Pre-Asta DIPINTI ANTICHI, DEL XIX SECOLO E ICONE
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Lotto 49 Johann o Giovanni Richter (Stoccolma 1665 - Venezia 1745)
Veduta di Venezia con la Basilica patriarcale di San Pietro di Castello
Olio su tela
38 x 54 cm
Dopo un primo apprendistato in patria, nel 1697 Johann lasciò la Svezia e si stabilì a Venezia intorno al 1710. Entrò nello studio di Luca Carlevarijs del quale aderì allo stile per il resto della sua vita. Verso il 1730 era già un pittore affermato, sia verso il pubblico locale sia nel florido mercato inglese. Venne riscoperto agli inizi del XX secolo col passare del tempo e l'aggiornamento del suo catalogo, che conserva numerosi dipinti precedentemente assegnati a Carlevarijs. Oggi, infatti, il giudizio della critica loda le virtù artistiche dello svedese, un tempo creduto solo un modesto seguace del maestro veneto, tanto che il suo nome compare nell'olimpo dei grandi vedutisti veneziani del Settecento assieme a Canaletto, Bellotto, Marieschi, Guardi e ovviamente al suo maestro e nume tutelare Luca Carlevarjis.
Johann or Giovanni Richter (Stockholm 1665 - Venice 1745)
View of Venice with the Patriarchal Basilica of San Pietro di Castello
Oil on canvas
38 × 54 cm -
Lotto 50 Gianandrea Sirani (Bologna 1610 - 1670) bottega di
Assunzione della Vergine Maria
Olio su tela applicata su tavola
31 x 16 cm
Il dipinto è conservato con un'antica e importante cornice detta ad anconetta o edicola
L'opera prende spunto dalle versioni dell'Assunta di Gianandrea e Elisabetta Sirani (collezione Lucchese di Bologna e chiesa di Santa Maria Assunta di Borgo Panigale) che divergono dall'esempio di Guido Reni, al quale s'ispirò, per la posizione delle mani della Vergine Maria.
Emilian school of the 17th/18th century
The Assumption of the Virgin Mary
Oil on canvas laid down on panel
31 × 16 cm
The painting is preserved in an important antique frame known as an anconetta or aedicule frame
The work draws inspiration from the versions of the Assumption of the Virgin by Gianandrea and Elisabetta Sirani (in the Lucchese Collection in Bologna and in the Church of Santa Maria Assunta in Borgo Panigale), which differ from Guido Reni’s example, from which they drew inspiration, in the position of the Virgin Mary’s hands. -
Lotto 51 Giovanni Battista Cimaroli (Salò 1687 - Venezia 1771)
Paesaggio arcadico con viandante e pastori nei pressi di un ponte
Olio su tela
55,5 x 70,5 cm
L'opera è pubblicata in D. Succi e A. Delneri, Marco Ricci e il paesaggio veneto del Settecento, pag. 137 foto 7
L'opera è pubblicata in F. Spadotto, Giovanni Battista Cimaroli, pag. 156 e 157, scheda e foto 39
Dopo un primo apprendistato con Antonio Calza, si recò a Venezia, dove, con Canaletto, Pittoni, Piazzetta e Balestra, collaborò alla realizzazione dei paesaggi di fondo per i Tombeaux des Princes, commissionati nel 1725 da Owen McSwiny, in cui si glorificavano alcuni personaggi della storia britannica. Dello stesso periodo sono i paesaggi conservati a Buckingham Palace, dove l'artista mostra l'influenza del paesaggio barocco di Marco Ricci e Alessandro Magnasco. In seguito Cimaroli nei suoi paesaggi assunse un'eleganza e una qualità pittorica, constatabili nelle vedute del Brenta, uniche in ambito Veneto, dove egli sapientemente seppe amalgamare l'oggettività delle vedute con l'espressione arcadica permeante i suoi paesaggi, ottenendo in questo modo l'esaltazione della percezione di serena favola arcadica. Per quanto riguarda la produzione di vedute, egli si mosse sulle orme di Canaletto, sviluppando un'importante serie di vedute veneziane e dell'entroterra veneto. Visse e operò in Inghilterra, acclamato dalla nobiltà, amante della sua espressione al contempo precisa ed elegante, centrata nella poesia senza cadere nell'accondiscendenza visiva. Al pari di Giuseppe Zais e Francesco Zuccarelli, è ritenuto uno dei massimi esempi di paesaggio arcadico di scuola veneta.
