Lotto 2 | Pieter Mulier detto il Tempesta o Cavalier Tempesta (Haarlem 1637 - Milano 1701)

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ARGENTI, DIPINTI, ICONE ED OGGETTI D'ARTE ARGENTI, DIPINTI, ICONE ED OGGETTI D'ARTE
martedì 14 settembre 2021 ore 15:00 (UTC +01:00)

Pieter Mulier detto il Tempesta o Cavalier Tempesta (Haarlem 1637 - Milano 1701)

Pieter Mulier detto il Tempesta o Cavalier Tempesta (Haarlem 1637 - Milano 1701)

Paesaggio con piramide

Paesaggio con fiume e pescatori

Coppia di oli su tela

Provenienza: Galleria Pesaro Milano, Galleria Lavizzari Milano 

Etichette al retro

Landscape with pyramid

Landscape with river and fishermen

Pair of oils on canvas

Provenance: Pesaro Gallery Milan, Lavizzari Gallery Milan

Labels on the back 

18 x 25 cm


Pieter Mulier, riceve dal padre, Pieter Mulier il Vecchio, la prima formazione.

Nel 1656, il giovane Mulier, è a Roma e vi soggiorna per ben cinque anni, studiando attentamente il complesso e eterogeneo panorama di paesaggisti che la città eterna offre. In seguito si trasferisce a Genova, fra il 1668 e l’anno successivo, ove riscuote successo, tanto che gli viene concesso di dipingere anche in carcere durante gli otto anni di reclusione per aver commissionato l’omicidio della moglie. Nel 1684 grazie all’intercessione di Vitaliano Borromeo, il Tempesta lascia il carcere e si trasferisce a Milano. Città che lascia nel biennio 1688-1690 quando lo ritroviamo a Venezia. Fatto ritorno a Milano, accoglie nel suo atelier Carlo Antonio Tavella, suo discepolo e collaboratore

Pieter Mulier, chiamato il Tempesta per le sue, un tempo molto apprezzate, tempeste marine, è in epoca moderna riconosciuto come uno dei padri del paesaggismo italiano, colui che inserì nella veduta della natura la percezione atmosferica. La sua produzione vanta un linguaggio peculiare, derivato dallo studio e dalla fusione degli stili naturalista di Dughet e di aulico di Claude Lorrain e di Pier Francesco Mola dal quale derivano i suoi blu intensi e i contrasti di macchie colorate. Come dice Roethlisberger, Tempesta è il tramite tra il paesaggio del Seicento romano e quello veneto del Settecento grazie all’influenza su Marco Ricci. Le due opere in esame, di eccezionale stato di conservazione e qualità, vanno riferite al periodo romano quando la componente nordica è ancora percettibile, quando ai paesaggi con aneddoti di vita contadina o pastorale, della sua maturità, prevale una veduta più ampia e rarefatta condita di aspetti proto-romantici come Dughet aveva saputo trasmettergli