Coppia di tazzine con piattino in porcellana, Real Fabbrica Ferdinandea, Napoli, XIX secolo decorate da un paesaggio in monocromia porpora entro medaglione delineato in oro. Lievi difetti e restauri cm 6,3x8,2x6,4 - piattino diametro cm 13,2
Coppia di tazzine con piattino in porcellana, Real Fabbrica Ferdinandea, Napoli, XIX secolo decorate da un paesaggio in monocromia porpora entro medaglione delineato in oro. Lievi difetti e restauri cm 6,3x8,2x6,4 - piattino diametro cm 13,2
Giovan Battista Di Crollalanza - Dizionario storico-blasonico , 1886
Pisa, Presso la direzione del giornale araldico, 1886. In 4°. 3 voll. Ex libris "Raphael d'Andrea" al frontespizio. Legatura in mezza pelle con angoli e tela verde ai piatti. Titolo in oro al dorso liscio.
NOTE SPECIALISTICHE
Demi-tasse in porcellana rosso porpora e oro, fine del XIX secolo decorata al centro da miniatura raffigurante la Regina Luisa di Prussia (1776 -1810), dal ritratto del 1879 di Gustav Richter (1823-1884) custodito al Wallraf-Richartz Museum di Colonia, Germania. Il piattino e la parte esterna della tazze recano minuziosa decorazione dorata su fondo rosso porpora. cm 3,5x11x9 - piattino diametro cm 14
Disegni tavole e stemmi di appendice al Discorso genealogico della Famiglia Filangieri, 1863
[Napoli, De Pascale, 1863]. In 2°. Esclusivamente l'appendice contenente 3 grandi alberi genealogici a doppia pagina, 14 tavole di ritratti e 10 di stemmi a colori, lievi fioriture, legatura coeva in cartoncino rigido, armi al centro del piatto, alcune mancanze e difetti.
NOTE SPECIALISTICHE
Piccola zuppiera con coperchio e vassoio in porcellana Famiglia Rosa arricchita da filetti e dettagli in oro, Canton, Cina, dinastia Qing, XIX secolo corpo ovoidale con anse laterali sagomate, coperchio bombato con presa a trottola; vassoio ovale. La decorazione è impostata a registri sovrapposti: riserve figurate con scene di vita di corte e personaggi in un giardino, alternati a motivi floreali, farfalle e elementi ornamentali di gusto orientale. Il bordo è scandito da meandri geometrici e fregi stilizzati, mentre il coperchio presenta una scena continua con figure in conversazione all’interno di un paesaggio architettonico.
L’insieme è espressione della produzione cantonese destinata al mercato d’esportazione, caratterizzata da gusto narrativo e ricchezza decorativa. cm 15x21x14 - il vassoio cm 20x16,5
Berardo Candido Gonzaga - Memorie delle Famiglie Nobili delle Province meridionali d'Italia, 1875
Napoli, Stabil. Tipog. del Cav. G. De Angelis e figlio, 1875-1882. In 2°. 6 voll. Con numerose illustrazioni di stemmi nel testo, brossure conservate (quella del tomo II con restauro) entro ricche legature in pelle bordeaux, piatti con eleganti decorazioni in oro con armi al centro.
NOTE SPECIALISTICHE
Lanterna pensile in bronzo dorato, Francia, XVIII secolo caratterizzata da una struttura architettonica slanciata a pianta ottagonale, con asta centrale interna dalla cui base si dipartono quattro braccetti arcuati con moccolo reggicandela. Il telaio è definito da montanti finemente cesellati che incorniciano ampie lastre in vetro molato.. La ricca decorazione è affidata a un repertorio classico di foglie d’acanto, volute, cartigli e motivi floreali, magistralmente modellati in rilievo, che animano sia la fascia superiore sia il coronamento inferiore. La cimasa, impreziosita da motivi a palmetta e pannellature a losanghe, culmina in un elegante elemento centrale da cui si diparte la catena di sospensione, anch’essa in bronzo dorato, collegata ad un rosone cm 50x31x24
Vincenzo Palizzolo Gravina - Il blasone in Sicilia, 1871
Palermo, Visconti & Huber, 1871-75. In folio. 2 volumi, uno di parte testuale, l'altro di tavole. Con 98 tavole cromolitografiche numerate 1-97 a cui si aggiunge una tavola nominata 6bis, rare e lievissime fioriture, bella legatura in pelle, piatti riccamente decorati in oro, al centro le iniziali M.N., al dorso titolo in oro entro tassello rosso, lievissimi segni d'usura, custodia rigida in tela. Tassello cartaceo di appartenenza alla biblioteca Natoli al contropiatto.
