Importanti Dipinti del Secolo XIX
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Lotto 121 Carlo Marko'
(Budapest 1822 - Mosca 1891)
PINETA DI SAN ROSSORE
olio su tela, cm 34x45
firmato e datato "1855" in basso a destra
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Lotto 122 Serafino De Tivoli
(Livorno 1826 - Firenze 1892)
PAESAGGIO CAMPESTRE
olio su tela, cm 56x67
firmato in basso a sinistra
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Lotto 123 Johann Jakob Frey
(Basilea (Svizzera) 1813 - Frascati (Roma) 1865)
VEDUTA DI TIVOLI
olio su tela, cm 93x135
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Lotto 124 Michele Rapisardi
(Catania 1822 - Ferrara 1886)
AMLETO
olio su tela, cm 80,5x67,5
firmato in basso a destra
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Lotto 125 Eugenio De Blaas
(Albano (Roma) 1845 - Venezia 1931)
RITRATTO DEL MUSICISTA ORAZIO VERDICA COSTANTINI
olio su tela, cm 52x42
firmato a destra
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Lotto 126 Giuseppe De Nittis
(Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884)
ALABARDIERE
acquerello su carta applicata su tela, cm 32x25
firmato e datato "69" in basso a destra
Provenienza
Collezione G. Celestini, Milano
Collezione D. Barbero, Milano
Collezione privata, Milano
Bibliografia
M. Pittaluga, E. Piceni, De Nittis, Milano 1963, n. 51
P. Dini, G.L. Marini, De Nittis. La vita, i documenti, le opere dipinte, 2 voll., Torino 1990, p. 385 n. 257
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Lotto 127 Egisto Sarri
(Figline Valdarno 1837 - Firenze 1901)
MARSILIO FICINO SPIEGA LA FILOSOFIA PLATONICA ALLA FAMIGLIA SERRISTORI
olio su tela, cm 91x116
firmato in basso a sinistra
Nell'opera che qui presentiamo è da riconoscere il bozzetto per il dipinto Marsilio Ficino spiega la filosofia platonica alla famiglia Serristori, olio su tela, cm 95x127, databile al 1877 e oggi in collezione privata. Questo fu eseguito su commissione del conte Alfredo Serristori come replica di un sipario realizzato dal pittore per il Teatro Garibaldi (oggi Teatro Nuovo) di Figline Valdarno, poi distrutto durante la seconda guerra mondiale. Il dipinto valse a Sarri il 22 giugno 1877 la medaglia d'argento di III classe all'Esposizione Artistica-Industriale Fiorentina, tenutasi nell'ex-convento di San Firenze.
"Marsilio Ficino si trova nel centro del dipinto nell'atto di spiegare, con aria ispirata, un passo della filosofia platonica. Tiene nella mano sinistra la sua lezione e intorno a lui, tra i membri della numerosa famiglia Serristori, solo il vecchio e la giovane donna di spalle in primo piano sembrano ascoltarlo; il resto della compagnia è intenta a raccogliere fiori, a colloquiare amenamente o a mostrarsi fisicamente per creare movimento, come il bambino e il cane. La verità storica nelle vesti e nei lineamenti dei personaggi appare attenta a mostrare grazia e eleganza. Sulla sinistra un gruppo di figure, tra cui sono ben identificabili la donna con un cesto in mano e Prete Benedetto, sembra dividere in due parti il dipinto e riportarci allOttocento, a quei gruppi di popolano che tanta fortuna iconografica ebbero nella pittura in quegli anni. La scena si svolge sul Poggio di Prete Benedetto o del Calvario di Figline. In quel luogo esisteva nel Mille il "Castello di Fegghine", come ci ricorda il Bossini (A. Bossini, Storia di Figline, Firenze 1970, p. 354). Il paesaggio, da quella altura, è ancora oggi simile a quello dipinto dal Sarri e anche la vegetazione di pini e cipressi sembra rispettare ai miei occhi la stessa confusa armonia di crescita di allora. È la natura infatti la seconda e, forse, unica e vera protagonista del dipinto: il sole, con una luce da tardo pomeriggio estivo, allunga le ombre e rende atmosferica la visione dei contorni"
cfr. Egisto Sarri 1873-1901, catalogo della mostra (Figline Valdarno, 6 maggio - 2 luglio 2000) a cura di M. Bucci, Firenze 2000, pp. 99-100.
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Lotto 128 Giovanni Carnovali (detto Il Piccio)
(Montegrino Valtravaglia 1804 - Coltaro di Sissa 1874)
VERGINE
olio su tela, cm 44x37
sul retro del telaio: iscritto “Carnevali detto il Piccio / Dono del pittore Luigi Trecourt / e dono dell’autore al fratello di lui / Giacomo Trecourt ... di Pittura a Pavia”
Provenienza
Collezione Giovanni Finazzi, Bergamo
Collezione privata, Milano
Bibliografia
A. Podestà, Collezione Giovanni Finazzi, Bergamo 1942, p. 17 n. 47
Il nostro dipinto viene citato come confronto di un’opera di analogo soggetto in P. De Vecchi, Giovanni Carnovali detto il Piccio, Milano 1998, p. 173.
