Arte Africana: una prestigiosa collezione svizzera

Arte Africana: una prestigiosa collezione svizzera

Wednesday 14 October 2020 hours 17:30 (UTC +01:00)
Live
Auction
Lots from 25 to 48 of 77
Show
Cancel
  • Dan, regione di Man al confine con Guinea e Liberia (Costa d’Avorio)
    Lot 25

    Dan, regione di Man al confine con Guinea e Liberia (Costa d’Avorio)

    H 26 cm
    Legno a patina nera brillante
    Maschera.
    Tipo classico con mento a punta, naso e labbra ben modellati, occhi a fessura, bocca socchiusa. Le orecchie sono un dettaglio raro nelle maschere di questa regione tuttavia, qui non disturbano la linea ovale del viso reso brillante dalla patina lucida ed esaltato dalla serie di incisioni di linee parallele che lo circondano.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione George F. Keller (Berna) (Inv. G.F.K.…- numero illeggibile);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav.11;

  • Baulé (Costa d’Avorio)
    Lot 26

    Baulé (Costa d’Avorio)

    H 51 cm
    Legno duro a patina scura
    Figura femminile.
    Rappresenta una figura femminile con pettinatura costituita da due grandi ciocche differenti una dall'altra, un dettaglio che identifica i grandi maestri Baulé. Questo esemplare testimonia uno stile insolito dell’arte Baulé perché la figura è scolpita a volumi pieni. Si presenta in posizione frontale con i piedi che appoggiano su un piedistallo circolare. Le braccia sono staccate dal corpo ed il volto si innesta sul collo possente. Le mani appoggiate al ventre riprendono un gesto che i Baulé considerano un segno di pace: si ritrova in quasi tutte le figure Baulé scolpite in posizione verticale. Una bella patina scura testimonia un lungo utilizzo nel tempo, confermato dall'usura del legno e dalle numerose tracce delle sostanze sacrificali. Alcuni tatuaggi sono presenti su collo e schiena. Un giro di perle di vetro circonda la gamba destra. Residui di ossido verde lasciato da tre bullette di rame che in origine erano state applicate su fronte e tempie.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione Helmut Gernsheim (Castagnola di Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - LOUDMER & POULAIN "Arts Primitifs" Paris asta del 22 Novembre 1979, lotto 40; (*)
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 22;

    (*) Nel catalogo di vendita (22 Novembre 1979) quest’opera è stata così descritta dall'esperto francese Charles Ratton (1895 - 1986)
    :“Statuette de femme trapue, les mains posée sur le bas du ventre. Haut coiffure asymétrique fait de deux grands chignons et de tresses, petit scarifications sur le cou at au sommet du dos“ Haut 0,49 m / 19,2 inches (15.000/25.000 F.F.)

  • Baulé, regione di Bouaké (Costa d’Avorio)
    Lot 27

    Baulé, regione di Bouaké (Costa d’Avorio)

    H 48 cm
    Legno a densa patina scura
    Figura maschile.
    Rappresenta una figura maschile che ricopriva un ruolo di particolare importanza nel collegamento spirituale tra il regno dei vivi e quello dell’aldilà.La testa è l’elemento principale con la sua pettinatura a chignon ornata con bullette di rame. La barba, in origine a due appendici intrecciate, ha subìto un restauro europeo. Gli occhi socchiusi a grano di caffè donano al volto un’espressione di raccoglimento. Le scarificazioni del corpo, oltre ad avere una funzione estetica sono indicative per definire l’appartenenza etnica. La figura si presenta di fronte, simmetrica, con le braccia lungo il corpo. I piedi isolati dal terreno rendono questa scultura un essere che vive nell'aldilà. La densa patina che la ricopre è il risultato dei continui trattamenti con sostanze oleose eseguiti dal proprietario per le richieste di protezione.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Principe Sadruddin Aga Khan (Ginevra) (1933 - 2003);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 387);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);
    - Ginevra, Musée d’Ethnographie de Genève, dicembre 1978 - estate 1982;


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - SAVARY CLAUDE “Sculptures africaines d’un collectionneur de Genève” Musée d’Ethnographie de Genève 1978, pag. 56, n° 26, fig. 26, 26 bis, 26 ter;
    - SOTHEBY’S “Prince Sadruddin Aga Khan Collection of African Art” Londra 27 giugno 1983, lotto 2 - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 23;

    I Baulé con il legno hanno creato un tipo di scultura che non ha eguali nella tradizione dei popoli della Costa d’Avorio. Le statuine chiamate “waka sona” rappresentano ritratti di antenati idealizzati nella loro bellezza o i geni familiari della tradizione Baulé. Queste effigi sono la speranza per i genitori che i loro figli alla nascita possano assomigliare alle sculture di famiglia. Sono opere molto raffinate dalle forme dolci, eleganti, lisce nelle superfici, che hanno resi famosi nel mondo gli scultori Baulé.

  • Kota, regione settentrionale, Congo Brazzaville, regione di Sibiti (*)
    Lot 28

    Kota, regione settentrionale, Congo Brazzaville, regione di Sibiti (*)

    H 41 cm
    Legno duro ricoperto con lamine di rame

    Figura di reliquiario.
    Questo esemplare di 41 cm, con viso concavo / convesso, è realizzato con lamina di rame incisa a lamelle figurate, cioè ottenute con un lavoro a punzone sulla superficie. Gli occhi a capsula sono fissati con chiodi di rame. La bocca è rappresentata nell'atto di sorridere. Tutte le placche di metallo sono state fissate con chiodi e linguette di rame. La base di legno, a forma di rombo traforato a sezione quadra, è rivestita nella metà superiore, con lamine di rame lavorato a punzone, tecnica usata anche per il rivestimento del collo e della losanga di base. Sulla parte posteriore è presente un rombo in rilievo tipico di molti esemplari Kota.


