Asta 71 - Dipinti di selezionati XIX e XX secolo.

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sabato 24 ottobre 2026 ore 15:00 (UTC +01:00)
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  • Guido Farina - "Marina"
    Lotto 1

    Guido Farina
    Verona 1896 - Padova 1957

    "Marina"
    Olio su tavola cm 50,5 x 60,5 firmato in basso sx G.Farina

    - Guido Farina è stato un pittore italiano nato a Verona nel 1896 e morto a Padova nel 1957. La sua opera si colloca nella pittura veneta tra le due guerre, in un percorso che dalla stagione di Ca’ Pesaro conduce al clima del Novecento italiano.Si formò all’Accademia Cignaroli di Verona, alla quale si iscrisse nel 1910, ed esordì nel 1918 in una mostra promossa a Verona dalla Pro Assistenza Civica. Nei primi anni Venti si legò all’ambiente della cosiddetta Scuola di Burano e presentò vedute urbane e paesaggi alle rassegne degli artisti dissidenti di Ca’ Pesaro, che raccoglievano a Venezia le voci più giovani e indipendenti della pittura lagunare.Dal 1924 fu invitato alla Biennale di Venezia, dove espose con continuità. Fu vicino al movimento del Novecento italiano, partecipando alla prima e alla seconda mostra del gruppo, a Milano nel 1926 e nel 1929, e nel 1931 tenne la sua prima personale alla Galleria del Milione di Milano. Nello stesso anno fu presente alla prima Quadriennale d’arte nazionale di Roma, dove una sua opera venne acquistata per le collezioni pubbliche.Accanto alla pittura da cavalletto si dedicò alla decorazione murale, lavorando agli affreschi del Museo di Castelvecchio a Verona tra il 1925 e il 1929 e a quelli del Palazzo del Podestà tra il 1929 e il 1930. Viaggiò con frequenza in Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera e Austria, esperienze che ampliarono il suo repertorio di vedute.La sua produzione è dedicata soprattutto al paesaggio e alla veduta, dai centri urbani alle colline del Garda e ai borghi della campagna veronese, affrontati con una costruzione solida e misurata della forma. Morì a Padova nel 1957.

  • Luigi Zago - "Natura morta"
    Lotto 2

    Luigi Zago
    Villafranca di Verona (VR) 1894 - Mendoza 1952

    "Natura morta"
    Olio su tavola cm 61x75 firmato in basso a dx Luigi Zago

    - ​Luigi Zago nacque il 14 febbraio 1894 a Villafranca di Verona, in Italia. Fin da giovane, mostrò una spiccata inclinazione per l'arte, iniziando a dipingere come autodidatta. Nel 1924, sotto la guida del pittore Vettore Zanetti Zilla, affinò ulteriormente le sue capacità artistiche.La sua carriera espositiva ebbe inizio nel 1924 al Lyceum di Milano, dove le sue opere catturarono l'attenzione di critici e artisti, tra cui Carlo Carrà. Nel 1925, partecipò alla Biennale di Roma, ottenendo riconoscimenti significativi. Continuò a esporre in importanti sedi come la Quadriennale di Torino e in altre città italiane, tra cui Milano, Firenze e Bologna.​Nel 1926, in occasione del Centenario Francescano, Zago realizzò ottanta opere dedicate ai luoghi legati a San Francesco d'Assisi. Questi dipinti furono pubblicati nei tre volumi dei "Santuari Francescani" di Padre Vittorino Facchinetti. L'anno successivo, dipinse una serie di cinquanta opere ispirate ai luoghi e alle atmosfere dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, raffigurando scene come quelle di Don Abbondio e Pescarenico.​Nel 1928, Zago allestì una mostra personale alla Galleria Micheli di Milano, presentando opere che ritraevano i luoghi della Prima Guerra Mondiale. Nello stesso anno, partecipò alla Biennale di Venezia con i dipinti "La Fonte" e "Finestra". Per il ventennale della Vittoria, intraprese un viaggio a piedi attraverso i luoghi dove aveva combattuto, creando una serie di opere esposte nella "Mostra dei campi di battaglia – dal Timavo all'Adamello" a Milano. Queste opere gli valsero il titolo di "pittore delle visioni di pace sui luoghi di guerra".Nel 1929, Zago vinse il primo premio alla Mostra del Paesaggio di Baveno e, nel 1942, ottenne lo stesso riconoscimento alla Mostra Sindacale di Milano con il dipinto "Alto Lago di Como", successivamente acquisito dalla Provincia di Milano. Tuttavia, nel 1943, un bombardamento distrusse gran parte del suo studio a Milano, perdendo numerose opere. Nonostante ciò, organizzò una mostra con i lavori rimasti e continuò a esporre in città come Biella, Bergamo e Como.Nel 1946, Zago ricevette il primo premio alla "Mostra del Mare" di San Remo. L'anno seguente, la moglie Magda Martinelli portò alcune sue opere in Sud America, presentandole in musei e gallerie. Nel 1949, Zago si trasferì a Buenos Aires, in Argentina, dove lavorò per il Ministero delle Belle Arti. In Sud America, ottenne numerosi successi, esponendo in città come Rosario, Mendoza, Cordoba, Punta del Este e Montevideo. Il governo della provincia di Cordoba gli commissionò cinquanta tele raffiguranti la città e i suoi paesaggi, pubblicate nel catalogo "Cordoba y sus Sierras en su poesía de colores".Noto anche come "il pittore di Evita Perón", Zago morì improvvisamente a Buenos Aires l'8 luglio 1952, prima di poter completare un ulteriore incarico a Posadas, nella provincia di Misiones. Nel 1953, Villafranca di Verona gli rese omaggio con una grande mostra postuma, seguita nel 1954 dalla posa di una lapide commemorativa sulla sua casa natale in via Pace. Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all'estero, tra cui musei a Buenos Aires, Montevideo, Rosario e Santiago.​

