Asta 72 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

Pre-Asta Asta 72 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

sabato 21 novembre 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)
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  • Lazzaro Pasini - "L'abbraccio  1920"
    Lotto 1

    Lazzaro Pasini
    Reggio nell'Emilia 1861 - Milano 1949

    "L'abbraccio 1920"
    Olio su tela cm 185x126 firmato in basso a sx L.Pasini

    Lazzaro Pasini nacque a Reggio Emilia il 28 settembre 1861. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per il disegno, che coltivò sotto la guida dell'incisore Romualdo Belloli. Grazie a una borsa di studio, ebbe l’opportunità di trasferirsi a Firenze, dove frequentò l’Accademia di Belle Arti. Qui studiò con Giovanni Fattori e si avvicinò al movimento dei Macchiaioli, da cui assimilò l’interesse per la vita quotidiana e per il paesaggio, elementi che diventeranno centrali nella sua poetica pittorica.Il suo debutto ufficiale risale al 1884, quando presentò l’opera In soffitta all’Esposizione Nazionale di Torino. Il dipinto, una scena di genere ispirata a temi sociali, fu molto apprezzato per la sua sincerità e profondità emotiva, tanto da entrare nelle collezioni del Museo Civico di Reggio Emilia. Due anni dopo, Pasini si stabilì a Milano, città che gli offrì nuovi stimoli e lo mise in contatto con gli ambienti del naturalismo lombardo, influenzando ulteriormente il suo stile in direzione di un realismo più attento alla resa luministica e alla verità della scena.Nel corso della sua lunga carriera, Pasini partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti. Nel 1912, il pastello Accordi fu acquistato dalla regina madre, testimonianza della stima che godeva anche presso l’ambiente aristocratico. Nel 1918, fu insignito della medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione per il valore della sua opera artistica.Negli anni maturi, la sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio, trattato con delicata sensibilità cromatica e con una pennellata morbida, quasi musicale. Le sue vedute, spesso ispirate alla Liguria e alla campagna lombarda, riflettono una profonda osservazione della natura e delle sue atmosfere mutevoli.Lazzaro Pasini morì a Milano il 29 aprile 1949.

  • Carlo Prada - "Gardone Riviera lago di Garda"
    Lotto 2

    Carlo Prada

    Milano 1884-1960


    "Gardone Riviera lago di Garda"

    Olio su tela cm 35x55,5 firmato in basso a dx C.Prada 1913


    L’opera è esposta alla mostra “Divisionismo ‘900”, Biella, Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero, dal 28 novembre 2026 al 4 aprile 2027, promossa da Palazzo Gromo Losa s.r.l. con la collaborazione del Comune di Biella. Il dipinto resterà visibile in sede espositiva per tutta la durata della mostra e potrà essere ritirato dall’acquirente solo a chiusura della stessa, a partire dal 5 aprile 2027.


    Carlo Prada nacque a Milano il 13 ottobre 1884, figlio dell'avvocato Isnardo, che inizialmente lo indirizzò verso studi classici. Tuttavia, la precoce inclinazione artistica del giovane Carlo lo spinse a intraprendere un percorso differente: nel 1902 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si formò sotto la guida di maestri come Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone. In questi anni si avvicinò al Divisionismo, movimento che lo affascinò per la sua resa luministica ottenuta attraverso pennellate spezzate e colori puri.Il debutto ufficiale avvenne nel 1906 all’Esposizione Nazionale di Milano con il dipinto Ultime nevi, che gli valse l’attenzione del mercante d’arte Alberto Grubicy, figura di riferimento per la promozione del Divisionismo in Italia. Grazie a questa collaborazione, Prada riuscì a esporre le proprie opere anche a livello internazionale, partecipando a importanti rassegne a Parigi nel 1907, 1912 e 1921.Col passare degli anni, l’artista sentì l’esigenza di evolvere il proprio linguaggio espressivo, allontanandosi progressivamente dal Divisionismo. Abbracciò così i principi del movimento “Novecento”, che proponeva un ritorno all’ordine classico e alla solidità della forma. Negli anni Trenta, la sua adesione al Chiarismo segnò un ulteriore passaggio stilistico: le sue tele si riempirono di tonalità leggere e luminose, rifiutando i contrasti forti e privilegiando atmosfere diafane e serene.La produzione pittorica di questo periodo si concentrò soprattutto sui paesaggi liguri, in particolare le vedute di Portofino e dell’entroterra, dipinte con delicatezza e sensibilità. Al paesaggio si affiancò anche una produzione ritrattistica raffinata, in cui l’artista dimostrò una notevole capacità introspettiva nel cogliere la psicologia dei soggetti.Le opere di Carlo Prada furono esposte in numerose mostre, tra cui si ricordano la Società degli Amici delle Belle Arti a Cracovia nel 1935 e la Mostra d'Arte Italiana a Varsavia e Praga nello stesso anno. Morì nella sua città natale, Milano, nel 1960.

  • Emilio Longoni - "Ulivi sul lago di Garda"
    Lotto 3

    Emilio Longoni
    Barlassina 1859 - Milano 1932

    "Ulivi sul lago di Garda"
    Olio su tavola cm 30,5x38,5 firmato in basso a dx E.Longoni

    Emilio Longoni è stato un pittore italiano nato a Barlassina, in Brianza, il 9 luglio 1859 e morto a Milano il 29 novembre 1932. È considerato uno dei protagonisti del divisionismo italiano e uno dei maggiori interpreti della pittura sociale di fine Ottocento.Quarto di dodici figli di una famiglia modesta, iniziò giovanissimo a lavorare a Milano come garzone. Dal 1876 al 1880 frequentò i corsi di nudo e anatomia dell’Accademia di Brera sotto Giuseppe Bertini, avendo come compagni Giovanni Segantini e Giovanni Sottocornola, e soggiornò brevemente a Napoli, vicino ad Antonio Mancini. Tra il 1882 e il 1884 lavorò per la galleria dei fratelli Alberto e Vittore Grubicy, dipingendo in Brianza accanto a Segantini.Nella seconda metà degli anni Ottanta si accostò agli artisti della Scapigliatura, come Daniele Ranzoni e Leonardo Bazzaro, e divenne un ritrattista richiesto dalla borghesia milanese. Tra il 1887 e il 1897 realizzò le sue opere più impegnate, di denuncia sociale, come Piscinina e Riflessioni di un affamato, esposte alle Triennali di Brera del 1891 e del 1894; quest’ultima divenne un simbolo della propaganda socialista e gli costò un’accusa di istigazione all’odio di classe. Dal 1891 adottò la tecnica divisionista, al centro del dibattito artistico di quegli anni.Dall’inizio del Novecento abbandonò i temi sociali per una visione più lirica e contemplativa. Nel 1900 la regina Margherita acquistò Sola!, nel 1904 ottenne una medaglia d’argento all’Esposizione di Saint Louis e nel 1906 rifiutò il premio Principe Umberto assegnato al Ghiacciaio. Dagli anni Dieci trascorse lunghi periodi in solitudine nelle baite tra il Bernina e la Valtellina, dipingendo dal vero paesaggi d’alta montagna dagli intensi effetti di luce, quasi privi di figure.Sue opere sono conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, alla Pinacoteca di Brera, alla Permanente, nelle raccolte dell’Ospedale Maggiore, alla Pinacoteca Il Divisionismo di Tortona e al Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires. Morì nel suo studio milanese nel 1932.