Giovanni Battista Cimaroli (Salò 1687 - Venice 1771)
Arcadian Landscape with a Wayfarer and Shepherds near a Bridge
Oil on canvas
55,5 × 70,5 cm
The painting is published in D. Succi and A. Delneri, Marco Ricci e il paesaggio veneto del Settecento, p. 137, fig. 7
The painting is published in F. Spadotto, Giovanni Battista Cimaroli, pp. 156 - 157, cat. no. 39, illustrated -
Lotto 52 Giovanni Battista Marcola (Verona 1704 circa - 1776)
Nehushtan (Mosè e il serpente di bronzo)
Olio su tela
81,5 x 114,5 cm
Si ringrazia il Professor Giuseppe Sava per aver confermato l'attribuzione
L'opera si inserisce tra i capolavori del maestro, ovvero rispecchia i modi e la qualità riscontrabili nel ciclo Storie dall'Antico Testamento di Villa Pompei Sagramoso di Illasi, oppure nel ciclo dedicato a Gerusalemme Liberata di Villa Cordellina di Montecchio Maggiore
L'opera è tuttora conservata nella sua cornice originale
Giovanni Battista Marcola fu attivo principalmente a Verona e nel territorio limitrofo. Fece il suo apprendistato con Simone Brentana nell'alveo dell'accademismo di Balestra aggiornato dal Cignaroli, anche se registrato come se il suo bagaglio guardasse oltre i confini cittadini, evidenziando riferimenti a G.B. Castiglione, Sebastiano Ricci e a G.B. Tiepolo. Giovanni Battista fu tra i fondatori dell'Accademia di pittura veronese e tra i suoi allievi più valenti ricordiamo il figlio Marco.
Giovanni Battista Marcola (Verona circa 1704 - 1776)
Nehushtan (Moses and the Bronze Serpent)
Oil on canvas
81,5 × 114,5 cm
We are grateful to Professor Giuseppe Sava for confirming the attribution
The work belongs among the master’s finest achievements, reflecting the stylistic approach and quality found in the Old Testament Stories cycle at Villa Pompei Sagramoso in Illasi, as well as in the Jerusalem Delivered cycle at Villa Cordellina in Montecchio Maggiore
The painting is still preserved within its original frame -
Lotto 53 Francesco Graziani, Ciccio Napoletano (attivo a Napoli e a Roma nella seconda metà del XVII secolo)
Battaglia
Olio su tela
18 x 27 cm
Influenzato dal Borgognone e Salvator Rosa, Graziani elaborò una pittura assolutamente personale e facilmente distinguibile. Le sue battaglie si caratterizzano per l’utilizzo della stesura "a risparmio", vivacizzata da tante e nervose figure realizzate senza disegno e composta da tanti filamenti dal vibrante colore.
Francesco Graziani also called Ciccio Napoletano (active in Naples and Rome in the second half of the 17th century)
Battle Scene
Oil on canvas
18 × 27 cm -
Lotto 54 Scuola tedesca del XVIII secolo
Trionfo della morte
Olio su tavola
82 x 196 cm
German school of the 18th century
The Triumph of the Death
Oil on panel
82 x 196 cm -
Lotto 55 Felice Rizzo, il Brusasorci o Brusasorzi (Verona 1539 - 1605) attribuito
Compianto sul Cristo deposto
Olio su ardesia
26 x 21 cm
L'opera trova significativi riscontri nelle due opere su ardesia conservate al Museo di Castelvecchio a Verona, pubblicate nel catalogo della mostra Cinquant'anni di Pittura veronese 1580-1630, foto 52 e 53. I toni grigi e perlacei, l'inquietudine che emerge, l'attenzione all'ultimo Tiziano fanno ipotizzare che l'opera si possa datare alla fine del XVI secolo.
