Capolavori da collezioni italiane
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Lotto 1 SCATOLA PORTACIPRIA, CARTIER 1925 CIRCA, IN ORO GIALLO, LACCA, MADREPERLA, ONICE, RUBINI E CORALLO
di forma circolare, il coperchio, incernierato e profilato da una cornice a motivi geometrici in oro intercalati da rubini cabochon, è decorato da una placca circolare in lacca intarsiata con strati in madreperla colorata, oro e argento, raffigurante un paesaggio agreste giapponese nel quale un contadino si avvia al lavoro nei campi portando dietro di sé un bue alla cavezza mentre una figura femminile, sotto una pergola, è intenta a tessere; la base, analogamente lavorata, con una figura femminile in abiti sontuosi accompagnata da un servitore che la protegge con un ombrello dai raggi del sole. Le parti laterali decorate da motivi romboidali in madreperla bianca e corallo rosso, all’interno specchio e disco traforato in madreperla per la cipria, punzoni Cartier Paris Londres New York, Made in France, n.9977, punzoni dell’oro, diam. cm 5,5
Cfr. Hans Nadelhoffer, Cartier , London 1984, tav. 38
An art Deco lacquer mother-of-pearl, coral and ruby compact, by Cartier, circa 1925
of circular form, the hinged cover, the border of wich decorated with a gold geometric design set with cabochon rubies, is decorated with a round laquer plate inlaid with mother-of- pearl, gold and silver, depicting a rural landscape where a peasant is heading for work in the fields leading an ox by a halter, while a female figure under a pergola is intent on her weaving; the base, similarly decorated, represents a richly dressed female figure accompanied by a male servant who is protecting her from the sun with a parasol. The sides are decorated with white mother-of-pearl and red coral lozenges; the interior encloses a mirror and mother-of-pearl openwork powder puff rest, signed Cartier, Paris, Londres, New York, made in France, n. 9977, gold mark , 5.5 cm wide
Cfr. Hans Nadelhoffer, Cartier, London 1984, pl. 38
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Lotto 2 BRACCIALE, VAN CLEEF & ARPELS, ANNI ’20, IN PLATINO, ORO BIANCO E DIAMANTI
realizzato ad una fila di nove brillanti rotondi intercalati da fiocchi stilizzati in baguette di diamanti per complessivi 19 ct circa, lunghezza cm 19, punzoni Van Cleef & Arpels NY13403
A PLATINUM, WHITE GOLD AND DIAMOND BRACELET, BY VAN CLEEF & ARPELS, 1920S
designed as a line of brilliant-cut diamonds alternating with baguette diamonds, total diamonds weight is around 19 ct, length approximately 19 cm, signed Van Cleef & Arpels NY 13403
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Lotto 3 Auguste Breul
SURTOUT DE TABLE COMPOSTO DA VASSOIO OVALE E COPPIA DI CANDELABRI, PARIGI, 1855 CIRCA
Bronzo dorato, vassoio cm 103x67x25, candelabri alt. cm 62, diam. massimo cm 51
Sul basamento il vassoio reca il punzone “ AUGUSTE BREUL - N° 20 RUE DE ALBOUY - A PARIS ”; i candelabri, invece recano il punzone “ AUGUSTE BREUL - RUE DE LANCRY N° 3 - A PARIS ”
SURTOUT DE TABLE COMPOSED OF AN OVAL TRAY AND A PAIR OF CANDLEHOLDERS
Paris, circa 1855
Ormolu, tray 103x67x25 cm, candleholders h. 62 cm, maximum diameter 51 cm
On the base of the tray, mark “AUGUSTE BREUL - N° 20 RUE DE ALBOUY - A PARIS ”; on the candleholders, mark “ AUGUSTE BREUL - RUE DE LANCRY N° 3 - A PARIS ”
Provenienza
Collezione privata, Firenze
Il vassoio poggia su quattro piedi sagomati a guisa di foglia accartocciata affiancata da due fregi vegetali, in corrispondenza dei quali si ergono quattro gruppi posti su un ricco basamento sagomato, bordato di perline e baccellature, raffiguranti ciascuno un putto con un grappolo d’uva nella mano sinistra, abbracciato ad una capretta; intervallati ai putti quattro trofei costituiti da belle coppe baccellate sormontate da composizioni di frutta. La fascia inferiore è interamente decorata da festoni vegetali alternati a mascheroni barbuti, mentre la ringhiera, decorata da putti e trofei, è completata da tralci floreali e vegetali.
