Fine Paintings

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giovedì 3 novembre 2022 ore 16:00 (UTC +01:00)
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  • Nicolas Bertin (Parigi 1667 – 1736), Mosè difende le figlie di Jetro
    Lotto 49

    Nicolas Bertin (Parigi 1667 – 1736), Mosè difende le figlie di Jetro Dopo un primo apprendistato in Francia, il Bertin vinse il Prix de Rome nel 1685. In Italia studiò in particolare le opere di Raffaello, dei Carracci e di Correggio. Docente dell'Accademia di Francia dal 1715 e co-direttore dal 1733, non abbandonerà mai l'impronta stilistica della formazione francese, in particolare quella di uno dei suoi maestri, Bon Boullogne; in questa tela raffigurante Mosè che difende le figlie di Jetro dai pastori che le aggrediscono. Bertin dipinse questo soggetto in almeno altre due versioni, oltre quella in oggetto: una conservata al Museée de l'Hotel Sandelin a Saint-Omer e una al Musée Lambinet a Versailles. Olio su tela, dimensioni 95x132 cm

  • Victor-Honoré Janssens (Bruxelles 1658 – 1736), Abramo ripudia la serva Agar 1736
    Lotto 50

    Victor-Honoré Janssens (Bruxelles 1658 – 1736), Abramo ripudia la serva Agar 1736 E' lo storico dell'arte francese Didier Bodart che attribuisce, in uno studio del 9 maggio 1987, questa tela al pittore francese Victor-Honoré Janssens. Noto principalmente come pittore di soggetti mitologici e storici, appresi durante il suo soggiorno romano, lega la sua attività principalmente alla città di Bruxelles e Vienna, in cui risiede dal 1719 al 1722. Il soggetto sacro, datato 1736, ha nella produzione dell'artista dei precedenti come ne 'L'apparizione della Vergine a San Bruno' e la 'Lavinia all'altare' del Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique. Il dipinto è corredato da una perizia di Didier Bodart. Olio su tela, dimensioni ext. 157x207, int. 130x178,5 cm.

  • Lorenzo Lippi (Firenze, 1606 - Firenze, 1664), Coppia di ritratti
    Lotto 51

    Lorenzo Lippi (Firenze, 1606 - Firenze, 1664), Coppia di ritratti È al Baldinucci che dobbiamo gran parte delle informazioni che abbiamo oggi sulla vita dell’artista: formatosi dapprima in lettere e poi condotto un apprendistato sotto Matteo Rosselli, questo pittore è autonomo e indipendente dal 1626 circa. Grande sostenitore della Controriforma, aderì con grande convinzione alla vita religiosa fiorentina, tutta rivolta alla testimonianza dei grandi esempi della santità raggiunta attraverso la carità e l’ascetismo. Dal 1630 è parte dell’Accademia del disegno fiorentino: in questi anni si dedica in particolare alle opere di soggetto biblico e letterario; lo stile dell’artista risente nella composizione e nella narrativa dal maestro Rosselli, mentre nella dolcezza degli incarnati si percepisce l’influenza del contemporaneo Furini, del quale però non condivideva l’espressività dei volti. Un soggiorno a Roma, avvenuto tra il 1642 e il 1644, il Lippi lo intraprese con Salvator Rosa, con cui condivise l’amore per la scrittura di versi comici e satirici; non è da escludere però una sua influenza anche in ambito pittorico; gli anni tra il 1639 e il 1640 furono ricchi di committenze, in particolare ecclesiastiche, che gli fecero ottenere una grossa fama. Questi due ritratti, racchiusi in due pregevoli cornici ottagonali, sono da fissarsi in una fase tarda dell’attività del pittore: nella maturità tende volutamente a semplificare disegni e composizioni; qui il fondo nero dà un’aria di compostezza e serietà, che si affianca ad un’attenzione scrupolosa nella descrizione dei dettagli degli abiti e dei tessuti. Il genere del ritratto è strettamente legato al successo che il Lippi ebbe a Firenze come committente, e le sue doti da ritrattista vennero ampiamente apprezzare anche durante il suo soggiorno ad Innsbruck, avvenuto tra il 1643 e il 1644, in cui eseguì ritratti di diversi membri della famiglia Medici. Olio su tela, cm est. 115x93, int. 93x71