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Lotto 129 Giovanni Segantini
(Arco 1858 - Schafberg 1899)
IN CONVENTO
olio su tela senza cornice, cm 50x65
firmato in basso a destra
sul retro del telaio: etichetta della mostra di "Pittura della Scuola di Milano, Como, Villa Olmo, 1937, XV"
Provenienza
Collezione Chierichetti, Milano
Collezione privata
Esposizioni
Milano, 1880
Esposizione delle opere ammesse, Società d'Incoraggiamento delle Belle Arti in Firenze, Firenze 1881
La pittura nella scuola moderna di Milano, Villa Olmo, Como, settembre 1937
Bibliografia
P. Levi, Il primo e il secondo Segantini, in "Rivista d'Italia”, III, Roma, novembre 1899, pp. 443, 449
Catalogo della vendita all’asta della Galleria Giuseppe di Chierichetti, catalogo della vendita del maggio 1926 – gennaio 1928 della Galleria Pesaro, introd. di V. Pica e R. Giolli, Milano 1926
A. Sartoris, La pittura nella scuola moderna di Milano, catalogo della mostra (Como, 1937), Como 1937, p. 81
G. Nicodemi, Giovanni Segantini, Milano 1956, p. 38 fig. 20
F. Arcangeli, M.C. Gozzoli, L’opera completa di Segantini, Milano 1973, p. 93 n. 51
A.P. Quinsac, Segantini. Catalogo generale, vol. II, Milano 1982, p. 396 n. 480
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Lotto 130 Giuseppe Bezzuoli
(Firenze 1784 - 1855)
RITRATTO DI UFFICIALE DI CAVALLERIA BRITANNICA E DI SUA MOGLIE
olio su tela, cm 116,5x87,5
(2)
Giuseppe Bezzuoli nacque a Firenze il 28 novembre 1784. Figlio del pittore prospettico e fiorista Luigi Bazzoli (e così si firmò G. fino al 1822, per poi firmarsi Bezzuoli o Bezzoli, ritenendosi discendente da un'antica famiglia Bezzoli), studiò dapprima medicina e chirurgia pur frequentando, all'Accademia, la scuola del nudo diretta da Desmarais e Luigi Sabatelli; finché nel 1807 si iscrisse regolarmente come allievo di Pietro Benvenuti. Vinto il premio triennale (1812) con un Aiace che difende il corpo di Patroclo, si dette a far studi di paese e di costume nella montagna pistoiese, eseguì alcune decorazioni in palazzi fiorentini, dipinse numerose tele di soggetto romantico e cominciò a fare qualche ritratto. Dopo un breve soggiorno a Venezia tornò a Firenze dove lavorò per committenze pubbliche e private, affrescò palazzi, ville ed eseguì tele a soggetto storico-romantico cavalleresco. Intanto nel 1829 era stato chiamato dal Pietro Benvenuti come aiuto del maestro di pittura ed è lo stesso Benvenuti a designarlo ufficialmente come suo successore nel '44. Ma le cure dell’insegnamento non diminuirono la sua attività, e nell’ultimo decennio eseguì ancora numerosi quadri di soggetto storico.
Tra i suoi ritratti più belli eseguiti tra il 1827 e il '44 ricordiamo quelli di Gino Capponi, Lorenzo Bartolini, Elisabetta Ricasoli, Luigi de Cambray Digny col figlio, Giovanni Carmignani, Marianna Rucellai de' Bianchi, Maria Antonietta granduchessa. Morì a Firenze nel 1855. Ottimo disegnatore, il Bezzuoli fu ligio agli schemi e ai precetti dell'accademia sia nelle tele sia negli affreschi; se preferì soggetti romantici, alla moda di Francia, non ebbe dei pittori romantici d’Oltralpe le belle qualità di chiaroscuro e di colorito. Ma nei ritratti, davanti al vero, il B. dimenticò teorie e precetti accademici e fece cose gustosissime e tali da essere avvicinate ai ritratti dell'Ingres, che probabilmente egli vide operante in Firenze nel 1820.
