Lotto 1690 | GIUSEPPE CESARI DETTO CAVALIER D'ARPINO -

Meeting Art - Corso Adda 7, 13100 Vercelli
Pre-Asta Asta 1004 - CAPOLAVORI NEL TEMPO - ANTIQUARIATO | ARREDI ANTICHI E D'EPOCA Asta 1004 - Ventesima sessione
sabato 21 novembre 2026 ore 14:00 (UTC +01:00)

GIUSEPPE CESARI DETTO CAVALIER D'ARPINO -

Prezzo di partenza
50.000,00 €

GIUSEPPE CESARI DETTO CAVALIER D'ARPINO
Riposo durante la fuga in Egitto
Olio su tela, 140x179 cm
Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, nacque ad Arpino nel 1568 e si trasferì a Roma nel 1582, dove si formò artisticamente sotto la guida di Cesare Nebbia e Girolamo Muziano. In questo periodo partecipò alla decorazione delle Logge Vaticane e di altri ambienti del palazzo apostolico, mettendo in luce le proprie capacità pittoriche. Iscritto all'Accademia di San Luca già nel 1583, ne ricoprì la carica di principe nel 1599, nel 1615 e nel 1629. Nel corso della sua carriera fu maestro di artisti destinati a lasciare un segno profondo nella pittura del Seicento, come Guido Reni e Caravaggio. Ricevette importanti commissioni papali e reali, lavorando a Roma, Napoli e in altre città italiane e frequentò le più alte cariche ecclesiastiche e politiche del tempo.

Cesari fu uno dei principali esponenti del tardo manierismo romano, con uno stile caratterizzato dall'eleganza delle forme, dalla brillantezza cromatica e da un notevole virtuosismo tecnico, espresso tanto nelle grandi decorazioni ad affresco quanto nei dipinti di piccolo formato. La sua pittura si distingue per un gusto prezioso e raffinato, nel quale si riconoscono influenze di Raffaellino da Reggio e Francesco Vanni, insieme a una particolare predilezione per gli effetti illusionistici e luministici. L'artista partecipò a importanti imprese decorative, tra cui quelle di San Luigi dei Francesi e di San Giovanni in Laterano a Roma, oltre a quella della certosa di San Martino a Napoli. Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, la sua bottega fu una delle più rinomate della capitale, costituendo un importante punto di riferimento nel passaggio dalla cultura manierista alle nuove istanze barocche.

Il dipinto in esame si distingue per le notevoli dimensioni e l'elevata qualità esecutiva. Trova confronti con l'Adorazione dei pastori e l'Adorazione dei Magi della cappella Aldobrandini in Santa Maria in Via a Roma, realizzate dall'artista intorno alla metà degli anni Novanta del Cinquecento. In entrambe le opere si riscontrano affinità nella sensibilità cromatica, nelle fisionomie dei personaggi e nella particolare attenzione riservata agli elementi di natura morta.
Il marcato interesse per il paesaggio e per la resa naturalistica, riscontrabile anche nel dipinto in esame, può essere messo in relazione con i documentati rapporti tra il Cavalier d'Arpino e il pittore fiammingo Paul Brill (Anversa, 1554 - Roma, 1626), attestato a Roma fin dagli anni Settanta del Cinquecento e protagonista di un rinnovamento nella concezione del paesaggio.
Anche Cesari propone una rappresentazione della natura caratterizzata da una particolare preziosità cromatica, nella quale il fogliame, l'acqua e il cielo restituiscono la vitalità del creato. È tuttavia importante sottolineare come, in nessun'altra sua opera, l'artista abbia riservato al paesaggio uno spazio così ampio. L'elevata qualità del risultato conferma il livello raggiunto dal Cavalier d'Arpino alla fine del Cinquecento, quando la sua posizione nel panorama artistico romano era ormai consolidata.

Bibliografia:
S. Bolzoni, The drawings of Cavalier Giuseppe Cesari d'Arpino: A Supplement, in Master Drawings, Vol. 61, Number 3, 2023, pp. 331-356; p. 335, fig. 12.