Asta 72 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

Pre-Asta Asta 72 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

sabato 21 novembre 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)
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  • Lucio Cargnel - "Borgata di montagna  1929"
    Lotto 25

    Lucio Cargnel
    Treviso 1903 - Milano 1998

    "Borgata di montagna 1929"
    Olio su tela cm 105x150 firmato in basso a dx Luciano Cargnel

    Lucio Cargnel, nome d’arte di Luciano Cargnel, è stato un pittore italiano nato a Treviso il 5 luglio 1903 e morto a Milano il 18 dicembre 1998. La sua opera si inserisce nella pittura di paesaggio e di veduta del Novecento lombardo.Figlio del pittore Vittore Antonio Cargnel, fu avviato dal padre alla pittura e alla musica fin da giovanissimo. Nel 1917 la famiglia si trasferì a Milano, che divenne la sua città d’adozione.Tenne la prima personale nel 1922 alla Galleria Leonardo da Vinci di Milano e continuò a esporre per tutta la vita, fino all’ultima mostra alla Galleria Carini di Milano nel 1997.Dal padre ereditò l’attenzione per la luce, ma sviluppò un linguaggio personale, fondato su un’impaginazione fortemente scenografica, con luci e ombre che scorrono tra gli edifici, e su una tavolozza più accesa e meno sommessa di quella paterna. Si dedicò al paesaggio e alla veduta urbana, dalle strade e piazze di Milano ai navigli, fino a paesaggi e città immaginari, oltre che alla campagna veneta.Sue opere sono conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, al Museo Civico del Broletto di Novara, alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza e al Museo d’arte di Avellino. Morì a Milano nel 1998.

  • Pietro Fragiacomo - "La campana della sera ( Chioggia )"
    Lotto 26

    Pietro Fragiacomo
    Trieste 1856 - Venezia 1922

    "La campana della sera ( Chioggia )"
    Olio su tela cm 35x65 firmato in basso a dx P.Fragiacomo

    Pietro Fragiacomo, nato a Trieste nel 1856, si trasferì a Venezia da giovane e iniziò a lavorare presso la Società Veneta di Costruzioni Meccaniche. Dopo aver abbandonato gli studi all'Accademia di Belle Arti, continuò a dipingere sotto l'influenza di artisti come Giacomo Favretto ed Ettore Tito. Nel 1880, espose alla mostra nazionale di Torino e successivamente partecipò a varie esposizioni nazionali e internazionali.La sua pittura si concentrò sul paesaggio dell'entroterra lagunare veneziano, privilegiando vedute meno convenzionali e popolari rispetto ai suoi contemporanei. Nei suoi dipinti, la veduta diventava un mezzo per esprimere il suo stato d'animo, come evidenziato nei titoli come "Pace" e "Riposo". Nel 1893, ottenne riconoscimento con "La campana della sera", un dipinto che rappresenta un suggestivo scorcio veneziano al tramonto.Negli anni Novanta, Fragiacomo cambiò il suo stile, adottando una pittura più materica e sperimentando l'uso della tempera con sovrapposizioni di velature a olio. Nel 1895, entrò nel comitato organizzatore della Biennale di Venezia, esponendo regolarmente alla manifestazione. Nel corso del Novecento, esplorò influenze dell'Art Nouveau e partecipò a esposizioni nazionali e internazionali.La sua vasta produzione, stimata in circa 500 opere, è oggi dispersa tra collezioni private e pubbliche. Pietro Fragiacomo morì a Venezia nel 1922. Anche sua sorella, Antonietta, fu una pittrice di paesaggi, partecipando attivamente alla Biennale di Venezia e continuando la sua carriera fino a data di morte sconosciuta.

  • Zaccaria Dal Bo - "La Pescheria di Rialto Venezia"
    Lotto 27

    Zaccaria Dal Bo
    Venezia 1872 - 1935

    "La Pescheria di Rialto Venezia"
    Olio su tavola cm 27,5x35 firmato in basso a dx Z.Bo

    Dal Bo è stato un pittore veneziano noto per le sue rappresentazioni della laguna e delle scene veneziane. Formatosi all'Istituto di Belle Arti di Venezia, partecipò a numerose esposizioni di rilievo, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia: nel 1903, 1907, 1909 e 1910. Le sue opere furono esposte anche all'Esposizione Universale del Centenario di Buenos Aires nel 1910 e all'Esposizione Nazionale di Belle Arti di Brera nel 1912. Dal Bò espose inoltre a Parigi, Düsseldorf e Londra, ottenendo riconoscimenti per la sua capacità di catturare l'essenza della sua città natale. Una delle sue opere è conservata presso la Galleria Marangoni di Udine. La sua produzione artistica comprende paesaggi lagunari, vedute urbane e nature morte, caratterizzate da una tavolozza cromatica delicata e da una pennellata fluida.

  • Giuseppe Vizzotto Alberti - "Rio veneziano 1894"
    Lotto 28

    Giuseppe Vizzotto Alberti
    Oderzo 1862 - Venezia 1931

    "Rio veneziano 1894"
    Acquarello su carta cm 33x16 firmato in basso a sx G. Vizzotto Alberti