  • Pier Francesco Cittadini (Milano, 1616 - Bologna, 1680), Ritratto di nobildonna parmense
    Lotto 52

    Pier Francesco Cittadini (Milano, 1616 - Bologna, 1680), Ritratto di nobildonna parmense Lo studio della pittura del Cittadini inizia nell’ambiente lombardo nella bottega di Daniele Crespi e dal 1634 al 1637 circa è documentato a Bologna, come apprendista di Guido Reni; dal 1645 compie un viaggio a Roma fino a tornare stabilmente a Bologna nel 1650. La sua produzione è ampia e variegata: in Emilia si dedica alle decorazioni ad olio e ad affresco di interni, così come ai soggetti sacri; a Roma si avvicina alla più viva cultura contemporanea testimoniata dalla presenza in città di artisti nordici, francesi e napoletani. Si avvicina ai bamboccianti e ai vedutisti romani, che gli dimostrano l’importanza di raffigurare una realtà più viva, naturalisticamente intesa. Quest’opera è ascrivibile al periodo della sua maturità: nel dettaglio degli abiti e dello spazio raffigurato scorgiamo gli effetti della lezione fiamminga, così come nella profondità psicologica del personaggio vi è un eco della ricca esperienza romana. Il ritratto di nobildonna parmense è quindi riconducibile al periodo di ritorno dell’artista a Bologna, quindi dopo il 1650, dove rimarrà fino alla morte. Olio su tela, cm est. 202x153, int. 178x130

  • Maria Giovanna Battista Clementi (Torino, 1692 – Torino, 1761) detta La Clementina, Coppia di ritratti dei Marchesi Ciambrini
    Lotto 53

    Maria Giovanna Battista Clementi (Torino, 1692 – Torino, 1761) detta La Clementina, Coppia di ritratti dei Marchesi Ciambrini Questa coppia di eccezionali ritratti sono opera della pittrice torinese Maria Giovanna Battista Clementi, nota come La Clementina. Artista molto apprezzata presso la corte sabauda, fu abile ritrattista e interprete di pregevoli nature morte, secondo l'alunnato svolto presso Giovanni Battista Curlando. Gli effigiati, i coniugi Marchesi Ciambrini, sono resi con una straordinaria vividezza cromatica e un'eleganza nella composizione e nella fisionomia dei volti difficilmente reperibile in altre opere presenti sul mercato odierno. Olio su tela, dimensioni ext. 127,5x110,5, int. 112x94 cm.

  • Gruppo di sei stampe vestite, Francia fine XVII inizio XVIII secolo
    Lotto 54

    Gruppo di sei stampe vestite, Francia fine XVII inizio XVIII secolo Con cornici dorate, presenti mancanze e difetti; ognuna delle sei stampe è dotata di iscrizione in calce. Dimensioni 34x27x3 cm. cad.

  • Michelangelo Pace, detto Michelangelo di Campidoglio (Roma, 1610 - Roma, 1670), Natura morta con frutti e uccelli
    Lotto 55

    Michelangelo Pace, detto Michelangelo di Campidoglio (Roma, 1610 - Roma, 1670), Natura morta con frutti e uccelli Luigi Lanzi ha definito il Pace come un eccellente pittore di frutta, quasi un “Raffaello nel suo genere”. Poco sappiamo della sua vita, ma le fonti ci parlano di una collaborazione con Borgognone, ai cui quadri aggiungeva degli elementi; evidente però è, osservando questo dipinto, la derivazione del suo stile dall’opera di Michelangelo Cerquozzi. Una particolarità di quest’opera risiede però nella disposizione degli oggetti “in scena”: rispetto alla costruzione compositiva di artisti celebri suoi contemporanei - dallo stesso Cerquozzi finanche ad Abraham Breughel, a cui pure si ispira- gli elementi qui sono come sparsi disordinatamente sul tavolo. Un accento è posto dall’artista sulla presenza dei volatili morti esposti sullo stesso ripiano; di rado il Pace inserisce degli animali nelle sue composizioni, il che rimanda quasi alle nature morte del Seicento fiammingo. Da questa bella prova si evince quasi una volontà da parte dell’artista di riempire la superficie del dipinto quasi in altezza, prestando poca attenzione alla sovrapposizione dei piani delle ricche composizioni di nature morte coeve. Olio su tela, cm est. 97x123.5, int. 76.5x103