  • Oscar Ricciardi - "Paesaggio flegreo"
    Lotto 3

    Oscar Ricciardi
    Napoli 1864-1935

    "Paesaggio flegreo"
    Olio su tela cm 49,5x69,5 firmato in basso a dx Ricciardi

    - Oscar Ricciardi (Napoli, 24 febbraio 1864 – 1935) è stato un pittore impressionista italiano, noto per le sue marine e vedute urbane che catturano l’essenza della vita quotidiana con un uso sapiente del colore e della luce. Autodidatta, Ricciardi fu inizialmente influenzato dallo stile di Domenico Morelli. Inizialmente si dedicò a scene di genere, ma ben presto orientò la sua arte verso paesaggi e marine, trovando un ampio riscontro commerciale grazie alla sua capacità di tradurre la bellezza naturale in composizioni piene di vitalità.La sua carriera lo vide protagonista in numerose esposizioni, tra cui quella Nazionale di Palermo del 1892, quella di Milano del 1894, e quelle di Torino (1896, 1902, 1908). Le sue opere furono esposte anche all'Esposizione Nazionale d'Arte di Napoli nel 1916. Inoltre, le sue creazioni sono conservate in prestigiosi musei come la Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli e il Musée des Beaux-Arts di Mulhouse, in Francia.Il suo stile, fortemente influenzato dall'impressionismo, si caratterizzava per il trattamento della luce e dei colori, elementi che gli consentivano di restituire l’atmosfera vivace delle strade di Napoli, dei mercatini e delle scene di vita quotidiana. Le sue opere, spesso di piccolo formato, venivano destinate non solo al pubblico locale, ma anche ai numerosi turisti che visitavano la città partenopea. La sua abilità nel fondere tradizione e innovazione gli ha permesso di emergere come una figura di spicco nell'arte napoletana del XIX secolo, contribuendo a definire un’epoca artistica che ha saputo riflettere la modernità pur rimanendo ancorata alla tradizione.

  • Giuseppe Casciaro - "Il grano maturo"
    Lotto 4

    Giuseppe Casciaro
    Ortelle 1863 - Napoli 1941

    "Il grano maturo"
    Tecnica mista pastelli su carta cm 31x51 firmato in basso a sx Giuseppe Casciaro

    - Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.Giuseppe Casciaro morì a Napoli nel 1945.

  • Giuseppe Casciaro - "Sotto il pergolato"
    Lotto 5

    Giuseppe Casciaro
    Ortelle 1863 - Napoli 1941

    "Sotto il pergolato"
    Tecnica mista pastelli su carta cm 30x52 firmato in basso a sx Giuseppe Casciaro

    - Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.Giuseppe Casciaro morì a Napoli nel 1945.

  • Leonardo Roda - "Il Cervino"
    Lotto 6

    Leonardo Roda
    Racconigi 1868 - Torino 1933

    "Il Cervino"
    Olio su cartone cm 24x63,5 firmato in basso a dx L.Roda

    - Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte. Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei.

  • Riccardo Galli - "Alle falde del Monte Rosa Alpe Campo "
    Lotto 7

    Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944

    "Alle falde del Monte Rosa Alpe Campo "
    Olio su tela cm 69,5x85 firmato in basso a dx Riccardo Galli

    - Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.