NOTE SPECIALISTICHE
Prestigiosa opera sulle casate nobili della Sicilia, celebre per la ricchezza delle sue illustrazioni: oltre duemila stemmi stampati a colori con finiture metalliche preziose. L'esemplare è completo della rara tavola supplementare dei Savoia (6bis), di difficile reperibilità a causa della distribuzione periodica durata cinque anni.
Coppia di lampade da tavolo in cristallo di rocca e bronzo dorato, XIX secolo struttura affusolata caratterizzata da nervature ad andamento elicoidale, con estremità calzate da cespi in bronzo cesellato e dorato su piede a cupolino e base in bronzo; stelo cilindrico sormontato da tre braccetti reggi lampada sagomati altezza cm 87
Domenico Mancini - Archeologia greca, 1819
Napoli, Fernandes, 1819-20. In 8°. 4 voll. Lievi fioriture, legature coeve in mezzo marocchino verde con angoli e carta marmorizzata, titoli in oro entro tasselli rossi, tagli a spruzzo, lievi difetti.
NOTE SPECIALISTICHE
Coppia di tavolini in bronzo dorato con piano circolare in commesso geometrico di marmi rari, opera di Stefano Atticciati, fine del XVIII secolo Piani in marmi antichi con iscrizione latina attestante la provenienza da rovine romane di età tiberiana e data 1788, caratterizzati da una raffinata varietà cromatica ottenuta mediante il reimpiego di materiale antico, inseriti in un telaio lineare sorretto da tre gambe incurvate terminanti a zoccolo caprino, abbellite all'attaccatura da mascheroni classici e riunite fra loro da una traversa sormontata da un vaso. Entrambe i piani recano, lungo il bordo esterno, un’iscrizione latina incisa, di gusto antiquario, volta a documentare la provenienza e la data di posa in opera: "In Rvinis Tiberianis Hanc Marmoris Antiqvi Varietatem S.A.F. A.D. MDCCLXXXVLIII". L’iscrizione, redatta con grafia arcaizzante (uso della V al posto della U), è da riferirsi a una pratica erudita tipica della seconda metà del XVIII secolo. L’espressione “In ruinis Tiberianis” indica la provenienza del marmo da rovine romane attribuite all’età dell’imperatore Tiberio, richiamando un contesto imperiale di alto prestigio. La formula “hanc marmoris antiqui varietatem” sottolinea il carattere antico del materiale, mentre la sigla S.A.F. è da interpretare non come “S(ua) A(uctoritate) F(ecit)” oppure “S(ibi) A(dsumptum) F(ecit)”, cioè [qualcuno] fece/realizzò ma come firma del marmista napoletano Stefano Atticciati. La data A.D. 1788 documenta l’anno di esecuzione del piano.
L’insieme si inserisce nella produzione destinata al mercato dei Grand Tourists, quando piani di tavolo e manufatti in marmo antico venivano corredati da iscrizioni pseudo-epigrafiche con funzione celebrativa e certificativa. In questo contesto, documenti d’archivio riferiscono che Stefano Atticciati e la sua famiglia erano coinvolti all’attività di marmisti e alla movimentazione di marmo pregiato in ambito reale. Non risultano documenti storici consultabili o nelle biografie d’archivio che riportino con certezza la data di nascita di Stefano Atticciati. Quanto emerge dagli studi è che fosse attivo nella seconda metà del Settecento fino al 1808, anno della sua morte, riportato in documentazione archivistica relativa alla sua attività come restauratore e addetto ai lavori sui marmi nel Museo di Napoli e nei cantieri reali cm 75x75 - il piano diametro cm 70
Vincenzo De Muro - Ricerche storiche e critiche sulla origine, le vicende e la rovina di Atella antica città della Campania, 1840
Napoli, Tipografia di Criscuolo, 1840. In 8°. Esemplare in barbe con fascicoli perlopiù intonsi, ampi margini, lievi fioriture sparse, brossura originale conservata entro legatura moderna in mezza pelle con angoli e carta marmorizzata.