Felice fu figlio di Domenico, nella cui bottega apprese l'arte pittorica. Soggiornò a Firenze, come evidenziano le influenze del Manierismo di Vasari e della sua cerchia, legate a suggestioni legate al Tiziano, nelle sue opere ante 1575. Verso la fine del XVI secolo, la sua pittura prese una piega più tormentata e pre-barocca caratterizzata da accentuate tinte fredde che ripercorrevano la corrente neo-veneta dei Carracci. Con l'avvento del nuovo secolo, Felice assunse un'espressione peculiare e matura, innovatrice in ambito veronese, sicuramente aggiornata ai modelli centro-italiani e ai grandi maestri del Cinquecento veneziano, lontana, per eleganza formale e monumentalità, stilisticamente da quanto si imponeva a Venezia con Palma il Giovane e la sua cerchia. La sua esperienza artistica fu fondamentale per vari maestri a lui succeduti e passati in gioventù nella sua bottega come Sante Creara, Pasquale Ottino, Marcantonio Bassetti e Alessandro Turchi detto l'Orbetto.
Felice Rizzo, also called Brusasorci or Brusasorzi (Verona 1539 - 1605) attributed
Lamentation over the Dead Christ
Oil on slate
26 × 21 cm
The painting finds significant parallels in the two works on slate preserved at the Museo di Castelvecchio in Verona, published in the exhibition catalogue Cinquant’anni di Pittura veronese 1580 - 1630, figs. 52 and 53. The grey and pearlescent tones, the sense of unease conveyed by the composition, and the evident attention to the late works of Titian suggest that the painting may be dated to the end of the 16th century. -
Lotto 56 Francesco Lupicini (Firenze 1590 - Saragozza 1656)
Santa Maria Maddalena in meditazione
Olio su tela
65 x 51,5 cm
L'opera è corredata da uno studio del professore Sandro Bellesi, disponibile via email
Francesco si formò, molto probabilmente, nello studio dello zio Cristofano Allori. Col passare degli anni divenne aiuto del suo maestro e la collaborazione perdurò sino alla morte di Allori, nel 1621. Nel 1626 fu ammesso all'Accademia del Disegno. Nel 1636, per cause forse legate a dissidi con l'Accademia e mancanza di commissioni, emigrò in Spagna, trovando modo di sviluppare la sua carriera a Saragozza, dove restò sino alla morte. Fu un grande divulgatore dell'immagine di Santa Maria Maddalena, sicuramente il più importante toscano del Seicento e uno tra i maggiori in ambito europeo.
Francesco Lupicini (Florence 1590 - Zaragoza 1656)
Saint Mary Magdalene in Meditation
Oil on canvas
65 × 51,5 cm
The work is accompanied by a study by Professor Sandro Bellesi, available upon request via email -
Lotto 57 Pier o Pietro Dandini (Firenze 1646 - 1712)
Allegoria della Pittura
Olio su tela
95 x 75,5 cm
L'opera è corredata da uno studio del professore Sandro Bellesi, disponibile via email
Fratello minore dei pittori Cesare e Vincenzo Dandini, fu tra i pittori più attivi in epoca barocca a Firenze, Prato e Pisa, ove tutt’oggi si conservano numerose opere. Altre opere si trovano a Palazzo Corsini, alla Villa La Petraia (affreschi nella Cappella Nuova) e alla Villa Bellavista vicino a Pistoia (affreschi), a Palazzo Marchetti e Palazzo Gatteschi a Pistoia. A Palazzo Montecitorio a Roma si conservano le Quattro stagioni. Dandini fu elemento di spicco del tardo barocco toscano, in quanto seppe osservare e far proprie le lezioni di Pietro da Cortona, dedotte da Cirro Ferri, e di Luca Giordano, attivi a Firenze.