    Giuseppe Vizzotto Alberti è stato un pittore e decoratore italiano nato a Oderzo, in provincia di Treviso, nel maggio del 1862 e morto a Venezia il 30 novembre 1931. La sua opera si inserisce nella pittura veneziana di fine Ottocento, nel solco di Giacomo Favretto.Proveniente da una famiglia di decoratori, ricevette le prime lezioni da Giorgio Martini, padre dell’artista Alberto Martini, che lo incoraggiò negli studi. Nel 1881 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Venezia, allora diretta da Pompeo Marino Molmenti, che lo indirizzò verso lo studio diretto della natura.Proseguì la maniera neo-settecentesca e la vena aneddotica di Favretto, con rigore compositivo e tecnico, dedicandosi a scene di genere, ritratti e paesaggi; in alcune opere più tarde, di gusto neo-cinquecentesco, compaiono accenti preraffaelliti. Espose alle esposizioni nazionali di Venezia del 1887 e di Bologna del 1888, si distinse alla Triennale di Brera del 1894 e dal 1895 fino alla morte partecipò a quasi tutte le edizioni della Biennale di Venezia.Fu anche un decoratore molto richiesto. Affrescò l’abside del Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza, di cui progettò anche la ricostruzione architettonica e decorativa, eseguì le decorazioni a encausto con scene garibaldine nella Torre di San Martino della Battaglia, che gli valsero la croce al merito, e nel 1896 affrescò con Vincenzo De Stefani la sala del Consiglio provinciale di Venezia.Sue opere sono conservate alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, tra cui Sotto la pioggia, acquistata dal re, a Ca’ Pesaro, nei musei di Treviso, Padova e Udine e alla Pinacoteca Alberto Martini di Oderzo. Morì a Venezia nel 1931.

  • Giuseppe Vizzotto Alberti - "In barca sulla laguna"
    Lotto 29

    Giuseppe Vizzotto Alberti
    Oderzo 1862 - Venezia 1931

    "In barca sulla laguna"
    Acquerello su carta cm 33x16 firmato in basso a sx G. Vizzotto Alberti

    Giuseppe Vizzotto Alberti è stato un pittore e decoratore italiano nato a Oderzo, in provincia di Treviso, nel maggio del 1862 e morto a Venezia il 30 novembre 1931. La sua opera si inserisce nella pittura veneziana di fine Ottocento, nel solco di Giacomo Favretto.Proveniente da una famiglia di decoratori, ricevette le prime lezioni da Giorgio Martini, padre dell’artista Alberto Martini, che lo incoraggiò negli studi. Nel 1881 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Venezia, allora diretta da Pompeo Marino Molmenti, che lo indirizzò verso lo studio diretto della natura.Proseguì la maniera neo-settecentesca e la vena aneddotica di Favretto, con rigore compositivo e tecnico, dedicandosi a scene di genere, ritratti e paesaggi; in alcune opere più tarde, di gusto neo-cinquecentesco, compaiono accenti preraffaelliti. Espose alle esposizioni nazionali di Venezia del 1887 e di Bologna del 1888, si distinse alla Triennale di Brera del 1894 e dal 1895 fino alla morte partecipò a quasi tutte le edizioni della Biennale di Venezia.Fu anche un decoratore molto richiesto. Affrescò l’abside del Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza, di cui progettò anche la ricostruzione architettonica e decorativa, eseguì le decorazioni a encausto con scene garibaldine nella Torre di San Martino della Battaglia, che gli valsero la croce al merito, e nel 1896 affrescò con Vincenzo De Stefani la sala del Consiglio provinciale di Venezia.Sue opere sono conservate alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, tra cui Sotto la pioggia, acquistata dal re, a Ca’ Pesaro, nei musei di Treviso, Padova e Udine e alla Pinacoteca Alberto Martini di Oderzo. Morì a Venezia nel 1931.

  • Giovanni Muzzioli - "Pagliai tra gli ulivi"
    Lotto 30

    Giovanni Muzzioli
    Modena 1854 - 1894

    "Pagliai tra gli ulivi"
    Olio su tavola cm 40,5x23 firmato in basso a dx G.Muzzioli ( 1890 circa )

    Giovanni Muzzioli nacque a Modena il 10 febbraio 1854 e morì nella stessa città il 5 agosto 1894. Figlio dell'orologiaio Andrea Muzzioli e di Marianna Gilioli, originaria di Castelvetro, iniziò la sua formazione artistica all'Accademia Atestina di Belle Arti di Modena nel 1869, sotto la guida di Luigi Asioli, Antonio Simonazzi e Mario Di Scovolo. Nel 1871, grazie alla borsa di studio Poletti, si trasferì a Roma per frequentare l'Accademia di San Luca, dove studiò con i professori Podesti e, successivamente, Coghetti. A Roma, realizzò il dipinto "Abramo e Sara alla corte del Faraone", inviato poi a Modena.Dopo un periodo a Modena, Muzzioli si stabilì a Firenze nel 1878, dove rimase fino alla sua morte. In questo periodo, partecipò a diverse esposizioni. Alla Mostra di Milano del 1881, presentò "Nel tempio di Bacco" e "Riti funebri in Egitto", con quest'ultima opera premiata con 1.000 lire e lodata per la sua semplicità ed equilibrio. Nel 1887, espose "Sole di settembre" all'Esposizione di Venezia, mentre nel 1888 portò a Bologna "Le esequie di Britannico", acquistato successivamente da Lionello Cavalieri di Ferrara e considerato uno dei suoi capolavori. Un'altra opera degna di nota è "Le feste di Flora".Oltre alla pittura, Muzzioli contribuì al mondo dell'educazione artistica, ricoprendo il ruolo di professore presso le accademie di Modena, Firenze e altre città. La sua influenza si estese anche ad altri artisti, tra cui Eugenio Zampighi.La sua carriera artistica si concluse prematuramente il 5 agosto 1894 a Modena.

