Fine Paintings and Works of Art
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Lotto 1 Scuola emiliana, metà XVI secolo Deposizione di Cristo nel sepolcro Olio su tavola, 22 x 15,30 cm. Di ambito emiliano e databile alla metà del Cinquecento, la tavola tradisce la conoscenza di alcuni fortunati modelli iconografici e stilistici di area emiliana e veneta quali la celebre acquaforte del Parmigianino con identico soggetto, databile al 1530-1535, l’incisione con il Compianto sul Cristo morto di Battista Franco, risalente all’inizio degli anni quaranta, e la Deposizione di Cristo nel sepolcro di Prospero Fontana nella Pinacoteca nazionale di Bologna, dipinta verso il 1550 per l’oratorio di Santa Maria della Morte. Particolarmente efficace risulta qui il pathos dei personaggi, in particolare di Maria in deliquio sorretta dalla Maddalena e di san Giuseppe d’Arimatea (o Nicodemo), nel margine destro, che rivolge lo sguardo pietoso verso il cielo.
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Lotto 2 Gijsbert Van Veen, 1585 Nozze di Isacco e Rebecca Incisione a bulino, 305 x 1994 mm. La grande incisione, disegnata a Roma dal pittore e incisore olandese Gijsbert van Veen (Leida 1558 - Anversa 1628), fu stampata nel 1585 da Bernardino Passeri. Ricavata in parte da un disegno del senese Baldassarre Peruzzi, noto come Festa campestre e conservato nel Gabinetto dei disegni e delle stampe degli Uffizi, l’immagine testimonia l’influenza sul van Veen dell’arte italiana del Rinascimento maturo, peraltro in un periodo (1585-1588) in cui l’artista è documentato a Roma e a Venezia.
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Lotto 3 Scuola della Russia centrale, Icona con San Michele arcangelo sconfigge il Demonio, seconda metà XVIII secolo. Tempera e lamina d’oro su tavola, 30 x 26 cm. Come già rilevato in un expertise di Savo Raskovic, l’icona è databile alla seconda metà del XVIII secolo ed è ascrivibile a un maestro appartenente alla Scuola della Russia centrale. Vi è rappresentato san Michele arcangelo a cavallo, con nella mano destra il Vangelo e un turibolo che sparge incenso e nella sinistra una lancia con cui trafigge Satana. Raffigurato con una lunga tromba mentre annuncia la vittoria del bene sul male, l’arcangelo guerriero è di color rosso acceso, come il cavallo, mentre alcuni dettagli (come le ali e la veste di san Michele o le ali del cavallo) sono stati eseguiti con la raffinata tecnica della crisografia.
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Lotto 4 Pittore tosco-romano (da Federico Barocci), Visitazione, fine XVI inizio XVII secolo. Olio su tela, 44 x 30 cm. Databile tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo e proveniente dal quattrocentesco palazzo Passionei Paciotti a Urbino (oggi sede della Fondazione Bo), il quadretto è una copia della grande pala con la Visitazione di Federico Barocci nella Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella) a Roma, dipinta nel 1583-1586 e di cui esistono diverse repliche soprattutto sei-settecentesche, tra cui si segnalano quelle nella Galleria nazionale delle Marche a Urbino e nella chiesa dei Girolamini a Napoli.
