Pre-Asta 389 - DIPINTI ANTICHI DAL XVI AL XIX SECOLO
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Lotto 73 Andrea Belvedere (attribuito a)
(Napoli 1652 ca. - 1732)
Bouquet di fiori in un vaso con cesto Olio su tela cm. 76x103. Con cornice In questa sontuosa natura morta floreale en plein air, così come nell'esemplare proposto al lotto precedente, si rinvengono i caratteri dell'arte raffinata di Andrea Belvedere. Protagonista assoluto nei decenni finali del Seicento a Napoli nell'ambito della natura morta, per rivolgersi in seguito principalmente alla sua passione per il teatro e la letteratura, Belvedere ebbe una particolare predilezione per gli ampi bouquet di fiori, spesso collocati entro ricchi vasi metallici istoriati e non di rado, come nei due casi che qui si illustrano, in spazi aperti naturali, come radure, boschetti o giardini di ville. Com'è tipico di Belvedere, i fiori sono qui vibranti di colori e rimandano a molti altri esemplari del suo corpus: si pensi ai Fiori in braciere di rame del Museo Correale di Sorrento, ai Fiori con anatre davanti a un erma del Museo Stibbert di Firenze o ad Anatre e fiori della Galleria Palatina di Firenze. Collezione privata, Campania. -
Lotto 74 Luca Giordano
(Napoli 1634 - 1705)
L'incredulità di San Tommaso Olio su tela cm. 125,5x101. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Nicola Spinosa.
Questa intensa Incredulità di San Tommaso attribuita da Nicolqa Spinosa a Luca Giordano, è stata probabilmente eseguita tra il 1650 e il 1653–54, nella fase giovanile dell’artista ancora fortemente segnata dalla lezione caravaggesca e, soprattutto, dai modelli di Jusepe de Ribera. Il dipinto si distingue per l’accentuato naturalismo, la concreta resa luministica e la vigorosa caratterizzazione fisiognomica ed espressiva delle figure, elementi che trovano puntuali confronti con altre opere giovanili del maestro napoletano, tra cui la Morte di Seneca dell’Alte Pinakothek di Monaco, il San Girolamo in preghiera della Pinacoteca Civica di Asolo e le tele con Lot e le figlie e La cacciata di Agar della Gemäldegalerie di Dresda. L’opera costituisce inoltre una rara testimonianza del soggetto nella produzione di Giordano, che lo riprenderà soltanto molti anni più tardi nella versione oggi al Monastero di San Lorenzo all’Escorial, eseguita alla fine degli anni Ottanta del Seicento. Collezione privata, Lazio. -
Lotto 75 Bernardo Strozzi
(Genova 1581 - Venezia 1644)
San Francesco abbracciato alla croce con teschio e rosario Olio su tela cm. 103x79,5 Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Pietro Zampetti.
L'opera è corredata di Attestato di Libera Circolazione.
Bernardo Strozzi, prete cappuccino, si cimentò un gran numero di volte e con molte varianti compositive nella rappresentazione di San Francesco, soggetto a lui particolarmente caro. Il nostro dipinto, già appartenuto a Giovanni Testori, si segnala per intensità e qualità pittorica all'interno di questa lunga serie di dipinti, la gran parte dei quali sono da ricondurre alla giovanile attività genovese di Strozzi, entro il secondo decennio del Seicento. Percepiamo qui la colta e personale commistione di elementi toscani, lombardi e veneti che ne caratterizzano il linguaggio pittorico, come pure la sua densa pennellata e il vigoroso colorismo, giocato su poche gamme cromatiche dominanti e su intensi contrasti chiaroscurali. La presente tipologia del Santo a mezzo busto abbracciato alla croce ha il suo più stretto termine di confronto, all'interno del corpus del pittore, nell'esemplare di Palazzo Rosso a Genova, assai affine per iconografia, stile e qualità. L'esecuzione di entrambe le versioni dovrebbe essere collocata intorno al 1610. R. FONTANAROSSA, in Arte dal Gotico al Novecento. Contributi e schede, 2003, n. 35, pp. 138-141. Collezione Giovanni Testori, Milano; collezione Giuseppe Alessandra, Treviso; collezione privata, Londra. -
Lotto 76 Mattia Preti
(Taverna 1613 - La Valletta 1699)
San Luca Olio su tela cm. 117x93,5. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Nicola Spinosa.
