Pre-Asta ASTA 411 - LA COLLEZIONE ARCIVESCOVO LOZANO DI ANTICHE ICONE ORTODOSSE Asta benefica a sostegno della costruzione di un centro sociale giovanile
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Lotto 49 San Serafino di Sarov (Serafim Sarovskij) - Inizi XX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 31,5 x 26,5 cm
uno dei mistici e taumaturghi più amati e venerati della storia russa, canonizzato ufficialmente nel 1903 ma già ampiamente celebrato nella devozione popolare ottocentesca. Il santo monaco asceta è ritratto frontalmente a mezzo busto, abbigliato con l'epitrachelion bianco decorato da vistose croci aranciate e lo stolone monastico, mentre compie un intimo e devoto gesto portando la mano destra al petto ed esibendo nella mano sinistra un piccolo rosario da preghiera a grani scuri (lestovka o chotki). I lineamenti del volto – caratterizzati da una folta barba grigia e capelli lunghi e fluenti – restituiscono con straordinario verismo accademico e profonda dolcezza spirituale lo sguardo penetrante del celebre anacoreta del monastero di Sarov. La particolarità collezionistica del pezzo è arricchita dalla presenza di due santi patroni (o intercessori familiari) accuratamente effigiati a figura intera entro piccoli riquadri verticali (kovčeg) ricavati direttamente sui due margini laterali: a sinistra si riconosce la figura alata dell'Angolo Custode (Angel Chranitel'), vestito con una candida tunica e recante una croce astile, mentre a destra si staglia la figura ieratica della Santa Martire Zinaida (Svjataja Mučenica Zinaida), celebre santa della prima cristianità qui raffigurata con i suoi tradizionali attributi, avvolta in un manto finemente drappeggiato e con le mani giunte sul Vangelo. Dal punto di vista ornamentale e materico, l'icona si distingue per una straordinaria e sfarzosa lavorazione del fondo oro, interamente bulinato, punzonato e inciso a finto rilievo con motivi a squame e volute vegetali che imitano le preziose rize metalliche coeve, incorniciato da una spessa bordura perimetrale neobizantina sbalzata con girali e cartigli calligrafici smaltati in blu e rosso ai quattro angoli, recanti l'iscrizione identificativa del santo al centro del margine inferiore ("СВТЫ. ПРП. СЕРАФИМЪ"). Lo stile pittorico risente fortemente del raffinato naturalismo tardo-imperiale, visibile nella morbidezza degli incarnati sfumati e nel gioco volumetrico dei panneggi, che dialoga magnificamente con la geometrica lucentezza dei fondi dorati.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 50 San Nicola di Myra (Nikola Čudotvorec) - Fine XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 31 x 25,5 cm
qui ritratto nella sua tradizionale e maestosa veste di Taumaturgo e Arcivescovo. La figura monumentale del santo emerge a mezzo busto al centro della composizione, caratterizzata dalla tipica fronte alta e spaziosa – simbolo di profonda sapienza teologica – e da una barba canuta finemente accennata. San Nicola indossa i solenni paramenti liturgici episcopali, tra cui spicca l'ampio omophorion verde smeraldo decorato da vistose croci greche nere profilate d'oro, sovrapposto a un felonio ocra-dorato riccamente lumeggiato da fitti filamenti in oro (assist). Con la mano sinistra sorregge un monumentale libro dei Vangeli chiuso, impreziosito da una finta legatura gemmata dipinta nei toni del rosso e dell'oro, mentre la mano destra è levata in un solenne gesto di benedizione secondo il rito ortodosso. Ai lati del grande nimbo dorato, entro due medaglioni circolari clipeati, si compie il miracolo di Nicea: a sinistra Cristo Salvatore offre a Nicola il libro dei Vangeli, mentre a destra la Madre di Dio gli porge l'omophorion, legittimando la sua dignità episcopale dopo la temporanea deposizione conciliare. L'icona si distingue ulteriormente per la ricchezza narrativa dei suoi margini laterali (kovčeg), dove sono finemente effigiate a figura intera quattro figure di santi intercessori e protettori familiari disposti su registri sovrapposti: sul lato sinistro si riconoscono l'Angelo Custode (Angel Chranitel') in alto e un Santo Monaco Asceta in basso; sul lato destro si stagliano una Santa Martire (verosimilmente Santa Barbara o Caterina) e un secondo Santo Monaco. Dal punto di vista stilistico, l'opera rivela una stesura pittorica d'alta scuola devozionale, evidente nella geometrica e accurata definizione dei tratti del volto e nella sapiente lumeggiatura delle vesti.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 51 San Nicola di Myra (Nikola Čudotvorec) - XX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 44,5 x 36,5 cm
qui ritratto nella sua maestosa veste di Arcivescovo e Taumaturgo, circondato da un'articolata schiera di santi protettori familiari. La figura monumentale del santo emerge a mezzo busto al centro della composizione, caratterizzata dalla tipica fronte alta, dallo sguardo severo e penetrante e da una barba canuta finemente definita. San Nicola indossa i fastosi paramenti liturgici episcopali: un ampio omophorion verde smeraldo decorato da grandi croci greche profilate in oro, sovrapposto a un felonio di un profondo rosso cinabro riccamente ornato da trame geometriche cruciformi dorate. Con la mano sinistra sorregge un libro dei Vangeli aperto, le cui pagine recano un testo finemente miniato in antico slavo ecclesiastico tracciato con rigorosa grafia calligrafica, mentre solleva la mano destra nel tradizionale gesto di benedizione secondo il rito ortodosso.Ai lati del grande nimbo circolare rosso-oro si compie il miracolo conciliare di Nicea entro due medaglioni circolari clipeati: a sinistra Cristo Salvatore porge a Nicola il libro dei Vangeli, mentre a destra la Madre di Dio gli offre l'omophorion, legittimando la sua dignità episcopale. La straordinaria particolarità collezionistica e devozionale di questo esemplare risiede nei suoi ampi margini laterali (kovčeg), eccezionalmente densi di figure: vi sono infatti minuziosamente effigiati a figura intera ben otto santi intercessori disposti simmetricamente su quattro registri sovrapposti. Nell'angolo superiore sinistro si distingue la candida figura alata dell'Angelo Custode (Angel Chranitel'), cui fanno seguito sul lato sinistro una santa martire, un santo monaco asceta e una seconda figura monastica; sul lato destro si snoda una corrispondente schiera di protettori tra cui si riconoscono un santo gerarca in alto e diverse sante martiri avvolte nei loro tradizionali maphorion scuri e purpurei. Dal punto di vista stilistico, l'opera manifesta una stesura pittorica d'alta scuola devozionale, evidente nella finezza miniaturistica dei santi laterali e nella sapiente lumeggiatura che esalta i panneggi e l'espressività dei volti. Lo sfondo in foglia d'oro originale reca le tradizionali iscrizioni identificative calligrafiche tracciate in rosso ai lati del capo di San Nicola.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 52 Resurrezione di Cristo e le Dodici Grandi Feste (Dodekaorton) - XIX secolo
tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 44,5 x 35 cm
L'opera presenta al centro la scena principale della Pasqua ortodossa, articolata secondo la tradizionale doppia iconografia slava che unisce l'Anastasis (la Discesa agli Inferi con la liberazione di Adamo ed Eva dalle porte spezzate dell'Ade) e la Resurrezione di Cristo che sorge glorioso dal sepolcro. Attorno a questo nucleo centrale, disposti simmetricamente in dodici riquadri perimetrali separati da bande dorate con iscrizioni identificative in caratteri cirillici , si sviluppa il ciclo delle dodici grandi festività dell'anno liturgico bizantino. La sequenza narrativa include le feste teomitoriche e despotiche fondamentali della salvezza, tra cui si riconoscono la Natività della Vergine, la Presentazione al Tempio, l'Annunciazione, la Natività di Cristo, il Battesimo nel Giordano (Teofania), la Trasfigurazione sul monte Tabor, l'Ingresso a Gerusalemme, la Crocifissione, l'Ascensione al cielo, la Pentecoste (Discesa dello Spirito Santo) e la Dormizione della Madre di Dio (Uspenie). La superficie è impreziosita da una basma perimetrale che funge da lussuosa cornice decorativa ad imitazione dei modelli metallici d'officina, ornata con geometrici stilizzati che incorniciano elegantemente le singole scene sacre.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 53 La risurrezione di Cristo e le dodici grandi feste (Dodekaorton) - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 52 x 42,5 cm
L'opera presenta al centro la scena principale della Pasqua ortodossa, articolata secondo la tradizionale doppia iconografia slava che unisce l'Anastasis (la Discesa agli Inferi con la liberazione di Adamo ed Eva dalle porte spezzate dell'Ade) e la Resurrezione di Cristo che sorge glorioso dal sepolcro. Attorno a questo nucleo centrale, disposti simmetricamente in dodici riquadri perimetrali separati da bande dorate con iscrizioni identificative in caratteri cirillici , si sviluppa il ciclo delle dodici grandi festività dell'anno liturgico bizantino. La sequenza narrativa include le feste teomitoriche e despotiche fondamentali della salvezza, tra cui si riconoscono la Natività della Vergine, la Presentazione al Tempio, l'Annunciazione, la Natività di Cristo, il Battesimo nel Giordano (Teofania), la Trasfigurazione sul monte Tabor, l'Ingresso a Gerusalemme, la Crocifissione, l'Ascensione al cielo, la Pentecoste (Discesa dello Spirito Santo) e la Dormizione della Madre di Dio (Uspenie).
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 54 Resurrezione di Cristo e le Dodici Grandi Feste (Dodekaorton) - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 44,5 x 37,5 cm
L'opera presenta al centro la scena principale della Pasqua ortodossa, articolata secondo la tradizionale doppia iconografia slava che unisce l'Anastasis (la Discesa agli Inferi con la liberazione di Adamo ed Eva dalle porte spezzate dell'Ade) e la Resurrezione di Cristo che sorge glorioso dal sepolcro. Attorno a questo nucleo centrale, disposti simmetricamente in dodici riquadri perimetrali separati da bande dorate con iscrizioni identificative in caratteri cirillici , si sviluppa il ciclo delle dodici grandi festività dell'anno liturgico bizantino. La sequenza narrativa include le feste teomitoriche e despotiche fondamentali della salvezza, tra cui si riconoscono la Natività della Vergine, la Presentazione al Tempio, l'Annunciazione, la Natività di Cristo, il Battesimo nel Giordano (Teofania), la Trasfigurazione sul monte Tabor, l'Ingresso a Gerusalemme, la Crocifissione, l'Ascensione al cielo, la Pentecoste (Discesa dello Spirito Santo) e la Dormizione della Madre di Dio (Uspenie). La superficie è impreziosita da una basma perimetrale che funge da lussuosa cornice decorativa ad imitazione dei modelli metallici d'officina, ornata con geometrici stilizzati che incorniciano elegantemente le singole scene sacre.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 55 Icona russa poliscenica raffigurante la Trasfigurazione, la Madre di Dio "Gioia di tutti gli afflitti", San Nicola di Myra e santi intercessori - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 44,5 x 37 cm
un eccezionale e solenne esempio di tavola devozionale a più scomparti, mirabilmente orchestrata per unire uno dei massimi misteri cristologici alle immagini mariane e agiografiche più care alla devozione ortodossa. La complessa architettura visiva della tavola si articola in un registro superiore dominato al centro dalla spettacolare raffigurazione della Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor (Preobraženie Gospodne), come solennemente annunciato dalla grande iscrizione calligrafica tracciata in antico slavo ecclesiastico sul margine superiore ("ПРЕОБРАЖЕНІЕ ГДНЕ"). La scena descrive Cristo sfolgorante in vesti candide entro una mandorla radiosa arancione e oro, affiancato sui picchi rocciosi dai profeti Mosè ed Elia, mentre alla base del monte i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni giacciono prostrati e accecati dalla teofania; questa composizione centrale è affiancata simmetricamente da due scomparti verticali che ospitano santi intercessori a figura intera scelti dalla committenza, identificabili dalle iscrizioni come San Biagio Vescovo (Svjatyj Vlasij) a sinistra, abbigliato con paramenti liturgici scarlatti e dorati, e la Santa Martire Teodosia (Svjataja Feodosija) a destra, avvolta in un dignitoso maphorion bruno. Il registro inferiore si divide a sua volta in due grandi e sontuosi quadranti di eccezionale impatto visivo: quello di sinistra ospita la densa e toccante iconografia della Madre di Dio "Gioia di tutti gli afflitti" (Vseh Skorbjaščih Radost'), dove la Vergine si erge a figura intera entro una mandorla di luce dorata circondata da figure angeliche alate che recano conforto, vesti e sollievo spirituale a schiere piramidali di malati, storpi e indigenti disposti ai suoi piedi; il quadrante di destra è interamente occupato da una monumentale e ieratica raffigurazione a mezzo busto di San Nicola di Myra (Nikola Čudotvorec), colto con lo sguardo severo e penetrante mentre indossa un felonio scuro decorato da una fitta trama di croci e un ampio omophorion, recando nella mano sinistra il libro dei Vangeli aperto con un testo splendidamente miniato in antico slavo ecclesiastico e affiancato in alto dai piccoli clipei celesti di Cristo e della Vergine Maria legati al miracolo conciliare di Nicea. Lungo l'intero margine inferiore si sviluppa una solenne iscrizione calligrafica tracciata in caratteri cirillici scuri che funge da sigillo liturgico e identificativo dei soggetti principali della tavola. Dal punto di vista stilistico, l'opera rivela la mano di un maestro sottominiaturista d'alto livello, evidente nella straordinaria precisione con cui sono gestite le decine di micro-figure del Pokrov.