Coralli, Avori e Argenti: capolavori da importanti collezioni italiane - Icone Russe
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Lotto 25
Coppia di applique in argento Venezia, 1812-1872
Altezza x larghezza x profondità: 44,5 x 31,5 x 23 cm. Peso complessivo: 3,5 kg.
Decorate a volute fogliate e fiori con con due bracci fogliati, bobeche e e piattini salva cera fissi. Argento 800/1000, punzonate con i marchi in uso a Venezia, Lombardo Veneto (Acrostolio od ornamento di poppa di forma arcuata con parte circolare da cui si dipartono quattro assi flesse a destra in campo a profilo libero) in uso tra il 1812 ed il 1872 e con i marchi di epoca fascista "41 fascio MI" dell'argentiere "Ditta fratelli Leone" in uso dal 1935 al 1945.
Stato di conservazione: **** buono.
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Lotto 26
Placca in argento con Sacra Famiglia e Santi Roma, inizio XIX secolo
Altezza x larghezza x lunghezza: 24,5 x 21,5 x 0,5 cm. Peso 1150 gr.
In argento fuso e cesellato, di forma rettangolare, raffigurante la Sacra Famiglia con santi; nella parte sinistra della scena è collocata Santa Anna nelle vesti di dama imperiale, colta nell'atto di abbracciare e baciare il Gesù Bambino accolto tra le braccia della Vergine genuflessa; alla destra sono presenti San Giovannino che stringe una pecorella e, alle sue spalle, Santa Elisabetta e San Gioacchino.
Punzonata con i marchi camerali con il Triregno per l'argento al titolo a 10 once e 16 denari (889/1000) in uso a Roma nel 1808-1809 e con il marchio di importazione per i minuti lavori in uso durante l'occupazione francese (?).
Stato di conservazione: ***** eccellente.
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Lotto 27
Scultura italiana in argento raffigurante la Vergine Immacolata Napoli, prima metà del XIX secolo
Altezza x larghezza x profondità: 35,5 x 13,5 x 11,5 cm. Peso 730 gr.
La figura della Madonna incoronata, in argento sbalzato e cesellato, è posta su una mezzaluna e raffigurata con le mani congiunte sul petto. Punzonata con il marchio in uso alla corporazione degli orefici di Napoli per l'argento al titolo di 833/1000 in uso per i soli oggetti sacri in uso dal 1839 al 1872 e con il marchio di un argentiere non identificato.
Poggiante su un basamento di forma quadrata sbalzato, cesellato e traforato a motivi floreali.
Stato di conservazione: **** buono.
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Lotto 28 Francesco Saverio Rossi (1805 - )
Scultura italiana in argento raffigurante San Francesco da Paola Napoli, 1832-1835
Altezza x larghezza x profondità: 24 x 14,5 x 14,5. Peso 805 gr.
La figura del santo, in argento sbalzato e cesellato, è raffigurato a mezzo busto con il caratteristico bastone e con la mano destra sul petto.
Punzonata con il marchio in uso alla corporazione degli orefici di Napoli per l'argento al titolo di 833/1000 in uso dal 1832 al 1835, saggiatore Paolo De Blasio e con il marchio dell’argentiere Francesco Saverio Rossi; il bollo del maestro è stato precedentemente rilevato su una coppia di giare che si conservano nella sacrestia della Basilica di San Nicola di Bari ed è noto che mel 1835 esegui la statua di S. Luigi Gonzaga per la cappella del tesoro di S. Gennaro.
San Francesco di Paola, eremita calabrese e grande Taumaturgo della storia Cristiana, viene spesso raffigurato con uno scudo gentilizio sul quale si legge la scritta “Charitas”, ed anche in questo caso sul fronte del basamento è collocato uno scudo ovale la medesima iscrizione.