Bibliografia di riferimento
D. Frosini, sub vocem Bezzuoli Giuseppe, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. IX, 1967
I due ritratti raffiguranti un cavaliere inglese in uniforme militare e sua moglie possono essere considerati tra i più belli ed eleganti ritratti di Giuseppe Bezzuoli. Dei due dipinti recentemente passati sul mercato inglese, non è stata individuata al momento la provenienza né l'identità degli effigiati. E' possibile che la coppia inglese si trovasse di passaggio a Firenze, dove decise di farsi immortalare da uno dei maestri del tempo, in ricordo anche del soggiorno fiorentino, come potrebbe testimoniare la veduta della città che compare sullo sfondo del dipinto della moglie. Il cavaliere, ritratto nella sua uniforme, non è colto nella sua tracotanza militare ma in momento più privato e informale, come testimonia anche il cappello appoggiato lateralmente sopra un tavolino. Egli mostra sul petto una medaglia della battaglia di Waterloo (1815). La moglie, sorridente ed elegantemente vestita in un abito di seta verde, volge lo sguardo all'esterno ed è ritratta in un interno dai decori neoclassici; siede su una poltrona con i braccioli dal finale intagliato a testa leonina, la stessa su cui è seduta Elisabetta Ricasoli (fig. 1), ritratta dal Bezzuoli nel 1825. Questo è la data significativa per la cronologia delle due opere, la cui esecuzione è infatti collocabile in un arco temporale tra il 1820-25; ciò è confermato anche dalla tipologia dell'acconciatura, di ricordo neoclassico ma che già volge al romanticismo di quegli anni, e il taglio dell’abito, non più con l'ampia scollatura che tanto era di moda nel periodo Impero ma accollato e finito con un morbido colletto di pizzo che ricorda l’abito di Mademoiselle Jeanne Su -
Lotto 131 Vittorio Matteo Corcos
(Livorno 1859 - Firenze 1933)
RITRATTO DI SIGNORA SUL LAGO
olio su tela, cm 80x45
firmato e datato "1909" a sinistra
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Lotto 132 Tranquillo Cremona
(Pavia 1837 - Milano 1878)
RITRATTO DI DAMA DALLA PIUMA ROSSA
olio su tela, cm 71x54,2
siglato in basso a destra
Esposizioni
Da Canova a Modigliani, il volto dell'Ottocento, Padova, Palazzo Zabarella, 2 ottobre 2010 - 27 febbraio 2011, n. 79
Bibliografia
F. Mazzocca, Ottocento lombardo. Arti e decorazione, Milano 2006, p. 273
F. Mazzocca, scheda in Da Canova a Modigliani, il volto dell'Ottocento, catalogo della mostra (Padova, 2 ottobre 2010 - 27 febbraio 2011) a cura di F. Leone, M.V. Marini Clarelli, F. Mazzocca, C. Sisi, Venezia 2010, p. 264 n. 79
"Questo dipinto [...] si colloca per la sua qualità tra i risultati più alti della ritrattistica di Cremona a lato di quello che rimane il suo capolavoro assoluto in questo ambito e uno dei più bei ritratti del nostro Ottocento il Ritratto di Nicola Massa del 1867 (Pavia, Musei Civici) [...]. Il nostro ritratto, dove la figura appare pervasa dalla stessa intensa atmosfera sentimentale, è caratterizzato da un uguale spessore della materia pittorica, risultato di una ricerca cromatica iniziata dal Falconiere del XVI secolo (1859) e da Un falconiere (1863), entrambi alla Civica Galleria d'Arte Moderna di Milano. A questo merito era stato fondamentale il suo lungo soggiorno, tra il 1852 e il 1859, a Venezia, un'esperienza intensa che si ritrova nei richiami a Tiziano ritrattista ben percepibili nella stesura veloce, sfrangiata e ravvivata da macchie di colori puri che sembrano sfregati con i polpastrelli sulla tela. Il valore di Cremona in questo ambito e una ricerca che lo portava lontano dai rischi del naturalismo contemporaneo sono ben sottolineati da Carlo Dossi che in occasione della sua presenza all'esposizione di Brera del 1873 notava: "E una prova dell'animo artisticamente gentile di Tranquillo Cremona che stilla da ogni immagine il bello, la porgono i suoi ritratti. Fu sempre artificio dei pessimi ritrattisti, per ottenere le somiglianze, di esagerare i difetti degli originali, di farne caricature: i mediocri, poi, copiano il vero, buono e cattivo tal quale: Cremona, invece lo sceglie, e però lo migliora. Vogliamo dire cioè, che egli lascia all’originale i suoi difetti e non ne tramanda alla tela se non le virtù. Fa il vero come dovrebbe essere: fa dei ritratti, che pure riuscendo somigliantissimi, interessano tutti per quanto ignoti gli originali, ritratti, che, vinta perfino la bile degli proposti cui toccano, sono gloria futura delle pinacoteche". (citato in R. Bossaglia, Tranquillo Cremona. Catalogo ragionato, con il contributo di G. Dainotti, Milano 1994, p. 222). L'identità di questa giovane donna elegante, che sembra nascondere il suo spleen sotto lo spavaldo cappello piumato, rimane per ora misteriosa, come il libro chiuso che trattiene con la mano guantata. Ma sembra che l'artista, avendo scelto di immergerne l'immagine in un'atmosfera senza tempo e pervasa da una straordinaria tensione sentimentale, abbia voluto già lui stesso proiettare la persona reale nella dimensione di una femminilità idealizzata e distante".