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 56 Icona quadripartita - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 45,5 x 39 cm
strutturata per unire quattro grandi solennità del ciclo liturgico ortodosso in un unico supporto portatile. Lo spazio pittorico è ripartito geometricamente in quattro quadranti simmetrici da una sottile croce greca profilata in oro. Nel quadrante superiore sinistro è raffigurato l'Ingresso di Cristo a Gerusalemme, con il Salvatore assiso su un puledro bianco che avanza verso le porte della città, preceduto e seguito dalla folla dei discepoli e dei devoti che stendono mantelli al suo passaggio sotto una palma stilizzata. Il riquadro superiore destro illustra l'Ascensione di Nostro Signore, una composizione scandita su due registri dove, in quello inferiore, la Vergine Maria si staglia in posizione orante affiancata da angeli e dagli Apostoli, mentre nel registro superiore Cristo si eleva in gloria entro una mandorla circolare sorretta da angeli in volo. Nel comparto inferiore sinistro viene presentata una Sinassi o l'Insegnamento di Cristo al Tempio, incentrata sulla figura del Salvatore circondata simmetricamente da una fitta schiera di padri della Chiesa e fedeli disposti su file digradanti. Infine, il quadrante inferiore destro mette in scena la Risurrezione di Lazzaro, in cui Cristo, seguito dagli Apostoli, protende la mano benedicente verso il sepolcro scavato nella roccia da cui sorge Lazzaro avvolto in candide bende mortuarie, mentre le sorelle Marta e Maria sono prostrate ai suoi piedi in segno di gratitudine. Dal punto di vista stilistico, le scene rivelano un'interessante transizione in cui la rigorosa fedeltà ai canoni iconografici bizantini – evidente nelle aspre rocce scheggiate del paesaggio e nella prospettiva invertita – convive con una sensibilità più morbida e occidentale nella resa volumetrica dei panneggi e nei volti miniaturizzati. La tavolozza cromatica si affida a toni caldi e saturi, dominati dal rosso cinabro, dalle terre d'ombra e dai verdi scuri, che staccano con vigore contro il fondo oro.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 57 San Nicola Taumaturgo con scene della Vita (Zitijnaia) - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 41,5 x 32,5 cm
L'opera si distingue per la presenza di iscrizioni in antico slavo ecclesiastico che commentano le singole scene. Nel pannello centrale, il Santo è raffigurato a mezzo busto in abiti episcopali ortodossi mentre indossa l'omophorion, la stola bianca decorata con grandi croci, e sorregge con la mano sinistra un Vangelo aperto, mentre la destra è sollevata nel caratteristico gesto di benedizione ortodossa. Ai lati del nimbo aureo fluttuano le figure clipeate in miniatura di Gesù Cristo e della Madre di Dio, che gli porgono rispettivamente il Vangelo e la stola, a testimonianza della sua legittimazione divina. I dodici scomparti narrativi disposti sui bordi illustrano, in senso orario a partire dall'angolo in alto a sinistra, gli episodi salienti della sua esistenza: dalla nascita e dal battesimo, passando per le ordinazioni a diacono, sacerdote e vescovo, fino ai celebri miracoli come il salvataggio dei marinai nella tempesta, la liberazione dei tre innocenti dalla condanna a morte e la celebre Dormizione in basso a destra. Dal punto di vista stilistico, l'opera evidenzia una raffinata commistione tra la rigorosa tradizione grafica bizantina e le influenze del barocco e del neoclassicismo occidentale penetrate nella pittura russa tardo-settecentesca, rintracciabili soprattutto nel dinamismo e nelle quinte architettoniche dei riquadri laterali. Il cromatismo è giocato sul contrasto tra il fondo scuro, quasi nero, e le accese campiture di rosso cinabro e ocra, impreziosite da lumeggiature bianche sottili che definiscono i volti e le pieghe dei panneggi.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 58 Natale del Signore - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 43 x 34,5 cm
come indicato dall'iscrizione sulla sommità del campo centrale in antico slavo ecclesiastico "Rozhdestvo Khristovo" (Рождество Христово), traducibile letteralmente come "La Nascita di Cristo" o "Il Natale di Cristo". Dal punto di vista iconografico, la tavola si discosta parzialmente dai modelli russi più arcaici e rupestri (che tradizionalmente ambientano la scena all'interno di una grotta scura) per accogliere una variante compositiva influenzata dalla pittura occidentale e diffusa a partire dal XVIII secolo, in cui la Natività è collocata all'interno di una capanna o di una stalla di legno con tetto spiovente, affiancata da un arco in muratura di gusto classico. Al centro della composizione siede la Madre di Dio, solenne e ieratica nella sua veste purpurea, volta verso la mangiatoia dove giace il Bambino in fasce, la cui culla di paglia è vegliata dal bue e dall'asinello che emergono dallo sfondo ombroso. Attorno alla sacra famiglia si dispongono le figure cardine del racconto evangelico: a sinistra, in piedi dietro la Vergine, è raffigurato San Giuseppe in atteggiamento pensoso, affiancato da un pastore anziano o da un profeta; a destra e in primo piano si dispongono invece i Re Magi, sontuosamente abbigliati con vesti regali e mantelli drappeggiati, colti nel momento solenne di offrire i loro doni (oro, incenso e mirra) racchiusi in preziosi scrigni.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 59 Protezione della Madre di Dio (Pokrov) - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 44,5 x 37 cm