  • Gerolamo Trenti - "La lettura all'ombra"
    Lotto 4

    Gerolamo Trenti
    Gonzaga 1824 - Pomponesco 1898

    "La lettura all'ombra"
    Olio su tela cm 66,5x106,5 firmato in basso a dx G.Trenti

    Gerolamo Trenti è stato un pittore italiano nato a Gonzaga, in provincia di Mantova, il 25 settembre 1824 e morto a Pomponesco il 5 maggio 1898. La sua opera appartiene alla pittura di paesaggio lombarda del secondo Ottocento, nel passaggio dal romanticismo al verismo.Nato in una famiglia agiata e nobile, iniziò gli studi di giurisprudenza a Mantova e, dopo il trasferimento della famiglia a Milano, si laureò in legge a Pavia nel 1848, senza mai esercitare la professione. Frequentò l’Accademia di Brera e si dedicò interamente alla pittura, definendosi pittore paesista.Dal 1858 al 1879 espose con regolarità alle mostre di Brera, presentando soprattutto paesaggi: vedute del Lago di Como, del Lago Maggiore e del Lago di Varese, della Valtellina e della Brianza, del Po presso Viadana, dei giardini reali di Monza e della campagna mantovana. Fu presente anche alla Promotrice di Torino, dove Spiaggia a Laveno fu acquistata nel 1870 dal principe Tommaso, duca di Genova. Accanto al paesaggio dipinse nature morte, scene di genere, ritratti e studi di figure femminili.Nel 1883 si ritirò a Pomponesco, nella casa materna sulle rive del Po, dove trascorse gli ultimi anni, legato da amicizia allo scrittore Alberto Cantoni e partecipe dell’amministrazione del paese. La sua pittura matura si fece più chiara e luminosa.Un suo Paesaggio fu depositato nel 1902 dalla Pinacoteca di Brera alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Morì a Pomponesco nel 1898; nel 1939 gli fu dedicata una retrospettiva a Palazzo Te di Mantova.

  • Leonardo Bazzaro - "Inaugurazione del crocefisso"
    Lotto 5

    Leonardo Bazzaro
    Milano 1853 - 1937

    "Inaugurazione del crocefisso"
    Olio su tela cm 100x160 firmato in basso a dx L.Bazzaro Esposto alla Biennale di Venezia 1924 n' 708

    Leonardo Bazzaro fu un pittore italiano attivo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, noto soprattutto per i suoi paesaggi, i ritratti e le scene di vita quotidiana. La sua formazione artistica ebbe inizio in un periodo di fermento culturale, in cui le correnti del realismo e del verismo esercitarono una notevole influenza sui giovani artisti italiani. Durante la sua carriera, Bazzaro si distinse per la capacità di catturare la luce e l'atmosfera, elementi che rendono le sue opere particolarmente evocative e ricche di dettagli naturalistici .Il percorso espositivo del pittore lo vide protagonista in numerose mostre sia in Italia che all’estero, contribuendo così a diffondere il suo stile personale e a consolidare la sua reputazione nell’ambito della pittura di genere e del paesaggio. Pur rimanendo ancorato ai canoni del realismo, Bazzaro sperimentò progressivamente nuove tecniche e linguaggi pittorici, integrando elementi modernisti che evidenziarono la sua capacità di interpretare in chiave personale la realtà circostante .Oggi, le opere di Leonardo Bazzaro sono apprezzate non solo per la loro bellezza formale, ma anche per il valore storico e culturale che rappresentano, testimonianza di un’epoca di importanti trasformazioni artistiche e sociali in Italia. Molte delle sue creazioni sono custodite in collezioni museali e private, continuando a suscitare interesse e ammirazione tra collezionisti e studiosi d’arte.Questa breve biografia intende offrire una panoramica della vita e dell’opera di un artista che, pur essendo stato apprezzato nel suo tempo, oggi rappresenta un importante capitolo della storia della pittura italiana.