  • Paul de Vos (Hulst, 1592 – Anversa, 1678) Natura morta con cacciagione
    Lotto 56

    Paul de Vos (Hulst, 1592 – Anversa, 1678) Natura morta con cacciagione L’opera di Paul de Vos è contraddistinta da una straordinaria vena interpretativa di un soggetto tanto apprezzato quale quello della caccia e della natura morta con animali.Questa grande tela, dominata dal brillante rosso della tavola su cui poggia la cacciagione appena catturata, è interrotta solo da un ricco cesto di frutta posto sul fondo della composizione.Grande attenzione è riservata dall’artista al dettaglio del piumaggio dei volatili adagiati sul tavolo, all’intrecciarsi dei loro corpi affastellati gli uni sugli altri; c’è una forte volontà di descrivere la realtà che non è puramente decorativa, semmai quasi narrativa. Il de Vos era stato allievo di Denis van Hove e di David Remeeus ad Anversa, ma è a Frans Snyders – che divenne suo cognato nel 1611 – che dobbiamo una vera svolta nel suo stile. È grazie a lui che adotta questo genere come il suo distintivo ed è grazie alla sua dedizione a queste rappresentazioni che entrerà nella Gilda dei pittori di San Luca di Anversa nel 1620. Come molti altri naturamortisti della sua generazione, ebbe la possibilità di collaborare con i più grandi artisti del suo tempo, come pittore di animali: la sua collaborazione più nota è quella con Rubens e lo stesso Snyder alla decorazione del Buen Retiro in Spagna tra il 1636-37, paese in cui viaggerà e lavorerà per molto tempo.Possiamo infine legare il nome di Paul de Vos a quello di altri grandi nomi, come quelli di Erasmus Quellinus, Antoon van Dyck, e Jan Wildens. Bibl.: B. Arnout, Paul de Vos, in Grove Art Online, Oxford University Press, 2007. Olio su tela, cm est. 139x179, int. 123X165

  • Pittore fiammingo del XVII secolo Natura morta con ostriche
    Lotto 57

    Pittore fiammingo del XVII secolo Natura morta con ostriche Questo piccolo olio su tela di un ignoto pittore fiammingo è una gradevole rappresentazione della grande tradizione seicentesca olandese della natura morta.Il gusto della committenza borghese che commissionava e acquistava questo genere di dipinti era tutto rivolto a soggetti che si adattavano bene al loro sobrio stile di vita, ma che non volevano al contempo essere puramente decorativi. Le ostriche, le olive, la frutta secca e il raffinato calice sono tutti indici di una ricercata raffinatezza, i prodotti sono prelibati; talvolta locali, talvolta esotici, sono utilizzati per autocelebrare la committenza e il loro status, nonché il loro gusto artistico. La scelta di tali temi è decisamente consona ad una classe mercantile agiata che faceva della limpidezza della propria vita – sia pubblica che privata – una vera e propria missione. Il pittore realizza un quadro di dimensioni non eccessive di modo da renderla perfetta per una vasta cerchia di committenti; la nitidezza della rappresentazione e il dettaglio del tavolo in legno reso con incredibile maestria, la rendono un’opera semplice ma al contempo molto preziosa. Olio su tela, cm est. 57x65, int. 40.5x49

  • Scuola romana del XVII secolo, Marina con figure
    Lotto 58

    Scuola romana del XVII secolo, Marina con figure Osservando quest’olio su tela è chiaro come ci si trovi davanti ad un’opera di ampio respiro, dove la profondità del paesaggio è resa con uno sfumato impeccabile, che lascia intravedere una cittadina di mare e i monti in lontananza. I personaggi rappresentati sono divisi in tre gruppi, e svolgono attività diverse: il gruppo centrale è il più nutrito, ed è intento ad oziare, a discorrere e a fumare. Alla nostra destra due marinai spingono una piccola imbarcazione in mare, mentre all’estremo opposto due uomini accendono un fuoco all’ombra dell’alta torre. È delicata la resa delle onde del mare e acuta la descrizione dei vascelli in lontananza; i colori, ben bilanciati tra caldi e freddi tra la parte alta e bassa della composizione, sono tuttavia tenui, non accesi e sgargianti. L’ampia spazialità e la serenità della composizione sembrano anticipare i vasti scorci naturalistici della campagna laziale proposti a Roma all’inizio del secolo successivo da Paolo Anesi. Olio su tela, cm est. 118x158, int. 100x139