una delle feste più amate e teologicamente significative della tradizione ortodossa russa, il Pokrov (Protezione o Velo della Vergine), celebrato il primo di ottobre a memoria del miracolo avvenuto nel X secolo nella chiesa delle Blacherne a Costantinopoli. Dal punto di vista iconografico, la composizione si articola su due registri sovrapposti all'interno di una monumentale cornice architettonica che riproduce l'interno della basilica bizantina con cupole e absidi finemente delineate. Nel registro superiore, la Madre di Dio appare fluttuante tra le nuvole, in preghiera per l'umanità, affiancata da angeli, apostoli, profeti e santi; tra le mani, o sorretto dagli angeli a seconda delle varianti, ella reca il velo luminoso (lo omophorion), simbolo visibile di protezione e intercessione divina. Nell'angolo superiore sinistro si scorge l'apparizione di Cristo in gloria che accoglie la supplica della Vergine. Nel registro inferiore si sviluppa la dimensione terrena del miracolo: al centro, sul pulpito, si staglia la figura slanciata di San Romano il Melode, patrono dei cantori sacri, con in mano un rotolo recante l'inno natalizio da lui composto. Alla sua destra (sinistra per l'osservatore) si riconoscono l'imperatore Leone il Saggio, l'imperatrice e il patriarca di Costantinopoli, mentre sul lato opposto spicca la figura di San Andrea, il "folle in Cristo" (jurodivyj), che indica estatico la visione celeste al suo giovane discepolo Epifanio. Sotto il profilo tecnico ed esecutivo, il dipinto è realizzato secondo i canoni della pittura miniaturistica tradizionale con l'impiego della tempera all'uovo su una tavola accuratamente preparata a gesso (levkas). L'opera si distingue per l'eccezionale perizia nel disegno calligrafico e per il ricco uso della foglia d'oro, impiegata sia per lo sfondo e le iscrizioni in antico slavo ecclesiastico sormontanti la scena, sia per le finissime stesure a filamenti (assist) che illuminano le vesti dei santi, i paramenti liturgici e i dettagli architettonici, conferendo alla tavola una straordinaria lucentezza e una vibrante profondità spirituale.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 60 Anastasis contornata da un ciclo esteso di Grandi Feste dell'anno liturgico bizantino - Fine XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 36 x 31 cm
L'opera appartiene alla raffinata tipologia delle icone devozionali e calendariali a formelle, concepite per la venerazione domestica ed espressione di una straordinaria densità narrativa concentrata in un formato compatto. Dal punto di vista iconografico, la tavola si articola secondo un preciso schema gerarchico che vede al centro il grande riquadro con la Pasqua di Resurrezione, evento cardine della fede ortodossa qui rappresentato nella duplice variante russa che accosta la Discesa agli Inferi (Anastasis) nella parte inferiore e la Resurrezione corporea dal sepolcro nella parte superiore, con il Salvatore che ascende radioso entro una mandorla di luce. L'elemento di massimo interesse storico-artistico dell'opera risiede nella sua complessa cornice perimetrale: a differenza dei modelli più comuni e standardizzati che si limitano a raffigurare le dodici festività canoniche (Dodekaortion), questa tavola presenta una struttura allargata a sedici formelle rettangolari. Tale ampliamento risponde a una precisa scelta teologica e devozionale tipica della committenza colta e dei laboratori tradizionalisti della Russia ottocentesca; l'inserimento di sedici riquadri permetteva infatti di superare la rigidità del calendario liturgico principale per integrare nella narrazione enciclopedica episodi cristologici e mariologici fondamentali altrimenti esclusi, offrendo così una sintesi visiva molto più completa della Storia della Salvezza. Le micro-scene periferiche, finemente miniate e sormontate da iscrizioni identificative in antico slavo ecclesiastico, illustrano con straordinaria perizia miniaturistica la Nascita della Madre di Dio, la sua Presentazione al Tempio, la Santissima Trinità (nella forma dell'Ospitalità di Abramo o Filossenia), l' Annunciazione, la Nascita di Gesù, la Presentazione al Tempio di Gesù (Incontro), il Battesimo nel Giordano (Teofania), l' Ingresso a Gerusalemme, la Trasfigurazione sul Monte Tabor, la Resurrezione di Lazzaro, la Crocifissione, la Discesa dello Spirito Santo (Pentecoste), l' Ascensione al Cielo, la Dormizione della Vergine (Koimesis), l' Esaltazione della Santa Croce e la Protezione della Madre di Dio (Pokrov) o altri sinassari scelti. Ogni riquadro testimonia l'altissimo livello esecutivo dei maestri dell'Alto Volga, fedeli ai canoni dei Vecchi Credenti, evidente nell'uso calligrafico delle lumeggiature dorate sulle vesti, nelle architetture verticalizzate e nei caratteristici paesaggi rocciosi (gorki), elementi che conferiscono all'insieme una vibrante preziosità cromatica e un'elevata valenza collezionistica.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 61 Risurrezione di Cristo e Discesa agli Inferi - XIX secolo
Tempera all’uovo su tavola
Altezza x larghezza: 47,5 x 35 cm
arricchita da una fitta narrazione delle scene pasquali collaterali, un impianto teologico tipico del XIX secolo molto diffuso nelle scuole della Russia Centrale. Il titolo dell'opera è esplicitato chiaramente dall'iscrizione in antico-slavo ecclesiastico tracciata in caratteri scuri sulla cornice superiore, che recita «Образъ Воскресенiя Христова» (Obraz Voskresenija Khristova), ovvero "Immagine della Risurrezione di Cristo". Iconograficamente, la tavola unisce in un unico spazio pittorico i due momenti cruciali della Pasqua ortodossa, sviluppando il racconto dal basso verso l'alto lungo una dinamica diagonale. Nella sezione inferiore si compie la Discesa agli Inferi: Gesù Cristo, avvolto da una mandorla di luce rossa e radiosa, calpesta le porte divelte dell'Ade e afferra per la mano il progenitore Adamo per trarlo in salvo fuori dalle tenebre, seguito da Eva e dalle schiere dei re e profeti biblici (tra cui si riconoscono Davide e Salomone). Sul lato opposto, Cristo appare nuovamente sulla riva del lago di Tiberiade mentre chiama a sé l'apostolo Pietro, colto nell'atto di camminare sulle acque. Al centro della tavola, la composizione culmina con la Risurrezione e Ascensione: il Salvatore risorto si eleva trionfante sopra il sepolcro vuoto entro un'ellissi di luce dorata. Da questo fulcro centrale si snoda una processione di anime benedette che, risalendo le pendici rocciose guidate dal buon ladrone Disma (raffigurato con la croce in spalla), si dirige verso le porte del Paradiso visibili in alto a destra, sorvegliate da un serafino. Nell'angolo superiore sinistro è inoltre accennata la scena delle donne mirofore che giungono alla tomba vuota ricevendo l'annuncio dell'angelo. Dal punto di vista stilistico, la tavola si distingue per una densa complessità narrativa che fonde armoniosamente molteplici episodi all'interno di un paesaggio roccioso frammentato e stilizzato, tipico della tradizione bizantino-russa. La tavolozza predilige caldi contrasti tra le sfumature della terra, l'oro luminoso dei nimbi e l'acceso contrasto cromatico delle mandorle divine, conferendo una forte carica drammatica ed espressiva all'intera visione salvifica.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 62 Madre di Dio "Gioia di tutti gli afflitti" - XIX secolo