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Lotto 5 Padovanino, Due putti in un paesaggio con rovine, 1630 ca. Olio su tela, 75 x 105 cm. Come rivela anche un’antica perizia scritta sul retro della tela («Opera originale del Padovanino. Carlo Grimaldi»), l’opera va assegnata ad Alessandro Varotari detto il Padovanino (1588-1649), figlio del pittore e architetto Dario Varotari. Testimone diretto della sua carriera, Carlo Ridolfi racconta nelle Maraviglie dell’arte (Venezia, 1648) che il Padovanino giunse a Venezia nel 1614 e lì trascorse i restanti trentacinque anni della sua vita, eccezion fatta per un soggiorno a Roma, realizzandovi molte pale d’altare «con le quali si è stabilito nel mondo un perpetuo honore» (Ridolfi 1914-1924, vol. II, p. 92). Formatosi nella sua città natale, da cui mutuò lo pseudonimo, il Padovanino fu un originale interprete della pittura di Tiziano e uno specialista nel rappresentare i putti, come avrebbe ricordato nella Carta del navegar pitoresco (Venezia, 1660) Marco Boschini, secondo il quale i suoi fanciulli, che egli «nutrì di vivacissimo latte», erano «tuti gracia, / tuti amorosi, e tuti morbideti, / fati de riose e late, tenereti, / che de vardarli mai l’ochio se sacia» (Boschini 1966, pp. 428, 718). Il dipinto in esame, databile verso il 1630, si avvicina per il paesaggio e per gli incarnati a opere quali la duplice versione della Venere in un paesaggio del Museo di Grenoble e di Ca’ Vendramin Calergi a Venezia, il Gesù bambino e san Giovannino della Pinacoteca nazionale a Siena, i Putti che giocano in collezioni private (Ruggeri 1988, pp. 113, 118 e figg. 15, 116, 118-119) e soprattutto il Cupido con arco della Staatsgalerie a Stoccarda (Ruggeri 1993, pp. 17-20, 27 e figg. 9-10, 12, 17). In esso, utilizzando ancora le parole del Boschini, si possono ammirare «le carni impastate propriamente di sangue, misto con il latte» tipiche del Padovanino (Boschini 1966, p. 719). Non è da escludere che il quadro – sia per il soggetto sia per le dimensioni e il formato – costituisse in origine una sovrapporta, al pari dei Giochi di amorini in collezione privata (Ruggeri 1993, pp. 90-91, scheda 22).
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Lotto 6 Girolamo Mazzola Bedoli (attr.), 1530-1535 ca., Madonna con il Bambino e san Giovannino. Olio su tela, 31 x 21,5 cm. Anche se privo della figura di san Giuseppe leggente nel paesaggio sulla destra, il quadro costituisce una replica della Sacra famiglia con san Giovannino del Parmigianino, conservata nel Museo di Capodimonte a Napoli e databile al soggiorno bolognese del maestro (1527-1530). Ascrivibile a Girolamo Mazzola Bedoli (1500 ca.-1569), allievo e cugino acquisito del Parmigianino, l’opera va datata intorno al 1530-1535, in prossimità della Sacra famiglia con san Giovannino e angeli dell’Accademia di Belle arti a Napoli, della Sacra famiglia con san Francesco dello Szépmüvészeti Múzeum a Budapest e della Madonna con il Bambino, san Giovannino e la Maddalena del Sudely Castle in Gran Bretagna, dipinti con cui condivide la tipologia del panneggio, il tenue cromatismo e la resa del volto della Vergine.
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Lotto 7 Giovanni Permeniatis (attr.), Madonna con il Bambino e santi, prima metà XVI secolo. Olio su tavola, 38 x 50 cm. Proveniente dal quattrocentesco palazzo Passionei Paciotti a Urbino (oggi sede della Fondazione Bo), l’opera rientra nel fortunato filone cinquecentesco delle tavole di tradizione bizantina dipinte dai «madonneri» di scuola veneto-cretese. Il quadro mostra lo stile di Giovanni Permeniatis, attivo nella prima metà del XVI secolo e iscritto nel 1523 alla confraternita greca di Venezia.
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Lotto 8 Scuola della Russia centrale, Icona con Apparizione di Cristo al veteromartire Ignazio e a sant’Ignazio di Sar, fine XVII secolo. Tempera su tavola, 33 x 28 cm. Come già rilevato in un expertise di Maurizio Marini, l’icona è databile alla fine del XVII secolo ed è ascrivibile a un maestro appartenente alla Scuola della Russia centrale. Oltre alla presenza sulla sinistra del veteromartire Ignazio, raffigurato mentre mostra il Vangelo, merita ricordare che il culto del venerabile Ignazio di Sar, rappresentato sulla destra, fu particolarmente fiorente nella regione di Vologda, una città della Russia occidentale da cui con ogni probabilità proveniva il committente dell’opera.