Pier or Pietro Dandini (Florence 1646 - 1712)
Allegory of Painting
Oil on canvas
95 × 75,5 cm
The work is accompanied by a study by Professor Sandro Bellesi, available upon request via email -
Lotto 58 Polidoro da Lanciano (Lanciano 1515 circa - Venezia 1565) attribuito
Madonna col Bambino e San Giovannino
Olio su tavola
41 x 49,5 cm
La formazione di Polidoro da Lanciano è incerta e probabilmente avvenne a Venezia. La sola testimonianza certa risale al 1536, quando il suo nome venne registrato nella Fraglia dei Pittori Veneziani. Frequentò la bottega di Tiziano Vecellio, del quale col tempo divenne collaboratore. Oltre all’apprendistato con Tiziano, egli si formò osservando l’arte di Paris Bordon e Bonifacio de Pitati, nonché avvertì la ricezione di elementi del Salviati insieme all’aggiornamento paesaggistico sulle coeve ricerche di Lambert Sustris. Nella fase matura evolse la sua produzione pittorica assumendo suggestioni del Tintoretto e del Veronese; ampliò e aggiornò le sue composizioni di lirismo plastico ottenuto con un più profondo uso del chiaroscuro, dando un più articolato dinamismo scenico e squillante cromatismo.
Polidoro da Lanciano (Lanciano circa 1515 - Venice 1565) attributed
The Virgin and Child with the Infant Saint John the Baptist
Oil on panel
41 × 49,5 cm -
Lotto 59 Constantin Netscher (L'Aia 1668 - 1723) bottega/cerchia di
Ritratto di una coppia di nobili con spartito e liuto
Olio su tela
129 x 105 cm
Constantin Netscher (The Hague 1668 - 1723) workshop/circle of
Portrait of a Noble Couple with a Musical Score and Lute
Oil on canvas
129 × 105 cm -
Lotto 60 Girolamo Dente o Denti, Girolamo di Tiziano (Ceneda 1510 - 1568) attribuito
Sacra Famiglia
Olio su tavola
51 x 42 cm
Al retro la scritta in rosso G.D. 3 (Girolamo Dente ?) e scritta un nero Tiziano
Girolamo Dente fu il più affidabile e duraturo aiuto del maestro Cadorino. Ebbe anche un'attività indipendente: operò nel territorio della Serenissima ed ebbe contatti con la corte spagnola. Il suo stile ovviamente dipese dal Tiziano, ma non va trascurato il fatto che Girolamo, alla ricerca di uno stile personale, si giovò di richiami a Lotto, Raffaello e Michelangelo. Due sue opere sono presenti nelle raccolte della Galleria dell'Accademia di Venezia.
Girolamo Dente also called Girolamo di Tiziano (Ceneda 1510 - 1568) attributed
The Holy Family
Oil on panel
51 × 42 cm
On the reverse, the red inscription "G.D. 3" (possibly referring to Girolamo Dente) and the black inscription Tiziano -
Lotto 61 Giambattista Piazzetta (Venezia 1683 - 1754) attribuito
Cristo benedicente
Olio su tela
41,5 x 51,5 cm
L'opera trova preciso riferimento con la tela comparsa in asta da Hampel il 09 dicembre 2021 attribuita a Giovanni Battista Piazzetta
Giovanni Battista o Giambattista Piazzetta fu inizialmente allievo di Antonio Molinari. Giovanissimo si recò a Bologna, esperienza che si rivelò fondamentale per la sua formazione artistica, in quanto entrò in contatto con Giuseppe Maria Crespi. Tornò a Venezia dopo diversi anni, nel 1711, oramai pittore formato e autonomo, e nel 1750 fondò quella che poi divenne l'Accademia di Pittura. Tra i massimi esponenti dei cosiddetti pittori tenebrosi, egli produsse opere fortemente improntate sui contrasti chiaroscurali e sulla drammaticità delle figure. La sua arte ispirò Tiepolo e produsse un'eco tale che influenzò una serie di ottimi artisti cresciuti e operosi nella sua bottega, quali Giuseppe Angeli, Domenico Fedeli detto il Maggiotto, Giulia Lama, Egidio Dall’Oglio, Francesco Capella e Antonio Marinetti detto il Chiozzotto.