  • Achille Beltrame - "Tempo piovoso sul lago di Garda 1912"
    Lotto 31

    Achille Beltrame
    Arzignano VI 1871 - Milano 1945

    "Tempo piovoso sul lago di Garda 1912"
    Olio su tavola cm 24x38,5 firmato in basso a dx A.Beltrame

    Achille Beltrame è stato un pittore e illustratore italiano nato ad Arzignano, in provincia di Vicenza, il 19 marzo 1871 e morto a Milano il 19 febbraio 1945. È ricordato soprattutto come il grande illustratore delle copertine della Domenica del Corriere, ma fu anche un pittore attivo e versatile.Settimo di otto figli di un artigiano conciatore, frequentò la Scuola tecnica di Vicenza e nel 1886 si trasferì a Milano, dove si iscrisse all’Accademia di Brera. Fu allievo di Giuseppe Bertini e, nel 1890, vinse il premio Mylius con Fracta virtus. Nel 1892 fu nominato socio onorario dell’Accademia e nel 1894 ottenne il premio Gavazzi alla Triennale di Brera con Canova che modella la Maddalena, opera poi andata perduta nel naufragio della nave che la trasportava in America.Nel 1896 l’illustratore Eduardo Ximenes lo chiamò a collaborare all’Illustrazione Italiana e nello stesso periodo realizzò manifesti pubblicitari per le Officine Grafiche Ricordi. Nel 1898 Luigi Albertini lo invitò a lavorare per la Domenica del Corriere, il supplemento illustrato del Corriere della Sera: la sua prima copertina uscì l’8 gennaio 1899 e in circa quarantacinque anni ne realizzò oltre quattromilaseicento, raccontando cronaca, sport e costume a un pubblico in gran parte ancora poco alfabetizzato. Dal 1912 al 1919 lavorò anche per La Lettura.Accanto all’illustrazione dipinse centinaia di opere a olio, ad acquerello e a tempera: ritratti, paesaggi di montagna, marine liguri, vedute e scene di gusto orientalista nate da un viaggio in Tunisia. Per l’industriale Magno Magni eseguì oltre sessanta dipinti di soggetto montano e decorazioni murali, mentre altre commissioni gli giunsero dall’Ospedale Maggiore di Milano e da importanti famiglie e società milanesi. Nel 1910 fu tra i fondatori dell’Associazione degli Acquarellisti Lombardi e nel 1924 espose alla Biennale di Venezia.Gli ultimi anni furono segnati dalla morte della moglie, dalla distruzione dello studio milanese durante i bombardamenti e da gravi difficoltà economiche. Morì a Milano nel 1945.

  • Riccardo Pellegrini - "Faccende nel cortile"
    Lotto 32

    Riccardo Pellegrini
    Milano 1863 - Crescenzago (MI) 1934

    "Faccende nel cortile"
    Olio su tela cm 21x29,5 firmato in basso a dx Pellegrini

    Riccardo Pellegrini nacque a Milano l'11 marzo 1863 e morì a Crescenzago il 31 marzo 1934. Cresciuto in un ambiente fortemente influenzato dal romanticismo milanese, proseguì i suoi studi artistici a Roma e Napoli, sotto la guida di Domenico Morelli. I suoi viaggi in Inghilterra, Francia e, soprattutto, in Spagna, arricchirono la sua arte, ispirandolo a rappresentare scene rustiche e paesaggi di grande intensità emotiva, spesso intrisi di un’atmosfera mediterranea.Oltre alla pittura, Pellegrini si distinse anche come illustratore, collaborando con importanti riviste del suo tempo e realizzando illustrazioni per opere letterarie come Don Chisciotte di Cervantes e Gil Blas di Alain-René Lesage. Le sue creazioni per cartoline d’epoca sono oggi molto ricercate dai collezionisti.Tra le sue opere più celebri si ricordano Scene di pesca (1887), Domenica all'aperto (1890), Donne eleganti in riva al lago (1897), oltre a dipinti come A Siviglia, Bolero Andaluso e Mercato Arabo (circa 1890). Le sue tele sono conservate in prestigiose collezioni, tra cui il Museo Poldi Pezzoli di Milano e il Museo Camuno di Breno. Pellegrini partecipò a numerose mostre, tra cui una a Pisa, dove espose ben diciannove opere. Il suo stile è caratterizzato da un uso vibrante dei colori e dalla capacità di catturare con grande dettaglio scene di vita quotidiana, che ne fanno un pittore amato per la sua abilità nel rappresentare la realtà in maniera vivida e coinvolgente.

  • Vincenzo Scala - "Alla fontana"
    Lotto 33

    Vincenzo Scala
    Napoli 1839 - dopo il 1893

    "Alla fontana"
    Olio su tela cm 57x118 firmato in basso a dx V.Scala

    Vincenzo Scala è stato un pittore italiano nato a Napoli nel 1839 e morto dopo il 1893. La sua opera si colloca nella pittura napoletana di paesaggio e di genere del secondo Ottocento.Studiò al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli e assimilò la lezione del verismo napoletano, perfezionando poi a Roma la sensibilità per il paesaggio e la resa atmosferica.Esordì alla Promotrice napoletana nel 1867 con due paesaggi dal vero e vi espose con regolarità fino alla metà degli anni Ottanta. Partecipò anche alle esposizioni di Genova, Torino, Firenze, Parigi e Berlino. Nel 1872 presentò a Milano Rimembranze della Campagna Romana e La fiera, nel 1875 a Napoli Il benvenuto alle rondini e Un giorno di festa al villaggio, e nel 1880 a Torino Il 18 giugno a Teano. L’ultima partecipazione documentata è alla Promotrice di Genova del 1893.Nel 1876 prese parte alla decorazione di Palazzo Zona a Napoli, dove realizzò il grande soffitto allegorico con la Dea Aurora, considerato uno dei momenti più importanti della sua carriera.La sua pittura, di impronta verista, ha pennellata sciolta, colori luminosi e orizzonti ampi, con un’attenzione particolare ai controluce e agli effetti atmosferici. Si dedicò al paesaggio, dal Golfo di Napoli alla campagna romana e ai villaggi campani, e alle scene di vita popolare con contadini, pescatori e lavandaie.

