Pre-Asta Asta 1004 - CAPOLAVORI NEL TEMPO - ANTIQUARIATO | ARREDI ANTICHI E D'EPOCA
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Lotto 1330 PITTORE DEL XVIII SECOLODieci studi di putti e figureSanguigna e tecniche varie su carta, 30x22 cm ca.
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Lotto 1331 FRANCESCO BATTAGLIOLICapricci architettonici con figureCoppia di oli su tela, 39,5x54 cmBattaglioli fu vero e proprio specialista nel raffigurare paesaggi, vedute e soprattutto Capricci. L'uso della prospettiva si dimostra sempre di alta qualità, capace di evocare suggestive rappresentazioni sceniche, vivide anche per via della sensibilità atmosferica e cromatica, raggiungendo livelli decorativi di notevole impatto visivo. Battaglioli nel 1778 ereditò la cattedra di prospettiva all'Accademia di Venezia dopo le dimissioni di Antonio Visentini, coronando una carriera di indiscusso successo con un riconoscimento di alto prestigio. Battaglioli, come molti altri suoi colleghi, fu un artista di portata europea, dal 1754 al 1760 è infatti documentata la sua presenza a Madrid al servizio della Corte di Spagna. L'abilità di Battaglioli è ben dimostrata da queste due tele condotte con sapienza disegnativa e pittorica.Bibliografia di riferimento:D.Succi, 'Francesco Battaglioli', in 'Capricci veneziani del Settecento', Torino 1988, pp. 260 ; 271, con bibliografia precedente
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Lotto 1332 COPPIA DI CASSETTONI LUIGI XVI LASTRONATI IN LEGNI VARI, VENETO, XVIII SECOLO, fronte bombato a tre cassetti e fianchi mossi, sostegni a volute; qualche difetto e usura.153,5x58,5 cm, h 90.
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Lotto 1333 PITTORE DEL XVII SECOLOScene di battagliaCoppia di oli su tela, 72,5x97,5 cm
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Lotto 1334 FRANCESCO GIUSEPPE CASANOVA(attribuito a)Scene di battagliaCoppia di oli su tela ovale, 62,5x51,5 cmIl controluce delle criniere crestate, i bagliori delle corazze, l'invenzione spaziale, il gruppo dei tre cavalli al centro, richiamano lo stile del pittore, sollecitando paragoni con due opere di analogo soggetto in collezioni private.
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Lotto 1335 JACQUES COURTOIS DETTO IL BORGOGNONE(cerchia di)Battaglia di cavalleria davanti a una fortificazione turritaOlio su tela, 93x121 cm; opera priva di cornice.
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Lotto 1336 FRANCESCO MONTI DETTO IL BOLOGNESE(attribuiti a)Scontro di cavalieriCoppia di oli su tela, 87x130 cm; entro importanti cornici dipinte e dorate del XIX secolo.I due dipinti raffigurano scene di battaglia tra cavallerie, attribuibili per via stilistica al pittore Francesco Monti detto il Brescianino delle Battaglie (Brescia, 1646 - Parma, 1712).
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Lotto 1337 ALZATA IN MAIOLICA, PAVIA, XVIII SECOLO, circolare con decoro policromo a cavaliere entro paesaggio; fessure e sbeccatura alla base.Diam. 27 cm
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Lotto 1338 PIATTELLO IN MAIOLICA, CASTELLI, XVIII SECOLO, AMBITO DI CARLO ANTONIO GRUE, decoro policromo a scena galante e tesa ad amorini.Diam 16,5 cm
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Lotto 1339 PIATTINO IN MAIOLICA, CASTELLI, XVIII SECOLO, baccellato con decoro policromo con amorino che si specchia; fessura e lieve sbeccatura.Diam. 14,5 cm
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Lotto 1340 CIOTOLA CON MANICI IN MAIOLICA, XVIII SECOLO, decoro con Madonna di Loreto e iscrizione sul bordo esterno; restauri e usure.20x14 cm
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Lotto 1341 ALZATA IN MAIOLICA, CASTELLI, XVII-XVIII SECOLO, circolare con decoro con Vergine addolorata.Diam. 31,5 cm
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Lotto 1342 ANTONIO BASOLIAtrio magnificoTempera e olio su tela, 92x115 cm; entro cornice coeva in legno dipinto a finto marmo e dorato.Provenienza:Già collezione Lauro, BolognaBibliografia:D.Benati, P.Giordani, Stanze Bolognesi, La Collezione Lauro, Milano, 1994, scheda 103G.Zucchini, Mostra del Settecento bolognese, Bologna, 1935.
