Torso virile scultura in marmo
Nord Italia sec.XVI
h.cm.156
Torso virile scultura in marmo
Nord Italia sec.XVI
h.cm.156
Scuola veneta sec.XVIII 'Battaglia di cavalleria' olio cornice coeva in legno dorato ed intagliato
cm. 63x50
Scuola romana sec.XVII 'Paesaggi animati' coppia di dipinti su marmo
cm. 46x28
Comodino Luigi XV da centro lastronato in violetto due sportelli sul fronte e cassetto laterale piano in breccia medicea Genova I metà sec.XVIII
cm. 45x31 h. 87
Coppia di profili ad altorilievo in bronzo ed argento sec.XVIII
cm. 14x18
Coppia di piantane in ferro battuto e bronzo Lombardia sec.XVII
Brocca in bronzo con manico e beccuccio con mascherone sec.XVIII
h.cm.37
Cachepot in bronzo bottega di Fortezza da Sebenico Venezia sec.XVI
diam.cm.22xh.20
Scuola fiamminga sec. XVII (G.Coques)
'Gruppo di notabili' olio su tavola nel retro antica etichetta con data 1618
cm. 57x39
Il dipinto raffigura sette figure maschili con in secondo piano due volti appena abbozzati disposte frontalmente in serrato ordine processionale davanti a un fondale architettonico scandito da alte colonne di gusto classicheggiante. I personaggi indossano la sobria veste scura propria della borghesia mercantile e nobiliare fiamminga del primo Seicento arricchita da preziosi colletti a lattughe di pizzo i cosiddetti 'ruches' nelle varianti sia a gorgiera rigida sia a piatto morbido che consentono una datazione stilistica attorno al secondo e terzo decennio del XVII secolo. Le fisionomie caratterizzate da baffi e pizzetti alla moda dell'epoca rivelano una tipologia ritrattistica variegata ma coerente con una resa luministica calda e pastosa che rimanda alla grande tradizione del ritratto collettivo anversano.
Il tema del ritratto di gruppo costituisce uno dei contributi più originali della pittura fiamminga e olandese del Seicento strettamente legato alla committenza delle corporazioni delle confraternite civiche e delle élite mercantili. L'opera si inscrive in questa tradizione consolidata che da Frans Hals a Rembrandt trovò nei Paesi Bassi le sue espressioni più celebri.
Gonzales Coques (Anversa 1618 - Anversa 18 aprile 1684) soprannominato dai contemporanei il piccolo Van Dyck fu soprattutto pittore di ritratti e di gruppi di personaggi presentati in scala ridotta nello spirito delle scene di genere.
Scuola genovese sec. XVII 'La Lanterna di Genova' olio
cm. 55x84
Scuola fiamminga sec.XIX 'Velieri in rada' olio su tavola
cm. 76x57
Scuola romana sec.XVII (cerchia di Guido Reni) 'Salomè con la testa del Battista' olio
cm. 80x100
Edicola con all'interno scultura in stucco raffigurante Madonna con Bambino Centro Italia sec.XVI
cm. 43x54
Grande mortaio da farmacia in bronzo brunito con pestello d.to 1779 Firenze sec.XVIII
cm.28x31
Grande mortaio in bronzo d.to 1739
h.cm.28
Scuola fiamminga sec. XVII
'The Golden Age'
olio su tavola cm.70x45
d.to 1616 in b. a sn.
Il dipinto raffigura l'Età dell'Oro mito della felicità primigenia dell'umanità tramandato da Esiodo e ripreso da Ovidio nelle Metamorfosi: un'umanità innocente che vive in pace nutrita dall'abbondanza spontanea della natura senza lavoro né violenza. La composizione si articola su più piani: in primo piano figure nude distese o sedute si abbandonano al riposo tra animali domestici 'un pavone una capra conigli' e putti che giocano. Al centro coppie di figure si abbracciano in un'atmosfera di languida serenità. Sullo sfondo un paesaggio boschivo si apre su montagne azzurre. In cima su una nuvola siede Saturno divinità dell'età aurea identificabile dall'attributo della falce.
Il modello compositivo di riferimento è il celebre disegno a penna e pennello di Abraham Bloemaert (1566-1651) conservato allo Städel Museum di Francoforte opera capitale dell'artista che raggiunse ampia diffusione attraverso la sua trasposizione in incisione su rame e attraverso numerose copie pittoriche. Le figure in posa rivelano le radici manieristiche di Bloemaert mentre l'accento posto sulla resa naturalistica degli animali anticipa il realismo barocco. La versione incisa fu realizzata da Nicolaes de Bruyn e replicata in più edizioni nel corso del Seicento.
Il dipinto in esame eseguito su tavola e datato 1616 nell'iscrizione in basso a sinistra 'leggibile nel dettaglio fotografico insieme a un testo latino in cartiglio' si colloca cronologicamente in prossimità della massima circolazione della stampa bloemaertiana testimoniando la fortuna della composizione nelle botteghe fiamminghe del primo Seicento. La qualità pittorica la ricchezza cromatica e la cura nel rendere animali e paesaggio suggeriscono un esecutore colto e aggiornato operante nell'orbita della pittura anversana o olandese di primo Seicento tributaria del linguaggio manieristico nordico.
