Pre-Asta LE ALI DELLA FANTASIA. PARTE I
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Lotto 49 G. Ronchi (XX secolo)
Paesaggio fluviale, 1933
Olio su tavola
57,5 x 43,5 cm (luce)
Firma: al recto, “G. Ronchi”
Data: al recto, “33”
Provenienza: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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L'opera, ricordata in bibliografia anche come "Veduta delle rovine, ora chiesa di Marqorewòs, da nord ovest", appartiene al nucleo di opere grafiche - incisioni e disegni - realizzate da Bianchi Barriviera durante la sua permanenza in Libia e nell'Africa Orientale Italiana, tra il 1937 e il 1939. Come ricorda Silvia Bianchi, nella introduzione alla mostra monografica tenuta a Treviso nel 2010 (pp. 6-8), "I disegni e le incisioni africane costituiscono una presenza importante nella vasta opera grafica di Lino Bianchi Barriviera - un artista che nella scelta dei soggetti ha sempre prediletto la veduta e il paesaggio - sia per il loro inconfutabile pregio artistico sia in quanto testimonianza di un capitolo fondamentale nell'esperienza di vita del maestro (...) un vero e proprio diario di viaggio". "Bianchi Barriviera si era recato una prima volta in Libia nel 1927 al termine degli studi superiori, dopo aver conseguito il diploma di perito e ragioniere commerciale". "Nella primavera del 1937 Bianchi Barriviera effettuò una seconda, più lunga, escursione in Libia spingendosi nell'interno, lungo la fascia occidentale della Tripolitania al confine con la Tunisia, sino alla città-oasi di Gadàmes alle soglie del deserto, quindi lungo la costa fino al sito archeologico di Leptis Magna. Da questo viaggio riportò un gruppo di disegni, alcuni più finiti, altri più nudi e schematici, fatti esclusivamente per essere tradotti in acquaforte, dai quali al ritorno ricavò una cartella di tredici incisioni condotte con raffinata e sapiente tecnica, dedicata al governatore di Libia, Italo Balbo, che aveva favorito e sostenuto il progetto. Nel dicembre del 1938, dietro invito del duca d'Aosta, viceré d'Etiopia, l'artista si recò nell'Africa Orientale Italiana dove fino al luglio del 1939 percorse l'Eritrea dalla costa sul mar Rosso fino alle regioni dell'interno al confine col Sudan, e parte dell'Etiopia giungendo ad Addis Abeba". "Dal viaggio nell'Africa Orientale l'artista riportò oltre trecento disegni e una trentina di rami incisi: i disegni per la maggior parte condotti a fondo, fine a se stessi, le lastre incise direttamente sul posto con la punta sulla matrice incerata e trattate con la morsura all'acquaforte in occasione del ritorno alla base provvisoria. In queste opere si avvicendano esattezza descrittiva e concisione interpretativa: vi sono puntuali descrizioni di monumenti, di villaggi tipici a volte animati dalla presenza degli indigeni e vi sono paesaggi sconfinati dove tutto è riassunto in sintesi che paiono non indagare, non indugiare nella ricerca di particolari per aumentare il mistero e la vastità del paese". "Tra le prime mostre che hanno ospitato opere africane di Bianchi Barriviera vanno ricordate la XXI Biennale di Venezia del 1938, la mostra personale allestita dall'artista stesso ad Asmara nel giugno 1939, la III Quadriennale di Roma del 1939, la Prima Mostra Triennale d'Oltremare di Napoli del 1940, la XXII Biennale di Venezia del 1940, la XXIX mostra della Galleria di Roma del 1942". -
Lotto 50 Lia Cavanna (1934)
Autunno
Pastelli su tela
100 x 80 cm
Firma: “Lia Cavanna” al recto
Altre iscrizioni: al verso a matita, titolo e misure
Elementi distintivi: al verso etichetta con riferimento ai dati dell’artista e dell’opera; seconda etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: studio dell’artista; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: fotocertificato datato 16 aprile 1993 e firmato dall'artista