da F. Mazzocca, scheda in Da Canova a Modigliani, il volto dell'Ottocento, catalogo della mostra (Padova, 2 ottobre 2010 - 27 febbraio 2011) a cura di F. Leone, M.V. Marini Clarelli, F. Mazzocca, C. Sisi, Venezia 2010, p. 264 n. 79
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Lotto 133 Federico Zandomeneghi
(Venezia 1841 - Parigi 1917)
BUSTO DI GIOVANE FANCIULLA
pastello su cartoncino, cm 30x42
firmato in basso a destra
sul retro: etichetta con iscritto “Zandomeneghi n. 8944 / Buste de jeune fille nue / (pastel)”
Provenienza
Collezione Durand-Ruel, Parigi
Collezione privata, Milano
Collezione Piero Dini, Montecatini Terme
Collezione privata
Esposizioni
Mostra di pittori veneziani dell’Ottocento, Milano, Galleria Cocorocchia, maggio 1966, n. 23
Bibliografia
E. Piceni, Zandomeneghi, Milano 1967, n. 112
E. Piceni, Zandomeneghi, Busto Arsizio 1991, n. 112
Fondazione E. Piceni, Federico Zandomeneghi, Catalogo Generale, Nuova edizione aggiornata e ampliata, scritti di Camilla Testi, Maria Grazia Piceni, Enrico Piceni, con la consulenza di Roberto Capitani, Milano 2006, n. 199, p. 369 n. 790
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Lotto 134 Luigi Bechi
(Firenze 1830 - 1919)
IL CACCIATORE
olio su tela, cm 52x42
firmato in basso a sinistra
Provenienza
Collezione privata, Firenze
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Lotto 135 Francesco Vinea
(Forlì 1845 - Firenze 1902)
VITTORIO EMANUELE II CON I CANI
olio su tela, cm 30x24
firmato e datato "1878" in basso a sinistra
Provenienza
Collezione privata, Firenze
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Lotto 136 Plinio Nomellini
(Livorno 1866 - Firenze 1943)
NEL BOSCO
olio su tela, cm 74x60
firmato in alto a destra
sul retro del telaio: etichetta autografa con iscritto "P. Nomellini / Nel bosco"
Si ringrazia Eleonora Nomellini per la conferma dell’autenticità dell’opera e la datazione intorno agli anni '30-'35.
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Lotto 137 Telemaco Signorini
(Firenze 1835 - 1901)
LA NENE
olio su tela, cm 31,5x23
siglato in alto a destra
sul retro iscritto: "La Nene / Originale / di Telemaco Signorini / M. Borgiotti"
L'opera è corredata di attestato di archiviazione n. 415355 rilasciato dell'Istituto Matteucci in data 16 gennaio 2015.
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Lotto 138 Vincenzo Irolli
(Napoli 1860 - 1949)
PUTTI CHE GIOCANO
olio su tela, cm 86,5x60
firmato in basso a sinistra
sul retro: etichetta "Galleria d'arte / A. Vitelli / Genova"
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Lotto 139 Antonio Piatti
(Viggiù 1875 - 1962)
ROSA BIANCA
olio su tela, cm 60x52
firmato e datato "1909" in basso a destra
sul retro del telaio: firmato, titolato e datato "1909"
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Lotto 140 Pietro Scoppetta
(Amalfi (Salerno) 1863 - Napoli 1920)
RITRATTO DI DONNA CON CAPPELLO NERO
olio su cartoncino incollato su tavoletta, cm 46x29,5
firmato e dedicato "All'amico Raffaele / con auguri di prosperità" in alto a destra -
Lotto 141 Federico Zandomeneghi
(Venezia 1841 - Parigi 1917)
DAVANTI ALLO SPECCHIO
pastello su carta, cm 47x33
firmato in basso a destra
L'opera è corredata di autentica rilasciata da Giuliano Matteucci in data 29 giugno 1999.
Si tratta dello studio per il dipinto La toilette, olio su tela cm 35x22.
Provenienza
Collezione privata, Parigi
Asta Finarte, 16 maggio 1992, Lugano
Collezione privata, Milano
Bibliografia
Fondazione E. Piceni, Federico Zandomeneghi, Catalogo Generale, Nuova edizione aggiornata e ampliata, scritti di Camilla Testi, Maria Grazia Piceni, Enrico Piceni, con la consulenza di Roberto Capitani, Milano 2006, n. 199, p. 243
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Lotto 142 Telemaco Signorini
(Firenze 1835 - 1901)
FIGURA DISTESA NEL BOSCO
olio su cartoncino pressato, cm 12x8,5
firmato in basso a sinistra
sul retro: iscritto "Rag. Signorini"
Provenienza
Collezione privata, Firenze
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Lotto 143 Silvio Poma
(Trescore Balneario (BG) 1841 - Turate (CO) 1932)
VEDUTA DI LAGO
olio su tela, cm 45,5x73
firmato in basso a destra
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Lotto 144 Annibale De Lotto
(San Vito di CAdore 1877 - Venezia 1932)
BIMBO MORSO DAL GRANCHIO
bronzo, alt. cm 97
firmato
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Lotto 145 Telemaco Signorini
(Firenze 1835 - 1901)
BIGHERINAJE
olio su tela applicata su cartoncino, cm 16,5x10,8
siglato in basso a destra
sul retro del cartoncino: iscritto "Rag. Signorini"
Provenienza
Collezione privata, Firenze
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Lotto 146 Giuseppe De Nittis
(Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884)
CONVERSAZIONE IN GIARDINO
olio su tela, cm 51x31,5
firmato in basso a sinistra
L'opera è corredata di attestato di archiviazione n. 125 della Fondazione Giuseppe De Nittis.