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Lotto 1343 PLACCA IN MAIOLICA, CASTELLI, XVIII SECOLO, decoro policromo con Sacra famiglia e San Giovannino; lievi sbeccature al margine.22x29 cm
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Lotto 1344 GUILLAUME COURTOIS(ambito di)Gioacchino e Anna hanno la visione dell'Immacolata Concezione Olio su rame, 34x26 cmIl dipinto presenta un'iconografia rara, con Dio Padre tra gli angeli che rivela ad Anna e Gioacchino la nascita dell'Immacolata, raffigurata come giovanetta. Si tratta di opera che contempera influssi cortoneschi di formazione con influssi maratteschi e berniniani. Il rame riprende in controparte la tela conservata a Roma Basilica di S. Prassede, Roma. In questo caso il pittore, qualcuno della stretta cerchia del Courtois, l'ha riprodotta traendola da in un'incisione in controparte di Carlo Franceschini del 1670.
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Lotto 1345 CARLO PREDAEducazione della Vergine, 1700 ca.Olio su tela, 65x50 cm; opera priva di cornice.L'iconografia dell'Educazione della Vergine è uno dei temi più intimi, domestici e affettuosi dell'arte sacra occidentale. A differenza delle scene monumentali della vita di Cristo o delle grandi visioni mariane, questo soggetto mette al centro il rapporto intergenerazionale tra madre e figlia, celebrando al contempo la trasmissione della fede e della conoscenza. La formazione del Preda avviene presso lo zio materno, il pittore Federico Bianchi, il cui influsso è molto forte nelle opere giovanili. Dal Bianchi, Preda deriva le tipologie fisionomiche femminili e il gusto cromatico, vivace e cangiante, che, grazie agli esempi dell'arte genovese e veneta, tramuterà in un elegante linguaggio rococò. Le sue composizioni sono sempre impostate con ricercata eleganza su piani in diagonale, gli consentono d'immaginare scenografie dal notevole effetto narrativo. L'opera qui presentata è collocabile nella sua piena maturità, intorno al 1700.Bibliografia:Cfr. A. Maria Bianchi, Carlo Preda, in Il Settecento Lombardo, catalogo della mostra a cura di Rossana Bossaglia e Valerio Terraroli, Milano 1991, pp. 173-176S. Coppa, Carlo Preda, in Pittura a Milano dal Seicento al Neoclassicismo, a cura di M. Gregori, Milano 1999, pp. 286-288, tavv. 95-96
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Lotto 1346 PITTORE DEL XVII SECOLOGesù Bambino entro ghirlanda di fioriOlio su tela, 80x67 cmLa ghirlanda di fiori entro cui inscrivere soggetti sacri è un tema di origine fiamminga, ma poi diffusosi anche in Italia. A Roma i primi esperimenti in tal senso sono da ricondurre a Giovanni Stanchi e a Mario Nuzzi, detto Mario dei Fiori. La tela qui presentata sembra prodotta da un pittore francese attivo nell'ambito della scuola romana ed eseguita tra il 1660 e il 1670 . Il livello qualitativo è alto. Italiano e invece l'artista che dipinge il Gesù Bambino, la cui figura si rifà a una invenzione di ambito emiliano che circola tramite una serie di repliche di un Gesù bambino (o San Giovannino) che contempla la croce.