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Lotto 9 Scuola della Russia centrale, Icona con Annunciazione, metà XVIII secolo.Tempera e lamina d’oro su tavola, 49 x 38 cm. Come già rilevato in un expertise di Maurizio Marini, l’icona è databile alla metà del XVIII secolo ed è ascrivibile a un maestro appartenente alla Scuola della Russia centrale caratterizzato da uno stile neomedievale. Secondo la tradizione iconografica bizantina è qui rappresentata la doppia apparizione dell’arcangelo a Maria: la prima volta mentre la madre di Gesù è intenta a raccogliere l’acqua da un pozzo, nella scena in alto al centro, e la seconda nella sua camera da letto, nella scena sulla destra, non prima del passaggio di Gabriele per l’atrio della santa casa, episodio raffigurato sulla sinistra.
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Lotto 10 Pittore emiliano, Cristo in croce, fine XVI secolo. Olio su rame, 36 x 22 cm. Databile alla fine del XVI secolo e attribuibile a un pittore di ambito emiliano, questo olio su rame riecheggia i modi del ferrarese Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo (1536 ca.-1589), di cui riprende l’iconografia devota controriformistica del Cristo in croce sotto un cielo cupo e sullo sfondo di Gerusalemme, come dimostra un confronto con la Crocifissione già nella Pinacoteca nazionale di Ferrara (distrutta nel 1944) e con il Sant’Eligio vescovo in adorazione del crocifisso nella parrocchiale di Trecenta (Rovigo), due tavole dipinte tra anni settanta e ottanta del Cinquecento.
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Lotto 11 Scuola di Mosca, Icona quadripartita con Cristo in croce, Madonne con il Bambino e santi, metà XIX secolo. Tempera su tavola, 36 x 32 cm. Databile verso il 1850-1860 e dipinta con ogni probabilità a Mosca in uno stile arcaico di memoria ancora sei-settecentesca, l’icona quadripartita mostra al centro, sotto un Dio padre benedicente, un Cristo sulla croce alla cui base giace il teschio di Adamo, mentre intorno sono disposti quattro riquadri con la Madonna con il Bambino e ai loro lati due figure di santi in piedi che guardano verso il centro della composizione.
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Lotto 12 Scuola della Russia centrale, Icona con Madonna e santi, seconda metà XIX secolo. Tempera e lamina d’oro su tavola, 35,5 x 31 cm. Come già rilevato in un expertise di Maurizio Marini, l’icona è databile alla seconda metà del XIX secolo ed è ascrivibile a un maestro appartenente alla Scuola della Russia centrale. Caratterizzata dalla rarità del manto mariano color porpora imperiale invece del più consueto blu di azzurrite, l’opera rientra nel fortunato ambito iconografico della Madre di Dio di Vladimir, il cui prototipo del XII secolo si conserva nella Galleria Tret’jakov a Mosca. Intorno alla Madonna, rispettivamente sulla sinistra e sulla destra, sono collocati i santi Pietro e Speranza e Paolo.