Stato di conservazione. Supporto: 90% (tela detensionata)
Stato di conservazione. Superficie: 80% (perdita di colore per adesione e caduta)
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Lotto 51 Guglielmo Veronesi (1913 - 1999)
Paesaggio
Olio su tela
50 x 50 cm
Firma: “G. Veronesi” al recto
Elementi distintivi: sul verso, due etichette della Banca Popolare di Intra con riferimenti inventariali
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90% (leggere macchie sul verso)
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 52 Giovanni De Maria (1924)
Paesaggio autunnale
Acquaforte su carta
24,5 x 16 cm (lastra)
Firma: “Giovanni De Maria” al recto a matita
Altre iscrizioni: tiratura “11/60” al recto a matita
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 53 Attilio Invernizzi (1870 - 1943)
Col du Niage
Acquarello su carta
63,8 x 92,2 cm
Firma: al recto e al verso, a penna, "Attilio Invernizzi"
Altre iscrizioni: al verso, titolo "Col du Niage" a penna
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 90%
Stato di conservazione. Superficie: 85% (leggere fioriture e segni da sovraesposizione, alcuni graffi)
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Lotto 54 Lia Cavanna (1934)
Splendore nel bosco
Pastello su tela
80,5 x 70,5 cm
Firma: al recto “Lia Cavanna”
Data: al recto “1992”
Elementi distintivi: sul verso etichetta contenente delle informazioni sul dipinto, timbro del corniciaio e iscrizione manoscritta recante il numero “2”
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: fotocertificato datato 16 aprile 1993 e firmato dall'artista
Stato di conservazione. Supporto: 80% (tracce di umidità)
Stato di conservazione. Superficie: 60% (fioriture di muffa)
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Dopo una serie di soggiorni a Parigi e in Bretagna (1905-6, 1907, 1909), nel 1909 Gino Rossi si trasferisce a Burano insieme alla moglie Bice Levi Minzi, rimanendovi fino al 1913. I due vivono in una casa con due studi separati presso la località Tre Ponti; intorno a loro si stabilisce un'attiva colonia di artisti – gli stessi che espongono nelle mostre di Ca' Pesaro - aperti alle principali esperienze della pittura d'oltralpe (Umberto Moggioli, Luigi Scopinich, Pio Semeghini). Si apre così nella produzione dell'artista veneto un periodo particolarmente positivo in cui, nel silenzio e nella vita semplice dell'isola lagunare, così simile alla dimensione bretone, può mettere felicemente a frutto la riflessione sull'istintività del segno e sulla purezza del colore condotta negli anni precedenti studiando con attenzione la pittura di Gauguin, Matisse, Van Gogh. Tra i paesaggi buranesi, "Canale con vela a Burano" è uno dei più risolti e dei più vivaci. Costruito con ampie e pastose pennellate, l'opera raffigura il passaggio lungo le acque di un canale di una tipica imbarcazione della tradizione veneta, il cosiddetto "topo" con vela "al terzo", adatto alla navigazione sotto costa e usato essenzialmente per il trasporto merci. Perfetto l'equilibrio raggiunto nel bilanciamento formale e cromatico degli elementi della composizione, con il muro che separa in due lo spazio, la vela - dall'intensa nota arancio - in basso a sinistra cui fa riscontro la casa posta in alto a destra, i rami della pianta in primo piano che si moltiplicano in quelli degli alberi dello sfondo, il rincorrersi squillante dei fiori gialli, i segni curvi ereditati da Van Gogh che, come un'eco, dall'acqua si propagano a definire i cespugli e le nuvole. Una brillantezza e scioltezza cromatica destinata a lasciare presto posto, a partire dal 1913, a una nuova fase caratterizzata da una maniera più costruttiva e strutturata, frutto di una nuova attenzione a Cézanne, con una cupezza e di toni e una drammaticità del segno non indipendenti dalla sua personale vicenda umana.