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Lotto 1347 ANTONIO MONDINOMatrimonio mistico di Santa Caterina d'AlessandriaOlio su tela, 88x100 cmAntonio Mondino (o Mondini) è ricordato dalle fonti antiche come scolaro del Morazzone. L'Orlandi (Abecedario pittorico, 1704), lo dice milanese e commenta: "Poche opere sue si vedono in Patria, perchè fu vago di girare il Mondo"; testimonianza probabilmente fondata, poiché il suo percorso artistico è conosciuto in Varese e dintorni solo dal 1617 al 1633: una circostanza che fa ipotizzare che il pittore abbia trascorso altri periodi della sua vita altrove. Ancora nel 1817 il Mondino veniva definito come "uno de' migliori scolari del Morazzone" Il pittore, figura importante del primo Seicento lombardo, resta ancor oggi in ombra, anche se nel corso degli ultimi decenni ha goduto di qualche fortuna critica a partire dagli studi di Vito Zani del 1996 e 1997, con in seguito molte citazioni sparse, soprattutto nella scia del Morazzone.Mondino fu attivo nel primo quarto del Seicento a Varese e lavorò sia nelle sue principali chiese, sia per le più importanti famiglie della città. Fu presente anche al Sacro Monte di Varese, dove realizzò alcuni affreschi per la sesta cappella dell'Orazione nell'Orto. La sua arte manca però, come ricorda lo Zani, "di troppe prerogative determinanti" rispetto al sommo maestro Morazzone; secondo Mina Gregori, si rivela come "una gradevole trascrizione dei pensieri più facili del maestro". La sua attività conosciuta si sviluppa fra il 1617 e il 1633.Il matrimonio di santa Caterina è opera singolare di Mondino. Si ricollega ad un dipinto nella pinacoteca Ambrosiana, opera di qualità decisamente inferiore, già attribuito al Morazzone e oggi a Scuola Lombarda. Sulla tela saranno necessari ulteriori studi.Bibliografia:Zani Vito, Novità su Antonio Mondino, allievo del Morazzone, in Tracce , XVI (1996), pp. 33-53 Zani Vito, Ulteriori novità su Antonio Mondino", in Tracce , 1997, N.S. 17.1997, 13, 29-38Stoppa Jacopo, Il Morazzone, Milano 2003A. Cifani, F. Monetti, Antonio Mondino,La deploration sur le Christ mort, in: De Vouet à Boucher: au coeur de la collection Motais de Narbonne : peintures françaises et italiennes des XVII et XVIIIe siècles, Orleans, 2018, pp. 240-41
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Lotto 1348 ANTONIO ZANCHIPrometeo incatenato, 1670 ca. Olio su tela, 187x144 cmPrometeo era un Titano che per proteggere i mortali dal freddo e dalla debolezza, rubò una scintilla del fuoco divino dalla fucina di Efesto (o dal carro del sole), nascondendola dentro una ferula (un fusto cavo) e la consegnò agli uomini. Insieme al fuoco, insegnò all'umanità le arti della sopravvivenza, la scrittura, la matematica, la medicina, l'astronomia e la metallurgia. Per vendicarsi di Prometeo e degli uomini, Zeus ordinò la creazione di Pandora, la prima donna, portatrice del vaso pieno di mali e speranze. Prometeo fu catturato e incatenato a una roccia sui monti del Caucaso. Ogni giorno, un'aquila (Aithon) gli divorava il fegato, il quale si rigenerava durante la notte rendendo il supplizio eterno. Il Titano fu infine liberato da Ercole con il consenso di Zeus.Antonio Zanchi rappresenta una delle massime espressioni del tenebrismo e del naturalismo chiaroscurale nella pittura veneziana del Seicento. Fin dai suoi esordi, lo stile dell'artista si distingue per l'uso di pennellate ricche e materiche unite a prospettive e scorci decisamente audaci. Un esempio di questa maestria è l'opera del 1666 per la Scuola Grande di San Rocco, dove Zanchi riesce a evocare con straordinaria intensità il dramma e i tragici effetti della peste. La tela qui analizzata è successiva a quel capolavoro e la sua realizzazione è databile intorno al 1670. Bibliografia:Cfr. P. Zampetti, Antonio Zanchi, in I pittori bergamaschi dal XIII al XIX secolo. Il Seicento, Vol. IV, Bergamo, Poligrafiche Bolis, 1987, pp. 419-707B. Andreose, F. Gambarin, Antonio Zanchi "pittor celeberrimo", Este, 2009.