    Lo stile di questo esemplare corrisponde alla tipologia di reliquiari Kota realizzati dai gruppi insediati nel Congo settentrionale, regione di Sibiti, latitudine sud della tradizione Kota.
    Utilizziamo la classificazione che lo specialista francese Louis Perrois ha individuato per questi modelli caratterizzati per i seguenti criteri dominanti che qui riassumiamo:
    - viso ovale senza cimiero;
    - fronte convessa, faccia concava;
    - linea sagittale, arcate sopracciliari curve;
    - decoro dominante a lamelle (qui a lamelle figurate);
    - ciocche laterali curve a pettinatura avvolgente rifinite a coda d’anitra;
    - occhi semi;
    - globulari con pupille a chiodi;
    - naso realista (qui ad angolo diedro);
    - base di legno a rombo (qui a sezione quadra);

    PROVENIENZA
    - Antica collezione George F. Keller (Parigi / New York) (Inv. G.F.K…- numero illeggibile);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA

    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 40;

    - CHRISTIE'S "Art Africain, Océanien et Précolombien" Paris asta del14 Giugno 2004, lotto 188;
    - BOLZ INGEBORG “Zur Kunst in Gabon: Stilkritische Untersuchungen an Masken und Plastiken des Ogowe-Gebietes” in Ethnologica Neue Folge - Band 3, Koln 1966; tav. XLI, fig. a;


    Questi reliquiari dell’Africa equatoriale rappresentano figure riservate al culto degli antenati.
    Sono stati studiati, a partire dagli anni ’60, da numerosi specialisti francesi tra i quali:
    - Alain Chaffin: ha pubblicato un primo studio sui reliquiari Kota prendendo in esame soprattutto gli aspetti morfologici.
    “L’Art Kota” articolo sulla rivista “Arts d’Afrique Noire” Arnouville n° 5, Primavera 1973, pagg. 12 - 43;
    - Louis Perrois: è stato in Gabon per almeno dieci anni dove ha approfondito il contesto storico e le tradizioni tribali dei differenti gruppi etnici. Nel 1965/1966, come accademico dell’Istituto francese di ricerche scientifiche (ORSTOM) ha visitato i villaggi Kota di Makokou e Mékambo. Oggi è considerato il miglior specialista al mondo di questa materia. Ha pubblicato le sue ricerche in una serie di libri tra i quali:
    - PERROIS LOUIS “Patrimoines du Sud, collections du Nord” Trente ans de recherche à propos de la sculpture africaine (Gabon, Cameroun) ORSTOM, Paris 1997;
    - PERROIS LOUIS “Arts du Gabon” Arnouville 1979, da pag. 193 gruppo IV (Figure senza cimiero), foto alle pagine 204 e 205 e disegni a pagina 316;
    - PERROIS LOUIS “Art ancestral du Gabon dans les collections du Musée Barbier-Mueller” Genève 1985, descrizione a pag. 49 e disegni a pag. 52 (Categoria VI);




    (*) La scheda di Morigi, segnala come luogo di provenienza Makouku, una città del Gabon centrale nella regione dell’alto corso dell’Ivindo. Questi modelli di reliquiari Kota sono stati attribuiti da Alain Chaffin e Louis Perrois ad un sottogruppo che vive nella regione di Sibiti, una zona forestale dell’alto Niari in Congo Brazzaville. E’ una località distante almeno 500 km da Makouko che invece si trova in Gabon sull’Ivindo, sopra la linea dell’Equatore. La regione di Sibiti è la zona dove i Kota hanno raggiunto la loro massima espansione a sud. Gli esemplari di questo tipo sarebbero più rari dei Kota del centro Gabon.Alain Chaffin, nella sua indagine sull’arte Kota pubblicata su “Arts d’Afrique Noire” Arnouville n° 5,Primavera 1973, pagg. 12 - 43, segnala a pag. 42 un “Sotto stile della regione di Sibiti”.Un modello di cui all’epoca Chaffin conosceva solo cinque esemplari. Uno di questi è stato da lui illustrato a pag. 38 con il n° 28.

  • Hemba  (Repubblica Democratica del Congo)
    Lot 29

    Hemba (Repubblica Democratica del Congo)

    H 63 cm
    Legno duro a patina naturale scura
    Figura di antenato.
    Regione sud-orientale del Congo delimitata dai corsi dei fiumi Lualaba e Lomami.
    E’ un personaggio maschile ripreso in posizione eretta con la testa sostenuta da un collo possente. Tiene le braccia staccate dal corpo con mani sul ventre, gambe corte senza piedi, sostenute dalla base circolare. Il volto è segnato da grandi labbra e occhi in rilievo ad ogiva. La fronte si chiude sulla tipica pettinatura posteriore a “croce del Katanga”. La barba sottile, realizzata con la doppia fila di incisioni a quadretti, è la caratteristica riservata ai grandi capi.L’intera opera, con i suoi volumi, esprime tutta la potenza dei ritratti Hemba.

    PROVENIENZA

    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);



    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 50;
    - - LOUDMER  & POULAIN "Arts Primitifs" Paris asta del 21 e 22 Marzo 1980, lotto 409 (*);

    - NEYT FRANCOIS & DE STRYCKER LOUIS “Approche des arts Hemba” Villiers-le Bel, Francia 1975;

    Il gruppo Hemba, che appartiene culturalmente al grande popolo Luba, è insediato nella regione che circonda Kongolo, un villaggio situato sulla riva destra dell’alto Congo, a 150 km ad ovest del lago Tanganica, nella foresta equatoriale della Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire. Queste sculture, chiamate in lingua locale “singiti”, rappresentano un antenato fondatore di una dinastia reale o un grande capo guerriero. Erano conservate dai notabili e dai capi villaggio in case riservate al culto degli antenati, ma anche venerate da ogni famiglia nella propria casa dove venivano custodite in appositi ripostigli o nicchie.Considerate tra le opere più prestigiose dell’Africa Nera, queste figure presentano alcune caratteristiche ben individuabili: posizione frontale, sesso maschile, testa grande in rapporto all'altezza, braccia staccate, mani sul ventre e pettinatura che si chiude dietro la nuca con il motivo a croce.


    (*) Nel catalogo di vendita del 22 marzo 1980 quest’opera è stata così descritta dall’esperto francese Charles Ratton (1895 - 1986)
    “Figure d'ancetre, statuette d'homme barbu, debout, les mains posées sur les hanches. La coiffure est ornée de deux tresses se croisant à angle droit. Base cylindrique. Zaire, Hemba”. Haut 0,62 m  (8.000/10.000 F.F.)