Provenienza
Collezione Felice Nicosia, Milano, 1939
Corrado Olivares, Milano
Collezione privata, Milano
Bibliografia
Inedito
Dal 1863 al 1865, la sensibilità del grande maestro pugliese, già espressa nei suoi primi saggi pittorici, nei paesaggi già pervasi da un promettente e schietto senso naturalistico, lo porta a quell'esperienza di pittura en-plein air che metterà a punto insieme con Federico Rossano, Marco De Gregorio, Raffaele Belliazzi e altri e che prende forma in quel gruppo di liberi pittori di scene della natura che Domenico Morelli chiamava la "Repubblica di Portici". Nelle opere di questo periodo De Nittis è orientato verso lo studio dal vero, l'immediatezza dell'impressione che lo porta ad eseguire una serie di paesaggi immersi in una luce limpida e tersa. Ma è senz'altro il 1867 l'anno il più importante per De Nittis poiché in quell'anno varca i confini delle uniche regioni che conosce bene sino ad allora, Puglie e Campania, per recarsi a Roma, dove si trattiene per un mese e dove porta ad un'esposizione non identificata i quadri che poi sarebbero successivamente esposti a Firenze ma di cui non si hanno notizie e documenti. Sempre nello stesso anno si reca a Parigi, dove è sedotto dalla pittura meticolosa del Meissonier e conosce i mercanti parigini Frederic Reutlinger ed Adolphe Goupil, che colgono subito le qualità del giovine pittore. De Nittis si trattiene a Parigi ma a causa della guerra franco-prussiana rientra in patria a Portici, dove per quasi due anni dipinge ai piedi del Vesuvio, anche se già nel 1872 rientra a Parigi con la famiglia e lì si stabilisce definitivamente. Individuiamo gli anni dal 1868 al 1871 come datazione per l'esecuzione del dipinto inedito che presentiamo in questa vendita, collocabile nel periodo di formazione italiana per la fermezza compositiva, la pienezza della luce, anche se, per certe eleganze compositive, si evidenzia la conoscenza della pittura francese contemporanea con cui il De Nittis viene fugacemente in contatto nel suo primo soggiorno parigino. E più precisamente è tra il 1869-1871, al suo rientro a Portici, che si colloca stilisticamente l’esecuzione del dipinto Conversazione in giardino.
Due eleganti signore sono ritratte da De Nittis in un momento di riposo dopo la passeggiata in giardino; sedute sotto la grande palma ombrosa, le due gentildonne sono vicine vicine e intrattengono una conversazione con un bisbiglio leggero, leggero come la brezza che muove le frasche della palma, leggero come il frusciare dei ventagli che agitano per rinfrescarsi. Le due dame, sobriamente ed elegantemente abbigliate, si riposano da una breve passeggiata durante la quale sono stati raccolti dei fiori ora posti sulla panca. Su di loro una luce zenitale, di un sole così limpido e forte come solo in Italia De Nittis poteva dipingere, che esalta l'ampio spiazzato in primo piano, cosparso di petali di fiori e controbilanciato dallo spicchio di cielo azzurro intensissimo che si staglia sopra la palma, imponente e regale protagonista del dipinto.
Il mazzolino appena colto, i vasi di coccio posti lungo il vialetto che conduce allo spiazzato, l'intimità del dialogo, possono suggerire che la scena si svolga in un parco privato piuttosto che in un luogo pubblico, forse un grande giardino napoletano frequentato dall'artista nel suo soggiorno nella città partenopea.
Per quanto riguarda le affinità stilistiche e tematiche con l'opera proposta ricordiamo Paesaggio Barlettano (fig. 1) per la pennellata fresca con cui sono delineati i cespugli di fiori, ma il De Nittis intorno al 1870 è ormai lontano dagli esiti di -
Lotto 147 Francesco Paolo Michetti
(Tocco da Casauria 1851 - Francavilla al Mare 1929)
GUARDIANA DI TACCHINI
olio su tela, cm 54x79,5
firmato e datato "1871" in basso a destra
Provenienza
Collezione privata, Milano
Bibliografia
Inedito
"Siamo, così, arrivati al 1871. L'anno da cui s'inizia pel Michetti, quel periodo di maturazione e d'ascensione che non ebbe, si può dire, mai sosta. E' il periodo nel quale le caratteristiche della sua arte si formano, sia pure tra tentennamenti e deviazioni, in modo definitivo. Il fatto che giovanissimo, posto tra seduzioni molteplici, non ne risentisse che influenze appena percettibili, dimostra che, accanto alle sue possibilità innate, naturali, egli possedeva, sia pure in embrione, animato dall'anelito ad uno stile, da cui non sarà mai abbandonato, una visione tutta sua, prepotente e intransigente. Era, questa visione, il volto della sua terra, l'anima primitiva, e nell'istesso tempo profonda, della sua gente, da cui trarrà, d'ora innanzi le creature che popoleranno i suoi quadri, in atteggiamenti di vita e di morte, di gioia e di dolore. A queste creature faranno da sfondo il mare e i colli e i monti d'Abruzzo, senza possibilità d'altra scena. E sarà la terra d’Abruzzo, paesaggio, gente, tradizioni, costumi, riti, tutta una cosa con l'arte istessa che la esprime, la glorifica a volte. Nell'Abruzzo, del resto, Michetti è già in questo tempo tornato quasi a suggellare il patto che nulla potrà rompere mai. Egli ora nutre il suo spirito al cospetto delle grandi montagne inghirlandate di glauchi olivi e coperte dal mantello del cielo. Si abbevera alle gelide fonti che scaturiscono dalle rupi supreme recando nella limpida vena l'adolescenza dei fiumi tortuosi che volgono sonoramente al mare. Dagli altipiani vestiti di tenere erbe che guardano agli immensi orizzonti, vede le foci ampie e la processione delle vele che dall'Adriatico verde risalgono agli umili approdi cui fanno ombra le querci che il nido della capinera empie di melodie [...]