  • Angelo Abrate - "Le Mont Blanc et les Domes de Miage du Mont d'Arbois"
    Lotto 8

    Angelo Abrate
    Torino 1900 - Sallanches 1985

    "Le Mont Blanc et les Domes de Miage du Mont d'Arbois"
    Olio su tavola cm 34x44 firmato in basso a dx A.Abrate

    - Angelo Abrate è stato un pittore e alpinista italiano nato a Torino nel 1900 e morto nel 1985. È ricordato come uno dei più importanti interpreti del paesaggio d’alta montagna del Novecento, tanto da essere conosciuto come il pittore del Monte Bianco.Figlio di un calzolaio, trascorse parte dell’infanzia a Marsiglia, dove la famiglia si era trasferita, e iniziò presto a lavorare. Tornato a Torino nell’adolescenza, fu impiegato come meccanico e completò da autodidatta la propria formazione culturale. In pittura fu sostanzialmente autodidatta: decisivo fu l’incontro a Sauze d’Oulx con il divisionista Cesare Maggi, che divenne suo maestro e amico, mentre tra i propri riferimenti indicò sempre Giovanni Segantini e Ferdinand Hodler.Alpinista di valore, nel 1923 entrò nel Club Alpino Accademico Italiano e alcuni anni dopo nel Groupe de Haute Montagne francese. Nel luglio dello stesso 1923 raggiunse la vetta dell’Aiguille de Leschaux con Francesco Ravelli e Guido Alberto Rivetti, e in seguito salì spesso da solo in quota per dipingere direttamente davanti al soggetto.A metà degli anni Venti tenne la prima personale a Torino, seguita da mostre a Chamonix, Milano e Parigi. Nel 1927 sposò Gemma e lasciò il lavoro per dedicarsi interamente alla pittura, stabilendosi in Alta Savoia, prima a Chamonix e poi a Sallanches. La morte della moglie nel 1942 segnò un mutamento anche nel linguaggio: dalla spatola degli anni giovanili passò al pennello, con passaggi tonali più sottili.La sua produzione, stimata in circa milleottocento tele, è dedicata al massiccio del Monte Bianco e alle sue cime, dal Dente del Gigante alle Grandes Jorasses, dai Drus alla Verte, fino ai crepacci della Mer de Glace. Nel 1973 pubblicò l’autobiografia L’ultima tela. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, nonostante i problemi alla vista, e morì nel 1985.

  • Camillo Besana - "Segheria di Malesco e Gridone"
    Lotto 9

    Camillo Besana
    Malesco (VB) 1887 - 1941

    "Segheria di Malesco e Gridone"
    Olio su tavola cm 25x31 firmato in basso a dx C.Besana

    - amillo Besana nacque a Malesco, in Valle Vigezzo, il 4 agosto 1887, e si affermò come uno dei principali interpreti del paesaggio alpino italiano dei primi decenni del Novecento. Figlio di Ferrario Balbina e Davide, sin da giovane mostrò una spiccata attitudine per la pittura e frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini a Santa Maria Maggiore, dove ebbe come maestri figure di rilievo come Pietro Maria Gennari, Dario Giorgis ed Enrico Cavalli. Qui assimilò le tecniche del vero e l’influenza dell’impressionismo francese, sviluppando uno stile personale basato sulla sensibilità cromatica e sulla contemplazione della natura.Dopo gli studi, Besana lavorò come decoratore a Bologna e Torino, esperienze che arricchirono la sua formazione artistica, prima di tornare stabilmente in Valle Vigezzo, dove aprì il proprio studio. La sua produzione si concentrò principalmente sui paesaggi alpini, dalle vallate ai boschi, dai borghi montani ai riflessi mutevoli delle stagioni. Le sue tele trasmettono una calma contemplativa, in cui la natura non è semplicemente rappresentata ma vissuta con intensità emotiva, spesso con una lieve malinconia che ne accentua la poeticità.Oltre ai paesaggi, Besana si dedicò anche agli affreschi e ai ritratti, decorando cappelle votive sparse nella Valle Vigezzo, dove univa la devozione religiosa alla sensibilità artistica. La vita personale dell’artista fu segnata da difficoltà, tra cui la malattia della giovane moglie, che influenzò la sua produzione e il tono delle opere. Nonostante ciò, continuò a esporre con successo in Piemonte e Lombardia, in città come Milano, Torino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Novara, nonché in località del vicino Canton Ticino.Camillo Besana morì a Malesco il 7 febbraio 1941

  • Oreste Albertini - "Tramonto 1941 Moena"
    Lotto 10

    Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953

    "Tramonto 1941 Moena"
    Olio su tavola cm 49,5x59 firmato in basso a dx O.Albertini

    - Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

  • Domenico De Bernardi - "Casa rossa 1944"
    Lotto 11

    Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963

    "Casa rossa 1944"
    Olio su tavola cm 50x59,5 firmato in basso a sx D.Bernardi

    - Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura. Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.