Tempera all’uovo su tavola con fondo dorato
Altezza x larghezza: 44 x 36,5 cm
Al centro della complessa composizione, la Vergine Maria si staglia a figura intera all'interno di una mandorla radiosa di luce divina, reggendo sul braccio sinistro il Bambino Gesù, entrambi raffigurati incoronati. Ai piedi della figura mariana, racchiusa entro un preciso cartiglio dorato che funge da sigillo devozionale e teologico dell'opera, si legge l'iscrizione in antico-slavo ecclesiastico tratta dalla Tredicesima Stanza dell'Inno Akathistos: «O Madre degna di ogni canto, che hai partorito la Parola che è più Santa di tutti i santi! Accetta questa nostra presente offerta, liberaci da ogni sventura e dai peccati...». Ai lati di questa supplica principale si affollano gruppi di fedeli suddivisi per categorie di sofferenza (malati, indigenti, afflitti, carcerati), i quali protendono le mani in preghiera per implorare sollievo. Ad accompagnare, guidare e consolare queste schiere umane intervengono degli angeli alati inviati dalla Vergine, che fungono da intermediari celesti recando quattro grandi cartigli srotolati che esplicitano le promesse di guarigione tratte dallo Stichirarion liturgico; muovendosi in senso orario dall'alto a sinistra, i testi recitano rispettivamente: «Agli ignudi il vestimento, ai malati la guarigione»; «Agli affamati la nutrice, agli assetati la bevanda»; «Ai prigionieri la liberazione, agli oppressi la protettrice»; e infine «Agli storpi il cammino, e ai ciechi la vista». Nella parte superiore della tavola, sopra le nuvole che separano la dimensione terrestre da quella celeste, domina la figura di Gesù Cristo che benedice la scena, affiancato da angeli in volo, mentre agli angoli superiori del cielo sono inseriti i simboli del Sole e della Luna entro tondi cosmici. Dal punto di vista stilistico, l'opera mostra una densa struttura narrativa ed è caratterizzata da una spiccata policromia, dove la veste blu e il maphorion scuro della Vergine contrastano con i vivaci manti rossi, verdi e porpora delle figure circostanti. La minuziosa resa dei dettagli, la fitta presenza di iscrizioni liturgiche esplicative e il prezioso inserimento delle protezioni metalliche sbalzate sugli angoli della cornice testimoniano una committenza colta e devota, tipica della raffinata produzione di atelier della Russia Centrale.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 63 Deesis estesa con apostoli e santi scelti - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola con fondo dorato
Altezza x larghezza: 44,5 x 35 cm
un soggetto di profonda devozione all'interno della tradizione ortodossa. Al centro della composizione siede maestoso sul trono regale Cristo Pantocratore, raffigurato nell'atto di benedire con la mano destra e con il Libro dei Vangeli aperto sulle ginocchia. Ai suoi lati si sviluppa il nucleo principale della preghiera di intercessione: a sinistra la Vergine Maria e a destra San Giovanni Battista, entrambi colti in atteggiamento orante e protesi verso il Salvatore per implorare la salvezza dell'umanità. Subito alle spalle dei tre protagonisti principali emergono le figure degli Arcangeli Michele e Gabriele, seguiti da una corona di apostoli, monaci e santi disposti in semicerchio, tra i quali spiccano i santi Pietro e Paolo. Nella parte superiore, l'asse centrale si completa con la raffigurazione del Sabaoth, ovvero Dio Padre, inserito all'interno di una gloria di luce astratta. I margini laterali dell'icona, detti polja, ospitano quattro importanti figure della fede ortodossa, inserite come santi protettori scelti dalla committenza. Sul margine sinistro, nella sezione superiore, è raffigurato San Gregorio il Teologo (Святитель Григорий Богослов), Grande Padre della Chiesa rappresentato con le vesti episcopali e il libro dei Vangeli, mentre nella sezione inferiore compare la grande martire Santa Cristina (Христина), con il manto rosso simbolo del martirio. Sul margine destro, specularmente, la sezione superiore ospita il monaco taumaturgo russo Venerabile Abramo (Прп. Авраамий), colto con la lunga barba e l'abito monastico, mentre nella sezione inferiore si trova la Venerabile Maria Egiziaca (Прп. Мария), celebre eremita del deserto e simbolo universale di penitenza. Dal punto di vista stilistico, il dipinto mostra una notevole perizia miniaturistica e una stesura cromatica che predilige tonalità calde e brillanti, come il verde smeraldo e il rosso porpora dei manti, che risaltano nitidamente sulla luminosità del fondo oro, simbolo della luce divina increata. L'impostazione rigorosamente simmetrica, la fitta disposizione dei personaggi intorno al trono e la presenza delle iscrizioni identificative in caratteri antico-slavi rimandano a una produzione raffinata, legata al recupero dei modelli tradizionali russi dei secoli precedenti. Lo stato di conservazione complessivo della tavola si presenta buono, nonostante la naturale usura del tempo, con lievi e fisiologiche cadute di colore riscontrabili lungo i bordi esterni del supporto ligneo.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 64 Icona russa raffigurante la Crocifissione di Cristo con la Madre di Dio di Kazan, San Nicola Taumaturgo e santi guerrieri - inizio XIX secolo
tempera su tavola
Altezza x larghezza: 36,5 x 30 cm
Icona su tavola raffigurante la Crocifissione di Cristo, fulcro della composizione, accompagnata da un articolato programma devozionale comprendente la Madre di Dio di Kazan, San Nicola Taumaturgo e due santi guerrieri a cavallo, probabilmente San Giorgio e San Demetrio, particolarmente venerati nella tradizione ortodossa russa.