  • Igala  (Nigeria)
    Lot 30

    Igala (Nigeria)

    H 16 cm
    Legno a patina scura e spirali di rame
    Staff di un notabile.
    Questa scultura in miniatura, molto raffinata, è probabile che fosse la parte superiore di un bastone pregiato che apparteneva ad un dignitario di corte. E’ costituita da un viso, scolpito in tutti i dettagli, che indossa un cappello e porta un orecchino di ceramica rossa. Il volto è spalmato con polvere di caolino ed il collo, che costituisce l’impugnatura del bastone, è rifinito con spirali di filo di rame. Bella patina d’uso.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 149);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav.41;

    Gli Igala sono insediati nella zona di confluenza tra i fiumi Niger e Benue, in una vasta area della sponda sinistra del fiume Benue. Hanno sviluppato un’arte di corte e sono famose le loro maschere casco Egwu Agba.

  • Lega  (Repubblica Democratica del Congo)
    Lot 31

    Lega (Repubblica Democratica del Congo)

    H 23 cm
    Legno a patina naturale chiara, caolino e barba vegetale
    Maschera della società Bwame.
    Esemplare di medie dimensioni che corrisponde agli stilemi classici della tradizione Lega. Viso concavo a forma di cuore inscritto nell'ovale del volto. Occhi a fessura, radice del naso unita agli archi perfetti delle sopracciglia, lunga barba di fibre lukusa.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 52;

    - FAGG WILLIAM "Masques d'Afrique dans les Collections du Musée Barbier-Muller" Genève 1980, pagg.150 e 151;
    - FELIX MARK LEO “100 Peoples of Zaire and their sculpture: Lega, pagg. 70 e 71” Bruxelles 1987;
    - AUTORI VARI “Face of the Spirits: Masks from the Zaire Basin“ Anversa 1993, pagg. 188 - 197;
    - CORNET JOSEPH “Art de l’Afrique noire au pays de fleuve Zaire” Bruxelles 1972, pagg. 257 - 283;
    - CAMERON ELISABETH L. “Art of the Lega” UCLA Fowler Museum of Cultural History, Los Angeles, 2001;

    Queste maschere bianche erano associate al ricordo degli antenati e, in modo particolare, ai parenti fondatori del clan. Intervenivano nei rituali di iniziazione dei giovani nei diversi gradi sociali. Ogni clan famigliare, nelle cerimonie importanti, esponeva davanti alla casa la grande maschera - la rappresentazione della madre terra con tutti i suoi figli intorno - legandola alla struttura di legno, una specie di balaustra a scalini, in modo che fosse visibile a tutta la collettività in occasione dei riti di passaggio. Di fianco ad essa erano legate anche le piccole maschere in legno e avorio, molto diffuse tra gli elementi del gruppo. Tutta la rappresentazione diventava così la testimonianza del legame spirituale dei vari membri della famiglia con gli antenati.

  • Yoruba regione di Abeokuta (Nigeria sud orientale)
    Lot 32

    Yoruba regione di Abeokuta (Nigeria sud orientale)

    Esemplare maschile: H 27,5 cm / Esemplare femminile: H 28,5 cm
    Legno a patina scura con incrostazioni
    Figure di culto, coppia di gemelli “Ibeji”.

    Due esemplari scolpiti secondo gli stilemi che, per una lunga tradizione, si sono diffusi nella Nigeria meridionale e nella Repubblica del Benin. E’ un tipo di arte che risulta riconoscibile e che si è tramandata nel tempo sotto la spinta creativa dei tanti scultori che lavoravano nelle atelier anche molto lontane una dall'altra.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione galleria Maria Wyss (Basilea) (vedi lotto 33);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 55;

    - FAGG WILLIAM “Yoruba: Sculpture of West Africa” New York 1982, pag. 81;
    - MERLO CHRISTIAN “Ibedji, hohovi, venavi: Les statuettes rituelles de jumeaux en civilisation beninoise” Articolo pubblicato sulla rivista francese Arts d’Afrique Noire, Estate 1977, n° 22, pagg. 16 - 31;
    - STOLL MAREIDI & GERT STOLL & Cooperation Ulrich Klever “IBEJI: Twin Figures of the Yoruba” Munchen, Germany 1980;

    Queste piccole sculture, di sesso maschile o femminile, rappresentano dei gemelli. La nascita di due o più gemelli è considerata presso le popolazioni nigeriane un evento importante e dopo tale occasione, dai fortunati genitori, viene chiesto allo scultore del villaggio di preparare gli Ibeji, la coppia di statuine con lo stesso sesso dei gemelli nati. Esse formeranno con i proprietari uno stretto legame spirituale. Le sculture così scolpite saranno custodite e trattate con massima cura per tutta la vita. Nel caso di decesso di uno dei gemelli, il dualismo con l’altro continuerà attraverso la statuina che diventerà così l’incarnazione dello spirito del gemello defunto. Solo dopo la morte di entrambi i gemelli le statuine perderanno il loro significato e valore sacro e, pertanto, potranno essere cedute

  • Yuruba  (Nigeria)
    Lot 33

    Yuruba (Nigeria)

    H 32 cm
    Avorio a patina naturale ambra
    Oggetto divinatorio Iroke Ifa.
    Questa scultura - parte terminale di una zanna d’elefante - rappresenta una figura femminile inginocchiata, con le braccia attaccate al corpo e le mani sui seni. E’ scolpita nei minimi particolari secondo gli stilemi dell’arte Yoruba. Il prolungato utilizzo di questo oggetto ha conferito alla superficie dell’avorio una patina brillante color ambra. E’ uno strumento rituale (Iroke Ifa) utilizzato da un indovino per intercedere con l’oracolo Ifa, divinità del pantheon Yoruba. L’indovino seduto davanti al cliente, per invocare la divinità, getta su un vassoio sedici noci di cola. Osserva la posizione assunta dalle noci, muovendole con la punta della zanna, per interpretare così la risposta ricevuta dall'oracolo.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione galleria Maria Wyss (Basilea) (*);
     - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Zurigo 2001, Rietberg Museum, Zurich, Aprile 2001, Collezione Maria Wyss, n° 62;
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 61; 

    - FAGG WILLIAM “Yoruba sculptures of  West Africa” New York 1982, pagg. 123, 190 e 191;