  • Ruggero Focardi - "Ritorno a casa"
    Lotto 12

    Ruggero Focardi
    Firenze 1864 - Quercianella (LI) 1934

    "Ritorno a casa"
    Olio su tavola cm 28,5x39,5 firmato in basso a dx R.Focardi

    - Ruggero Focardi è stato un pittore italiano nato a Firenze il 16 luglio 1864 e morto a Quercianella, presso Livorno, il 25 febbraio 1934. La sua opera si colloca nella tradizione toscana post-macchiaiola, con una produzione dedicata al paesaggio e alla vita dei campi.Proveniva da una famiglia di artisti: il padre e il fratello maggiore John erano scultori. Iniziò a dipingere da giovanissimo, in gran parte da autodidatta, e nel 1881 raggiunse il fratello a Londra, dove frequentò la Royal Academy. Tornato in Italia, si avvicinò al gruppo dei Macchiaioli grazie all’amicizia con Telemaco Signorini, che ne influenzò profondamente gli esordi, sia nell’uso della macchia sia nell’impostazione descrittiva e analitica della composizione.Espose alla Promotrice fiorentina dal 1884 e all’Esposizione universale di Parigi del 1889. Nel 1921 partecipò alle Biennali di Napoli e di Roma e l’anno successivo gli fu dedicata una mostra personale; fu poi presente alla Biennale di Venezia nel 1924 e nel 1926 e alle tre edizioni della Mostra nazionale d’arte marinara tra il 1926 e il 1929.Intorno al 1901 si accostò a temi di gusto preraffaellita e alla tecnica divisionista di Previati, senza però che il suo linguaggio ne fosse sostanzialmente modificato. La sua pittura resta legata al vero, con pennellate calde e precise, toni ocra e terrosi, forme semplificate e forti contrasti di luce, al servizio di soggetti rurali rappresentati senza idealizzazione, come nei Contadini di Padenghe, ambientati sulle rive del Garda.Eseguì un affresco nella Villa medicea di Cerreto Guidi, insegnò all’Accademia di Belle Arti di Firenze e collaborò a riviste d’arte e a periodici di orientamento socialista e umanitario. Morì a Quercianella nel 1934.

  • Gino Romiti - "Via di paese 1927"
    Lotto 13

    Gino Romiti
    Livorno 1881 - 1967

    "Via di paese 1927"
    Olio su tavola cm 40x60 firmato in basso a dx Gino Romiti

    - La vita di Gino Romiti, nato a Livorno nel 1881 e scomparso nel 1967, è una storia di determinazione e passione che ha attraversato il mondo dell'arte con notevole impatto. Cresciuto in una famiglia modesta, Romiti si trovò presto ad affrontare le sfide finanziarie, ma non abbandonò mai la sua innata passione per la pittura.A soli sedici anni, riuscì a entrare alla Scuola di Guglielmo Micheli a Livorno, una vera e propria fucina d'arte, dove ebbe l'opportunità di interagire con artisti di spicco come Llewelyn Lloyd, Amedeo Modigliani e Giovanni Fattori. Questo periodo formativo fu fondamentale per plasmare la sua carriera artistica.Sin dall'inizio, Romiti partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Permanente di Milano, la Biennale di Venezia e l'Internazionale di Bruxelles. Nel 1920 fu uno dei fondatori del Gruppo Labronico, un'associazione artistica che nacque proprio nel suo studio e di cui fu presidente dal 1943 al 1967. Durante questo periodo, le sue opere subirono un'importante influenza dall'esperienza divisionista, concentrandosi su tematiche legate alla sua città natale, come le pinete di Ardenza e i paesaggi marini. Grazie al suo profondo interesse per il mare, creò anche opere singolari che ritraevano il fondo marino.Purtroppo, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo portò ad arruolarsi e combattere in Albania, dove realizzò numerosi disegni ispirati al paesaggio e alla vita militare. La sua intensa attività espositiva continuò nel 1922 con la partecipazione alla prima edizione della Primavera Fiorentina. L'ultima sua personale, la quarantacinquesima, si tenne a Siena presso la Galleria "La Balzana" nel 1964, e molte furono le sue retrospettive.Gino Romiti era non solo un talentuoso artista ma anche un uomo di profonda spiritualità e religiosità. La sua interpretazione pittorica della vita rifletteva il suo spirito cristiano di accettazione e fede. Le sue opere trasmettevano una luce "vera" che eguagliava la luce di Dio. La natura era la sua fonte d'ispirazione, e in essa trovava purezza, pace e serenità, rappresentando con semplicità ed entusiasmo ogni aspetto cromatico.I suoi quadri erano spesso caratterizzati da luminosità e cromatismi intensi. La rappresentazione della luce era centrale in tutte le sue opere, rendendo ogni forma e contenuto dorati e vibranti. Questi giochi di luce e colori si fondevano in una sinfonia che invitava alla riflessione e talvolta alla preghiera. La sua abilità nel catturare la luce in modo magistrale induceva alla meditazione e suggeriva una pausa nell'agitazione umana, incoraggiando le persone a riflettere sulla loro esistenza in rapporto all'Universo. Questo Universo era simbolicamente rappresentato dalla bellezza della natura, vista come l'elemento perfetto e sublime della creazione divina, e Romiti, con umiltà, portava rispetto a questa grandezza. Le opere di Gino Romiti erano veri e propri inno alla vita, una testimonianza della sua profonda connessione con il mondo che lo circondava e con la spiritualità che permeava ogni aspetto della sua arte.