Giambattista Piazzetta (Venice 1683 - 1754) attributed
Blessing Christ
Oil on canvas
41,5 × 51,5 cm
The work finds a precise reference in the painting that appeared at auction at Hampel on 9 December 2021, attributed to Giovanni Battista Piazzetta -
Lotto 62 Luca Giordano (Napoli 1634 - 1705)
Un malinconico anziano
Olio su tela
67,5 x 49 cm
L'opera è corredata da uno studio del professor Nicola Spinosa, disponibile via email
Luca Giordano, dopo un’iniziale attività legata al Ribera, fu a Roma, Firenze e Venezia, ove si interessò allo studio dei maestri del Cinquecento veneto. Tornò a Napoli nel 1653, allontanandosi dal naturalismo, approcciandosi al Barocco sotto l'influenza di Poussin e Rubens nonché del conterraneo Mattia Preti. Spirito libero e curioso, continuò a girovagare e studiare i maestri romani del suo tempo, approfondendo la lezione di Pietro da Cortona e Maratta. Questo importante bagaglio gli permise di esercitarsi in opere complesse e di grandi dimensioni mantenendo un equilibrio compositivo e cromatico, spesso in tempi molto ristretti. Nel 1692 varcò i confini nazionali, chiamato dal re di Spagna Carlo II, desideroso di averlo tra i pittori di corte. Il soggiorno madrileno durò dieci anni e vide Giordano impegnato nei cicli decorativi più importanti della corte spagnola e non solo: Escorial, Casón del Buen Retiro, chiesa di Sant’Antonio di Las Portugues a Madrid, sacrestia della Cattedrale di Toledo, Monastero di Nostra Signora a Guadalupe, oltre che innumerevoli tele sia per la corte sia per altri nobili spagnoli. Tornò a Napoli nel 1702, dove, sebbene anziano, diede il via alla sua ultima fase creativa. Padrone di una tecnica affinata nei decenni, di un bagaglio enorme di esperienza e sensibilità pittorica, superò il Barocco e realizzò accattivanti rappresentazioni in cui grazia ed eleganza fanno presagire l’imminente arrivo del Rococò.
Luca Giordano (Naples 1634 - 1705)
A Melancholic Old Man
Oil on canvas
67,5 × 49 cm
The painting is accompanied by a study by Professor Nicola Spinosa, available upon request by email -
Lotto 63 Francesco Sebaldo Unterperger (Cavalese 1706 - 1766) attribuito
Madonna del Rosario
Olio su tela
44 x 34 cm
L'immagine mariana prende spunto dagli esempi di Giambattista Pittorni, di cui Francesco fu allievo a Venezia.
Gli storici concordano sulla presenza del pittore trentino a Venezia e sul suo apprendistato presso la bottega di Giambattista Pittoni. Le opere di questo mutevole pittore partono dalle tonalità perlacee, probabilmente desunte dal fratello Michelangelo, anch'egli pittore, e maturano in un colorismo veneto derivato dalla sua permanenza veneziana. Stilisticamente l’influenza pittoniana si avverte attorno alla metà del XVIII secolo quando Francesco perse contatto col fratello, oramai stabilmente a Vienna. Intorno al 1750 andarono moltiplicandosi i dipinti ispirati da Pittoni, quindi con evidenti effetti chiaroscurali più morbidi e una paletta più accesa e in linea col nuovo stile rocaille. Però, per comprendere l’arte di Francesco Sebaldo, artista eclettico, bisogna ricordare che egli ebbe modo di confrontarsi con Paolo o Paul Troger, pittore altotesino dal forte sentimentalismo patetico che svolse la sua attività tra il Trentino e il Sud Tirolo.