Sabrina Spinazzè -
Lotto 55 Luigi Rincicotti (1941 - 2024)
Cardinale e tavolo gioco, 1984
Tempera, acrilico e olio su cartone
69,2 x 48,8 cm (luce)
Firma: “L. Rincicotti” al recto
Data: “1984” al recto
Elementi distintivi: etichetta Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario; etichetta anonima con dati dell'opera
Provenienza: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 56 Luigi Servolini (1906 - 1981)
Oroscopea, segno zodiacale: Pesci
Cromoserigrafia su carta
45,5 x 45,5 cm (luce)
Firma: al recto, “Luigi Servolini”
Altre iscrizioni: al recto, “XXXV/CL”
Elementi distintivi: sul verso, etichetta di inventario Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana con riferimenti di inventario; etichetta anonima con dati dell'opera
Provenienza: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana; Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: sul verso, certificato di autenticità del figlio dell’artista
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 57 Roberto Poloni (1938)
Venezia con figure in maschera
Serigrafia su carta
55,5 x 50 (lastra)
Firma: “Poloni” a matita al recto
Altre iscrizioni: tiratura “61/120” a matita al recto
Elementi distintivi: sul verso etichetta della Banca Popolare di Asolo e Montebelluna con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Asolo e Montebelluna; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 58 Luigi Lorenzo Caccia, detto Gino (1881 - 1960), da
Ritratto maschile
Stampa offset
70 x 55 cm (luce)
Firma: “G. Caccia” in lastra
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 75%
Stato di conservazione. Superficie: 75%
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Lotto 59 Pier Giorgio Fabbri (XX secolo)
La divinità del bosco magico
Acrilico su tela
90 x 80 cm
Firma: “Fabbri Pier Giorgio” sul verso
Altre iscrizioni: “’La divinità del bosco’ acrilico 90 × 80” e indirizzo dell’artista
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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In asta, un esemplare di filigrana artistica in chiaroscuro - la data si riferisce alla preparazione della matrice - realizzata da Annarita Librari, per la storica Cartiera Miliani, di Fabriano, sul modello celeberrimo delle "Demoiselles d'Avignon" di Picasso. Come ricorda la stessa artista, figlia del filigranista Franco Librari, "Con Giuseppe Miliani (1816 - 1890), nipote di Pietro (1744 - 1817), fondatore della ditta Miliani, la cartiera si ingrandisce, la carta da disegno si afferma come la migliore, tanto che alla esposizione di Londra nel 1851 viene premiata, e la carta valori comincia ad essere la specialità della fabbrica fabrianese. Alla morte di Giuseppe la cartiera era già un grande complesso, ma sarà il figlio Giambattista (1856-1937) ad operare l’effettiva trasformazione da azienda artigianale ad industriale (...). Giambattista alle conoscenze tecniche unisce un’ampia visione dell’organizzazione industriale grazie ai frequenti viaggi che, fin da giovanissimo, compie in diverse nazioni europee e in Nord America. Nel 1889 riceve la Legion d’onore per aver presentato, all’esposizione di Parigi, le migliori filigrane per i biglietti di banca. Per le filigrane di Fabriano, ancor prima del riconoscimento parigino, esisteva un vero e proprio entusiasmo. Nel 1886 Ernst Kirchner di Francoforte sul Meno scrive: “Le vostre carte filigrane sono le più belle che io abbia mai veduto fino ad ora. Da quando posseggo questi veramente artistici fogli non oso più nemmeno guardare gli stessi prodotti della Germania. I ritratti, come pure i dettagli che li ornano sono di una finezza ammirabile, perfetta e formano ora il punto essenziale di questa modesta collezione che io curo con molto amor proprio”. ( Annarita Librari, "Cera una volta... la Filigrana Artistica in chiaroscuro"). La storia della cartiera Miliani è stata ricostruita da Bruno Bravetti, nella monografia “Giambattista Miliani”, Affinità Elettive, 2010. -