  • Harry Brooker - "Il giovane Sarto ( giochi di infanzia ) 1907"
    Lotto 14

    Harry Brooker
    Londra Inghilterra 1848 - 1940

    "Il giovane Sarto ( giochi di infanzia ) 1907"
    Olio su tela cm 71x91 firmato in basso a dx Harry Brooker

    - Harry Brooker (1848–1940) è stato un pittore britannico specializzato nella pittura di genere, attivo soprattutto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. La sua produzione si inserisce pienamente nel gusto vittoriano per la rappresentazione della vita domestica e dell’infanzia, con scene spesso ambientate in interni borghesi o in contesti quotidiani, caratterizzate da un tono narrativo semplice e da una forte attenzione al dettaglio realistico.Nato a Londra nel 1848 in una famiglia legata al mondo artistico, Brooker si formò probabilmente anche grazie all’influenza del suo ambiente familiare, in particolare dello zio Charles Hunt, anch’egli pittore. Fin da giovane si dedicò alla pittura di soggetti di genere, trovando presto una propria collocazione nel circuito espositivo britannico. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento iniziò infatti a esporre presso importanti istituzioni come la Royal Academy e la Royal Society of British Artists, ottenendo una discreta visibilità.La sua carriera fu segnata da una costante attenzione per il mondo dell’infanzia, che rappresentò il nucleo centrale della sua produzione. Bambini impegnati nel gioco, momenti di vita familiare e scene domestiche costituiscono i soggetti più ricorrenti delle sue opere, trattati con un linguaggio pittorico misurato e narrativo, vicino alla tradizione della cosiddetta Cranbrook Colony, un gruppo di artisti che celebrava la vita familiare idealizzata dell’Inghilterra vittoriana. In questo contesto, Brooker sviluppò uno stile riconoscibile per la sua capacità di combinare realismo descrittivo e sentimento affettuoso, spesso con una sottile vena narrativa o moraleggiante.Nel corso della sua vita si sposò e si trasferì per un periodo a Southport, lavorando anche come insegnante privato di disegno prima di tornare a Londra, dove continuò la sua attività artistica ed espositiva fino ai primi decenni del Novecento. Le sue opere furono esposte anche in sedi provinciali e continuarono a circolare nel mercato dell’arte anche dopo la sua morte.Harry Brooker morì a Londra nel 1940, lasciando un corpus di opere che oggi viene ricordato soprattutto per la sua capacità di restituire con sensibilità e precisione l’immaginario domestico e infantile dell’età vittoriana, contribuendo alla tradizione della pittura di genere inglese.

  •  Guilhermo Carlos  Tasset   - "Foliage autunnale"
    Lotto 15

    Guilhermo Carlos Tasset
    Lima Peru' 1843 - Nizza Francia 1925

    "Foliage autunnale"
    Olio su tela cm 80x110 firmato in basso a dx G.Tasset

  • Maria Colzani - "Il sonno della donna"
    Lotto 16

    Maria Colzani
    Milano 1879 - Gornate Olona (VA) 1977

    "Il sonno della donna"
    Pastello su carta cm 60x100 firmato in basso a sx M.Colzani