Il dipinto è in prima tela.
Questa potente rappresentazione dell'evangelista Luca è stata riconosciuta come autografo sicuro di Mattia Preti da Nicola Spinosa e collocata negli anni del secondo soggiorno del pittore a Napoli, prima del definitivo trasferimento a Malta. E' presumibile che la tela facesse parte di un ciclo completo dei 4 evangelisti, ma è una possibilità che al momento resta allo stadio di ipotesi. Nicola Spinosa, nel rilevare la solida resa formale e compositiva, la qualità omogeneamente elevata e l'accurata definizione dei tratti somatici e dell'espressione, suggerisce che il pittore abbia impiegato un modello e che quindi il dipinto sia stato realizzato dal vero. Mattia Preti si cimentò in altre occasione con lo stesso soggetto, raffigurato nell'atto di ritrarre la Madonna col Bambino (Catania, Museo di Castello Ursino, La Valletta, chiesa di San Francesco d'Assisi etc.), ma con esiti qualitativamente inferiori alla tela qui in oggetto. Nel nostro dipinto appare evidente la meditata ripresa di soluzioni di matrice caravaggesca, analogamente a quanto si verifica in altre composizioni eseguite durante l'ultimo periodo napoletano di Mattia Preti. -
Lotto 77 Luca Giordano
(Napoli 1634 - 1705)
Giuseppe spiega i sogni in carcere Olio su tela cm. 194x131. Con cornice Il dipinto è accompagnato da uno studio del prof. Stefano Causa.
Il soggetto del dipinto è tratto dalla Genesi (39-40): accusato ingiustamente dalla moglie di Putifarre, Giuseppe viene imprigionato. Poco dopo il re d’Egitto fa incarcerare anche il suo coppiere e panettiere e Giuseppe viene messo al loro servizio. Una notte, i due servitori del re d’Egitto fanno entrambi un sogno di difficile interpretazione che la mattina seguente raccontano a Giuseppe: è così che quest'ultimo preannuncia al panettiere la morte per impiccagione dopo tre giorni e al coppiere la scarcerazione.
Come afferma con forza Stefano Causa nel suo studio sul dipinto, questo interno seicentesco a quattro figure è un inedito capolavoro del giovane Luca Giordano, da collocare negli anni ’50 del Seicento. Un'autentica primizia del maestro, ancora avvinto dalla pittura di Ribera e dei suoi seguaci. Secondo Causa: "Siamo dinanzi a uno dei più clamorosi autografi del maestro riemerso negli ultimi dieci anni […] Qui il discorso sulla gioventù del massimo pittore meridionale del ‘600 compie un inaspettato salto in avanti e sollecita a ripensare da capo alla formazione di Giordano, tra il 1650 e il ’64".
Il nostro dipinto testimonia così, al massimo livello qualitativo, il momento germinale del genio, "Dove tutte le strade sono ancora aperte. Giordano fa una sorta di inventario di quanto prodotto nei precedenti cinquant’anni, scegliendo consapevolmente quanto gli servisse: se il dettaglio del prigioniero che sbircia da dietro la grata si era già visto in un lavoro giovanile del Caracciolo [...] il resto del quadro è una geniale ricapitolazione del lavoro prodotto nell’officina di Ribera dai suoi migliori e più originali seguaci, dal Maestro dell’Annuncio ai Pastori ad Aniello Falcone". -
Lotto 78 Artista attivo a Roma, metà XVII secolo
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Satiro con ninfa Olio su tela cm. 123x92,5. Con cornice Nella pittura romana profana di pieno Seicento svolsero un ruolo di primaria importanza i soggetti bacchici, legati alla divinità e alle festività agricole, ambientati in paesaggi boschivi e caratterizzati dalla presenza di ninfe, menadi, satiri e sileni. Questi temi potevano essere piegati a una declinazione prevalentemente ludica o decorativa, ma anche prestarsi a contenuti di carattere moralistico, in accordo con gli espliciti sottintesi erotici e grotteschi naturalmente associati al soggetto. In questa tela di sontuosa qualità pittorica vediamo prevalere queste ultime valenze, col satiro vecchio e lussurioso intento a suonare il flauto dritto e la giovane ninfa al suo seguito, discinta e all'apparenza consenziente.