Lotto 60 Ernesto Marchesini (1944)
Trasparenza, 1983
Olio su tela
70 x 50 cm
Firma: “E Marchesini” al recto
Data: “‘83” al recto
Elementi distintivi: sul telaio, due etichette stampate con i dati relativi all’autore e alla sua attività artistica; etichetta con titolo, anno, materia e misure dell’opera
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Artista di prodigiosa bravura e allievo prediletto all’Accademia di Venezia di Pompeo Marino Molmenti, Ettore Tito (Castellammare di Stabia 1859 – Venezia 1941) è uno dei grandi protagonisti della pittura internazionale tra Ottocento e Novecento. Premiato a Parigi nel 1887 per "Pescheria vecchia" e nel 1891 a Monaco per "Lavandaie nel Garda", negli anni Novanta lavora come illustratore per la celebre rivista inglese "The Graphic" e per la casa editrice statunitense Scribner’s e frequenta i più esclusivi e cosmopoliti salotti veneziani. Nel 1895 è chiamato nel Comitato organizzatore della prima Biennale di Venezia di cui sarà protagonista per molti anni. Alla fine del secolo alterna le vivaci scene di vita veneziane con temi sociali. "La ruota della fortuna" esposto alla Biennale del 1895 è una delle prime tele in cui si manifesta una nuova tendenza simbolista nell’ambito di un neo-rinascimento «le cui suggestioni stanno tra Sartorio e i tedeschi, in particolare in una rivisitazione di motivi diffusi da Böcklin» (Ferdinando Mazzocca, "La fortuna di Ettore Tito: l’eredità di Tiepolo nella Venezia cosmopolita", in Alessandro Bettagno (a cura di), "Ettore Tito 1859-1941", catalogo della mostra, Milano 1998, pp. 15-, p. 18), che ha il suo apice in "Amore e le Parche" (Palermo, Civica Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo), presentato alla Biennale del 1909. È una pittura che incanta, come scriveva Ettore Cozzani nel 1928 su "L’Eroica", una pittura fatta di luci e ombre lampeggianti, «era la vita vissuta con la grazia e la gioia: egli dipingendo doveva confessarsi con le cose […]. La sua tecnica era fatta di sincerità e spontaneità. […] Certe figure sono immerse in vastità in cui domina il colore e il respiro dell’aria e dell’acqua; certe scene sono così complesse che le forme una per una quasi vi sfuggono, e non ne cogliete a tutta prima che il formicolio di folla o il contorcimento di lotta; certi aggruppamenti lirici aggrovigliano i corpi umani e animali in una raffica di linee tale che lì per lì non ne godete se non il tumulto» (Ettore Cozzani, "Ettore Tito", in "L’Eroica", IX, 1928, 118, 118, pp. 27-37, p. 31). Il vitalismo è proprio il filo conduttore della produzione simbolista degli anni Dieci e in particolare di una serie di dipinti a soggetto pastorale popolati di ninfe, satiri e centauri. Ninfe spiate mentre si immergono in un quieto specchio d’acqua ("Il bagno", 1909, Parigi, Musée d’Orsay; "Ninfee", 1912, Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi) o insidiate da centauri, come nel caso dell’opera in esame o di "Il ratto" (1913) e della tela di analogo soggetto del 1914 (collezione privata). -
Lotto 61 Giovanni De Maria (1924)
Tramonto sul lago
Olio su tela
70 x 100 cm
Firma: “De Maria” al recto
Elementi distintivi: sul telaio, etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 62 Lino Bianchi Barriviera (1906 - 1985)
Paesaggio, 1976
Sanguigna su carta
49,2 x 66,3 cm
Firma: “Lino Bianchi Barriviera” al recto
Data: “1976” al recto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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La stampa fa parte di un gruppo di tre realizzata da Enrico Baj per la serie "Giardino con vanitas", che apparve nel 1982 insieme ad una poesia di Paolo Volponi. -
Lotto 63 Mikael Gustaf Anckarsvärd (1792 - 1878)
Tårna - Paesaggio, 1825 circa