    - Maria Colzani è stata una pittrice italiana nata a Milano nel 1879 e morta a Gornate Olona, in provincia di Varese, nel 1977. La sua opera si inserisce nella pittura lombarda di fine Ottocento e primo Novecento, in un percorso che dalla figura conduce al paesaggio.Nata in una famiglia milanese di piccoli industriali, si formò presso l’Accademia libera di pittura di Filippo Carcano. Espose con regolarità alla Permanente di Milano a partire dal 1899 e nel 1900 presentò due pastelli, Nuda e Primavera, alla quarta Triennale di Brera, partecipando nello stesso anno all’esposizione nazionale di Verona.Negli anni successivi fu presente all’Esposizione nazionale di Milano del 1906, alle mostre femminili di Torino del 1910-11 e del 1913, al Lyceum femminile di Milano, alla Famiglia Artistica milanese nel 1918 e all’Umanitaria nel 1919. A Torino ottenne inoltre un riconoscimento per la caricatura. Un suo dipinto eseguito all’interno del gasometro di Milano, con gli operai intenti all’estrazione del coke incandescente, fu esposto alla Famiglia Artistica e giudicato degno del Museo del Lavoro.La prima produzione è dedicata alla figura, in particolare all’infanzia, e ai ritratti dei familiari; in seguito, sotto l’influenza di Leonardo Bazzaro ed Emilio Gola, si orientò verso il paesaggio, con una pittura sempre più vigorosa e intensa, segnata da una sincera ricerca dell’essenza della natura.Durante il ventennio si ritirò dalle esposizioni ufficiali a causa del suo convinto socialismo, tornando a esporre negli anni Cinquanta. Continuò a dipingere fino a tarda età, quasi cieca, scrivendo anche poesie in dialetto milanese. Nel 1969 si trasferì a Gornate Olona, dove morì nel 1977.

  • Augusto Laforet - "Colori d'autunno "
    Lotto 17

    Augusto Laforet
    Milano 1881 - Ghiffa 1970 ( Verbano-Cusio-Ossola )

    "Colori d'autunno "
    Olio su cartone cm 49x35 firmato in basso a dx Augusto Laforet

    - Augusto Laforêt è stato un pittore italiano nato nel 1881 e morto nel 1970, attivo soprattutto in ambito milanese nella prima metà del Novecento. Le fonti lo ricordano principalmente come paesaggista.La sua produzione è dedicata in larga parte al paesaggio di montagna e di lago, con scorci alpini, baite e vedute lacustri, eseguiti a olio su tela e su tavola con una pennellata rapida e attenta agli effetti atmosferici.Accanto al paesaggio praticò anche il ritratto. Eseguì alcuni ritratti per la quadreria dell’Istituto dei Ciechi di Milano e, nel 1930, ricevette dall’Ospedale Maggiore la commissione del ritratto della benefattrice Adele Zacchi Fornoni, cantante lirica e insegnante di pianoforte. L’opera, di grande formato, fu approvata all’inizio dell’anno successivo ed entrò nelle collezioni dell’ospedale, dove è tuttora conservata; la critica vi ha sottolineato la pennellata veloce dello sfondo, in cui ombre e cielo creano un’atmosfera quasi drammatica.Augusto Laforêt morì nel 1970.

  • Achille Jemoli - "Primavera burrascosa 1945"
    Lotto 18

    Achille Jemoli
    Lecco 1878 - 1960

    "Primavera burrascosa 1945"
    Olio su tavola cm 48x60 firmato in basso a dx A.Jemoli

    - Achille Jemoli è stato un pittore e incisore italiano nato a Lecco il 28 settembre 1878 e morto a Milano il 16 dicembre 1960. La sua opera si colloca nella pittura lombarda del primo Novecento, divisa tra il ritratto e il paesaggio di montagna.Si formò all’Accademia di Brera come allievo di Cesare Tallone, dal quale assimilò la solidità del disegno e la sensibilità per la resa del carattere nella figura. Esordì nel 1910 a Torino con un autoritratto e una veduta del Monte Rosa all’alba e nello stesso anno presentò alcune puntesecche all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano. Nel 1912 espose L’Alpe del sogno alla mostra dei rifiutati allestita alla Cova di Milano e nello stesso anno fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera.Partecipò con regolarità alle esposizioni nazionali e tenne mostre personali in diverse città italiane. Nel 1923 fu presente alla Quadriennale di Torino con Mattino sull’alpe e nel 1928 ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione d’arte montana.Come ritrattista eseguì le effigi di numerose personalità del suo tempo, tra cui il professor Murri, il professor De Agostini e don Luigi Guanella, e lavorò anche per la quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Si dedicò inoltre alla pittura sacra, con pale per chiese e conventi e affreschi per una cappella a Cadenabbia.Il paesaggio alpino resta il cuore della sua produzione, affrontato con attenzione alla luce e alle variazioni del giorno, tema al quale dedicò un ciclo di ventiquattro studi sulle ore della giornata. Due suoi dipinti, La morte di Nerone e Tramonto sul Catinaccio, sono legati alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Morì a Milano nel 1960; negli anni successivi gli furono dedicate mostre a Milano e a Piacenza.