Scuola genovese sec.XVII (Jan Roos) 'Ritratto di gentiluomo' olio cornice a cassetta coeva con intagli dorati
cm.145x220 cm.tot. 180x257
L'opera è da ritenersi attribuibile a Jan Roos sulla base di stringenti confronti stilistici. Il dipinto si inserisce pienamente nel filone del grand portrait di tradizione fiammingo-genovese elaborato a Genova nella prima metà del XVII secolo di cui Roos fu tra i massimi interpreti. Formatosi ad Anversa nell'orbita rubensiana l'artista giunse a Genova attorno al 1616 divenendo pittore di corte dei Doria e ritrattista prediletto dell'aristocrazia cittadina.
L'impostazione della figura con il corpo in lieve torsione verso destra lo sguardo diretto e distaccato dell'effigiato la morbida resa del velluto nero richiamano da vicino i ritratti firmati e documentati dell'artista con particolare aderenza ai modelli databili fra il 1625 e il 1638. La qualità pittorica della tenda rossa resa con tocchi pastosi e lumeggiature di ascendenza rubensiana e il trattamento atmosferico del paesaggio marino sono elementi ricorrenti nella produzione matura di Roos.
Decisiva per l'inquadramento dell'opera è la presenza della Lanterna di Genova nell'interstizio tra i pilastri della balaustra: la raffigurazione del faro genovese simbolo identitario della città per eccellenza ancora l'opera in modo inequivocabile alla committenza ligure suggerendo che l'effigiato fosse un personaggio di spicco della vita civile o mercantile della Repubblica. Tale dettaglio topografico associato alle dimensioni monumentali del supporto (cm 145 × 220) depone a favore di una committenza di altissimo rango.
Salvator Mundi scultura in legno finemente intagliato e dorato Roma sec.XVII
h.cm.114
Bacile in rame finemente sbalzato sec.XVII
cm. 74x41 h. 25
Evangelisti coppia di sculture in legno intagliato e dorato Roma sec.XVII
h.cm.26
Scuola genovese sec.XVII 'Ritratto di gentiluomo a figura intera' olio cornice in legno intagliato e dorato
cm. 110x210
Lampadario in legno finemente intagliato e dorato otto bracci in vetro ricca decorazione a due ordini con bracci in legno dorato con cuspidi in cristallo Lucca fine sec.XVIII
diam.cm.24xh.110
Coppia di gueridons Luigi XV in legno intagliato e dorato Venezia sec.XVIII
cm. 45x28 h. 82
GIOVANNI BERNARDO CARBONE (1614-1683)
'Ritratto di gentildonna con ventaglio' olio cornice a cassetta coeva con intagli dorati
cm. 100x124 cm.tot.130x151
Il dipinto raffigura una dama dell'aristocrazia genovese in posa frontale con il busto leggermente ruotato verso sinistra. La figura resa a tre quarti di figura emerge da uno sfondo composto da un drappo rosso cremisi che occupa il lato destro della composizione - elemento scenografico di forte ascendenza vandyckiana - mentre a sinistra si apre uno squarcio paesaggistico con cieli plumbei e una distesa d'acqua tipico fondale atmosferico della ritrattistica genovese del Seicento.
La dama indossa un abito di velluto nero dalle ampie maniche a sbuffo guarnite da ricchi merletti bianchi ai polsi; sulle spalle una mantellina a bertha riccamente ricamata in argento con motivi a volute che conferisce alla figura un'eleganza severa e aristocratica. Al collo porta una collana di perle orecchini a goccia di perle e un braccialetto dello stesso materiale al polso destro mentre al sinistro si notano due anelli d'oro. Con la mano sinistra tiene un ventaglio decorato e un fiocco di nastro rosso dettagli accessori che denotano il rango elevato della committente.
Giovanni Bernardo Carbone fu tra i più richiesti ritrattisti della Genova del Seicento. Formatosi nella bottega di Bernardo Strozzi e profondamente influenzato dal soggiorno genovese di Anthony van Dyck (1621-1627) egli elaborò uno stile personale che coniugava la solidità del dato fisiognomico con una raffinata resa dei tessuti e dei gioielli qualità ben evidenti nel presente dipinto. La gamma cromatica fondata sui contrasti tra il nero dell'abito il bianco dei merletti e il rosso vivace dei panneggi è pienamente coerente con la produzione del maestro genovese nella prima fase della sua attività collocabile tra il quarto e il quinto decennio del Seicento.
Stringenti confronti stilistici e tipologici legano il dipinto ad alcune opere coeve del maestro documentate in importanti istituzioni pubbliche. Il catalogo della Fondazione Federico Zeri (Università di Bologna) schedula per la stessa forbice cronologica 1630-1640 il Ritratto di Nicolò Raggi (Galleria Nazionale d'Arte Antica Palazzo Barberini Roma inv. 894 già Coll. Torlonia) e il Ritratto di Tommaso Raggi con il figlio Ferdinando (ibidem inv. 906 già Coll. Torlonia): opere nelle quali come osserva il Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani) i modi vandyckiani vengono riproposti con immediata prossimità al modello fiammingo in piena consonanza con il dipinto qui presentato. Analogo carattere mostra il Ritratto di dama della Civica Pinacoteca di Faenza parimenti ricondotto dalla critica alla prima fase dell'attività del pittore e definito molto vicino ai modi vandyckiani.
L'attribuzione dell'opera a Giovanni Bernardo Carbone è stata confermata dal professor Daniele Sanguineti studioso della pittura genovese del Seicento e autore della monografia di riferimento sull'artista: Giovanni Bernardo Carbone Soncino 2007.