (Carpaccio): "Les Apologues de Carpaccio sont en nombre de 92...". 2. Beaufaits: "Le Bronzino fut bon peintre...". Le schede sono vergate al verso di lettere manoscritte indirizzate al letterato, politico e librettista Francesco Saverio Salfi da due diversi corrispondenti. Due pagine. -
Lot 103 Silvio Spaventa (Bomba 1822 - Roma 1893)
Congratulazioni
Lettera autografa firmata
Una pagina in-8
Firma/data: 5 Xbre 1891
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Lettera autografa firmata, datata '5 Xbre 1891' dell'uomo politico e patriota Silvio Spaventa. Fu senatore del Regno d'Italia dalla XVI legislatura. Nel febbraio del 1848, dopo la concessione della Costituzione, fondò il quotidiano 'Il Nazionale', il cui primo numero uscì il 1º marzo 1848: il giornale divenne presto punto di riferimento della borghesia liberale, ma venne apprezzato anche dagli ambienti più conservatori e filoborbonici. Dopo che Ferdinando II di Borbone il 15 maggio 1848 revocò la Costituzione che aveva concesso poco tempo prima, Silvio Spaventa, accusato di aver sostenuto la resistenza del generale Guglielmo Pepe, venne arrestato nel 1849 e rinchiuso nel carcere di San Francesco. Riconosciuto colpevole di cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato venne condannato a morte per impiccagione ma ebbe poi la pena commutata in ergastolo; rimase nel carcere di Santo Stefano per sei anni, durante i quali si dedicò agli studi politici e filosofici; l'11 gennaio 1859 la pena venne nuovamente commutata in esilio perpetuo. Il piroscafo Stewart, che doveva condurlo insieme ad altri 68 condannati politici in America, in seguito all'ammutinamento organizzato dal figlio di Luigi Settembrini (Raffaele Settembrini) ufficiale della marina mercantile britannica, lo condusse in Irlanda (6 marzo 1859) presso Queenstown, nella Baia di Cork; da qui raggiunse Londra e quindi Torino, dove entrò in contatto con Cavour divenendo uno dei fedeli seguaci e uno dei principali fautori della sua politica. Sedette nella Camera dei deputati ininterrottamente dal 1861 al 1889, tra le file della Destra storica. Fu ministro dei lavori pubblici nel secondo governo Minghetti (dal luglio 1873 al marzo 1876): in tal veste, fu l'autore del progetto di legge che prevedeva la nazionalizzazione della rete ferroviaria, la quale alienò al suo governo il sostegno dei deputati toscani e causò la caduta del governo e la fine della Destra storica, nel marzo 1876. Nominato Senatore del Regno nel 1889, per interessamento di Francesco Crispi divenne anche presidente della IV sezione del Consiglio di Stato. La missiva è diretta ad un amico: "Caro Marco, lascia che mi congratuli...". Una pagina in-8, su carta intestata 'Consiglio di Stato'. -
Lot 104 Istanza al Senato (1684)
Canale Muzza
Istanza
Una pagina su bifolio
Firma/data: 23/24 febbraio 1684
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Istanza al Senato, datata '23/24 febbraio 1684', in merito ad una controversia tra un contadino di Lodi e il Regio Fisco per causa del Canale Muzza. -
Lot 105 Francesco Castiglione (XVII secolo)
Ottavio I Gonzaga di Vescovato
Lettera con firma e poscritto autografi
Una pagina in-4
Firma/data: Milano il 29 gennaio 1642
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Lettera datata 'Milano il 29 gennaio 1642' postillata dal feudatario di Conzano, Francesco Castiglione, molto legato ai Gonzaga (nel 1621 aveva ottenuto il feudo dal duca di Mantova Ferdinando). Il documento menziona il "Signor Marchese Ottavio Gonzaga" ed una importante affare di "4mila ducatoni d’entrata et se ve ne parte sopra il Venetiano, come ancora se mi potrà favorire di farmi sapere in fatti la quantità de’ debiti et con chi, essendo questo negotio che molto mi preme". Molto divertenete il saluto: "li baccio con ogn'affetto le mani". La postilla di Francesco Castiglione è in inchiostro nero.