I due candelabri poggiano su una base triangolare liscia lievemente sagomata e decorata da una fascia a baccellature intervallate da foglie d’ acanto. Da un alto basamento caratterizzato agli angoli da tre ricche volute riunite da motivi vegetali si dipartono tre tralci fogliati con andamento sinuoso, ciascuno impreziosito da una ghirlanda di frutti e foglie, sui quali siedono tre putti con una coppa nella mano destra e un grappolo d'uva nella sinistra, alla sommità un ’ampia vasca circolare, anch’essa decorata a motivi vegetali, foglie lanceolate e perlinature, dalla quale si dipartono sei bracci portacandela, ancora sagomati ad ispirazione vegetale.
The tray is supported by four feet in the shape of curled up leaves flanked by two foliate motifs, on top of which stand four groups of figures on an elaborate moulded base with beaded and gadrooned borders; each group comprises of a putto holding a bunch of grapes in his left hand and with the other arm around a goat; four trophies, composed of beautiful gadrooned goblets heaped with fruit, alternate with the putti. The lower band is fully decorated with swags interspaced by bearded masks, while the gallery, decorated with putti and trophies, is cast with floral and foliate scrolls.
The two candelabra are supported by a slightly moulded, smooth triangular base decorated with a band with gadroons alternating with acanthus leaves. Three sinuous foliate scrolls, each embellished with a fruiting and foliate garland and supporting a putto with a cup in the right hand and a bunch of grapes in the other, stem from a high plinth with plant motifs and three luxuriant volutes in each corner; at the top a wide circular basin, also decorated with foliage, lanceolate leaves and beaded motifs, supports six, moulded, scrolled candle-arms. -
Lotto 4 ARAZZO, FIANDRE, METÀ SECOLO XVII
L’eroismo di Muzio Scevola
cm 410x390
TAPESTRY, FLANDERS, MIDDLE OF XVII CENTURY
The heroism of Muzio Scaevola
410x390 cm
L’arazzo presenta una ricca bordura interamente ricamata con trofei, festoni vegetali e figure: a destra e a sinistra una coppia di putti alati poggianti su basamenti scolpiti a forma di vaso baccellato trattengono nella mano sinistra un alberello, mentre la mano destra è levata verso l'alto, da cui scendono ricchi festoni di fiori e frutta. In alto al centro un ricco cartiglio affiancato da protomi alate, nel cui centro sta l'iscrizione " M.SCEVOLA.ERRATA/CEDE.PROPRIAM.MA/NVM.EXVBIT "; ai margini superiori, tra festoni, sono due aquile. La fascia inferiore infine è decorata con ricchi fregi naturalistici, centrata da un mascherone con figure fantastiche ai lati.
L’episodio storico raffigurato mostra nella parte destra il re etrusco Porsenna seduto in trono e ai suoi piedi il ministro ucciso al suo posto, mentre nella parte sinistra Muzio Scevola, circondato dalle guardie, nell'atto di porre la mano sul fuoco.
Da Tito Livio ( Ab urbe condita , libro II, cap. 12) sappiamo che nel 508 a.C. , durante l' assedio di Roma da parte degli Etruschi comandati da Porsenna , proprio mentre nella città cominciavano a scarseggiare i viveri, un giovane aristocratico romano, Muzio Cordo, propose al Senato di uccidere il comandante etrusco. Ottenuta l'autorizzazione, si infiltrò nelle linee nemiche, e armato di un pugnale raggiunse l'accampamento di Porsenna, che stava distribuendo la paga ai soldati. Muzio attese che il suo bersaglio rimanesse solo e quindi lo pugnalò: ma sbagliò persona, avendo infatti assassinato lo scriba del re etrusco. Subito venne catturato dalle guardie del comandante, e portato al cospetto di Porsenna, il giovane romano non esitò a dire: «Sono romano e il mio nome è Caio Muzio. Volevo uccidere un nemico da nemico, e morire non mi fa più paura di uccidere… Questo è il valore che da al corpo chi aspira a una grande gloria!” E così dicendo infilò la mano destra in un braciere acceso per un sacrificio e non la tolse fino a che non fu completamente consumata. Da quel giorno il coraggioso nobile romano avrebbe assunto il nome di "Muzio Scevola" (Muzio il mancino). Porsenna rimase tanto impressionato da questo gesto che decise di liberare il giovane. Muzio, allora, sfoggiò la sua astuzia e disse: «Per ringraziarti della tua clemenza, voglio rivelarti che trecento giovani nobili romani hanno solennemente giurato di ucciderti. Il fato ha stabilito che io fossi il primo e ora sono qui davanti a te perché ho fallito. Ma prima o poi qualcuno degli altri duecentonovantanove riuscirà nell'intento». Questa falsa rivelazione spaventò a tal punto il principe e tutta l'aristocrazia etrusca da far loro considerare molto più importante salvaguardare il futuro del re di Chiusi piuttosto che preoccuparsi del destino dei Tarquini . Sempre secondo la leggenda, così Porsenna prese la decisione di intavolare trattative di pace con i Romani, colpito positivamente dal loro valore. -