  • Carlo Brancaccio - "Costiera Amalfitana"
    Lotto 34

    Carlo Brancaccio
    Napoli 1861 - 1920

    "Costiera Amalfitana"
    Olio su tela cm 65x81,5 firmato in basso a sx C.Brancaccio

    Inizialmente aveva studiato matematica, ma a 22 anni abbandonò questi studi per dedicarsi alla pittura. Fu allievo di Eduardo Dalbono. I suoi soggetti principali erano le strade cittadine, i paesaggi marini e terrestri, principalmente vedute di Napoli. Alla Promotrice di Napoli del 1887 espose "Passe-partout" e molti schizzi della città, inclusi gli interni delle chiese. Nel 1888 espose un grande Paesaggio marino di Capri; nel 1889, "Toledo sotto la pioggia"; e nello stesso anno all'Esposizione di Brera a Milano, presentò la "Piazza del Carmine di Napoli".

  • Federico Rossano - "Paesaggio Francese"
    Lotto 35

    Federico Rossano
    Napoli 1835 - 1912

    "Paesaggio Francese"
    Olio su tela cm 45x66 firmato in basso a sx Rossano - Ex raccolta Filippo Schettini

    Federico Rossano nacque a Napoli il 31 agosto 1835, da Vincenzo e Elisabetta. Fin da giovane si iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, inizialmente per frequentare la scuola di architettura, ma ben presto indirizzò il suo interesse verso la pittura, contro la volontà paterna.Durante la sua formazione venne influenzato da maestri quali Giacinto Gigante e Filippo Palizzi, figure di spicco del paesaggismo napoletano, e coltivò una vocazione al paesaggio che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Nei primi anni Sessanta partecipò a importanti esposizioni in Italia, entrando in contatto con un ambiente pittorico in fermento.Intorno al 1858 si trasferì a Portici (o comunque alla zona della Villa Favorita nei pressi di Napoli) dove si aggregò, insieme ad artisti come Marco De Gregorio, Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni, al gruppo che passò alla storia come la cosiddetta “Scuola di Resìna”. In questo contesto Rossano partecipò all’elaborazione di un’idea di paesaggio più reale, spontanea e “per macchie”, denunciando l’eccessiva finitura e accademismo della pittura tradizionale.Nel 1872 prese parte all’Esposizione di belle arti di Milano; un anno dopo vinse una medaglia di seconda classe all’Esposizione universale di Vienna. A partire dalla metà degli anni Settanta si trasferì a Parigi, grazie anche all’invito di De Nittis, dove rimase per circa vent’anni. In Francia ampliò i suoi orizzonti pittorici: si fece influenzare dalla pittura della scuola di Barbizon e dall’impressionismo nascente, pur mantenendo un approccio personale e non del tutto imitatore. I suoi paesaggi parigini e delle campagne francesi sono caratterizzati da una resa luminosa e atmosferica, dove la natura sembra avvolta da una luce sognante piuttosto che descritta in modo minuzioso.Nel 1880 sposò Zélie Brocheton, figlia di un notaio di Soissons, stabilendo così un legame affettivo e personale che lo ancorò alla Francia. Tuttavia, dopo circa vent’anni di permanenza parigina, Rossano fece ritorno in Italia intorno al 1893, stabilendosi a Portici e successivamente a Napoli. Qui ottenne, per interessamento del pittore Domenico Morelli, la cattedra di paesaggio alla Regia Accademia di Belle Arti di Napoli, incarico che ricoprì con continuità. Partecipò anche a manifestazioni come la Biennale di Venezia (nel 1899, 1905, 1910).Artisticamente, Rossano si distingue per la sua fusione tra realismo verista e sensibilità luministica. Le sue opere paesaggistiche non puntano alla mera cronaca ma a cogliere l’atmosfera: la luce che pervade un campo, i riflessi sull’acqua, il taglio del cielo al tramonto. Pur dentro l’orizzonte della Scuola di Resìna, Rossano non aderì alla vita mondana o urbana con l’intensità dei suoi contemporanei: la sua scelta fu più contemplativa, legata alla natura e all’ambiente più quieto.Federico Rossano morì a Napoli il 15 maggio 1912.

  • Giovanni Della Rocca - "Pescatori"
    Lotto 36

    Giovanni Della Rocca
    Reggio Emilia 1788 - 1858

    "Pescatori"
    Olio su tela cm 25,5x47 firmato in basso a sx G.Rocca

  • Raffaele Ragione - "Promenade sur les Champs-Élysées Paris"
    Lotto 37

    Raffaele Ragione
    Napoli 1851 - Napoli 1919

    "Promenade sur les Champs-Élysées Paris"
    Olio su tela cm 32x23,5 firmato in basso a dx R.Ragione

    Raffaele Ragione è stato un pittore italiano nato a Napoli il 6 aprile 1851 e morto nella stessa città nel novembre del 1925. La sua opera unisce la tradizione napoletana a una sensibilità tardo-impressionista maturata durante il lungo soggiorno parigino.Si formò all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Domenico Morelli e Stanislao Lista. Nelle prime opere, come Bosco di Capodimonte, si avverte l’influenza della Scuola di Resina, il gruppo di pittori del vero fondato da Marco De Gregorio, Federico Rossano e Giuseppe De Nittis.Dal 1873 al 1897 espose ogni anno alla Promotrice di Napoli, con opere come La vettura improvvisata, I racconti della nonna e Il pane povero, e fu presente anche a Genova, Milano, Torino e Roma. Si dedicò al ritratto e soprattutto alla scena di genere, con piccoli momenti della vita quotidiana borghese.Nel 1902 si trasferì a Parigi, dove rimase fino al 1923. Qui la sua pittura si fece più chiara, morbida e vicina agli impressionisti, con scene rapide, fresche e ariose costruite per macchie di colore e attente alle variazioni della luce: i giardini del Parc Monceau, le spiagge della Normandia, le partite di tennis e la vita elegante della città.Tornato a Napoli nel 1923, vi morì nel 1925. La Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli conserva il suo dipinto Comunicanda.