La composizione è organizzata secondo un impianto quadripartito dominato dalla grande croce lignea al centro, sulla quale Cristo è rappresentato morto, con il capo reclinato e il corpo elegantemente modellato secondo la tradizione iconografica bizantina. Ai lati della croce compaiono la Madre di Dio e San Giovanni Evangelista in atteggiamento di dolorosa contemplazione, secondo il tradizionale schema della Crocifissione.
Nel registro superiore sinistro è raffigurata la Madre di Dio di Kazan, rappresentata a mezzo busto con il Bambino Gesù, una delle immagini mariane più venerate della Russia imperiale. Di fronte compare San Nicola Taumaturgo, raffigurato in veste episcopale mentre benedice con la mano destra e sostiene il Vangelo con la sinistra. Tra le due figure si inserisce una piccola immagine della Madre di Dio entro una nicchia, sottolineando il carattere devozionale dell'insieme.
Nel registro inferiore sono raffigurati due santi cavalieri armati di lancia, identificabili con buona probabilità in San Giorgio e San Demetrio, rappresentati nell'atto di cavalcare destrieri di diverso colore secondo un'iconografia diffusa nelle produzioni russe tra XVIII e XIX secolo. La loro presenza accanto alla Crocifissione e alle figure della Vergine e di San Nicola evidenzia la funzione protettiva dell'icona destinata alla devozione privata.
Il fondo dorato e la bordura rossa, uniti all'essenzialità della composizione e alle iscrizioni slavoniche identificative, richiamano la tradizione della pittura russa provinciale, caratterizzata da un linguaggio sobrio ma fortemente simbolico.
Questa tipologia di icona composita ebbe ampia diffusione nella Russia centrale tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo. La riunione dei principali soggetti della devozione popolare all'interno di un'unica tavola consentiva al fedele di raccogliere in una sola immagine la protezione di Cristo crocifisso, della Madre di Dio e dei santi maggiormente invocati nella vita quotidiana.
Per caratteristiche stilistiche, tecnica esecutiva, impostazione iconografica e costruzione del supporto ligneo, la presente opera appare riconducibile ad una manifattura russa realizzata tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. -
Lotto 65 Icona russa raffigurante la Madre di Dio Consolazione degli Afflitti - fine XVIII – inizi XIX secolo
tempera su tavola
Height x width: 36 x 30,5 cm
Icona su tavola raffigurante la Madre di Dio "Consolazione degli Afflitti" (Utoli Moja Pečali), una delle più celebri immagini mariane della tradizione ortodossa russa, venerata quale potente interceditrice nelle sofferenze spirituali e corporali.
La Vergine è rappresentata a mezzo busto, con il capo lievemente inclinato e lo sguardo rivolto verso il fedele, secondo un atteggiamento di intensa partecipazione e compassione. La mano destra è portata al petto in gesto di umile preghiera e di intercessione, mentre la sinistra sostiene un rotolo aperto recante un'iscrizione in caratteri slavonici, contenente un'invocazione rivolta ai fedeli.
L'ampia aureola e il fondo sono realizzati in foglia d'argento, oggi naturalmente ossidata, elemento tipico di numerose produzioni russe tra il XVIII e il XIX secolo. Il volto è caratterizzato da un modellato morbido e da sottili lumeggiature che conferiscono particolare intensità espressiva, mentre il maphorion della Vergine è impreziosito da minute decorazioni puntinate e dalle tradizionali stelle mariane.
Le iscrizioni slavoniche ai lati dell'aureola identificano la Madre di Dio secondo la consueta formula devozionale ortodossa. L'impostazione severa della composizione, l'essenzialità dell'impianto iconografico e la raffinata resa del volto richiamano i modelli della pittura russa di tradizione tardo-seicentesca, reinterpretati nelle produzioni devozionali della fine del XVIII secolo.
L'iconografia della Madre di Dio "Consolazione degli Afflitti" si diffuse ampiamente in Russia a partire dal XVII secolo, diventando uno dei principali soggetti della devozione privata. L'immagine esprime la funzione mediatrice della Vergine, invocata quale conforto nelle sofferenze, nelle malattie e nelle difficoltà della vita quotidiana.
Per caratteristiche stilistiche, tecnica esecutiva, impostazione iconografica e costruzione del supporto ligneo, la presente opera appare riconducibile ad una manifattura russa realizzata tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. -
Lotto 66 Icona russa raffigurante Cristo Pantocratore - metà XX secolo (circa 1930–1950)
tempera su tavola
Altezza x larghezza: 35,5 x 26,5 cm
Icona su tavola raffigurante Cristo Pantocratore (Christos Pantokrator), una delle immagini più solenni e rappresentative della tradizione iconografica ortodossa, nella quale Cristo è raffigurato quale Signore dell'universo, Giudice e Salvatore dell'umanità.
La composizione presenta il Redentore a mezzo busto, frontalmente, con il volto perfettamente simmetrico e lo sguardo intenso rivolto direttamente all'osservatore. La mano destra è sollevata nel tradizionale gesto di benedizione secondo il rito orientale, mentre la sinistra sostiene il Vangelo aperto, sul quale compare un'iscrizione in caratteri slavonici tratta dal testo evangelico.
L'aureola crucigera è realizzata in foglia d'oro e reca le tradizionali lettere greche Ὁ ὬΝ ("Colui che È"), mentre ai lati del capo compaiono le abbreviazioni IC XC, identificative del nome di Gesù Cristo. Le vesti, caratterizzate da una tunica ocra dorata e da un himation modellato mediante sottili lumeggiature lineari, richiamano la tradizione pittorica delle scuole russe di ispirazione antica.
Ai lati della figura principale sono raffigurati due santi in posizione stante: San Pietro Apostolo sulla sinistra e San Giovanni Evangelista sulla destra, rappresentati come testimoni della rivelazione evangelica e della natura divina di Cristo.