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Lotto 13 Claude Lorrain (attr.), Capriccio con l’isola Tiberina, 1635-1640 ca. Disegno a penna, inchiostro bruno, acquerello su carta bianca montato su carta color malva, 205 x 200 mm. Come già rilevato da Maurizio Marini in un expertise del 6 agosto 2008, il disegno va attribuito al paesaggista francese Claude Gellée, più noto per la sua provenienza geografica come Claude Lorrain o Claudio Lorenese (Chamagne 1600 - Roma 1682) e considerato tra i maggiori rappresentanti del paesaggio classico del Seicento. Eseguito intorno al 1635-1640, come conferma il confronto con altri fogli di quel periodo in cui l’artista ha coniugato con disinvoltura elementi naturalistici ed elementi architettonici, il disegno mostra una sorta di capriccio o di paesaggio ideale in cui sono rappresentate parti dell’isola Tiberina, rovine classiche e medievali, sullo sfondo in alto a sinistra un gruppo di edifici su cui domina un campanile e in primo piano un ponte a doppia arcata attraversato da alcune persone, mentre altre stanno dialogando sulla riva di un fiume presso una barca. Caratterizzato da un suggestivo effetto pittorico dovuto alla grande perizia del pittore nelle lumeggiature, il disegno testimonia la straordinaria statura di Lorrain anche nel campo della grafica.
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Lotto 14 Alexander Andrienssen, metà XVII secolo Natura morta con pesci. Olio su tela, 66 x 74 cm. Opera di notevole realismo, dipinta alla metà del Seicento, questa natura morta si deve al pennello del meticoloso maestro fiammingo Alexander Adriaenssen (Anversa 1587-1661), vero specialista del genere e in particolare della resa di pesci, crostacei e conchiglie, come ben testimonia il quadro in esame. Altra caratteristica del pittore, anch’essa assai evidente in questo dipinto, è l’inserimento nelle sue opere di un ripiano leggermente inclinato verso il basso, un astuto espediente in grado di conferire profondità prospettica all’immagine e di mostrare con una visione dall’alto ogni singolo dettaglio della composizione.
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Lotto 15 Thomas Wyck (attr.), metà XVII secolo Coppia di paesaggi con porto.Olio su tela, 60 x 76 cm (ciascuno). I pendants raffiguranti due marine con porto sono da attribuire all’olandese Thomas Wyck (1621 ca.-1677), attivo ad Haarlem e particolarmente abile nella resa di paesaggi marini di ispirazione mediterranea (si confrontino i due dipinti in esame con il Paesaggio con porto di Wyck alla Gemäldegalerie der Akademie der bildenden Künste di Vienna). Uno dei due paesaggi mostra un caratteristico veliero olandese del XVII secolo, il cosiddetto fluyt, il che contribuisce a rafforzare l’attribuzione delle opere al maestro nordico.
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Lotto 16 Scuola olandese, metà XVII secolo Ritratto di donna seduta. Olio su tela, 155 x 133 cm. Opera di notevole qualità, dipinta in Olanda alla metà del Seicento, il ritratto mostra una giovane donna seduta che sembra indicare con la mano destra un personaggio collocato idealmente alla sua sinistra, il che induce a ipotizzare che il quadro fosse affiancato in origine da un ritratto gemello verosimilmente maschile.
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Lotto 17 Scuola olandese, metà XVII secolo Coppia in preghiera prima del pasto. Olio su tavola, 46,5 x 36 cm. Databile alla metà del Seicento, la tavola illustra una coppia di anziani in preghiera prima di consumare un pasto frugale. Dal punto di vista formale, tanto per il taglio compositivo della scena quanto per il suggestivo effetto luministico, il quadro mostra le caratteristiche della scuola di Rembrandt, come del resto testimoniano indirettamente l’uso della tavola come supporto e il formato ridotto.
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Lotto 18 Ambito di François Duquesnoy, Coppia di putti, metà XVII secolo. Bronzo argentato, 45 cm (altezza ciascuno). Provenienti dal quattrocentesco palazzo Passionei Paciotti a Urbino (oggi sede della Fondazione Bo), i due putti sono stati scolpiti secondo lo stile dello scultore fiammingo François Duquesnoy detto Francesco Fiammingo (1597-1643). Giunto a Roma nel 1618 e considerato tra i principali esponenti del Barocco romano di matrice berniniana, lo scultore di Bruxelles fu uno specialista nella resa vivace e realistica dei putti. Uno dei due putti riecheggia il celebre gruppo plastico di età ellenistica, attribuito da Plinio il Vecchio a Boethos di Calcedonia, raffigurante un Fanciullo che strozza un’oca.