  • Achille Jemoli - "Betulla montana 1944"
    Lotto 19

    Achille Jemoli
    Lecco 1878 - 1960

    "Betulla montana 1944"
    Olio su tavola cm 50x65 firmato in basso a dx Achille Jemoli

    - Achille Jemoli è stato un pittore e incisore italiano nato a Lecco il 28 settembre 1878 e morto a Milano il 16 dicembre 1960. La sua opera si colloca nella pittura lombarda del primo Novecento, divisa tra il ritratto e il paesaggio di montagna.Si formò all’Accademia di Brera come allievo di Cesare Tallone, dal quale assimilò la solidità del disegno e la sensibilità per la resa del carattere nella figura. Esordì nel 1910 a Torino con un autoritratto e una veduta del Monte Rosa all’alba e nello stesso anno presentò alcune puntesecche all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano. Nel 1912 espose L’Alpe del sogno alla mostra dei rifiutati allestita alla Cova di Milano e nello stesso anno fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera.Partecipò con regolarità alle esposizioni nazionali e tenne mostre personali in diverse città italiane. Nel 1923 fu presente alla Quadriennale di Torino con Mattino sull’alpe e nel 1928 ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione d’arte montana.Come ritrattista eseguì le effigi di numerose personalità del suo tempo, tra cui il professor Murri, il professor De Agostini e don Luigi Guanella, e lavorò anche per la quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Si dedicò inoltre alla pittura sacra, con pale per chiese e conventi e affreschi per una cappella a Cadenabbia.Il paesaggio alpino resta il cuore della sua produzione, affrontato con attenzione alla luce e alle variazioni del giorno, tema al quale dedicò un ciclo di ventiquattro studi sulle ore della giornata. Due suoi dipinti, La morte di Nerone e Tramonto sul Catinaccio, sono legati alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Morì a Milano nel 1960; negli anni successivi gli furono dedicate mostre a Milano e a Piacenza.

  • Mario Ornati - "Campagna milanese 1932"
    Lotto 20

    Mario Ornati
    Vigevano 1887 - Milano 1955

    "Campagna milanese 1932"
    Olio su tela cm 95x110 firmato in basso a dx M.Ornati

    - Mario Ornati è stato un pittore italiano nato a Vigevano nel 1887 e morto a Milano nel 1955. La sua opera si colloca nella pittura lombarda della prima metà del Novecento, con una produzione divisa tra il ritratto, il paesaggio e la decorazione.Si formò all’Accademia di Brera a Milano e proseguì gli studi a Roma sotto la guida di Giulio Aristide Sartorio, dal quale assimilò il gusto per la grande decorazione e una solida impostazione disegnativa. Esordì all’Esposizione internazionale di Roma e fu poi presente alle Nazionali di Brera del 1910 e del 1912 e alle esposizioni di Torino e Vercelli.Nel 1914 eseguì un fregio allegorico per il padiglione italiano alla fiera di Lipsia e nello stesso anno il re acquistò il suo dipinto Lago Maggiore. Nel 1920 ottenne il premio Mylius per un affresco, a conferma della sua abilità anche nella pittura murale.Fu un ritrattista molto richiesto nell’ambiente milanese e lavorò a lungo per la quadreria dell’Ospedale Maggiore, alla quale consegnò diversi ritratti di benefattori, tra cui quello della contessa Maria Scala Branca del 1932. Nei ritratti degli anni Trenta adottò spesso un’impaginazione scenografica, con una stesura fluida e un’interpretazione misurata della fisionomia, lontana dalle formule del Novecento.Accanto al ritratto coltivò il paesaggio, in particolare le vedute lacustri e lombarde. Morì a Milano nel 1955.

  • Rito Boscarini - "Nipoti in campagna"
    Lotto 21

    Rito Boscarini
    Gonzaga (MN) 1895 - Milano 1970

    "Nipoti in campagna"
    Olio su masonite cm 80x64,5 firmato in basso a sx Rito Boscarini

    -

  • Paolo Slaa - "Chiacchiere"
    Lotto 22

    Paolo Sala

    Milano 1859 - 1924


    "Chiacchiere"