  • Alfonso Simonetti - "Passeggiata"
    Lotto 38

    Alfonso Simonetti
    Napoli 1840 - Castrocielo 1892

    "Passeggiata"
    Olio su tela cm 33x51,5 firmato in basso a dx Simonetti

    Alfonso Simonetti, nato a Napoli nel 1840 da Giuseppe Simonetti, noto pittore accademico, e Vincenza Piccirillo, nobildonna napoletana, iniziò la sua carriera artistica nel Reale Istituto di Belle Arti di Napoli nel 1859. Il suo debutto ufficiale avvenne nel 1862 alla Promotrice Napoletana con il dipinto "Ettore Fieramosca al monte Gargano". Nel 1872 ricevette il titolo di professore onorario presso l'Istituto di Belle Arti di Napoli.Tra i suoi ritratti più significativi, Simonetti dipinse nel 1873 quello di Giuseppe Verdi e nel 1876 quello di Claudio Monteverdi. Nel 1876, si sposò per la seconda volta con Apollonia Abbatecola a Palazzolo Castrocielo, da cui nacquero otto figli. La sua connessione con Castrocielo divenne sempre più profonda, e il paese ispirò molte delle sue opere più celebri, tra cui "Conversazione democratica", "Via Giuseppe Mancinelli", "Palazzolo Castrocielo", "Andando per acqua" e "Oh! Speranze della terra voi finite in un avello".Simonetti contribuì anche agli affreschi della Cappella Abbatecola (1887-1889) a Castrocielo, dove furono conservati alcuni dei suoi oggetti personali. Due dei suoi dipinti ad olio, uno del 1888 circa raffigurante il martirio di Santa Lucia e un altro del 1885-1890 circa che la ritrae dopo il supplizio, sono ancora presenti nella chiesa di S. Lucia dedicata a lei.Il 22 agosto 1892, Alfonso Simonetti morì a Castrocielo e fu sepolto nella Cappella Abbatecola, lasciando un'eredità artistica significativa legata alla sua connessione con la comunità e ai suoi dipinti ispirati ai luoghi e alle persone della regione.

  • Alfonso Simonetti - "Campagna vesuviana"
    Lotto 39

    Alfonso Simonetti
    Napoli 1840 - Castrocielo 1892

    "Campagna vesuviana"
    Olio su tela cm 33x51,5 firmato in basso a dx Simonetti

    Alfonso Simonetti, nato a Napoli nel 1840 da Giuseppe Simonetti, noto pittore accademico, e Vincenza Piccirillo, nobildonna napoletana, iniziò la sua carriera artistica nel Reale Istituto di Belle Arti di Napoli nel 1859. Il suo debutto ufficiale avvenne nel 1862 alla Promotrice Napoletana con il dipinto "Ettore Fieramosca al monte Gargano". Nel 1872 ricevette il titolo di professore onorario presso l'Istituto di Belle Arti di Napoli.Tra i suoi ritratti più significativi, Simonetti dipinse nel 1873 quello di Giuseppe Verdi e nel 1876 quello di Claudio Monteverdi. Nel 1876, si sposò per la seconda volta con Apollonia Abbatecola a Palazzolo Castrocielo, da cui nacquero otto figli. La sua connessione con Castrocielo divenne sempre più profonda, e il paese ispirò molte delle sue opere più celebri, tra cui "Conversazione democratica", "Via Giuseppe Mancinelli", "Palazzolo Castrocielo", "Andando per acqua" e "Oh! Speranze della terra voi finite in un avello".Simonetti contribuì anche agli affreschi della Cappella Abbatecola (1887-1889) a Castrocielo, dove furono conservati alcuni dei suoi oggetti personali. Due dei suoi dipinti ad olio, uno del 1888 circa raffigurante il martirio di Santa Lucia e un altro del 1885-1890 circa che la ritrae dopo il supplizio, sono ancora presenti nella chiesa di S. Lucia dedicata a lei.Il 22 agosto 1892, Alfonso Simonetti morì a Castrocielo e fu sepolto nella Cappella Abbatecola, lasciando un'eredità artistica significativa legata alla sua connessione con la comunità e ai suoi dipinti ispirati ai luoghi e alle persone della regione.

  • Giuseppe Carelli - "Castel dell'Ovo"
    Lotto 40

    Giuseppe Carelli
    Napoli 1858 - Portici 1921

    "Castel dell'Ovo"
    Olio su tavola cm 27x42 firmato in basso a sx Giuseppe Carelli

    Giuseppe Carelli è stato un pittore italiano appartenente a una famiglia di artisti. Educato alla pittura fin da bambino, come il padre Consalvo, il nonno Raffaele e gli zii Gabriele e Achille, fu specializzato in paesaggi. Le sue opere, caratterizzate dal gusto lirico della Scuola di Posillipo, raffigurano scene urbane della Napoli del suo tempo, come il Palazzo Reale, i pescatori nel golfo, il lungomare di Santa Lucia, le falde del Vesuvio e i faraglioni di Capri, molte delle quali sono ora in collezioni private.Viaggiò molto in Italia, soprattutto tra la Sicilia e il Lazio, arricchendo il suo stile con influenze di diverse scuole pittoriche. Oltre alle grandi tele a olio, realizzò gouaches, incisioni all'acquaforte e litografie, anch'esse appartenenti a collezioni private. Morì a Portici, dove operarono anche Eduardo Dalbono e G. Mancinelli, esponenti della Scuola di Resina.