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Lotto 19 Ambito di Ciro Ferri, Mosè e le figlie di Jetro, terzo quarto XVII secolo. Olio su tela, 130 x 180 cm. Tratto da un episodio veterotestamentario (Esodo I, 16-22), il soggetto del quadro godette di una notevole fortuna nella pittura cinque e seicentesca e in particolare presso la bottega di Ciro Ferri (1633-1689), il principale allievo romano di Pietro da Cortona. Da due suoi prototipi molto simili, conservati nel Museum of Fine Arts di Houston e nella collezione della Fondazione Roma, derivano più o meno fedelmente sia il dipinto in esame sia una versione quasi sovrapponibile passata sul mercato antiquario londinese il 26 febbraio 2013. Un Mosè e le figlie di Jetro vicino a questo dipinto, custodito al Louvre, fu inoltre eseguito nel 1654-1657 per l’appartamento di Anna d’Austria a Parigi da un altro discepolo di Pietro da Cortona, il viterbese Giovan Francesco Romanelli.
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Lotto 20 Scuola romana, Ritratto di ammiraglio, inizio XVIII secolo. Olio su tela, 103 x 78 cm. Proveniente dal quattrocentesco palazzo Passionei Paciotti a Urbino (oggi sede della Fondazione Bo) ed eseguito da un artista attivo a Roma all’inizio del XVIII secolo, il ritratto raffigura un ammiraglio in armatura, con la croce dei cavalieri di Malta appuntata sul petto, in piedi davanti a una finestra da cui si intravede una nave. Contrassegnato da una pennellata disinvolta nella resa dei bagliori dell’armatura, ma anche da una caratterizzazione briosa del personaggio, il quadro richiama i modi di Pier Leone Ghezzi.
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Lotto 21 Seguace di Corrado Giaquinto, metà XVIII secolo Educazione della Vergine. Olio su tela, 80 x 63 cm. Ispirato alla maniera del pugliese Corrado Giaquinto (1703-1766), il quadro mostra Maria fanciulla, con in mano un libro contenente un brano della celebre profezia del Libro di Isaia (X, 1-10), tra i genitori Anna e Gioacchino, mentre dall’alto la colomba dello Spirito santo illumina la scena.
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Lotto 22 Raimondo Faucci (Dal Pinturicchio), 1770-1771 Storie di papa Pio II. Serie di 10 incisioni, ca. 550 x 330 mm (ciascuna). Eseguite tra il 1770 e il 1771 su disegni di Lorenzo Feliciati da Raimondo Faucci, nipote del più celebre incisore fiorentino Carlo Faucci, le dieci incisioni riproducono assai fedelmente gli affreschi con Storie di papa Pio II della libreria Piccolomini nel duomo di Siena, dipinti nei primi anni del Cinquecento dal Pinturicchio in collaborazione con l’allievo Raffaello e con il bolognese Amico Aspertini.
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Lotto 23 Artista anonimo della fine del XVIII secolo, Le cascate di Tivoli e La grotta di Nettuno a Tivoli. Coppia di tempere su carta di cm 19 di diametro.
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Lotto 24 John Gilbert ( 1817 – 1897 ), Dopo la caccia. Acquarello su carta di cm 15 x 20. Sul retro appunti e iscrizioni di un’esposizione del 1836.
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Lotto 25 John Linnell (1792 – 1882 ), Paesaggio con viandanti. Olio su tela di cm 112 x 142 firmato J Linnell 185… in basso al centro. Provenienza: Acquistato nel 1971 dal Cav. Uff. Arnaldo Peretti, Roma.