Lotto 5 Giuseppe Maggiolini
(Parabiago, 1738-1814)
COPPIA DI CASSETTONI CON MEDAGLIONI DI BACCO E CERERE, PARABIAGO, ULTIMO QUARTO DEL XVIII SECOLO
Ciascuno con pannello scorrevole a scomparsa celante due cassetti e un cassetto sottile sotto il piano in marmo grigio
cm 94x123,5x62
A PAIR OF COMMODES WITH MEDALLIONS WITH BACCHUS AND CERES,. PARABIAGO, LAST QUARTER OF THE 18TH CENTURY
each with a hinged lifting panel concealing two drawers and a slim drawer under the grey/white marble top
cm 94x123,5x62
Provenienza:
Villa Soragna, Parco del Molgora
Collezione privata, Milano
Coppia di cassettoni neoclassici in legno impiallacciato e intarsiato, il fronte con pannello scorrevole a scomparsa celante due cassetti e un cassetto sottile sotto il piano in marmo grigio; nella fascia un meccanismo a molla che nasconde cassetti segreti; il pannello centrale decorato con busti di profilo raffiguranti Bacco e Cerere entro medaglione circolare affiancato da cornucopie terminanti in girali floreali, i fianchi con fiaccola fiorita sorretta da volute vegetali, la serratura con applicazione in bronzo dorato traforato a foglie; gambe piramidali.
L’inesauribile fonte di informazioni e fondamentale punto di riferimento sull’attività di Giuseppe Maggiolini e la sua bottega è la raccolta di disegni del Fondo Maggiolini conservata al Gabinetto delle Stampe e Disegni del Castello Sforzesco a Milano. Qui si trovano conservati disegni e lucidi preparatori per gli ornamenti destinati a essere realizzati sugli arredi, tramite l’intaglio di legni pregiati, dalla bottega di Giuseppe Maggiolini. Una caratteristica della bottega Maggiolini è l’utilizzo di modelli ornamentali ben codificati, modificati secondo le più svariate esigenze e abbinati a una grande varietà di intarsi, adattandosi così a diverse tipologie di mobili, funzioni e richieste dei committenti.
Il profilo di Bacco presente sul fronte di uno dei commodes trova un possibile modello in due disegni, uno a penna (Raccolta Maggiolini, coll. 223, gen. 469 – fig. 1a) e l’altro acquerellato a china, opera di Giovanni Tedesco (Raccolta Maggiolini, B 194 – fig. 1b). Il fronte decorato da un medaglione con un profilo maschile o femminile si riscontra inoltre in numerose altre opere della bottega Maggiolini, come un cassettone datato 1790 e conservato presso il Museo d’Arte applicata del Castello Sforzesco (già Museo Artistico di Milano, Morazzoni 1953, tav. XI – fig. 2), altri due esemplari della collezione Consonni a Malgrate, databili all’ultimo decennio del Settecento (Museo di Milano 1938, nn. 5-6, p. 28, tav. 2) e uno della collezione Feltrinelli, eseguito intorno al 1790 (Morazzoni 1953, tav. XVIII a).
Le cornucopie floreali che incorniciano i medaglioni sono un altro motivo ricorrente nell’opera di Maggiolini, come testimoniano alcuni disegni della già citata raccolta (Raccolta Maggiolini, coll. 178, gen. 206), alcuni dei quali pubblicati da Morazzoni (Morazzoni 1953, tav. C). Due cassettoni della collezione Ciniselli a Milano presentano identiche cornucopie con fiori affiancanti un tondo centrale, ma dipartentesi dall’alto e quindi con andamento contrario rispetto a quelle dei nostri esemplari (Museo di Milano 1938, tav. 13, nn. 29-30, p. 34). -
Lotto 6 MANIFATTURA DELL’ITALIA CENTRALE, INIZI XVI SECOLO E BOTTEGA DI BERNARDINO DI BETTO, DETTO IL PINTORICCHIO
Cassone istoriato e decorato con figure di Virtù
Cm 79x167x62 (cm 27x32 i tre ovali con le raffigurazioni delle Virtù)
CENTRAL ITALY, BEGINNING OF THE 16TH CENTURY
AND WORKSHOP OF BERNARDINO DI BETTO, CALLED IL PINTURICCHIO
Historiated cassone decorated with the figures of the Virtues
79 x 167 x 62 cm (27 x 32 cm the three ovals depicting the Virtues)
Il cassone qui illustrato presenta alla base uno zoccolo sporgente, formato da quattro assi di legno e quindi cavo all’interno. Lungo i fianchi tale zoccolo è aperto in arcate trilobe. La cassa è sormontata da un coperchio dalla sagoma convessa, pure leggermente sporgente.