Secondo la tradizione, mentre il Santo si trova assorto in contemplazione, gli comparve davanti l’Arcangelo Michele, con uno scudo nelle mani che sembrava un sole spendente e al centro di esso la scritta a caratteri d’oro con una sola parola: CHARITAS. L’Angelo gli porse lo scudo e gli raccomandò di farne lo stemma del proprio ordine: “Francisce, haec erunt insignia tui Ordinis”. Francesco, per dare l’esempio, non comanda cosa se non per carità; non fa miracolo in cui non risuoni il nome di carità; non pratica virtù, che non l’accompagni con la carità.
Poggiante su un basamento di forma quadrata sbalzato e cesellato a motivi floreali.
Stato di conservazione: **** buono.
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Lotto 29
Crocifisso in argento con croce in tartaruga Italia (?), fine XVIII secolo
Altezza x larghezza con croce: 123,5 x 93,5 cm. Peso: 3800 gr circa.
Corpus Christi in argento, posto su una croce lignea lastronata in tartaruga (hawksbill sea turtle, Eretmochelys imbricata, Cheloniidae) con terminali in argento.
La figura del Salvatore è studiata anatomicamente; le braccia distese orizzontalmente mettono in evidenza il realismo della figura del Cristo in croce, sottolineato anche dalla muscolatura e dal sistema venoso; le mani sono leggermente socchiuse e i fori per i chiodi si trovano più vicini al polso e non al centro della mano. Il torace spinto in avanti è contrassegnato dalle costole non eccessivamente marcate, che danno alla figura più armonia e l’addome è rientrante. La testa presenta la corona di spine ed è ripiegata verso la spalla sinistra, rivolta verso l’alto; la morbida capigliatura ricade sulle spalle, gli occhi sono aperti e rivolti al cielo e la bocca è socchiusa. Le gambe del Crocifisso sono posizionate in modo parallelo e leggermente flesse verso la parte destra della figura, i piedi sono leggermente sovrapposti e inchiodati congiuntamente. Le parti intime sono coperte da un perizoma corto con drappo laterale, sostenuto da un doppio cordone molto sottile.
Nella parte alta della croce, separato dalla figura del Cristo, è presente un cartiglio, con il Titulus Crucis I.N.R.I. (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, che si traduce letteralmente in “Gesù nazareno, re dei giudei”). Sul cartiglio è presente il marchio dell’argentiere “A P” improntato due volte, mentre al verso dei terminali sono presenti le prese di saggio.
Stato di conservazione: **** buono, minori difetti.
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Lotto 30
Crocifisso in legno di bosso Inizio XVII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 31 x 23,5 x 8 cm.
Corpus Christi in legno di bosso scolpito. La figura del Salvatore è raffigurata con le braccia aperte e distese in diagonale, la testa è inclinata verso il lato destro e guarda verso il basso con gli occhi chiusi, resi a fessura, e la bocca socchiusa; il busto è piegata in avanti nella posa del Christus Patiens (Cristo dolente), manifestando serenità nel sollievo della morte, mentre il corpo sembra cedere in avanti, inerte, e si abbandona, pesando sulle ginocchia piegate. La morbida capigliatura scende sulle spalle e in avanti seguendo il peso della testa. Le mani presentano alcune mancanze, ma sembrano essere state concepite per essere socchiuse, i piedi sovrapposti mostrano le stigmate. Le parti intime sono coperte da un perizoma corto con un drappo annodato che scende lateralmente a destra.
L'opera è datata intorno all'inizio del XVII secolo, un periodo in cui la religiosità popolare era espressa con un forte patetismo e coinvolgimento emotivo. La descrizione dei dettagli fisici, come la capigliatura, gli occhi, la bocca e le mani, contribuiscono a creare un'atmosfera di profonda contemplazione e spiritualità; questi dettagli contribuiscono a trasmettere l'umanità e la divinità di Gesù, enfatizzando il suo sacrificio.
Stato di conservazione: **** buono, difetti e mancanze. -
Lotto 31
Croce d'altare in legno con Cristo Ambito italiano, XVIII secolo
Altezza x Larghezza x Profondità: 65,5 x 26 x 9,5 cm.