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Lotto 26 Antonio Pandiani ( Milano 1838 – 1928 ), Bambino con gattini. Scultura in bronzo di cm 36 x 25 x 25 firmato e situato ( Milano ) sulla base. Il bronzo, opera dello scultore milanese Antonio Pandiani, raffigura il congelamento di un istante di domestica ilarità, eseguito magistralmente dalla mano dell’artista il quale riesce a veicolare, oltre a una fedele ricostruzione della scena dal vero, la carica emotiva del momento concitato ritratto: la spensierata tranquillità di un bambino paffuto, assiso su una sedia di vimini, viene interrotta dall’assalto di due gattini che Pandiani riesce a modellare nel bronzo in tutta la loro vibrante plasticità. Di particolare valore aneddotico è la rappresentazione del felino che, riverso a terra, afferra con gli artigli il drappo che cinge l’atterrito fanciullo, minando il suo equilibrio precario. L’opera, che risulta prossima alla poetica scultorea di Adriano Cecioni, contemporaneo del nostro, è da ritenersi una prova superba di Antonio Pandiani, che nel 1886 rivela la fonderia di famiglia, nella quale inserisce una produzione artistica di alto livello, ideata e progettata dallo stesso. Abile decoratore e maestro del bronzo, sue opere sono conservate nelle collezioni del Quirinale ( bronzo raffigurante Re Vittorio Emanuele II in costume da cacciatore, esposto a Milano nel 1881 ) e nella Galleria d’Arte Moderna di Milano ( busto in bronzo di Alessandro Manzoni, 1905 ).
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Lotto 27 Pasquale Fosca ( Sora 1852 – San Paolo del Brasile 1929 ), Martino saggia il vino. Scultura in bronzo di cm 29 x 13 x 13.
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Lotto 28 Giovanni Battista Costantini ( Roma 1872 – 1947 ), Impressione sull’Aniene. Olio su tela di cm 52 x 141 firmato in basso a destra. La campagna romana diventa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento il luogo privilegiato di un’iconografia agreste che ha come soggetto, nel lavoro del milieu di artisti che andarono a comporre i “XXV della campagna romana”, la rappresentazione del cangiante scenario dell’agro. Proprio di questa formazione di artisti, capitanata da Giulio Aristide Sartorio, fece parte Giovanni Battista Costantini che entrò a far parte del sodalizio con il soprannome di “Grillo” per il suo aspetto “lungo, magro e segaligno”. L’opera qui presentata, ascrivibile a questo periodo, rivela una profonda conoscenza dell’autenticità del paesaggio campestre, impostata sulla rappresentazione del vero: il protagonista della composizione è il corso d’acqua - l’Aniene con ogni probabilità - ripercorso dal nostro, dalla sorgente alla foce, per coglierne le più diverse visuali. Le tonalità grigie e brune dello specchio d’acqua si armonizzano con la gamma dei verdi della vegetazione, gli arbusti e le distese di prati sullo sfondo, in uno scorcio sinestetico dove il regno animale e quello naturale si incontrano in una soffusa rappresentazione poetica.
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Lotto 29 José Gallegos y Arnosa (Jerez de la Frontera, Cádiz 1857 - Anzio 1917), La Pineta di Ostia. Pastello di cm 25 x 50 firmato in basso a sinistra. Provenienza: discendenti dell’artista
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Lotto 30 Filippo Anivitti ( Roma 1876 – 1955 ), Torre Salaria. Acquarello su carta di cm 34 x 65 firmato in basso a sinistra.
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Lotto 31 Giuseppe Rondello ( attivo a Trieste all’inizio del XX secolo ), Saline a Zaule. Olio su tela di cm 49 x 76 firmato in basso a destra.
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Lotto 32 Luca Postiglione ( Napoli 1876 – 1936 ), Pastorella con brocca. Olio su tela di cm 40 x 30 firmato in basso a sinistra.
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Lotto 33 Carlo Striccoli ( Altamura 1897 – Arezzo 1980 ), Donna che cuce. Disegno a china su carta di cm 30 x 21 firmato e datato 941 XIX in basso a destra. Provenienza: collezione del poeta napoletano Epifanio Rossetti.