    (*) Maria Wyss. Attiva a Basilea dagli anni ’50 è diventata famosa come fotografa e gallerista d’arte primitiva di Africa, Oceania, America. Alcuni suoi pezzi sono stati venduti nelle aste di Christie’s e Sotheby’s. Nel 1962, in occasione di una prestigiosa esposizione organizzata a Basilea da William Fagg, dedicata a 300 opere della Nigeria (Benin, Ife, ecc. ), ha segnalato la sua galleria sul catalogo pubblicato per l’occasione:- FAGG WILLIAM “Nigeria 2000 Jahre Plastik” Kunsthalle Basel 1962.
    Nel 1971, per la grande esposizione di Villa Hugel a Essen, dove furono esposte 300 opere provenienti da musei e collezionisti, ha partecipato all'evento fornendo un Gemello Yoruba Ibeji (cat. 171). - VOLPRECHT KLAUS “Afrika - Kunst am Niger - Katalog” Villa Hugel, Essen 1971
    Nel corso della sua attività ha venduto importanti opere a collezionisti e musei. Ha collaborato con il Rietberg Museum di Zurigo e un dozzina delle sue sculture africane Dan e Guro sono presenti in ognuno dei seguenti cataloghi pubblicati dal Museo:
    - FISCHER EBERHARD & HIMMELHEBER HANS "Die Kunst der Dan" Rietberg Museum Zurich 1976;
    - FISCHER EBERHARD & HOMBERGER LORENZ "Die Kunst der Guro" Rietberg Museum Zurich 1985
    Nel 2004 la Galerie Vogler di Basilea ha liquidato all’asta la“Collezione dei coniugi Maria e Paul Wyss”. Sono state vendute un centinaio di lotti dei gruppi più significativi dell’Africa: Dogon, Bambara, Senufo, Baulé, Yoruba, Ibo, Fang, Bakongo, Chockwe. Inserto pubblicitario ripreso dalla rivista “Arts d’Afrique Noire“ n° 131,Autunno 2004, pag. 45;

  • Yuruba, regione di Abeokuta, Stato di Ogun (Nigeria)
    Lot 34

    Yuruba, regione di Abeokuta, Stato di Ogun (Nigeria)

    H 23 cm
    Legno a densa patina crostosa
    Coppa di culto.
    Coppa a cariatide di figura femminile inginocchiata che regge sulla testa un vassoio e tiene le mani appoggiate ai lunghi seni. E’ scolpita secondo gli elementi della statuaria Yoruba. Apparteneva ad un sacerdote che la utilizzava per il culto Agéré Ifa. La funzione divinatoria prevedeva l’impiego di noci di palma sacre che venivano sparpagliate sul vassoio nel corso delle consultazioni.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 551);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 62;
    - FAGG WILLIAM “Yoruba sculptures of West Africa” New York 1982, pag. 179 (Agéré Ifa);

  • Yuruba, regione di Abeokuta, Stato di Ogun (Nigeria)
    Lot 35

    Yuruba, regione di Abeokuta, Stato di Ogun (Nigeria)

    H 35 cm
    Legno policromo
    Figura femminile.
    Figura femminile inginocchiata che regge tra le mani una grossa coppa. Era utilizzata da un sacerdote nelle funzioni divinatorie per il culto Agéré Ifa. Tutta la scultura è stata dipinta con vernice marrone, pallini bianchi e pigmento color blu cobalto.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Mario Fantin (Bologna) Raccolta nei primi anni ‘60 (vedi lotto 55);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 123);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    - VENTURI LUCA  M. “Anime antiche, arte negra, da  una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 63;
    - FAGG WILLIAM “Yoruba sculptures of West Africa” New York 1982 pag. 179 (Agéré Ifa); 

  • Suku  (Repubblica Democratica del Congo)
    Lot 36

    Suku (Repubblica Democratica del Congo)

    H 31 cm
    Legno a patina scura
    Figura maschile.
    Figura maschile a mezzo busto la cui funzione probabile era quella di rappresentare l’impugnatura di uno scacciamosche, il caratteristico strumento africano simbolo di prestigio.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Principe Saddrudin Aga Khan (Ginevra) (1933 - 2003);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 522);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 73;

    - FELIX MARK LEO “100 Peoples of Zaire and their sculpture: Suku pagg.194 - 195” Bruxelles 1987;
    - BOURGEOIS ARTHUR P. “The Yaka and Suku”, Leiden, Olanda 1985;

    I Suku vivono nella ragione meridionale del Congo, intorno a fiumi Kwango e Mungila, ai confini con l’Angola. Occupano i territori vicini agli Yaka, con i quali hanno in comune religione e culti divinatori. Utilizzano oggetti come maschere, sculture, feticci, e anche bicchieri per bere il vino di palma. In molti casi gli stili si confondono. In generale, l’arte Suku si distingue per la figura umana realizzata a tutto tondo senza l’esagerazione del naso adunco che è un tratto caratteristico nell’arte Yaka.

  • Ogoni, regione del delta del Niger  (Nigeria)
    Lot 37

    Ogoni, regione del delta del Niger (Nigeria)

    H 18,5 cm
    Legno dipinto in bianco e nero
    Maschera a mandibola mobile:
    Località di raccolta: distretto di Bonny, estremità orientale del delta fiume.
    In questo esemplare una corda tiene ancora unite le due parti. Nella parte interna della mandibola è presente una lunga fila di sottili lamelle vegetali, della lunghezza di 5 cm, infisse nel legno in guisa di denti. Scarificazioni a quadretti verticali, dipinte di nero, sono visibili sulle tempie.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Serge Brignoni (Chiasso 1903 - Berna 2002) vedi lotto 43;
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 74a;


    - EYO EKPO “Two thousand years Nigerian Arts”, Lagos 1977, pagina 196 e 212;
    - FAGG WILLIAM “Masques d’Afrique dans les Collections du Musée Barbier-Mueller”, Genève1980, pag. 88; 

    Gli Ogoni costituiscono un piccolo gruppo etnico - tra di loro si chiamano Kana - che vive nell'area del delta del fiume Niger a est di Port Harcourt nel River State. Sono legati culturalmente al grande gruppo Ibibio col quale condividono lo stesso idioma e molte tradizioni indigene. Le maschere di questi gruppi, normalmente di piccole dimensioni, sono caratterizzate dalla mandibola mobile. Utilizzate nelle cerimonie di commemorazione degli antenati, erano indossate sopra la testa del danzatore nascosto alla vista dei presenti sotto un mantello di fibre.