  • Edoardo Dalbono - "Veduta di Torre del Greco"
    Lotto 41

    Edoardo Dalbono
    Napoli 1841 - Napoli 1915

    "Veduta di Torre del Greco"
    Olio su tela cm 17,5x30 firmato in basso a sx E.Dalbono

    Edoardo Dalbono nacque a Napoli il 10 dicembre 1841 in una famiglia profondamente immersa nel mondo culturale: il padre, Carlo Tito, era scrittore e critico d'arte, mentre la madre, Virginia Carelli, era poetessa. Fin da giovane, Edoardo fu incoraggiato a coltivare la letteratura romantica, la musica e le tradizioni popolari napoletane. La sua formazione artistica iniziò a Roma, dove studiò disegno con l'incisore Augusto Marchetti. Tornato a Napoli, proseguì gli studi con Giuseppe Mancinelli e Nicola Palizzi, avvicinandosi alla Scuola di Posillipo e alla Scuola di Resina.​Dalbono esordì con dipinti di soggetto storico, ma ben presto si dedicò con passione alla pittura di paesaggio e alle scene di genere. Le sue opere si distinguono per l'uso sapiente della luce e per la capacità di evocare atmosfere poetiche e suggestive. Tra i suoi soggetti prediletti vi erano le vedute del Golfo di Napoli, le marine e le scene di vita quotidiana. Nel 1866 partecipò a un concorso con la tela "Scomunica di re Manfredi", che fu esposta alla Società Promotrice di Belle Arti di Napoli nel 1868 e successivamente all'Esposizione Nazionale di Parma nel 1870. Nel 1871 presentò "La leggenda delle sirene" alla Società Promotrice.Tra il 1878 e il 1888, Dalbono soggiornò a Parigi, dove, grazie all'amico Giuseppe De Nittis, entrò in contatto con il mercante d'arte Adolphe Goupil. Durante questo periodo, la sua pittura si arricchì di elementi simbolici e sensuali, influenzata anche dall'incontro con Mariano Fortuny y Marsal. Al suo ritorno in Italia, si dedicò alla rappresentazione di Venezia e della laguna veneta, temi che divennero ricorrenti nella sua produzione.Nel 1897 fu nominato professore di pittura presso il Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, dove ebbe tra i suoi allievi Roberto Carignani. Nel 1905 divenne curatore della Pinacoteca del Museo Nazionale di Napoli, oggi Museo di Capodimonte. Oltre alla pittura, Dalbono si dedicò all'illustrazione di libri e riviste, collaborando con "L'Illustrazione Italiana" e la parigina "Le Grand Monde". Realizzò anche decorazioni murali per chiese e palazzi, tra cui le tempere per il teatro municipale di Salerno e pale d'altare per la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta a Napoli e per una chiesa di Gragnano.Edoardo Dalbono morì a Napoli il 23 agosto 1915.

  • Federico Rossano - "Il treno"
    Lotto 42

    Federico Rossano
    Napoli 1835 - 1912

    "Il treno"
    Olio su tavola cm 21x46,5 firmato in basso a dx Rossano

    Federico Rossano nacque a Napoli il 31 agosto 1835, da Vincenzo e Elisabetta. Fin da giovane si iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, inizialmente per frequentare la scuola di architettura, ma ben presto indirizzò il suo interesse verso la pittura, contro la volontà paterna.Durante la sua formazione venne influenzato da maestri quali Giacinto Gigante e Filippo Palizzi, figure di spicco del paesaggismo napoletano, e coltivò una vocazione al paesaggio che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Nei primi anni Sessanta partecipò a importanti esposizioni in Italia, entrando in contatto con un ambiente pittorico in fermento.Intorno al 1858 si trasferì a Portici (o comunque alla zona della Villa Favorita nei pressi di Napoli) dove si aggregò, insieme ad artisti come Marco De Gregorio, Giuseppe De Nittis e Adriano Cecioni, al gruppo che passò alla storia come la cosiddetta “Scuola di Resìna”. In questo contesto Rossano partecipò all’elaborazione di un’idea di paesaggio più reale, spontanea e “per macchie”, denunciando l’eccessiva finitura e accademismo della pittura tradizionale.Nel 1872 prese parte all’Esposizione di belle arti di Milano; un anno dopo vinse una medaglia di seconda classe all’Esposizione universale di Vienna. A partire dalla metà degli anni Settanta si trasferì a Parigi, grazie anche all’invito di De Nittis, dove rimase per circa vent’anni. In Francia ampliò i suoi orizzonti pittorici: si fece influenzare dalla pittura della scuola di Barbizon e dall’impressionismo nascente, pur mantenendo un approccio personale e non del tutto imitatore. I suoi paesaggi parigini e delle campagne francesi sono caratterizzati da una resa luminosa e atmosferica, dove la natura sembra avvolta da una luce sognante piuttosto che descritta in modo minuzioso.Nel 1880 sposò Zélie Brocheton, figlia di un notaio di Soissons, stabilendo così un legame affettivo e personale che lo ancorò alla Francia. Tuttavia, dopo circa vent’anni di permanenza parigina, Rossano fece ritorno in Italia intorno al 1893, stabilendosi a Portici e successivamente a Napoli. Qui ottenne, per interessamento del pittore Domenico Morelli, la cattedra di paesaggio alla Regia Accademia di Belle Arti di Napoli, incarico che ricoprì con continuità. Partecipò anche a manifestazioni come la Biennale di Venezia (nel 1899, 1905, 1910).Artisticamente, Rossano si distingue per la sua fusione tra realismo verista e sensibilità luministica. Le sue opere paesaggistiche non puntano alla mera cronaca ma a cogliere l’atmosfera: la luce che pervade un campo, i riflessi sull’acqua, il taglio del cielo al tramonto. Pur dentro l’orizzonte della Scuola di Resìna, Rossano non aderì alla vita mondana o urbana con l’intensità dei suoi contemporanei: la sua scelta fu più contemplativa, legata alla natura e all’ambiente più quieto.Federico Rossano morì a Napoli il 15 maggio 1912.