  • Giuseppe Sacheri - "L'isola misteriosa"
    Lotto 6

    Giuseppe Sacheri
    Genova 1863 - Pianfei 1950

    "L'isola misteriosa"
    Olio su tela cm 92x121 firmato in basso a dx G.Sacheri

    Giuseppe Sacheri fu una figura di primo piano nel paesaggismo ligure tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, interprete sensibile e colto di una pittura profondamente legata alla luce, al mare e alla dimensione lirica del paesaggio. Nato a Genova l’8 dicembre 1863, crebbe in un ambiente familiare agiato e culturalmente stimolante, che gli consentì una formazione accurata e numerose occasioni di viaggio, elementi che avrebbero inciso in modo decisivo sulla sua sensibilità artistica. Ancora giovanissimo seguì la famiglia a Ravenna, dove iniziò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Arturo Moradei, maturando fin da subito una chiara inclinazione per l’osservazione del vero e per la resa atmosferica della natura. Iniziň poi la sua formazione superiore a Torino, all’Accademia Albertina, dove frequentò i corsi di Lorenzo Delleani e si inserì in un ambiente particolarmente vivace sul piano culturale ed espositivo. Gli anni torinesi furono fondamentali per la definizione del suo linguaggio: qui si consolidò il suo interesse per il paesaggio, inteso non come semplice veduta descrittiva, ma come spazio emotivo, come occasione di meditazione e di sintesi tra percezione naturale e sentimento interiore.Fin dagli esordi, Sacheri mostrò una notevole coerenza di ricerca, dedicandosi con costanza a marine, vedute costiere, scorci di campagna e paesaggi di ampio respiro, in cui la figura umana rimane quasi sempre secondaria rispetto al protagonismo assoluto della natura. Il suo nome si impose con maggiore decisione nel 1892, quando vinse il primo premio al concorso indetto dal Comune di Genova per le celebrazioni colombiane, grazie a un grande dipinto celebrativo dedicato al porto di Genova durante le feste in onore di Cristoforo Colombo. Questo successo gli diede prestigio e visibilità, ma soprattutto rafforzò il suo legame con la città natale, che da quel momento divenne sempre più il centro ideale della sua esperienza pittorica. Il mare ligure, con le sue variazioni luminose, le insenature, i promontori, i porti e le atmosfere mutevoli della costa, divenne infatti il nucleo poetico della sua produzione, tanto da farne uno dei più riconoscibili e apprezzati interpreti della pittura di paesaggio genovese.La sua attività si svolse in stretta relazione con l’ambiente artistico ligure, dove fu vicino ai cosiddetti Pittori di Sturla e partecipò attivamente alla vita culturale cittadina, anche attraverso la fondazione, nel 1896, del gruppo degli Amici dell’Arte. Pur mantenendo sempre una posizione autonoma e schiva, fu un artista molto presente nel panorama espositivo italiano e internazionale. Partecipò più volte alla Biennale di Venezia, alle Quadriennali torinesi e a numerose rassegne in Italia e all’estero, esponendo in città come Monaco di Baviera, Parigi, Dresda, Vienna, Praga, Bruxelles, Buenos Aires e San Francisco. La sua pittura, infatti, seppe incontrare il favore di un pubblico colto e sensibile, attratto dalla sua capacità di fondere rigore formale e vibrazione poetica. In lui non vi è alcuna ricerca di effetto spettacolare o di rottura programmatica: il suo linguaggio si fonda piuttosto su una continuità di visione, su una fedeltà quasi morale alla natura, osservata con partecipazione, silenzio e profondità.Un elemento determinante nella maturazione del suo stile fu il viaggio. Sacheri si spostò spesso, sia in Italia sia soprattutto nel Nord Europa, dove soggiornò a lungo e dove entrò in contatto con paesaggi, atmosfere e tradizioni pittoriche diverse da quelle mediterranee. I Paesi Bassi, la Danimarca, la Finlandia e altri territori nordici lasciarono un’impronta importante sulla sua tavolozza, che in certe opere si fa più densa, più raccolta, più incline ai cieli ampi, alle acque immobili, alle terre umide, alle ombre profonde. L’ammirazione per la grande pittura fiamminga e olandese, antica e moderna, contribuì a rafforzare in lui una sensibilità atmosferica e tonale che si tradusse in una pittura di rara finezza, capace di restituire non solo un luogo, ma uno stato d’animo. È proprio questa qualità a distinguere Giuseppe Sacheri da molti paesisti del suo tempo: la natura, nei suoi dipinti, non è mai puro motivo decorativo, ma si fa esperienza interiore, memoria, malinconia, quiete, attesa.La sua lunga carriera si sviluppò dunque all’insegna di una costanza espressiva ammirevole. Dalle prime prove accademiche fino agli ultimi anni trascorsi a Pianfei, nel Cuneese, dove si trasferì stabilmente nel 1927, Sacheri rimase fedele a una pittura intimamente poetica, nutrita di osservazione e di sentimento. Anche lontano da Genova, continuò a dipingere e a esporre, trovando nei paesaggi piemontesi nuovi motivi di meditazione, senza mai tradire la propria vocazione di interprete della natura. Morì a Pianfei il 16 ottobre 1950Giuseppe Sacheri fu una figura di primo piano nel paesaggismo ligure tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, interprete sensibile e colto di una pittura profondamente legata alla luce, al mare e alla dimensione lirica del paesaggio. Nato a Genova l’8 dicembre 1863, crebbe in un ambiente familiare agiato e culturalmente stimolante, che gli consentì una formazione accurata e numerose occasioni di viaggio, elementi che avrebbero inciso in modo decisivo sulla sua sensibilità artistica. Ancora giovanissimo seguì la famiglia a Ravenna, dove iniziò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Arturo Moradei, maturando fin da subito una chiara inclinazione per l’osservazione del vero e per la resa atmosferica della natura. Iniziň poi la sua formazione superiore a Torino, all’Accademia Albertina, dove frequentò i corsi di Lorenzo Delleani e si inserì in un ambiente particolarmente vivace sul piano culturale ed espositivo. Gli anni torinesi furono fondamentali per la definizione del suo linguaggio: qui si consolidò il suo interesse per il paesaggio, inteso non come semplice veduta descrittiva, ma come spazio emotivo, come occasione di meditazione e di sintesi tra percezione naturale e sentimento interiore.Fin dagli esordi, Sacheri mostrò una notevole coerenza di ricerca, dedicandosi con costanza a marine, vedute costiere, scorci di campagna e paesaggi di ampio respiro, in cui la figura umana rimane quasi sempre secondaria rispetto al protagonismo assoluto della natura. Il suo nome si impose con maggiore decisione nel 1892, quando vinse il primo premio al concorso indetto dal Comune di Genova per le celebrazioni colombiane, grazie a un grande dipinto celebrativo dedicato al porto di Genova durante le feste in onore di Cristoforo Colombo. Questo successo gli diede prestigio e visibilità, ma soprattutto rafforzò il suo legame con la città natale, che da quel momento divenne sempre più il centro ideale della sua esperienza pittorica. Il mare ligure, con le sue variazioni luminose, le insenature, i promontori, i porti e le atmosfere mutevoli della costa, divenne infatti il nucleo poetico della sua produzione, tanto da farne uno dei più riconoscibili e apprezzati interpreti della pittura di paesaggio genovese.La sua attività si svolse in stretta relazione con l’ambiente artistico ligure, dove fu vicino ai cosiddetti Pittori di Sturla e partecipò attivamente alla vita culturale cittadina, anche attraverso la fondazione, nel 1896, del gruppo degli Amici dell’Arte. Pur mantenendo sempre una posizione autonoma e schiva, fu un artista molto presente nel panorama espositivo italiano e internazionale. Partecipò più volte alla Biennale di Venezia, alle Quadriennali torinesi e a numerose rassegne in Italia e all’estero, esponendo in città come Monaco di Baviera, Parigi, Dresda, Vienna, Praga, Bruxelles, Buenos Aires e San Francisco. La sua pittura, infatti, seppe incontrare il favore di un pubblico colto e sensibile, attratto dalla sua capacità di fondere rigore formale e vibrazione poetica. In lui non vi è alcuna ricerca di effetto spettacolare o di rottura programmatica: il suo linguaggio si fonda piuttosto su una continuità di visione, su una fedeltà quasi morale alla natura, osservata con partecipazione, silenzio e profondità.Un elemento determinante nella maturazione del suo stile fu il viaggio. Sacheri si spostò spesso, sia in Italia sia soprattutto nel Nord Europa, dove soggiornò a lungo e dove entrò in contatto con paesaggi, atmosfere e tradizioni pittoriche diverse da quelle mediterranee. I Paesi Bassi, la Danimarca, la Finlandia e altri territori nordici lasciarono un’impronta importante sulla sua tavolozza, che in certe opere si fa più densa, più raccolta, più incline ai cieli ampi, alle acque immobili, alle terre umide, alle ombre profonde. L’ammirazione per la grande pittura fiamminga e olandese, antica e moderna, contribuì a rafforzare in lui una sensibilità atmosferica e tonale che si tradusse in una pittura di rara finezza, capace di restituire non solo un luogo, ma uno stato d’animo. È proprio questa qualità a distinguere Giuseppe Sacheri da molti paesisti del suo tempo: la natura, nei suoi dipinti, non è mai puro motivo decorativo, ma si fa esperienza interiore, memoria, malinconia, quiete, attesa.La sua lunga carriera si sviluppò dunque all’insegna di una costanza espressiva ammirevole. Dalle prime prove accademiche fino agli ultimi anni trascorsi a Pianfei, nel Cuneese, dove si trasferì stabilmente nel 1927, Sacheri rimase fedele a una pittura intimamente poetica, nutrita di osservazione e di sentimento. Anche lontano da Genova, continuò a dipingere e a esporre, trovando nei paesaggi piemontesi nuovi motivi di meditazione, senza mai tradire la propria vocazione di interprete della natura. Morì a Pianfei il 16 ottobre 1950.