Questo prezioso dipinto inedito esibisce un'affascinante commistione di elementi di stile, composizione e iconografia, che rimanda al contesto culturale romano di metà Seicento. Chiari vi appaiono, infatti, i riferimenti alla pittura di Mola (Fauno che suona la siringa, Hatchlands Park, Cobbe Collection; Mercurio e Argo, Oberlin College, Allen Memorial Art Museum; Bacco e Arianna, Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum), Giovanni Benedetto Castiglione (Allegoria dell'Abbondanza, Genova Palazzo Doria) e Salvator Rosa (Mercurio e Argo in collezione privata). Collezione privata, Roma. -
Lotto 79 Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto (seguace di)
(Venezia 1697 - 1768)
Il Canal Grande dalle prossimità del ponte di Rialto Olio su tela cm. 46x60. Con cornice -
Lotto 80 Peter Paul Rubens (cerchia di)
(Siegen 1577 - Anversa 1640)
Ecce Agnus Dei Olio su tela cm. 165x116,5. Con cornice Questa elegante e articolata composizione ha come protagonisti Santa Elisabetta, San Zaccaria e il loro figlioletto Giovanni Battista. La scena, di marcato simbolismo, rappresenta idealmente il passaggio tra Antico e Nuovo testamento. I riferimenti classici - la colonna spezzata e il bassorilievo marmoreo, le colonne del tempio subito dietro le figure e le rovine sullo sfondo - costituiscono un rimando alla dominazione dell’Impero Romano che sta per volgere al termine in funzione dell’inizio di una nuova era, sotto l'egida di Cristo. Il dipinto mostra una cultura figurativa complessa, che su un'impianto fiammingo innesta forti suggestioni italiane, soprattutto venete (Paolo Veronese) ma anche bolognesi e romane. -
Lotto 81 Michelangelo Pace Del Campidoglio
(Roma 1610 - 1670)
Natura morta di frutta in un paesaggio Olio su tela cm. 68x89 Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Giancarlo Sestieri.
Questa notevole Natura morta, articolata su due ripiani lapidei all’aperto e animata da una ricca varietà di frutti — fichi, melograno, meloni aperti, mele e grappoli d’uva con foglie, oltre a una lumaca e un uccellino - è stata riferita da Giancarlo Sestieri a Michelangelo Pace, detto da Campidoglio, intorno alla metà del Seicento, in una fase ormai aperta alle prime istanze barocche, come rivela la composizione dinamica e ariosa, sciolta da rigidità frontali, ma ancora saldamente ancorata a un naturalismo di matrice caravaggesca. La resa plastica e il brillante cromatismo dei frutti testimoniano un linguaggio in evoluzione, debitore delle esperienze di Cerquozzi, Salini e Mario de’ Fiori. Il dipinto rappresenta una significativa testimonianza della fase giovanile di Michelangelo Pace e si inserisce coerentemente nel suo catalogo, documentando il ruolo dell’artista come protagonista del passaggio dalla prima stagione della natura morta romana post-caravaggesca alle più mature soluzioni barocche della fine del secolo. Collezione privata, Campania. -
Lotto 82 Sebastiano Ricci (seguace di)
(Belluno 1659 - Venezia 1734)
Cupido allontana un satiro da Venere dormiente Olio su tela cm. 113x170 -
Lotto 83 Jan Frans van Bloemen detto l'Orizzonte (attribuito a)
(Anversa 1662 - Roma 1749)
Paesaggio con figure, specchio d'acqua e cittadina sullo sfondo Olio su tela cm. 38x46. Con cornice -
Lotto 84 Artista lombardo, XVIII secolo
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Trofeo di caccia in un paesaggio Olio su tela cm. 98x134,5. Con cornice Collezione privata, Roma. -
Lotto 85 Artista toscano, XVII secolo
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Sansone e Dalila Olio su tela cm. 80,5x136,5. Con cornice -
Lotto 86 Artista fiammingo, XVII secolo
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Natura morta con leprotto appeso Olio su tela cm. 89,5x70 -
Lotto 87 Artista spagnolo, XVII secolo
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Madonna in preghiera con veduta di città fortificata sullo sfondo Olio su tela cm. 84,5x69. Con cornice Collezione privata, Roma. -
Lotto 88 Michelangelo Cerquozzi o delle Battaglie
(Roma 1602 - Roma 1660)
Natura morta di uva, pere, meloni e melegrane Olio su tela cm. 70x85. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Giancarlo Sestieri.