Lo sfondo, di colore azzurro intenso, crea un efficace contrasto cromatico con la doratura dell'aureola e con le calde tonalità delle vesti, mentre l'ampia bordura nera profilata in rosso conferisce equilibrio e monumentalità all'intera composizione. Nell'angolo inferiore destro compare la firma "Augustinou", probabilmente riferibile all'iconografo o al laboratorio che ha realizzato l'opera.
L'iconografia del Cristo Pantocratore costituisce il soggetto fondamentale dell'arte sacra bizantina e ortodossa fin dal VI secolo, divenendo il modello iconografico più diffuso nelle icone devozionali destinate tanto alle chiese quanto all'uso privato.
Per caratteristiche stilistiche, impostazione compositiva e tecnica esecutiva, la presente icona appare riconducibile ad una produzione del XX secolo, realizzata secondo i modelli della tradizione russa ma con un linguaggio pittorico più moderno e semplificato.
Sul verso è applicato un certificato commerciale di autenticità relativo all'importazione dell'opera, oltre ai normali segni d'uso e del tempo. -
Lotto 67 Icona russa quadripartita raffigurante la crocifissione di Cristo e Santi Protettori - Fine XIX secolo
Tempera su tavola
Altezza x larghezza: 38 x 32 cm Peso: 1172 gr.
Questa specifica tipologia di manufatto, strutturata attorno a un fulcro centrale e divisa in scomparti, nasce storicamente per soddisfare le esigenze della devozione privata e domestica: permetteva alle famiglie di raccogliere in un'unica tavola le immagini miracolose e i santi protettori più venerati, offrendo una protezione spirituale completa alla casa.L’architettura teologica dell'opera si sviluppa lungo l'asse verticale centrale, dominato dalla Crocifissione di Gesù Cristo. La croce è raffigurata nella tipica forma a tre bracci della tradizione ortodossa russa, con la barra inferiore (suppedaneum) inclinata. Ai lati del braccio orizzontale, inserite in due scomparti intermedi, emergono le figure dolenti delle Pie Donne: la Vergine Maria a sinistra e Santa Maria Maddalena a destra, entrambe ritratte in atteggiamento di profondo cordoglio. Sopra la croce, tra le nubi, appare la figura di Dio Padre che accoglie il sacrificio del Figlio. La superficie rimanente è ripartita in quattro grandi quadranti indipendenti:In alto a sinistra: La Madre di Dio di Kazan’, il supremo palladio e protettrice storica della nazione russa, raffigurata a mezzo busto con il Bambino Gesù in piedi, frontale e benedicente. In alto a destra: San Nicola di Mira (il Taumaturgo), il santo più amato del pantheon ortodosso, protettore dei viaggiatori e dei bisognosi, colto nell'atto di benedire e con il Vangelo in mano. In basso a sinistra: L'Arcangelo Michele come condottiero delle schiere celesti, colto in sella a un destriero alato rosso fuoco mentre suona la tromba del Giudizio, iconografia apocalittica legata alla protezione contro le forze del male. In basso a destra: San Giorgio che uccide il drago, il santo militare per eccellenza, colto sul cavallo bianco nell'atto di trafiggere la bestia, simbolo del trionfo della Fede e della giustizia divina. -
Lotto 68 Madre di Dio del Segno (Znamenie) - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 36 x 30,4 cm
un modello bizantino di grande solennità teologica legato alla profezia di Isaia sull'Incarnazione. La composizione è fortemente simmetrica e presenta sei figure sacre in totale, disposte tra il nucleo centrale, lo sfondo e le bordure esterne.
Al centro si erge la figura monumentale della Vergine Maria, raffigurata frontalmente a mezzo busto con le braccia sollevate e i palmi aperti verso l'esterno nel millenario gesto dell'orante, simbolo di preghiera e intercessione. Indossa un maphorion purpureo lumeggiato da filamenti dorati e ornato dalle canoniche stelle di verginità. Sul suo petto, racchiuso entro un clipeo circolare perfetto che simboleggia il grembo verginale e il Cielo, compare il Cristo Emanuele (Gesù Bambino raffigurato con le sembianze e la sapienza di un giovane adulto). Il piccolo Salvatore guarda verso lo spettatore, con la mano destra atteggiata nel gesto della benedizione e la mano sinistra che stringe il rotolo delle Scritture. Sullo sfondo dorato, ai lati della nimbatura della Vergine, fluttuano due serafini dalle sei ali spiegate: l'uno, di un rosso ardente, incarna il fuoco dell'amore divino, mentre l'altro, avvolto nel nero profondo, evoca il mistero dell'inconoscibile e la memoria della luce perduta. Infine, lungo i margini laterali rossi della tavola, sono inseriti piccoli riquadri verticali: a sinistra campeggia l'Angelo Custode (o un arcangelo) in abiti chiari e dorati, mentre a destra è raffigurata una santa monaca asceta in abiti scuri e velo monastico, colta in atteggiamento di preghiera e rivolta verso il mistero centrale dell'Incarnazione.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 69 Madre di Dio di Kazan' (Kazanskaja) - Fine XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 36 x 30,5 cm
una delle immagini mariane più venerate dell'ortodossia russa e protettrice storica della nazione. La Vergine è raffigurata a mezzo busto, quasi a spalle strette, con il capo fortemente inclinato in senso protettivo ed elegiaco verso il Gesù Bambino, il quale si erge sul lato destro in posizione frontale e rigorosamente verticale. Maria indossa il tipico maphorion color bruno-porpora dalle pieghe accentuate e lumeggiate in oro, ornato sulle spalle da una stella a raggiera punzonata, simbolo di perpetua verginità. Il Cristo Bambino è rappresentato in posizione stante (in piedi) fino al ginocchio; con la mano destra sollevata compie il gesto della benedizione, mentre la mano sinistra e il resto del corpo rimangono coperti dai panneggi dorati del chitone e dell'himation. I volti delle sacre figure mostrano un'accurata resa pittorica sfumata, con carnagioni ambrate e sguardi intensi rivolti direttamente verso lo spettatore. Ai lati della composizione principale, entro due nicchie arcuate ricavate sui margini sinistro e destro della bordura dorata, sono raffigurate a figura intera due importanti personalità devozionali: un Arcangelo custode vestito di bianco sulla sinistra e Santa Agrippina martirizzata nel 258 d.C. sotto Valeriano per essersi rifiutata di rinnegare la propria fede e aver consacrato la propria verginità a Cristo. Nella parte inferiore della scena mariana, un cartiglio a smalto blu reca chiaramente l'iscrizione identificativa in caratteri cirillici che autentica il titolo dell'icona.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 70 Madre di Dio di Fëdorov (Feodorovskaya) - Inizi XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 35,5 x 30 cm