Corpus Christi in legno di bosso scolpito, posto su una croce lignea con basamento il legno ebanizzato.
La figura del Salvatore è studiata anatomicamente: la muscolatura e il sistema venoso sono ben sottolineati, soprattutto nelle braccia che risultano aperte e distese in diagonale. Le mani sono leggermente socchiuse: la mano destra presenta il chiodo, mentre quella sinistra ha solamente il foro delle stigmate. La testa è ripiegata verso la spalla sinistra, rivolta verso l’alto; la morbida capigliatura ricade sulle spalle, gli occhi sono aperti e rivolti al cielo e la bocca è socchiusa. I piedi del Cristo sono sovrappostii e inchiodati congiuntamente anche se la testa del chiodo risulta mancante. Le parti intime sono coperte da un perizoma corto con drappo laterale, sostenuto da un cordone visibile solo sul fianco destro.
Nella parte alta della croce, separato dalla figura del Cristo, è presente un cartiglio dalla forma rettangolare affiso con chiodo in alto e in parte arrotolato, con il Titulus Crucis I.N.R.I. (Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, che si traduce letteralmente in “Gesù nazareno, re dei giudei”).
Sul basamento è raffigurata la scena del Peccato Originale con Eva che porge la mela ad Adamo, separati da un albero attorno al quale è arrotolata la figura del Serpente.
Stato di conservazione: **** buono, presenza di attacchi pregressi da insetti xilofagi.
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Lotto 32
Croce Astile in rame Ambito lombardo-veneto XV-XVI secolo
Altezza 64,5 x larghezza 31,5 x profondità 2,5 cm.
lamina di rame sbalzata, cesellata e dorata su anima di metallo a fusione dorato.La croce, finemente decorata, presenta una struttura a croce latina, con i bracci dai profili taglienti e terminali polilobati, entrambe le facce sono decorate da un motivo romboidale a scacchiera su sfondo punzonato.Sul fronte appare all'incrocio dei bracci la figura di Cristo crocifisso a una sottile crocetta, mentre nelle formelle sbalzate laterali si notano i mezzi busti di Maria e Giovanni, in alto un angelo ed in basso la Maddalena; sul recto invece è rappresentato al centro Dio Padre benedicente a tutta figura, sui quattro terminali i simboli animali degli Evangelisti: in alto l'aquila che rappresenta Giovanni, in basso l'angelo, simbolo di Matteo, sulla destra il leone di Marco nel lato opposto il toro, simbolo dell'evangelista Luca. Degna di nota, sul verso la figura di Cristo al centro che ha come riferimento un modello arcaico. La concezione generale della croce rientra in moduli correnti: i bordi sono ondulati, l'incrocio dei bracci è raccordato da un profilo, gli sfondi sono decorati.L’opera rientra nel vasto repertorio di croci astili lombarde quattrocentesche caratterizzate da questo tipo di struttura e di decorazione. Nel caso qui proposto si può segnalare una certa arcaicità, sia nello stile delle immagini, sia per ciò che concerne la tecnica di creare le figure a sbalzo direttamente dalle lamine di sfondo e cioè non applicando le formelle sulle superfici metalliche ricoprenti integralmente i bracci dell'oggetto.
Stato di conservazione: **** buono, difetti e mancanze.
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Lotto 33
Scultura in marmo raffigurante la Vergine in estasi Italia, XVI-XVII secolo
Altezza x larghezza x profondità: 36,5 x 10 x 9 cm.
La figura della Vergine Immacolata scolpita a tutto tondo in marmo poggia su una base di nuvole e teste di cherubini e rappresenta la Madonna in estasi con le mani incrociate poggiate sul petto e lo sguardo rivolto verso l'alto.
Poggiante su base circolare in legno tornito.
Stato di conservazione: **** buono.
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Lotto 34
Uccello in pietra calcarea rosa Maestranza Spoletina, metà XIV secolo
Altezza x larghezza x profondità: 85 x 150 x 20 cm.