Cromolitografia ritoccata a mano su carta
26 x 35,3 cm (luce)
Firma: “M.G.A. lith”, in lastra al recto
Altre iscrizioni: “J.A. Cronstedl det.”; inscrizione indecifrabile; “ Tårna”, in lastra al recto
Elementi distintivi: certificato di garanzia con riferimenti di tecnica; etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario, al verso
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 85% (ondulature)
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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La stampa fa parte di un gruppo di tre realizzata da Enrico Baj per la serie "Giardino con vanitas", che apparve nel 1982 insieme ad una poesia di Paolo Volponi. -
Lotto 64 Lazlo Emmerich (1940)
Kenia, 2002
Stampa offset
75 x 136 cm (luce)
Altre iscrizioni: “2002 Emmerich Kenia published by Grand Image Ltd Exclusively distributed by Bruce McGaw” al recto a stampa
Elementi distintivi: sul verso, etichetta della Galleria del Manifesto
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 65 Elio Ciol (1929)
Abitare il Legno, Sauris
Stampa offset su carta
35 x 51 x 2,3 cm (luce)
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 66 Enrico Benetta (1977)
Dialoghi d’amore, scambi dell’anima più profonda… gesti gentili, Parole d’autore… io ti amo
Acrilico, smalto e sabbie su carta applicata su tela
85 x 125 cm
Firma: “EB” ripetuto tre volte, “Enrico Benetta” ripetuto tre volte sul verso
Altre iscrizioni: “Vera autentica”, “Dialoghi d’amore, scambi dell’anima più profonda… gesti gentili, Parole d’autore… io ti amo…” sul verso
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Certificati: fotocertificato firmato dall'artista e timbrato dalla Galleria d'Arte Martinazzo, Montebelluna (non datato)
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Luigi Serena, pittore d'elezione della borghesia trevigiana a cavallo tra '800 e '900, non ebbe allievi diretti, ma fu ammirato dagli artisti più giovani per il suo spirito bohémien e antiborghese, anche quale riferimento morale, diventando una pietra miliare nell'orizzonte artistico della Marca. Saranno proprio gli artisti dell'avanguardia, in testa Arturo Martini, a promuovere la mostra postuma di Serena poco dopo la sua morte nel 1911. Pur operando prevalentemente in provincia, l'artista partecipò con successo alle più importanti esposizioni del tempo: a Venezia (1881), Milano (1883), Torino (1884), Firenze (1886), Parigi (1888) e Monaco (1890). Fu tra gli invitati alla Biennale veneziana del 1897 (Eugenio Manzato, "Treviso", in "La Pittura in Italia. L'Ottocento", Milano, 1990, p. 213).
Nella prima pubblicazione monografica dedicata a Serena, il discorso pronunciato in occasione della "Esposizione postuma delle opere di Luigi Serena", Gilberto Secrétant ricorda il dipinto - insieme ad un'altra opera in questa procedura d'asta, "Lo Stallo" - in «tutta quella serie, piena di gaiezza, di spirito, di evidenza, dei quadri ispirati dalle popolari fiere intense di movimento, di luce, di chiasso, dai mercati di frutta e di fiori con le loro diverse figure; quadri ricchi di brillanti note speciali come quei quadretti in cui hanno vita gli umili animali domestici, o quelli che ci conservano, con verità mirabile, vecchi angoli caratteristici che più non sono, aspetti della città per sempre distrutti» (Secrétant 1911, pp. 20).
Ottorino Stefani collega l'opera alle invenzioni teatrali di Giacinto Gallina (1852-1897), «una recitazione venata di antiche e soavi malinconie, improvvisamente risolte sul piano di un umorismo brioso ma contenuto ed arguto nel far rivivere in chiave moderna i motivi classici settecenteschi delle "pute onorate" e delle "pettegole" puntigliose e "ciacolone" , degli zii "rusteghi" e dei "morosi" un po' babbei e pronti a far "pase" con le più maliziose e scaltre "morose"» ("Luigi Serena. 1855-1911", Ponzano Veneto, 2006, pp. 26-27).