  • Raffaele Tafuri - "Ponte dell'Ovo Venezia"
    Lotto 7

    Raffaele Tafuri
    Salerno 1857 - Salerno 1929

    "Ponte dell'Ovo Venezia"
    Olio su tela cm 77,5x45 firmato in basso a dx R.Tafuri

    Raffaele Tafuri, detto anche Raffaello, è stato un pittore italiano nato a Salerno il 27 gennaio 1857 e morto nella stessa città l’8 settembre 1929. La sua opera unisce la tradizione napoletana alla pittura veneziana di fine Ottocento.Nato in una famiglia di artisti e decoratori, ricevette la prima formazione in casa. Si trasferì poi a Napoli per studiare all’Istituto di Belle Arti e frequentò lo studio di Stanislao Lista. Nel 1880 espose alla Promotrice Salvator Rosa, mostrando fin dall’inizio una predilezione per la pittura dal vero.Nel 1886 si stabilì a Venezia, dove lavorò accanto a Giacomo Favretto, e nel 1905 aprì uno studio a Pedavena, in provincia di Belluno. Partecipò alla Biennale di Venezia nel 1895, nel 1907, nel 1909, nel 1910 e nel 1914.La sua produzione, a olio e ad acquerello, comprende scene di genere, soprattutto napoletane, vedute di Venezia, paesaggi campani e veneti, scorci di Pedavena e marine della Costiera amalfitana e della Penisola sorrentina. Nelle opere del Novecento convivono gli influssi della scuola napoletana e di quella veneziana. Fu attivo anche come illustratore e autore di cartoline.Sue opere sono conservate alla Galleria Giannoni di Novara, al Museo d’arte di Avellino, alla Pinacoteca Provinciale di Salerno, al Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa e alla Camera di Commercio di Salerno, che possiede il Caffè Florian di Venezia del 1910. Morì a Salerno nel 1929.

  • Vittorio Cavalleri - "Supplizio 1892"
    Lotto 8

    Vittorio Cavalleri
    Torino 1860 - Gerbido 1938

    "Supplizio 1892"
    Olio su tavola cm 33x44 firmato in basso a dx V.Cavalleri

    Vittorio Cavalleri è stato un pittore italiano nato a Torino il 15 febbraio 1860 e morto al Gerbido di Grugliasco, alle porte di Torino, il 22 maggio 1938. La sua opera si inserisce nella pittura piemontese di paesaggio e di vita rurale tra Otto e Novecento.Figlio di un commerciante di tessuti, fu inizialmente avviato all’attività di famiglia. A diciotto anni si iscrisse all’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Andrea Gastaldi e compagno di Andrea Tavernier e Lorenzo Delleani.Espose al Circolo degli Artisti dal 1883 al 1917 e alla Promotrice di Belle Arti di Torino dal 1884 fino all’anno della morte. Nel 1885 si stabilì al Gerbido, nella campagna torinese, dove il clima appartato si adattava al suo modo di lavorare. Nel 1889 visitò Parigi, senza lasciarsi influenzare dalla pittura francese. Insegnò nei corsi serali dell’Accademia Albertina; tra i suoi allievi prediletti fu Ivo Gemelli.Al Gerbido dipinse paesaggi rurali, pastori e contadini, ma anche scene di interni borghesi e ritratti, tra cui quello della madre eseguito a pastello. Tra le opere più note figurano Triste inverno del 1889, La nonna e Siam bimbi del 1903. La sua pittura, naturalistica e sincera, priva di simbolismi, passò dal chiaroscuro tradizionale a una pennellata più libera e all’uso della spatola, con esiti di grande luminosità e freschezza.Sue opere sono conservate alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Morì al Gerbido nel 1938; nel 1963 il Circolo degli Artisti di Torino gli dedicò una mostra.

  • Giovanni Fattori - "Riposo al campo"
    Lotto 9

    Giovanni Fattori
    Livorno 1825 - Firenze 1908

    "Riposo al campo"
    Olio su tela cm 16x25 firmato in basso a dx G.Fattori

    Giovanni Fattori nacque a Livorno il 6 settembre 1825. Suo padre, Giuseppe, era un artigiano originario di San Marcello Pistoiese, mentre sua madre, Lucia Nannetti, era fiorentina. La famiglia di Giovanni era semplice e con valori tradizionali, ma ebbe alcune vicende complesse, come il matrimonio del padre sotto falso nome prima di formalizzare la sua unione legittima.Giovanni mostrò un talento precoce per il disegno. Nonostante i tentativi iniziali di avviarlo al commercio, la famiglia decise di supportare le sue inclinazioni artistiche. Studiò dapprima sotto G. Baldini a Livorno e successivamente con G. Bezzuoli a Firenze.A Firenze, Fattori entrò in contatto con un gruppo di giovani con ideali democratici e coinvolti nei fermenti del Risorgimento italiano. Era amico di vari intellettuali e futuri artisti, e frequentava circoli dove si discutevano temi politici e culturali. Fece parte di società segrete e fu influenzato dalle letture di autori patriottici e romantici come Foscolo, Pellico, Guerrazzi, e dagli scrittori stranieri come Byron e Schiller.Nonostante le difficoltà iniziali e la scarsa brillantezza accademica, Fattori continuò i suoi studi di pittura, frequentando la Scuola superiore di pittura a Firenze. Fece amicizia con vari artisti, tra cui Vito D'Ancona. Anche se non eccelleva negli esami, il suo talento naturale per l'arte si manifestava in altre forme.Durante i moti rivoluzionari del 1848, Giovanni si impegnò nella diffusione di stampa clandestina e "fogli incendiari". Sebbene non abbia combattuto direttamente nelle barricate di Livorno, fu testimone degli eventi che influenzarono profondamente la sua visione del mondo e la sua arte.La biografia di Giovanni Fattori descrive la formazione di un artista influenzato non solo dal contesto familiare e sociale, ma anche dai fermenti politici del suo tempo. Le sue esperienze giovanili e le relazioni con altri intellettuali del Risorgimento giocarono un ruolo fondamentale nella sua crescita personale e professionale.