Francesco Sebaldo Unterperger (Cavalese 1706 - 1766) attributed
Madonna of the Rosary
Oil on canvas
44 × 34 cm
The image of the Virgin is inspired by examples by Giambattista Pittoni, with whom Francesco studied in Venice. -
Lotto 64 Luca Giordano (Napoli 1634 - 1705)
Conversione di Clodoveo - Presentazione della Vergine al Tempio
Olio su tela
63 x 49,5 cm - 75 x 50 cm
L'opera Presentazione della Vergine al Tempio è firmata in basso a destra
Luca Giordano, dopo un’iniziale attività legata al Ribera, fu a Roma, Firenze e Venezia, ove si interessò allo studio dei maestri del Cinquecento veneto. Tornò a Napoli nel 1653, allontanandosi dal naturalismo, approcciandosi al Barocco sotto l'influenza di Poussin e Rubens nonché del conterraneo Mattia Preti. Spirito libero e curioso, continuò a girovagare e studiare i maestri romani del suo tempo, approfondendo la lezione di Pietro da Cortona e Maratta. Questo importante bagaglio gli permise di esercitarsi in opere complesse e di grandi dimensioni mantenendo un equilibrio compositivo e cromatico, spesso in tempi molto ristretti. Nel 1692 varcò i confini nazionali, chiamato dal re di Spagna Carlo II, desideroso di averlo tra i pittori di corte. Il soggiorno madrileno durò dieci anni e vide Giordano impegnato nei cicli decorativi più importanti della corte spagnola e non solo: Escorial, Casón del Buen Retiro, chiesa di Sant’Antonio di Las Portugues a Madrid, sacrestia della Cattedrale di Toledo, Monastero di Nostra Signora a Guadalupe, oltre che innumerevoli tele sia per la corte sia per altri nobili spagnoli. Tornò a Napoli nel 1702, dove, sebbene anziano, diede il via alla sua ultima fase creativa. Padrone di una tecnica affinata nei decenni, di un bagaglio enorme di esperienza e sensibilità pittorica, superò il Barocco e realizzò accattivanti rappresentazioni in cui grazia ed eleganza fanno presagire l’imminente arrivo del Rococò.
Luca Giordano (Naples 1634 - 1705)
The Conversion of Clovis - The Presentation of the Virgin in the Temple
Oil on canvas
63 x 49,5 cm - 75 x 50 cm
The Presentation of the Virgin in the Temple is signed lower right -
Lotto 65 Joannes Hermans, Monsù Aurora (Anversa 1630 - 1677)
Natura morta con cacciagione
Olio su tela
92,5 x 111,5 cm
A supporto della tesi attributiva si osserva la caratteristica alba sullo sfondo e l'uccello in basso al centro con la testa penzolante, vere e proprie peculiarità dell'artista
Una copia di questo dipinto, di eguale disegno, di differenti misure, descritta come natura morta con cacciagione e risalente al XVIII/XIX secolo, è comparsa all'asta di Cambi dal 3 al 17 aprile 2024. Questo dettaglio sottolinea l'apprezzamento che il dipinto ebbe nei secoli passati.
I suoi dati biografici sono piuttosto scarni. Dopo aver appreso l’arte pittorica, iniziò a operare ad Anversa. In seguito si trasferì a Roma dove trovò fortuna grazie a Camillo Pamphilj, appassionato cacciatore e collezionista di nature morte a tema venatorio. Gli studi condotti da Eduard Alexandr Safarik ci indicano che le sue opere apparivano negli inventari dei Corsini, dei Colonna e degli Imperiali.
Joannes Hermans, Monsù Aurora (Antwerp 1630 - 1677)
Still Life with Game
Oil on canvas
92,5 x 111,5 cm
The attribution is supported by the characteristic dawn scene in the background and the bird at the bottom centre with its head drooping, both of which are distinctive features of the artist’s style.