NOTE SPECIALISTICHE
Prima edizione di questo testo sull'antica Atella: la città Atella occupò una posizione di primo piano nella formazione culturale dell’Italia antica. Celebre per aver dato origine alle Atellane, forme teatrali arcaiche che segnarono in modo duraturo la commedia latina, fu anche un centro vitale di relazioni tra Capua e Neapolis. La sua eredità artistica e civile ne fa un riferimento imprescindibile per la storia del teatro e della cultura romana.
Bureau "dos d'âne" intarsiato in legni pregiati con inserti pietrificati, Piemonte, metà del XVIII secolo caratterizzato da una struttura mossa su gambe curvilinee terminanti a ricciolo introverso e da una ricca decorazione realizzata con un sapiente uso di legni contrastanti a creare effetti cromatici e prospettici di notevole impatto visivo, organizzata in campiture geometriche a losanghe e a scacchiera entro grandi riserve con motivi vegetali, volute e cartigli. L'interno della ribalta presenta decorazione a volute vegetali pirografate, quattro cassetti sagomati e piano suddiviso in due pannelli scorrevoli a celare un ampio vano che ospita un meccanismo che permette l'apertura dei due cassetti posti sui fianchi.
L'insieme rivela una concezione decorativa colta e raffinata, tipica della grande ebanisteria piemontese del Settecento, con evidenti affinità stilistiche con la produzione di Pietro Piffetti (Torino, 1701–1777, massimo ebanista della corte Sabauda, le cui creazioni influenzarono numerosi ebanisti locali e oggetti destinati sia a collezionisti privati sia a committenze aristocratiche, rappresentando un elegante esempio di ebanisteria decorativa raffinata e funzionale. Piffetti portò a Torino un livello di ricercatezza ed eleganza paragonabile alle grandi manifatture francesi, distinguendosi però per un gusto più grafico e per una straordinaria abilità nell’accostamento delle essenze lignee, spesso impiegate come fossero colori su una tavolozza. Questo mobile sembra inserirsi proprio in quella tradizione, pur in assenza di elementi sufficienti per una sua attribuzione diretta, probabilmente come opera di bottega o di seguaci attivi in Piemonte nella seconda metà del Settecento, quando il linguaggio del maestro venne ampiamente ripreso e reinterpretato. Tali analogie sono da intendersi in senso stilistico e culturale, in assenza di elementi utili a un’attribuzione diretta. cm 94x79x48
Davide Bertolotti - L'Italia descritta e dipinta, 1837
Torino, Giuseppe Pomba, 1837. In 4°. Solo il volume I sul Granducato di Toscana, contenente 26 stampe calcografiche fuori testo, fioriture e bruniture, legatura in mezza pelle marrone e cartone maculato.
NOTE SPECIALISTICHE
Trittico in porcellana policroma composto da tre vasi, Coalbrookdale (?), Coalport, metà del XIX secolo composto da tre vasetti biansati con coperchio a cupolino traforato, decorati da una zolla erbosa con selvaggina da piuma; corolle modellate ed applicate incorniciano la scena e arricchiscono la superficie cm 31x19x14 e cm 27x16x11 (la coppia)
Carlo De Lellis - Casa Filangieri. Antico manoscritto sulla famiglia Filangieri, 1887
Napoli, Tip. Francesco Giannini e Figli, 1887. In 8° grande. Stemma araldico a colori in antiporta, ampi margini, rarissime fioriture, legatura in mezza pelle bordeaux con angoli e carta marmorizzata, titolo in oro al dorso. § Insieme nel lotto Ricca, Erasmo. Discorso genealogico della famiglia Filangieri. Napoli, Agostino de Pascale, 1863.