  • Luigi Nono - "Preghiera 1876"
    Lotto 10

    Luigi Nono
    Fusina (VE) 1850 - Venezia 1918

    "Preghiera 1876"
    Olio su tela cm 36,5x18,5 firmato in basso a sx n

    Luigi Nono nacque a Fusina (Venezia) l'8 dicembre 1850, figlio di Francesco Luigi, ricevitore di dogana, e Rosa Della Savia. Fu battezzato il 5 gennaio 1851 a Gambarare di Mira. Nel 1851 la famiglia si trasferì a Sacile, sul Livenza in Friuli. Dopo aver iniziato studi tecnici a Treviso, nel 1865 fu iscritto dal padre all'Accademia di belle arti di Venezia, dove ottenne numerosi premi e si diplomò nel 1871 con un dipinto lodato da Camillo Boito.Nel 1873 espose con successo all'Esposizione di Brera, dove presentò opere come "Le sorgenti del Gorgazzo". Partecipò a numerose mostre braidensi e nel 1875 fu tra i fondatori del Circolo artistico veneziano. Nel 1876 fece un viaggio di studio tra Firenze, Roma e Napoli. Tra il 1877 e il 1878 partecipò a diverse esposizioni nazionali e internazionali, ottenendo riconoscimenti per opere come "Il mattino della sagra".Dopo la morte del padre nel 1879, si trasferì definitivamente a Venezia. Nel 1881 iniziò le escursioni a Chioggia, dove creò capolavori come "Refugium peccatorum" e "Ave Maria". Partecipò a numerose esposizioni internazionali, vincendo premi e ottenendo grande successo, come la medaglia d'oro a Monaco di Baviera nel 1884 per "Refugium peccatorum".Nel 1887 fu nominato cavaliere della Corona d'Italia. Sposò Rina Priuli Bon nel 1888, trasferendosi alle Zattere di Venezia. Nel 1891 fu nominato socio onorario di Brera. Partecipò alla prima Biennale di Venezia nel 1895 e ad altre mostre internazionali, continuando a produrre opere di grande successo.Durante la prima guerra mondiale, Nono si trasferì a Bologna e continuò a dipingere per mercanti d'arte. Nominato commendatore nel 1915, tornò a Venezia gravemente malato nel 1918 e morì il 15 ottobre nella sua casa alle Zattere. Le sue opere sono oggi conservate in varie collezioni e musei, segno del suo duraturo contributo all'arte italiana.

  • Angelo Dall Oca Bianca - "Eva Frutto proibito"
    Lotto 11

    Angelo Dall Oca Bianca
    Verona 1858 - 1942

    "Eva Frutto proibito"
    Pastello su carta cm 58x130 firmato in basso a sx A.Bianca

    Angelo Dall’Oca Bianca nacque a Verona il 31 marzo 1858, in una famiglia modesta: il padre era verniciatore e la famiglia attraversava difficoltà economiche. Fin da giovanissimo manifestò inclinazione al disegno, e dopo aver svolto lavori artigianali al fine di contribuire al sostentamento familiare, entrò nel 1873 all’Accademia di Belle Arti “Cignaroli” di Verona, sotto la guida di Napoleone Nani. Durante quegli anni, frequenti furono le influenze del verismo veneto e dell’ambiente artistico veronese, che lo avviarono a dipingere scene di vita quotidiana e scorci cittadini.Nel corso degli anni successivi, Dall’Oca Bianca maturò il proprio linguaggio: partecipò alle mostre della Società di Belle Arti e alla Esposizione dell’Accademia di Brera, ottenendo riconoscimenti. Intorno agli anni ’80, sotto l’influsso del pittore Giacomo Favretto, rafforzò il suo interesse per l’istantaneità visiva, l’osservazione “dal vero” e l’uso della fotografia come supporto preparatorio per le sue opere. I soggetti dei suoi dipinti spaziano dalle strade veronesi ai paesaggi lagunari, dalla vita popolare ai momenti silenziosi della quotidianità, e si caratterizzano per una luce chiara e una pennellata fluida.Col passare del tempo, l’artista cominciò ad avvicinarsi anche a soluzioni formali più moderne: nell’Esposizione Universale di Parigi del 1900 presentò l’opera “Gli amori delle anime”, che segnala una svolta verso temi simbolisti e influenze divisioniste. Le sue vedute urbane e lagunari, con riflessi e contrasti cromatici più accentuati, testimoniano questa evoluzione. Nel 1912, in occasione della Biennale di Venezia, Dall’Oca Bianca ebbe una sala personale con numerose opere esposte, a suggello del suo prestigio.Tuttavia, a partire dal primo decennio del XX secolo, la sua pittura cominciò ad essere criticata come eccessivamente legata a temi veristi e a un linguaggio considerato superato dalle avanguardie emergenti. Di conseguenza, l’artista si ritirò progressivamente dall’attività espositiva, scegliendo di dedicarsi alla sua città natale: Verona. Qui si impegnò nella tutela del patrimonio artistico e paesaggistico, promuovendo iniziative con risvolto sociale, tra cui il “Villaggio Dall’Oca” destinato alle famiglie veronesi meno abbienti.Angelo Dall’Oca Bianca morì a Verona il 18 maggio 1942. La sua opera, ampia e variegata, rappresenta una testimonianza significativa della pittura italiana tra Ottocento e Novecento: da un verismo iniziale radicato nella realtà locale si apre verso una sensibilità più luminosa, più attenta alla luce, all’atmosfera, all’istante, senza rinunciare al sentimento e al legame con il territorio.

  • Ercole Calvi - "Passeggiata sul lago di Garda"
    Lotto 12

    Ercole Calvi
    Verona 1824-1900

    "Passeggiata sul lago di Garda"
    Olio su tela cm 45x79 firmato in basso a sx Ercole Calvi

    Ercole Calvi è stato un pittore italiano nato a Verona nel 1824 e morto nella stessa città nel 1900. La sua opera si colloca nella pittura di paesaggio e di veduta dell’Ottocento, in un percorso che dalla tradizione romantica conduce al verismo.Si formò all’Accademia Cignaroli di Verona e dal 1844 si trasferì a Milano, dove completò gli studi all’Accademia di Brera. Proseguì la tradizione del paesaggio romantico e si fece conoscere alle esposizioni milanesi con vedute di laghi e paesaggi della Brianza, sul modello delle fortunate composizioni di Giuseppe Canella.Nel 1856 tornò a Verona, dove ottenne successo commerciale e i primi riconoscimenti ufficiali. Dal 1859 insegnò all’Accademia di Belle Arti della città e nel 1866 divenne direttore della Società di Belle Arti, assumendo un ruolo di primo piano nella vita artistica veronese.Dagli anni Sessanta i suoi soggetti ricorrenti furono le vedute urbane, i temi risorgimentali e il paesaggio, eseguiti con una maniera piacevole e ripetitiva che gli garantì un costante favore del mercato, pur attirando le prime critiche. Alla fine degli anni Settanta si aprì alla pittura verista, introducendo soggetti tratti dallo studio diretto della laguna veneta.Ercole Calvi morì a Verona nel 1900.

  • Ercole Calvi - "Il Castello di Sirmione"
    Lotto 13

    Ercole Calvi
    Verona 1824-1900

    "Il Castello di Sirmione"
    Olio su tela cm 53x28 firmato in basso a sx Ercole Calvi

    Ercole Calvi è stato un pittore italiano nato a Verona nel 1824 e morto nella stessa città nel 1900. La sua opera si colloca nella pittura di paesaggio e di veduta dell’Ottocento, in un percorso che dalla tradizione romantica conduce al verismo.Si formò all’Accademia Cignaroli di Verona e dal 1844 si trasferì a Milano, dove completò gli studi all’Accademia di Brera. Proseguì la tradizione del paesaggio romantico e si fece conoscere alle esposizioni milanesi con vedute di laghi e paesaggi della Brianza, sul modello delle fortunate composizioni di Giuseppe Canella.Nel 1856 tornò a Verona, dove ottenne successo commerciale e i primi riconoscimenti ufficiali. Dal 1859 insegnò all’Accademia di Belle Arti della città e nel 1866 divenne direttore della Società di Belle Arti, assumendo un ruolo di primo piano nella vita artistica veronese.Dagli anni Sessanta i suoi soggetti ricorrenti furono le vedute urbane, i temi risorgimentali e il paesaggio, eseguiti con una maniera piacevole e ripetitiva che gli garantì un costante favore del mercato, pur attirando le prime critiche. Alla fine degli anni Settanta si aprì alla pittura verista, introducendo soggetti tratti dallo studio diretto della laguna veneta.Ercole Calvi morì a Verona nel 1900.