La decorazione interessa la fronte, i lati e il coperchio. Lungo il lato principale della cassa corre un rigoglioso motivo vegetale formato da racemi intrecciati che terminano in ghiande, per lo più sboccianti in gruppi di tre (in allusione alle tre virtù raffigurate). Tale motivo è realizzato in pastiglia rilevata, dorata e puntinata in modo da rendere la trama delle venature delle singole foglie, così come la consistenza granulosa della cupola di ogni frutto. Lo sfondo di tale decorazione è dipinto in rosso, celeste, verde e tali colori si alternano lungo l’intera fronte della cassa. I rami si compongono creando tre aperture di forma ovale, ciascuna occupata dall’immagine di una virtù. La prima a sinistra è la Carità (una figura femminile che abbraccia una coppia di pargoli, ai quali offre il suo latte), la seconda, al centro, è la Fede (una figura femminile che contempla una croce, tenuta sulla mano destra e indicata da quella sinistra), mentre la terza, all’estrema destra, non è la Speranza, terza tra le virtù teologali a fianco della Fede e della Carità, ma probabilmente la raffigurazione della Castità. La figura, seduta su un sedile marmoreo come le compagne, impugna con la mano destra uno staffile munito di flagelli e rivolge lo sguardo verso l’attributo tenuto sulla sinistra: questo oggetto di forma circolare può sembrare a prima vista uno specchio, il quale esibirebbe però uno spessore minore e, come di norma nel Rinascimento, sarebbe sostenuto da un’asta. Si tratta più verosimilmente di un piccolo setaccio, che con la sferza compone l’iconografia della Castità, come avrebbe poi affermato, all’inizio del Seicento, Cesare Ripa (1).
La decorazione dipinta prosegue lungo lo zoccolo, i fianchi della cassa e del coperchio, ove si dipana un altro elaborato ed elegante ornato vegetale, su uno sfondo rosso chiaro, e si conclude sul coperchio, al centro del quale è rappresentata l’insegna dei Della Rovere (una quercia incorniciata da una ghirlanda di rami fruttiferi e nastri svolazzanti ai lati), sormontata da un cappello cardinalizio. Tale riferimento araldico trova piena rispondenza nei sopra citati ornati a pastiglia, essendo i rami di quercia con ghiande tra i più consueti elementi dell’ imagerie iconografica del casato, a cavallo tra XV e XVI secolo.
Il cassone qui esaminato rappresenta una pregevole testimonianza praticamente sconosciuta della committenza dei Della Rovere in età rinascimentale. Esso fece parte della collezione Agosti Mendoza a Milano e figura nel catalogo approntato per la vendita della raccolta, messa all’asta nel 1937 (Botta 1936; Catalogo 1937), ove figurò con una datazione agli inizi del XVI secolo. -
Lotto 7 BOTTEGA DI JOHANNES APENGETER, ACQUAMANILE, LUBECCA, PRIMA METÀ SECOLO XIV
in bronzo a rappresentare un leone stante, nel quale sono incorporate altre tre creature: un cane, che fuoriesce dalle fauci del leone, a formare il beccuccio, un basilisco o drago alato sul dorso del leone, a formare l’ansa, ed una testa serpentiforme nella parte finale della coda.
Cm 21,5x25,5x9,5.
Sotto la zampa posteriore sinistra è inciso il monogramma MJ , probabilmente in epoca posteriore.
WORKSHOP OF JOHANNES APENGETER, AQUAMANILE, LÜBECK, FIRST HALF OF THE 14TH CENTURY
in bronze, representing a standing lion, that incorporates three other creatures: a dog, that comes out of the lion’s jaws to form the spout, a basilisk or a winged dragon on the lion’s back to form the handle, and a serpent’s head at the end of the tail.
Cm 21,5x25,5x9,5.
The monogram MJ under the left back paw was probably engraved at a later date.
Provenienza
Collezione privata, Siena
L’acquamanile era un prezioso recipiente destinato a contenere l'acqua per lavarsi le mani, spesso foggiato a forma di animale, creatura leggendaria, cavaliere, testa o busto umano. Il termine acquamanile deriva dal latino aqua (acqua) e manus (mani) e designa un tipo di recipiente conosciuto fin dal XII secolo per permettere ai preti di lavarsi le mani durante il rito liturgico della purificazione prima dell’Eucarestia e in seguito spesso usato sulle tavole dei principi per la pulizia delle mani durante i pasti.
Realizzati con la tecnica della fusione a cera persa, gli acquamanili sono cavi e per lo più con pareti sottili: data la loro destinazione, erano provvisti di aperture per essere riempiti d'acqua e per poterla versare, nonché di un manico per la presa. La struttura di queste suppellettili è distinguibile in quattro parti, denominate corpo, impugnatura, imboccatura e versatoio.