Paolo Rizzi legge nell'opera lo smarcarsi di Serena da Favretto «che in quegli anni si sta voltando al settecentismo più frizzante», mentre emerge «il parallelo con Nono, ed in particolare col Nono più intimistico di "Lettera al moroso», rivelando «la sua vena riflessiva, la sua dosatura prudente, anche laddove più si lascia andare alla fastosità del colore» ed al legame con lo «aneddoto popolaresco» in una declinazione «maliziosamente paesana», che deriva forse a Serena dall'essere rientrato, ormai da qualche anno a Treviso ("La stagione del verismo a Venezia e nel Veneto" in "Luigi Serena", Treviso, 1985, pp. 47-48).
Con "I buranelli" e "La lettera del moroso", "Femo pase" fa parte di un gruppo incentrato sul tema dell'amore, scandito in tre momenti di vita popolare. La fidanzata, che ormai nel suo cuore ha perdonato al "moroso", finge di essere arrabbiata , cioè non si volta ancora, ma già il sorriso malizioso pregusta la dolcezza dei baci che suggelleranno la pace. Anche il giovanotto comunque non è per niente babbeo ed è consapevole della sua forza di convinzione e del suo indiscusso fascino. È baldanzoso e ridente ed è perfettamente convinto che la ragazza tra qualche istante cederà come altre volte del resto è avvenuto» (Stefani 2006, p. 82). «Il dipinto "Fermo pase" è realizzato con straordinaria finezza psicologica e con arguzia bonaria e popolaresca. Il ritmo compositivo è ampio solenne, con un gusto narrativo che denota un attento interesse per gli interni rustici delle case dei contadini e degli operai. Il tipo della ragazza è quello ormai codificato da un'insistenza che potrebbe sembrare persino eccessiva: forme prosperose, colorito sano, espressione ridente, in cui convivono dolcezza, malizia e candore. L'atmosfera di dolce abbandono sentimentale, quasi un racconto in chiave autobiografica (si tratta certamente di un quadro che ritrae la modella preferita forse anche la donna amata) è resa attraverso colori rasserenanti e stesi sulla tela con particolare felicità ritmica e con un gusto che fonde mirabilmente inflessioni dialettali rustiche con delicate trasparenze e finezze di accostamenti cromatici. Si tratta di un racconto pittorico che trova riscontro in tutto il filone della letteratura rusticale del nostro Ottocento. In particolare possiamo citare i racconti campagnoli del Nievo, come "Il Varmo" (1856) oppure "L'idillio pastorale intorno alla Fontana di Venchieredo" del quarto capitolo delle Confessioni. Qui l'autore descrive un tipo di ragazza che può ricordare quella dipinta dal Serena: la bella Doretta, infatti, mostra il suo piede "ignudo e bianco al pari d'avorio" e i "delicati contorni di una gamba rotondetta e nervosa" mentre il seno "è contenuta fatica dalla giubberella di pannolano, tanto l'allegrezza lo rigonfiare e lo commuoveva". Osservando "Fermo pase" siamo così attratti dalle espressioni dei volti, dalle pose dei protagonisti, dai particolari dell'arredo, dalle minime variazioni della luce , dallo sfondo, dalle movenze naturali del gatto che gioca, dalla verità degli oggetti del lavoro, dal sentire nell'animo il desiderio di conoscere più a fondo la vita dei due personaggi all'infuori delle emozioni e persino degli intendimenti compositivi e strettamente pittorici dell'autore, quasi che le cose raffigurate siano dotate di un linguaggio autonomo: quello dell'assoluta evidenza materiale. (...) L'interesse così vivo per la storia dei personaggi raffigurati dal Serena e in generale da tutta la pittura con scene di genere è lo stesso, a ben osservare di quello provato dal pubblico popolare verso la sua letteratura. A tale pubblico, scrive molto acutamente Gramsci, "non importa il nome la personalità dell'autore" ma la personalità del protagonista. Gli eroi della letteratura popolare, quando sono entrati nella sfera della vita intellettuale popolare, si staccano dalla loro origine 'letteraria' e acquistano la validità del personaggio storico" (A. Gramsci, "Letteratura e vita nazionale", Torino, 1975, pp. 156-157)» (Stefani 2006, pp. 87-88).