Come rileva Giancarlo Sestieri, questa elegante Natura morta, centrata su un vivido grappolo d’uva bianca affiancato da melograno aperto, zucca e pochi altri frutti disposti liberamente sul suolo, mostra una chiara appartenenza all’ambito romano, in una fase in cui il rigoroso oggettivismo di ascendenza post-caravaggesca è animato da una luce obliqua che modella con forza plastica le masse emergenti dal fondo scuro. Al contempo, l’impostazione compositiva più aperta prefigura un superamento delle formule simmetriche tradizionali verso soluzioni di maggiore libertà barocca. Il dipinto è databile alla fine degli anni Venti del Seicento e costituisce una significativa testimonianza del ruolo di Cerquozzi quale mediatore tra la prima natura morta romana e i successivi sviluppi del genere, come confermano stringenti confronti con molte altre opere del suo catalogo. Collezione privata, Campania. -
Lotto 89 Francesco Solimena (attribuito a)
(Serino 1657 - Napoli 1747)
Ritratto di nobildonna (Maria Cecilia von Tannhausen contessa di Harrach?) Olio su tela cm. 75x62. Con cornice antica Il ritratto viene tradizionalmente associato a Maria Cecilia von Thannhausen (14 marzo 1674 - 15 febbraio 1721), che acquisì il titolo di contessa di Harrach sposando nel 1708 Aloys Thomas Raimund von Harrach (Bratislava 1669 – Vienna 1742). Viceré di Napoli dal 1728 al 1733, quest'ultimo fu un importante committente di Solimena, da cui fu effigiato in vari ritratti, uno dei quali ancor oggi conservato presso la Collezione Harrach nel Castello di famiglia a Rohrau: ma sappiamo da De Dominici (1742) che il pittore si cimentò anche in uno o più ritratti di sua moglie. Il nostro ritratto presenta una qualità pittorica di grande finezza, particolarmente evidente nel candido incarnato, nell'abbigliamento e nella spilla al centro dello scollo del vestito e nel gesto aggraziato della mano destra che regge delicatamente il grosso fiocco del mantello: elementi che richiamano il Ritratto di gentildonna della collezione Lichtenstein, Vaduz-Vienna. Collezione privata, Campania. -
Lotto 90 Il Giovane (seguace di)
(Anversa 1610 - Bruxelles 1690)
Interno d'osteria Olio su tela cm. 94,5x119,5 -
Lotto 91 Valentin Lefebvre
(Bruxelles 1637 - Venezia 1677)
David e Abigail Olio su tela cm. 55x70. Con cornice Il dipinto è accompagnato da un'expertise del prof. Pierluigi Carofano. -
Lotto 92 Francesco Guardi (seguace di)
(Venezia 1712 - 1793)
Veduta di Santa Maria della Salute da piazzetta San Marco Olio su tela cm. 75,5x60. Con cornice -
Lotto 93 Francesco Furini (seguace di)
(Firenze 1603 - Firenze 1646)
Ninfa seduta (Eva?) Olio su tela cm. 165x101 Il dipinto è accampagnato dall'Attestato di Libera Circolazione.
Il dipinto deriva dalla figura di Eva nell'opera di Francesco Furini raffigurante i Progenitori nel Paradiso Terrestre della Galleria Palatina di Firenze (vedi G. CANTELLI, Francesco Furini e i furiniani, Pontedera 2010, pp. 106-107, figg. 22-22c). -
Lotto 94 Artista francese, XVIII secolo
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Coppia di ritratti femminili Olio su tela cm. 37x30 cad. Con cornice Collezione privata, Roma. -
Lotto 95 Artista attivo in Veneto, seconda metà XVII secolo
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Cattura di Cristo Olio su tela cm. 86x140 -
Lotto 96 Artista fiammingo, XVII secolo
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Cristo deriso Olio su tela cm. 145,5x115,5