La varietà di forme degli acquamanili è testimoniata nell’inventario del 1252 di St. Martin de Mayence, nel quale si legge al riguardo: “Erant uercei diversarum formarum quos manila vocant, eo quod aqua sacerdotum minibus funderetur ex eis, argentei, quidam habentes formam leonum, quedam draconu, avium et griphonum, vel aliorum animalorum quorumcumque”. Potevano infatti avere la forma del leone, del drago, di un volatile, di un grifo o di altri animali, come del resto possiamo riscontrare nei circa 380 acquamanili pervenuti fino ai giorni nostri, 120 dei quali presentano le sembianze del leone. Simbolo di forza e autorità, il leone fu infatti la forma più diffusa, e molti degli acquamanili realizzati in Germania furono realizzati ispirandosi al Leone di Brunswick, eretto di fronte al Castello di Dankwarderode e alla Cattedrale di Brunswick per volontà di Enrico il Leone, Duca di Sassonia e Bavaria, nel 1166 circa (vedi fig. 1).
Proprio questi versatoi sono tra i migliori esempi della produzione in bronzo medievale, i cui più importanti centri di produzione erano concentrati nelle regioni della Germania settentrionale: dalla metà del secolo XII assunse particolare importanza la città di Magdeburgo, mentre tra XIII e XIV secolo risultano note le officine della Bassa Sassonia, in particolare Hildesheim e in seguito Lubecca.
E a Lubecca fu titolare di una bottega di bronzisti dal 1332 al 1341 Johannes Apengeter (1300-1350 circa): il suo primo lavoro conosciuto, firmato, è il grande candelabro a sette braccia del Marienkirche a Kolberg (Pomerania) realizzato nel 1327, i piedi del quale, costituiti da tre leoni, presentano caratteristiche molto simili al nostro acquamanile (vedi fig. 2). -
Lotto 8 COMÒ A RIBALTA CON ALZATA, VENEZIA, 1750 CIRCA
lastronato in legno di noce, acero, mogano, palissandro e bois de rose , decorato a marqueterie geometrica; alzata con specchio inciso a motivi floreali.
Cm 272x140x65.
A VENETIAN BUREAU CABINET, CIRCA 1750
veneered in walnut, maple-wood, mahogany and rosewood, decorated with geometric marquetry; the upper section , with a mirror engraved with floral motifs.
272x140x65 cm
Provenienza
Collezione privata, Modena
Il ritmo dolce e serrato delle curve, le raffinate profilature in bois de rose nonché il leggiadro decoro a marqueterie geometrica caratterizzano questo straordinario esemplare di trumò veneziano.
Il termine veneziano burò-trumò si ispira alle parole francesi bureau e trumeau e sta a indicare un mobile-scrivania con alzata a specchio, arredo di gran pregio costruito sempre con estrema sapienza e abile scelta di legni.
È il caso del nostro mobile che, come quasi sempre accade nella mobilia della Serenissima, presenta una struttura in legno dolce d’abete rivestita da una preziosa lastronatura di legni pregiati come il noce, l’acero, il mogano e il palissandro, oltre a legni di frutto e al bois de rose .
Il superbo intarsio e il contrasto dei materiali utilizzati regalano trame policrome con un incisivo effetto volumetrico, con risultati simili a quelli che troviamo sui mobili eseguiti da grandi ebanisti francesi come Jean-François Oeben, famoso per la sua maestria in questo tipo di intarsio.
Pur mantenendo la struttura architettonica inalterata fino al neoclassicismo, il nostro arredo mostra di adeguarsi perfettamente ai dettami della moda di metà Settecento, modulando il fronte e i fianchi con dolci curve, smussando gli spigoli e alleggerendosi nei raffinati piedi en cabriole e nelle fini rocailles intarsiate sul grembiule sagomato.
Non sfugge a questa logica costruttiva di curve e controcurve neppure la calatoia che si apre su una base a due cassetti, scoprendo uno scarabattolo con due cassettini e altrettanti vani centrati da uno piccolo sportello, anch’essi mossi.
L’alzata presenta un’anta con specchio al mercurio inciso a motivi floreali, che segue le linee ondulate del mobile e termina con un cappello realizzato con legno di testa e spezzato in tre moduli curvilinei. Al suo interno nasconde due file di cassetti intervallati da un’anta centrale e piccoli vani a giorno, spesso destinati ad accogliere preziose porcellane.
La inusuale e raffinata decorazione a marqueterie geometrica di questo trumò fa pensare a una committenza straniera, forse un rampollo di una nobile famiglia austriaca o francese o a un uomo d’affari inglese, personaggi che durante il XVIII secolo si trasferirono a vivere nella laguna veneziana.