  • Ogoni, regione del delta del Niger  (Nigeria)
    Lot 38

    Ogoni, regione del delta del Niger (Nigeria)

    H 20,5 cm
    Legno a patina scura crostosa
    Maschera a mandibola mobile.
    Località di raccolta: distretto di Bonny, estremità orientale del delta.
    Maschera indossata sulla testa del danzatore che portava un cappuccio di tela per trattenerla.Viso diviso in due settori con la mandibola mobile legata con corda. Labbra orlate ben scolpite, naso regolare, occhi a fessura, orecchie stilizzate, pettinatura complessa segnata al centro con due chignon cilindrici. Scarificazioni su fronte e tempie come segni indicativi del clan di appartenenza.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Serge Brignoni (Chiasso 1903 - Berna 2002) vedi lotto 43;
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 74b;


    - HAHNER-HERZOG IRIS & KECSKESI MARIA & VAJDA LASZLO “L’Autre Visage: Masques africains de la collection Barbier-Mueller” Genève 1997, pag. 136;



  • Ogoni, regione del delta del Niger (Nigeria)
    Lot 39

    Ogoni, regione del delta del Niger (Nigeria)

    H 21 cm
    Legno dipinto in bianco e nero
    Maschera a mandibola mobile.
    Località di raccolta: distretto di Bonny, estremità orientale del delta.
    Maschera riservata alle danze allegoriche dipinta con un impasto di vernice biancastra e decorazioni nere. Un naso regolare divide le fessure degli occhi tagliate ad ogiva. La bocca, a labbra dilatate, è divisa nei due settori che rendono la mandibola disarticolata e mobile. Una corda di rafia tiene ancora legate le due parti. Il mento e le tempie sono segnati con i simboli caratteristici del clan. L’elaborata pettinatura nera è divisa in piccole ciocche segnate da incisioni a linee parallele. Quella centrale, più grande, si distingue per una serie di bottoni dipinti di bianco.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Serge Brignoni (Chiasso 1903 - Berna 2002) vedi lotto 43;
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 74c;

  • Baga  (Guinea Conakry)
    Lot 40

    Baga (Guinea Conakry)

    H 83 cm
    Legno a patina scura brillante, bullette di metallo
    Maschera giogo.
    Regione della costa atlantica.
    Rappresenta la dea della fecondità (Nimba) protettrice delle donne incinte e invocata da quelle sterili. Esce in processione nelle manifestazioni dei rituali organizzati per ottenere, tramite la sua forza evocativa, auspici per la fertilità dei campi nella raccolta di riso e grano. Il volto sarebbe un’interpretazione fantastica del viso femminile della dea madre mentre il naso a becco dovrebbe rappresentare il simbolo maschile.Chiamata anche maschera da spalla questo modello sembra un unicum, un’invenzione stilistica che non ha riscontri nella produzione dei tanti gruppi africani.Questo esemplare, in particolare, è scolpito secondo stilemi atipici rispetto agli esemplari della tradizione classica Baga: infatti le varie parti della testa e del corpo presentano raccordi a profili ricurvi che invece, nelle opere tradizionali più diffuse, risultano a spigoli vivi. Qui il peso e le dimensioni sono a misura d’uomo. Il volto è organizzato su piani sfalsati e il naso a becco sovrasta il mento allungato a punta. La bocca e gli occhi sono assenti, le orecchie sporgenti a forma della lettera C portano appesi orecchini ad anello, la pettinatura è una grande ciocca che si raccorda alla curva del cranio.Tutta la testa è decorata con una serie di incisioni a motivi geometrici e la faccia è abbellita con capsule di ferro di fattura europea. I seni abbondanti e cadenti ricordano l’immagine dalla donna africana che ha allattato per lungo tempo perché ha avuto il dono della fertilità. Ampie rotture del legno e segni di prolungato utilizzo testimoniano l’indiscussa anzianità di questo esemplare.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione Ralph Nash (*) acquistata alla Berkeley Gallery di Londra negli anni ‘40;
    - Antica collezione Helmut Gernsheim (Castagnola di Lugano);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 571);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 77;

    - LAMP FREDERICK “Art of the Baga” The Museum for African Art, New York 1996;
    - BERLINER DAVID “Mémoires religieuses Baga” Musée Barbier-Mueller, Genève 2013;
    - CHRISTIE’S “Arts d’Afrique et d’Océanie” Paris, asta del 22 novembre 2017, lotto 39;


    (*) Ralph Nash. Nato in Germania nel 1928 è stato un famoso designer stilista che si è affermato nel creare calzature femminili di alta moda. Ancora giovane aprì una ditta in Sud Africa e fece molti viaggi in Europa e negli USA a New York. Nel 1961 si trasferì a Londra e sviluppò i suoi interessi anche per l’arte africana. Commerciò con i maggiori mercanti europei e americani,in particolare, acquistò opere africane dal famoso gallerista John Klejman (1906-1995), Madison Avenue, New York. Nel 1924 acquistò dal famoso gallerista Paul GuiIlaume (1891-1934) una maschera Dan che il 22 novembre 2017 Christie’s ha proposto all’asta di Parigi a 400.000 / 600.000 euro (lotto 39).

    I Baga sono un piccolo gruppo di circa 50.000 individui insediati lungo il litorale della costa atlantica. Divisi in numerosi sotto gruppi abitano in Guinea Bissao, Guinea Conakry, Sierra Leone e Liberia, tutte regioni lagunari di difficile approdo. Queste sculture Baga a quattro gambe erano indossate come maschere giogo. Il portatore entrava e con il suo corpo ne sosteneva il peso aiutandosi anche con le mani per reggersi ai bastoni infilati nei fori delle gambe. Nei grandi esemplari l’altezza raggiunge i 125 cm ed il peso arriva anche a 60 kg. Perché il portatore possa vedere vi sono delle fessure al centro dei seni. Un lungo mantello di stoffa e rafia, legato dietro il collo, ricopriva tutta la scultura in modo da nascondere il portatore. I presenti alla cerimonia dovevano vedere solo la testa ed i seni. La scultura è divisa in due parti distinte: la testa enorme ed il corpo a quattro gambe, il grosso collo cilindrico unisce le due parti. L’aspetto estetico di queste opere è impressionante. Nella tradizione che si è affermata dalla metà del 1800 la testa aggettante diventa enorme, così come i seni e le orecchie. Una lunga pettinatura a doppia cresta riprende la curva del cranio. Tutto il corpo è segnato da incisioni a motivi geometrici evidenziati dalla presenza di bullette di ferro di tipo europeo.