  • Felice Giordano - "Dopo la pesca"
    Lotto 43

    Felice Giordano
    Napoli 1880 - Capri 1964

    "Dopo la pesca"
    Olio su tela 60 x 91 non firmato

    Felice Giordano è stato un pittore italiano nato a Napoli il 9 gennaio 1880 e morto a Capri il 25 agosto 1964. La sua opera si inserisce nella tradizione della pittura napoletana tra Otto e Novecento, con una produzione dedicata soprattutto al paesaggio costiero, alle vedute urbane e alle nature morte marine.Si formò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ma la guida decisiva del suo percorso fu Antonino Leto, del quale fu allievo prediletto e attraverso il quale assorbì indirettamente l’esperienza della Scuola di Resina e la lezione macchiaiola. L’influenza del maestro si riconosce nei primi dipinti in una materia densa e smaltata, costruita con luci brillanti stese in pasta.Superata la fase iniziale, Giordano elaborò un linguaggio autonomo, guardando alle vedute napoletane e capresi di Attilio Pratella e Rubens Santoro e sviluppando una particolare sensibilità per gli effetti della luce sull’acqua. Il trasferimento a Capri, dove stabilì il proprio studio, segnò la scelta definitiva del soggetto che accompagnò tutta la sua ricerca.Viaggiò con continuità, soggiornando a Venezia, dove risentì della lezione della pittura di genere lagunare, e a Parigi, esperienze che contribuirono ad alleggerire la sua pennellata e ad ampliare la gamma cromatica. Accanto agli scorci di Napoli, Capri, Venezia e della capitale francese, si dedicò a nature morte con pesci e crostacei e a notturni di forte intensità atmosferica.Espose fin dai primi anni del secolo alle Promotrici napoletane e partecipò poi con regolarità alle rassegne nazionali, tra cui la prima Biennale d’arte di Napoli nel 1921. La consacrazione presso il pubblico settentrionale arrivò con una mostra personale a Milano, che ne diffuse il nome oltre l’ambito campano.Rimase a Capri fino alla fine, continuando a dipingere e mantenendo uno studio molto frequentato. Morì sull’isola nel 1964, e l’anno successivo una mostra postuma ne confermò il ruolo all’interno della pittura meridionale del Novecento.

  • Umberto Prencipe - "Ultima luce sulla valle 1911"
    Lotto 44

    Umberto Prencipe
    Napoli 1879 - Roma 1962

    "Ultima luce sulla valle 1911"
    Olio su tavola cm 90x90 firmato in basso a sx U.Prencipe

    Umberto Prencipe è stato un pittore e incisore italiano nato a Napoli il 14 luglio 1879 e morto a Roma il 22 gennaio 1962. È considerato uno dei protagonisti dell’incisione romana del primo Novecento.Nel 1897 si trasferì con la famiglia a Roma. All’inizio del Novecento visse a lungo a Orvieto, poi a Lucca, tornando quindi a Roma; dopo un nuovo lungo soggiorno orvietano si stabilì definitivamente a Roma nel 1926.Nel 1905 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma acquistò il suo dipinto Clausura. Negli anni Dieci fu attivo anche come illustratore, collaborando tra l’altro al volume Gli ultimi Romani di Augusto Jandolo. Fece parte del Gruppo Romano Incisori Artisti e ne condivise le esposizioni.La sua opera, pittorica e incisoria, è dedicata soprattutto al paesaggio dei piccoli borghi e dei centri storici italiani, dall’Umbria alla Toscana e alla Maremma, con titoli come Borgo toscano, Tristezza maremmana e Primavera orvietana. La critica lo colloca tra gli incisori del cosiddetto verismo crepuscolare, per i toni raccolti e malinconici delle sue vedute.Insegnò incisione all’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 1932 al 1936 e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma fino al 1949. La Galleria dell’Accademia di Napoli conserva la sua acquatinta Notturno romano. Morì a Roma nel 1962.