Un comò della stessa manifattura è pubblicato su C. Santini, Mille mobili veneti , Modena 2002, vol. III, tavv. 112-113 (fig. 1); un altro è pubblicato su S. Levy, Il Mobile Veneziano Del Settecento , vol. I, Milano 1964, tav. 107 (fig.2)
Bibliografia di confronto
S. Levy, Il Mobile Veneziano del Settecento , vol. I, Milano 1964;
C. Santini, Mille mobili veneti , vol. III, Modena 2002.
The gentle, uninterrupted rhythm of the curves , the refined rosewood borders and the elegant geometric marquetry decoration characterize this extraordinary example of Venetian trumeau. -
Lotto 9 OROLOGIO CARTEL , FRANCIA, PERIODO LUIGI XV, 1745-1749
in bronzo cesellato e dorato, riccamente decorato con figura femminile nella parte superiore e putti alati fra nuvole nella parte inferiore. Reca il punzone con la C coronata, a conferma della realizzazione tra il 1745 e il 1749, secondo l'obbligo imposto proprio in questi anni di pagare una tassa sui bronzi. Quadrante in smalto dipinto nei toni del blu e del nero con lancette in bronzo dorato; quadrante e meccanismo firmati Charles Voisin a Paris . Meccanismo funzionante con scappamento ad ancora; suona le ore e le mezz’ore.
Cm 67x30x11,5.
A LOUIS XV CARTEL CLOCK, FRANCE, 1745-1749
in chiselled gilt-bronze, richly embellished with a female figure at the top and winged putti among clouds at the bottom. It is marked with the “C” couronné poinçon , which testifies the execution to between 1745 and 1749, when the payment of a tax on bronze objects was introduced. White enamel dial with blue and black numerals, gilt-bronze hands, the dial and the movement signed Charles Voisin a Paris . Movement currently working with anchor escapement; the clock strikes the hours and half hours.
67x30x11,5 cm
Provenienza
Galleria Kugel, Parigi
Collezione privata, Casale Monferrato
Charles Voisin (1685-1761), uno dei più illustri orologiai dell’epoca attivo a Parigi in Rue de Sèvres prima e dal 1713 in Rue Dauphine, fu nominato maître horloger il 6 agosto 1710, ricoprì il ruolo di Garde Visiteur dal 1726 al 1728 e ricevette l’onoreficenza di Grand Messager Jurè de l’Universitè de Paris .
Negli orologi da lui firmati, commissionatigli nel corso dei decenni tanto dalla famiglia reale quanto da numerosi membri dell’aristocrazia francese, la preziosa esecuzione scultorea prevale spesso sulla raffinatezza del movimento, che si presenta piuttosto semplice. L’elemento predominante dei suoi orologi da parete ( cartels d’applique ) è infatti la decorazione della cassa, che nell’epoca di Luigi XV evidenzia una spiccata asimmetria.
La ricercatezza e la volontà di ottenere il meglio rendevano gli orologi opere complesse, al punto da richiedere la partecipazione di diverse competenze: disegnatori, scultori, fonditori, doratori e orologiai. Sappiamo ad esempio che lo stesso Voisin collaborò con Adrien Dubois, realizzatore di casse intarsiate, con i fratelli Martin, noti per casse decorate con figure orientali laccate, e anche con Jean-Joseph de Saint-Germain, celebre fonditore di bronzi e creatore di importanti opere su disegni di artisti quali Augustin Pajou e Louis-Félix de La Rue.
Le ricche rocailles che decorano questi orologi, con un continuo inseguimento di curve senza interruzioni, arricchite da rametti fioriti, ghirlande, foglie oltre che putti alati e graziose divinità, sono invenzioni di disegnatori del calibro di Gilles Marie Oppenordt, Juste Aurèle Meissonier o Nicolas Pineau.
Orologi come quello che qui presentiamo sono conservati nei più importanti musei del mondo, quali ad esempio il Louvre di Parigi e la Wallace Collection di Londra.