Per il suo rilievo culturale, nel 2019 l'opera è stata richiesta in prestito permamente dal Comune di Montebelluna per esporlo nelle proprie sale. -
Lotto 67 Carlo Meloni (XX secolo)
Vaso con rose
Tempera su cartone
69 x 98 cm
Firma: “Carlo Meloni” al recto
Elementi distintivi: sul verso del cartone che chiude la cornice, tre timbri della mostra postuma dell’artista al Palazzo dei Congressi di Stresa; etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Esposizioni: “Mostra postuma di Carlo Meloni”, Palazzo dei Congressi, Stresa, maggio 1987
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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La autenticità dell'opera è stata confermata su base fotografia da Luciana Bartolini, erede e specialista dell'artista (comunicazione del 7 ottobre 2021).
Ringraziamo la Professoressa Luciana Bartolini, Presidente dell'Archivio Luigi Bartolini, per il prezioso supporto nella schedatura dell'opera. -
Lotto 68 Aldo Gavaggi (1934 - 1983)
Grano
Olio su tela applicata su cartone
40 x 40 cm
Firma: “A Gavaggi” al recto; “Aldo Gavaggi” sul verso
Altre iscrizioni: “Grano”, “autentica” sul verso
Elementi distintivi: sulla cornice etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95% (macchie di colore)
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Luigi Rincicotti, nativo di Fano, si trasferisce a Venezia nel 1959 e dunque a Musestre, nel Trevigiano, nel 1973. De Chirico, Carena, Guidi, Saetti, Scanavino sono gli artisti con i quali maggiormente si confronta nel suo periodo formativo, fino a intraprendere una autonoma via tra attenzione, anche cruda, al dettaglio e composizione surreale. Per un approfondimento bibliografico: Silvio Castro, a cura di, "Rincicotti", Colognola ai Colli, 1983, con contributi di Maurizio Calvesi, Enzo Carli, Giorgio Di Genova, Carlo Munari, Mario Penelope, Franco Solmi e Marcello Venturoli. -
Lotto 69 Nino Melloni (1930)
Vaso con fiori
Acquerello su carta
69,6 x 48,2 cm
Firma: al recto: “Nino Melloni”
Data: al recto: “ ’79 ”
Elementi distintivi: al verso, etichetta con riferimento all’inventario della banca
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 85% (ondulatura)
Stato di conservazione. Superficie: 80% (fioriture)
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Lotto 70 Jan Frans van Dael (1764 - 1840), da
Roses, tulipes et pavots, 1971
Stampa offset
56,1 x 42,8 cm (luce)
Altre iscrizioni: “© BRAUN ET CIE 1971 - PRINTED IN FRANCE”
Elementi distintivi: sul verso etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Luigi Rincicotti, nativo di Fano, si trasferisce a Venezia nel 1959 e dunque a Musestre, nel Trevigiano, nel 1973. De Chirico, Carena, Guidi, Saetti, Scanavino sono gli artisti con i quali maggiormente si confronta nel suo periodo formativo, fino a intraprendere una autonoma via tra attenzione, anche cruda, al dettaglio e composizione surreale. Per un approfondimento bibliografico: Silvio Castro, a cura di, "Rincicotti", Colognola ai Colli, 1983, con contributi di Maurizio Calvesi, Enzo Carli, Giorgio Di Genova, Carlo Munari, Mario Penelope, Franco Solmi e Marcello Venturoli. -
Lotto 71 Giuseppe Racchelli (XX secolo)
Pannocchie di mais con sedia rossa
Olio su tavola
58,5 x 41,5 cm
Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Lotto 72 Eliano Fantuzzi (1909 - 1987)
Assisi
Olio su tela
60 x 80 cm
Firma: “Fantuzzi” al recto; “Eliano Fantuzzi” sul verso
Altre iscrizioni: “‘Assisi’” sul verso