  • Theodor Groll - "Mattino a Riva del Garda"
    Lotto 14

    Theodor Groll
    Dusseldorf 1857-1913

    "Mattino a Riva del Garda"
    Olio su tela cm 29x55,5 firmato in basso a sx T.Groll

    Theodor Groll è stato un pittore tedesco nato a Düsseldorf il 9 febbraio 1857 e morto nella stessa città nell’aprile del 1913. Esponente della Scuola di Düsseldorf, è ricordato per le vedute architettoniche e le scene di genere ambientate in Italia.Figlio di un guantaio e scrittore omonimo, dopo il diploma studiò alla Bauakademie di Berlino e superò l’esame di architetto governativo. Scelse poi la pittura, diventando allievo privato del paesaggista e vedutista Caspar Scheuren.Compì numerosi viaggi di studio, in particolare in Italia, dove soggiornò anche a Roma nel 1890. Dal 1892 trascorse alcuni anni negli Stati Uniti e nel 1893 fu tra i giurati dell’Esposizione universale di Chicago. Tornato in Germania, fu tra i fondatori di un gruppo di artisti di Düsseldorf nel 1904 e presiedette per diversi anni il Verein der Düsseldorfer Künstler e il Künstlerverein Malkasten.È annoverato tra i cosiddetti pittori italiani della Scuola di Düsseldorf, accanto a Oswald Achenbach e Albert Flamm. La sua pittura, minuziosa e precisa nella resa architettonica, è dedicata soprattutto a soggetti italiani: Venezia, Pompei, il mercato di Verona, il Foro romano, i paesi del Garda, la piazza del Campo di Siena, animati da figure e scene di vita quotidiana.Sue opere sono conservate al Museum Kunstpalast di Düsseldorf e all’Indianapolis Museum of Art. Morì a Düsseldorf nel 1913.

  • Carlo Costantino Tagliabue - "Pascolo all'imbrunire"
    Lotto 15

    Carlo Costantino Tagliabue
    Bresso (MI) 1880 - Milano 1960

    "Pascolo all'imbrunire"
    Olio su tela cm 75x160 firmato in basso a sx C.Tagliabue

    Il pittore Carlo Costantino Tagliabue e' nato ad Affori (Milano) nel 1880 e morto a Milano nel 1960. Appreso il disegno nelle Scuole di decorazione di Milano, fu dapprima decoratore, poi copista nelle varie pinacoteche e gallerie studiando e riproducendo prevalentemente i maestri dell'antichita'. Dopo queste esperienze, si dedico' soltanto al paesaggio ed alle marine. Esordi' alla Permanente milanese, nel 1905; poi partecipo' frequentemente alle Biennali di Brera e ad altre esposizioni nazionali. Predilige il paesaggio di montagna, che rende con tendenza segantiniana, e due lavori di questo genere sono stati acquistati dalla Banca Commerciale Italiana; alcune marine, fra le quali "La mareggiata" furono acquistate dal Re. Altri dipinti sono conservati in Italia ed all'estero, presso enti e privati. Citansi di lui anche "Sotto le nubi", e parecchi affreschi di carattere religioso. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano esistono: "Notturno" e "Plenilunio a Venezia".Note biografiche tratte dal Dizionario Illustrato dei Pittori, Disegnatori ed Incisori Italiani A.M. Comanducci.

  • Cesare Tiratelli - "Il Pastore"
    Lotto 16

    Cesare Tiratelli
    Roma 1864 - Roma 1933

    "Il Pastore"
    Olio su tela cm 88x58 firmato in basso a dx C.Tiratelli

    Cesare Tiratelli è stato un pittore e acquerellista italiano nato a Roma nel 1864 e morto nella stessa città nel 1933. La sua opera si inserisce nella pittura romana di fine Ottocento, dedicata al paesaggio e alla scena di genere.Nato in una famiglia di pittori, fu allievo del padre Aurelio Tiratelli, noto interprete della campagna romana, e completò gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Seguì l’esempio del padre e dello zio Pio Joris, mostrando un talento precoce che gli valse riconoscimenti già da giovanissimo.Espose quasi esclusivamente a Roma: alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti dal 1885, quando presentò Lavandaie al fiume Sacco e Studio dal vero in Ceccano, e poi nel 1886, 1888, 1892, 1903 e 1908; con il gruppo In Arte Libertas tra il 1901 e il 1903; e con frequenza all’Associazione degli Acquarellisti, di cui fu socio. Nel 1891 partecipò all’esposizione di Palermo con Un battesimo in Ciociaria, oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, e fu presente anche a Firenze con l’Associazione degli Artisti Italiani nel 1908 e nel 1913.Dopo aver lavorato inizialmente nel genere prediletto dal padre, il paesaggio, ampliò il repertorio alle scene di genere, talvolta in costume settecentesco, e alla vita popolare romana e ciociara, con soggetti come Il giorno di San Giuseppe in Roma, Ritorno da una festa campestre e Giorno di bucato.Fu membro della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. Morì a Roma nel 1933.

  • Angelo Trezzini - "Il doganiere e la contadinella 1886"
    Lotto 17

    Angelo Trezzini
    Milano 1827-1904

    "Il doganiere e la contadinella 1886"
    Olio su tela cm 79x62 firmato in basso a dx A.Trezzini

    Angelo Trezzini è stato un pittore, illustratore e poeta italiano di origine ticinese, nato a Milano il 28 aprile 1827 e morto nella stessa città il 27 maggio 1904. La sua opera attraversa la pittura lombarda del secondo Ottocento, dalla scena militare risorgimentale al genere e al ritratto.La famiglia era originaria di Astano, nel Malcantone. Frequentò l’Accademia di Brera dal 1839 al 1846 e si formò nello studio dei fratelli Induno: il cognato Domenico Induno fu il suo maestro e con Gerolamo Induno lavorò a stretto contatto. Con Gerolamo combatté nelle vicende risorgimentali e nella difesa della Repubblica Romana del 1849, e nella Seconda guerra d’indipendenza prese parte alla battaglia di San Fermo con i Cacciatori delle Alpi, insieme al nipote, il pittore Ambrogio Preda.Negli anni Sessanta si specializzò nei soggetti militari, affermandosi come pittore di battaglie. Nel 1861 vinse il premio Mylius per la pittura di genere con La lettura di una lettera giunta dal campo e nel 1862 fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera. Dalla fine del decennio si orientò verso un realismo più marcato, applicato alle scene familiari, e si dedicò anche al paesaggio, spesso dipinto dal vero.Dal 1876 insegnò disegno e pittura nella scuola professionale femminile fondata a Milano da Laura Solera Mantegazza. Negli ultimi anni lavorò per gli enti benefici milanesi, l’Istituto dei Ciechi e l’Ospedale Maggiore, eseguendo i ritratti dei benefattori con un romanticismo sobrio e austero. Fu anche litografo e illustratore satirico per Lo Spirito folletto, e poeta in dialetto milanese.Sue opere sono conservate alla Pinacoteca di Brera, al Museo nazionale del Risorgimento di Torino, alla Galleria civica d’arte moderna di Torino e nelle raccolte dell’Ospedale Maggiore e della Fondazione Cariplo. Morì a Milano nel 1904.