Un esemplare molto vicino al nostro (vedi fig. 1) è pubblicato da Pierre Kjellberg nel suo fondamentale studio sulle pendole francesi (p. 101, tav. G). -
Lotto 10 LIBRO D'ORE ALL'USO DI TOURS in latino e in francese Francia, Tours, c. 1500-1508 MANOSCRITTO MINIATO SU PERGAMENA, in 8vo (173 x 111 mm), [123] carte, numerate 1-247 da mano posteriore (ultima carta bianca). Completo. Specchio di scrittura 97 x 65 mm. BOOK OF HOURS, USE OF TOURS in Latin and French France, Tours, ca. 1500-1508 ILLUMINATED MANUSCRIPT ON VELLUM, 8vo (173 x 111), [123] leaves numbered 1-247 by a later hand (last leaf blank). Complete. Written-space 97 x 65 mm.Testo su una colonna di 16 righe, in caratteri gotici in inchiostro marrone scuro, con nomi delle sezioni e di alcuni santi nel Calendario in rosso. Numerose iniziali alte una o due linee filigranate in oro su fondo blu o rosso, numerose fasce decorative alte una linea filigranate in oro su fondo rosso. UNDICI GRANDI MINIATURE A PIENA PAGINA con le figure in colore neutro con fini ombreggiature e lumeggiature in bianco, e con dettagli della carnagione in rosa, su fondali blu, e con aureole e raggi di luce in oro, e TRE AMPIE BORDURE FLOREALI POLICROME (bianco, rosso, verde, blu, giallo, rosa e cremisi) su fondo oro, abitate da libellule, farfalle, bruchi, una mosca e una coccinella. Armi presumibilmente coeve miniate a colori alla carta 26v. (Nella miniatura dell’Annunciazione lo scritto al verso della carta si vede attraverso la pergamena, soprattutto in corrispondenza delle figure; questo accade, ma in modo meno evidente, in un paio di altre miniature; due bordure presentano piccole abrasioni agli angoli). Legatura francese di fine Ottocento firmata "Fauconnier" in marocchino rosso riccamente decorato in oro e con fermagli, sguardie marmorizzate, tagli dorati, segnacolo di seta. Custodia cartonata rivestita in tela. Il codice è staccato dalla legatura, che presenta un paio di trascurabili difetti all’interno ma, esternamente, è in ottime condizioni. INUSUALE E SQUISITO LIBRO D'ORE MINIATO NEL GUSTO DI JEAN BOURDICHON E DAL MAESTRO DI CLAUDIA DI FRANCIA PROVENIENZA: Il manoscritto è stato miniato a Tours e prodotto per l'uso di quella città, come dimostrano gli incipit delle varie sezioni dell'Ufficio della Vergine e dell'Ufficio dei Morti. Ad ulteriore conferma, il calendario segnala in rosso la traslazione delle spoglie di San Martino, vescovo di Tours, il 4 luglio e l'11 novembre, e le feste di San Gregorio di Tours (7 novembre) e di San Gaziano di Tours (18 dicembre), santi che sono nominati anche nelle Litanie. Stemma non identificato, presumibilmente coevo, miniato alla carta 26v, racchiuso entro ghirlanda di foglie decorata da nastri rossi.
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Lotto 11 MAESTRO DEL PONTIFICALE DI GIOVANNI BAROZZI,
INIZIALE "O",
ENTRATA DI CRISTO IN GERUSALEMME
Lombardia (Bergamo), terzo quarto del XV secolo
tempera su pergamena, foglio da antifonario, 545 x 370 mm, lettera iniziale 200 x 200 mm.
MASTER OF THE PONTIFICAL OF GIOVANNI BAROZZI,
HISTORIATED INITIAL "O"
THE ENTRANCE OF CHRIST IN JERUSALEM
Lombardy (Bergamo), third quarter of the 15th century
tempera on vellum, cutting from antiphonary, 545 x 370 mm, initial 200 x 200 mm.
"Scrittura gotica rotonda, notazioni musicali su tetragramma. Iniziale "I" rubricata in colore blu con disegni a penna sul verso del foglio. Iniziale "O", "Osanna filio david benedictus qui venit in nomine", antifona della domenica delle Palme. Precede l’antifona rubricato: "In die palmarum completa tertia et aspersione ague more solito sancta. Sacerdos indutus procedit sine casula cum ministris indutis et ramis in medio ante altare positis a choro cantatur antiphona Osanna filio david". La rubrica descrive l'ingresso del sacerdote, secondo il rito liturgico della domenica delle Palme, con l'aspersione dell'acqua santa e la collocazione dei rami di palma sull'altare, mentre viene intonato il canto dell'Osanna. (Qualche foro causato dall'inchiostro, abrasioni alla parte inferiore del foglio).