  • Lobi, regione di Bouna  (Burkina Faso)
    Lot 41

    Lobi, regione di Bouna (Burkina Faso)

    H 65 cm
    Legno duro a patina crostosa
    Figura femminile di antenata.
    Scultura femminile scolpita secondo la tradizione della statuaria Lobi. Il corpo, in posizione frontale, è ripreso con braccia staccate, ombelico prominente e gambe di proporzioni esagerate. La testa, sostenuta da un collo possente, è segnata da capelli rasati secondo la moda della regione. La bocca lascia intravedere un piattello labiale, un segno distintivo arcaico. Il legno molto duro e pesante è ricoperto con una densa patina crostosa.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Edmond Morlet (Bruxelles) (*);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 416);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Lugano 2002, Palazzo Riva, Banca Svizzera Italiana (BSI);


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - VENTURI LUCA M. “Anime antiche, arte negra, da una raccolta di sculture dell’Africa occidentale” Banca BSI, Lugano 2002, tav. 78;

    - HOLAS B. “Arts de la Cote d’Ivoire: Les trésors du Musée d’Abidjan” Vevey 1969, pag. 162;
    - KERCHACHE JAQUES “Scultura Africana: Omaggio a André Malraux” Roma 1986, pagg. 90-105;
    - ANTONGINI GIOVANNA & SPINI TITO “Il cammino degli antenati: I Lobi dell’Alto Volta” Bari 1981;
    - BOGNOLO DANIELA “Visions d’Afrique: Lobi” Milano 2007;
    - SKOUGSTAD NORMAN "Traditional Sculpture from Upper Volta " New York The African American Institute 1978, pag. 30;
    - GOY BERTRAND “Cote d’Ivoire - Premieres regards sur la sculpture - 1850 / 1935” Parigi 2012, pag. 135;

    I Lobi sono un popolo di 250.000 individui insediati tra il Ghana, la Costa d’Avorio ed il Burkina Faso. Sono coltivatori ed allevatori di bestiame e vivono divisi in villaggi e grandi famiglie. Ogni villaggio possiede un santuario nel quale vengono conservate le sculture. Anche nell'ambito familiare, i Lobi praticano culti dove il ruolo prevalente si richiama agli antenati protettori. Ogni casa è costruita con laterizi a terrazze ed è abitata da più famiglie associate. Prevede un ambiente sotterraneo destinato a santuario. E’ lì che l’anziano del clan compie dei sacrifici rivolti ai defunti per sollecitarne i favori e per cercare di abbattere le sofferenze della vita quotidiana. Le statue, lì conservate, svolgono la funzione di proteggere la casa. Esse sono il tramite tra gli spiriti e gli uomini e rappresentano fantasmi dei defunti o spiriti della boscaglia. La loro altezza media varia tra i 30 e gli 80 cm. Durante questi rituali le statue sono oggetto di sacrifici di animali. Il loro contatto diretto con il terreno umido del sottosuolo procura al legno vistosi danni soprattutto nelle parti inferiori. Nella statuaria Lobi esiste anche una rappresentazione della figura umana eseguita in forma asimmetrica, cioè interpretata secondo posizioni insolite degli arti e delle varie parti del corpo. Questa attitudine è una prerogativa rara nel panorama delle arti africane.


    (*) Edmond Morlet (Bruxelles). E’ stato un mercante belga già operativo a Bruxelles prima della seconda guerra mondiale. Nel 1930 ha viaggiato nell'ex Congo Belga dove ha raccolto, tra l’altro, alcune opere del gruppo Yombe. Nel 1935 una sua maschera Wobé è entrata nel Museo Etnografico di Ginevra (MEG). L’opera più importante, una statua Mbole, figura di un impiccato (Ofika), dopo vari passaggi nelle collezioni, nel 1955 è stata acquisita dal Metropolitan Museum of Art di New York (MET).

  • Dan, regione di Toulépleu  (Costa d’Avorio)
    Lot 42

    Dan, regione di Toulépleu (Costa d’Avorio)

    H 25 cm
    Legno a patina crostosa chiara
    Maschera.
    Maschera con lineamenti fortemente accentuati ricoperta con un impasto di fango e caolino biancastro. Svolgeva la funzione del ruolo di “cantante” durante le feste organizzate allo scopo di divertire il pubblico. Effettivamente la grande bocca aperta ricorda l’atteggiamento di un individuo che sorride o canta.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione George F. Keller (Berna) (Inv. G.F.K. 47);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    ESPOSIZIONI
    - Berna 1980, Musée des Beaux Arts;


    BIBLIOGRAFIA
    Esemplare riprodotto in:
    - MORIGI PAOLO “Raccolta di un amatore d’arte primitiva” Magliaso, Lugano & Kunstmuseum Berna, Svizzera 1980, tav. 96, pag. 98;

  • Dan (Costa d’Avorio), regione di Man al confine con la Liberia
    Lot 43

    Dan (Costa d’Avorio), regione di Man al confine con la Liberia

    H 23 cm
    Legno a patina crostosa che nasconde tracce di pittura rossa
    Maschera.
    E’ scolpita in un atteggiamento che trasmette emozione. La bocca aperta sembra indicare una voce nell’atto di emettere un suono. La funzione di questa maschera era di proteggere il proprietario e la sua famiglia.La piattina di ferro infissa sulla fronte era un elemento importante nei rituali di divinazione: infatti, il proprietario, per attivare lo spirito che faceva da tramite tra il mondo dei vivi e l’aldilà, al momento di chiedere la sua protezione, cospargeva tutt'intorno al ferro un impasto di sostanze magiche. Questa attività, ripetuta negli anni, ha lasciato i segni sulla superficie del legno e testimonia il lungo utilizzo rituale di questo esemplare. Tutt'intorno al bordo vi sono fori a sezione quadrata che si trovano in altre maschere Dan prodotte nel 19° secolo. Sotto il mento è rimasto un frammento della barba di fibre vegetali.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Serge Brignoni (*) collezionata prima degli anni ‘40;
    - Ex collezione privata (Lugano)