  • Andrea Locatelli (Roma, 1695 - Roma, 1741), Mercurio e Argo
    Lotto 59

    Andrea Locatelli (Roma, 1695 - Roma, 1741), Mercurio e Argo Dagli anni ’20 del Settecento Andrea Locatelli, il cui stile era già considerato internazionale, amplia e rende più nitide le sue tele; la lezione di Dughet e van Bloemen è ormai già assorbita, e si arricchisce della sua capacità di rendere l’ambiente naturale più terso, equilibrato, quasi come studiato dal vivo. La tavolozza si alleggerisce, i toni risultano più leggeri, gli elementi più limpidi. Il pittore trascorrerà quasi tutta la sua vita a Roma, fatta eccezione per il significativo periodo trascorso a Rivoli per i Savoia, e la sua lealtà al paesaggio romano si mostra qui in tutta la sua evidenza. L’inserimento di figure mitologiche all’interno dei vasti spazi naturali è tipica di gran parte della produzione dell’artista: qui viene illustrato il momento in cui Mercurio suona il flauto per far addormentare il vigile pastore Argo. Alle loro spalle è presente anche Io, la ninfa tramutata da Giove in una giovenca, che Argo aveva il compito di vegliare su ordine della gelosa dea Giunone. Il tema è affrontato dal pittore anche in un celebre quadro ora all’ Hermitage di San Pietroburgo e dimostrano la volontà, da parte del vedutista settecentesco, di utilizzare l’episodio mitologico per raccontare una favola intima, discreta. Olio su tela, cm est. 81x94.5, int. 63.5x75

  • Alessandro Magnasco (Genova, 1667 – Genova, 1749), Paesaggio fluviale con figure
    Lotto 60

    Alessandro Magnasco (Genova, 1667 – Genova, 1749), Paesaggio fluviale con figure Alessandro Magnasco è descritto dalle fonti come un pittore genovese trasferitosi a Milano nel 1672 e messo a bottega dopo la morte del padre, presso uno dei più autorevoli produttori di scenografiche e drammatiche pale d’altare del Seicento lombardo: Filippo Abbiati. Sebbene l’artista resterà sempre legato alla sua città natale – dove la sua famiglia risiedeva ancora – l’esperienza lombarda in generale e quella presso il suo maestro in particolare, ebbero un grande influsso sul suo stile. Una rigorosa adesione al dato reale e la scarsa attenzione alla narrazione dei fatti si evince sin dalla sua prima produzione pittorica, saldamente legata ai soggetti religiosi, come da tradizione dell’Abbiati. Una svolta nella sua produzione è databile all’ultimo decennio del XVII secolo, quando il pittore inizia a dedicarsi alle scene di genere, senza rinunciare però alla caratteristica vena realistica e scenografica che caratterizza il suo stile. In questa tela, ad esempio, i colori mantengono la drammaticità attraverso cui è possibile riconoscere la mano del Magnasco e l’atmosfera è nervosa, drammaticamente resa attraverso una pennellata veloce e sferzante, seppur attenta. Da notare è l’utilizzo che questo artista fa del bianco e delle terre chiare con cui costruisce i corpi: esso è utilizzato per far emergere i singoli elementi delle nubi, delle membra degli uomini e della neve sui monti in lontananza, a rendere la raffigurazione sì drammatica, ma mai cupa. Olio su tela, cm est. 120x159, int. 99,5x139

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Sessioni

  • 3 novembre 2022 ore 16:00 Fine Paintings - Prima Sessione (1 - 94)
  • 4 novembre 2022 ore 16:00 Fine Paintings - Seconda Sessione (95 - 187)

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