  • Camillo Corti - "Combattimento nel cortile"
    Lotto 18

    Camillo Corti
    Attivo a Milano nella seconda meta' del secolo XIX

    "Combattimento nel cortile"
    Olio su tela cm 60,5x80 firmato in basso a sx Corti

    Camillo Corti è stato un pittore lombardo attivo nella seconda metà dell’Ottocento, residente a Intra, sul Lago Maggiore. Le fonti lo ricordano come pittore di soggetti militari.Dal 1877 alla fine del secolo espose con regolarità alle mostre di Milano, Torino e Genova. Tra le opere presentate figurano Episodio della guerra del 1866, esposto a Milano nel 1884, Un episodio della vita militare, presentato a Torino nello stesso anno, e Assalto alla villa, esposto a Milano nel 1886.La sua produzione è dedicata in prevalenza alla vita militare, colta non tanto nei grandi fatti d’arme quanto negli aspetti quotidiani: soste di soldati, accampamenti, cortili e caserme, agguati e piccoli episodi di guerra, resi con attenzione al dettaglio delle uniformi e degli ambienti. Un suo dipinto, Sosta di soldati nella caserma, appartiene alle collezioni di Villa Confalonieri a Merate.

  • Pompeo Massani - "Conversazione"
    Lotto 19

    Pompeo Massani
    Firenze 1850-1920

    "Conversazione"
    Olio su tela cm 75x109 firmato in basso a sx P.Massani

    Pompeo Massani è stato un pittore italiano nato a Firenze nel dicembre del 1850 e morto nella stessa città il 25 agosto 1920. È ricordato come uno dei più apprezzati pittori di genere della Firenze di fine Ottocento.Si formò all’Accademia di Belle Arti di Firenze e trascorse poi tre anni nello studio di Michele Gordigiani, che lo orientò verso il ritratto e la pittura di figura. Esordì nel 1875 con un ritratto alla Società d’Incoraggiamento di Firenze.La politica in canonica ottenne una medaglia d’argento all’esposizione di Rovigo del 1879 e Un brindisi al frate, con oltre trentasei figure, il primo premio a Genova nel 1881. Nel 1887 fu nominato cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e professore onorario dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, e nello stesso anno partecipò all’organizzazione delle feste fiorentine di maggio. Nel 1889 espose a Monaco Il circo equestre.La sua pittura, attenta all’osservazione del costume e ricca di dettagli espressivi, racconta con ironia e talvolta con intento satirico scene di interni borghesi e popolari, spesso con figure in costume. Ricorrono gli anziani colti in momenti di svago, a tavola, a bere o a giocare a carte, mentre su tamburelli dipinse scene di piazza con burattini, circhi e giocolieri. Si dedicò anche al ritratto, eseguendo quelli di Vittorio Emanuele II e della contessa di Mirafiori.Le sue opere ebbero grande fortuna sul mercato internazionale, in particolare americano e inglese, anche grazie alla casa Goupil di Parigi. Il suo Ritratto di Michele Gordigiani è conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Morì a Firenze nel 1920.

  • Ruggero Panerai - "Porto di Livorno al tramonto 1889"
    Lotto 20

    Ruggero Panerai
    Firenze 1862 - Parigi 1923

    "Porto di Livorno al tramonto 1889"
    Olio su tela cm 80,5x120 firmato in basso a sx R.Panerai

    Ruggero Panerai è stato un pittore e illustratore italiano nato a Firenze il 19 marzo 1862 e morto a Parigi il 27 ottobre 1923. Appartiene alla seconda generazione dei Macchiaioli ed è ricordato soprattutto come pittore di animali e di soggetti militari.Di origini modeste, figlio di un ebanista e di una contadina, frequentò dal 1877 al 1881 l’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Giovanni Fattori, che lo avvicinò al paesaggio naturalistico della Maremma toscana. Le prime opere, sciolte e vivaci, risentono anche dell’influenza di Guido Carocci.Negli anni Ottanta dipinse scene di strada e di stazione a Firenze, la vita del porto, esercitazioni militari, butteri e cavalli maremmani, con opere come Piazza San Gallo a Firenze, Esercitazioni militari, Ritorno dalle corse alle Cascine e Il guado. Espose alla Promotrice di Firenze dal 1883 e poi a Genova, Milano, Venezia e Parigi; Il cavallo malato vinse il premio Fumagalli a Milano e nel 1892 Sera fu premiato dalla Società fiorentina di Belle Arti.Nel corso degli anni Novanta la sua tavolozza si fece più morbida e accanto alle scene fiorentine e di genere comparvero soggetti mitologici. Fu nominato professore all’Accademia di Belle Arti di Bologna e lavorò anche come illustratore, per Le veglie di Neri di Renato Fucini e per Il libro degli aneddoti di Luigi Rasi.Sue opere sono conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, agli Uffizi, cui la vedova donò una raccolta di disegni, alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, che possiede Butteri in Maremma, e nelle collezioni dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Morì a Parigi nel 1923.

  • Pompeo Mariani - "Sulla spiaggia di Bordighera 1912"
    Lotto 21

    Pompeo Mariani
    Monza 1857 - Bordighera IM 1927

    "Sulla spiaggia di Bordighera 1912"
    Acquerello su carta cm 55x75,5 firmato in basso a dx P.Mariani

    Pompeo Mariani nacque a Monza il 9 settembre 1857 in una famiglia benestante; sua madre, Giulia Bianchi, era sorella del rinomato pittore Mosè Bianchi. Inizialmente avviato alla carriera bancaria, Mariani abbandonò presto questo percorso per dedicarsi alla pittura, studiando sotto la guida dello zio Mosè e di Eleuterio Pagliano.​Nel 1880 intraprese un viaggio in Egitto insieme agli artisti Uberto Dell'Orto e Sallustio Fornara, esperienza che influenzò profondamente la sua produzione artistica. Al ritorno, la sua carriera prese slancio: nel 1881 partecipò alle esposizioni di Brera e, l'anno successivo, vinse il Premio Fumagalli con l'opera Saluto al sol morente. Nel 1884 ottenne la medaglia d'argento all'Esposizione Internazionale di Londra, consolidando la sua reputazione anche a livello internazionale.​Mariani fu un artista prolifico e versatile, noto per le sue marine, paesaggi e scene di vita mondana. Frequentò assiduamente la Riviera Ligure, in particolare Genova e il suo porto, che divennero soggetti ricorrenti nelle sue opere. Nel 1889 visitò per la prima volta Bordighera, rimanendo affascinato dalla località; nel 1909 vi acquistò una villa, facendovi costruire nel 1911 "La Specola", una residenza con un ampio studio. A Bordighera, Mariani trovò nuove fonti d'ispirazione, dipingendo scene agresti, paesaggi marini e rappresentazioni della vita elegante del casinò e dei caffè di Montecarlo.​La sua pittura, vicina all'Impressionismo, si caratterizza per una tecnica coloristica vivace e armoniosa. Rappresentò con maestria la società del suo tempo, cogliendone l'eleganza e le sfumature più vitali. Tra i suoi soggetti figurano teatri, caffè, corse di cavalli e altri luoghi della vita sociale, riflettendo il dinamismo e la fiducia nel progresso tipici della Belle Époque.​Nel corso della sua carriera, Mariani partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Morì a Bordighera il 25 gennaio 1927. Oggi, le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, testimoniando il suo significativo contributo alla pittura italiana tra Otto e Novecento.​