Una pagina in-4. -
Lot 106 Aubin Louis Millin (Parigi 1759 - ivi 1818)
Grand Tour
Lettera autografa firmata
Due pagine in-4
Firma/data: Florence 15 aout 1813
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Aubin Louis Millin fu arecheologo e botanico francese. Conservatore del Cabinet des médailles et des antiques della Bibliothèque nationale, poi professore di archeologia, membro dell’Institut, direttore del 'Magasin encyclopédique'. Tra il 1807 e il 1811 pubblicò i volumi e l’atlante illustrato del 'Voyage dans les départements du Midi de la France' e poco dopo nacque l’idea di intraprendere un lungo viaggio attraverso l’Italia monumentale per ampliare il tradizionale itinerario del Grand Tour, che, dopo il nord e il centro dell’Italia, convergeva verso Roma e Napoli, toccando solo sporadicamente via mare la Sicilia. Millin fu il primo ad avventurarsi nelle regioni inesplorate del Mezzogiorno, come la Calabria e la Puglia. Bella lettera autografa firmata, datata 'Florence 15 aout 1813' diretta ad un Marchese (probabilmente Girolamo d’Adda), circa alcuni disegni di monumenti italiani che intende offrirgli: "J'ai cependant conservé uniquement pour vous le dessins de quelques beaux monuments de sculpture du moyen age ou de la renaissance que j'ai faitì faire à Naples avec un trés grand soin...".Due pagine in-4. Timbro postale e traccia di sig. alla quarta. -
Lot 107 Federico Torre (Benevento 1815 - Roma 1892)
Condoglianze
Lettera autografa firmata
Due pagine in-8
Firma/data: Torino 25 8bre 1863
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Patriota, uomo politico e lessicografo, fu ufficiale durante la prima e la seconda guerra d'Indipendenza, collaboratore al Dizionario della lingua italiana portato a termine dal Tommaseo (1861-1879) e senatore del Regno dal 1884. Lettera autografa firmata datata 'Torino 25 8bre 1863', di condoglianze, per la morte di un giovane:"...mancare ai suoi, alla sua carriera, ad un bello avvenire così immaturamente! Che le sue ossa riposino in pace accanto a quelle dell'illustre genitore...". Due pagine. in-8, su carta intestata. -
Lot 108 Alvise Giustiniani (XVI secolo)
Un 'fantastico' dolore alla testa
Lettera autografa firmata
Firma/data: 1522
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Lettera del 1522 in elegante grafia corsiva di un membro del ramo veneto della famiglia Giustiani (non il magistrato alle biade Giovanni Alvise Giustinian, deceduto nel 1521). Divertente il contenuto che cita “un fantastico dolore alla testa” ed una visita ad un singolare conte. -
Lot 109 Alvise Garzoni (XVI secolo)
Guerra d’Italia
Lettera interamente autografa firmata
Una pagina
Firma/data: 6 ottobre 1558
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Lettera interamente autografa del patrizio veneto Alvise Garzoni, datata 6 ottobre 1558 e inviata al cugino Agostino Tiepolo. Il documento ci restituisce un’interessantissima testimonianza sull’andamento della guerra in corso nei Paesi Bassi contro l'impero spagnolo a sostegno del Re di Francia Enrico II durante la Guerra d’Italia che nel 1559 si concluse con la famosa pace di Cateau-Cambrésis.
"Essendo hora qui al campo mi paria far ingiuria..." Il documento accenna ai capi militari e alla condizione della cavalleria e della artiglieria. -
Lot 110 Atto notarile
Famiglia Vaccari
Lettera
Firma/data: Nonantola, 1594
Stato di conservazione: buono
Numero componenti del lotto: 1
Atto notarile relativo al lascito dei coniugi Alessandro e Margherita Vaccari ai figli Camillo e Romano. Segni notarili ai margini ed elegante clausola con timbro a secco.