Sta la serenità sull'alta montagna: stanno i pastori ritti, guardando con occhi trasognati il cielo: zigomi larghi, capelli ricciuti, rozzi mantelli che scendono, cornamuse gravi che suonano: greggi calano pei tratturi alle sponde marine. Parlano antiche leggende; e si svolgono costumi remoti nei borghi e nei casolari, nelle grotte e negli aperti campi. Dio è sopra tutti e sopra ogni cosa: sacri sono il padre e la madre, il focolare ed il pane. Il fuoco guarisce le piaghe: la verde biscia attorcigliata ai seni rende il latte alle spose: le stelle, le pietre, le erbe hanno virtù miracolose: i pargoli portano al collo, accanto al segno del Redentore, scapolari di pelle caprina con entro grasso di lupo che dia loro forza. A questa terra il figliuolo fedele era tornato. E la bellezza in essa racchiusa appariva a lui sempre nuova e non aveva mai fine per il suo canto [...]
Intanto la fortuna e l'attenzione crescevano intorno a lui. Avendo tratto i suoi primi, se pur non lauti guadagni, vendendo a Paolo ed a Beniamino Rotondo i suoi quadretti d’animali, di bimbi, di fresche verzure, deve a queste iniziali testimonianze del suo genio pittorico il contratto, per quei tempi vantaggioso, che stringe sempre nel 1871, come ho ricordato altrove, col negoziante francese d'arte Reutlinger. Fu il pugliese Giuseppe De Nittis, l'introduttore del Goupil, ad accostare al Michetti questo grosso imprenditore della bellezza, non privo di sensibilità e di gusto, conducendolo a visitare la collezione raccolta dai suoi conterranei. E il giovanissimo abruzzese, che quattro anni innanzi non conosceva che il tratto di valle corrente tra il suo borgo e la collina di Chieti e le erbose strade delle greggi discendenti al mare, fa anche una prima, fugace corsa a Parigi. Vi capita in estate che ancora fumano gli incendi della Comune verso il torrido cielo. E se pure ne fugga rapidamente, ostile sin da al -
Lotto 148 Giuseppe De Nittis
(Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884)
PAESAGGIO
olio su tavola, cm 14,6x22,5
L'opera è corredata di attestato di archiviazione n. 116 della Fondazione Giuseppe De Nittis.
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Lotto 149 Giorgio Belloni
(Codogno (MI) 1861 - Azzano Di Mezzegra (CO) 1944)
VEDUTA DI PORTO
olio su tela, cm 70x63
firmato in basso a destra
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Lotto 150 Renato Natali
(Livorno 1883 - 1979)
VECCHIA LIVORNO
olio su compensato, cm 70x50
firmato in basso a destra
sul retro: firmato, titolato e datato 6/10/1918, etichetta della mostra "Gruppo Labronico", etichetta "Galleria Pesaro"
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Lotto 151 Giuseppe Miti Zanetti
(Milano 1859 - 1929)
VENEZIA
olio su tela, cm 120x102,5
firmato e datato "920" in basso a destra
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Lotto 152 Federico Moja
(Milano 1802 - Dolo (Venezia) 1885)
CORTILE DEL PALAZZO DUCALE DI VENEZIA
olio su tela, cm 119x162
firmato e datato "1843" in basso a sinistra
sul retro del telaio: etichetta coeva col titolo del dipinto a inchiostro, sul retro della cornice originale e del telaio timbro e bolli in ceralacca dell'Intendenza di Milano
Provenienza
Collezione privata, Roma
Allievo di Giovanni Migliara presso l'Accademia di Brera tra il 1818 e il 1820, Federico Moja esordisce in pubblico nel 1824 esponendo a Milano un Interno di chiesa gotica; prosegue la sua carriera coniugando la sapienza prospettica del suo primo maestro al gusto romantico per temi e ambienti ispirati al medioevo, come testimoniano le opere esposte negli anni successivi a Milano e Torino.
Dopo un soggiorno parigino nei primi anni Trenta, l'artista si trasferisce a Venezia nel 1841 inaugurando quella produzione di vedute della città lagunare che, esposte a Milano fin dall’anno seguente, lo confermano in breve come il moderno erede della grande tradizione del vedutismo settecentesco di soggetto veneziano.