NOTE SPECIALISTICHE
Cestino in ceramica bianca, Belleek, Irlanda, fine del XIX secolo interamente realizzato con fili a sezione circolare e piatta intrecciati fra loro; profilo impreziosito da corolle applicate in monocromia rosa; manici verdi cm 9x20x15,5
Nicola Di Gregorio Morelli - Biografia de' Re di Napoli, 1825
Napoli, Nicola Gervasi, 1825. In 4°. Armi di Francesco I Borbone al frontespizio, ritratto di Francesco I inciso da Morghen, 25 ritratti entro ovale, lievi fioriture, legatura coeva in mezza pelle, lievi difetti. § De Renzi, S. Il secolo decimoterzo e Giovanni da Procida. Napoli, Stamperia del Vaglio, Stemma al frontespizio, ritratto, lievi fioriture, legatura coeva in mezza pelle, lievi difetti.
NOTE SPECIALISTICHE
Grande cesto centrotavola in porcellana policroma, metà del XIX secolo caratterizzato da una composizione articolata e fortemente scenografica. La struttura presenta due vasche affiancate, raccordate al centro da un manico verticale sagomato come un tralcio vegetale, che si sviluppa verso l’alto trasformandosi in un elemento floreale. L’intera superficie è animata da una ricchissima applicazione plastica di fiori, foglie e boccioli in rilievo, modellati singolarmente e applicati uno a uno, secondo una tecnica tipica della ceramica ornamentale di tradizione centro-europea cm 19x27x15
Niccolò Morelli - Vite de' Re di Napoli, 1849
Napoli, G. Nobile, 1849. In 2°. Con numerose tavole incise in rame che ritraggono i regnanti, qualche lieve fioritura, legatura coeva in mezza pergamena con angoli, titolo entro tassello al dorso, lettere e stemma cartacei al piatto anteriore.
NOTE SPECIALISTICHE
Coppa per pot pourri in rame smaltato, bronzo dorato e porcellana, XVIII secolo coppa con coperchio in rame smaltato con fitta decorazione a motivi floreali minuti su fondo azzurro; tra il corpo della coppa e il coperchio si inserisce una cornice in bronzo dorato traforato. La sommità è dominata da una figura di orientale parzialmente smaltato in blu, sorretto da un'intricata composizione di rami arricchiti da roselline in pasta tenera su base a rocaille in bronzo dorato su cui poggiano due figure di Meissen e una pecorella in porcellana policroma. Lievi difetti cm 36x28x20
Giovanni Pagano - Storia di Ferdinando II Re del Regno delle Due Sicilie dal 1830 al 1850, 1858
Napoli, all'insegna della Sirena, 1858. In 8°. Lievi fioriture, legatura coeva in mezza pelle, lievi difetti. § Nisco, N. Gli ultimi trentasei anni del Reame di Napoli, Napoli, Morano, 1894. In 8°. 2 voll. Lieve brunitura, legature coeve in mezza pelle, titolo in oro entro tassello al dorso, lievi difetti.
NOTE SPECIALISTICHE
Tavolino Luigi XV in legni pregiati, Veneto, XVIII secolo di forma sagomata, caratterizzato da un fitto intarsio geometrico a copertura dell'intera superficie. Piano sagomato, tre cassetti in linea nella fascia di cui quello centrale sormontato da un tiretto con specchiatura rivestita in pelle ribaltabile a celare uno specchio; gambe mosse cm 73x73x40
Memorie postume sceverate dalle schede autografe di Filippo Cavolini, 1853
Benevento, tipografia delle Streghe, 1853. In 2°. Vignetta incisa in rame di un paesaggio marino al frontespizio, lievi fioriture marginali, legatura posteriore in cartone rigido marmorizzato, tassello al dorso.
NOTE SPECIALISTICHE
Filippo Cavolini (1756-1810) è stato un celebre naturalista napoletano, pioniere della biologia marina moderna. Laureatosi in giurisprudenza, abbandonò la carriera forense per dedicarsi allo studio degli organismi marini nel Golfo di Napoli, distinguendosi per un rigoroso metodo sperimentale e l'uso del microscopio. Le sue ricerche originali su polipi, coralli e pesci gli valsero fama internazionale e la cattedra di storia naturale all'Università di Napoli.