ASTA 191 - ARTE ANTICA E DELL'OTTOCENTO
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Lotto 63 TOEPUT DETTO IL POZZOSERRATO LODEWIJK (1550 - 1605) Scena di banchetto all'aperto. Olio su tela. Cm 203,00 x 123,00. Pittore, incisore e poeta, sembra che Ludovico Possoserrato fosse allievo di Hans Bol. Neerlandese ma trevigiano d’adozione, si trasferì quindi in Italia, soggiornando per un certo periodo a Venezia e compiendo viaggi a Firenze e Roma. Si stabilì quindi nel 1582 a Treviso dove svolse gran parte della sua attività. La sua pittura è strettamente legata a quella veneta: in particolare risente molto direttamente della lezione del Veronese e del Tintoretto. L’opera in esame è un raffinato esempio dello stile di questo singolare artista della sua piena maturità: le suggestioni dei giardini delle ville venete, animati da banchetti e concerti, si uniscono ai suggerimenti della pittura fiamminga, che porta all’aperto i passatempi dell’alta società. Grazie alla grafica circolavano in Italia stampe di dipinti come Paesaggio con castello di Hans Bol o ancora la Primavera di Lucas Valckenborch, che portavano sulla scena di una paesaggio innovatore gli spassi all’aperto dell’alta società delle Fiandre. È proprio dalla fusione di esperienze venete e suggerimenti fiamminghi che nasce la poetica delle opere più significative del Pozzoserrato, In un paesaggio nuvoloso tardo pomeridiano, che sembra presagire pioggia, si svolge una colazione al di sotto di un pergolato, che si nota in secondo piano. Al tavolo siedono anche dei musici. Nel primo piano invece, un tavolo con una tovaglia bianca con bordi rosso corallo e argento, riccamente adornato di frutta, pesche, fichi, ciliegie, melone, realizzata con maestria nella sua luminosità cromatica. Il cuoco porge nelle mani di un servitore un bel piatto di ciliegie, che sta per essere portato a tavola. In primo piano un davanzale di raffinati fiaschi dorati, che risaltano sul lino della tovaglia, oltre ad un piatto ed una brocca neri con profili in oro che si accostano ad un melograno maturo, un limone e una noce. Un giovane servitore scende le scale volgendo lo sguardo verso l’osservatore, coinvolgendolo nella scena di banchetto.. La composizione ricorda i dipinti del Tintoretto e del veronese anche se in modo più formale, mentre le figure ricordano quelle di Leandro Bassano. L’opera è databile alla piena maturità dell’artista e ne sono note diverse versioni, tutte con delle varianti: i personaggi sono molto simili, ma cambia la frutta posta sul tavolo e l’architettura delle ville. Nel dipinto passato in asta da Sotheby’s il 27 aprile 1960, n. 94, sulla destra della scena si ritrova una fontana al posto della villa, mentre la costruzione sulla sinistra è più maestosa, in un’altra versione, invece, passata in asta a Berlino alla vendita Van Diemen, 26-27 aprile 1935, n. 7, si intravede dietro la scalinata un secondo giovane servitore, e mancano sulla destra i due personaggi presenti nel dipinto in esame. Di un’altra versione conservata a Monaco di Baviera in collezione privata, dove il cielo presagisce un temporale, esisteva un disegno preparatorio al Gabinetto di Disegni di Berlino, poi andato perduto in un incendio . È stato ipotizzato che queste tele di conviti all’aperto potessero essere un’allegoria dell’autunno, vista la copiosità della frutta presente sul tavolo, elemento che da sempre esprime tale stagione, così come anche il cielo nuvoloso. Provenienza: Collezione privata svedese Bibliografia comparativa L. Menegazzi, Il Pozzoserrato, Venezia 1958, pp. 25-27; S. Mason Rinaldi, D. Luciani Toeput a Treviso, Ludovico Pozzoserrato, Lodewijk Toeput, pittore neerlandese nella civiltà veneta del tardo Cinquecento in Atti del seminario, Treviso, 6 - 7 novembre 1987, Asolo 1988, pp. 71-77.
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Lotto 64 POLI GHERARDO (1674 - 1739) Capricci architettonici con personaggi. Olio su tela. Cm 111,00 x 56,20. I due dipinti qui presentati sono due interessanti esempi della specializzazione di Gherardo Poli nella veduta immaginaria popolata di figure vivaci ispirate dalle incisioni di Jacques Callot e Stefano della Bella. Sebbene originario di Pisa fu attivo per tutta la sua carriera a Firenze, coinvolgendo un collezionismo sia cittadino sia straniero. I suoi dipinti di paesaggio sono caratterizzati da architetture fantastiche, sulla falsa riga del ruinismo di Panini e dal vedutismo di Marco e Sebastiano Ricci. bibliografia comparativa F. Canepa, Gherardo e Giuseppe Poli: la pittura di capriccio nella Toscana di primo Settecento, Ospedaletto 2002.