Tra i suoi primi soggetti è appunto il cortile del palazzo Ducale, che conoscevamo in una versione eseguita l'anno del suo arrivo in laguna (Caiati e Salamon, Uno sguardo su Venezia, Catalogo a cura di Teresa Barone, Milano 2009, pp. 42-45). Pressoché coincidente nel taglio della veduta, la tela qui presentata differisce dal più antico esemplare (olio su tela, cm 42,5x55; firmato e datato 1841) per le importanti dimensioni che testimoniano della sicurezza acquisita dal pittore e insieme del precoce successo di questo soggetto, del tutto nuovo al repertorio veneziano almeno nel punto di vista fortemente decentrato lungo l'asse longitudinale del cortile. Esaltati plasticamente dai contrasti di lume, ne sono privilegiati i risalti della facciata orientale del palazzo, ricostruita da Antonio Rizzo dopo l'incendio del 1483 e rifinita dopo il 1498 dalle decorazioni marmoree di Pietro Lombardo. Risalta nella luce pomeridiana la scala detta "dei Giganti", capolavoro del Rizzo, caratterizzata dalle figure monumentali di Nettuno e Mercurio scolpite dal Sansovino nel 1566 quali simbolo della potenza della Serenissima. In fondo, il maestoso arco Foscari conclude l'omonimo porticato sul lato settentrionale, da cui emerge una delle cupole della basilica marciana.
Il vasto cortile è poi animato da figurine di personaggi in abiti contemporanei e appartenenti a classi diverse, sorpresi negli atteggiamenti più vari. L'intonazione calda delle pareti su cui risalti marmorei si alternano cromaticamente ai parati murari è infine esaltata dall'atmosfera contrastata del cielo solcato da nuvole quasi minacciose.
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Lotto 153 Luigi Querena
(Venezia 1820 - 1887)
INTERNO DI PALAZZO DUCALE
olio su tela, cm 52x69
firmato in basso a sinistra
Provenienza
Collezione privata
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Lotto 154 Luigi Querena
(Venezia 1820 - 1887)
INTERNO DI PALAZZO DUCALE
olio su tela, cm 52x70
firmato in basso a sinistra
Provenienza
Collezione privata
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Lotto 155 Ippolito Caffi
(Belluno 1809 - Lissa 1866)
LA BASILICA DI SAN MARCO E LA PIAZZETTA
olio su rame, cm 19,8x25,2
firmato e datato "1858" in basso a sinistra
"Il pregevole dipinto versa in buono stato di conservazione. La firma "Caffi 1858" in basso a destra è senza dubbio coeva alla stesura della composizione, rimarcando così un'autografia che è certificata anche e soprattutto dalle ragioni stilistiche che si esporranno in seguito. L'opera è realizzata a olio su di un supporto metallico, verosimilmente una lastra di rame del tipo di quelle solitamente utilizzate per le incisioni ad acquaforte: un unicum nella produzione di Caffi, anche se scelte di questo tipo erano tutt’altro che insolite tra gli artisti a lui contemporanei, che trovavano nella superficie metallica un'occasione per donare maggiore brillantezza ai propri dipinti. La scena raffigura piazza San Marco vista da un punto prossimo alla torre dell'orologio: sulla sinistra campeggia la facciata della Basilica di San Marco, disposta inevitabilmente "per angolo", mentre sulla destra si staglia il campanile, sullo sfondo la piazzetta e il bacino di San Marco, mentre lo spazio dinnanzi alla basilica è occupato da una piccola folla di gustose macchiette. Il taglio compositivo utilizzato in quest'occasione è molto diverso da quelli adottati in precedenza da Caffi per le sue riprese della platea marciana e soprattutto della Basilica, che in genere preferisce ritrarre frontalmente, in tutta la sua estensione, e nelle più diverse condizioni di luce. Una delle rare eccezioni in questo senso è un olio su tela della fine degli anni quaranta, di dimensioni pressoché analoghe a quello in esame, che mostra Piazza San Marco dall'angolo della basilica con la bandiera tricolore. Soggetto tra i più noti della vasta produzione di Ippolito Caffi, la piazza San Marco è stata affrontata dall'artista da moltissime angolazioni, spesso privilegiando l'effettistica luminosa, come nel caso del celeberrimo Effetto di luna e nebbia in piazza San Marco: "una notte con la lune e la nebbia ove si vedono tutte l'ombre delle fabbriche riportate sulla stessa nebbia, per l'aria, la quale è così densa da non permettere che arrivi fino a terra il raggio della luna. L'effetto è singolare, sorprendente e non credibile per tutti quelli che non hanno studiato la verità nel suo tutto, o non fanno riflessioni che può fare quella cosa, quel sito quando sono dipinti" (Avon Caffi, 1967, p. 51). Riflessioni che Caffi aveva portato molto avanti già tra la fine degli anni trenta e l'inizio del decennio successivo, forse i più fecondi della sua carriera: in questo momento infatti mette a fuoco una serie di temi giocati intorno a spettacolari regie luminose, abbinando la scarsa luce lunare a lumi artificiali o a fuochi pirotecnici, trasformando Venezia in un palcoscenico per uno spettacolo di luci colorate, che conferisce un aspetto