A copy of this painting, with the same composition but different dimensions, described as Still Life with Game and dating from the 18th/19th century, appeared at auction at Cambi from 3 to 17 April 2024. This detail highlights the esteem in which the painting was held in past centuries. -
Lotto 66 Pier Francesco Mola, Il Ticinese (Coldrerio 1612 - Roma 1666)
Armida contempla la dedica di Tancredi incisa sulla corteccia dell'albero
Olio su tela
35,5 x 46,5 cm
A dimostrazione della sua ampia cultura, il paesaggio mostra l'intreccio eterogeneo di influenze. Esso evidenzia lo studio di Tiziano, del Paesaggio Ideale di Annibale Carracci, sino ad arrivare ai suoi contemporanei quali Salvator Rosa e Gaspard Dughet. Tra i vari esempi di confronto citabili, segnaliamo l'Estasi di san Bruno conservata presso la National Gallery of Ireland di Dublino: https://onlinecollection.nationalgallery.ie/objects/8827/landscape-with-saint-bruno-in-ecstasy?ctx=3aa0bfaf33e1510b329f7483628a1f21b9ac8957&idx=1
Pier Francesco Mola nacque a Coldrerio, in Ticino. Nel 1616 si trasferì con la famiglia a Roma, vista l’elezione del padre ad architetto della Camera Apostolica. Qui frequentò sin da ragazzo le botteghe dei pittori più importanti come il Cavalier Giuseppe d’Arpino, Andrea Sacchi e Annibale Carracci, potendo anche osservare e apprendere l'arte di Poussin. Essendo di famiglia agiata, ebbe una formazione con stimoli eterogenei ed elevati, inoltre, ebbe modo di viaggiare a Bologna e Venezia. Per l’artista furono importanti l’acquisizione delle lezioni dei grandi pittori veneti del XVI secolo, come Tiziano e Tintoretto, dei suoi contemporanei Salvator Rosa e Gaspard Dughet e la grande pittura emiliana del primo Seicento, di Domenichino, Guercino e Francesco Albani. Questi artisti lo aiutarono a formare le sue scene immerse nella natura quando, tornato a Roma, nel 1647, iniziò a dedicarsi alla sua attività pittorica. Nel 1655 fu nominato membro dell’Accademia di San Luca e nel 1662 principe della stessa.
Pier Francesco Mola also called Il Ticinese (Coldrerio 1612 - Rome 1666)
Armida Contemplating Tancredi’s Inscription Carved into the Bark of a Tree
Oil on canvas
35,5 x 46,5 cm
A testament to the artist’s wide-ranging artistic culture, the landscape reveals a rich synthesis of diverse influences. It reflects the study of Titian, the Ideal Landscape tradition of Annibale Carracci, and extends to contemporaries such as Salvator Rosa and Gaspard Dughet. Among the most relevant points of comparison is the Ecstasy of Saint Bruno, now in the National Gallery of Ireland: https://onlinecollection.nationalgallery.ie/objects/8827/landscape-with-saint-bruno-in-ecstasy?ctx=3aa0bfaf33e1510b329f7483628a1f21b9ac8957&idx=1 -
Lotto 67 Scuola francese del XVII secolo
Davide con la testa di Golia
Olio su carta applicata su tela
44,5 x 28,5 cm
L'opera riprende il dipinto di Guido Reni conservato al Louvre di Parigi
French school of the 18th century
David with the Head of Goliath
Oil on paper mounted on canvas
44,5 x 28,5 cm
The work is based on the painting by Guido Reni held at the Louvre in Paris
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Lotto 68 Scuola Neoclassica francese del XVIII secolo
Giudizio di Paride
Olio su tela
70 x 90 cm
French Neoclassical school of the 18th century
The Judgment of Paris
Oil on canvas
70 x 90 cm -
Lotto 69 Bartolomeo Nazari, o Nazzari (Clusone 1699 - Milano 1750) attribuito
Coppia di teste di carattere
Olio su tela
46 x 36 cm