Grande figura di pavone o fagiano a scolpita a tutto tondo su pietra calcarea rosa; tipica delle aree dell'Appennino compresa tra Umbria e Marche, è una pietra molto difficile da lavorare, che non rende le superfici levigate e lisce non permettendo così un intaglio molto minuto.
La coda chiusa e la testa eretta sono tipiche di questi tipi di uccelli, mentre la cresta del capo è andata probabilmente perduta nel tempo.
Il fianco sinistro dell'animale ha delle mancanze sulla superficie dovute al tempo, probabilmente perché l'opera era destinata a stare in un luogo aperto e questo lato era esposto a intemperie atmosferiche.
Come citato nell'expertise redatto dal Prof. Alessandro Delpriori faceva parte di una coppia di uccelli che si protendevano in modo aggettante sulla facciata del complesso di San Giuliano a Spoleto da cui probabilmente deriva la scultura.
Stato di conservazione: **** buono.
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Lotto 35 Tino di Camaino (bottega di) (Siena, 1285 circa - Napoli, 1337 circa)
Leone stiloforo in marmo prima metà del XIV secolo
Altezza x larghezza x profondità: 55 x 77 x 35 cm.
L'opera è realizzata in marmo di Carrara, materiale costoso che veniva scelto per la sua duttilità e lucentezza nella statuaria celebrativa e commemorativa in uso specialmente all'interno di edifici di culto pubblici.
La figura del leone incarna la virtù cardinale della Giustizia e veniva usato nell'iconografia cristiana come simbolo del potere salvifico di Cristo e della sua Resurrezione.
Il basamento trapezoidale, le natiche tagliate per consentire l'addossarsi diretto alla parete, la posa accovacciata a terra, sono elementi che indicano che l'opera originariamente era un elemento di sostegno, simile ai leoni-colonna della tomba angioina di Carlo di Calabria in Santa Chiara a Napoli. L'opera però, al posto del pilastro, presenta un ampio solco lungo la schiena che, quasi sicuramente, è stato realizzato in età moderna e doveva servire per il flusso dell'acqua. A conferma del contatto con l'acqua è la zampa anteriore destra di cui resta soltanto la sagoma appiattita.
Probabilmente queste modifiche vennero fatte nel XVIII secolo, come ricordato dall'iscrizione sul lato destro del viso del leone: ''1794''.
E' possibile comparare il leone con altri della Napoli angioina, quali: i leoni che ornano la tomba di Caterina d'Austria (prima moglie di Carlo di Calabria) a San Lorenzo Maggiore; i leoni ai lati del portale maggiore del Duomo; nella chiesa conventuale di Santa Chiara, dove sopravvivo due leoni di quattro che sostenevano il pulpito; i leoni presenti nelle tombe di Carlo di Calabria e della sua seconda moglie Maria di Valois eretti bella chiesa di Santa Chiara.
Stato di conservazione: **** buono.
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Lotto 36
Rara coppia di Putti alati in marmo Sicilia, XVII secolo
Altezza basi: 79 cm, altezza putti: 120 cm circa.
Scolpiti a tutto tondo in pieno stile barocco siciliano, sono raffigurati in posizione eretta e frontale con il busto in leggera torsione.
Uno dei due angeli ha lo sguardo rivolto verso l'alto, una mano che poggia sul petto e l'altra aperta verso lo spettatore, il corpo è rivolto in direzione opposta del capo, mentre l'altro è colto nel momento in cui con una mano regge la veste e con l'altra, in direzione opposta della gamba e della testa, rivolge lo sguardo verso il basso. Le chiome ricciute e le ali in movimento fissate sul dorso aggiungono movimento alle vesti mosse da un ricco panneggio.
Le basi in marmo Libeccio antico di Sicilia e i sottostanti basamenti in marmi policromi, sono di manifattura moderna siciliana.
Stato di conservazione: **** buono.