nuovo, imprevisto, agli stessi scenari replicati innumerevoli volte. Caratteristiche che parzialmente si ritrovano anche nel dipinto in esame, per quanto immerso in una tersa luce meridiana, di piccole dimensioni e in parte condizionato da una tecnica per lui inconsueta: in alcuni passaggi si ha infatti l'impressione che l'artista si trovi a disagio nella stesura delle pennellate, che appaiono a tratti più corpose e meno fluide del solito, come dimostrano anche alcuni minutissimi sollevamenti della superficie pittorica. Una circostanza che però nulla toglie alla qualità dell'opera, che conserva tutte le migliori caratteristiche della produzione dell'artista bellunese. Un'ulteriore attestazione dell’autografia e della datazione tarda può essere rintracciata nella morfologia delle piccole macchiette, identica nella costruzione a quella dei personaggi che animano le scene di due piccolissime vedute della platea Marciana transitate di recente per il mercato antiquario. Queste -
Lotto 156 Domenico Morelli
(Napoli 1826 - 1901)
RITRATTO FEMMINILE
olio su tela, cm 65x50
firmato e datato "1871" in basso a destra
sul retro: etichetta della mostra "Napoli, i colori, la sua gente: nei
dipinti degli artisti meridionali dell'800"
Esposizioni
Napoli, i colori, la sua gente: nei dipinti degli artisti meridionali
dell'800, Castelfranco Veneto, Casa del Giorgione, 30 novembre - 19 dicembre 1991
Bibliografia
Napoli, i colori, la sua gente: nei dipinti degli artisti meridionali
dell'800, catalogo della mostra (Castelfranco Veneto, 30 novembre - 19 dicembre 1991) a cura di P. Campopiano, Treviso 1991 -
Lotto 157 Cesare Tallone
(Savona 1853 - Milano 1919)
CONTADINA BERGAMASCA
olio su tela, cm 44x33
firmato in alto a destra
sul retro: titolato
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Lotto 158 Egisto Lancerotto
(Noale (Venezia) 1874 - Venezia 1916)
RITRATTO FEMMINILE
olio su tela applicato su multistrato, cm 46x33
firmato in basso a destra
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Lotto 159 Ettore Tito
(Castellammare Di Stabia (Napoli) 1859 - Venezia 1941)
RITRATTO DI BIMBA
olio su compensato, cm 30x23
firmato in basso a destra
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Lotto 160 Scuola del sec. XIX
FANCIULLA NELLA CAMPAGNA
olio su tavoletta, cm 21,5x27
firmato "Roger..." in basso a destra
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Lotto 161 Scuola del sec. XIX
RITRATTO DI BAMBINA
olio su tela, cm 38x31
siglato "A.B." in basso a destra
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Lotto 162 Guglielmo Ciardi
(Venezia 1842 - 1917)
PAESAGGIO MONTANO
olio su tavoletta, cm 28x38
firmato e datato "1888" in basso a destra
sul retro: iscritto "Opera di mio cognato. A. Milesi"
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Lotto 163 Beppe Ciardi
(Venezia 1875 - Quinto di Treviso 1932)
SCORCIO DI VENEZIA
olio su tela, cm 57x46
firmato in basso a sinistra
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Lotto 164 Emma Ciardi
(Venezia 1879 - 1933)
VILLA PRIULI
olio su tela, cm 60x80
firmato e datato "Venezia 1913" in basso a destra
Esposizioni
LXXXIV Esposizione Internazionale della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Roma 1915 (sotto il titolo Villa Vicentina)
Emma Ciardi. Il giardino dell'amore: la vita e le opere di una pittrice veneziana, 1879-1933, Stra, 22 febbraio - 23 maggio 2009, n. 56
Bibliografia
Catalogo LXXXIV Esposizione Internazionale della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, Roma 1915, p. 63
Emma Ciardi. Il giardino dell'amore: la vita e le opere di una pittrice veneziana, 1879-1933, catalogo della mostra (Stra, 22 febbraio - 23 maggio 2009) a cura di M. Zerbi, Torino 2009, p. 146 n. 56
"La villa in cui Emma Ciardi ambienta la scena è Villa Priuli a Oriago lungo il fiume Brenta, riconoscibile per la singolare architettura rinascimentale della costruzione simile a un padiglione da giardino, e che ha i suoi riscontri più vicini nella loggetta del Sansovino ai piedi del campanile di San Marco a Venezia e nella padovana Loggia Cornaro".
da Emma Ciardi. Il giardino dell'amore: la vita e le opere di una pittrice veneziana, 1879-1933, catalogo della mostra (Stra, 22 febbraio - 23 maggio 2009) a cura di M. Zerbi, Torino 2009, p. 146 n. 56
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Lotto 165 Scuola Inglese del sec. XIX
RITRATTO DI SIGNORA
olio su tela, cm 59x42
siglato "L.P.I." in basso a sinistra
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Lotto 166 Jules Armand Hanriot
(Arpajon 1853 - Parigi, post 1921)
LA BAGNANTE
olio su tavoletta, cm 40x33
sul retro: iscritto "J. A. Hanriot"
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Lotto 167 Scuola del sec. XIX
BARCA CON GITANTI SUL LAGO
olio su tela, cm 73x113, senza cornice
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Lotto 168 Ferdinand Humbert
(Parigi 1842 - 1934)
BAGNANTI
olio su tela, cm 80x109
firmato e datato "86" in basso a sinistra