In età giovanile, Bartolomeo Nazari frequentò la bottega di Giuseppe Ghislandi, detto Fra Galgario. Nel marzo del 1717 si trasferì a Venezia come collaboratore del pittore Angelo Trevisani. Le sue opere in ambito ritrattistico veneziano risentirono della lezione di Sebastiano Bombelli, deceduto due anni dopo l’arrivo di Nazari in laguna, ma si avvertono anche elementi di elegante fastosità da ricondurre agli influssi francesi, probabilmente desunti da Rosalba Carriera e Jacopo Amigoni. Nelle teste di carattere, tanto in voga in quel tempo, guardava alla pittura nordica, come riassume Palucchini: "In simili teste v'è un generico tiepolismo, ma più spesso Rembrandt è preso a modello"
Bartolomeo Nazari or Nazzari (Clusone 1699 - Milan 1750) attributed
A Pair of Character Heads
Oil on canvas
46 x 36 cm -
Lotto 70 Jacob More (Edimburgo 1740 - Roma 1793) attribuito
Paesaggio con Santa Maria Maddalena
Olio su tela
81 x 164 cm
Jacob More, noto come "More di Roma", si formò con Robert Norie, in seguito la sua visione di paesaggista maturò grazie alla sua fascinazione per le opere di Claude-Joseph Vernet. Nel 1771 lasciò Edimburgo e dopo un breve soggiorno a Londra, si trasferì a Roma. Qui, dopo tre anni di studio dedicati ai paesaggisti del passato, come Claude Lorrain, Gaspard Dughet e Jan Frans van Bloemen, tornò a dipingere e in breve tempo divenne il principale paesaggista della numerosa colonia di artisti britannici. I suoi erano paesaggi senza tempo, magicamente sospesi in una quiete fiabesca, caratterizzati da toni brillanti e cristallini, effetti di luce, peculiarità che lo fecero definire da Reynolds "Painter of air". La sua attività fu un elemento fondamentale per il paesaggismo scozzese e non mancò di influenzare anche l’ambiente romano della sua epoca.
Jacob More (Edinburgh 1740 - Rome 1793) attributed
Landscape with Saint Mary Magdalene
Oil on canvas
81 × 164 cm -
Lotto 71 Nicola Viso (attivo a Napoli prima della metà del XVIII secolo)
Cacciatori in sosta durante una battuta di caccia
Olio su tela
65 x 91 cm
Paesaggista, Nicola Viso è ricordato dal De Dominicis per un confronto con Michele Pagano. Nel suo Paesaggio con ruderi, datato 1724, egli mostra un radicamento nei modi di Salvator Rosa, con un senso convulso dell’aspetto naturale ed accenni all’arte del Coccorante. L’artista ha unito la tematica paesaggistica con la veduta ideata con rovine, nonché la veduta marina sui modelli degli olandesi. Assieme a Michele Pagano, Gaetano Martoriello, Francesco Graziani, Leonardo Coccorante, Gennaro Greco faceva parte dell’esigua squadra di paesaggisti, inteso nel significato più ampio del termine visto gli ultimi due furono rovinisti, che a Napoli cercarono di esprimere, non felicemente compresi, questa nuova e partecipata visione della natura.
Antonio Diziani (Venice 1737 - 1797)
Hunters Resting During a Hunt
Oil on canvas
65 x 91 cm -
Lotto 72 Claude Joseph Vernet (Avignone 1714 - Parigi 1789) bottega/cerchia di
Fontana in riva ad un porto mediterraneo
Olio su tela applicata su tavola
227 x 162 cm
Claude Joseph fu iniziato all’arte pittorica dal padre Antoine Vernet e Adrien Manglard. Visse e si formò ulteriormente a Roma dal 1734 al 1753, dove trasse ispirazione dagli esempi di Claude Lorrain e Nicolas Poussin e Giovanni Paolo Panini. In questo ventennio romano creò una nuova corrente delle vedute marine, caratterizzate dalla vita portuale e dalle tempeste, con un senso decorativo ed un'eleganza tipicamente settecentesca. Nel 1753 fu richiamato a Parigi dove, per ordine reale, eseguì la serie dei porti marittimi di Francia. Membro dell'Accademia a Parigi, ottenne parecchie commissioni da re Luigi XV e dal 1746 espose in varie mostre. La tradizione familiare di pittura sarebbe stata seguita dal figlio Carle Vernet e dal nipote Horace Vernet. La sua lezione fu fondamentale per vari artisti, come Charles François Grenier de Lacroix, detto Lacroix de Marseille, Pierre-Jacques Volaire, Francesco Fidanza e Carlo Bonavia.
Claude Joseph Vernet (Avignon 1714 - Paris 1789) workshop/circle of
Fountain on the Shore of a Mediterranean Port
Oil on canvas laid down on panel
227 x 162 cm