  • LOTTO SOSPESO
    Lotto 22

    LOTTO SOSPESO

  • Nazzareno Cipriani - "Un dolce riposo"
    Lotto 23

    Nazzareno Cipriani
    Roma 1843 - 1925

    "Un dolce riposo"
    Olio su tela cm 66,5x48 firmato in basso a sx N.Cipriani

    Nazzareno Cipriani è stato un pittore e acquerellista italiano nato a Roma il 23 ottobre 1843 e morto nel 1925. La sua opera si colloca nella pittura romana del secondo Ottocento, legata in particolare alla grande stagione dell’acquerello.Discendente da una famiglia di origine veneziana, si formò in gran parte da autodidatta. Lavorò per tre anni nello studio romano del paesaggista Achille Vertunni, accanto a Pietro Barucci e Pio Joris, e frequentò l’accademia libera di Gigi Talarici, dove conobbe il pittore spagnolo Mariano Fortuny, che lo avvicinò all’acquerello e ne arricchì la tavolozza.Si dedicò inizialmente a soggetti storici e biblici, ottenendo poi il favore del pubblico con paesaggi e scene di genere ambientati a Venezia e a Roma. Nel 1870 espose alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti e nel 1873 presentò all’Esposizione universale di Vienna un Mercato dei polli.Nel 1875 fu tra i fondatori della Società degli Acquarellisti di Roma, che acquistò presto fama internazionale. Aprì uno studio in via Margutta, accanto a quello dell’orientalista Enrico Tarenghi, e per circa trent’anni lavorò a stretto contatto con lui e con Filippo Barolini, affrontando anche soggetti di gusto orientalista.La sua produzione, eseguita a olio, a tempera e soprattutto ad acquerello, comprende vedute dei monumenti romani, scorci veneziani e scene di genere dal tono sentimentale, rese con un disegno accurato e una stesura minuziosa. Nazzareno Cipriani morì nel 1925.

  • Federico Schianchi - "Lo sguardo indiscreto"
    Lotto 24

    Federico Schianchi
    Modena 1858 - Roma 1918

    "Lo sguardo indiscreto"
    Olio su tela cm 54,5x93,5 firmato in basso a dx Schianchi

    Federico Schianchi nacque a Modena il 6 ottobre 1858 da Ludovico Schianchi e Matilde Baroni. La sua formazione artistica ebbe inizio nel 1878 presso l'Istituto Modenese di Belle Arti, dove fu allievo di Antonio Simonazzi, docente di disegno, e di Ferdinando Manzini, insegnante di ornamento. Nel 1887 si trasferì a Roma, città che divenne il fulcro della sua attività artistica.Schianchi si specializzò nella pittura di vedute, realizzate principalmente ad acquerello e olio, raffiguranti scorci di Roma e della campagna italiana. Le sue opere si distinguono per la precisione prospettica e la delicatezza cromatica, elementi che conferiscono alle sue scene un'atmosfera serena e contemplativa. Tra i soggetti più ricorrenti vi sono il Tevere con Castel Sant'Angelo, il Foro Romano, Piazza San Pietro, Villa Borghese, l'Isola Tiberina e il Tempio della Sibilla a Tivoli.Ponti ArtNel 1883 partecipò all'Esposizione Nazionale di Belle Arti al Palazzo delle Esposizioni di Roma, presentando il dipinto Aristide che abbandona la Patria. Intorno al 1910, collaborò alla pubblicazione della Raccolta di vedute romane con le Edizioni Daneu & C., contribuendo con una serie di vedute della città eterna.Le sue opere sono state esposte in numerose aste internazionali, tra cui Christie's, dove dipinti come Roma al Foro di Nerva e Capri dalla Costiera Sorrentina hanno ottenuto significativi riconoscimenti. La sua produzione artistica continua a essere apprezzata per la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati, offrendo uno sguardo intimo e poetico sull'Italia del suo tempo.Federico Schianchi morì a Roma il 28 dicembre 1918.

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Asta 72 - Dipinti di di pregio XIX e XX secolo.

Casa d’Aste Santa Giulia presenta l’Asta 72, la vendita più importante dell’anno: quarantacinque dipinti scelti uno a uno, con le quotazioni più alte mai proposte dalla nostra casa d’aste.


Tra i protagonisti un Giovanni Fattori, “Riposo al campo”, accompagnato da autentica di Andrea Baboni; l’“Eva. Frutto proibito” a pastello di Angelo Dall’Oca Bianca; la grande marina “L’isola misteriosa” di Giuseppe Sacheri; la “Preghiera” del 1876 di Luigi Nono e il Carlo Prada di copertina, veduta di Gardone Riviera sul lago di Garda, già esposta alla mostra “Divisionismo”.


Completano la selezione opere di Vittorio Cavalleri, Gerolamo Trenti, Emilio Longoni, Leonardo Bazzaro, Pietro Fragiacomo, Edoardo Dalbono, Federico Rossano, Achille Beltrame e altri autori di primo piano tra Ottocento e Novecento.


Le offerte sono già aperte e possono essere inserite online oppure tramite il nostro staff. La diretta video dell’asta è visibile dal sito: per seguirla e rilanciare in tempo reale è necessario essere registrati e abilitati. Per la partecipazione telefonica si consiglia di prenotarsi con anticipo.


Esposizione su appuntamento, Via Fratelli Cairoli 26, Brescia.

tel. +39 351 3351356 - aste@galleriasantagiulia.com

Sessioni

  • 21 novembre 2026 ore 15:00 Sabato, ore 15:00 (1 - 45)

Esposizione

MOSTRA ASTA


La visione delle opere, presso la sede di Brescia, Via Fratelli Cairoli 26, è su appuntamento, via telefono o whatsapp +39 351 3351 356.

Pagamenti e Spedizioni

Contanti fino a 4.999 euro,

assegno circolare,

bonifico bancario,

carta di credito (Potrebbero applicarsi commissioni)


Per ricevere preventivi dettagliati riguardanti le spedizioni, vi invitiamo gentilmente a inviarci una email all'indirizzo aste@galleriasantagiualia.com. Il costo medio delle spedizioni varia solitamente da 40 a 100 euro, a seconda della tecnica e delle dimensioni del dipinto.

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