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Lotto 34 Giuseppe Ar ( Lucera 1898 – Napoli 1956 ), L’attesa. Olio su tela di cm 66 x 55 firmato e datato 1939 in basso a destra. “Ar non è pittore di effetti: è pittore che penetra il cuore. La sua arte, semplice, chiara, armoniosa, controllata, appartiene più che al tempo ai tempi. Quando si parla del suo valore tecnico non si dice tutto di lui, e non si dice il meglio. Ar ha quello che è supremazia dello spirito: il senso della poesia. Una poesia senza letteratura, senza rimario: una poesia che pervade le cose morte e le anima, che illumina di una purità splendente l’umile vita…” ( Guido Guida, 1952 ). Anche nel dipinto qui presentato, la delicata tavolozza di Giuseppe Ar trova il suo noumeno nella luce che il pittore cattura direttamente dai cieli chiari di una calda e abbacinate Lucera, sua città natale e autentico luogo dell’anima: nella giovane donna affacciata alla finestra – motivo iconografico ricorrente nella produzione dell’artista pugliese – il tratto si coniuga felicemente con la luce del volto, con la profondità degli occhi pieni di impenetrabile mistero e velata malinconia. La sospensione dell’attesa della protagonista viene calata in un ambiente spoglio, giocato tutto sugli accordi cromatici e chiaroscurali, ammantati da un incantamento lirico che attenuando la carica emotiva della scena, ne potenzia l’atmosfera di respiro metafisico.
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Lotto 35 Matteo Sarno ( Ischia 1894 – Napoli 1957 ), Marina a Capri. Olio su tela di cm 47 x 46 firmato, situato Capri e datato 1945 in basso a sinistra.
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Lotto 36 Luigi Amato (Spezzano Albanese 1898 – Roma 1961), Fanciulla con uva. Pastello su carta di cm 54 x 48 firmato e datato 1940 in alto a sinistra.
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Lotto 37 Arturo Zanieri ( Firenze 1870 – Maccagno 1955), Donna orientale. Olio su tela di cm 50 x 40 firmato, situato Alex ( Alessandria d’Egitto ) e datato 1930 in basso a destra.
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Lotto 38 Aldo Raimondi ( Roma 1902 – Milano 1997 ), Case a Torre del Greco. Acquarello su carta di cm 50 x 70 firmato, situato Torre del Greco e datato XV ( 1937 ) in basso a destra.
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Lotto 39 Frantisek Muzika (Praga 1900 – Praga 1974) Cittadella II, 1963. Olio su tela, 65 x 92 cm. Esposizioni: XXXII Biennale d’Arte, 1964, Venezia. Muzika è stato un importante esponente dell’avanguardia ceca, membro del Devestil dal 1921 e del gruppo Manes dal 1923. Fu anche pittore, grafico, illustratore, editore e professore all’Accademia d’Arte e di Disegno Industriale di Praga. La sua pittura, dal dopoguerra alla sua morte, è concentrata su un mondo fossilizzato ed inerte, dove il reale si confonde con l’irreale ed è permeata di un fortissimo simbolismo.
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Lotto 40 Sante Monachesi (Macerata 1910 - Roma 1991), Campagna, 1980. Olio su tela, 30 x 40 cm. Firma a verso dell'opera.
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Lotto 41 Erich Brauer (Vienna 1929 - ) Puce. Olio su tavola, 16 x 38 cm. Brauer è uno dei fondatori della Wiener Schule des Phantastischen Realismus (Scuola Viennese del Realismo Fantastico") assieme ad Ernst Fuchs, Rudolf Hausner, Wolfgang Hutter e Anton Lehmden. Celebre anche come progettista ed architetto, la sua pittura di impronta surrealista ha avuto largo successo nonostante il dilagare dell’astrattismo durante gli anni cinquanta e sessanta permettendogli guadagnare fama internazionale.