  • Francesco Netti - "vanita'"
    Lotto 45

    Francesco Netti
    Santeramo In Colle (BA) 1832 - Napoli 1894

    "vanita'"
    Olio su tavola cm 31,5x19,5 siglato in basso a dx N.F non firmato

    Nacque il 24 dicembre 1832 a Santeramo in Colle (Bari), figlio di Nicola, ricco possidente terriero, e di Giuseppa Vitale, originaria di Conversano.Dal 1843 frequentò a Napoli il collegio degli scolopi a S. Carlo alle Mortelle, dove il rettore gli commissionò il primo quadro per la cappella dell’istituto, "La morte di s. Giuseppe Calasanzio", ancora oggi conservato lì. Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita per volontà della famiglia, nel 1855 si iscrisse al Reale Istituto di belle arti di Napoli, dove rimase solo un anno, mostrando insofferenza verso l’insegnamento accademico. Studiava già da tempo pittura, prima con Giuseppe Bonolis, poi con Michele De Napoli e Tommaso De Vivo. Tra il 1856 e il 1859 soggiornò a Roma con l’amico Pasquale De Crescito. Tornato a Napoli, nel 1860 frequentò l’atelier di Domenico Morelli e dipinse il "Ritratto del fratello Antonio". Nel 1861 presentò "Follia di Haidée" alla I Esposizione italiana di Firenze, cercando di distanziarsi dall’influenza di Morelli per trovare una propria individualità artistica. Nel 1862 partecipò alla I Esposizione della Società promotrice di belle arti di Napoli con "Rimembranze del 15 maggio 1848".Da quell’anno, fino al 1866, prese parte a tutte le Promotrici napoletane e tra il 1862 e il 1864 frequentò la scuola di nudo di Filippo Palizzi. L’influenza dei macchiaioli toscani si riflette in opere come "La pioggia o Acquazzone" del 1864. Nel 1866 ottenne grande successo con "Una processione di penitenza al ponte della Maddalena durante l’eruzione del Vesuvio del 1794". Trasferitosi a Parigi nello stesso anno, vi rimase fino al 1871, soggiornando a Grez-sur-Loing, frequentato da vari artisti tra cui John Singer Sargent. In quel periodo dipinse opere en plein air come "Festa a Grez" e "L’onomastico".Durante la guerra franco-prussiana del 1870 fece ritorno a Parigi, aiutando la Croce Rossa Italiana e dipingendo poche opere come "Barricata in una strada". Altri lavori parigini includono "Orgia e lavoro" e "La sortie du bal, rue de l’Académie de Médecine", quest’ultimo concluso nel 1872 dopo il ritorno a Napoli.Nel 1871 tornò a Napoli, dove le opportunità artistiche erano scarse. Si dedicò alla preparazione del VII Congresso pedagogico e all’attività giornalistica. Nel 1874 intraprese un viaggio di studio a Padova, Ferrara e Venezia, che ispirò opere come "Suicidio nella calle". Negli anni napoletani, dipinse vari paesaggi ispirati a Santeramo e opere come "Sulla via di Santeramo". Tra il 1875 e il 1876 scrisse l’articolo "Il Vesuvio" e nel 1876 ricevette una commissione per una pala d’altare per la cattedrale di Altamura.Nel 1880 presentò "Lotta dei gladiatori durante una cena a Pompei" all’Esposizione artistica nazionale di Torino. Negli anni successivi, si concentrò su soggetti di storia contemporanea, come "In corte d’assise", ispirato al processo Fadda.Nel 1884, invitato in crociera da Giuseppe Caravita, principe di Sirignano, visitò Atene e la Turchia, realizzando numerosi disegni e acquerelli. Tornato a Napoli, arredò il suo studio in stile orientale. Nel 1885 iniziò a far uso della fotografia, influenzato da Francesco Paolo Michetti. Dal 1886 al 1890 lavorò a "Le ricamatrici levantine", mentre nel 1887, dopo la morte della cognata, dipinse "La crisi".Negli ultimi anni, partecipò solo alla Promotrice napoletana del 1888 e continuò a scrivere e tradurre opere di Schiller e Goethe. Si dedicò a scene agresti dipinte e fotografie, influenzato da Courbet e Millet. Dal 1890 alla morte dipinse quadri con protagonisti i mietitori, come "Riposo in mietitura" e "La messe".Nel 1891 eseguì decorazioni per il principe di Sirignano. Sofferente di malattia polmonare, visse perlopiù a Santeramo, dove morì il 28 agosto 1894.

Lotti dal 25 al 45 di 45
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Asta 72 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

Casa d’Aste Santa Giulia presenta l’Asta 72, la vendita più importante dell’anno: quarantacinque dipinti scelti uno a uno, con le quotazioni più alte mai proposte dalla nostra casa d’aste.


Tra i protagonisti un Giovanni Fattori, “Riposo al campo”, accompagnato da autentica di Andrea Baboni; l’“Eva. Frutto proibito” a pastello di Angelo Dall’Oca Bianca; la grande marina “L’isola misteriosa” di Giuseppe Sacheri; la “Preghiera” del 1876 di Luigi Nono e il Carlo Prada di copertina, veduta di Gardone Riviera sul lago di Garda, già esposta alla mostra “Divisionismo”.


Completano la selezione opere di Vittorio Cavalleri, Gerolamo Trenti, Emilio Longoni, Leonardo Bazzaro, Pietro Fragiacomo, Edoardo Dalbono, Federico Rossano, Achille Beltrame e altri autori di primo piano tra Ottocento e Novecento.


Le offerte sono già aperte e possono essere inserite online oppure tramite il nostro staff. La diretta video dell’asta è visibile dal sito: per seguirla e rilanciare in tempo reale è necessario essere registrati e abilitati. Per la partecipazione telefonica si consiglia di prenotarsi con anticipo.


Esposizione su appuntamento, Via Fratelli Cairoli 26, Brescia.

tel. +39 351 3351356 - aste@galleriasantagiulia.com

Sessioni

  • 21 novembre 2026 ore 15:00 Sabato, ore 15:00 (1 - 45)

Esposizione

MOSTRA ASTA


La visione delle opere, presso la sede di Brescia, Via Fratelli Cairoli 26, è su appuntamento, via telefono o whatsapp +39 351 3351 356.

Pagamenti e Spedizioni

Contanti fino a 4.999 euro,

assegno circolare,

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carta di credito (Potrebbero applicarsi commissioni)


Per ricevere preventivi dettagliati riguardanti le spedizioni, vi invitiamo gentilmente a inviarci una email all'indirizzo aste@galleriasantagiualia.com. Il costo medio delle spedizioni varia solitamente da 40 a 100 euro, a seconda della tecnica e delle dimensioni del dipinto.

Condizioni di vendita

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Rilanci

  • da 0 a 500 rilancio di 25
  • da 500 a 1000 rilancio di 50
  • da 1000 a 5000 rilancio di 100
  • da 5000 a 10000 rilancio di 250
  • da 10000 in avanti rilancio di 500