    BIBLIOGRAFIA
    - FISCHER EBERHARD & HIMMELHEBER HANS “Die Kunst der Dan” Rietberg Museum Zurich 1976;
    - GIANINAZZI CLAUDIO & GIORDANO CHRISTIAN “Culture Extraeuropee: Collezione Serge e Graziella Brignoni” Edizioni Città di Lugano 1989;
    - MUSEE DE L’HOMME “Arts primitifs dans les ateliers d’artistes: Serge Brignoni” Paris 1967;

    (*) Serge Brignoni (Chiasso 1903 - Berna 2002). Pittore e scultore, nato a Chiasso nel 1903, Serge Brignoni si appassiona all'arte dei "Mari del Sud" che dagli inizi del 1900 si cominciava ad intravedere in Europa. Rimane colpito dalle sculture create dai popoli dell'Estremo Oriente, dell'India, del Sud-Est Asiatico, dell'Indonesia e dell'Oceania, soprattutto par la loro creatività nel rappresentare un mondo fantastico e surreale. Dagli anni 1930-80 raccoglie sul mercato antiquario europeo una quantità di sculture della cosiddetta arte "primitiva". La curiosità che prova nell'osservare i tanti oggetti provenienti dall'Oceania orienta la sua attività artistica verso l’esperienza del Surrealismo e dell’arte metafisica. Nel 1925 scopre anche l’arte africana. Durante un viaggio a Parigi, visita le tante gallerie antiquarie che in quegli anni offrivano oggetti provenienti dalle colonie francesi in Africa. Entra così in contatto anche con la scultura africana di cui ammira le stilizzazioni e la purezza delle forme. Da allora inizia la sua brillante carriera di collezionista ed intenditore d'arte etnica. Ma la sua attività di scultore continua senza sosta e le sue opere lo collocano tra i protagonisti del surrealismo a livello internazionale. Negli anni la città di Lugano gli dedica molte iniziative culturali che presentano opere della sua produzione artistica. Sono numerose le mostre dedicate a Brignoni come collezionista d’arte primitiva: esposizioni suggestive presentate al pubblico di Lugano nel Palazzo delle culture Extraeuropee (Museo di villa Ciani). E’ a questo Museo che Brignoni nel 1985 dona la sua vasta collezione di opere d’arte primitiva.

  • Dan (Costa d’Avorio), regione di Man al confine con la Liberia
    Lot 44

    Dan (Costa d’Avorio), regione di Man al confine con la Liberia

    H 23 cm
    Legno a densa patina scura
    Maschera.
    Esemplare scolpito in uno stile arcaico con naso di tipo realista che, dalla radice, prosegue con una linea mediana in rilievo fino alla fronte dove è infisso un ferro rituale. Gli occhi sporgenti, di forma circolare, sono evidenziati da dischi metallici fissati con un impasto di resine. La grande bocca socchiusa lascia intravedere una fila di denti - terminali di piume di volatile - che spuntano dal labbro superiore. La barba è una composizione di pelle e tessuti indigeni che rende l’aspetto di questa maschera fantastico e surreale.La lunga attività, legata ai rituali di divinazione, ha lasciato su tutta la superficie del legno segni evidenti di sostanze magiche.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione galleria Maria Wyss (Basilea);
    - Ex collezione privata (Lugano);

  • Dan (Costa d’Avorio), regione di Man al confine con la Liberia
    Lot 45

    Dan (Costa d’Avorio), regione di Man al confine con la Liberia

    H 16 cm
    Legno a patina scura, barba di fibre
    Maschera in miniatura.
    Appartiene ai modelli diffusi tra i gruppi Dan, Mano, Yacouba, Guerzè, che vivono nella regione forestale ai confini di Costa d’Avorio, Guinea e Liberia.Il viso è scolpito in un ovale perfetto dove l’asse verticale in rilievo lo divide in due settori simmetrici. La bocca è formata da due grosse labbra socchiuse, il naso regolare divide la zona dei grandi occhi circolari, la barba di fibre intrecciate completa la silhouette della maschera. Sulla testa è presente un grosso impasto di materiale associato alle pratiche divinatorie del proprietario. Questi continui trattamenti hanno lasciato tracce evidenti sulla superfice del legno.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione galleria Michel Dermigny (Paris);
    - Ex collezione privata (Lugano);

  • Lwalwa (Repubblica Democratica del Congo), regione meridionale del Congo
    Lot 46

    Lwalwa (Repubblica Democratica del Congo), regione meridionale del Congo

    H 33 cm
    Legno leggero dipinto in rosso bruno, bianco e nero
    Maschera di danza.
    Il viso è diviso in due parti dal lungo naso ad angolo diedro, bocca a tubo, occhi a fessura rettangolare, mento a punta, orecchie appena accennate: una forma che noi definiamo “stile cubista”.

    PROVENIENZA
    - Antica collezione Georges Stoecklin (Cagnes-sur-mer) (*);
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 243);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    BIBLIOGRAFIA
    - FELIX MARC LEO "100 Peoples of Zaire and their sculpture: Lwalwa pagg. 94-95" Bruxelles 1987;
    - FELIX MARC LEO & AUTORI VARI “Congo Masks – Masterpieces from Central Africa” Bruxelles 2018, Edited by Marc Leo Felix, pagg. 140-145;
    - AUTORI VARI "Face of the Spirits: Masks from the Zaire Basin" Anversa 1993, pagg. 97-105;
    - Huguette Van Gelewe in FRY JAQUELINE "Twenty-five African Sculptures" National Gallery of Canada, Ottawa 1978, pagg. 82-87;
    - CORNET JOSEPH "Art de l'Afrique noire au pays de fleuve Zaire" Bruxelles 1972, pag. 183;
    - FAGG WILLIAM "Masques d'Afrique dans les Collections du Musée Barbier-Muller" Genève 1980, pagg. 132 e 133