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Lotto 42 Erich Brauer (Vienna 1929 - ) Senza Titolo. Olio su tavola, 40 x 54 cm. Brauer è uno dei fondatori della Wiener Schule des Phantastischen Realismus (Scuola Viennese del Realismo Fantastico") assieme ad Ernst Fuchs, Rudolf Hausner, Wolfgang Hutter e Anton Lehmden. Celebre anche come progettista ed architetto, la sua pittura di impronta surrealista ha avuto largo successo nonostante il dilagare dell’astrattismo durante gli anni cinquanta e sessanta permettendogli guadagnare fama internazionale.
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Lotto 43 Andrea Picini (Roma 1935 - Roma 2003), Senza Titolo. Scultura in bronzo, esemplare unico, 27 x 15 x 11 cm. Firmato in basso "PICiNI"
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Lotto 44 Arman, Armand Pierre Fernandez (Nizza 1928 – New York 2005) Monochrome Accumulation #5014, 1986 – 1989. Acrilico e tubetti su tela, 116 x 89 cm. Archiviato presso Arman Archive number APA# 8009.88.078 Al verso etichetta Vrej Baghoomian Gallery, New York Arman è stato il più noto esponente del Nouveau Realisme, movimento artistico fondato dal critico Pierre Restany negli anni sessanta Fondamentale per l’artista, oltre alla creazione di opere con strumenti musicali dessezionati è il periodo delle accumulazioni che potevano essere accumulazioni di scarpe, monete, orologi, pennelli o, appunto, i celeberrimi tubetti di colore. La migliore interpretazione delle accumulazioni di Arman ci è fornita proprio da Restany nel catalogo della mostra 1960 LES NOUVEAUX REALISTES, tenutasi a Parigi nel 1986. Egli le descrive come “…superfici in cui l’elemento unico per sua scelta si trova ad essere una proclamazione monotipica benché plurale per numero e dunque molto vicino ai procedimenti monocromi di Yves KLEIN. La parte ossessiva e proferibile della molteplicità di un oggetto lo rende simile ad una granulazione unica, espressione della coscienza collettiva di questo stesso oggetto. Ad ogni oggetto fabbricato corrisponde una serie di operazioni precise che si trovano essere contenute tutte nella sua forma e nella sua destinazione. Moltiplicate per il numero dei soggetti scelti, queste operazioni si trovano liberate nelle superfici accumulative. Questo procedimento di lavorazione è in correlazione con i metodi attuali: automazione, lavoro a catena e montaggio in serie, creano degli strati e livelli geologici pieni di tutta la forza del reale.
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Lotto 45 Hans Tisdall (Monaco di Baviera 1910 – Londra 1997) Senza Titolo. Olio su tela, 126 x 101 cm. Nato in Germania, si trasferì a Parigi e poi, definitivamente, a Londra. Noto come disegnatore di stoffe e successivamente di copertine per libri vanta tre opere esposte in collezione permanente presso la Manchester Art Gallery.
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Lotto 46 Luigi Bartolini (Cupramontana 1892 - Roma 1963), Il letto, 1919. Acquaforte, 13, 5 x 9 cm. Titolo, data e firma in basso a matita; timbro con dicitura "rara". Provenienza: Galleria Marino, Roma
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Lotto 47 Luigi Bartolini (Cupramontana 1892 - Roma 1963),Studio di donne lungo il fiume, 1920. Acquaforte, esemplare 10/50, 12, 5 x 9 cm. Tiratura, titolo e firma in basso a matita. Provenienza: Galleria Marino, Roma
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Lotto 48 Luigi Bartolini (Cupramontana 1892 - Roma 1963), Ragazze sul prato, anni '30. Acquaforte acquarellata a mano, 20, 5 x 25, 5 cm. Titolo e firma in basso a matita. Provenienza: Galleria Marino, Roma