    Acquarello su carta cm 56,5x75 firmato in basso a sx Paolo Sala

  • Emilio Gola - "Ritratto"
    Lotto 23

    Emilio Gola
    Milano 1851 - 1923

    "Ritratto"
    Olio su tela cm 52x39 firmato in basso a sx E.Gola

    - Emilio Gola è stato un pittore italiano nato a Milano il 22 febbraio 1851 e morto nella stessa città il 21 dicembre 1923. È considerato uno dei protagonisti della pittura lombarda tra Otto e Novecento, interprete di un naturalismo di respiro europeo.Nato in una famiglia nobile milanese, fu incoraggiato alla pittura dal padre, pittore dilettante. Nel 1873 si laureò in ingegneria industriale al Politecnico di Milano e non frequentò l’Accademia di Brera, preferendo le lezioni private di Sebastiano De Albertis. Guardò con interesse alla pittura di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, mentre i viaggi in Francia, Olanda e Inghilterra, resi possibili dalla condizione agiata della famiglia, lo misero in contatto con la pittura straniera.Esordì all’esposizione annuale di Brera nel 1879 e partecipò poi con regolarità alle rassegne nazionali, ottenendo i riconoscimenti più importanti in ambito europeo. Negli anni Ottanta era già un ritrattista apprezzato dell’aristocrazia milanese.La sua pittura, dal colore acceso e dalla pennellata energica, deriva dalla lezione scapigliata delle pennellate accostate e sovrapposte, ma la porta verso una tavolozza più chiara e una stesura più libera, talvolta a scapito della definizione della forma. Accanto al ritratto si dedicò al paesaggio con figure, soprattutto in Brianza, come nelle diverse versioni delle Lavandaie a Mondonico, ai Navigli milanesi e, negli ultimi anni, alle marine di Alassio e della laguna veneta.Fu un punto di riferimento per i pittori più giovani dell’ambiente milanese. Le sue opere sono conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Milano e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Morì a Milano nel 1923.

  • Leonardo Bazzaro - "La contessa 1902"
    Lotto 24

    Leonardo Bazzaro
    Milano 1853 - 1937

    "La contessa 1902"
    Olio su tavola cm 46x34 firmato in basso a dx L.Bazzaro

    - Leonardo Bazzaro fu un pittore italiano attivo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, noto soprattutto per i suoi paesaggi, i ritratti e le scene di vita quotidiana. La sua formazione artistica ebbe inizio in un periodo di fermento culturale, in cui le correnti del realismo e del verismo esercitarono una notevole influenza sui giovani artisti italiani. Durante la sua carriera, Bazzaro si distinse per la capacità di catturare la luce e l'atmosfera, elementi che rendono le sue opere particolarmente evocative e ricche di dettagli naturalistici .Il percorso espositivo del pittore lo vide protagonista in numerose mostre sia in Italia che all’estero, contribuendo così a diffondere il suo stile personale e a consolidare la sua reputazione nell’ambito della pittura di genere e del paesaggio. Pur rimanendo ancorato ai canoni del realismo, Bazzaro sperimentò progressivamente nuove tecniche e linguaggi pittorici, integrando elementi modernisti che evidenziarono la sua capacità di interpretare in chiave personale la realtà circostante .Oggi, le opere di Leonardo Bazzaro sono apprezzate non solo per la loro bellezza formale, ma anche per il valore storico e culturale che rappresentano, testimonianza di un’epoca di importanti trasformazioni artistiche e sociali in Italia. Molte delle sue creazioni sono custodite in collezioni museali e private, continuando a suscitare interesse e ammirazione tra collezionisti e studiosi d’arte.Questa breve biografia intende offrire una panoramica della vita e dell’opera di un artista che, pur essendo stato apprezzato nel suo tempo, oggi rappresenta un importante capitolo della storia della pittura italiana.

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Asta 71 - Dipinti di selezionati XIX e XX secolo.

Gentili amici e collezionisti,

siamo lieti di presentarvi il catalogo dell’Asta 71, dedicata ai dipinti selezionati del XIX e XX secolo: 45 opere tra paesaggio, veduta, ritratto e natura morta.

L’asta si terrà sabato 24 ottobre 2026 alle ore 15:00. Le offerte sono già aperte e possono essere inserite fin da ora online oppure tramite il nostro staff.

La diretta avrà inizio alle ore 15:00 del giorno dell’asta.

Tra gli artisti presenti segnaliamo, tra gli altri, opere di:

Pompeo Mariani, Emilio Gola, Leonardo Bazzaro, Alessandro Milesi, Anselmo Bucci, Riccardo Galli, Alessio Issupoff, Harry Brooker, Donato Frisia, Giuseppe Casciaro e molti altri.

Un piccolo nucleo del catalogo è dedicato alla montagna, con il Cervino di Leonardo Roda, il Monte Rosa di Riccardo Galli e il Monte Bianco di Angelo Abrate.

Le opere sono visibili in esposizione su appuntamento, prenotando al 351 3351356.

Come sempre restiamo a vostra completa disposizione per condition report, immagini aggiuntive, offerte telefoniche e qualsiasi ulteriore informazione sui lotti in catalogo.

Con i più cordiali saluti,

Jacopo Minetta

Sessioni

  • 24 ottobre 2026 ore 15:00 Sabato, ore 15:00 (1 - 45)

Esposizione

MOSTRA ASTA


La visione delle opere, presso la sede di Brescia, Via Fratelli Cairoli 26, è su appuntamento, via telefono o whatsapp +39 351 3351 356.

Pagamenti e Spedizioni

Contanti fino a 4.999 euro,

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