Al centro è rappresentato entro un compasso polilobato il profeta Isaia con un lungo cartiglio, mentre indica con la destra l'episodio rappresentato nell’iniziale con l' Entrata di Cristo in Gerusalemme . Cristo benedicente e accompagnato dai suoi discepoli avanza verso Gerusalemme accolto da una folla festante che al suo passaggio stende a terra le vesti, mentre un poco distante tre giovani stanno tagliando dei rami di palma. La città santa di Gerusalemme è rappresentata in lontananza, chiusa nel perimetro delle sue mura con torri quadrangolari. Il simbolo della mezzaluna, visibilmente ripetuto sulle torri più alte, le identifica come città non più cristiana. Tra gli edifici facilmente riconoscibile è la struttura a pianta centrale del Santo Sepolcro sulla cui sommità sono rappresentati due personaggi inturbantati. Sullo sfondo dorato, che riquadra l'iniziale, sono dipinti i simboli dei quattro Evangelisti, mentre al di sopra della lettera S. Gerolamo, rappresentato con il galero cardinalizio, ripete lo stesso gesto di Isaia, indicando l'episodio narrato nella lettera iniziale. A sinistra e a destra nel margine inferiore del foglio sono rappresentati due episodi della Passione. Nella Salita al Calvario , Gesù, sostenuto da Maria e Giovanni e dalle Pie Donne, è trascinato da alcuni soldati, uno di questi lo percuote sul capo. Gesù porta la croce sulla quale sono già conficcati i chiodi, un particolare iconografico non molto frequente. A destra Cristo risorto appare alla Maddalena . Quest'ultimo episodio sintetizza due momenti diversi: l'apparizione di Gesù alla Maddalena, noto come Noli me tangere , e l'apparizione di Cristo ai suoi e alla madre dopo la resurrezione. Accanto alla Maddalena e alle Pie Donne si scorge la figura inginocchiata di un frate che dall'abito potrebbe appartenere all’ordine domenicano. La sua presenza ci permette di ipotizzare una possibile originale destinazione del codice ad un convento dell'ordine. La decorazione a foglie di acanto continua nel margine destro del foglio fino ad incorniciare in alto la figura a mezzo busto benedicente di un Santo pontefice. -
Lotto 12 REPUBBLICA ITALIANA, 500 LIRE PROVA, 1957
Diametro 29,5 mm, peso 11 grammi
Rarissima, argento 835/1000
1.070 pezzi coniati
conservazione quasi fior di conio
ITALIAN REPUBLIC, 500 LIRA PROOF, 1957
Diameter 29.5 mm, weight 11 grams
Very rare, 835/1000 silver
one of 1,070 pieces coined
condition: almost uncirculated
Fu per volere del Ministro del Tesoro Giuseppe Medici che la prima moneta della Repubblica Italiana, le 500 lire “Caravelle”, venne coniata dalla Zecca di Roma.
La realizzazione del modello venne affidata all’allora capo incisore della Zecca, Pietro Giampaoli, che per il diritto della moneta scelse un busto femminile di profilo abbigliato secondo la moda rinascimentale e circondato da stemmi di città e regioni italiane.
Se tale progetto fu ben accolto in quanto si adattava perfettamente, con il richiamo al Rinascimento e agli stemmi, al significato di “rinascita” cui la moneta voleva alludere, diverso esito ebbe la proposta di Giampaoli per il rovescio, per il quale aveva previsto una rosa.
Chiamati in causa altri incisori, a dimostrarsi all’altezza del compito fu Guido Veroi: per il verso delle 500 lire scelse le tre caravelle della scoperta dell’America, ricollegandosi così, rafforzandolo, all’intuitivo richiamo al Rinascimento già effettuato da Giampaoli nel diritto.
Subito approvata dal direttore della Zecca di Roma, la prova della moneta venne messa in atto a partire dal 1957, anno in cui uscirono 1.070 esemplari delle 500 lire, il cui successo di pubblico fu immediato: al diritto la moneta presentava una figura di donna abbigliata e pettinata alla moda rinascimentale, incorniciata da 19 stemmi e con il nome dell’incisore Giampaoli , mentre nel rovescio apparivano la Nina, la Pinta e la Santa Maria tra le onde del mare, con la scritta “REPUBBLICA ITALIANA” passante in alto e in basso il valore, “L. 500”, la sigla “R” della Zecca e l’indicazione “PROVA”; sul taglio, l’anno “1957”, in rilievo e circondato da 3 stelle.
La prova della nuova moneta era appena uscita che subito si accese intorno a essa una vera e propria querelle : a dicembre del 1957 il capitano di marina Giusco di Calabria sollevò il dubbio che le bandiere degli alberi maestri della Nina, della Pinta e della Santa Maria fossero state disegnate “controvento”. Attorno alla questione si scatenò un dibattito che vide impegnati molti specialisti del settore, scatenando addirittura la stampa locale; se alcuni sostenevano che le bandiere fossero disposte in maniera assolutamente sbagliata, altri ritenevano invece che la scena raffigurasse un altro metodo di navigazione, con il vento “a bolina”.
L’emissione della nuova moneta era tuttavia un avvenimento troppo importante perché si potesse rischiare di cadere in errore. Prima del conio ufficiale, il modello di prova venne quindi modificato, e nell’agosto del 1958 le 500 lire Caravelle entrarono in circolazione con le bandiere disposte in maniera tradizionale, rendendo così quei 1.070 esemplari di prova, con le bandiere “a rovescio”, un pezzo unico, ambito da ogni collezionista di numismatica.