una variante della Vergine della Tenerezza (Eleusa) storicamente considerata la protettrice della dinastia imperiale dei Romanov. La Vergine Maria è raffigurata a mezzo busto con il capo fortemente inclinato in senso protettivo e malinconico verso il Bambino Gesù, il quale si stringe a lei sul lato sinistro della composizione in un abbraccio intimo e dinamico. Maria indossa un maphorion color bruno-porpora dalle pieghe profonde, profilato da preziosi galloni dorati punzonati e ornato sulle spalle dalle tradizionali stelle geometriche, simboli di perpetua verginità. Il Cristo Bambino, avvolto in un chitone arancione lumeggiato in oro e in un manto che lascia parzialmente scoperta la gamba sinistra fino al ginocchio nudo, cinge con slancio il collo della Madre con il braccio destro, mentre con la mano sinistra le tocca dolcemente il petto. I volti delle sacre figure, caratterizzati da tonalità brune e sguardi intensi, risaltano sulla superficie della tavola, dominata da ampie nimbature rivestite in foglia d'oro. Sul lato destro, un'iscrizione corsiva in caratteri cirillici autentica formalmente il titolo mariano dell'immagine (Феодоровская Пресвятая Богородица). Sui margini laterali marroni della tavola (polja), disposti entro quattro scomparti verticali simmetrici, sono raffigurati altrettanti santi protettori a figura intera: in alto a sinistra compare il consueto Angelo Custode in vesti bianche e candido manto, in alto a destra un Santo Guerriero in armatura militare (identificabile con San Teodoro), mentre nei due riquadri inferiori sono inserite Santa Nonna (madre di San Gregorio il Teologo) nel comparto sinistro, colta in veste verde e manto rosso, e Santa Maria Egiziaca nel comparto destro, raffigurata in atteggiamento di profonda preghiera e intercessione verso la scena centrale.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 71 Protezione della Madre di Dio (Pokrov) - XIX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 26,5 x 22 cm
una delle feste più amate e teologicamente significative della tradizione ortodossa russa, il Pokrov (Protezione o Velo della Vergine), celebrato il primo di ottobre a memoria del miracolo avvenuto nel X secolo nella chiesa delle Blacherne a Costantinopoli. Dal punto di vista iconografico, la composizione si articola su due registri sovrapposti all'interno di una monumentale cornice architettonica che riproduce lla basilica bizantina con cupole e absidi finemente delineate. Nel registro superiore appare la Madre di Dio, in preghiera per l'umanità, affiancata da angeli, apostoli, profeti e santi; tra le mani, o sorretto dagli angeli a seconda delle varianti, ella reca il velo luminoso (lo omophorion), simbolo visibile di protezione e intercessione divina. Nel registro inferiore si sviluppa la dimensione terrena del miracolo: al centro, sul pulpito, si staglia la figura slanciata di San Romano il Melode, patrono dei cantori sacri, con in mano un rotolo recante l'inno natalizio da lui composto. Alla sua destra (sinistra per l'osservatore) si riconoscono l'imperatore Leone il Saggio, l'imperatrice e il patriarca di Costantinopoli, mentre sul lato opposto spicca la figura di San Andrea, il "folle in Cristo" (jurodivyj), che indica estatico la visione celeste al suo giovane discepolo Epifanio.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito. -
Lotto 72 Santa Caterina d'Alessandria e un Santo Asceta sotto la protezione di un Angelo - Inizi XX secolo
Tempera all'uovo su tavola
Altezza x larghezza: 27 x 22 cm
L’icona in esame costituisce un raffinato esempio di pittura sacra russa, caratterizzato da un’affascinante sintesi tra la tradizionale ieraticità orientale e le coeve suggestioni naturalistiche di matrice accademica occidentale. La composizione agiografica mette in scena, in primo piano e a figura intera, due importanti santi stanti immersi in un paesaggio collinare aperto e verdeggiante, descritto con una sensibilità atmosferica del tutto moderna. Sulla sinistra si staglia la figura di San Nicola, identificabile grazie all'iscrizione in caratteri cirillici sullo sfondo; il santo, qui ritratto in una veste non convenzionalmente vescovile ma dal sapore intimista e ascetico, presenta la sua caratteristica fisionomia con barba bianca e fronte alta, colto in un atteggiamento di devozione con la mano destra adagiata sul petto e la sinistra che stringe un fiore bianco, simbolo di purezza e santità. A destra risalta la maestosa figura di Santa Caterina d’Alessandria, effigiata con gli attributi regali del proprio rango e del martirio: la testa è coronata da un diadema gemmato, mentre i ricchi abiti e il manto scarlatto finemente ricamato fanno da contrappunto alla sottile croce lignea retta nella mano destra e alla monumentale ruota dentata e spezzata, su cui poggia il braccio sinistro. A fare da cardine teologico e visivo alla scena, sullo sfondo, emerge la figura monumentale di un angelo dalle vesti candide che si eleva da una sfolgorante epifania di luce dorata; le sue ali spiegate e le braccia tese in un gesto di solenne protezione si distendono sopra i due santi, suggellando la dimensione ultraterrena dell'incontro. La narrazione sacra è sapientemente inquadrata da un arco lobato e inserita entro un sontuoso bordo perimetrale a fondo oro, ornato da una fitta trama di arabeschi, motivi fitomorfi a racemi e volute policrome che evocano con eccezionale perizia miniaturistica le preziose lavorazioni in smalto cloisonné della tradizione neo-russa. Stilisticamente, l’opera rivela una conduzione pittorica di altissimo livello, riscontrabile nella delicatezza dei volti dal forte patetismo, nella morbida resa volumetrica dei panneggi e nell’uso sapiente delle sfumature e delle lumeggiature, elementi che collocano la produzione di questa tavola nel solco delle eccellenze artistiche attive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.
S.E. Mons. Francisco-Javier Lozano Sebastián, Arcivescovo titolare di Penafiel e Nunzio Apostolico emerito.