    I Lwalwa costituiscono una popolazione di circa 20.000 individui che vivono nel triangolo formato dal fiume Kasai ed il suo affluente la Lueta, nel sud ovest dell’antica provincia del Kasai, al confine con l’Angola. Le maschere di questo piccolo gruppo appartenevano ai membri della società segreta Ngongo. Erano indossate durante i rituali per calmare gli spiriti sacri ed incrementare il successo nelle attività della caccia. Uscivano anche nelle danze organizzate per celebrare i funerali e per le nomine dei dignitari di rango. Vi sono maschere di tipo maschile e anche di tipo femminile come questo esemplare (Mushika). I Lwalwa usano un sistema singolare per tenere la maschera aderente al viso durante le danze: fanno passare una cordicella di fibre nel foro praticato sotto il naso bloccandola con un nodo. Il danzatore tiene la corda con i denti facendo aderire la maschera al viso. Questo è il motivo per cui le maschere di questo gruppo sono prive dei i fori lungo il bordo.

    (*) Georges Stoecklin (1937-1997). E’ stato un mercante d’arte africana operativo in Francia negli anni ’50.Era il genero di Roger Bédiat (1897-1958) che negli anni ’20 si installò nella regione di Abidjan per organizzare nella colonia francese una piantagione di caffè. La Costa d’Avorio all’epoca era ancora poco accessibile e la brousse diventava impraticabile dopo le piogge. Bédiat si interessò alla cultura indigena e l’incontro a Parigi con Charles Ratton all’Esposizione Coloniale del 1931 gli offrì la possibilità di iniziare una collaborazione come fornitore di opere tribali. Così, trovò importanti capolavori raccolti nella regione, alcuni dei quali oggi sono presenti nei musei.
    Elementi bibliografici su : GOY BERTRAND “Cote d’Ivoire - Premieres regards sur la sculpture - 1850 / 1935” Parigi 2012, pag. 206(Roger Bédiat) e, Georges Stoecklin, pag. 215;

  • Wurkun (Nigeria Nigeria settentrionale), regione del nord est
    Lot 47

    Wurkun (Nigeria Nigeria settentrionale), regione del nord est

    H 53,5 cm
    Legno duro a patina nera
    Scultura a mezzo busto sostenuta da un vecchio ferro.
    Figura filiforme stilizzata con tronco a mezzo busto su base circolare. Corpo slanciato con braccia lungo il tronco, ombelico presente, viso appena segnato da elementi geometrici, tracce di sostanze sacrificali.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 667);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    BIBLIOGRAFIA
    - DAGAN ESTHER A. "African dolls for play and magic" Montreal, Canada 1990, pag. 90, fig. 23.2;
     - ROBBINS M. WARREN & NOOTER NANCY INGRAM “African art in American Collections” 2004 Atglen, PA-USA, pag. 298, n° 771 (1009);

    Queste figure a carattere magico divinatorio erano utilizzate in coppia. Venivano piantate con la punta di ferro nel terreno all'interno di una nicchia dentro le abitazioni o all'ingresso dei villaggi. Avevano la funzione di proteggere i raccolti dei campi coltivati e di salvaguardare i contadini dai morsi dei serpenti velenosi. Gli esemplari piantati nei campi erano ricoperti di terra rossa. Quelle tenute all'interno delle case ricevevano offerte sacrificali con abluzioni di olio di palma. I Wurkun costituiscono un piccolo gruppo, insediato nel nord est della Nigeria, che culturalmente è legato agli Jukun loro vicini. Per entrambi i gruppi queste figure divinatorie sono chiamate rispettivamente “tau-kenda” quella femminile e, “tau-wandoa” quella maschile.

  • Hemba  (Repubblica Democratica del Congo)
    Lot 48

    Hemba (Repubblica Democratica del Congo)

    H 34 cm
    Legno duro a patina crostosa
    Figura magica bifronte.
    Regione sud-orientale del Congo delimitata dai corsi dei fiumi Lualaba e Lomami.
    Figura janus a carattere magico religioso. Nome d’origine: Kabeja. Rappresenta un insieme di personaggi scolpiti di schiena, uno maschile (con barba) e uno femminile, ripresi in posizione simmetrica in piedi su base circolare.

    PROVENIENZA
    - Ex collezione Paolo Morigi (Lugano) (Etichetta inv. Morigi n° 385);
    - Ex collezione privata (Lugano);


    BIBLIOGRAFIA
    - NEYT FRANCOIS & DE STRYCKER LOUIS "Approche des arts Hemba" Villiers-le Bel, Francia 1975 pagg. 38 - 40:

    Il carattere propiziatorio di questi oggetti era conferito dalle sostanze magiche inserite nel piccolo foro posto all'apice della pettinatura.Queste sculture, diffuse tra i Luba, gli Hemba e i Tabwa, appartenevano al capo famiglia ed erano associate al culto degli antenati. La loro funzione era quella di proteggere la coppia contro la sterilità, tutelare i figli dal pericolo di malattie, trovare un marito alle giovani da sposare, ecc.

Lots from 25 to 48 of 77
Show
×

Arte Africana: una prestigiosa collezione svizzera

MILANO

Via Paolo Sarpi, 6



TORNATA UNICA (lotti 1-77)

Mercoledì 14 ottobre 2020

ore 17:30

Sessions

  • 14 October 2020 hours 17:30 Arte Africana: una prestigiosa collezione svizzera (1 - 77)

Exhibition

MILANO

Via Paolo Sarpi, 6


Da lunedì 14 settembre fino a mercoledì 14 ottobre

dalle ore 10:00 alle 18:00

Buyer's Premium

Al Prezzo del lotto sarà aggiunta una Commissione di acquisto che l’Acquirente è tenuto a pagare quale parte dell’Importo totale dovuto.


La Commissione di acquisto è stabilita nella misura del:

VENTITRE PERCENTO (18,86 + IVA) DEL PREZZO DEL LOTTO

Bidding increments

  • from0to100increment of10
  • from100to500increment of20
  • from500to1000increment of50
  • from1000to2000increment of100
  • from2000to5000increment of200
  • from5000to10000increment of500
  • from10000to20000increment of1000
  • from20000to50000increment of2000
  • from50000to100000increment of5000
  • from100000to200000increment of10000
  • from200000to infiniteincrement of20000