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Lotto 65 GATTI GERVASIO (1550 - 1630) Giocatori di carte. Olio su tela. Cm 120,00 x 90,50. Nacque intorno al 1549-50 quasi certamente a Cremona, dove da tempo risiedeva la sua famiglia. Il padre, Giovan Pietro, era fratello del pittore Bernardino dal quale il Gatti ereditò il soprannome di Sojaro. Presso lo zio condusse il proprio apprendistato, documentato a partire dai lavori per la cupola di S. Maria della Steccata a Parma dove Bernardino fu attivo dal 1560 al 1572. Il Gatti si formò dunque a diretto contatto con le opere dei maestri parmensi, filtrando la lezione che lo zio aveva assimilato dalla "maniera" romano-padana. Con poche eccezioni, l’artista lavorò sempre a Cremona, dove realizzò anche la sua prima opera documentata. Il S. Sebastiano con un fanciullo devoto fu infatti eseguito per ornare un altare laterale della chiesa di S. Agata. In quest’opera emerge una sensibilità verso stilemi veneti che fu propria anche di altri artisti cremonesi, tra cui soprattutto Antonio Campi, come testimonia il suo S. Sebastiano del 1575, oggi nelle raccolte del Castello Sforzesco di Milano. Il Gatti subì ancora l'influenza di Dosso nell'Annunciazione (Cremona, Museo civico) firmata nel 1580 per l'altare maggiore della chiesa di S. Maria in Betlem, parrocchia nella quale mantenne sempre la propria residenza. Questa pala rivela altre componenti che il pittore aveva potuto assorbire nella sua città: modi pordenoniani si uniscono infatti ad ascendenze mantovane mediate dalle esperienze dello zio Bernardino, e sembrano accogliere suggerimenti dal moderno linguaggio di Antonio Campi. Si ringrazia MarcoTanzi per aver confermato per iscritto l'autenticità dell'opera.
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Lotto 66 SIMONINI FRANCESCO (1686 - 1753) Dopo la battaglia. Olio su tela. Cm 222,80 x 125,00.
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Lotto 67 MANIFATTURA FRANCESE DEL XVIII SECOLO Quattro poltrone sagomate del periodo luigi XV, 1780 ca. legno. . con tapezzeria piccolo punto.
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Lotto 68 MANIFATTURA LOMBARDA DEL XVIII SECOLO Coppia di comodini lastronati e intarsiati a motivi floreali. legno. Cm 34,00 x 73,00 x 53,00. Restauri e difetti
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Lotto 69 MANIFATTURA TEDESCA DEL XVIII SECOLO Casettone a ribalta finemente lastronato a motivi geometrici, a quattro cassetti. Lastronato in legno di noce. Cm 105,00 x 97,00 x 55,00.
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Lotto 70 MANIFATTURA FRANCESE DEL XVIII SECOLO Ribalta lastronata e intarsia a motivi floreali con legni pregiati, con maniglie in bronzo dorato. Lastronato in legno di noce. Cm 93,00 x 101,00 x 50,00. a due cassetti più uno.
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Lotto 71 MANIFATTURA LOMBARDA DEL XVII SECOLO Cassettone a quattro cassetti in noce intagliato. Lastronato in legno di noce. Cm 143,00 x 102,00 x 67,00. Difetti.
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Lotto 72 MANIFATTURA OLANDESE DEL XVIII SECOLO Trumeau. Lastronato in legno di noce. Cm 240,00 x 118,00 x 65,00. finemente lastronato e intarsiato a due ante sagomate e tre cassetti bombé decorati a motivi animali e floreali con gambe terminanti a zampa di leone. restauri.
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Lotto 73 MANIFATTURA FRANCESE DEL XIX SECOLO Elegante scrivania in stile luigi XV, finemente lastronata, decorazioni in bronzo dorato. 1880 ca. Lastronato in legno di noce. Cm 167,00 x 77,00 x 92,00.
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Lotto 74 MANIFATTURA VENEZIANA DEL XVIII SECOLO Coppia di lanterne ad asta in legno intagliato e dorato. in legno dorato,. Cm 240,00.