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Lotto 1349 PETER PAUL RUBENS(e bottega)con la collaborazione diTHEODOOR VAN THULDEN (1606-1669)Atalanta e MeleagroOlio su tela, 127,5x127,5 cmIl dipinto, di alta qualità pittorica, raffigura l'episodio mitologico di Meleagro che offre ad Atalanta la testa del cinghiale calidonio, trofeo della celebre caccia narrata nelle Metamorfosi di Ovidio. Al centro della composizione, Atalanta è ritratta a seno scoperto, avvolta in un drappo bianco e porpora fermato da una spilla gemmata, mentre osserva con espressione assorta il giovane cacciatore alla sua destra, anch'egli a torso nudo e avvolto in un manto blu, che le porge la preda. Alle spalle della coppia, un compagno suona un corno da caccia, mentre una figura barbuta emerge sullo sfondo scuro, contribuendo a costruire un senso di affollamento e concitazione tipico delle scene di caccia barocche. In primo piano, la testa del cinghiale, resa con grande efficacia naturalistica, occupa gran parte dello spazio pittorico, sottolineando il tema venatorio dell'episodio. La resa carnosa e luminosa delle figure, il taglio compositivo serrato e la palette calda, giocata su incarnati rosati e tessuti dai colori decisi, sono coerenti con la temperie pittorica fiamminga barocca di primo Seicento. La versione più nota di questo dipinto (1635 circa ) si trova al Museo del Prado di Madrid, mentre una famosa copia autografa o di studio con lievi varianti è conservata al Metropolitan Museum of Art di New York. Questa versione è replica della bottega di Rubens, in questo caso probabilmente con la collaborazione di Theodoor van Thulden, suo allievo diretto. Bibliografia:Cfr. , M. Jaffé, Rubens, Milano 1989McGrath, Corpus Rubenianus Ludwig Burchard. Rubens. Subjects from history, Harvey Miller Publishers, 1997.
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Lotto 1350 PAOLO GEROLAMO PIOLASalomè con la testa del BattistaOlio su tela, 133x103 cmSalomé si staglia con fierezza sul fondo scuro di questa tela ovale; il capo è agghindato con piume e pietre preziose; il suo abito blu è ammantato con un drappo color ocra scuro che muove come per un soffio di vento.L'eloquenza della figura dipinta dal Piola è notevole, evidenziata sia da questa tavolozza smagliante che dal convulso movimento del panneggio, e dalla gestualità della dama, che con quella splendida mano dipinta in scorcio richiama in modo teatrale la nostra attenzione.L'opera magistrale di Paolo Gerolamo, datata dalla critica alla maturità del pittore, si pone in bilico tra il ritratto e il quadro allegorico, in cui si sottolinea la sensualità della donna e la sua capacità di ottenere qualsiasi cosa facendo leva sulla propria avvenenza. Provenienza:Collezione privata, ParigiGalerie Canesso, ParigiCollezione privata, ItaliaBibliografia:A.Toncini Cabella, Genova nel primo Settecento, Bollettino d'arte n.100, Aprile-Giugno 1997, p.125 fig.11A.Toncini Cabella, Paolo Gerolamo Piola, GE, 2002, p.67 fig.90V.Damian, Un modello inedito di Tanzio da Varallo. Acquisizioni recenti. Parigi, 2003, p.38-39A.Orlando, Pittura fiammingo-genovese. Ritrovamenti dal collezionismo privato, Allemandi, TO, 2012, p.116.A.Orlando, Caravaggio e i genovesi, GE, 2019, tav.29A.Orlando, Tra sacro e profano, Museo nazionale - Palazzo dei Granduchi di Lituania, 2020, catalogo della mostraP.Carofano, Il Barocco e Noto, 2023, p.43 Esposizioni:Galerie Canesso, Un modello inedito di Tanzio da Varallo. Acquisizioni recenti. Parigi, rue Rossini. 2003Caravaggio e i genovesi, Genova, Palazzo della Meridiana, Febbraio-Giugno 2019Tra sacro e profano, Museo nazionale - Palazzo dei Granduchi di Lituania, 2020Il Barocco e Noto, Noto, convitto delle Arti, Aprile-Ottobre 2023
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Lotto 1351 COPPA IN MAIOLICA, IZNIK, XVII SECOLO, decoro policromo nel cavetto con fiori di tulipano e cardo, bordo ad ovuli bruni, fondo avorio; lievi difetti e probabile restauro.Diam. 29 cm
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Lotto 1352 COPPA IN MAIOLICA, IZNIK, XVII SECOLO, decoro policromo nel cavetto con fiori di tulipano e cardo, bordo a foglie e fiori, fondo avorio; probabili restauri minori.Diam. 26,5 cm
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Lotto 1353 COPPA IN MAIOLICA, IZNIK, XVII SECOLO, decoro policromo nel cavetto con fiori di tulipano e cardo, bordo ad ovuli bruni, fondo avorio; probabili restauri in corrispondenza dell'orlo.Diam. 25 cm