Elementi distintivi: sul verso, timbro della Galleria La Barcaccia di Roma; timbro della Galleria R. Rotta di Genova; etichetta della Banca Popolare di Intra con riferimenti di inventario
Provenienza: Galleria La Barcaccia, Roma; Galleria R. Rotta, Genova; Banca Popolare di Intra; Veneto Banca SpA in LCA
Stato di conservazione. Supporto: 95%
Stato di conservazione. Superficie: 95%
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Formatosi a Roma tra i corsi serali della Scuola libera di pittura, la bottega del restauratore Giovanni Capranesi, che lo introduce alla pittura dei maestri del Rinascimento e del Barocco, e la frequentazione dell'Accademia di Belle Arti di Roma, in cui segue i corsi di Giulio Aristide Sartorio, Virgilio Guidi si orienta da subito verso la solidità costruttiva della pittura italiana – Giotto, il Quattrocento – e francese – Courbet, Cézanne. Allo stesso tempo si interessa all'arte di Matisse, Renoir e, tra gli italiani, Armando Spadini, approfondendo le problematiche luministiche e i temi della sintesi di forma-colore e del rapporto spazio-luce. Tale ricerca è già ben evidente in questo giovanile ritratto femminile che segue di qualche anno l'esordio alla III Esposizione Internazionale d'Arte Secessione romana del 1915. Si tratta probabilmente di una versione di poco successiva rispetto al dipinto simile, ma dalla fattura più sintetica e corsiva e di dimensioni inferiori, pubblicato nel catalogo generale dell'artista dove è collocato cronologicamente al 1918 (Franca Bizzotto, Dino Marangon, Toni Toniato, "Virgilio Guidi. Catalogo generale dei dipinti. Volume primo", Milano, 1998, p. 83 n. 1918 4, cm 61 x 50) e passato in asta da Farsetti nel 2015 (Asta n. 174 – II. Arte Moderna, 28 novembre 2015, lotto 575).
In uno spazio spoglio, definito geometricamente dalla presenza squadrata dello schienale della sedia e dalla netta separazione tra la parte in luce a destra e quella in ombra a sinistra, siede una donna colta leggermente di tre quarti che, semplicemente abbigliata, il braccio pacatamente posato sulla gamba, guarda avanti a sé con sguardo sereno. L'impostazione monumentale, la precisa resa spaziale e volumetrica e la solenne essenzialità dell'immagine, impostata su toni bruni della tavolozza, ben rivelano lo studio dei modelli classici, mentre la luce morbida ma ferma che sembra emanare dall'incarnato stesso della figura mostra la riflessione che l'artista sta conducendo sull’opera di Piero della Francesca. Una luce non di natura fisica ma, come nel maestro quattrocentesco, interiore, sovrasensibile e mentale, consustanziale alla forma-colore, in grado di spostare l'immagine su un piano di atemporale classicismo e che sempre più, nel corso degli anni, tenderà a svuotare i volumi della loro gravità caratterizzandosi in termini estatici e metafisici. Una ricerca questa, in bilico tra classicità e inquietudini metafisiche, che Guidi condividerà con molti altri protagonisti della pittura italiana post bellica.
L’opera proviene da Leopoldo (Dino) Tega, titolare della Galleria Tega di Milano. Secondo Toni Toniato (comunicazione orale di Stefano Demarco del 1 giugno 2021), la versione pubblicata nel catalogo generale non proviene dalla Galleria Tega (come erroneamente indicato nel catalogo, generando così per molto tempo l’equivoco che si trattasse dello stesso dipinto) bensì dalla Galleria Annunciata di Milano.
Sabrina Spinazzè
Ringraziamo Toni Toniato e Stefano De Marco per il supporto nella catalogazione dell'opera.